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sabato 5 gennaio 2013

Sulla giornata della Pace del 6 gennaio 2013 a Jesi: L’EUROPA DELLA PACE?



L’EUROPA DELLA PACE?  

questo il titolo, anticipatore di contenuti reali e veritieri, che tutti noi avremmo voluto vedere sul manifesto dell’Amministrazione Comunale, riguardo la giornata della pace 2013, ma alla luce del programma presentato, concordiamo che il punto interrogativo non poteva avere diritto di cittadinanza.
Con questa lettera aperta ribadiamo la nostra contrarietà, già a suo tempo resa nota alle altre associazioni aderenti alla Consulta per la Pace.
E’ così difficile comprendere che collegare la Giornata della Pace del 6 gennaio, con il conferimento del premio Nobel per la Pace all' Unione Europea, ci debba offendere tutti? perlomeno quelli che fanno parte della consulta.
 Sappiamo bene che in politica, tutto serve per dare visibilità, e cosa c’è di meglio che sfruttare il tema della pace, un po’ di buonismo, i bambini, la befana, l’integrazione, l’europa, evvia tutti sul carrozzone del paese dei balocchi, però ci aspettavamo, questo si, una condivisione umana e sensibile su questo tema.
Pensavamo che questi anni di impegno nella consulta, tra alti e bassi, fossero stati in qualche modo costruttivi e propositivi, non fosse altro che per i testimoni di impegno morale e di lotta ospitati nella nostra città nelle precedenti edizioni:  Gino Strada, le Madres de Plaza de Mayo, Luigi Ciotti, gli studenti della Locride, Alex Zanotelli e tanti altri.
Avevamo scritto “da un lato l'Europa della finanza e dei mercati, della guerra e delle spese militari di "pace", dall'altro quella dei diritti e dei cittadini, a tutti noi la decisione su quale modello scegliere”........
Scusate la mancanza di diplomazia e di buonismo,  quindi coerentemente con quanto già anticipato, ribadiamo che la nostra Associazione non intende avallare in nessun modo questa iniziativa, nel dissociarcene rendiamo nota la nostra decisione di uscire dalla Consulta per la Pace, se questo è il percorso che vuole percorrere..

Il cammino continua………………..
Associazione Ya Basta!Marche


Questa la mail inviata, dall'Associazione Ya Basta!Marche, ai componenti della Consulta per la Pace,  il 19 dicembre 2012 quando siamo stati informati dell'iniziativa del 6 gennaio decisa del Comune di Jesi, preso il Teatro studi "Valeria Moriconi"


lunedì 1 settembre 2008

Alberto Granado


Nel 1951 Alberto Granado, con l'amico Ernesto Guevara, salì su una vecchia moto, la celebre "Poderosa" e partì per un viaggio attraverso l'America latina che avrebbe segnato il destino di entrambi, mettendoli di fronte al degrado e alla miseria di tanta parte della popolazione. Al loro ritorno, Guevara avrebbe imboccato la strada dell'impegno rivoluzionario e Granado si sarebbe dedicato alla cura dei lebbrosi. Si ritrovano nel 1961 nella Cuba conquistata da Fidel Castro, dove il comandante Alberto Granado si era ormai stabilito. All'invito del compagno, Alberto lasciò il suo lavoro all'università di Caracas e si trasferì nell'isola, dove aprì una scuola di medicina e partecipò con entusiasmo alla costruzione di una nuova società.

giovedì 10 luglio 2008

MALATI DI NIENTE


Rassegna Malati di Niente 2008
8° Edizione

"Valorizziamo le diversità per combattere lo stigma"

Promossa dalla Comunità Alloggio Soteria e dalla Rete del Sollievo di Jesi

In collaborazione con: Dipartimento Salute Mentale Asur zona territoriale 5, Cooperativa sociale COOSS Marche, Associazione Culturale “Asiamente”, Centro Sociale TNT, Teatro Pirata e Associazione dei Familiari Atena, Comune di Jesi (Assessorato ai Servizi Sociali), Regione Marche, Provincia di Ancona, Ambito Territoriale IX.


Informazioni: Comunità Alloggio Soteria Via Tabano, 51 - Jesi

tel 0731/290003 - fax 0731/290218 - email c.soteria[at]libero.it

Il progetto "Malati di Niente"

Premessa "Ricordo di aver pensato che gli schizofrenici sono i poeti strangolati della nostra epoca. Forse per noi, che dovremmo essere i loro risanatori, è giunto il momento di togliere le mani dalle loro gole."

Con questa frase di David Cooper (medico psichiatra inglese, esponente di spicco del movimento antipsichiatrico non solo in Inghilterra) abbiamo a che fare ogni giorno, quando iniziamo il nostro lavoro di terapeuti e di operatori psichiatrici, queste righe sono all’entrata della nostra comunità, quotidianamente ci dobbiamo fare i conti. Ma la nostra riflessione parte da lontano e il modo di intervenire oggi e la storia e i perché del progetto “Malati di Niente”, forse hanno a che fare con la storia del movimento antipsichiatrico e anti istituzionale in Italia, a cominciare dalla Riforma psichiatrica e dalla cosiddetta “rivoluzione basagliana”. Il 13 marzo del 1978, nasceva in Italia la L. 180 che di fatto concludeva, con un atto legislativo, l’esperienza della custodia manicomiale, imponendo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici (OP). Negli anni ’50 in Italia i manicomi ospitavano più di 100 mila persone e parte di queste privi di disturbi psichiatrici, quindi il manicomio fungeva da struttura per il controllo sociale, dove alcolisti, handicappati, barboni, emarginati, venivano “separati”, in un “luogo altro”, dalla società civile, perdendo immediatamente libertà, dignità e diritti civili elementari. Il criterio per l’internamento non era quindi la malattia mentale, ma la “pericolosità sociale” o il “pubblico scandalo”, quindi evidente la funzione del manicomio solo in minima parte riguardava l’assistenza e la “cura”. Il ricovero significava l’iscrizione al casellario giudiziario e la schedatura. Ma proprio a partire dagli anni ‘ 50, in gran parte dell’occidente, le attività di assistenza psichiatrica vennero attraversate e contrastate da un sempre più forte movimento antiistituzionale. In Italia il movimento nasce soprattutto a Gorizia, Trieste, Perugia, Arezzo, Reggio Emilia…e questo grazie al grande apporto di Franco Basaglia. La nuova cultura antimanicomiale introduce concetto e categorie quali decentramento, territorio, comunità, lavoro di equipe... Si fa quindi strada l’idea della prevenzione nella comunità e nell’ambiente di vita delle persone con disagio psichico. Basaglia inizia il suo intervento deistituzionale negli anni ’60 a Gorizia, ma è dal ’71 a Trieste che si radicalizza e si concretizza l’offensiva ai manicomi e alla vecchia psichiatria come istituzione totale, anche perché si iniziava a collegare con una grande domanda di cambiamento e trasformazione sociale che in questi anni pervadeva l’Italia. Possiamo affermare con certezza che la L. 180 è stata più di una legge, ha rappresentato un progetto politico in quanto i suoi presupposti tendevano a sviluppare una coscienza critica e una trasformazione dell’organizzazione sociale attraverso la partecipazione della collettività a tutte le forme di emarginazione e disagio. Il ricordo torna spontaneo ad alcuni momenti significativi: la gioia della libertà nel manicomio che abbatteva il muro e si apriva alla città, gli internati che con stupore potevano finalmente esprimere affetti, idee, potevano accedere a lavori retribuiti, potevano costruire cooperative e avere una casa propria. Per questo diciamo che la libertà é terapeutica. Non solo la libertà di essere matto, bizzarro, diverso, ma soprattutto la libertà dalla violenza delle istituzioni totali, liberta dalla stupidità e rigidità della burocrazia. Libertà di “rischiare di vivere” accompagnata dalla responsabilità di prendersi cura dell’altro, di essere solidali. Prevaricare, segregare, violentare, imbavagliare, mortificare le persone, “strano modo di curare un uomo, cominciando con l’assassinarlo...” scrisse Antonin Artaud sottoposto in 3 anni a ben 51 elettroshock, devastanti per la sua mente ed il suo corpo. Proprio la L. 180 nei suoi articoli più esemplificativi metteva al centro del nuovo intervento psichiatrico la costituzione di una serie di servizi territoriali che si articolavano all’interno del Dipartimento di salute Mentale (DSM). Ogni DSM quindi prevedeva e prevede (Progetto Obiettivo) sul territorio una serie diversificata di strutture: Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC - un reparto all’interno degli Ospedali Civili cittadini); Centro di Salute Mentale (CSM – con funzione ambulatoriale e di programmazione dell’assistenza territoriale); Servizi Riabilitativi Residenziali e semi-residenziali (SRR e Centri Diurni dove sviluppare e agire programmi di reinserimento sociale); Comunità Terapeutiche; Comunità Protette; Gruppi Appartamento (con diversi gradi di autogestione). Servizi e articolazioni di strutture importantissimi per recepire e cercare di dare risposte adeguate alle innumerevoli richieste di aiuto e supporto di chi soffre nella sua solitudine e nella sua angoscia. Ma un accenno particolare meritano le Comunità. Il termine stesso evoca significati e orizzonti che eludono alla “vita in comune”, alla “solidarietà identitaria”, alla appartenenza. Le Comunità sono strutture residenziali dove tutte le attività si sviluppano in un luogo nel quale sia possibile avvicinarsi reciprocamente in un rapporto che diventa terapeutico in quanto immediato e spontaneo. Un luogo quindi che crea legame. Le Comunità quindi come luogo non separato, ma invece luogo della condivisione e della trasformazione, che crea permanentemente legame affettivo e sociale. Intervento comunitario in psichiatria significa quindi, principalmente, che la “malattia mentale” non resti un tabù da delegare agli specialisti e da relegare in luoghi "altri". L’intervento comunitario, dovrebbe essere sempre in rapporto, in “relazione sistemica”, con le dinamiche sociali del territorio, non è un luogo altro separato, ma si pone il problema di creare una realtà condivisa e una reale rete sociale. Lavoro di rete che demedicalizza la malattia mentale perché si attua grazie alla pratica e alla attivazione di strutture e servizi non sempre propriamente sanitari. Istituzioni sanitarie, Enti locali, associazioni culturali e del volontariato, cooperative sociali, possono rappresentare alcuni nodi della rete; ma è la “realtà condivisa” e il legame di soggetti individuali e collettivi che realizza il lavoro di rete sociale. Il concetto di “realtà condivisa”, è fondamentale se lavoriamo quotidianamente con persone che si pongono troppo spesso al di fuori del mondo reale, imprigionati nell’alterità del loro mondo fantastico, privati del potere decisionale e incapaci di comunicare l’urgenza dei propri bisogni. La realtà è reale e vera solo nell’istante della condivisione, solo nel momento che si crea la relazione (paritaria e democratica) tra due o più persone. Se non stabiliamo questo, lo psicotico avrà sempre torto, irresponsabile nel suo delirio e privo di potere, mentre il terapeuta, avrà sempre ragione a priori, in quanto sano e il solo detentore (per autorità) della verità. Quante volte ci sentiamo impotenti di fronte al delirio e all’angoscia e ci chiediamo come poter comunicare “riportando per terra” la persona che abbiamo di fronte”? Quante volte siamo di fronte ad una persona e vogliamo vedere in lei, narcisisticamente, solo noi stessi e non riusciamo ad “incontrarlo”, a riconoscere ed accettare la sua alterità da noi perché impauriti e troppo inclini a normalizzare la differenza invece che farla esprimere. Ma tutto ciò è paradossale, in quanto è solo riconoscendo l’alterità dello psicotico che individuiamo noi stessi e non avremo più il terrore di confonderci con lui in un rapporto a tratti ambivalente e simbiotico. “Se non ora... quando?” Possiamo tranquillamente sostenere che in Italia, gran parte degli interventi psichiatrici si sviluppano all’interno delle cosiddette strutture intermedie. Dopo più di venticinque anni dall’attuazione della Legge 180, che poneva fine alla pratica e all’utilizzo dei manicomi, si sono sviluppate sempre di più strutture, dove il “folle”, viene inserito per iniziare percorsi di risocializzazione e programmi riabilitativi psico-sociali. In realtà tutto questo, si traduce troppo spesso in delega pressochè totale dei familiari e della società alle strutture istituzionali. Il rischio di creare nuovamente piccoli e moderni manicomi è evidente e non basta avere piscine, campi da tennis, saune…per non essere una istituzione chiusa e totale. Non è sufficiente fare psicoterapia, attività riabilitative e laboratori occupazionali, per costruire identità fortemente alternative e antagoniste al manicomio. Ogni istituzione totale toglie dignità, reprime, estorce diritti, nega democrazia, contribuisce alla formazione di sintomi, produce malattia. Nel manicomio (istituzione totale per eccellenza insieme al carcere) non esiste né passato né futuro, esiste solo il presente, sempre lo stesso, giorno dopo giorno, immobile presente senza tempo, dove non c’è “vita” e cambiamento, bensì “morte” e staticità. Il manicomio, insomma, non si pone il problema della trasformazione. - Comunità come spazio progettuale La Comunità è uno spazio progettuale piuttosto che un luogo di cura: in essa l’assistito, prima di essere paziente, deve essere rispettato come persona. Egli pertanto partecipa alla vita della Comunità non per una causa, la malattia, che per altro ha difficoltà a riconoscere, ma per realizzare un proprio scopo, solo così egli non si sentirà abbandonato e segregato, e non perderà il senso del suo stare in Comunità. Ogni processo terapeutico-riabilitativo necessità sempre della collaborazione del paziente, anzi, egli è il soggetto del suo percorso terapeutico; ma poiché tende a negare il suo disagio e non è sempre facile mantenere la sua motivazione, si tende a prevaricare la sua volontà e a trascurare questo fondamentale concetto terapeutico. Uno strumento di applicazione di tale concetto è il contratto terapeutico, cioè l’accordo esplicito con il quale l’ospite formulala sua domanda: gli obbiettivi che intende perseguire in Comunità, il tempo massimo di permanenza, le scadenze e le verifiche periodiche. Analogamente anche la famiglia dovrebbe aderire ad un contratto che la impegni al percorso terapeutico. - Comunità come setting La Comunità intera può essere vista come un unico setting, nel quale viene praticato un intervento multifattoriale ( farmacologico, assistenziale, riabilitativo, di sostegno psicologico, psicoterapico) prevedendo una serie di attività, a livello individuale e gruppale, strutturate a loro volta come sottosetting. Gran parte della vita della Comunità dovrebbe essere strutturata in sottosetting con precisi confini spazio-temporali-metodologici (luoghi, orari, regole, ruoli, programmi e metodi di lavoro), ciò per tre importanti ragioni: 1) contenere l’ansia, l’angoscia e l’aggressività dei pazienti (e degli operatori) 2) osservare i complessi fenomeni psichici e relazionali che si verificano all’interno della Comunità 3) costruire una “realtà condivisa”. Ma poichè la costruzione e conservazione di setting si basa sulla adesione e sul rispetto delle regole, è necessario prevedere alcuni momenti di confronto con i pazienti e altri solo con gli operatori) per discutere, condividere, ribadire, ridefinire, eventualmente modificare, regole, programmi, organizzazione e metodi di lavoro. - Comunità come laboratorio della trasformazione Il nostro orizzonte ideale, che determina l’intervento riabilitativo quotidiano, si colloca in piena continuità con quello storico movimento che negli anni ‘60/’70 ha criticato, combattuto e vinto le logiche custodialistiche e le istituzioni manicomiali. La Legge 180, è stato lo strumento legislativo che ha permesso, nel lontano 1978, il progressivo smantellamento degli ospedali psichiatrici e l’inizio di una nuova epoca per la sofferenza psichica. Si stava abbattendo una delle più vergognose e violente opere del genere umano: i manicomi, che andavano chiusi, e in alternativa aperti luoghi di “cura” e di socialità, dove l’intervento terapeutico si coniugava, e si coniuga, con la battaglia per i diritti di cittadinanza, contro lo stigma sociale e il pregiudizio. Dentro questa cornice si esprime il nostro lavoro. Ore, settimane, mesi, vissuti insieme ai nostri utenti, sempre più convinti che l’utilizzo e l’affinamento delle più moderne tecniche riabilitative non sarebbero mai sufficienti a restituire “abilità sociali”, voglia di vivere, autonomia, dignità a uomini e donne che hanno trascorso troppo tempo “prigionieri” all’interno del loro mondo, isolati dagli altri mondi possibili. In questi anni abbiamo capito che essere dei “bravi tecnici specialisti” non può bastare. E' necessario “esserci”. Perché “...l’affetto è prassi di essere presente, cioè pratica costante dello stare insieme” come ci ricorda lo psichiatra romano Massimo Marà nel suo libro “Comunità per psicotici”. All’interno del nostro programma di attività settimanale abbiamo in effetti diversi gruppi di lavoro, dal giardinaggio al cinema, dalla ginnastica al disegno, dal canto alla pittura. L’importante però, è fare le cose insieme e trovare dei momenti per discutere e ascoltare, anche con i pazienti più gravi e regrediti. Indubbiamente l’elemento che può garantire il raggiungimento degli obiettivi è il rapporto con il sociale, con la città: l’intervento socio-riabilitativo dentro la nostra realtà territoriale. Purtroppo nulla di tutto questo è scontato, anzi molta strada abbiamo ancora di fronte a noi per una oggettiva integrazione e per un reale rispetto della diversità. La lotta allo stigma e al pregiudizio, la battaglia per i diritti, l’integrazione, si raggiungono con la visibilità, con la rivendicazione della propria diversità, della propria storia, della propria intima sofferenza. Detto questo, dovremmo “vivere” e utilizzare la comunità come luogo dove si sperimenta la trasformazione, ma anche come luogo e strumento della trasformazione. In entrambi i casi per trasformazione dobbiamo sempre intendere modificazione delle relazioni interpersonali, della comunicazione patologica, metamorfosi dei propri stati interiori intrapsichici; ma anche trasformazione come processo di liberazione, come superamento e stravolgimento dei rapporti sociali alienati i quali producono inevitabilmente malattia e sofferenza. Trasformazione quindi come riappropiazione del potere decisionale da parte di chi, mistificato e sottomesso, per una intera vita ha dovuto chiedere sempre il permesso a qualcuno, anche per comprare un semplice pacchetto di sigarette. Laing nel suo celebre libro “L’Io e gli altri”, ci dice che: “Ogni famiglia ha le sue controversie e ogni famiglia ha qualche mezzo per manovrarle. Uno dei modi di fronteggiare queste divergenze verrà illustrato sotto il nome di mistificazione. Mistificare significa confondere, annebbiare, oscurare, mascherare ciò che succede. Genera confusione nel senso che non si percepisce ciò che veramente si sente, o ciò che si fa, o ciò che sta avvenendo...” Bene, noi operatori psichiatrici, dobbiamo sempre evitare di praticare e agire la mistificazione con i nostri assistiti, in quanto ogni processo di trasformazione esprime conflitto, dinamicità e “crisi evolutive”; mentre la funzione principale della mistificazione è quella di eludere un vero conflitto, per il mantenimento dello stato di cose presenti. Per concludere con le parole di Basaglia: “...questa è la vera psichiatria, perché non è psichiatria.” Dal 1978 ad oggi sono trascorsi molti anni e tanto è cambiato nella nostra società, nell’economia, nel lavoro, nella cultura. La Legge Basaglia che poneva fine all’orrenda esperienza della custodia manicomiale, ha dato un forte impulso alla Riforma psichiatrica nel suo complesso; ma enormi problemi sono rimasti irrisolti. Quello più grande è sicuramente l’incapacità di accogliere il diverso, il “folle” in particolare, e di reinserirlo nel tessuto sociale. Anche per questo la battaglia contro lo stigma e il pregiudizio verso la persona sofferente è, e rimarrà l’obiettivo primario per quanti credono che ogni essere umano ha il diritto di migliorare la propria qualità di vita e che il disturbo mentale è un “male oscuro”, dove i termini relazionali e socio-culturali rivestono una importanza cruciale, a volte drammatica. “Diamo un’opportunità alla parola”, abbiamo detto e scritto, proprio per i “senza-voce” e gli “invisibili” della nostra epoca, strozzati dalle forti mani del pregiudizio e dello stigma sociale. Diamo un’opportunità alla parola per esprimere onestamente e senza mistificazione che: 1) il pregiudizio verso il diverso, il “matto”, è molto forte e va combattuto; 2) è sempre più urgente costruire una rete sociale solidale, perché il nostro intervento come operatori psichiatrici è troppo debole se non supportato da una comunità, da un territorio, in grado di accogliere senza emarginare; 3) i diritti, la libertà e la dignità, sono terapeutici. Noi, operatori psichiatrici, che lavoriamo quotidianamente nel settore della riabilitazione e dell’inserimento sociale dei pazienti, denunciamo troppo spesso una intolleranza e una diffidenza verso il diverso, verso l’escluso, ed è per questo che istituzioni, associazioni, strutture operative del settore, cooperatori, dovrebbero farsi carico di una vera e propria promozione culturale della salute mentale nei territori; dove riversare idee ed esperienze, mettendole a confronto con i desideri e le angosce di chi soffre, ma anche con le paure, l’intolleranza, lo smarrimento di una collettività sempre più in difficoltà ad accogliere senza remore, a riconoscersi senza escludere. In effetti i presupposti della Riforma psichiatrica tendenti a sviluppare una coscienza critica e una trasformazione dell’organizzazione sociale, attraverso la partecipazione della collettività a tutte le forme di emarginazione, sono rimasti troppo spesso sulla carta, non realizzati. Ma con tutti i limiti che troviamo a questa legge, certo non possiamo e dobbiamo tornare indietro, perché nulla è più come prima, perché abbiamo appena iniziato a restituire a quelle persone ridotte a “matti da legare”, lo statuto di cittadini, il diritto di esistere dentro quel contratto sociale da cui erano stati definitivamente espulsi in modo del tutto improprio. Il progetto “Malati di Niente” si inserisce a pieno in questo difficile e complesso contesto, ed ha l’ambizione di aprire un percorso, nel quale cammineranno insieme pazienti, familiari, operatori, gente comune, verso un orizzonte ideale rappresentato da una comunità di donne e di uomini ancora capaci di creare legame sociale, inclusione, solidarietà. Gli obiettivi sulla nostra rotta • Promozione di una riflessione e di una battaglia contro lo stigma sociale, il pregiudizio e il tentativo di revisionare la Legge 180 attraverso la riproposizione di una logica di segregazione manicomiale, per la piena riappropriazione dei diritti di cittadinanza e di reale democrazia. • Prevenzione e promozione della salute mentale attraverso la valorizzazione delle diversità, contaminazione culturale e intervento sociale sul territorio, attraverso il lavoro di relazione e comunicazione con le scuole e il “mondo giovanile”. • Costruire e attivare un lavoro di rete con l’associazionismo sociale e culturale, le istituzioni, le strutture del Dipartimento di Salute Mentale, il volontariato, il mondo della cooperazione sociale...

domenica 18 maggio 2008

18/05/2008 | L'arte di Beatriz Aurora per la solidarietà zapatista


MARCHE - Sarà ad Ancona - dal 15 maggio - e poi a Jesi - dal 22 maggio - la mostra itinerante di Beatriz Aurora "Tierra en resistencia". Per la prima volta in Italia l'esposizione delle opere dell'artista cileno-messicana a sostegno della causa zapatista. La mostra sarà accompagnata da una serie di iniziative all'interno della campagna internazionale per la difesa dei territori indigeni e autonomi del Chiapas, promossa da numerose realtà associative insieme a YaBasta! e al Circolo Terra Nuova di Ancona. - Approfondimenti sulla Campagna europea ¡Los zapatistas no estan solos! - Le conclusioni della VI Commissione Civile Internazionale per i Diritti Umani - Lo speciale sulla situazione dei diritti civili in Messico (a cura di GlobalProject) - La presentazione e il programma degli eventi Campaña mundial por la defensa de las tierras y los territorios indigenas y campesinos, autonomos, de Chiapas, Mexico y el mundo Beatriz Aurora - Tierras en Resistencia! - Mostra itinerante Esposizione d'arte ed eventi A cura dell'Associazione Ya Basta! Marche - Circolo Terra Nuova, Ancona - Eco&Bio, Ancona - Bottega del Mondo, Jesi - Servizio Civile Internazionale, Ancona - Centro Sociale Autogestito Tnt, Jesi- Laboratorio Sociale, Ancona Con il sostegno e la collaborazione del Centro Servizi Volontariato e Graffio - Cafè Trattoria Teatro - Patrocinio della Provincia di Ancona, Assessorato alla Solidarietà e Pace e del Comune di Jesi, Assessorati alla Cultura, Integrazione Sociale e Sviluppo sostenibile L' iniziativa è parte del progetto di gemellaggio fra il Comune di Jesi e il Municipio Autonomo Zapatista San Pedro di Michoacan Attraverso una serie di iniziative partite dalla città di Ferrara nel mese d'aprile, per poi spostarsi in altre città italiane come Ancona e Jesi nelle Marche, arriva per la prima volta in "anteprima" in Italia una ricca esposizione delle opere della pittrice cileno-messicana Beatriz Aurora Castedo, nell'ambito di iniziative di sensibilizzazione e solidarietà con le comunità zapatiste del Chiapas. Beatriz Aurora vive in Messico e sostiene le comunità indigene dello stato messicano del Chiapas mantenendo, anche attraverso le sue opere pittoriche, un coinvolgimento sociale e politico con le loro lotte. Nei suoi quadri, in stile naif e realizzati con molta cura dei dettagli, emerge l'esplosione del colore, della vita e della cosmovisione maya. Attraverso le sue opere ha fatto conoscere slogan e frasi zapatiste come "No alla guerra", "Un altro mondo è possibile", "Un mondo che contenga molti mondi", e ha illustrato libri come "Don Durito de la Lacandona", del subcomandante Marcos. L'artista è figlia di esiliati repubblicani spagnoli: lo storico madrileno Leopoldo Castedo e la pianista barcellonese Pilar Mira. Beatriz è una ferma sostenitrice della causa zapatista, soprattutto da quando, fuggita alla dittatura di Pinochet, arrivò in Chiapas a San Cristobal de Las Casas, dove attualmente risiede e gestisce una Bottega di Commercio Equo a favore dell'arte popolare zapatista (Tienda Nemi Zapata). I suoi quadri, molto conosciuti in tutto il mondo e in Italia in particolare, si ispirano ai momenti più importanti del movimento zapatista ed alla vita delle comunità. Queste opere originali a marzo sono state esposte per la prima volta in Europa e precisamente a Barcellona e Madrid, per poi giungere in Italia dove resteranno fino a giugno. I quadri saranno accompagnati dalle riproduzioni in stampa. - Approfondimenti su www.commercioalternativo.it Programma Ancona - 15/18 maggio 2008 Presso Sala Mostre Graffio - Cafè Trattoria Teatro (via San Martino 25/c, Ancona) - Esposizione mostra (ven 16/sab 17 - intera giornata / dom 18 - dalle 18 alle 24) Ancona - Giovedì 15 maggio, ore 18.30 Presso Sala Mostre Graffio - Cafè Trattoria Teatro (via San Martino 25/c, Ancona) - Inaugurazione mostra - Testimonianza di una partecipante alla VI CCIODH (Commissione Civile Internazionale di Osservazione Diritti Umani) in Messico, febbraio 2008 ore 22.00 "C'era una volta in Chiapas" - Spettacolo teatrale del "Gruppo di video-teatro Macroscope" - Osimo Jesi - 22/25 maggio 2008 Presso la Sala "Salara" del Palazzo della Signoria (Piazza Colocci, 1 - centro storico) - Esposizione mostra (ven 23 - dalle 16 alle 20 / sab 24 - dalle 10 alle 13, dalle 16 alle 20 / dom 25 - dalle 16 alle 20) Durante l'apertura della mostra saranno proiettati i video "Construir autonomia", "Semillita sonora" e "VI Comision Civil Internacional Observadores Derechos Humanos" Jesi - Giovedì 22 maggio, ore 18.30 - Inaugurazione mostra - Testimonianza di una partecipante alla VI CCIODH (Commissione Civile Internazionale di Osservazione Diritti Umani) in Messico, febbraio 2008

venerdì 20 aprile 2007

20/04/2007 | "Malati di Niente" al settimo anno


JESI - Di anno in anno si ripete il successo di "Malati di Niente", la rassegna promossa dalla Comunità Alloggio Soteria e dalla Rete del Sollievo. Giunta alla settima edizione, è ormai appuntamento internazionale che apre al confronto a partire da quelle esperienze che affondano le loro radici nel movimento antipsichiatrico e fanno dell’intervento terapeutico battaglia per i diritti di cittadinanza, contro lo stigma sociale e il pregiudizio. Incontri, musica, arte e teatro: percorsi culturali e percorsi di riflessione che si intrecciano nel segno della valorizzazione delle diversità e della condivisione e costruzione di legame sociale; contro ogni tentativo di riforma della legge 180 e di riproposizione di una logica di segregazione manicomiale. "Malati di Niente" Edizione 2007 - Vai al programma della settima edizione "La libertà é terapeutica. Non solo la libertà di essere matto, bizzarro, diverso, ma soprattutto la libertà dalla violenza delle istituzioni totali, liberta dalla stupidità e rigidità della burocrazia. Libertà di “rischiare di vivere” accompagnata dalla responsabilità di prendersi cura dell’altro, di essere solidali." - Lo speciale sul progetto Malati di Niente e la rassegna 2007 Le precedenti edizioni - Rassegna 2006 - Rassegna 2005 - Rassegna 2004 - Radio La Colifata a "Malati di Niente"

lunedì 18 settembre 2006

18/09/2006 | Da Jesi al Chiapas. Donde esta el corazon


JESI - Giovedì 21 settembre, dalle 17.30, presso la sala Salara del Palazzo della Signoria, l’associazione Ya Basta! presenterà il gemellaggio istituito fra il Comune di Jesi e e il Municipio Autonomo Zapatista San Pedro de Michoacan Chiapas - Messico. Nell’occasione si svolgerà un incontro a cui parteciperanno: l’Assessore alla Cultura del Comune di Jesi, Leonardo Animali, Simona Granati di Ya Basta! Roma e Vilma Mazza (rappresentante Ya Basta! alla IV Commissione Civile Internazionale di Osservatori per i Diritti Umani). Unitamente all’iniziativa del gemellaggio verrà allestita la mostra fotografica di Simona Granati dal tema "Donde esta el Corazon" (immagini di 10 anni di lotta zapatista) che sarà in esposizione fino a domenica 24 settembre, dalle ore 16 alle 20. "DONDE ESTA EL CORAZON" Dieci anni di zapatismo nelle immagini di Simona Granati [scarica il manifesto] Questo Patto di Solidarietà fra i due municipi, concretizza il processo mediante il quale una istituzione, una associazione, un semplice gruppo di persone della società occidentale può decidere di appoggiare in modo concreto la lotta delle comunità indigene del Chiapas per il riconoscimento dei propri diritti, la lotta della dignità e per la dignità. Le comunità indigene zapatiste si sono sollevate il 1° gennaio del 1994 ponendo 11 richieste: “lavoro, terra, casa, cibo, salute, educazione, indipendenza, libertà, democrazia, giustizia e pace”. Le comunità indigene sono il prodotto di 500 anni di lotta. Dopo il 12 gennaio 1994 l’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) continua la sua resistenza scegliendo la “parola” come propria arma. Le rivendicazioni che partono da questo popolo indigeno riguardano tutta l’umanità: per questo gli zapatisti chiedono il sostegno della Società Civile messicana ed internazionale. Le comunità indigene ed i municipi autonomi continuano a seguire, nonostante le ripetute violenze, il proprio cammino di resistenza pacifica. La situazione si fa tuttavia sempre più difficile e la vita quotidiana è resa impossibile dalla presenza delle forze militari e paramilitari. Gli uomini hanno difficoltà ad andare a coltivare i campi, le donne non possono andare a prendere l’acqua, le strade sono bloccate da controlli. Commercializzare prodotti indigeni è molto difficile, come poter comprare generi di prima necessità nelle città o usufruire dell’assistenza sanitaria . Le comunità sono isolate da qualsiasi attenzione sociale e dai servizi medici. Ogni giorno sono costrette a subire abusi e violazioni dei diritti umani. In questo momento di difficoltà, le relazioni tra i paesi del resto del mondo e le comunità autonome zapatiste hanno il fine di permettere la continuità e la visibilità della resistenza. La società civile internazionale può portare l’attenzione del mondo sulla realtà del Chiapas, denunciare gli abusi dei diritti umani contro le comunità indigene, aprire il dialogo sui problemi dell’esclusione e del neoliberismo. La comunità internazionale può sostenere il popolo chiapaneco riguardo ai problemi della salute, dell’educazione, dell’agricoltura, dell’appoggio ai rifugiati. Si possono scambiare idee, esperienze e tradizioni. Sono molti i comuni europei che hanno deciso di materializzare questo sostegno con patti di solidarietà. Il Comune di Jesi è uno di questi, e con il Gemellaggio concretizza un accordo di relazione che va oltre il semplice aiuto unilaterale e scambio culturale. Proprio per questo aderisce al progetto “Agua para todos”, un progetto di potabilizzazione dell’acqua , per affermare che l’acqua è una risorsa collettiva che appartiene a tutta l’umanità, questo progetto che l’associazione Ya Basta stà portando avanti nella regione gestita dalla Giunta del Buongoverno “Hacia la Esperanza” dove si trova il municipio Autonomo Zapatista San Pedro de Michoacan, , può contribuire ad affermare che l’acqua è un diritto, il che implica riconoscere che la collettività ha la responsabilità di creare le condizioni necessarie affinché questo diritto venga esercitato. Diplomazia popolare, sostenibilità ambientale, auto-progettazione partecipata, sono stati le basi per i progetti di cooperazione sviluppati dall’Associazione Ya Basta!. Sviluppare cooperazione dal basso tra comunità locali è una delle basi che ci spinge a lavorare in un progetto di gemellaggio, perchè crediamo in uno spazio pubblico, aperto, di relazioni tra comunità, tra esperienze, da sempre in contatto con i movimenti che in tutto il Pianeta pongono al centro l’umanità, i diritti, la dignità e la costruzione di nuove relazioni.. Per una Pace fatta di Diritti e Dignità. All'interno dell'iniziativa sarà proiettato il video "Romper el cerco" (Rompere L’assedio) sui gravi fatti di violenta repressione, accaduti il 4 maggio scorso a San Salvador Atenco.

lunedì 6 marzo 2006

06/03/2006 | "Malati di Niente" lancia la sesta edizione


JESI - Partirà mercoledì 8 marzo la sesta edizione di "Malati di Niente". Maturata negli anni attraverso il confronto con esperienze provenienti da ogni parte del mondo come "L'atelier du non faire" di Parigi, "Radio La Colifata" di Buenos Aires, la rassegna è ormai realtà consolidata di intervento socio-culturale nella lotta al pregiudizio e allo stigma sociale che la scorsa estate si è vista riconoscere il Premio nazionale per l'innovazione nei servizi sociali. Malati di Niente 2006 Valorizziamo le diversità per combattere lo stigma - Vai al programma della rassegna La Rassegna “Malati di niente” lancia la sua VI edizione 2006 “Il progetto promuove una riflessione contro il pregiudizio verso il diverso con un approccio culturale il cui punto centrale è la rassegna, durante la quale tutta la città di Jesi diventa un enorme teatro e luogo di confronto. L’intreccio tra arte, progetto terapeutico, promozione culturale e della tolleranza e convivenza civile ha valorizzato e valutato non solo un percorso socio-assistenziale, ma un’idea di diritto di cittadinanza e di diritto del cittadino alla fiducia e alla serenità” Con queste parole e motivazione “Malati di niente” è stato premiato, nel giugno 2005, come vincitore del Premio nazionale per l’innovazione nei servizi sociali. Parole che fanno bene, parole grandi come il mare, parole che incoraggiano a intraprendere nuovi viaggi e rinnovate responsabilità. “Diamo un’opportunità alla parola” è stato il nostro slogan, e le parole possono essere leggere come una piuma, o pesanti come montagne. In tutti questi anni di "Malati di niente" il confronto con esperienze di altre parti del mondo è stato uno degli arricchimenti della rassegna. Provare a confrontarsi, a inquinarsi ad imparare mutuamente è stato ciò che ha portato a creare anche una rete solidale . Nel 2004 “L’atelier du non faire” di Parigi, nel 2005 “Radio La Colifata” di Buenos Aires hanno lasciato la ricchezza dello scambio di esperienze e conoscenze. "Indietro non si ritorna, e non ci saranno più esseri umani dietro a delle sbarre, sporchi e impauriti, che guardano con i loro occhi “persi”, bellissimi parchi vuoti e ordinati. L’erba cresce per essere calpestata… I muri crescono per separare… Calpestiamo ancora l’erba e buttiamo giù i nuovi muri del pregiudizio, dell’intolleranza e della paura." - Pubblichiamo di seguito l'articolo e l'intervista a firma di Rachele Mancinelli della redazione di Capo Horn al coordinatore della rasegna “Malati di Niente” