domenica 3 luglio 2005

03/07/2005 | Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona


CHIAPAS - Pubblichiamo integralmente il testo della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona attraverso cui l'Ezln intende comunicare i contenuti del "nuovo passaggio nella lotta" intrapreso dagli zapatisti con l'ultima consulta generale. - "La nuova sfida zapatista" di Angel Luis Lara, (da "La Jornada", 3 luglio) - Vai allo speciale "L'Ezln decreta l'allarme rosso in Chiapas" - 29/30 giugno SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA [prima parte] Esercito Zapatista si Liberazione Nazionale Messico Questa è la nostra semplice parola che cerca di toccare il cuore della gente umile e semplice come noi e, proprio come noi, degna e ribelle. Questa è la nostra semplice parola per raccontare quale è stato il nostro cammino e dove ci troviamo ora, per spiegare come vediamo il mondo ed il nostro paese, per dire quello che pensiamo di fare e come pensiamo di farlo, e per invitare altre persone ad incamminarsi con noi in qualcosa di molto grande che si chiama Messico e qualcosa di più grande che si chiama mondo. Questa è la nostra semplice parola per far sapere a tutti i cuori onesti e nobili, quello che vogliamo per il Messico e per il mondo. Questa è la nostra semplice parola, perché la nostra idea è chiamare quelli come noi ed unirci a loro, in qualsiasi parte vivano e lottino. I.- QUELLO CHE SIAMO. Noi siamo gli zapatisti dell'EZLN, benché ci chiamino anche "neo zapatisti". Noi, gli zapatisti dell'EZLN, ci siamo sollevati in armi nel gennaio del 1994 perché vedevamo le troppe malvagità che fanno i potenti capaci solo di umiliarci, derubarci, metterci in prigione e ammazzarci, e niente e nessuno che dice né fa nulla. Per questo motivo dicemmo "Ora Basta! ", in pratica, non avremmo più permesso che ci umiliassero e ci trattassero peggio degli animali. Allora, dicemmo anche di volere la democrazia, la libertà e la giustizia per tutti i messicani, anche se ci siamo concentrati più sui popoli indios. Perché noi dell'EZLN siamo quasi tutti puri indigeni di qua del Chiapas, ma non vogliamo lottare solo per il nostro bene o solo per il bene degli indigeni del Chiapas, o solo per i popoli indios del Messico, ma vogliamo lottare insieme a tutte le persone umili e semplici come noi, che hanno grandi bisogni e che subiscono lo sfruttamento e le ruberie dei ricchi e dei loro malgoverni qui nel nostro Messico ed in altri paesi del mondo. Dunque, la nostra piccola storia è che ci stancammo dello sfruttamento dei potenti e quindi ci organizzammo per difenderci e per lottare per la giustizia. All'inizio non eravamo molti, solo qualcuno, e andavamo da un posto all'altro a parlare ed ascoltare altre persone come noi. Per molti anni abbiamo fatto questo e lo abbiamo fatto in segreto, senza chiasso. Abbiamo raccolto le nostre forze in silenzio. Abbiamo trascorso così 10 anni e poi siamo cresciuti e siamo diventati molte migliaia. Allora, ci siamo preparati bene con la politica e con le armi ed improvvisamente, mentre i ricchi stavano festeggiando l'anno nuovo, siamo piombati sulle loro città e le abbiamo occupate ed abbiamo così fatto sapere a tutti che siamo qui, che ci devono prendere in considerazione. Allora i ricchi si presero un bello spavento e ci mandarono contro i loro grandi eserciti per annientarci, come fanno sempre ogni volta che gli sfruttati si ribellano, li mandano per eliminare tutti. Ma non ci eliminarono per niente, perché noi ci eravamo preparati molto bene prima della guerra e ci facemmo forti dentro le nostre montagne. E qui sono arrivati gli eserciti a cercarci e gettarci le loro bombe e pallottole, e ormai pianificavano di ammazzare in una volta tutti gli indigeni perché non sapevano esattamente chi era zapatista e chi no. E noi a correre e combattere, combattere e correre, come hanno fatto i nostri antenati. Senza consegnarci, senza arrenderci, senza sconfiggerci. Allora, la gente delle città uscì per le strade ed incominciò a gridare di fermare la guerra. Così, noi abbiamo fermato la nostra guerra ed abbiamo ascoltato quei fratelli e sorelle della città che ci dicevano di tentare di giungere ad un accordo, cioè un accordo con i malgoverni per risolvere il problema senza carneficine. E noi abbiamo ascoltato la gente, perché quella gente è come si dice "il popolo", cioè il popolo messicano. Cosicché abbiamo messo da parte il fuoco ed abbiamo tirato fuori la parola. Ed i governi dissero di essere ben disposti e che avrebbero dialogato e fatto accordi e che li avrebbero rispettati. E noi dicemmo che sta bene, ma pensammo anche che sarebbe stato bene conoscere quella gente che era uscita per le strade per fermare la guerra. Allora, mentre dialogavamo con i malgoverni, abbiamo parlato anche con queste persone ed abbiamo visto che la maggioranza era gente umile e semplice come noi, ed entrambi sapevamo bene perché lottavamo, cioè loro e noi. Questa gente la chiamammo "società civile" perché la maggioranza non faceva parte di partiti politici, ma era gente comune, come noi, gente semplice ed umile. Ma risulta che i malgoverni non volevano un buon accordo, era solo un loro stratagemma quello di voler parlare e stringere accordi mentre stavano preparando i loro attacchi per eliminarci definitivamente. E diverse volte ci hanno attaccato ma non ci hanno vinto perché noi abbiamo resistito bene e molta gente in tutto il mondo si è mobilitata. Allora i malgoverni hanno pensato che il problema era che molta gente stava vedendo quello che succedeva a proposito dell'EZLN e di proposito hanno iniziato a comportarsi come se non stesse accadendo nulla. Nel frattempo, ci circondarono per bene, cioè ci accerchiarono, sperando che, siccome le nostre montagne sono remote, la gente si dimenticasse perché la terra zapatista è lontana. E di volta in volta i malgoverni hanno provato e tentato di ingannarci o attaccarci, come nel febbraio del 1995 quando ci scatenarono addosso una gran quantità di soldati ma non ci sconfissero. Perché, come poi si disse, non eravamo soli e molta gente ci appoggiò e resistemmo bene. Allora i malgoverni hanno dovuto fare accordi con l'EZLN e questi accordi si chiamano "Accordi di San Andrés" perché "San Andrés" è il nome del municipio dove sono stati firmati questi accordi. Durante quei dialoghi non eravamo soli a parlare con quelli del malgoverno, ma avevamo invitato molta gente ed organizzazioni che lottavano o lottano per i popoli indios del Messico, e tutti dicevano la loro parola e tutti insieme si concordava che cosa dire ai malgoverni. Così si svolse quel dialogo, non c'erano solo gli zapatisti da una parte ed i governi dall'altra, ma con gli zapatisti c'erano i popoli indios del Messico e quelli che li appoggiavano. Ed in quegli accordi i malgoverni dissero che avrebbero riconosciuto i diritti dei popoli indios del Messico e rispettato la loro cultura, e che avrebbero fatto diventare il tutto, legge della Costituzione. Ma, subito dopo aver firmato, i malgoverni si sono comportati come se se ne fossero dimenticati e sono trascorsi molti anni senza che questi accordi fossero rispettati. Invece, il governo attaccò gli indigeni per farli desistere dalla lotta, come quel 22 dicembre del 1997, data in cui Zedillo fece ammazzare 45 uomini, donne, anziani e bambini nel villaggio del Chiapas che si chiama ACTEAL. Questo grave crimine non si dimentica tanto facilmente, ed è la dimostrazione di come i malgoverni non si fanno scrupolo di attaccare ed assassinare coloro che si ribellano contro le ingiustizie. Mentre succede tutto questo, noi zapatisti facciamo di tutto affinché si rispettino gli accordi e resistiamo sulle montagne del sudest messicano. E incominciammo a parlare con altri popoli indios del Messico e le loro organizzazioni e concordammo con loro di lottare insieme per la stessa cosa, cioè per il riconoscimento dei diritti e della cultura indigeni. Ci appoggiò anche molta gente di tutto il mondo e molte persone stimate per la loro parola perché sono importanti intellettuali, artisti e scienziati del Messico e di tutto il mondo. Abbiamo fatto anche incontri internazionali, cioè ci siamo trovati insieme a parlare con persone dell'America e dell'Asia e dell'Europa e dell'Africa e dell'Oceania, ed abbiamo conosciuto le loro lotte ed i loro modi, e li abbiamo chiamati incontri "intergalattici" per fare gli spiritosi e perché avevamo invitato anche quelli di altri pianeti che però non sono arrivati, o forse sono venuti ma non l'hanno fatto sapere. Poiché i malgoverni non rispettavano gli accordi, allora pensammo di parlare con molti messicani affinché ci sostenessero. Così, per prima cosa nel 1997 abbiamo fatto una marcia su Città del Messico chiamata "dei 1,111" perché vi partecipava un compagno o una compagna per ogni comunità zapatista, ma il governo non ci fece caso. Poi, nel 1999, abbiamo realizzato una consultazione in tutto il paese ed abbiamo così verificato che la maggioranza era d'accordo con le richieste dei popoli indios, ma neppure a questa fecero caso i malgoverni. Per ultimo, nel 2001, abbiamo fatto la "marcia per la dignità indigena" che ha trovato il sostegno di milioni di messicani e di altri paesi, ed è arrivata fino a dove siedono i deputati e i senatori, cioè al Congresso dell'Unione, per esigere il riconoscimento degli indigeni messicani. Ma niente, i politici del partito PRI, il partito PAN ed il partito PRD, si misero d'accordo tra loro e non riconobbero i diritti e la cultura indigeni. Questo accadde nell'aprile del 2001, e in quell'occasione i politici hanno dimostrato chiaramente di non avere un minimo di decenza, di essere svergognati e di pensare solo a guadagnare i loro bei soldi come malgovernanti quali sono. Questo bisogna ricordarlo perché vedrete che adesso diranno che riconosceranno i diritti indigeni, ma è una bugia per far sì che si voti per loro, ma hanno già avuto la loro opportunità e non hanno fatto il loro dovere. Ci siamo dunque resi conto di quanto siano stati vani il dialogo e la negoziazione con i malgoverni del Messico. Loro non badano se stiamo stiamo parlando con i politici perché né il loro cuore né la loro parola sono retti, ma distorti e mentono dicendo che rispetteranno gli accordi, ma non è così. Quel giorno, quando i politici del PRI, PAN e PRD hanno approvato una legge inutile, con un colpo solo hanno ucciso il dialogo e detto chiaramente che non ha importanza quello che concordano e firmano perché non mantengono la parola. Quindi, non abbiamo più cercato nessun contatto con i poteri federali perché abbiamo compreso che il dialogo e la negoziazione erano falliti a causa di quei partiti politici. Abbiamo capito che non gli importava il sangue, la morte, la sofferenza, le mobilitazioni, le consultazioni, gli sforzi, i pronunciamenti nazionali ed internazionali, gli incontri, gli accordi, le firme, gli impegni. In questo modo, la classe politica non solo ha chiuso un'altra volta la porta ai popoli indios; ha dato anche un colpo mortale alla soluzione pacifica, dialogata e negoziata della guerra. E non si può più credere che rispetterà gli accordi presi con qualcuno. Guardate bene e fate esperienza di quanto ci è accaduto. Ci siamo resi ben conto di tutto questo e nei nostri cuori abbiamo pensato che cosa avremmo fatto. La prima cosa che abbiamo inteso era che il nostro cuore non era più come prima, quando avevamo iniziato la nostra lotta, ma era più grande perché avevamo toccato il cuore di molta gente buona. Ed abbiamo capito anche che il nostro cuore era ancora più ferito. Ma non per l'inganno subito dai malgoverni, ma perché quando abbiamo toccato i cuori di altri, abbiamo sentito anche i loro dolori. Era come se ci fossimo guardati in uno specchio. II.- DOVE SIAMO ADESSO. Dunque, come zapatisti, abbiamo pensato che non bastava smettere di dialogare con il governo, ma che era necessario continuare la lotta nonostante quei parassiti fannulloni dei politici. L'EZLN decise allora l'applicazione, solo da parte sua (si dice "unilaterale" perché solo da una parte) degli Accordi di San Andrés per la parte dei diritti e cultura indigeni. Per 4 anni, dalla metà del 2001 fino a metà del 2005, ci siamo dedicati a questo e ad altre cose che diremo. Bene, abbiamo allora cominciato ad avviare i municipi autonomi ribelli zapatisti, che è la forma in cui si sono organizzati i popoli per governare e governarsi, per rendersi più forti. Questa forma di governo autonomo non è stata inventata dall'EZLN, ma viene da molti secoli di resistenza indigena e dalla stessa esperienza zapatista, è l'autogoverno delle comunità. Cioè, non è che viene qualcuno da fuori a governare, ma i popoli stessi decidono, tra di loro, chi e come governa, e se non obbedisce lo rimuovono. Cioè, se quello che comanda non obbedisce al popolo, lo rimuovono dall'incarico, non è più autorità e subentra un altro. Ma ci siamo accorti che i municipi autonomi non erano tutti alla pari, ce n'erano alcuni più sviluppati e che avevano maggiori aiuti da parte della società civile, mentre altri erano più abbandonati. C'era quindi bisogno di organizzazione perché ci fosse più parità. Ci siamo anche accorti che l'EZLN, con la sua parte politico-militare si intrometteva nelle decisioni che spettavano alle autorità democratiche, come si dice "civili". Il problema è che la parte politico-militare dell'EZLN non è democratica, perché è un esercito, ed abbiamo visto che non è un bene che la parte militare stia sopra e la parte democratica sotto, perché non deve essere che quello che è democratico si decida militarmente, ma deve essere il contrario: cioè, che sopra la parte politica democratica comanda e sotto la parte militare obbedisce. O forse sarebbe meglio che niente sia sotto ma che tutto sia allo stesso livello, senza parte militare, per questo gli zapatisti sono soldati, affinché non ci siano soldati. Bene, allora, per risolvere questo problema abbiamo cominciato a separare la parte politico-militare dalle forme di organizzazione autonome e democratiche delle comunità zapatiste. Così, azioni e decisioni che prima faceva e prendeva l'EZLN, a poco a poco sono state passate alle autorità democraticamente elette nelle comunità. Sembra facile a dirsi, ma nella pratica è costato molto perché sono molti anni, prima di preparazione alla guerra e poi di guerra, e si fa l'abitudine alla cosa politico-militare. Ma l'abbiamo fatto perché questo è il nostro modo di fare, quello che diciamo poi lo facciamo, perché altrimenti perché lo dovremmo dire se poi non lo facciamo. Così sono nate le Giunte di Buon Governo, nell'agosto del 2003, e con queste si è continuato l'apprendistato e