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mercoledì 26 dicembre 2012

"La Befana a Soteria" - Via Tabano 51 ore 17.00 Jesi (An)



Venerdi 4 gennaio.... a Soteria arriva La Befana ..... siete tutti 

invitati...."La Befana a Soteria"
Vi aspettiamo,Via Tabano 51 ore 17.00 Jesi (An), per festeggiare la 
vecchietta più dolce del mondo.
La festa della befana di Soteria è aperta a tutti per vivere insieme un 
momento di aggregazione e socialità capace di esprimere con le azioni 
l'ambizioso percorso nel quale cammineranno insieme utenti, familiari, 
operatori, gente comune, verso un orizzonte ideale rappresentato da una 
comunità di donne e di uomini ancora capaci di creare legame sociale, 
inclusione, solidarietà 

lunedì 8 ottobre 2012

HOT VIRUZ ORGANIZATION & CSA TNT presentano: ≈ RANGDA (Drag City, Usa)

Sabato 13 Ottobre 2012

ore 19.00 - aperitivo / live concert


Piazza delle Monnighette - Jesi (An)

≈ ≈ RANGDA (Drag City, Usa) ≈ ≈


Sir Richard Bishop (Sun City Girls) - chitarra



Chris Corsano (Dredd Foole, Bjork, Kim Gordon...) - batteria



Ben Chasny (Six Organs of Admittance) - chitarra


Rangda, nome che prende ispirazione dal demone Balinese, è l’unione di 3 musicisti storici 





dell’underground: Sir Richard Bishop, Ben “Six Organs of Admittance” Chasny, e Chris 





Corsano.

Tre attitudini musicali molto diverse (desert blues, free jazz, psych-folk) che magicamente 





riescono a riconciliarsi in potenti cavalcate strumentali, spesso al limite con 





l'improvvisazione.

Un supergruppo nato dal desiderio di Chasny di suonare con due dei suoi musicisti preferiti





Hanno all’attivo due dischi: “False Flag” (2010) e “Formerly Extinct”, uscito nel 2012.




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INGRESSO GRATUITO

Media Partner:
URLO Mensile di resistenza giovanile
MUSICLUB 

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www.hotviruz.com
info: 333 10 04 014 
info@hotviruz.com

mercoledì 20 giugno 2012

FUORI L'ACQUA DAL MERCATO, FUORI I PROFITTI DALL'ACQUA dal comitato jesino "2 sì per l'Acqua Bene Comune"


Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall'acqua
Nella sede di Libera Jesi (via Pergolesi, 8),
venerdì prossimo 22 giugno alle ore 18.00, ASSEMBLEA CITTADINA organizzata dal comitato jesino "2 sì per l'Acqua Bene Comune" al fine di diffondere sempre di più la campagna di Obbedienza Civile e di spiegare ai cittadini, che intendono aderire, come si effettuano le dichiarazioni/reclami da fa pervenire al gestore competente del servizio.

Sarà presente EVASIO CIOCCI (coordinatore regionale dei movimenti per L'ACQUABENECOMUNE DELLE MARCHE)

Ecco una breve descrizione della Campagna presa dal sito www.acquabenecomune.org (dove si possono trovare tutte le info più dettagliate)

Obbedienza civile 

Applicare il referendum:
Con la pubblicazione, in data 20 luglio 2011, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 è stata sancita ufficialmente la vittoria referendaria e l’abrogazione della norma che consentiva ai gestori di caricare sulle nostre bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”.
Se non saranno le istituzioni a far rispettare l’esito del referendum, saranno le cittadine e i cittadini a farlo.
Per questo lanciamo la campagna di obbedienza civile: ovvero il rispetto della volontà popolare eliminando il profitto dalle bollette.
Perchè una campagna di "obbedienza civile"
 La “remunerazione del capitale investito”, che ricordiamo, è pari al 7% della sommatoria degli investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti, nella generalità dei casi, incide sulle nostre bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e
il 20%. Il referendum era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti! E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non lascia alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.
Oggi, a distanza di alcuni mesi, risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. In altre parole tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni l’esito referendario.
Questo non può essere accettato!
Perciò chiediamo a tutti i cittadini italiani utenti del servizio idrico di aderire alla campagna di “obbedienza civile”

In cosa consiste la campagna di "obbedienza civile"
 La campagna di “obbedienza civile” consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011, applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del capitale investito”.
E’ stata chiamata di “obbedienza civile” perché non si tratta di “disubbidire” ad una legge ingiusta, ma di “obbedire” alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari. Lo scopo principale della campagna di “obbedienza civile” è ovvio: ottenere l’applicazione del risultato che è inequivocabilmente scaturito dai referendum.Con la mobilitazione attiva di centinaia di migliaia di cittadini ci proponiamo di attivare una forma diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa ai diktat dei poteri forti di turno.
Ci proponiamo anche di dare una risposta all’evidente crisi della democrazia rappresentativa dei partiti, ormai diventata impermeabile non solo alle istanze della società, ma persino ai formali esiti delle consultazioni codificate nella nostra Carta Costituzionale, come appunto i referendum abrogativi.

Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall'acqua 

martedì 14 giugno 2011

Quorum: la tempesta perfetta del comune

Quorum: la tempesta perfetta del comune

Considerazioni a caldo sulla vittoria dei quattro referendum

da articolo Globalproject
 
 
 
 
 
E’ fatta. Con un risultato straordinario il quorum è raggiunto e superato.

Se ne erano già accorti a metà mattina i mercati finanziari: Piazza Affari, la borsa valori di Milano, aveva registrato un pesante calo dei titoli delle multiutility quotate, quelle che avevano scommesso sulla privatizzazione della gestione del servizio idrico, e un crollo azionario delle imprese legate al ciclo delle tecnologie atomiche.
Altro che “referendum inutile”!
Una prima valutazione non può prescindere dal merito dei quesiti: ad essere sconfitta è innanzitutto l’idea che si era affermata negli ultimi vent’anni, per cui non solo era giusto e legittimo considerare l’acqua, così come qualsiasi altro “bene comune”, come una risorsa economica, merce oggetto di un irreversibile processo di privata appropriazione, ma che anche la sua gestione in quanto servizio al cittadino, così come di qualsiasi altro “servizio pubblico”, sarebbe stata di gran lunga più “efficiente ed efficace” se affidata alle virtù naturaliter salvifiche del mercato capitalistico. Ideologia e politica economica del neoliberismo sono, così per come li abbiamo conosciuti, nella crisi che ne ha messo a nudo la reale portata, i primi sconfitti dall’esito referendario. Ad essere battutto è pure, nel merito, l’incubo di un ritorno della scelta nucleare in Italia, l’idea cioè che il concatenamento energetico della crisi potesse essere affrontato con il rilancio in grande stile del ciclo atomico, con tutti i rischi ad esso connessi e con il consolidarsi di un modello di produzione centralizzato e autoritario che esso inevitabilmente comporta.
Una seconda valutazione rinvia alle possibili prospettive aperte dal voto: da una parte l’opportunità di praticare, a partire dall’acqua e sulla scala di nuovi laboratori metropolitani e territoriali, la necessità di una radicale inversione di tendenza nella “gestione comune” dei servizi pubblici, inoculando fortissime dosi di partecipazione diretta nelle scelte politiche e amministrative che li riguardano e facendo di essi i pilastri di un’alternativa fondata sulla riappropriazione democratica del governo locale; dall’altra la possibilità di avviare sul serio, una volta rimosso l’ostacolo rappresentato dagli enormi interessi della lobby nuclearista, un ciclo di lotte e di progettualità alternativa per l’affermazione di un “comune energetico”, fondato su elementi praticabili e praticati di indipendenza e democrazia nel disegno del passaggio di civiltà alla produzione di energia da fonti rinnovabili e pulite, connettendo a questo cambio di modello una più ampia proposta di riconversione produttiva in senso ecologico.
Una terza valutazione considera come questi percorsi di grande innovazione siano resi pensabili proprio a partire da un più generale senso di cambiamento, che il carattere di “tempesta perfetta” dell’esito referendario dimostra: a partire infatti dalla crucialità di quesiti costruiti intorno a singoli, ma al tempo stesso paradigmatici “beni comuni” quali acqua ed energia, salute e ambiente, è la domanda di un complessivo orizzonte comune, alternativo allo stato di cose presenti e all’interno del quale ciascuna e ciascuno possa aspirare a migliori condizioni di vita, ad affermarsi come maggioranza sociale (e anche, banalmente, quantitativa nel corpo elettorale) in questo paese. E’ un dato eccezionale, ma è, al tempo stesso, segno di un mutamento profondo; che sarebbe sciocco considerare come acquisito una volta per tutte, ma dev’essere piuttosto interpretato come un positivo e produttivo punto di ripartenza.
Infine, le conseguenze sul quadro politico-istituzionale: è certo evidente come non solo il governo Berlusconi, ma tutto il lungo ciclo del berlusconismo, gli stessi presupposti materiali e ideologici su cui era impiantato, abbiano ricevuto oggi un sonoro “voto di sfiducia moltitudinario”, ben più significativo di qualsiasi maggioranza parlamentare. E che, non a caso, ciò sia avvenuto attraverso il ritorno a nuova vita, la resurrezione dello strumento del referendum, che mancava l’obiettivo del quorum (se si esclude quello confermativo del 2006) da ben diciotto anni. Ma attenzione a quanti sono saltati sul vincente carro referendario solo da due settimane. Una lettura tutta politicista, tutta schiacciata sulla sconfitta del Caimano, che eludesse il contenuto di positiva alternativa sociale dei quesiti, servirebbe solo ad aiutare i tentativi, che certo dobbiamo aspettarci, di intercettare e normalizzare la grande spinta al cambiamento che in queste ore giustamente festeggiamo.

lunedì 13 giugno 2011

E' mancato Matteo Dean


E' mancato nella notte del 11 giugno a Toluca in Messico in un incidente stradale con la sua moto, Matteo Dean.
Matteo per tutt@ noi era un riferimento umano e politico in quel grande e lontano/vicino paese che è il Messico.
Matteo ci aspettava quando arrivavamo all'aereoporto per accoglierci e accompagnarci, per darci la possibilità di entrare realmente in quel grande paese che lui amava e dove aveva scelto di vivere.
Matteo con le interviste, i suoi articoli ci raccontava in una maniera che nessuno potrà sostituire la realtà sociale, politica dell'altra lato dell'oceano.
Matteo era soprattutto uno di noi. Lo era fino in fondo in un legame fortissimo che la distanza non aveva mai spezzato.
Con lui abbiamo viaggiato in Messico e in tutta l'America Latina, in Europa, con lui abbiamo partecipato alle mobilitazioni internazionali, perchè Matteo era uno spirito libero sempre alla ricerca delle strade e dei cammini per cambiare l'ordine di cose esistenti.
Siamo vicini ai suoi affetti, ai suoi cari, ai suoi amici in Messico, che sono anche i nostri, ed in Italia.

Matteo ci mancherai.
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venerdì 15 aprile 2011

Ciao, Vik.................


VENERDI 15 APRILE PRESIDIO DI SOLIDARIETA' IN PIAZZA ROMA AD ANCONA

Vittorio Arrigoni è morto. E' caduto un altro martire palestinese














Presidio a Pesaro per Vittorio Arrigoni 16 aprile

Piazza del Popolo - ore 16


Fano: la Campagna Palestina Solidarietà ricorda Vittorio Arrigoni

La Campagna Palestina Solidarietà Marche, costituita da associazioni e singoli che da anni lavorano per una pace giusta in Medio Oriente, ricorda a Fano Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani ucciso a Gaza. La Campagna Palestina Solidarietà aveva ospitato Vittorio Arrigoni nel dicembre 2009 a Pesaro, Ascoli, Jesi e Ancona, per la presentazione del suo libro "Restiamo umani".

In quell'occasione Vittorio aveva raccontato, attraverso i suoi filmati, l'operazione "Piombo Fuso", il dolore di Gaza, la voglia di resistere, di vivere nonostante l'assedio disumano e criminale imposto da Israele.

Il lavoro di testimonianza di Vittorio resta un segno indelebile per chi crede nel valore universale della solidarietà tra tutti i popoli, nella lotta senza frontiere a fianco dei popoli oppressi e contro l'ingiustizia ovunque sia commessa.

Dopo il presidio in Piazza del Popolo a Pesaro, Vittorio Arrigoni sarà ricordato mercoledì 20 aprile alle ore 21 all’Auditorium S. Arcangelo di Fano.

Durante la serata saranno proiettati i suoi video e un'intervista in cui Vittorio racconta la sua attività di solidarietà attiva. da Campagna Palestina Solidarietà


Addio Vittorio. "Io non credo nei confini nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia che è la famiglia umana" V. Arrigoni Addio, Vik. *Tratto da Peacereporter Il blog di Vittorio Arrigoni Vai all'articolo Restate Umani di Christian Elia Links Utili: Articolo da Repubblica News The Guardian News su Jerusalem Post

giovedì 31 marzo 2011

Uniti Per La Libertà! Carovana dalla Tunisia alla Libia

coordinata dalle Marche partirà l'8 aprile la carovana dalla Tunisia alla Libia. l'appello http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Uniti-Per-La-Liberta-Carovana-dalla-Tunisia-alla-Libia/7996

Dall' 8 all' 11 aprile 2011



Unis pour la libertè! United for freedom!

Uniti per la Libertà!









Nel sud est della Tunisia, al confine con la Libia, migliaia di persone vivono nel campo profughi di Ras Jadire.


Tunisia - I campi profughi al confine con la Libia Insieme ai protagonisti della rivolta, ci siamo autoorganizati per aiutare la popolazione in fuga della guerra, una nuova forma di cooperazione sociale, nata dal basso. Noi stiamo della parte di chi lotta per la libertà. Supportarci nella raccolta!! Giovedi 8 aprile una Carovana di 60 persone (di cui 15 dalle Marche) partiranno verso il sud est della Tunisia, al confine con la Libia, dove migliaia di persone vivono nel campo profughi di Ras Jadire, con lo scopo di portare aiuti umanitari





La situazione è drammatica: migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla Libia, ma anche dalla Somalia e dall'Eritrea, sono ammassate nel campo. Si pensa che nei prossimi giorni la situazione peggiorerà ulteriormente per l'intensificarsi del numero delle persone con ferite da arma da fuoco. Le organizzazioni di soccorso hanno allestito tende, sotto le quali medici e volontari stanno cercando di affrontare le emergenze più gravi. La Mezzaluna Rossa distribuisce i pasti, ma mancano medicinali, strumentazioni mediche e chirurgiche, latte per bambini. Trovarsi in un campo profughi ai margini della Libia non è una sfortunata casualità: è un pezzo della guerra che consuma vite e speranze. Così come un pezzo della guerra è Lampedusa, trasformata in un carcere a cielo aperto. Una guerra dai confini labili, già cominciata all'ombra degli accordi di “amicizia” italo-libici con l'imprigionamento, l'uccisione e la deportazione di migliaia di migranti. Le stesse ragioni umanitarie che sponsorizzano le bombe parlano il linguaggio della guerra contro i profughi ed i barconi che attraversano il Mediterraneo. In Tunisia gruppi spontanei di studenti, docenti, lavoratori, medici e avvocati si sono auto-organizzati per far fronte all'emergenza umanitaria che si è creata ai confini con la Libia: oramai da settimane provvedono al reperimento del materiale di prima necessità che poi trasportano fino ai campi profughi. Sono realtà non governative che nascono dallo stesso tessuto sociale che è stato protagonista della “rivolta dei gelsomini”: non esistono ancora associazioni formalizzate perchè fino al 20 gennaio in Tunisia era vietato costituirle. Le reti di solidarietà che nascono spontaneamente in Tunisia sono nel contempo aiuto concreto ai profughi e sperimentazione di forme di cooperazione sociale dal basso. Da queste stesse reti ci arriva oggi un appello, una richiesta di aiuto per far fronte alla grave situazione che si è venuta a creare nei campi profughi. Noi crediamo che nell'attuale scenario di guerra il nostro prendere la parola dalla parte di chi lotta per la libertà contro ogni dittatura, sia essa imposta dall'interno o dall'esterno, sia essa esercitata con le armi o con il potere economico e finanziario, significhi azione concreta, costruzione di relazioni dirette con le sperimentazioni nate dalle rivolte che hanno rivendicato libertà, democrazia, futuro. Oggi più che mai contro ogni retorica della e sulla guerra il nostro “Stop ai bombardamenti!” passa attraverso una battaglia “senza se e senza ma” sui diritti dei migranti e dei profughi, sul diritto di asilo europeo, sul diritto al soggiorno, alla libertà di stanziamento ed all'accoglienza dignitosa. Le rivolte che hanno attraversato il Nord Africa e che continuano ad estendersi aprono nuove finestre e fanno dell'euromediterraneo uno spazio denso di prospettive, chiamato da subito a misurarsi con i movimenti migratori determinati direttamente o indirettamente dalla guerra e dai conflitti in atto. Per tutte queste ragioni vogliamo rispondere all'appello lanciato dai volontari tunisini con una carovana di aiuti dall'Italia con la quale sia possibile raggiungere il campo profughi di Ras Jadire, distribuire i materiali raccolti, incontrare i protagonisti della rivolta ed i volontari che si sono autorganizzati per dare sostegno alle vittime della repressione del regime di Gheddafi e dei bombardamenti. Considerata l'emergenza i tempi di organizzazione della carovana sono stretti ma siamo comunque riusciti in pochi giorni a costruire il programma che proponiamo.



Programma della Carovana


2 Aprile - Reperimento di medicinali e fondi con l'allestimento di gazebo e punti di raccolta nella giornata di mobilitazione nazionale (nelle Marche il pomeriggio concentramento in Ancona - Piazza Roma h.17,00)


6 Aprile - Partenza da Civitavecchia del carico con materiali sanitari e strumentazioni mediche


7 Aprile - Partenza in aereo dall'Italia per Tunisi


8 Aprile - Tunisi: in tarda mattinata incontro della carovana italiana con i volontari tunisini e conferenza stampa - Incontro organizzativo con la Mezzaluna Rossa. - Nel pomeriggio incontro della delegazione italiana con i protagonisti della rivolta all'Università


9 Aprile - Partenza della carovana verso Cita Benghardane, provincia di Tataouine, confine Ras Jadire, a circa 600Km da Tunisi. Il viaggio sarà organizzato insieme alla Mezzaluna rossa che si occuperà del trasporto dei materiali arrivati dall'Italia - Distribuzione dei medicinali nel campo profughi - Pernottamento al campo profughi in tendoni allestiti appositamente per la delegazione della carovana


10 Aprile - Partenza dal campo profughi e ritorno a Tunisi


11 Aprile - Rientro in Italia Il programma è in evoluzione e nei prossimi giorni sarà ulteriormente integrato.


Per la raccolta fondi è possibile effettuare la propria donazione al C/C Banca Etica dell'Associazione Ya Basta! Marche IBAN IT41R05018028 0000 0000 112064, indicando come causale "Carovana Tunisia".

Per informazioni sull'organizzazione e per partecipare alla raccolta del materiale:

tel 347/4701996 email unitiperlaliberta@gmail.com -



Centri di raccolta:

Centro di raccolta a Civitanova Marche:

C.s.o.a. Jolly Roger via Parini 13

fino all'8 Aprile tutti i giorni dalle 18.00 alle 23.00,

dall'8 aprile in poi lunedi e venerdi dalle 18.00 alle 23.00

Referenti David (3278555147), Andrea (3459223191)

Centro di raccolta a Macerata:

Ambasciata dei Diritti, via Pannelli snc (vicino Apm e Informagiovani)

Da lunedì a mercoledi dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00

Contattare il numero 339/7205871

o scrivere una mail a raccoltafarmacimacerata@gmail.com

Punti di raccolta a Fabriano:

Sabato mattina dalle ore 10 gazebo in Piazza del Comune

Venerdì e sabato dalle 18 presso il Circolo ARCI “Il Corto Maltese” via Verdi

Presso le due farmacie comunali

Per informazioni sulla raccolta a Fabriano email: collettivofabriano@libero.it tel:3930227238

Punti di raccolta a Jesi:

csa TnT referenti Ilaria (3387313588) e David (3476422921).

sede di Ya Basta! Marche sabato 2 aprile mattina dalle 10.30 alle 13

Via Mura Orientali 5 (di fronte al ex Cinema Astra/Politeama)

tel sede 3311159432

Centro di raccolta Ancona:

Ambasciata dei Diritti, via Urbino 18

Da lunedì a mercoledi dalle 19 alle 21.

Contattare il numero 3474701996 o scrivere una mail a mailto:ambasciata%40glomeda.org



In continuità con la campagna “Welcome" a Lampedusa per un Mediterraneo dell'accoglienza, promuovono e coordinano: Ambasciata dei Diritti - Marche, Associazione Ya Basta! Marche, Centri Sociali Marche, Associazione Ya Basta! Italia, Centri Sociali del NordEst, Action Per adesioni: unitiperlaliberta@gmail.com

mercoledì 26 gennaio 2011

ORE 3.00 : NOTTE ROSSA AI CANCELLI DELLA FIAT


ORE 3.00 : NOTTE ROSSA AI CANCELLI DELLA FIAT

Il 28 gennaio, giorno dello sciopero indetto dalla Fiom, i Centri Sociali delle Marche saranno presenti con gli operai davanti ai cancelli della FIAT (Jesi) alle ore 3.00 del mattino.
Sarà una lunga “NOTTE ROSSA” da vivere insieme, in attesa dell’ingresso del primo turno di fabbrica alle 5.00. Mentre gli operai si stanno organizzando nell’allestimento di bracieri per scaldarsi e cibo da cuocere, il TNT sta allestendo il camion con sound-system. Verrà a suonare Marino, il famoso cantante della GANG e Angelo Ferracuti, noto scrittore fermano, leggerà alcuni dei suoi racconti.
Aspetteremo insieme l’ingresso dei lavoratori del turno della mattina per invitare tutti a partecipare al corteo regionale che alle 10.00 partirà dalla Fiera della Pesca in Ancona.
“Uniti con la FIOM” è lo slogan che dai cancelli della FIAT porterà studenti, precari e centri sociali a rispondere con la solidarietà a chi vuole imporre la competitività ad ogni costo, schiacciando diritti e dignità. Un percorso di unità è iniziato: la consapevolezza di una comune condizione di precarietà sta diventando pratica e progetto del “comune”.

martedì 21 dicembre 2010

Cancun - Riflessioni sul postCop16


di Francesco Martone
22 / 12 / 2010
Un fallimento annunciato, Copenhagen II, un passo verso la giusta direzione, una scialuppa di salvataggio per un multilateralismo alla deriva. Mai come stavolta tentare di fornire una valutazione univoca dell’esito della Conferenza di Cancun risulta essere esercizio complesso, viste le differenti tracce di analisi possibili. Che il risultato potesse essere di basso profilo quello era ormai cosa certa. Bastava leggere attentamente il cosiddetto “testo del Presidente” del gruppo di lavoro sulla Cooperazione a largo termine (dedicato a definire le linee di lavoro sui temi dell’adattamento, mitigazione, trasferimento di tecnologie, finanze) per notare come nella selva di verbi utilizzati per definire le decisioni finali, pochi erano i verbi che definivano un qualche tipo di impegno. Tra questi quello – poi confermato a Cancun - di lanciare definitivamente un programma globale sulla riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado delle foreste (REDD - Reduced Emissions from Deforestation and Degradation), un fondo verde per il clima, un centro per il trasferimento delle tecnologie, una cornice istituzionale per gestire i programmi di adattamento. Il resto era affidato a quello che i tecnici chiamano “rolling process” un processo in itinere, nel quale si decide di non decidere, e di sostituire a impegni certi , l’opzione di tenere aperti canali di negoziato. La presidenza messicana aveva infatti optato per una strategia alternativa a quella fino ad allora attuata. Piuttosto che pensare di poter approvare un pacchetto onnicomprensivo d’impegni e di azioni, si era deciso di lavorare sui cosiddetti “building blocks”. Un gioco del Lego nel quale mattoncino per mattoncino si ricostruiva il quadro negoziale e si definivano pezzo per pezzo gli impegni politici e di spesa. Partendo dalla base, dai mattoncini sui quali si era registrato già a Copenhagen una sorta di consenso.
Astuzia diplomatica e delicati equilibrismi hanno così caratterizzato la gestione della Conferenza da parte della presidenza messicana. Già a Tianjin la “vulgata” ufficiale indicava in un eventuale fallimento di Cancun il colpo di grazia per un processo multilaterale già messo a dura prova a Copenhagen, grazie alla scellerata gestione della presidenza danese, ed al colpo di mano attuato da Barack Obama ed altri paesi che imposero un accordo non vincolante di fatto contraddicendo le più elementari regole del consenso. Allora il “Copenhagen Accord” venne “notato” dalla Conferenza delle Parti, non essendo testo ufficiale di negoziato, né condiviso da alcuni paesi quali la Bolivia, e l’Ecuador. Allora l’ALBA sembrava potesse essere un nuovo importante attore nel negoziato globale. Oggi, al conteggio finale del dopo Cancun, la Bolivia risulta essere più isolata che mai. L’Ambasciatore Pablo Solon – a parte qualche manifestazione di sostegno di circostanza fatta dai tradizionali alleati (Nicaragua, Cuba, Ecuador) - è stato lasciato solo, come un Davide contro Golia a reiterare l’inadeguatezza dell’accordo finale, possibile complice di “genocidio ed ecocidio” (così nelle sue parole). Oggi gli “Accordi di Cancun” (“Cancun Agreements”) vengono accettati da tutti, chi più e chi meno, come un minimo comun denominatore necessario per tenere aperto il negoziato multilaterale verso la prossima Conferenza delle Parti di Durban 2011.
Quale sarà lo scenario dei prossimi mesi è difficile prevedere, sicuramente però si possono già intuire quelli che saranno le questioni sulle quali si concentrerà il negoziato. Prima fra tutte quella relativa al supporto al secondo periodo d’ implementazione del Protocollo di Kyoto, protocollo messo a dura prova dal fuoco incrociato di Canada, Giappone Stati Uniti, e per ultimo dalla Russia che aveva annunciato proprio a Cancun la sua decisione di non sottoscrivere il secondo periodo di impegno. Di riflesso l’inattesa apertura di India e Cina pronte ad accettare impegni di riduzione delle emissioni, in cambio di un sostegno al protocollo di Kyoto ha contributo a ridisegnare i rapporti di forza negoziali, dando al gruppo BASIC (Brasile, Cina, Sudafrica e India) un ruolo propulsore, e lasciando gli Stati Uniti all’angolo, stretti tra il rilancio di Cina ed India ed un Congresso a maggioranza repubblicana che non permette strappi in avanti. Se una similitudine si può trovare con il negoziato di Cancun 2003 all’Organizzazione Mondiale del Commercio forse è proprio quella relativa al rafforzamento del ruolo dei paesi BASIC che allora diedero il colpo di grazia al Doha Round ed ora invece una boccata d’ossigeno alla Conferenza sui Mutamenti Climatici. Il Protocollo di Kyoto resta così in piedi, ma duramente provato: basti leggere le parti relative agli impegni di riduzione delle emissioni accettate a Cancun per capirne il destino.
In un gioco d’incastri tra vari documenti, necessario per mantenere un equilibrio tra esigenze dei paesi in via di sviluppo e paesi industrializzati, si è nei fatti ribadito il contenuto dell’Accordo di Copenhagen. Stabilizzazione della crescita di temperatura a 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali (che in molti ritengono comunque letale ad esempio per i piccoli paesi insulari) sottoposta però a revisione nel 2015 nell’ottica di una possibile riduzione a 1,5 gradi. Alcuni osservatori hanno accolto questa decisione con soddisfazione visto che per la prima volta il limite dei 2 gradi verrebbe incluso in un accordo internazionale. Al posto dei cosiddetti MRV (Monitoring Reporting and Verification) il vero irritante del negoziato degli ultimi mesi, si è sostituito un sistema di verifica “leggero”, “non intrusivo” e “rispettoso della sovranità”. A Cancun si è poi fissato definitivamente il 1990 come l’anno di riferimento per calcolare il livello di riduzione delle emissioni, anche se poi si lascia ampia discrezionalità ai paesi di decidere per una data differente. Il vero bandolo della matassa riguarda il rapporto tra impegni di riduzione e piani di mitigazione nazionali, che - a detta dei paesi in via d’ industrializzazione - rischiano di essere eccessivamente onerosi riguardo alle loro prospettive di crescita.
Allora il primo nodo che i negoziati verso Durban dovranno sciogliere è proprio questo che tiene ancorati i destini del protocollo di Kyoto ai piani di mitigazione. Sul protocollo di Kyoto e sulla “forma legale” del nuovo accordo vincolante, la partita è ancora aperta. Si è esteso di un anno il mandato del gruppo di lavoro dedicato, con l’obiettivo di continuare a discutere sullo strumento da adottare, ossia se proporre un nuovo protocollo, o un’ appendice al vecchio. O se seguire il sistema – nei fatti legittimato a Cancun - del cosiddetto “pledge and review” proposto dagli USA e del quale l’Accordo di Copenhagen è imbevuto: ci impegniamo sulla carta a ridurre le emissioni e di volta in volta facciamo e verifiche del caso. Nessuna sanzione, nessun impegno chiaro. A queste condizioni il Protocollo resterebbe sì in piedi , ma come una “imago sine re”, immagine senza sostanza. Sul tema delle finanze per i programmi sul clima, è stato lanciato definitivamente il Fondo Verde per il Clima, la cui struttura dovrà essere definita da un gruppo di lavoro ad hoc entro la Conferenza di Durban. Questo fondo dovrà essere sotto l’autorità della Conferenza delle Parti, ma per i primi tre anni affidato alla Banca Mondiale che opererà come amministratore fiduciario.
Un colpo al cerchio uno alla botte, per chi voleva la banca mondiale attore centrale dei finanziamenti per il clima e chi invece la voleva fuori. Peccato che ci si scordi di due dettagli non indifferenti: il primo che la Banca Mondiale è l’istituzione pubblica di sviluppo maggiormente coinvolta nel sostegno ai combustibili fossili ed il secondo che il suo ruolo come amministratore fiduciario è risultato essere discutibile e di scarsa efficacia come attestato da alcune valutazioni interne in corso. E di quanti soldi stiamo parlando?
A Cancun si riafferma l’impegno a stanziare 30 miliardi di dollari l’anno fino al 2012 e da allora in poi 100 miliardi di dollari, ma dove andare a trovare queste somme è ancora poco chiaro. Da una parte va rilevato che non si è adottato alcun impegno sul sostegno a meccanismi di mercato per il finanziamento dei programmi di mitigazione, né per la costruzione di un mercato mondiale di permessi di emissione, anche se viene ribadita la centralità dei meccanismi di flessibilità previsti da Kyoto. Dall’altra però nulla è stato deciso sugli impegni di spesa relativi a fondi pubblici , nuovi ed addizionali, e non riciclati dalla cooperazione allo sviluppo, che devono invece essere la principale fonte di sostegno ai programmi di adattamento e mitigazione. Il rapporto stilato dal gruppo di lavoro ad hoc costituito da Ban Ki Mun identifica poi alcune ipotesi quali una carbon tax globale, o addirittura una possibile tassazione sulle transazioni finanziarie che però non ha avuto grande eco nel negoziato. Certo è che da Cancun parte un segnale chiaro verso il settore privato, che può vedere nella “green economy” e nella transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio un’importante opportunità.
A leggere il documento finale di Cancun risulta evidente che tutto il tema dei mutamenti climatici resta solidamente ancorato ad un paradigma economico e di sviluppo che continua a vedere nella crescita economica (“high growth”) il parametro centrale di riferimento. Questo forse è il vero grande limite del negoziato: quello di non prospettare una vera inversione di rotta, un nuovo modello che possa mettere in sinergia ambiente inteso come giustizia ambientale, ed economia intesa come sganciamento progressivo dal falso mito della crescita. Su questo il lavoro da fare è ancora molto soprattutto per creare e irrobustire quella domanda politica dal “basso” che può contribuire a scalfire la fiducia mal riposta nel modello di mercato e di crescita. Lasciare tutti i destini del Pianeta solo ed esclusivamente ad un negoziato internazionale tra stati rischia di legittimare una corsa verso il ribasso, se in questo negoziato le uniche due forze trainanti sono gli interessi nazionali degli stati , o quelli del posizionamento nella governance globale, e l’opportunismo delle imprese.
Perché se da Cancun si è deciso di tenere in vita il processo multilaterale, varrà ora la pena di interrogarsi di quale multilateralismo si stia parlando, giacché il ruolo dei movimenti della società civile, delle municipalità, dei soggetti non statuali altri rispetto agli Stati ne è risultato fortemente eroso. Chi era a Cancun non ha potuto non constatare la grande difficoltà di incidere e seguire le trattative, quasi tutte a porte chiuse, ed anche prendere atto della frammentazione dei movimenti, riuniti in ben 4 coordinamenti ed iniziative differenti che ne hanno certamente diluito la capacità di incidenza politica.
Al di là delle questioni specifiche relative al clima ed al modello energetico, che oggi più di prima devono essere affrontate soprattutto a livello nazionale e locale, Cancun ci lascia quindi un messaggio chiaro riguardo all’urgenza di costruire nuove alleanze, tra movimenti sociali, ed ambientali, piccole e medie imprese dedicate alle energie rinnovabili ed al risparmio energetico, comunità che già applicano metodi di adattamento e mitigazione dei mutamenti climatici, organizzazioni indigene e contadine, amministrazioni locali “virtuose”, sindacati.
Senza questa convergenza di soggetti politici, il percorso verso Durban rischia di restare un percorso tra Stati, guidato quindi solo ed esclusivamente dall’urgenza di conciliare un generico interesse nazionale con l’imperativo categorico della crescita economica. E dal quale difficilmente difficilmente potrà derivare una netta inversione di rotta.

lunedì 6 dicembre 2010

14 DICEMBRE: UNITI CONTRO LA CRISI


Ancona - Oltre 2000 a difesa del diritto all'acqua



Studenti, precari e operai si uniscono alla battaglia per i beni comuni

Centinaia di persone da tutte le Marche hanno sfidato il vento forte e la temperatura rigida del capoluogo dorico e si sono ritrovate ad affollare Piazza della Repubblica di fronte al Teatro delle Muse.Pullman da ogni provincia e tanti che si sono mossi con mezzi propri per non mancare all'appuntamento lanciato dal popolo dell'acqua, decine le sigle del mondo dell'associazionismo che hanno sostenuto l'iniziativa
In collegamento da Cancun, la corrispondenza di Vilma Mazza, dell'associazione Ya Basta! in diretta dalla conferenza sul clima COP16. I videointerventi inviati da Elio e Neri Marcorè hanno poi lasciato spazio al concerto prima del saluto collettivo della piazza a Mario Monicelli.
La piazza dell'acqua chiede diritti e democrazia e parla la stessa lingua delle mobilitazioni studentesche e delle battaglie per la dignità del lavoro. Prossima fermata, il 14 dicembre a Roma tutti Uniti Contro la Crisi sotto Montecitorio.
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Ancona-Oltre-2000-a-difesa-del-diritto-allacqua/6669
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Si legge Acqua, si scrive Democrazia
Cronaca completa della giornata Acqua Bene Comune
Acqua in movimento http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Acqua-in-movimento/6670
Il popolo dell’acqua è tornato in piazza ed è stata una giornata straordinaria. Cortei, happening, feste e presidi hanno attraversato tutti i capoluoghi di regione e decine di città.

domenica 28 novembre 2010

4 DICEMBRE MOBILITAZIONE NAZIONALE PER L'ACQUA PUBBLICA



INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE: singoli cittadini, associazioni laiche e religiose, forze politiche, forze sindacali …….

Comitati per l’Acqua Pubblica
Provincia di Ancona


Marche - I movimenti verso la mobilitazione del 4 dicembre
Tutte le iniziative territoriali in preparazione della manifestazione regionale

23 / 11 / 2010
Nella giornata di sabato 20 novembre il Coordinamento Marchigiano dei Movimenti per l'Acqua ha promosso iniziative territoriali per promuovere la mobilitazione nazionale a difesa dell’acqua pubblica del 4 dicembre.
Ad Ancona oltre 100 persone hanno preso parte all'assemblea pubblica di presentazione della mobilitazione e della manifestazione che si terrà nel capoluogo dorico.
Il coordinamento sta organizzando ad Ancona una manifestazione regionale per sabato 4 dicembre - concentramento alle ore 16.00 davanti al Teatro delle Muse - per chiedere l’immediata approvazione di un provvedimento di moratoria verso i processi di privatizzazione del servizio idrico, che sospenda e ridiscuta le scadenze previste dal “decreto Ronchi” e dal Governo Berlusconi.
La data non è casuale, ma cade durante le giornate di mobilitazioni nazionali e globali previste in occasione della conferenza Onu Cop 16 sui cambiamenti climatici, che si terrà a Cancun, in Messico, proprio nella prima metà del dicembre prossimo.
Un corteo per le vie del centro, quello del 4 dicembre prossimo, anche perchè venga rispettata la volontà popolare di esprimersi sulla gestione di un bene così essenziale come l'acqua, attraverso il referendum nel 2011.
Sempre il 20 novembre a Macerata e Civitanova Marche gli attivisti hanno organizzato una presenza comunicativa portando in piazza la campagna per la moratoria sull’affidamento dei servizi idrici, dove il messaggio a difesa del diritto all’acqua è passato anche per videoproiezioni e videomapping.
A Fabriano per giovedì 25 è prevista un'assemblea pubblica (C.a.g. Sant'Antonio Fuori le Mura - Via De Gasperi, 8 - 21.00) e una serie di azioni comunicative;
lunedì 29 a Falconara Santa Cannella, "l'acqua che sgorga liberamente dalla cannella di casa tua", apparirà ai fedeli e non, durante il mercato mattutino.
Ad Urbino il Comitato ACCAdueò ha lanciato per sabato 27 novembre l'iniziativa "Mani blu dal sindaco", dove verranno consegnate le firme della petizione per la modifica dello statuto comunale e i fondi raccolti per la riapertura di una fontana pubblica.

Eventi regionali 4 dicembre
L'elenco delle iniziative in programma:

Abruzzo: Pescara - manifestazione regionale: mattina attività con le scuole, pomeriggio street parade e critical mass, successivamente assemblea.
Calabria: Cosenza - Dalle 11.00 Biomercatino, alle 15.00 Manifestazione regionale per la moratoria sull'acqua, alle 21.30 concerti.
Campania: Napoli - corteo regionale.
Emilia Romagna: Bologna - alle 15 corteo con partenza dalla sede di Hera che attraverserà il centro. Al termine musica ed interventi.
Lazio: Roma - Manifestazione regionale. La mattina critical mass per l'acqua, pranzo e pomeriggio presidio con stand informativi e animazione: artisti di strada, giocolieri, musica e video. Il flyer
Liguria: Genova - Presidio in prefettura, pomeriggio kermesse con Emilio Molinari e Diego Parassole.
Lombardia: iniziative provinciali.
Marche: Ancona - manifestazione, corteo , concerto.
Molise:Campobasso - Ore 17:30 appuntamento in Piazza Pepe, sotto la prefettura, per consegnare al Prefetto l'appello per la moratoria. Il presidio continuerà nel pomeriggio con stand informativi e animazione, musica e creazione di graffiti e una scultura estemporanea il cui tema è l'acqua bene comune.
Campobasso - Ore 21:00 appuntamento al Blue Note, Concerto di artisti locali e DJ set banchetti informativi e proezioni video
Piemonte: Torino - Ore 14.00 - Presidio alla Fontana Angelica in Piazza Solferino in attesa del corteo degli studenti in partenza da Piazza Arbarello; Ore 15.00 - Corteo per via Pietro Micca fino a Piazza Castello - parteciperanno anche 4 somarelli con otri d'acqua, al seguito del Comitato Acqua Pubblica di Cuneo; Ore 16.00 - 18.00 - Manifestazione in Piazza Castello - musica - animazione - interventi dei Comitati Locali del Piemonte e chiusura del Prof. Ugo Mattei
Sardegna: iniziativa a Cagliari e in altre province.
Toscana: iniziative provinciali durante la settimana precedente il 4 settembre, per conlcudere il 04 con manifestazione sotto alla sede della Regione Toscana a Firenze. Qui tutte le inziative.
Trentino Alto Adige: Trento - Fiaccolata cittadina.
Sicilia: manifestazioni provinciali.
Veneto : Venezia - Manifestazione con inizio alle 14,00 dalla stazione ferroviaria e prevede due cortei: uno via terra e uno via acqua con barche fino al Rialto ed evento finale con concerti.

venerdì 29 ottobre 2010

VERSO CANCUN: PER LA GIUSTIZIA AMBIENTALE E SOCIALE




Verso Cancun - La Terra è un bene comune - Incontro con MST Brasile
28 / 10 / 2010
Novembre 2010
Associazione Ya Basta Italia
in collaborazione con http://www.comitatomst.it/all'interno delle attività della Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale
incontra PRISCILA FACINA MONNERAT
Rappresentante del Movimento Sem Terra brasiliano, impegnato insieme alla Via Campesina nelle lotte per la difesa della terra, contro gli OGM, per la sovranità alimentare.
Agronoma e cordinatrice della scuola di agroecologia del Coordinamento Statale dello stato del Paranà.
CALENDARIO INCONTRI
Domenica 7 nov. Treviso
Lunedì 8 nov. Padova
Martedì 9 nov. Trento
Mercoledì 10 nov. Trieste
Domenica 14 nov. Firenze
Martedì 16 nov. Reggio Emilia
Mercoledì 17 nov. Bologna
Giovedì 18 nov. Parma
Nelle serate
* Presentazione dell'E-Book "Verso Cancun. cambiare il sistema non il clima"
* Azucar do Brasil - Lo zucchero dei Sem Terra
Ai primi di dicembre in Messico a Cancun si riunirà il Cop 16, vertice dell'Onu sui cambiamenti climatici.
In tutto il mondo cresce la mobilitazione perchè non si può più attendere od accettare false soluzioni.
Il tempo della giustizia ambientale e sociale è ora, è adesso.
Il cambio climatico , il surriscaldamento globale con le conseguenze drammatiche che portano con sé per l'umanità e il pianeta, affondano le loro radici in un modello di sviluppo inaccettabile, nell'imposizione dell'agrobusiness e nel tentativo costante di mercificare la vita e le risorse.
Le mobilitazioni in difesa del territorio come a Terzigno sono un esempio di pratica collettiva che si intreccia con le mille lotte in tutto il mondo.
La protesta attiva contro il nucleare così come le mille azioni contro la violenza delle corporation degli Ogm, dalla mobilitazione vincente in Friuli alle lotte dei contadini nei 5 continenti, ci dimostrano che è possibile opporsi e affermare l'alternativa.
Cambiare il sistema non il clima è la strada intrapresa nelle mobilitazioni globali per affermare che terra, acqua, aria sono beni comuni da difendere per costruire attraverso l'indipendenza energetica, la sovranità alimentare, un modello sociale di diritti e dignità.
Per approfondimenti
* Dichiarazione della Via Campesina
10, 100, 1000 Cancun
Vai al testo
* Appello di Via Campesina per appoggiare le mobilitazioni a Cancun
Vai al testo
Links Utili:
Amigos Sem Terra Italia
Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale
Mst Brasil
Via Campesina
Tratto da:
Associazione Ya Basta Italia

mercoledì 27 ottobre 2010

ANCONA: GLI OPERAI FINCANTIERI BLOCCANO IL PORTO



Ancona - Gli operai Fincantieri bloccano il porto


Per 4 ore traffico fermo in entrata e uscita dal porto.
Con i portuali presenti metalmeccanici e attivisti dei centri sociali delle Marche
Giornata di mobilitazione del settore della cantieristica in occasione della giornata di sciopero indetta dalle rappresentanze Rsu della Fincantieri di Ancona, contro l'ipotesi dello stop delle attività dello stabilimento per il prossimo gennaio, quando già a prtire da novembre scatterà la cassa integrazione straordinaria per oltre 500 operai.

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Ancona-Gli-operai-Fincantieri-bloccano-il-porto/6172

mercoledì 9 giugno 2010

WELCOME : indietro non si torna


Welcome - indietro non si torna

DOMENICA 20 GIUGNO 2010 CI RIPRENDIAMO IL PORTO
In occasione della giornata internazionale del rifugiato che si tiene il 20 giugno;Manifestazioni congiunte nei porti dell’Adriatico, Venezia, Ancona, Bari e in quelli di Igoumenitsa e Patrasso in Grecia

Ancona - Porto Aperto

Programma delle iniziative che si svolgeranno sulla banchina 14

Ore 11.00 Conferenza stampa creativa

Ore 19.00 Intervento di apertura della giornata di mobilitazione contro tutti i respingimenti a cura dell’Ambasciata dei Diritti Marche. Intervento sulla situazione del porto di Ancona ad un anno dalla richiesta di abbattimento delle reti. Il punto sulla campagna di raccolta firme per la riapertura del porto, proposte da condividere a cura dell’ Osservatorio Faro sul Porto vai al programma-adesioni http://www.glomeda.org/documenti.php?

Ore 19.30 Giochi senza frontiere Quadrangolare di calcio a 8 in cui si fronteggeranno una rappresentanza dei quattro continenti: Asia, Europa, Africa, Americhe. Le partite si giocheranno con un pallone grande di gomma piuma colorato. A cura della Polisportiva Antirazzista Assata Shakur

Ore 20.15 Proiezione del video "Welcome. Indietro non si torna" realizzato dal Progetto Meltingpot Europa. Collegamenti dai porti dell’Adriatico e da quelli greci dove si sono svolte le altre iniziative Welcome.

Voci dai territori assediati dalle guerre:

Afghanistan - Intervento di un rappresentante di Emergency Ancona

Kurdistan - Intervento a cura di Carlo Dore, Cts Ancona

Somalia - Intervento a cura di Gaia Schiavoni, studentessa dell’Istituto d’Arte di Ancona, partecipante al progetto promosso dalla Provincia di Ancona “Adotta un conflitto”

Palestina - Intervento di AbdelHadi Abu Khousa, presidente del Palestinian Medical Relief della Striscia di Gaza. Collegamento da Gaza con Vittorio Arrigoni. A cura della Campagna Palestina Solidarietà

(La "Campagna Palestina Solidarietà Marche", come promesso in occasione dei presidi di protesta per l’attacco israeliano alle navi degli attivisti internazionali che portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, continua a dare voce alla popolazione palestinese di Gaza e dal 20 al 24 giugno ospiterà per una serie di conferenze il Dott AbdelHadi Abu Khousa, direttore del Palestinian Medical Relief Society (PMRS) per la Striscia di Gaza.La testimonianza del Dott AbdelHadi Abu Khousa servirà a dare voce ai palestinesi di Gaza ridotti a vivere in un carcere a cielo aperto a causa dell’ assedio che subiscono da anni. Partecipare alla nostra iniziativa significa portare la nostra solidarietà alla popolazione di Gaza che vede nella mobilitazione internazionale una speranza per riconquistare libertà e dignità.)

Ore 22.00 Allegra Rebeldia

AnconArmata in concerto

Hell z Eye all star in concerto (realizzato dai Banana Spliff, Nero Garage e Ganji Killah) A seguire dj set

Saranno allestite le seguenti mostre fotografiche:

Profughi di Patrasso Mostra fotografica a cura di Simone Galassi

I sud del mondo Mostra fotografica a cura di Pierfrancesco Curzi

Ho fame! Ho sete! Installazione fotografica a cura di William Vecchietti

Palestina: Campagna BDS (Campagna Internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni nei confronti dello Stato di Israele) Mostra fotografica a cura della Campagna Palestina Solidarietà

URBAN ART Angolo dedicato all’espressività artistica di strada a cura de LA CUPA e dell’Ass. JASSART

L’ORA DEL THE’ Angolo dedicato alle narrazioni di viaggio a cura delle donne marocchine che presenteranno insieme ai loro racconti la cerimonia tradizionale del thè e inoltre........................................

Letture in vernacolo

Video sul porto e sulle manifestazioni contro i respingimenti

Giocolieri per bambini - Stand informativi

Ristobar dove saranno disponibili cibo e bevande

Welcome - Le adesioni dalle Marche

Comunità Resistenti delle Marche, Ambasciata Dei Diritti Marche, Osservatorio Faro sul Porto, Ass. Ya Basta! Marche, Polisportiva Antirazzista Assata Shakur (Ancona), Campagna Palestina Solidarietà Marche, Csa Sisma – Macerata, Csa Oltrefrontiera – Pesaro, Csoa T.N.T. - Jesi, Csa Kontatto – Falconara, Csoa MezzaCanaja – Senigallia, Squola spa - Pergola, Csa Fabbri – Fabriano, Bottega di Resistenza Globale – Fossombrone, Csoa JollyRoger - Civitanova Marche (Mc), Coordinamento Migranti Terza Italia (Senigallia), La Cupa (Ancona), Collettivo Studentesco OPS (Ancona), Collettivo Corto Circuito - Jesi (An), Collettivo Studentesco 70c (Fabriano), Collettivo Studentesco Zenit (Senigallia), Spam/Studenti e precari – Macerata, Csoa Ex Mattatoio Perugia, Commons LaB & Comitato Primo Marzo Perugia, Gruppo Emergency (Ancona), Gruppo Emergency Fabriano, Urlo – mensile di resistenza giovanile (Ancona), Ass. Sciarada Corridonia (Mc)


Avvocato Paolo Cognini – Foro di Ancona, Enzo Valentini - Assessore all’Ambiente, attività economiche e politiche di integrazione sociale, cooperazione e sviluppo - Comune di Macerata, Gabriella Ciarlantini - Consigliere Comunale Macerata, Emanuele Rossi - Consigliere Comunale Gruppo Misto Comune di Fabriano, Maiolatesi Gilberto - Assessore all’Ambiente e all’Integrazione Sociale del Comune di Jesi, Carla Virili – Assessore Protezione Civile, Demanio Idrico, Viabilità e Pari Opportunità – Provincia di Ancona, Janita Biondi - Consigliere Comune di Fabriano, Francesco Armezzani - Consigliere Comune di Fabriano, Sandro Romani - Vice Sindaco Assessore ai Lavori Pubblici e alla Protezione Civile Comune Fabriano, Angelo Costantini - Assessore alle Politiche del Lavoro, Attività Produttive, Trasporti Comune Fabriano, Belcecchi Fabiano - Sindaco Comune di Jesi, Tonelli Stefano - Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Jesi, Aguzzi Bruna - Assessore ai Sevizi Sociali del Comune di Jesi, Sorana Vincenzo - Assessore alle Finanze del Comune di Jesi, Torelli Mauro - Dirigente dei Servizi alla Persona del Comune di Jesi, Roberto Sorci - Sindaco di Fabriano, Ennio Pattarin Professore Economia Università Politecnica delle Marche, Gianni Fiorentini - Assessore all’Immigrazione della Provincia di Ancona. Gruppi Musicali: Gang e Malavida

giovedì 27 maggio 2010

E' arrivato il dvd del film " Corazon del tiempo"


Dopo la proiezione in anteprima, del film "Corazon del tiempo", in diverse città d'Italia, ora puoi trovarlo in dvd...unitamente al CD musicale con la colonna sonora del film.
Il DVD è disponibile presso tutte le sedi di YaBasta!


Contattaci!

Corazon del tiempo
Un viaggio nel cuore della resistenza zapatista
Una pellicola diretta da Alberto Cortes
------------------------------------------------------------------------------------------------- Il documentario “uno sguardo (al Cuore)”, è lo sguardo degli zapatisti al mondo del cinema, che si materializza durante le riprese del film.
Questo documentario fu filmato dai compagni base d’appoggio zapatisti, che guardavano attraverso una camera tanto ai membri della comunità quanto a noi, gli urbani che andammo a realizzare i lavori per le riprese. Più che un semplice ritratto dei lavori cinematografici, è lo sguardo fresco di chi scopre le cuciture di un mezzo di comunicazione complesso.
La documentazione di questo processo, di come i contadini indigeni della Selva Lacandona si sono dati il compito di realizzare un film è un materiale inestimabile.
“Uno sguardo (al Cuore)”, è risultato così, una finestra per guardare come due mondi tanto distinti coesistono, costruiscono.
I personaggi di questo documentario sono i compagni zapatisti che ricoprono diverse funzioni dentro al processo di produzione della pellicola, tanto attoriali come di sartoria e di produzione, per nominare qualche esempio. Interviste che ci permettono di avvicinarci allo zapatismo da un’angolazione nuova.
Questo documentario, ci permette di accedere a spazi della resistenza dei popoli autonomi in una maniera attiva e propositiva: fare cinema nella Selva Lacandona.
Quest’opera è una lettera d’invito perché le comunità facciano loro questo mezzo di comunicazione, come già lo hanno fatto negli anni passati.
Bataclan Cine

Grazie a:
Juan Garcia, Ramon Vera Herrera, Emiliano Jimenez, Guiomar Rovira, Jesus Ramirez Cuevas, Carlos Solarez Diaz, Radio Insurgente, Promedios, Sublevarte, La Otra Grafica, Ivan Trujillo, Lupe Ferrer, Jackie Robinson, Tessa Brissac, Sabi, Jaquie Levy, Arturo Batiz, Diego Sepulveda, Nuke, Poncho, Gandhi Noyola.
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Questa pellicola è stata realizzata con l’appoggio di
La Giunta del Buon Governo “Hacia la Esperanza” e le comunità zapatiste, San Jose del Rio, Guadalupe Tepeyac, Nuevo Horizonte, La Realidad, Chayabes y Rancho Nuevo.

I nostri ringraziamenti
al Comandante Tacho, Subcomandante Insurgente Marcos, Teniente Coronel Insurgente Moises, Jorge Sanchez, Gloria Munoz Ramirez, Bruno Cortes y Zachary Sclark.

Un riconoscimento anche
alla grande mostra di solidarietà di tutti i compagni e le compagne che durante questi anni ci hanno aperto le porte per mostrarci l’esperienza zapatista da dentro i loro cuori.


LA MUSICA DI CORAZON DEL TIEMPO

Un pueblo soñando despierto

VIDEO

COLONNA SONORA

Musica originale di:
Descemer Bueno e Kelvis Ochoa
Musicisti partecipanti
Barcelona
Marina Abad La “Canillas”
E Xavi Turull di “Ojos de Brujo”
Mexico
Cecilia Toussant, Pablo Valero
Cuba
Violino Tammy López
Viola Anolan González
Violoncello Eli Regina Ramos
Tromba Tomy Garcia
Piano Harol López Nusa
Chitarra Elmer Ferrer
Percussioni Adel González
Temi
“Tres mujeres”
Descemer B./Kelvis O.
interprete
Marina Abad “ la canillas”
Di “Ojos de Brujo”
“Ay que yo no haría”
Kelvis O.
interpreti
Cecilia Touissant
Kelvis Ochoa
“A fuego lento”
Descemer B./Marina A.
interpreti
Marina Abad “la canillas”
Descemer Bueno
“La Tierra”
Descemer B./Kelvis O.
Interpreti
Emelina Méndez, Yolanda Parada,
Verónica Trejo, Rocío Barrios e Consuelo Cruz
“Maizales”
Descemer B./Kelvis O.
interpreti
Descemer Bueno/Kelvis Ochoa
Coro di bambine e bambini
Di San José del Rio
Darinel Jiménez
Yaneli Cruz
Magali Jiménez
Glendi Jiménez
Orfa Parada
Josué Santis
Herman Rodríguez
Rosenberg Rodríguez
“La Alegría”
Descemer B./Kelvis O
Interpreti
Ever/Elisaú/Descemer Bueno
Marimba de Nuevo Horizonte
Don Humberto Abarca
Humberto Abarca (hijo)
Raúl Abarca
"Deje que mi alma llegue a ti”
Kelvis O.
Interprete
Kelvis Ochoa
“Alicia”
Descemer B./ Kelvis O
“A la sombra de la ceiba”
Amparo Sánchez
interprete
Amparanoia
Produzione e arrangiamenti
Descemer Bueno
Percusioni e tabla
Xavi Turull
Studi di registrazione
Musica strumentale
Maikel Studio (La Habana)
ingegnere
Maykel Bárzaga
“Tres mujeres”
Kresten Acustics (Barcelona)
ingegnere
Kapitán Kresten/ “Ojos de Brujo”
“A fuego lento”
Feelback (Barcelona)
ingegnere
Eduardo del Aguila Cortés
“Ay que yo no haría”
Submarino del aire (Mexico)
ingegnere
Eduardo del Águila Cortés
“La Tierra”
“Maizales”
San José del Río (Chiapas, México)
ingegneri
Xavi Turull
coordinatore musicale (Cuba)
Luis Ángel Garcia “Wilson”
coordinatore musicale (Barcelona)
Xavi Turull



http://www.corazondeltiempo.com/