l'esercizio del "comandare obbedendo". Da allora e fino alla metà del 2005, la dirigenza dell'EZLN non ha più dato ordini sulle questioni civili, ma ha accompagnato ed appoggiato le autorità elette democraticamente dalle comunità, inoltre, ha vigilato che le comunità e la società civile nazionale ed internazionale fossero opportunamente informate sugli aiuti ricevuti e sul loro utilizzo. Ed ora stiamo trasferendo il lavoro di vigilanza del buon governo alle basi di appoggio zapatiste, con incarichi temporanei a rotazione, in modo che tutti e tutte imparino e svolgano questo compito. Perché noi pensiamo che un popolo che non vigila sui suoi governanti, è condannato ad essere schiavo, e noi combattiamo per essere liberi, non per cambiare padrone ogni sei anni. L'EZLN, durante questi 4 anni, ha trasferito alle Giunte di Buon Governo ed ai Municipi Autonomi, gli appoggi ed i contatti che, in tutto il Messico e nel mondo, sono stati raccolti in questi anni di guerra e resistenza. Inoltre, in questo periodo, l'EZLN ha costruito un supporto economico e politico che permettesse alle comunità zapatiste di andare avanti con meno difficoltà nella costruzione della loro autonomia e migliorare le loro condizioni di vita. Non è molto, ma è molto di più di quanto si aveva prima dell'inizio della sollevazione, nel gennaio del 1994. Se si legge qualcuno degli studi che fanno i governi, si vede che le uniche comunità indigene che hanno migliorato le proprie condizioni di vita, cioè la loro salute, educazione, alimentazione, abitazione, sono quelle che si trovano in territorio zapatista, come diciamo noi, dove si trovano le nostre comunità. Tutto questo è stato possibile grazie allo sviluppo dei popoli zapatisti ed al sostegno molto grande ricevuto da persone buone e nobili che chiamiamo "società civili", e dalle loro organizzazioni di tutto il mondo. Come se tutte queste persone avessero reso reale quella cosa del "un altro mondo è possibile", ma nei fatti, non nelle chiacchiere. Quindi, le comunità hanno fatto buoni progressi. Adesso ci sono più compagni e compagne che stanno imparando ad essere governo. E, anche se poco a poco, più donne si stanno inserendo in questi lavori, anche se continua ad esserci mancanza di rispetto per le compagne e necessità di una maggiore partecipazione nelle attività di lotta. Inoltre, con le Giunte di Buon Governo è migliorato il coordinamento tra i municipi autonomi e la soluzione dei problemi con altre organizzazioni e con le autorità ufficiali. Si è migliorato molto anche riguardo ai progetti presenti nelle comunità ed è più equa la ripartizione di progetti ed aiuti forniti dalla società civile di tutto il mondo: è migliorata la salute e l'educazione sebbene manchi ancora molto per essere quello che dovrebbe essere, la stessa cosa riguardo alla casa e l'alimentazione, ed in alcune zone è migliorato molto il problema della terra perché si sono suddivise le terre recuperate dai proprietari delle fincas, ma ci sono zone che continuano a soffrire per mancanza di terre da coltivare. Inoltre, è migliorato molto l'appoggio della società civile nazionale ed internazionale, perché prima ognuno andava dove gli garbava ed ora le Giunte di Buon Governo li indirizzano dove è più necessario. Dovunque, ci sono più compagni e compagne che stanno imparando a relazionarsi con le persone di altre parti del Messico e del mondo, stanno imparando a rispettare e a esigere rispetto, stanno imparando che ci sono molti mondi e che tutti hanno il loro posto, il loro tempo ed i loro modi, quindi bisogna rispettarsi reciprocamente. Noi zapatisti dell'EZLN abbiamo dedicato questo tempo alla nostra forza principale, cioè ai popoli che ci sostengono. La situazione in qualche cosa è migliorata e non si può dire che l'organizzazione e la lotta zapatiste sono state vane, ma, anche se ci elimineranno completamente, la nostra lotta é servita a qualcosa. Non sono cresciuti solo i popoli zapatisti, ma è cresciuto anche l'EZLN. Perché in questo tempo è successo che le nuove generazioni hanno rinnovato tutta la nostra organizzazione. Hanno portato nuova forza. I comandanti e le comandanti che raggiungevano la loro maturità all'inizio della sollevazione nel 1994, posseggono ora la saggezza di quanto appreso nella guerra e nel dialogo di 12 anni con migliaia di uomini e donne di tutto il mondo. I membri del CCRI, la direzione politico-organizzativa zapatista, ora consigliano ed orientano i nuovi che continuano ad unirsi alla nostra lotta e che vanno ad occupare incarichi direttivi. Da tempo ormai i "comitati" (come li chiamiamo noi) hanno preparato tutta una nuova generazione di comandanti e comandanti che, dopo un periodo di istruzione e prova, incominciano ad apprendere i compiti di comando organizzativo e a svolgerli. E succede anche che i nostri insurgentes, insurgentas, miliziani, miliziane, responsabili locali e regionali, così come le basi di appoggio che erano giovani all'inizio della sollevazione, sono ora uomini e donne maturi, veterani combattenti e leader naturali nelle proprie unità e comunità. E chi era bambino quel gennaio del '94, ora è un giovane cresciuto nella resistenza e formato nella degna ribellione condotta dai suoi genitori in questi 12 anni di guerra. Questi giovani hanno una formazione politica, tecnica e culturale che non avevano i fondatori del movimento zapatista. Questa gioventù alimenta ora, sempre di più, tanto le nostre truppe quanto i ruoli direttivi nell'organizzazione. Tutti noi abbiamo visto gli inganni della classe politica messicana e la distruzione che le sue azioni provocano nella nostra patria. Ed abbiamo visto le grandi ingiustizie e carneficine che compie la globalizzazione neoliberista in tutto il mondo. Ma di questo parleremo in seguito. Così l'EZLN ha resistito a 12 anni di guerra, di attacchi militari, politici, ideologici ed economici, di accerchiamento, di vessazioni, di persecuzione, ma non ci hanno sconfitto, non ci siamo venduti né arresi, e siamo andati avanti. Molti altri compagni di molte parti sono entrati a far parte della lotta, cosicché, invece di indebolirci dopo tanti anni, siamo diventati più forti. Ci sono indubbiamente problemi che si possono risolvere separando di più la parte politico-militare dalla parte civile-democratica. Ma ci sono cose, le più importanti, come le nostre richieste per cui lottiamo, che non sono ancora state raggiunte completamente. Secondo il nostro pensiero e quello che sentiamo nel nostro cuore, siamo arrivati ad un punto in cui non possiamo più andare oltre, in aggiunta, è possibile che perdiamo tutto quello che abbiamo se restiamo dove siamo arrivati adesso e non facciamo nient'altro per avanzare. Quindi, è arrivata l'ora di rischiare un'altra volta e compiere un passo pericoloso ma che vale la pena. Perché, forse uniti con altri settori sociali che hanno i nostri stessi bisogni sarà possibile ottenere quello di cui necessitiamo e meritiamo. Un nuovo passo avanti nella lotta indigena è possibile solo se l'indigeno si unisce con operai, contadini, studenti, insegnanti, impiegati... cioè i lavoratori della città e della campagna. (Continua...) [seconda parte] III - COME VEDIAMO IL MONDO Ora vi spieghiamo come noi zapatisti vediamo ciò che succede nel mondo. Dato che vediamo che il capitalismo è il più forte adesso. Il capitalismo è un sistema sociale, cioè il modo in cui in una società sono organizzate le cose e le persone, e chi ha e chi non ha, e chi comanda e chi obbedisce. Nel capitalismo ci sono alcuni che hanno denaro cioè capitale e fabbriche e negozi e terre e molte cose, e ci sono altri che non hanno niente ma hanno solo la loro forza e le loro conoscenze per lavorare; e nel capitalismo comandano quelli che hanno il denaro e le cose ed obbediscono quelli che non hanno altro che la loro capacità di lavoro. Dunque, il capitalismo vuol dire che ci sono pochi che hanno grandi ricchezze, ma non è che abbiano vinto un premio, o trovato un tesoro o ereditato da un parente, quelle ricchezze le ottengono sfruttando il lavoro di molti. Cioè questo capitalismo si basa sullo sfruttamento dei lavoratori, il che vuole dire che spremono i lavoratori e tirano fuori da loro tutto quello che possono per guadagnarci. E questo si fa con ingiustizia perché non pagano il giusto al lavoratore per il suo lavoro, ma gli danno un salario appena sufficiente per mangiare un po' e perché possa riposarsi un pochino ed il giorno seguente torni di nuovo a lavorare dove lo sfruttano che sia nelle campagne o in città. Ed anche il capitalismo si arricchisce con la spoliazione, cioè col furto, perché toglie ad altri quello che brama, per esempio terre e ricchezze naturali. Cioè il capitalismo è un sistema dove i ladri sono liberi e sono ammirati e portati ad esempio. Ed oltre a sfruttare e togliere, il capitalismo reprime perché imprigiona ed ammazza coloro che si ribellano contro l'ingiustizia. Al capitalismo quello che più interessa sono le merci, perché quando si comprano e si vendono danno guadagni. Ed allora il capitalismo trasforma tutto in merce, per lui sono merci le persone, la natura, la cultura, la storia, la coscienza. Secondo il capitalismo, tutto deve potersi comprare e vendere. E nasconde tutto dietro le merci affinché non vediamo lo sfruttamento che compie. Ed allora le merci si comprano e si vendono in un mercato. E risulta che il mercato, oltre a servire per comprare e vendere, serve anche per nascondere lo sfruttamento dei lavoratori. Per esempio, nel mercato vediamo il caffè già confezionato, nel suo sacchetto o nel barattolo proprio bello, ma non vediamo il contadino che ha sofferto nella raccolta del caffè e non vediamo il coyote che gli ha pagato pochissimo il suo lavoro e non vediamo i lavoratori nella grande impresa dai e dai ad impacchettare il caffè. Oppure, prendiamo un registratore per ascoltare musica tipo cumbia, ranchera o corrido o come volete, e vediamo che è molto buono perché ha buon suono, ma non vediamo l'operaia della maquiladora che ha tribolato molte ore per collegare i cavi e le parti dell'apparecchio e le hanno pagato una miseria di denaro, e lei che vive lontano dal posto di lavoro e spende molto per il trasporto e che corre inoltre il rischio che la sequestrino, la violentino e l'ammazzino come succede a Ciudad Juárez, in Messico. Sul mercato vediamo merci, ma non vediamo lo sfruttamento attraverso cui sono state fatte. Ed allora il capitalismo ha bisogno di molti mercati... o di un mercato molto grande, un mercato mondiale. Ed allora risulta che il capitalismo di adesso non è come quello di prima quando i ricchi erano contenti di sfruttare i lavoratori nei loro paesi, ora si trova in una fase che si chiama Globalizzazione Neoliberista. Questa globalizzazione vuol dire che oramai i lavoratori si dominano non solo in un paese o in diversi, i capitalisti oramai tentano di dominare tutto in tutto il mondo. E dato che il mondo, cioè il pianeta Terra, è detto anche "globo terracqueo", per questo motivo si dice "globalizzazione" cioè tutto il mondo. E si parla di neoliberismo dato che è l'idea che il capitalismo è libero di dominare tutto il mondo e non c'è nulla da fare, perché bisogna rassegnarsi ed accontentarsi e non fare chiasso, cioè non ribellarsi. Il neoliberismo è la teoria, il progetto della globalizzazione capitalista. Ed il neoliberismo ha i suoi piani economici, politici, militari e culturali. In tutti questi piani quello di cui si tratta è di dominare tutti, e colui che non obbedisce viene represso e messo da parte affinché non passi le sue idee di ribellione ad altri. Allora, nella globalizzazione neoliberista, i grandi capitalisti che vivono nei paesi potenti, come gli Stati Uniti, vogliono che tutto il mondo diventi come una grande impresa dove si producono merci e come un gran mercato. Un mercato mondiale, un mercato per comprare e vendere tutto quello che si produce nel mondo e per nascondere tutto lo sfruttamento di tutto il mondo. Allora i capitalisti globalizzati si inseriscono dappertutto, in tutti i paesi, per fare i loro grandi affari, ovvero, i loro grandi sfruttamenti. E non rispettano niente e si insediano a forza. Praticamente conquistano gli altri paesi. Per questo noi zapatisti diciamo che la globalizzazione neoliberista è una guerra di conquista di tutto il mondo, una guerra mondiale, una guerra che il capitalismo conduce per dominare a livello mondiale. Questa conquista a volte avviene con eserciti che invadono un paese e lo conquistano con la forza. Invece a volte avviene attraverso l'economia, cioè i grandi capitalisti mettono il loro denaro in un altro paese o gli prestano denaro, ma a condizione che obbedisca a quello che loro dicono. E introducono anche le loro idee, cioè la cultura capitalista che è la cultura della merce, del profitto, del mercato. Con la conquista, il capitalismo fa quello che vuole, cioè distrugge e cambia quello che non gli piace ed elimina quello che lo disturba. Per esempio lo disturbano quelli che non producono né comprano né vendono le merci della modernità, o quelli che si ribellano a questo ordine. E quelli che non gli servono, li disprezza. Per questo motivo gli indigeni disturbano la globalizzazione neoliberista e per questo li disprezzano e li vogliono eliminare. Il capitalismo neoliberista cancella anche le leggi che non gli permettono di sfruttare ed avere molti profitti. Per esempio si impone che tutto si possa comprare e vendere e dato che il capitalismo ha il denaro, allora compra tutto. Così il capitalismo distrugge i paesi che conquista con la globalizzazione neoliberista, ma poi vuole pure risistemare tutto o rifarlo di nuovo ma a modo suo, cioè in modo che gli dia benefici e senza nessuno che lo disturbi. Così, la globalizzazione neoliberista, cioè capitalista, distrugge quello che c'è in quei paesi, distrugge la loro cultura, la loro lingua, il loro sistema economico, il loro sistema politico e distrugge anche le forme di relazione in questi paesi. Cioè, distrugge tutto quello che fa sì che un paese sia un paese. Quindi, la globalizzazione neoliberista vuole distruggere le Nazioni del mondo e vuole che rimanga una sola Nazione o paese, cioè il paese del denaro, del capitale. Ed il capitalismo vuole allora che tutto sia come lui vuole, cioè a modo suo, e ciò che è diverso perché non gli piace, lo perseguita e l'attacca o lo mette da parte in un angolo e fa come se non esistesse. Per riassumere, il capitalismo della globalizzazione neoliberista si basa sullo sfruttamento, sulla spoliazione, sul disprezzo e sulla repressione di quelli che non lo accettano. Ovvero, uguale a prima, ma ora globalizzato, mondiale. Ma non è tanto facile per la globalizzazione neoliberista, perché gli sfruttati di ogni paese non si accontentano e non dicono che non c'è più nulla da fare, ma si ribellano; e quelli che protestano e disturbano, resistono e non si lasciano eliminare. Ed allora vediamo che in tutto il mondo quelli che sono fregati fanno resistenze per non arrendersi, cioè si ribellano, e non solo in un paese ma in tutti i posti in cui si trovano numerosi, cioè: dove c'è una globalizzazione neoliberista, c'è anche una globalizzazione della ribellione. Ed in questa globalizzazione della ribellione non ci sono solo i lavoratori delle campagne e delle città, ma ci sono anche altri ed altre che sono perseguitati e disprezzati per lo stesso motivo, perché non si lasciano dominare, come le donne, i giovani, gli indigeni, gli omosessuali, le lesbiche, i transessuali, gli emigranti e molti altri gruppi presenti in tutto il mondo ma che non vediamo finché non gridano ora basta al disprezzo e si sollevano e allora sì li vediamo e li sentiamo e li conosciamo. Ed allora noi vediamo che tutti questi gruppi di persone stanno lottando contro il neoliberismo, cioè contro il piano della globalizzazione capitalista e stanno lottando per l'umanità. Ci stupisce molto vedere la stupidità dei neoliberisti che vogliono distruggere tutta l'umanità con le loro guerre ed i loro sfruttamenti, ma ci suscita anche grande contentezza vedere che dovunque nascono resistenze e ribellioni, come la nostra che è un po' piccola ma siamo qui. E vediamo tutto questo in tutto mondo ed il nostro cuore sa che non siamo soli. IV. - COME VEDIAMO IL NOSTRO PAESE CHE È IL MESSICO Ora vi parliamo di come vediamo quello che sta succedendo nel nostro Messico. Bene, perché quello che vediamo è che il nostro paese è governato dai neoliberisti. Ossia che, come già abbiamo spiegato, i governanti che abbiamo stanno distruggendo la nostra Nazione, la nostra Patria messicana. Il loro lavoro, di questi cattivi governanti, non è agire per il benessere del popolo, ma solo occuparsi del benessere dei capitalisti. Per esempio, fanno leggi come quelle del Trattato di Libero Commercio, che gettano nella miseria molti messicani, tanto i contadini come i piccoli produttori, che vengono "divorati" dalle grandi imprese agroindustriali; così come gli operai ed i piccoli impresari perché non possono competere con le grandi transnazionali che si installano senza che nessuno dica loro niente e con tante grazie, e applicano bassi salari e prezzi alti. Così, come si dice, alcune delle basi economiche del nostro Messico, che erano la campagna e l'industria ed il commercio nazionali, sono distrutte e ne restano solo pochi rottami che di sicuro saranno venduti. E queste sono delle grandi disgrazie per la nostra Patria. Perché nella campagna oramai non si producono alimenti, ma solo quello che vendono i grandi capitalisti e le terre buone sono rubate con la complicità e con l'appoggio dei politici. Nelle campagne sta succedendo lo stesso come ai tempi del Porfirismo, solo che, invece dei latifondisti, ora sono alcune imprese straniere quelle che fregano per bene il contadino. E dove prima c'erano crediti e prezzi protetti, adesso ci sono solo elemosine, .. e a volte neanche queste. Per il lavoratore della città, invece, le fabbriche chiudono e si resta senza lavoro, o si aprono quelle che si chiamano maquiladoras che sono di proprietà degli stranieri e che pagano una miseria per molte ore di lavoro. Quindi, non importa il prezzo dei prodotti di cui ha bisogno il popolo perché, che sia caro o a buon mercato, non c'è stipendio. E se qualcuno lavorava in una piccola o media impresa, adesso non lavora più, perché è chiusa e l'ha comprata una grande transnazionale. E se qualcuno aveva un piccolo commercio, è sparito pure questo oppure si è messo a lavorare clandestinamente per le grandi imprese che sfruttano all'inverosimile e fanno lavorare perfino i bambini e le bambine. E se prima il lavoratore si rivolgeva al suo sindacato per chiedere legalmente i suoi diritti, adesso non più, perché lo stesso sindacato gli dice che deve accettare che gli abbassino il salario o la giornata di lavoro o che gli tolgano i servizi, perché se no l'impresa chiude e se ne va in un altro paese. E poi c'è quella cosa del "microcommercio", quasi il programma economico del governo perché tutti i lavoratori della città si mettano a vendere gomme da masticare o schede telefoniche agli angoli delle strade. E la pura distruzione economica anche nelle città. Quello che accade è che l'economia del paese è compromessa tanto in campagna come in città, perché molti messicani e messicane devono lasciare la loro Patria, la terra messicana, ed andare a cercarsi il lavoro in un altro paese, gli Stati Uniti, e lì non li trattano bene ma li sfruttano, li perseguitano, li disprezzano e perfino li ammazzano. Allora nel neoliberismo che c'impongono i malgoverni non è migliorata l'economia, al contrario, la campagna è piena di necessità e nelle città non c'è lavoro. Il Messico sta diventando un paese dove prima nascono e vivono, e poi muoiono, quelli che lavorano per la ricchezza degli stranieri, in particolare dei gringos ricchi. Per questo diciamo che il Messico è dominato dagli Stati Uniti. Bene, ma non succede solo questo, perché il neoliberismo ha cambiato anche la classe politica del Messico, cioè i politici, perché li ha fatti diventare come dei commessi di bottega che devono fare tutto il possibile per vendere tutto e a buon mercato. Avete visto che hanno già cambiato le leggi per cancellare l'articolo 27 della Costituzione per vendere le terre ejidali e comunali. Quello fu Salinas de Gortari, e lui e le sue bande dissero che era per il bene della campagna e del contadino che così prosperava e viveva meglio. Ma è stato così? La campagna messicana sta peggio che mai ed i contadini sono più a terra che ai tempi di Porfirio Díaz. Ed hanno detto anche che privatizzeranno, cioè che venderanno agli stranieri le imprese dello Stato che servivano al benessere del popolo. Dato che non funzionano bene e si devono modernizzare, è meglio venderle. Ma, invece di migliorare, i diritti sociali conquistati nella rivoluzione del 1910 ora fanno pena... e rabbia. Ed hanno detto pure che bisogna aprire le frontiere per far entrare tutto il capitale straniero, che così si incoraggeranno gli impresari messicani a fare meglio le cose. Ma ora vediamo che non ci sono neanche più imprese nazionali, se le sono mangiate tutte gli stranieri, e quello che vendono è peggio di ciò che si faceva in Messico. I politici messicani adesso vogliono vendere anche la PEMEX, il petrolio dei messicani, e l'unica differenza è che alcuni dicono che si vende tutto ed altri dicono che se ne vende solo una parte. E vogliono anche privatizzare la previdenza sociale e l'elettricità e l'acqua ed i boschi e tutto, fino a che non rimarrà più niente del Messico ed il nostro paese sarà solo un terreno vuoto o un parco divertimenti dei ricchi di tutto il mondo e noi messicani e messicane saremo i loro domestici, attenti a servirli, vivendo male, senza radici, senza cultura, senza Patria insomma. I neoliberisti vogliono uccidere il Messico, la nostra patria messicana. Ed i partiti politici elettorali non solo non difendono, ma sono i primi di tutti a mettersi al servizio degli stranieri, principalmente degli Stati Uniti, e sono incaricati di ingannarci, di farci guardare dall'altra parte mentre loro vendono tutto e si prendono i profitti. Tutti i partiti politici elettorali che ci sono adesso, non solo alcuni. Pensate se hanno fatto qualcosa di buono e vedrete che sono solo furti ed inganni. I politici hanno sempre le loro belle case e le loro belle automobili ed i loro lussi. E poi vogliono anche che li ringraziamo e che votiamo un'altra volta per loro. Veramente, come si dice, non hanno il minimo di decenza. E non l'hanno perché davvero non hanno Patria, hanno solo conti in banca. E vediamo anche crescere il narcotraffico ed i crimini. A volte pensiamo che i criminali sono come quelli rappresentati nelle ballate o nei film, e forse alcuni sono così, ma non lo sono i capi. I capi sono ben vestiti, hanno studiato all'estero, sono eleganti, non si nascondono ma mangiano nei migliori ristoranti ed appaiono sui giornali belli e ben vestiti alle loro feste, cioè, come si dice, sono "gente per bene" ed alcuni sono perfino governanti, deputati, senatori, segretari di stato, prosperi impresari, capi di polizia, generali. Stiamo dicendo che la politica non serve? No, quello che vogliamo dire è che QUELLA politica non serve. E non serve perché non tiene conto del popolo, non lo ascolta, non gli fa caso, gli si avvicina solo quando ci sono le elezioni e non vogliono neanche più i voti, gli bastano ormai le inchieste per stabilire chi vincerà. E promettono che faranno questo e quest'altro, ma poi, non li vedi più salvo che non esca la notizia che si sono rubati il denaro ma non ne subiranno le conseguenze perché la legge, che loro stessi politici hanno fatto, li protegge. Questo è un altro problema, la Costituzione è stata oramai tutta rimaneggiata e cambiata. Non è più quella che conteneva i diritti e le libertà del popolo lavoratore, ora ci sono i diritti e le libertà dei neoliberisti per i loro grandi profitti. Ed i giudici sono lì per servire questi neoliberisti, perché si esprimono sempre a loro favore, mentre a quelli che non sono ricchi toccano le ingiustizie, le prigioni, i cimiteri. Anche in tutto questo disordine che stanno facendo i neoliberisti, ci sono messicani e messicane che si organizzano e fanno lotte di resistenza. E così sappiamo che ci sono indigeni, che vivono in terre lontane dal Chiapas, che costruiscono la loro autonomia e difendono la loro cultura e curano la terra, i boschi, l'acqua. E ci sono lavoratori della campagna, contadini, che si organizzano e fanno le loro marce e mobilitazioni per esigere crediti ed appoggi per l'agricoltura. E ci sono lavoratori della città che non permettono che tolgano loro i diritti o che privatizzino il loro lavoro, ma protestano e manifestano affinché non tolgano loro quel poco che hanno ed affinché non tolgano al paese quello che è suo, come l'elettricità, il petrolio, la previdenza sociale, l'educazione. E ci sono studenti che non permettono che si privatizzi l'educazione e lottano perché sia gratuita e popolare e scientifica, cioè che non si debba pagare perché tutte le persone possano imparare, e perché nelle scuole non s'insegnino cavolate. E ci sono donne che non permettono che le trattino come oggetti o che le umilino e disprezzino solo perché sono donne, ma si organizzano e lottano per il rispetto che meritano come donne. E ci sono giovani che non accettano di essere abbrutiti dalle droghe o che sono perseguitati per il loro modo di essere, ma diventano coscienti con la loro musica e la loro cultura, insomma con la loro ribellione. E ci sono omosessuali, lesbiche, transessuali e molti modi, che non accettano che si burlino di loro, che li disprezzino, li maltrattino e perfino li ammazzino perché hanno un altro modo che è diverso e li trattano da anormali o delinquenti, e quindi si organizzano per difendere il loro diritto alla diversità. E ci sono sacerdoti e suore e quelli che si chiamano secolari, che non stanno con i ricchi né con i rassegnati alla preghiera, ma si organizzano per accompagnare le lotte del paese. E ci sono quelli che si chiamano attivisti sociali che sono uomini e donne che hanno passato tutta la loro vita a lottare per il popolo sfruttato e sono gli stessi che hanno partecipato ai grandi scioperi ed alle azioni operaie, alle grandi mobilitazioni cittadine, nei grandi movimenti contadini e che hanno subito le grandi repressioni, e tutti, anche se alcuni hanno già una certa età, proseguono senza arrendersi e vanno da una parte all'altra cercando la lotta, cercando l'organizzazione, cercando la giustizia, e si fanno organizzazioni di sinistra, organizzazioni non governative, organizzazioni dei diritti umani, organizzazioni di difesa dei prigionieri politici e di verità sui desaparecidos, pubblicazioni di sinistra, organizzazioni di insegnanti o di studenti, cioè lotta sociale e perfino organizzazioni politico-militari, e semplicemente non se ne stanno tranquilli e sanno molto perché hanno visto molto e sentito e vissuto e lottato. E così, in generale, noi vediamo che nel nostro paese che si chiama Messico, c'è molta gente che non lascia perdere, che non si arrende, che non si vende. Cioè che è degna. E questo ci dà molta gioia ed allegria perché con tutta questa gente i neoliberisti non vinceranno tanto facilmente e forse si riuscirà a salvare la nostra Patria dai grandi furti e dalle distruzioni che compiono. E pensiamo che forse il nostro "noi" potrebbe includere tutte queste ribellioni... (Continua...) [terza parte] V.- QUELLO CHE VOGLIAMO FARE. Bene, ora vi diremo quello che vogliamo fare nel mondo e in Messico, perché non possiamo guardare tutto quello che succede sul nostro pianeta e restare in silenzio, come se ci fossimo solo noi. Al mondo, a tutti quelli che resistono e lottano con i loro metodi e nei loro paesi, vogliamo dire che non sono soli, che noi zapatisti, benché siamo molto piccoli, li appoggiamo e studieremo il modo di aiutarli nelle loro lotte e di parlare con loro per imparare, perché in effetti, quello che abbiamo imparato è stato ad imparare. E vogliamo dire ai popoli latinoamericani, che è per noi un orgoglio essere una parte di voi, benché piccola. E' bello ricordare quando anche anni fa il continente si illuminava ed una luce si chiamava Che Guevara, come prima si chiamò Bolivar, perché a volte i popoli prendono un nome per dire che prendono una bandiera. E vogliamo dire al popolo di Cuba che da molti anni orami resiste sul suo cammino, che non è solo e che non siamo d'accordo con il blocco imposto loro, e che vedremo il sistema di mandare qualcosa, anche solo mais, per la sua resistenza. E vogliamo dire al popolo nordamericano che noi non ci confondiamo e sappiamo che una cosa sono i malgoverni che si ritrovano e che pregiudicano tutto il mondo, ed un'altra molto diversa sono i nordamericani che lottano nel loro paese e solidarizzano con le lotte di altri popoli. E vogliamo dire ai fratelli e sorelle Mapuche, in Cile, che guardiamo ed impariamo dalle loro lotte. Ed ai venezuelani che osserviamo bene come difendono la loro sovranità ovvero il diritto della loro Nazione a decidere dove andare. Ai fratelli e sorelle indigeni di Ecuador e Bolivia diciamo che stanno dando una buona lezione di storia a tutta l'America Latina perché ora sì che stanno mettendo un freno alla globalizzazione neoliberista. Ed ai"piqueteros" ed ai giovani dell'Argentina vogliamo dire questo, che gli vogliamo bene. E a quelli che in Uruguay vogliono un paese migliore, che li ammiriamo. E a quelli che in Brasile sono senza terra, che li rispettiamo. E a tutti i giovani dell'America Latina che è bene quello che stanno facendo e che ci dà una grande speranza. E vogliamo dire ai fratelli e sorelle dell'Europa Sociale, quella degna e ribelle, che non sono soli. Che ci rallegrano molto i loro grandi movimenti contro le guerre neoliberiste. Che guardiamo con attenzione le loro forme di organizzazione ed i loro metodi di lotta perché forse qualcosa impariamo. Che stiamo studiando la maniera di appoggiarli nelle loro lotte e che non manderemo euro perché poi si svalutino per le baruffe nell'Unione Europea, ma forse potremo mandare artigianato e caffè perché lo commercializzino e serva d'aiuto per le loro attività di lotta. E forse manderemo anche pozol che dà molta forza nella resistenza, ma chissà se lo manderemo, perché il pozol è proprio del nostro modo e potrebbe far male alla pancia e se si indeboliscono le loro lotte i neoliberisti li sconfiggono. E vogliamo dire ai fratelli e sorelle di Africa, Asia ed Oceania, che sappiamo che anche lì si sta lottando e che vogliamo conoscere di più le loro idee e le loro pratiche. E vogliamo dire al mondo che lo vogliamo fare grande, tanto grande da far stare tutti i mondi che resistono perché li vogliono distruggere i neoliberisti e perché non si lascino andare ma lottino per l'umanità. Bene, in Messico quello che vogliamo fare è un accordo con persone e organizzazioni di sinistra, perché pensiamo che sia nella sinistra politica l'idea di resistere contro la globalizzazione neoliberista, e fare un paese dove ci sia, per tutti, giustizia, democrazia e libertà. Non come adesso, dove c'è giustizia solo per i ricchi, c'è libertà solo per i loro grandi affari e c'è democrazia solo per dipingere i muri con la propaganda elettorale. Perché noi pensiamo che solo dalla sinistra può uscire un progetto di lotta affinché la nostra Patria, il Messico, non muoia. Dunque, quello che pensiamo è di fare un progetto, con queste persone ed organizzazioni di sinistra, per andare in tutte le parti del Messico dove c'è gente umile e semplice come noi. Non è che diremo che cosa si deve fare o daremo ordini. Non vi chiederemo neppure di votare per un candidato, tanto sappiamo che quelli che ci sono, sono neoliberisti. Non vi diremo neppure di fare come noi, né che ci si sollevi in armi. Quello che faremo sarà domandare com'è la vostra vita, la vostra lotta, il vostro pensiero su com'è il nostro paese e su cosa fare perché non ci sconfiggano. Quello che faremo sarà conoscere il pensiero delle persone semplici ed umili e forse troveremo in loro lo stesso amore che proviamo noi per la nostra patria. E forse troveremo un accordo tra noi che siamo semplici ed umili e, insieme, ci organizzeremo in tutto il paese e metteremo insieme le nostre lotte che adesso sono sole, separate le une dalle altre, e troveremo qualcosa come un programma che contenga quello che vogliamo tutti, ed un piano su come realizzare questo programma che si chiama "programma nazionale di lotta". Allora, secondo l'accordo della maggioranza di queste persone che ascolteremo, faremo una lotta con tutti, con indigeni, operai, contadini, studenti, maestri, impiegati, donne, bambini, anziani, uomini, e con tutto quanto di buono ci sia nel loro cuore e la voglia di lottare affinché non si permetta di distruggere e vendere la nostra patria che si chiama "Messico" e che giace tra il Río Bravo ed il fiume Suchiate, e ad un lato ha l'oceano pacifico ed all'altro l'oceano atlantico. VI.- COME LO FAREMO. Quindi, questa è la nostra semplice parola rivolta alle persone umili e semplici del Messico e del mondo, e questa nostra attuale parola si chiama: Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. Siamo qui per dire, con la nostra semplice parola, che... L'EZLN mantiene il suo impegno di cessate il fuoco offensivo e non realizzerà alcun attacco contro forze governative né movimenti militari offensivi. L'EZLN mantiene ancora il suo impegno di insistere nella via della lotta politica con questa iniziativa pacifica che stiamo presentando. Pertanto, l'EZLN proseguirà nel suo intendimento di non avere nessun tipo di relazione segreta con organizzazioni politico-militari nazionali o di altri paesi. L'EZLN riconferma il suo impegno di difendere, appoggiare ed obbedire alle comunità indigene zapatiste che lo compongono e che sono il suo comando supremo, e, senza interferire nei loro processi democratici interni e nella misura delle sue possibilità, contribuire al rafforzamento della loro autonomia, buon governo e migliorare le loro condizioni di vita. Ovvero, quello che faremo in Messico e nel mondo, lo faremo senza armi, attraverso un movimento civile e pacifico, e senza trascurare né smettere di appoggiare le nostre comunità. Pertanto... Nel mondo... 1.- Stringeremo rapporti di rispetto e mutuo appoggio con persone ed organizzazioni che resistono e lottano contro il neoliberismo e per l'umanità. 2. - Nella misura delle nostre possibilità manderemo aiuti materiali come alimentari, artigianato, ai fratelli e sorelle che lottano in tutto il mondo. Per cominciare, chiederemo in prestito alla Giunta di Buon Governo di La Realidad, il Camion che si chiama "Chompiras" che porta circa 8 tonnellate, e lo riempiremo di mais e forse di due serbatoi da 200 litri l'uno di benzina o petrolio, come meglio conviene, e li consegneremo all'ambasciata di Cuba in Messico perché lo mandi al popolo cubano come sostegno degli zapatisti alla sua resistenza contro il blocco nordamericano. O forse c'è un posto più vicino per fare la consegna perché fino a Città del Messico è sempre distante e se il "Chompiras" si rompe facciamo brutta figura. E questo fino al raccolto che adesso è ancora verde nella milpa, e se non ci attaccano, perché se lo mandiamo in questi mesi sono solamente pannocchie e con queste non vengono bene neanche i tamales, meglio in novembre o dicembre. E faremo anche accordi con le cooperative di donne artigiane per mandare un bel po' di tessuti ricamati alle Europe che forse non saranno più Unione, e forse manderemo anche caffè organico delle cooperative zapatiste, affinché lo vendiate e ne ricaviate un po' di soldi per la vostra lotta. E se non si vende si può sempre usare per fare un buon caffè mentre si parla della lotta antineoliberista, e se fa un po' freddo ci si copre con i tessuti ricamati zapatisti che resistono bene perfino ai lavaggi a mano sulla pietra e, inoltre, non stingono. Anche ai fratelli e sorelle indigene di Bolivia ed Ecuador manderemo un po' di mais non transgenico ma non sappiamo proprio dove consegnare la roba perché arrivi a destinazione, ma siamo disposti a dare questo piccolo aiuto. 3. - E a tutti e tutte che resistono in tutto il mondo diciamo che bisogna fare altri incontri intercontinentali, anche se sarà solo un altro uno. Forse a dicembre di quest'anno o gennaio prossimo, bisogna pensarci. Non vogliamo dire noi quando, perché si tratta di concordare alla pari su tutto, su dove, quando, come, chi. Ma che non sia dal pulpito, dove pochi parlano e tutti gli altri ascoltano, senza altari, alla pari dove tutti parlano, ma in ordine perché altrimenti è solo chiasso e non si capisce la parola, e con una buona organizzazione tutti ascoltano, e appuntano nei loro quaderni le parole di resistenza di altri affinché poi ognuno ne parli con i suoi compagni e compagne nei suoi mondi. Noi pensiamo che si debba tenere in un luogo dove ci sia una prigione molto grande, nel caso ci reprimano e ci arrestino, e per non stare tutti ammucchiati ma carcerati però, questo sì, ben organizzati, e lì in prigione proseguire l'incontro intercontinentale per l'umanità e contro il neoliberismo. Quindi, poi vi diremo come fare per metterci d'accordo su come ci metteremo d'accordo. Bene, così è come pensiamo di fare quello che vogliamo fare nel mondo. Ora segue... In Messico... 1. - Continueremo a lottare per i popoli indios del Messico, ma non più solo per loro né solo con loro, ma per tutti gli sfruttati e diseredati del Messico, con tutti loro e in tutto il paese. E quando diciamo tutti gli sfruttati del Messico, stiamo parlando anche dei fratelli e delle sorelle che hanno dovuto andare negli Stati Uniti a cercare lavoro per sopravvivere. 2. - Andremo ad ascoltare e parlare direttamente, senza intermediari né mediazioni, con le persone semplici ed umili del popolo messicano e, secondo quanto ascolteremo ed impareremo, costruiremo insieme a queste persone che, come noi, sono umili e semplici, un programma nazionale di lotta, ma un programma che sia chiaramente di sinistra cioè anticapitalista e antineoliberista, cioè per la giustizia, la democrazia e la libertà per il popolo messicano. 3. - Cercheremo di costruire o ricostruire un altro modo di fare politica, che ancora una volta abbia lo spirito di servire gli altri, senza interessi materiali, con sacrificio, con dedizione, con onestà, che rispetti la parola, per cui l'unico compenso sia la soddisfazione del dovere compiuto, cioè come prima facevano i militanti di sinistra che non si fermavano né con le botte, la prigione o la morte, tanto meno con banconote di dollaro. 4. - Inoltre, promuoveremo una lotta per chiedere una nuova Costituzione, cioè nuove leggi che prendano in considerazione le richieste del popolo messicano che sono: casa, terra, lavoro, cibo, salute, educazione, informazione, cultura, indipendenza, democrazia, giustizia, libertà e pace. Una nuova Costituzione che riconosca i diritti e le libertà del popolo, e difenda il debole di fronte al potente. PER QUESTO.... L'EZLN invierà una delegazione della sua dirigenza per svolgere questo lavoro in tutto il territorio nazionale e a tempo indefinito. Questa delegazione zapatista, insieme alle organizzazioni e persone di sinistra che accoglieranno questa Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, si recherà nei luoghi dove sarà espressamente invitata. Inoltre, comunichiamo che l'EZLN stabilirà una politica di alleanze con organizzazioni e movimenti non elettorali che si definiscano, in teoria e in pratica, di sinistra, alle seguenti condizioni: Non fare accordi dall'alto per imporli in basso, ma fare accordi per andare insieme ad ascoltare e organizzare l'indignazione; non creare movimenti che siano poi gestiti alle spalle di chi li fa, ma prendere sempre in considerazione l'opinione di chi vi partecipa; non cercare regali, posizioni, vantaggi, impieghi pubblici, di Potere o di chi aspira al potere, ma andare molto più lontano delle scadenze elettorali; non tentare di risolvere dall'alto i problemi della nostra Nazione, ma costruire DAL BASSO E PER IL BASSO un'alternativa alla distruzione neoliberista, un'alternativa di sinistra per il Messico. Sì al rispetto reciproco dell'autonomia e indipendenza di organizzazione, delle proprie forme di lotta, del proprio metodo di organizzazione, dei propri processi interni di presa delle decisioni, delle proprie rappresentanze legittime, delle proprie aspirazioni e istanze; e sì ad un impegno chiaro di difesa congiunta e coordinata della sovranità nazionale, con l'opposizione intransigente ai tentativi di privatizzazione dell'energia elettrica, del petrolio, dell'acqua e delle risorse naturali. Dunque, come si dice, invitiamo le organizzazioni politiche e sociali di sinistra che non sono registrate, le persone che rivendicano di essere di sinistra che non appartengono ai partiti politici, a riunirci a tempo, luogo e modo che proporremo a vostra opportunità, per organizzare una campagna nazionale, visitare tutti gli angoli possibili della nostra patria, per ascoltare ed organizzare la parola del nostro popolo. Quindi, è come una campagna, ma molto diversa perché non è elettorale. Fratelli e sorelle: Questa è la nostra parola con cui dichiariamo: Nel mondo ci affratelleremo con le lotte di resistenza contro il neoliberismo e per l'umanità. Appoggeremo, anche se poco, queste lotte. Con mutuo rispetto, scambieremo esperienze, storie, idee, sogni. In Messico, percorreremo tutto il paese, le rovine disseminate dalla guerra neoliberista e le resistenze che, trincerate, in lui fioriscono. Cercheremo, e troveremo, qualcuno che ami questi suoli e questi cieli tanto quanto noi. Cercheremo, da La Realidad fino a Tijuana, chi vorrà organizzarsi, lottare, costruire forse l'ultima speranza che questa Nazione, che esiste almeno dal giorno in cui un'aquila si posò su un fico d'india per divorare un serpente, non muoia. Lotteremo per democrazia, libertà e giustizia per coloro a cui sono negate. Lotteremo per un'altra politica, per un programma di sinistra e per una nuova costituzione. Invitiamo indigeni, operai, contadini, maestri, studenti, casalinghe, coloni, piccoli proprietari, piccoli commercianti, micro impresari, pensionati, handicappati, religiosi e religiose, scienziati, artisti, intellettuali, giovani, donne, anziani, omosessuali e lesbiche, bambini e bambine, a partecipare, in maniera individuale o collettiva, direttamente con gli zapatisti a questa CAMPAGNA NAZIONALE per la costruzione di un'altro modo di fare politica, di un programma di lotta nazionale e di sinistra, e per una nuova Costituzione. Questa è la nostra parola su quello che faremo e come lo faremo. E' qui se volete farne parte. Diciamo agli uomini e alle donne che hanno buoni pensieri nel loro cuore, di essere d'accordo con questa parola che abbiamo pronunciato e di non avere paura, o di avere paura ma di controllarla, e che dicano pubblicamente se sono d'accordo con quest'idea che stiamo presentando, così vedremo chi e come e dove e quando si farà questo nuovo passo nella lotta. E mentre ci pensate, vi diciamo che, oggi, nel sesto mese dell'anno 2005, gli uomini, donne, bambini ed anziani dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale hanno già deciso e sottoscritto questa Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, e firmato quelli che sanno scrivere e quelli che non lo sanno hanno messo la loro impronta, ma sono ormai pochi quelli che non sanno scrivere perché l'educazione è ormai sviluppata qui, in questo territorio in ribellione per l'umanità e contro il neoliberismo, cioè in cielo e terra zapatisti. E questa è la nostra semplice parola rivolta ai cuori nobili della gente semplice ed umile che resiste e si ribella contro le ingiustizie in tutto il mondo. DEMOCRAZIA! LIBERTÀ! GIUSTIZIA! Dalle montagne del Sudest Messicano. Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Messico, nel mese sesto, cioè giugno, dell'anno 2005.

martedì 28 giugno 2005

28/06/2005 | L'EZLN apre una "nuova fase"


CHIAPAS - 28 giugno - L'Ezln comunica il risultato positivo della consultazione. 24 giugno - Appare su "La Jornada" un nuovo comunicato dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. E' una lettera indirizzata alla società civile nazionale ed internazionale. "Perché è l'ora di incominciare a lottare affinché tutti quelli che dall'alto disprezzano la storia e ci disprezzano, rendano conto, e paghino. Bene. Salute e attenzione, che in basso l'orologio segna l'ora sesta." - Vai allo speciale "L'EZLN decreta l'allarme rosso in Chiapas" 21 giugno Il nuovo comunicato dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale - Carta a la sociedad civil nacional e internacional Alla Società Civile Nazionale ed Internazionale: Signora, signorina, signore, giovane, bambino, bambina: Questa non è una lettera di addio. A tratti potrebbe sembrare un addio. Ma non lo è. È una lettera di spiegazioni. Beh, tratteremo di questo. Originalmente questo dovrebbe avvenire attraverso un comunicato, ma abbiamo scelto questa forma perché, per bene o male che sia, quando parliamo con lei, lo abbiamo quasi sempre fatto questo tono più personale. Noi siamo gli uomini, le donne, i bambini e gli anziani dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Forse ci ricorderai, ci siamo sollevati in armi il 1 di gennaio del 1994 e, da allora, abbiamo condotto la nostra guerra contro l’oblio e resistito alla guerra di sterminio che i diversi governi hanno scatenato, senza successo, contro di noi. Noi viviamo nell’ultimo angolo di questo paese che si chiama Messico. In quest’angolo che si chiama "Popoli Indios". Sì, al plurale. Perché, per ragioni che qui non forniremo, in quest’angolo si usa il plurale per tutto: soffriamo, moriamo, combattiamo, resistiamo. Perché, come lei sa bene, sembra che, da quell’alba dell’inizio del 94, abbiamo dedicato, prima col fuoco e poi con la parola, la nostra lotta, il nostro sforzo, la nostra vita e la nostra morte, esclusivamente ai popoli indios del Messico, al riconoscimento dei loro diritti e della loro cultura. Era logico, noi zapatisti siamo terribilmente indigeni. Indigeni maya, per essere più precisi. Ma non solo, gli indigeni in questo paese, nonostante essere stati la base delle grandi trasformazioni di questa Nazione, continuano ad essere il settore sociale più aggredito e più sfruttato. Se su qualcuno si sono insegnate le guerre militari, e le guerre mascherate di "politiche", di saccheggio, di conquista, di annichilimento, di emarginazione, di ignoranza, è con gli indigeni. La guerra contro di noi è stata tanto intensa e brutale che è diventato luogo comune pensare che gli indigeni usciranno dalla loro condizione di emarginazione e povertà, se smetteranno di essere indigeni... o se saranno morti. Noi stiamo lottando ’per non morire e non smettere di essere indigeni. Abbiamo lottato, vivi ed indigeni, per essere parte di questa Nazione che si è sollevata sulle nostre spalle; della quale siamo stati i piedi (quasi sempre scalzi) con i quali ha camminato nei suoi momenti decisivi; di cui siamo stati le braccia e le mani che hanno permesso alla terra di dare frutti, ed hanno costruito le grandi costruzioni, edifici, chiese e palazzi dei quali si inorgogliscono quelli che hanno tutto; della quale, con parola, sguardo e modo, cioè, cultura, siamo la radice. Piove sul bagnato? Forse è perché siamo in giugno, il sesto mese dell’anno. Beh, volevamo solo segnalare che l’inizio della nostra sollevazione non fu solo un "Siamo qui!", gridato all’orecchio di una Nazione sordomuta dall’autoritarismo dell’alto. Fu anche un "Siamo questo e continueremo ad esserlo... ma ora con dignità, con democrazia, con giustizia, con libertà". Lei lo sa bene, tra le altre cose, perché ci ha accompagnati da allora. Purtroppo, dopo più di 7 anni impegnati in questo cammino, nell’aprile del 2001, i politici di tutti i partiti politici (in particolare del PRI, PAN e PRD) e gli autodenominati "tre poteri dell’Unione" (cioè la presidenza, il congresso ed i giudici) si allearono per negare ai popoli indios del Messico il riconoscimento costituzionale dei loro diritti e della loro cultura. E lo fecero senza badare alla grande mobilitazione nazionale ed internazionale che si adoperò e si unì a quell’obiettivo. La grande maggioranza, compresi i mezzi di comunicazione, concordava che bisognava saldare questo debito pendente. Ma ai politici non importa niente che non porti loro denaro e respinsero la stessa proposta di legge che avevano approvato anni prima, quando si firmarono gli Accordi di San Andrés e la Cocopa fece una proposta di riforma costituzionale. Lo fecero perché pensarono che, passato un po’ di tempo, tutti si sarebbero dimenticati. E forse molti se ne dimenticarono, ma noi no. Noi abbiamo memoria e furono loro: il PRI, il PAN, il PRD, la presidenza della repubblica, i deputati e senatori ed i giudici della Suprema Corte di Giustizia della Nazione. Se i popoli indios oggi continuano a vivere nella cantina di questa Nazione e continuano a subire lo stesso razzismo di 500 anni fa, è per colpa loro. Non importa che cosa dicano ora che si stanno preparando per le elezioni (cioè per ottenere posti che procurino loro guadagni),: non faranno niente per il bene della maggioranza né ascolteranno nulla che non sia denaro. Se di qualcosa noi zapatisti ci vantiamo, è di fare onore alla parola, alla parola onesta e conseguente. Per tutto questo tempo le abbiamo detto di star lottando per i popoli indios del Messico. E questo abbiamo fatto. Le abbiamo detto che avremmo intrapreso la via del dialogo e della negoziazione per ottenere le nostre richieste. Le abbiamo detto che ci saremmo sforzati per la lotta pacifica. Le abbiamo detto che ci saremmo concentrati sulla lotta indigena. E così è stato. Non l’abbiamo ingannata. Tutto l’aiuto che lei, generosa, ha fornito a questa nobile causa e per quei mezzi, è stato per questo e nient’altro. Non abbiamo usato niente per un’altra cosa. Tutti i supporti ed aiuti umanitari che abbiamo ricevuto da tutto il Messico e da tutto il mondo, sono stati usati unicamente per migliorare le condizioni di vita delle comunità indigene zapatiste e per iniziative pacifiche per il riconoscimento dei diritti e della cultura indigeni. Niente di quanto ricevuto è stato usato per l’acquisizione di armi né preparativi bellici i nessun tipo. Non solo perché non ne abbiamo avuto bisogno (l’EZLN mantiene intatta la sua capacità militare dal 1994) ma, soprattutto, perché non sarebbe stato onesto dirle che il suo aiuto era per una cosa e poi usarlo per un’altra. Neppure un centesimo degli aiuti ricevuti per la pace con giustizia e dignità, sono stati usati per la guerra. Per fare la guerra non abbiamo avuto bisogno di aiuti. Per la pace sì. Indubbiamente abbiamo usato la nostra parola per fare riferimento (ed in alcuni casi per manifestare la nostra solidarietà) ad altre lotte in Messico e nel mondo, ma fino a qui. E molte volte, sapendo che potevamo fare di più, abbiamo dovuto trattenerci perché il nostro impegno, così le avevamo detto, era esclusivamente per gli indigeni. Non è stato facile. Si ricorda la marcia dei 1.111? La consulta dei 5000 nel 1999? La Marcia del Colore della Terra nel 2001? Bene, si immagini quello che abbiamo provato vedendo ed ascoltando le ingiustizie e le rabbie che continuavano a colpire contadini, operai, studenti, maestri, impiegati, omosessuali e lesbiche, giovani, donne, anziani, bambini. Immagini cosa sentiva il nostro cuore. Abbiamo provato un dolore, una rabbia, un’indignazione che conoscevamo già perché era stata ed è la nostra. Ma allora la provavamo nell’altro. Ed abbiamo sentito che il "noi" che c’incoraggiava voleva diventare più grande, diventare più collettivo, più nazionale. Ma niente da fare, avevamo detto che solo la cosa indigena e quello dovevamo compiere. Credo che sia per il nostro modo di fare, cioè, preferiamo morire piuttosto che tradire la nostra parola, Adesso stiamo consultando il nostro cuore per vedere se diremo e faremo un’altra cosa. Se la maggioranza dirà sì, faremo tutto il possibile per compierlo. Tutto, anche morire se necessario. Non vogliamo sembrare drammatici. Lo diciamo solo perché sia chiaro fino a dove siamo disposti ad arrivare. Cioè, non "fino a che ci dìano un posto, una somma di denaro, una promessa, una candidatura." Forse qualcuno ricorda che, sei mesi fa, incominciammo con quella cosa del "manca quello che manca". Bene, com’è evidente, è arrivata l’ora di decidere se cammineremo per trovare quello che manca. Trovare no, costruire. Sì, costruire "un’altra cosa." In qualcuno dei comunicati dei giorni scorsi, l’abbiamo informata che abbiamo avviato una consultazione interna. Presto avremo i risultati e glieli faremo conoscere. Nel frattempo, ne approfittiamo per scriverle. A lei abbiamo sempre parlato con sincerità, anche a chi sono il nostro cuore e guardiano, nostro Votano Zapata, le comunità zapatiste, il nostro comando collettivo. Sarà una decisione difficile e dura, come è stata la nostra vita e la nostra lotta. Per quattro anni abbiamo preparato le condizioni per presentare ai nostri popoli porte e finestre, affinché, arrivato il momento, avessero tutti gli elementi per scegliere per quale finestra affacciarsi e quale porta aprire. La nostra modalità è questa. Cioè, la direzione dell’EZLN non dirige, ma cerca strade, passaggi, compagnia, orientamento, ritmo, destinazione. Vari. Dunque, presenta ai popoli queste strade ed analizza con loro che cosa succederà se seguiamo una o un’altra direzione. Perché, secondo la strada che percorreremo, ci sono cose che saranno buone e cose che saranno cattive. Non c’è una strada che abbia solo cose buone. Allora loro, le comunità zapatiste, esprimono il loro pensiero e decidono, dopo aver discusso e per maggioranza, dove andremo tutti. Quindi danno l’ordine. E allora la dirigenza dell’EZLN deve organizzare i lavori o preparare quello che serve per percorrere questa strada. Chiaramente la direzione zapatista non guarda solo quello che serve solo a lei, ma deve essere unita con le comunità e toccare il suo cuore e diventare, come si dice, la stessa cosa. Allora lo sguardo diventa di tutti noi, l’udito di tutti noi, il pensiero di tutti noi, il cuore di tutti noi. Ma, per quanto, la dirigenza non guarda, né ascolta, né pensa, né sente come tutti noi. O non vede alcuni parti o sente un’altra cosa o pensa e sente altri pensieri. E’ per questo motivo che si consulta tutti, per questo si domanda a tutti, per questo si fa un accordo fra tutti. Se la maggioranza dice no, la dirigenza tace e deve fare una svolta, e presentarsi un’altra volta davanti alle comunità a proporre e così via fino a che, collettivamente, si arriva ad una decisione. Cioè, qui comandano i popoli. Ora, il collettivo che siamo, prenderà una decisione. Si stanno soppesando i pro ed i contro. Si stanno facendo bene i conti, quello che si perde e quello che si guadagna. E, considerato che non è poco quello che si rischia, si deciderà se ne vale la pena. Forse, sulla bilancia di alcuni, peserà molto quello che abbiamo ottenuto. Forse, sulla bilancia di altri, peserà di più l’indignazione e la vergogna che provoca vedere i nostri suoli e cieli distrutti dalla stupida avarizia del Potere. In qualsiasi caso, non possiamo rimanere passivi, contemplando come una banda di ruffiani saccheggia la nostra Patria di tutto quello che la faceva essere e faceva essere tutti: la dignità. Bueno, ya es mucha vuelta. Noi le stiamo scrivendo questa volta, forse l’ultima, per devolverle la sua parola di appoggio impegnato. Non è poco quello che abbiamo ottenuto nella lotta indigena, e questo è stato, l’abbiamo detto in pubblico e in privato, grazie al suo aiuto. Crediamo che possa inorgoglirsi, senza timore alcuno, di tutto il bene che, insieme a lei, abbiamo costruito fino ad ora noi zapatisti. E sappia che è stato un onore, anche immeritato, che persone come lei abbiano camminato al nostro fianco. Ora decideremo se fare un’altra cosa e renderemo pubblico il risultato a suo tempo. Chiariamo fin da ora, per evitare speculazioni, che questa "altra cosa" non implica nessuna azione militare offensiva da parte nostra. Da parte nostra, non stiamo pianificando né consultando la ripresa dei combattimenti militari offensivi. Dal febbraio-marzo del 1994, tutto il nostro dispositivo militare è stato, ed è, difensivo. Il governo dovrebbe dire se, da parte sua, c’è qualche preparativo bellico offensivo, sia delle forze federali o dei suoi paramilitari. Ed il PRI ed il PRD devono dire se programmano qualche attacco contro di noi con i paramilitari che proteggono in Chiapas. Se sarà decisione della maggioranza zapatista, coloro che ci hanno sostenuto fino ad ora nella lotta esclusivamente indigena potranno, senza timore né rimorso alcuno, defilarsi da questa "altra cosa" alla quale si è riferito il Comandante Tacho nella piazza di San Cristobal de Las Casas nel gennaio del 2003, due anni e mezzo fa. Inoltre, c’è un comunicato in cui, si fa questa dissociazione che può essere presentata in una richiesta di impiego, curriculum vitae, riunione di caffè, sala di redazione, tavola rotonda, forum, scenario, copertina di libro, nota a pie di pagina, colloquio, precandidatura, libro di pentiti o colonna giornalistica e che, inoltre, ha il vantaggio di potere essere esibita, come prova a discarico, in qualunque tribunale (non rida, c’è un precedente: nel 1994, alcuni indigeni arrestati dal malgoverno e che non erano zapatisti- furono liberati da un giudice che diede validità ad una lettera del CCRI-CG dove si sollevava da responsabilità quelle persone per quanto fatto dall’EZLN. Cioè, come dicono gli avvocati, "esiste precedente giuridico"). Ma chi troverà nel suo cuore un’eco, anche piccola, della nostra nuova parola e si sentirà chiamato dalla strada, il passo, forse il ritmo, la compagnia e la destinazione che sceglieremo, forse deciderà di rinnovare il suo appoggio (o partecipare direttamente)... sapendo che sarà "un’altra cosa". Così. Senza inganni, senza doppiezze, senza ipocrisie, senza bugie. Ringraziamo le donne. Tutte le bambine, adolescenti, giovani, signorine, signore ed anziane (e quelle che sono cambiate da uno all’altro di questi calendari in questi 12 anni) che ci hanno appoggiato, ci hanno accompagnato e, non poche volte, hanno fatto propri i nostri dolori ed i nostri passi. Tutte loro, messicane e di altri paesi che ci hanno appoggiato ed hanno camminato con noi. In tutto quello che abbiamo fatto, voi siete state l’immensa maggioranza. Forse perché condividiamo con voi, benché ognuno a suo modo e luogo, la discriminazione, il disprezzo... e la morte. Ringraziamo il movimento indigeno nazionale, che non si è venduto per posti governativi, viatici, lusinghe che i potenti classificano come "per indigeni ed animali ". Che ha ascoltato la nostra parola e ci ha dato la sua. Che ci ha aperto il cuore, cioè, la sua casa. Che ha resistito con dignità, portando ben alto il colore della terra che siamo noi. Ringraziamo i giovani e le giovani del Messico e del mondo. Chi era bambino, bambina o adolescente quel 94 e, nobili, sono cresciuti senza lesinarci né la vista né l’ascolto. Chi è arrivato alla gioventù o, nonostante le pagine strappate dal calendario, è rimasto in lei tendendo la mano della sua ribellione alla scura mano della nostra. Chi ha scelto di venire a condividere giorni, settimane, mesi, anni, della nostra degna povertà, la nostra lotta, la nostra speranza ed il nostro ostinato impegno. Ringraziamo gli omosessuali, lesbiche, transessuali, transgenerici e "ognuno-come-gli-pare". Chi ha condiviso con noi la sua lotta per il rispetto della differenza, sapendo che questa non è un difetto da nascondere. Chi ha dimostrato che il coraggio non ha niente a che vedere con il testosterone e che, più di una volta, ci hanno dato alcune delle più belle lezioni di dignità e nobiltà che abbiamo ricevuto. Ringraziamo gli intellettuali, artisti e scienziati, del Messico e del mondo che ci hanno appoggiato nella lotta per gli indigeni. Pochi movimenti od organizzazioni possono vantarsi di avere avuto il sostegno (sempre critico, e ringraziamo per questo) di tanta intelligenza, ingegno e creatività. Voi sapete che vi abbiamo sempre ascoltato con rispetto ed attenzione, perfino quando non abbiamo condiviso i vostri punti di vista, e che un po’ della luce che emanate ha aiutato ad illuminare i nostri oscuri sentieri. Ringraziamo i lavoratori onesti della stampa e dei mezzi di comunicazione decenti che hanno mostrarono, con verità e a tutto il mondo, quello che vedevano e sentivano, ed hanno rispettato, senza distorcere, la nostra voce e il nostro cammino. Ricevete la nostra solidarietà in questi duri momenti che attraversa l’esercizio della vostra professione, in cui rischiate la vita, siete aggrediti e, come noi, non trovate giustizia. E, perché non manchi nessuno, ringraziamo in generale tutt@ tutt@ che, onest@s e sincer@, ci hanno appoggiato. Ho detto, all’inizio di questa lettera, che non era un addio. Beh, sembra che per qualcuno lo sia. Anche se per altri sarà cioè che in realtà è, ovvero, una promessa... Perché si riesce già a vedere quello che manca... Bene. Salute e, da cuore a cuore, grazie di tutto. A nome di tutt@ gli/le zapatist@ dell’EZLN. Dalle montagne del Sudest Messicano. Subcomandante Insurgente Marcos Messico, nel sesto mese dell’anno 2005 P.S. - Si capisce che non stavamo pensando di giocare calcio. Beh, non solo. Perché un giorno giocheremo contro l’Internazionale di Milano. Noi, o quello che rimarrà di noi. (Traduzione Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)

mercoledì 22 giugno 2005

22/06/2005 | L'EZLN decreta l'allarme rosso in Chiapas


CHIAPAS - Attraverso un comunicato urgente datato 19 giugno 2005, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ha dichiarato lo stato di allarme rosso su tutto il territorio ribelle. Una tale disposizione registra due soli precedenti, di cui l'ultimo nel 1995, a seguito della diffusione, da parte del governo, dei nomi di alcuni presunti comandanti zapatisti e subito prima della pesante controffensiva delle truppe governative. Nel testo diffuso dalla Comandancia si dispongono l'acquartieramento delle truppe regolari, il passaggio in clandestinità delle giunte di buon governo, e si invitano i cooperanti internazionali a lasciare i territori. Tra le altre misure urgenti, si comunica la sospensione delle trasmissioni di Radio Insurgente e la chiusura del Centro di Informazione Zapatista (CIZ). Nei due comunicati successivi diffusi il 20 giugno si spiegano le ragioni dell'allarme disposto a tutela di una consultazione generale interna convocata dal CCRI-CG dell'EZLN (sempre nel 1995, le truppe federali contrattaccarono approffittando di un analogo momento di consulta interna all'EZLN). Il comando generale ha richiamato l'intera composizione dell'esercito insurgente a confronto sulla nuova fase del contesto politico messicano e sulla proposta di "un nuovo passaggio nella lotta, un passaggio che implica, tra le altre cose, di rischiare di perdere il tanto o il poco che si è ottenuto e che si acutizzino la persecuzione e la vessazione contro le comunità zapatiste". Si informa anche dell'avvenuta riorganizzazione politico-militare interna all'EZLN che, iniziata nel 2002 ha portato l'intera struttura "nelle condizioni di sopravvivere ad un attacco o ad azioni del nemico, che distrugga la nostra dirigenza attuale, o che tenti di annientarci totalmente. Massima è l'attenzione della società civile internazionale. Nelle prime comunicazioni ufficiali il governo messicano nega sia stato fatto nulla che abbia potuto provocare una simile reazione dell'EZLN e sostiene che la situazione attuale in Chiapas sia "di assoluta normalità". Ma dal Centro per i Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas giungono le prime conferme di consistenti movimenti dell'esercito messicano e della ripresa delle attività dei gruppi paramilitari. Negli ultimi giorni il governo messicano aveva rilanciato la campagna contro il narcotraffico affermando di aver distrutto tre piantagioni di marijuana all'interno dell'area di influenza dell'EZLN. Solo il 19 maggio la Banca Bilbao Vizcaya-Bancomer aveva congelato i conti dell'associazione Enlace Civil (riconosciuta per il suo sostegno alle comunità zapatiste) per "riciclaggio di denaro sporco". Queste le parole del Subcomandante Marcos, lunedì 20 giugno, sul quotidiano messicano "La Jornada": "Perché è l'ora di incominciare a lottare affinché tutti quelli che dall'alto disprezzano la storia e ci disprezzano, rendano conto, e paghino. Bene. Salute e attenzione, che in basso l'orologio segna l'ora sesta." Alcuni aggiornamenti a cura della redazione di Carta [audio (a cura di Amisnet)]: - "Allarme rosso. Ultime dal Messico" - "Allarme rosso in Chiapas. Prime reazioni dal governo" - "Chiapas. I segnali dell'offensiva dell'esercito messicano" - Altre notizie dal sito del quotidiano di Città del Messico, "La Jornada" - "Allerta! 12 anni di guerra all’oblio" di Vittorio Sergi, associazione Ya Basta! - "La (impossibile) Geometria del Potere in Messico." La Jornada, 20 giugno Leggi il comunicato del Subcomandante Marcos. - "Manca quel che manca" di Luis Hernandez Navarro (da "La Jornada", 21 giugno) - "Alcune possibili ragioni per comprendere l'allerta rossa in Chiapas" di Ana Esther Ceceña (da "La Jornada", 22 giugno) - Visita il sito del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale I comunicati diffusi dalla Comandancia dell'EZLN negli ultimi giorni. - Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Messico 19 giugno 2005. Al popolo del Messico Ai popoli del mondo Fratelli e sorelle: a partire da oggi, l’Esercito zapatista di liberazione nazionale ha decretato, in tutto il territorio ribelle, un allarme rosso generale. In base a questo comunichiamo quanto segue: Primo. - In questo momento si sta provvedendo alla chiusura dei Caracoles e degli uffici delle giunte di buon governo che si trovano nelle comunità zapatiste di Oventik, la Realidad, la Garrucha, Morelia e Roberto Barrios, e di tutte le sedi delle autorità dei diversi municipi autonomi ribelli zapatisti. Secondo. - Si sta procedendo anche all’evacuazione dei componenti delle diverse giunte di buon governo e delle ’autorità autonome, per la loro sicurezza. Da adesso e per un periodo indefinito eseguiranno il loro lavoro in forma clandestina e itinerante. Sia i progetti che il governo autonomo continueranno a procedere e lavorare anche se in condizioni diverse da quelle presenti fino ad ora. Terzo. - Nei diversi caracoles si manterranno in funzione i servizi di base di salute comunitaria. A fronte di questi servizi ci sono dei civili, che il CCRI-CG dell’EZLN solleva da ogni responsabilità per qualsiasi delle sue azioni future e per i quali esigiamo trattamento da popolazione civile e rispetto della loro vita, libertà e beni da parte delle forze governative Quarto. - Sono stati richiamati tutti gli elementi del nostro EZLN che stavano svolgendo lavoro sociale nelle comunità zapatiste e le nostre truppe regolari sono state acquartierate. Inoltre, sono state sospese per un tempo indefinito tutte le trasmissioni di radio insurgente, "la voce dei senza voce", in modulazione di frequenza ed onda corta. Quinto. - Contemporaneamente alla diffusione di questo comunicato, si esortano le società civili nazionali ed internazionali che si trovano in attività presso gli accampamenti di pace ed in progetti nelle comunità, a lasciare il territorio ribelle o, se è loro decisione libera e volontaria, di rimanere a loro rischio e sotto la loro responsabilità, concentrati nei caracoles. Nel caso di minorenni, la partenza e’ obbligatoria.. Sesto. - L’EZLN annuncia la chiusura del Centro di Informazione Zapatista (ciz) non senza prima ringraziare le società civili che hanno collaborato con esso, dalla sua formazione fino ad oggi. Il ccri-cg dell’EZLN solleva formalmente queste persone da qualsiasi responsabilità per le azioni future dell’EZLN. Settimo. - l’Ezln solleva tutte le persone ed organizzazioni civili, politiche, culturali, civiche, non governative, comitati di solidarietà e gruppi di appoggio che si sono avvicinati a noi dal 1994, da qualsiasi responsabilità per nostre azioni future. Ringraziamo tutti e tutte coloro che, con sincerità ed onestà, in questi quasi 12 anni hanno appoggiato la lotta civile e pacifica degli indigeni zapatisti per il riconoscimenti costituzionale dei diritti e della cultura indigeni. Democrazia! Libertà! Giustizia! Dalle Montagne del Sudest Messicano. Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Subcomandante Insurgente Marcos Messico, nel sesto mese dell’anno 2005 - Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale Messico 20 giugno 2005 Al popolo del Messico Ai popoli del mondo Fratelli e sorelle: Primo. - Com’è stato reso pubblico, a partire dal giorno 19 giugno del 2005, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, ha stabilito allerta rossa generale in territorio ribelle. La ragione di questa allerta rossa generale è che il Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando generale dell’Ezln ha richiamato a consulta le sue truppe insurgenti, tutti i comandanti e le comandanti, i responsabili regionali e locali, e le sue basi di appoggio. Questa allerta rossa è una misura precauzionale difensiva. Come si ricorderà, nel febbraio del 1995, mentre l’Ezln stava svolgendo una consultazione interna, fu attaccato dalle forze governative, in quella occasione, il tradimento fu compiuto da ernesto zedillo ponce de león (allora titolare dell’esecutivo federale ed oggi impiegato in imprese multinazionali) ed Esteban Moctezuma Barragán (allora segretario di governo ed oggi impiegato di Salinas Pliego). Secondo. - In questa consultazione interna... la direzione dell’Ezln riconosce i sacrifici, disponibilità ed eroismo delle sue basi di appoggio, dei responsabili, miliziani e miliziane e degli insurgentes e insurgentas, per questi quasi 12 anni di guerra e resistenza, tutte le cose buone che abbiamo fatto e ottenuto è stato grazie a tutti loro. Gli errori commessi sono di responsabilità esclusiva della dirigenza zapatista. il CCRI-CG dell’Ezln sta presentando ai suoi membri un bilancio della fase in cui si trova la nostra organizzazione ed una analisi della situazione nazionale attuale. Inoltre, sta proponendo alle sue basi di appoggio, che costituiscono il comando supremo del nostro movimento, un nuovo passo nella lotta, un passo che implica, tra altre cose, il rischio di perdere il tanto o poco che si è ottenuto, e che si acutizzino la persecuzione e la vessazione contro le comunità zapatiste. Per questo, parlando con i suoi componenti, l’Ezln riconsegna la parola data il prima gennaio del 1994. Tutti gli e le zapatisti sono moralmente liberi di seguire o no l’Ezln nel suo prossimo passo su cui si terrà la consultazione, se sarà approvato dalla maggioranza. Terzo. - Non appena conclusa questa consultazione interna, informeremo del suo risultato l’opinione pubblica nazionale e internazionale. Democrazia! Libertà! Giustizia! Dalle montagne del sudest messicano. Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Subcomandante insurgente Marcos Messico, nel sesto mese dell’anno 2005 - Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale Messico 20 giugno 2005 Al popolo del Messico Ai popoli del mondo Fratelli e sorelle: Primo e unico - vi informiamo che, dalla metà dell’anno 2002, l’Ezln è entrato in un processo di riorganizzazione della sua struttura politico-militare. Questa riorganizzazione interna è ora terminata. Siamo nelle condizioni di sopravvivere ad un attacco o ad azioni del nemico, che distrugga la nostra dirigenza attuale, o che tenti di annientarci totalmente. I livelli di comando ed il trasferimento di responsabilità sono stati stabiliti con chiarezza, così come le azioni e le misure da prendere nel caso di aggressione da parte delle forze governative e dei loro paramilitari. Il CCRI-CG dell’Ezln comunica che è in condizioni di continuare a dirigere la lotta zapatista, anche se perde, sia per carcere, per morte, o per sparizione forzata, una parte o la totalità della sua attuale dirigenza nota pubblicamente. È tutto. Democrazia! Libertà! Giustizia! Dalle montagne del sudest messicano per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale Subcomandante Insurgente Marcos Messico, nel sesto mese del 2005 (Traduzione Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)

venerdì 27 maggio 2005

27/07/2005 | "ConLaSexta!" Carovana Ya Basta! agosto '05


CHIAPAS - Nuova carovana estiva dell'associazione Ya Basta! nei territori autonomi zapatisti. Gli attivisti provenienti da tutta Italia condivideranno le prime tappe del nuovo percorso politico intrapreso con la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e seguiranno i progetti avviati a sostegno delle comunità indigene. - "Caminantes no hay camino, se hace camino al andar" La presentazione della carovana 2005 da GlobalProject.info [audio] - Vai allo speciale "L'EZLN apre una nuova fase" - Voci dalla carovana. Leggi i primi resoconti giorno per giorno (a cura della redazione di Global Project) 24.07.05 / Caracol de La Garrucha Incontro con i promotori dell’educazione autonoma zapatista 21.07.05 / Caracol di Oventik 20.07.05 / San Cristóbal de las Casas 19.07.05 / Cittá del Messico Un mese a fianco dell’autonomia zapatista e con il progetto El Estadio del Bae. YaBasta! Marche. "... se sei venuto qui per aiutarmi, stai perdendo il tempo, se sei venuto perché la tua liberazione è legata alla mia... allora lavoriamo insieme...” una donna zapatista 29 luglio 2005 - Comunità di Nueva Jerusalem, CARACOL DE RESISTENZA "Hacia un nuevo amanecer" - JBG "IL Cammino del Futuro" L’Ass. Ya Basta! Marche è promotrice, a fianco delle ONG Enlace Civil (Messico) e Mani Tese (Italia), del progetto “Bottega Regionale Nuova Jerusalem”, che consiste nella realizzazione di un sistema autonomo di fornitura e commercializzazione nelle regioni indigene del Chiapas. Il progetto nasce dall’esigenza di creare un sistema di commercializzazione che consenta alle comunità indigene di vendere i propri prodotti ad un prezzo equo e di acquistare ad un prezzo giusto quei prodotti provenienti da altre comunità evitando intermediari, come quelli conosciuti con il nome di "Coyotes" che pagano a prezzi molto bassi le loro mercanzie. Di fronte a questa situazione, la costituzione di cooperative di fornitura e commercializzazione, basate sui principi di partecipazione democratica, prezzi equi, solidarietà e mutuo aiuto, al fine di ottenere condizioni migliori per il benessere collettivo, diventa fondamentale. Gli attivisti della Carovana Ya Basta! in Chiapas si sono recati presso la comunità di Nueva Jerusalem, accompagnati da due membri del consiglio municipale, per verificare lo stato del progetto. Il progetto prevede la costruzione e la messa in opera di un centro di distribuzione alimentare a tutte le tiendas (botteghe) del municipio. Il presidente accoglie la carovana, mostra i locali ed illustra la tipologia di commercio attuata. I generi alimentari vengono venduti allo stesso prezzo sia alle tiendas zapatiste che non. L’importanza di questo progetto consiste però nel vendere anche i prodotti provenienti dalle comunità zapatiste stesse, evitando così di dipendere dalle logiche di mercato, dalle sue inflessioni, dal governo e uscendo di fatto dall’ingranaggio neoliberista. Oltre ciò, viene favorito il commercio tra i diversi Caracoles, proponendosi come reale alternativa all’economia di profitto. La Bottega di Nueva Jerusalem è stata sostenuta della Consulta per la Pace del Comune di Jesi, dal Comune di Macerata, dal Gruppo musicale Nic:Neg, dalla costante attività di tutte le sedi di Ya Basta! sostenute dalle Comunità Resistenti delle Marche.

venerdì 29 aprile 2005

29/04/2005 | Radio La Colifata alla Rassegna “Malati di Niente"


Radio La Colifata alla Rassegna "Malati di Niente". Tavola rotonda "L’istituzione negata: prove tecniche di rivoluzione". Proiezione del video inedito "La Colifata". JESI - Sabato 7 maggio, ore 17.00 al Palazzo dei Convegni con Alfredo Olivera e Hugo Lopez di Radio La Colifata, insieme a Simonetta Di Girolamo dell’Atelier du non-faire di Parigi, Radio Fragola di Trieste e Gilbero Maiolatesi della Comunità Soteria in collaborazione con l'Associazione "Ya Basta!". Proiezione del video inedito “La Colifata”, vincitore del primo premio al I° Concorso nazionale di audiovisivi sulla salute mentale, "Un Altro Sguardo è possibile" a Nocera Inferiore, 11/12 marzo 2005 (V. Monti e M. Morrone). UN’ ESPERIENZA DA ASCOLTARE Radio La Colifata di Buenos Aires Un progetto politico, etico-terapeutico ed estetico. La delegazione di Ya Basta! (presenti alcuni operatori della Comunità Riabilitativa Soteria) nella carovana di ottobre a Buenos Aires ha fatto una visita all’ospedale psichiatrico Josè T. Borda, perché qui si svolge un’ esperienza veramente da ascoltare: LT 22 Radio “La Colifata” (che in un linguaggio popolare argentino significa “matto” in senso affettuoso) trasmette una volta a settimana dal cortile dell’ospedale. I pazienti gestiscono la radio nata da un progetto che nasce 13 anni fa da una proposta dello psicologo Alfredo Olivera, che li affianca e coordina. La radio come metodo di promozione di salute si è consolidata e ha permesso un importante lavoro fra comunità esterna e gli utenti del Borda, dando la possibilità di relazionarsi e interagire. Tutto ciò serve a riflettere sui problemi della malattia mentale e sui miti che si formano sulla follia, e soprattutto all’agire concreto degli ascoltatori, e anche degli operatori della comunicazione. C’è una mutua collaborazione in questo progetto che Alfredo definisce progetto politico, etico-terapeutico ed estetico, il dolore si rielabora in metafora e viene data una intenzionalità da parte di chi ascolta, e una risposta, essenziale per la relazione umana. Quindi l’estetica permette di aprire un canale, un feed-back, dove due parti si ascoltano, comunicano e costruiscono soggettività. Anche in Italia si è attivata una simile esperienza: Rete 180 e Radio Fragola, la voce che sente le voci. Apriamo insieme tante “Colifate” per buttare i muri delle emarginazioni. Il compito è quello di darci la possibilità di vivere senza la paura di conoscerci come esseri umani. Associazione Ya Basta! Marche - PREGIUDIZI SENZA CONFINI L ’importanza di superare i pregiudizi non si può fermare con delle barriere geografiche.Ogni individuo deve essere tale ovunque si trovi. I pregiudizi, ricordatelo non hanno confini. Pregiudizi senza confini dunque? C’è chi lotta senza barriere: Italia come Argentina, Jesi come Buenos Aires, Malati di Niente come Radio La Colifata. Una sfida contro l’emarginazione. Radio La Colifata : una voce potente che si leva dall’ospedale psichiatrico Josè. T. Borda di Buenos Aires dove il manicomio toglie dignità e diritti alle persone. Realtà quella, (che come fu in Italia prima della approvazione della legge 180) che rincorre spettrali meccanismi di annullamento. Il disturbo mentale è una “taglia” data dalla società che da l’obbligo a troppi di tagliare ogni diritto umano, ridurre l’individuo ad un involucro che contiene ciò che proprio alla società non serve. In quell’ospedale Radio La Colifata squarcia lo stigma dando voce a quelle persone alle quali la società “sana” ha tolto ogni speranza e cucito le bocche per non essere disturbati. I pazienti dell’ospedale Josè T. Borda saranno presenti nella V edizione della rassegna Malati di Niente, le loro voci faranno parti del grande coro di quelle persone che lavorando per promuovere una tolleranza a un problema che non dovrebbe neppure essere considerato tale: la malattia mentale. La Colifata trasmette dal giardino dell’ospedale anche quando piove, con mezzi irrisori nonostante Manu Chau abbia tenuto a Barcellona un concerto per la raccolta di fondi a favore dell’ampliamento della radio. I soldi raccolti, in quella circostanza sono stati usati per costruire uno studio radiofonico per ora non ancora terminato. Radio La Colifata può essere ascoltata tramite internet sul sito www.lacolifata.org . Questo è un passo verso un’integrazione che in Argentina è pressoché inesistente dato, appunto, la realtà manicomiale. Oltre tutto lo scambio telefonico fra gli utenti speaker e ascoltatori è un modo sano, costruttivo, critico di relazionarsi. Malati di Niente in egual modo raccoglie le urla di persone che vogliono essere semplicemente tali. Malati di Niente nasce dal bisogno di integrare la realtà psichiatrica a quella cittadina, a tal proposito la Comunità Soteria, la Cooss Marche , il DSM di Jesi, il Comune di Jesi, con la collaborazione del csa TNT, Associazione "Ya Basta!", SRR/CD Asiamente, Centro Sollievo, Coop Zanzibar, Teatro Pirata, stanno trascinando un percorso importante nel quale la Rassegna Malati di Niente è una sorta di filo d’ Arianna da seguire per arrivare dai manicomi chiusi fino a delle menti aperte.Una esperienza impedibile,come sempre, quella di Malati di Niente dove tutti possono gridare la speranza. …I Muri, anche quelli dei manicomi, possono essere rasi al suolo, oppure inoltrati, come per i pazienti del Borda , ma i muri più difficili da abbattere sono quelli del pregiudizio e quelli più difficili da innalzare sono quelli della tolleranza. Rachele Mancinelli Integrante del comitato di redazione del giornale Capo Horn (periodico di resistenza mentale) www.asiamente.it - Leggi l'articolo "Carovana Ya Basta! Una visita a Radio La Colifata." - Leggi del Festival "Malati di Niente" sul sito di Radio LA COLIFATA.

lunedì 4 aprile 2005

04/04/2005 | RASSEGNA “MALATI DI NIENTE” – 2005

RASSEGNA “MALATI DI NIENTE” – 2005

Valorizziamo le diversità per combattere lo stigma
Premessa
“Malati di Niente”, tocca quest’anno la 5° edizione. Un traguardo importante che ci spinge a far bene, ad andare avanti in questa incursione pirata e nello stesso tempo ci offre nuove opportunità e crescenti responsabilità.
“Diamo un’opportunità alla parola”, abbiamo detto e scritto, proprio per i “senza voce” e gli “invisibili” della nostra epoca, strozzati dalle forti mani del pregiudizio e dello stigma sociale.
Diamo un’opportunità alla parola per esprimere onestamente e senza mistificazione che: 1) il pregiudizio verso il diverso, il “matto”, è ancora molto forte e va combattuto; 2) è sempre più urgente costruire una rete sociale solidale, perché il nostro intervento come operatori psichiatrici è troppo debole se non supportato da una comunità, da un territorio, in grado di accogliere senza emarginare; 3) i diritti, la libertà e la dignità sono terapeutici.
Quest’anno la rassegna si svilupperà su due assi fondamentali: la famiglia come risorsa alla promozione della salute mentale e all’integrazione sociale; la relazione tra strutture del DSM e le Scuole medie superiori, come momento di comunicazione e come antidoto alle politiche custodialistiche, reazionarie e neomanicomiali.
Il nostro orizzonte ideale e “strategico” che determina l’intervento riabilitativo quotidiano, si colloca in piena continuità con quello storico movimento che negli anni ’60-’70 ha criticato, combattuto e vinto le logiche segregative e le istituzioni manicomiali.
La Legge 180, è stata lo strumento legislativo che ha permesso, nel lontano 1978, il progressivo smantellamento degli Ospedali Psichiatrici e l’inizio di una nuova epoca per la sofferenza psichica. Si stava abbattendo una delle più vergognose e violente opere del genere umano: i manicomi, che andavano chiusi e in alternativa aperti luoghi di “cura” e di socialità, dove l’intervento terapeutico si coniugava e si coniuga, con la battaglia per i diritti di cittadinanza, contro lo stigma e il pregiudizio.
Possiamo di certo affermare che la “180”, più che una legge ha rappresentato un progetto “politico”, che tendeva a sviluppare una coscienza critica e una trasformazione dell’organizzazione sociale, attraverso la partecipazione della collettività a tutte le forme di emarginazione e di disagio.
Il progetto “Malati di Niente” si inserisce a pieno in questo difficile contesto, nel tentativo di promuovere una riflessione e costruire aggregazione e mobilitazione, per camminare insieme, pazienti, operatori, gente comune, verso un orizzonte ideale, “abitato” da una comunità di uomini e donne ancora capaci di creare legame sociale, inclusione, solidarietà.

Gli obiettivi sulla nostra rotta
- Promozione di una riflessione e di una battaglia contro lo stigma sociale, il pregiudizio e il tentativo di revisionare la Legge 180, attraverso la riproposizione di una logica di segregazione manicomiale, per la piena riappropriazione dei diritti di cittadinanza e di reale democrazia.
- Valorizzazione delle diversità, contaminazione culturale e intervento sociale sul territorio, attraverso il lavoro di relazione e comunicazione con le scuole e il “mondo giovanile”.
- Costruire e attivare un lavoro di rete con l’associazionismo sociale e culturale, le istituzioni, le strutture del DSM, il volontariato, il mondo della cooperazione sociale…

Se non ora, quando?…Incontriamoci in città…
Anche per questa edizione il progetto si articola in varie iniziative di carattere prettamente comunicativo-aggregativo come dibattiti, spettacoli teatrali, concerti, mostre fotografiche e di pittura, proiezioni video…
La rassegna verrà poi attraversata da 2 laboratori espressivi: laboratorio teatrale-corporeo e laboratorio di arteterapia.
Si prevedono momenti specifici di comunicazione e spettacoli per le scuole medie superiori specialmente nell’utilizzo del laboratorio di arteterapia, dove alcuni studenti dell’Istituto d’Arte, del Liceo delle Scienze Sociali e dell’ITAS lavoreranno con i pazienti del servizio psichiatrico e nella giornata dedicata al “Sollievo”.
Anche per questa edizione continua la nostra attenzione verso le esperienze di psichiatria “altra” sviluppata in Francia e in Argentina attraverso l’Atelier “du Non-Faire” di Parigi e Radio “La Colifata” di Buenos Aires.

Programma
- MARTEDI’ 15 FEBBRAIO 2005 – Teatro Studio San Floriano ore 21.15
“X.T.C. 2” – Spettacolo teatrale in collaborazione con la rassegna “Teatro giovani”.

- MERCOLEDI’ 2 MARZO 2005 – Teatro Studio San Floriano ore 21.15
“Targato H” – Spettacolo Teatrale in collaborazione con la rassegna “Teatro giovani”.

- GIOVEDI 3 MARZO 2005 – Teatro Studio San Floriano ore 10.30
“INsuperTRAvisioni” – a cura del Centro “Sollievo” e di “Asiamente group” Atelier di pittura-teatro-voce-danza…

- SABATO 12 MARZO 2005 – Teatro Pergolesi ore 21.15
“Eh ??” – Spettacolo Teatrale in collaborazione con la rassegna “Teatro giovani”

- GIOVEDI’ 17 MARZO 2005 – Teatro Studio San Floriano ore 17.30
“La Legge 180 come progetto politico sul territorio: la famiglia e la comunità come risorsa” – Tavola rotonda con la partecipazione di:
Luigi Cancrini (Psichiatra-Psicoterapeuta); Alfredo Canevaro (Psichiatra-Psicoterapeuta); Vito Inserra (Tavolo Regionale Ass. Familiari)

- SABATO 16 APRILE 2005 – Centro Sociale TNT ore 22.30
“Diabolico Coupè” - Concerto e spazio mostra Atelier pittura

- MARTEDI’ 3 MAGGIO 2005 – Palazzo dei Convegni ore 10.30
Incontro pubblico con gli studenti delle Scuole che hanno partecipato al Laboratorio di Arteterapia

- SABATO 7 MAGGIO 2005 – Palazzo dei Convegni ore 17.00
In collaborazione con l’Associazione Ya Basta!:
Proiezione Video inedito realizzato da V. Monti e M. Morrone all’interno dell’Ospedale psichiatrico “J. T. Borda” di Buenos Aires “La Colifata”,
vincitore del primo premio al I Concorso Nazionale di Audiovisivi sulla Salute Mentale: Un Altro Sguardo è possibile a Nocera Inferiore. 11/12 marzo 2005.
http://www.docume.org/page/schedafilm.asp?id=61
http://www.ephemerides.it/home/Notizia.asp?ID=1597
-“L’Istituzione negata: prove tecniche di rivoluzione” – Tavola rotonda con la partecipazine di: Simonetta Di Girolamo (Atelier “du non-faire” di Parigi); Alfredo Olivera e Hugo Lopez (Radio “la Colifata” - Buenos Aires); Gilberto Maiolatesi (Responsabile Comunità “Soteria”); Radio Fragola (Trieste)

- VENERDI’ 13 MAGGIO 2005 – Palazzo dei Convegni ore 16.00
“Fuori come và?” – Presentazione dell’ultimo libro di Peppe Dell’Acqua e incontro con l’autore.

- VENERDI’ 13 MAGGGIO 2005 – Palazzo dei Convegni ore 17.00
“L’inverno è finito: diamo un’opportunità alla parola” –
Tavola rotonda con la partecipazione di:
Clara Sereni (Fondazione “La città del sole”); Armando Bauleo (Psichiatra-Psicoterapeuta); Peppe Dell’Acqua (Direttore DSM Trieste); Massimo Mari (Direttore DSM Jesi)

- SABATO 14 MAGGIO 2005 - Stadio “Cardinaletti ore 15.00
“Mai dire calcio…” - Finale di calcio Rappresentativa Marche –Rapresentativa Lazio-Umbria
A cura dell’Associazione Polisportiva “Asiamente” e dell’ A.N.P.I.S. marche

- DOMENICA 15 MAGGIO 2005 – SRR-CD “Asiamente”
“Sulle tracce dell’inaudito e dell’invisto..” - Festa finale rassegna
Teatro, musica live, mostre, atelier…

MOSTRA
Dal 29 aprile al 9 maggio 2005 – Palazzo dei Convegni
Esposizione dell’Atelier di pittura del “Centro Sollievo” e del Laboratorio di Arteterapia

LABORATORI

- LABORATORIO ARTETERAPIA – Centro Sociale TNT
Progetto con le Scuole medie Superiori da novembre 2004 a maggio 2005
Il laboratorio condotto da Luca lavatori si terrà il martedì dalle 14.30 alle 16.30; il venerdì dalle 10.00 alle 12.00

- LABORATORIO TEATRALE CORPOREO
7-8-9-10-11 marzo 2005 dalle ore 18.00 alle ore 21.00
Il laboratorio è condotto dall’attore-regista francese Yves Lebreton

venerdì 18 febbraio 2005

18/02/2005 | Da Buenos Aires alla Patagonia - Carovana Marimari peñi


Da Buenos Aires alla Patagonia - Carovana Marimari peñi Per incontrare le realtà urbane che resistono, occupano e si autogestiscono Per sostenere la lotta del Popolo Mapuche contro l’arroganza dei moderni colonizzatori come l’impero Benetton Dal 12 al 28 marzo l’Associazione Ya Basta in collaborazione con l’Associazione Radici organizza una carovana in Argentina, per incontrare le realtà urbane che resistono, occupano e si autogestiscono dopo la grande crisi economica che ha devastato quel paese e per sostenere la lotta del Popolo Mapuche contro l’arroganza dei moderni colonizzatori come l’impero Benetton. Tre mesi fa una delegazione dei mapuche, sgomberati dalle loro terre da Benetton, era arrivata fino a Treviso per sostenere i prorpi diritti; adesso un gruppo di cittadini trevigiani ricambierà la visita allo scopo di stringere i legami e creare una sorta di gemellaggio tra le comunità mapuche e “l’altra Treviso”. Il viaggio ha lo scopo di affermare che contro la globalizzazione selvaggia del neoliberismo, esiste una globalizzazione dei desideri, dei sogni, della dignità di migliaia di uomini e donne. La lotta del Popolo Mapuche contro l’arroganza di Benetton, che e’ oggi il piu’ grande proprietario terriero in Argentina con 900.000 ettari (un area equivalente a metà del Veneto) nella ricca e fertile Patagonia, è la stessa lotta contro un modello economico-sociale che vorrebbe affermare la proprietà di risorse, spazi e vite umane semplicemente da sfruttare in ogni latitudine. Le esperienze di autogestione come quelle del Movimento Trabajadore Desocupados di Solano sono le nostre pratiche di affermazione di diritti e di cittadinanza per ogni essere umano. La carovana incontrerà realtà di movimenti urbani nella capitale argentina per poi spostarsi in Patagonia per contribuire a fermare la presenza di Benetton e appoggiare la nascita di una radio comunitaria del Popolo Mapuche all’interno della campagna “Mari mari peni benvenuto fratello”. Mentre nel mondo la politica internazionale dall’alto batte i colpi della guerra globale dal basso possiamo costruire reti di ribellione e resistenza, di comunicazione e azione in comune che facciano sentire la voce di chi si vorrebbe muto. Il viaggio della carovana fa parte della campagna “Marimari peñi” (benvenuto fratello) di sostegno alle comunità mapuche ed ha tra i suoi principali obbiettivi l’appoggio al progetto di creazione di una radio comunitaria del Popolo Mapuche. Tutte le informazioni per partecipare alla Carovana e per sostenere l’iniziativa le trovate sul sito - www.yabasta.it Per informazioni: tel 0422 403535; e-mail: yabastatv@globalproject.info yabastamarche@libero.it Intervista ai Mapuche: La lotta del popolo Mapuche contro Benetton

venerdì 4 febbraio 2005

04/02/2005 | L'esperienza dell'istruzione autonoma nelle comunità zapatiste in Chiapas


JESI - Federica Zambelli dell'associazione Ya Basta! presenta il libro "C'era una volta una notte..." (edizioni Yema), una raccolta di storie e leggende apprese dalla viva voce dei giovani alunni della scuola autonoma ribelle zapatista in Chiapas. Il libro, nato dalla collaborazione tra l'associazione Ya Basta! e il Laboratorio Aq16 di Reggio Emilia, è stato realizzato in due versioni: una in sola lingua italiana e l'altra in lingua spagnola con testo tsotsil (antica lingua maya parlata nell'area di raccolta dei testi, per ora povera di documentazione scritta). Quest'ultima versione è stata adottata come libro di testo dalle scuole ribelli. Sabato 12 Febbraio, in collaborazione con la Ludoteca Comunale, la Consulta per la Pace e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Jesi alle ore 16.30 presso il Teatro Studio San Floriano, l’Associazione "Ya Basta! Marche" presenterà il libro "C'era una volta una notte…" , con la presenza dei Federica Zambelli e Daniele Codeluppi di Ya Basta! Reggio Emilia. L'iniziativa si rivolge principalmente a bambini, genitori, educatori, insegnanti. Nell'occasione avrà luogo la " presentazione-spettacolino", una sorta di gioco teatrale che racconta la storia di come è nato questo libro; si parlerà anche del libro "La palla di Nausicàa": il gioco e l'incontro delle culture, di Marina Santinelli , edito dal Comune di Jesi e Ludoteca Comunale "la Girandola". Gli attivisti di "Ya Basta!" Reggio Emilia hanno anche presentato il libro nelle comunità zapatiste nel mese di gennaio 2005. Per sostenere il progetto del libro realizzato in collaborazione con i ragazzi della scuola d’Oventic, "Ya Basta!" Marche invita tutti a diffondere l'esperienza di questo progetto a sostegno delle comunità indigene zapatiste e del Sistema Educativo Ribelle Autonomo Zapatista. Il laboratorio nelle scuole d'Oventic Durante l'attività che si è svolta nell’aprile dell’anno 2002, è stato realizzato un laboratorio di "Racconta Storie", attraverso il quale si è concretizzato un interessante scambio culturale. In questo periodo i ragazzi della scuola secondaria di Oventic (ESRAZ) hanno scritto dei racconti, (leggende maya, racconti popolari e della lotta zapatista vista e vissuta dagli alunni e dalle loro comunitá) nella loro lingua madre, lo tsotsil, (una delle lingue maya che ancora sopravvivono), tradizionalmente orale. La fase dello sviluppo della scrittura tsotsil è tuttora in atto e di fatto, all´interno della Scuola Secondaria Rebelde Autonoma Zapatista, si sta portando avanti un processo di sviluppo della scrittura tsotsil che ne permetta una espressione e forma piú precisa. Nell'operazione di traduzione (dalla lingua madre tsotsil, dallo spagnolo all'italiano ) si è cercato di mantenere il più possibile lo spirito originario del racconto orale, che esalta il valore documentario di questa raccolta. Oggi, l'associazione Ya Basta! e il Laboratorio Aq16 vogliono diffondere questa esperienza che è stata tradotta in un libro , per essere, da un lato, promotori di uno scambio culturale, capace di sviluppare, nei nostri paesi, atteggiamenti di tolleranza e di conoscenza delle culture indigene; dall’altro, permettere, attraverso la vendita del libro, di ottenere dei proventi da destinare all´appoggio del Sistema di Educazione Ribelle Autonomo Zapatista di Liberazione Nazionale della zona Altos. Durante la loro permanenza nella scuola secondaria di Oventic, gli attivisti del lab.AQ16 e di Ya Basta! hanno potuto percepire in loco l’importanza del valore della cultura indigena di fronte al pericolo derivante dalla sopraffazione della lingua spagnola (castiglianizzazione). A tale scopo, a seguito del laboratorio di Racconta Storie, si è deciso, in accordo con responsabili, insegnanti e alunni della scuola, di intraprendere un percorso, forse difficile, ma necessario per preservare la memoria indigena locale: tentare di trascrivere in lingua tsotsil i racconti che fino a quel momento erano stati tramandati solo oralmente. E’ stato un lavoro molto impegnativo, ma allo stesso tempo estremamente gratificante dal momento che gli alunni tsotsil hanno potuto vedere scritti i loro racconti e sentirsi orgogliosi della propria cultura. Il libro è diviso in capitoli (leggende, racconti popolari, lotta zapatista vista e vissuta dagli alunni e dalle loro comunità: in lingua tsotsil, spagnola e italiana) in quanto vogliono focalizzare i diversi aspetti della cultura indigena e della lotta zapatista vista e vissuta nella quotidianità dagli alunni della ESRAZ. Le voci dal basso chiedono il riconoscimento delle proprie terre, della propria dignità e cultura. Sono le voci di un popolo minacciato che tenta di preservarsi e di resistere alla globalizzazione neoliberista che è la continuazione e l’attualizzazione del genocidio che le popolazioni originarie dell’America Latina subiscono ormai da più di cinquecento anni. Nel libro si trovano anche i disegni fatti dagli stessi alunni, una introduzione scritta dai promotori (maestri) della scuola, nella quale si trovano spiegati i principi dell’educazione autonoma. Verranno regalate copie del libro al "sistema educativo autonomo" nella versione tsotsil e spagnolo che saranno distribuite nelle scuole zapatiste per utilizzarlo come materiale didattico. Approfondimenti sul Sistema Educativo Ribelle Autonomo Zapatista Leggi l'articolo di Herman Bellinghausen, "La Jornada" Messico

mercoledì 29 dicembre 2004

29/12/2004 | Carovana Ya Basta! Una visita a Radio La Colifata




“Io non sono pazzo sono “colifato”,
pazzi sono quelli che fanno la guerra”
Una visita a Radio LA COLIFATA


Durante la carovana di YA BASTA! in Argentina gli attivisti hanno fatto una visita all’ospedale neuropsichiatrico Josè T. Borda, dove si svolge un'esperienza cominciata 13 anni fa proposta dallo psicologo Alfredo Oliviera quando ancora frequentava il primo anno di università. I pazienti dell’ospedale gestiscono una radio che trasmette dall’interno del nosocomio. I “yabastini” sono stati ricevuti con una calda e curiosa accoglienza, hanno fatto un'intervista in diretta sulla loro visita e l'esperienza manicomiale in Italia, sulle nuove proposte del governo Berlusconi rispetto alla Legge 180. Poi fuori trasmissione hanno fatto conversazione con i pazienti, e i presenti di origine italiana, hanno colto l’occasione per esprimere con piacere la lingua dei genitori. La Colifata è un progetto che si propone degli obiettivi che riguardano i pazienti e la comunità esterna, nel campo clinico terapeutico e nel campo comunitario per combattere lo stigma e l'emarginazione. Per arrivare a tutto il territorio ritrasmettono i microprogrammi creando un “ponte” con altre radio nazionali, proponendo uno spazio di comunicazione diretta con gli ascoltatori, facendo mettere in discussione i pregiudizi e riflettendo sui miti della follia, miti che danno come certo che la follia sia qualcosa di pericoloso, violento o idealizzandola come forma romantica e poetica. Alfredo dice che la “certezza diventa domanda” e questo da luogo alla prima istanza, quella della riflessione. La seconda è quella dell'azione, dove gli ascoltatori hanno la possibilità di contribuire con le proprie iniziative al progetto de La Colifata e a sviluppare la loro soggettività; un lavoro di promozione e prevenzione della salute nel campo comunitario. I pazienti che si trovano a trasmettere e finalmente a poter parlare con libertà, si incontrano con le mille voci degli ascoltatori, che anche attraverso i loro dubbi, paure e pregiudizi iniziali, danno un’opportunità alla parola e al legame sociale soprattutto grazie alla circolazione orizzontale dell’informazione. Un esempio è quello di un ascoltatore che appassionato dell'onda corta, ha gestito il programma da una radio dell'Antartide, ed è stato sentito da tutto il mondo; in seguito lo hanno invitato a scrivere in diverse riviste, questo ha permesso anche a lui uno spazio proprio e ai pazienti di allargare lo spazio comunicativo e ricevere lettere da tanti paesi. Allora l’obbiettivo a livello comunitario può essere quello di mettere a disposizione e autogestire un canale per tutti utilizzando il mezzo democratico della comunicazione. Una esperienza che permette di promuovere le risorse di salute della comunità senza essere psichiatri, psicologi, operatori psichiatrici, semplicemente dal proprio saper fare. Alfredo lo definisce come un progetto politico, etico-terapeutico, ed estetico. Politico perché cerca di trasformare la realtà istituzionale con l’obiettivo di criticare radicalmente l’esperienza manicomiale; nel piano etico-terapeutico si crea uno spazio dove si recupera e si produce soggettività e contemporaneamente, insieme ai terapeuti, si utilizza lo strumento-radio per impostare i progetti “di presa in carico” di ogni paziente; ed estetico in quanto il dolore si trasforma in metafora, i pensieri dei pazienti vengono percepiti come poesia da chi ascolta e risponde, avvicinandoli e sentendosi così nuovamente persone, un modo di rompere i muri che separano quelli che stano dentro da quelli che stanno fuori. Colifata, o colifato, vuol dire pazzo in senso affettuoso, ed è stato scelto dagli ascoltatori dopo che i pazienti avevano proposto 40 nomi da dare alla loro radio. Le trasmissioni vengono fatte dall’esterno dei padiglioni, all’aperto, perché non ci sono le risorse economiche. “Aqui hace un poco de frio però el calor humano està presente” (qui fa un po’ freddo ma il calore umano è sempre presente) dice la voce di un paziente che trasmette. Attualmente sono riusciti a costruire uno studio dove possono lasciare tutta l'attrezzatura della radio, ottenuta grazie a una festa “colifata” organizzata a Barcellona con musicisti della strada, che con l’appoggio di Manu Chao, hanno registrato un cd mixando le canzoni con le voci dei pazienti che trasmettono in uno studio artigianale. Il disco si chiama “La Colifata, siempre fui loco”, che viene distribuito e venduto dagli stessi musicisti in Spagna e dai pazienti del Borda in Argentina. Un sistema di distribuzione più giusto, dove un 80% è per i gruppi venditori e il 20% è per i costi di produzione e i progetti, ha permesso di dare lavoro ai pazienti, come il caso di un donna che prima chiedeva l’elemosina per le strade di Buenos Aires. Avremo la possibilità di conoscere, ascoltare e discutere con Alfredo e uno dei protagonisti della radio, in una tavola rotonda che si presenterà nella quinta edizione della Rassegna MALATI DI NIENTE a Jesi nel mese di maggio 2005, dove sarà presente anche Simonetta Di Girolamo che lavora a Parigi con l’Atelier du non faire. Il sito della radio è www.lacolifata.org dove si può incontrare tutto ciò che riguarda questo interessante progetto. In Italia è stato realizzato un video da Valentina Monti e Mirta Morrone. Video che sarà presentato nella rassegna “Malati di niente”, con immagini delle votazioni fatte dai pazienti del Borda nelle elezioni presidenziali del 2003, votazioni simboliche, perché in Argentina gli internati nei manicomi hanno i diritti costituzionali sospesi.
Chi fosse interessato al cd “La Colifata, Siempre fui loco” o ad avere maggiori informazioni può contattare direttamente
l’associazione Ya Basta! Marche, yabastamarche@libero.it.
Visita il sito di Radio "La Colifata"
Il sito dell'ass. Ya Basta!

venerdì 17 dicembre 2004

17/12/2004 | "ENERO AUTONOMO 2005" II Incontro dei movimenti sociali in Argentina


ARGENTINA - Pubblichiamo l'appello di convocazione dell'incontro internazionale "Enero Autonomo", secondo appuntamento della "Ronda de Pensamiento Autonomo", alla quale parteciperanno delegazioni dei movimenti sociali attivi in Argentina e in America Latina. RONDA DE PENSAMIENTO AUTONOMO II Incontro Internazionale dei movimenti sociali 20/23 gennaio 2005 LA MATANZA Pcia. BUENOS AIRES www.eneroautonomo.org.ar eneroautonomo2005@yahoo.com.ar Dalle terre del sud nuovamente vi convochiamo , per incontrarci, per costruire nuove strade da percorrere insieme . Vi invitiamo a condividere, la vita di tutti i giorni. Perché la politica non si riduce solo a parole e manifestazioni , a negoziati e concentramenti, perché la vita si fa giorno dopo giorno, nel lavoro, nel rapporto quotidiano. Non abbiamo una meta prefissata del dove arrivare, semplicemente vogliamo camminare e costruire, senza tutori, senza che altri camminino per noi. Con libertà e autodeterminazione. Oggi in America Latina, ci vogliono convincere che possano esistere governi buoni che vogliono salvarci dall'imperialismo, inalberando le bandiere populiste di un capitalismo più umano. Non ci interessano presidenti e governi che si mettono d'accordo fra loro, che trattano con le nostre vite. Ci fidiamo solo delle nostre forze e non abbiamo nessuna intenzione di regalare la nostra potenzialità. Attraverso questo incontro cerchiamo di potenziare le nostre esperienze, di costruire ponti fra i nostri percorsi, e di costruirne di nuovi. In questa epoca di massiccia comunicazione che spesso disinforma, vogliamo incontrarci, scavalcare la frammentazione e l'isolamento, senza scorciatoie, per il cammino più difficile, quello che si deve percorrere reinventandosi in continuazione, dove non si possa fare a meno di imparare ad ogni passo. A llorar a la iglesia, para nosostros la alegre rebeldia!! Il secondo incontro Gennaio Autonomo si svolgerà dal 20 fino al 23 gennaio 2005: Giovedì 20: accrediti, accoglienza, sistemazione in tende e grande fuoco comunitario. Venerdì 21 e sabato 22: laboratori, tavola rotonda (rondas), aggregazione, scambi, musica, pasti solidali. Domenica 23: cerimonia di addio. Rivalorizziamo -anche questa volta- una fabbrica inattiva, con buone installazioni. Per coloro che conoscono Buenos Aires: si trova nella zona di La Matanza. Per chi invece non conosce il luogo, può mettersi in contatto con noi. La pagina WEB www.eneroautonomo.org.ar sarà sempre aggiornata con tutta l'informazione necessaria. Se ci sono delle difficoltà vi chiediamo di scriverci a eneroautonomo2005@yahoo.com.ar per informazioni, iscrizioni a laboratori, idee, dubbi e per tutto il necessario. Un pò di storia Enero autónomo nasce dopo una convocazione dei "movimenti sociali", che dall' interno delle esperienze popolari, hanno scelto l'autonomia, l'orizzontalità e la libertà, come inizio del processo di costruzione del cambio sociale. Dato che questi possono essere concetti molto difficili da trasmettere con parole, è stato deciso di utilizzare queste tre semplificazioni come elementi guida, consapevoli che alla fine sono le pratiche quotidiane ciò che definiscono concretamente l'agire. "..... In maniera molto sintetica si può dire che abbiamo compreso che il cambiamento avviene attraverso noi stessi in un continuo fluire che parte e ritorna da noi. Dove i nuovi soggetti sono essi stessi i protagonisti , soggetti che hanno smesso d'aspettare il lider , e che sanno di non essere soli, che lavorano con i propri compagni , giorno per giorno in un nuovo rapporto...." Dopo il I ENERO AUTONOMO ,dove hanno partecipato quasi due mila persone attraversando 46 laboratori ,si sono succeduti degli incontri mensili fra i movimenti dei disoccupati, assemblee di quartiere , spazi occupati , popoli originari, cioè molti compagni, sorelle e fratelli con diverse problematiche e diverse pratiche di autonomia, si sono ritrovati insieme con l'obiettivo di scambiarsi esperienze e riflettere collettivamente, verso l'Enero Automo 2005. Non si può dire che incontri come Enero Autonomo abbiano una lunga storia . Nemmeno si può dire che siano dei pionieri, ma la novità è che la convocazione è attiva, la proposta è quella di riflettere sulle esperienze concrete e arricchire le pratiche. Senza dubbio il Foro Sociale Mundial è un grande punto di riferimento per la lotta al neoliberismo, in questo senso molto valido, molto globalizzante, ma, tanto il suo asse principale , come i dinamismi organizzativi, sono diversi, come ci si augura che continui ad essere l' incontro del Enero Autonomo, che gira intorno all'autonomia e intorno a coloro che gli hanno dato corpo. Anche se ci sono già delle tematiche di discussione, si lascia comunque il canale aperto a tutte le proposte, ma non viste o pensate come conferenze o come laboratori con oratori fissi, ma che siano come rondas ( tavola rotonda , cerchi di discussioni) più piccoli o più grandi, dove tutti abbiano l'opportunità di partecipare e portare la propria esperienza di lotta. Non si pretende che Enero Autonomo sia "l'evento" fra virgolette, dove poi rimane tutto li in maniera statica, ma che esso dia un contributo di arricchimento all'autonomia del "giorno dopo giorno" ed in diversi luoghi del mondo Enero autonomo nasce della ronda di pensamento autonomo, prende corpo da coloro che vi partecipavano, che c'erano, che si incontravano ogni mese per scambiare le proprie esperienze, perciò non risponde all' appello di una sovrastruttura internazionale, e nessuno intende farla diventare tale. Questo spazio viene aperto anche alle sorelle e ai fratelli d'altri paesi e si fa' semplicemente per arricchirsi mutuamente, non soltanto per raccontarci cosa ci succede ma anche per capire le strade che si possono percorrere pratiche diverse. Questo scambio porterà sicuramente a un profondo dibattito dal quale non ci si aspetta una conclusione monolitica, ma l'inizio di una costruzione collettiva dove la diversità sia riconosciuta e si possa imparare a lavorare insieme. Altrimenti si ritornerebbe al pensiero unico. La crisi che scoppia in Argentina il 19 e 20 dicembre 2001 è un prodotto storico culturale. In qualche modo si può dire che c'è una continuità storica nelle lotte popolari, ma nel caso delle asemble di quartiere, ad esempio, si è rotto definitivamente con la cultura individualista di lamentarsi dentro casa o al bar; si decide di uscire per strada e li ognuno si è riconosciuto nell'altro. Si è anche spezzata la cultura dell' avanguardia e si è capito che la capacità di gestire il nostro futuro era ed è in ognuno di noi, tra coloro che si stringono uno con l'altro nella vita quotidiana, che tutti noi possiamo essere gli artefici del cambiamento, nessuno si aspetta più le magiche soluzioni calate dall'alto. Per quanto riguarda i movimenti lavoratori disoccupati, coloro che oggi condividono la Ronda hanno percorso e percorrono dall' inizio del cammino la pratica dell'autonomia, perciò la colonna forte di questi MTD, non è la disoccupazione, ma il come iniziare la trasformazione sin dal quotidiano, dalle pratiche concrete, da questa realtà. A ogni modo si preferisce non mettere etichette come "piqueteros", "asamblee, "popoli originari", ma invece pensare a cosa si può fare insieme per trasformare questa realtà che colpisce tutti in modo diverso. C'è tanto da condividere, si sta' producendo molto,si stanno producendo beni materiali, come anche nuovi pensieri , nuove soggettività; buone motivazioni per lo scambio e il rafforzamento.

martedì 9 novembre 2004

09/11/2004 | Carovana Ya Basta! - Viaggio nell'Argentina che resiste.


ARGENTINA - Continua il viaggio della carovana Ya Basta! in Argentina. Gli attivisti hanno partecipato al picchetto che il movimento piquetero organizza ogni mese per chiedere giustizia sul massacro del Ponte Pueyrredón, dove nel 2002 per mano della repressione poliziesca persero la vita Dario Santillán e Maximiliano Kosteki. [Audio 1] Le forme di autogoverno all’interno dei singoli barrios e la gestione comunitaria dei meccanismi decisionali nei quartieri autogestiti a Buenos Aires. [Audio 2] - 6 novembre Carovana Ya Basta! Viaggio nell’Argentina che resiste. Le forme di autogestione della produzione nelle fabbriche recuperate, l’impegno costante per la verità e la memoria delle Madres de Plaza de Mayo e dell’associazione H.i.j.o.s. [Leggi] - Speciale Argentina 2004 Diario della carovana Ya Basta!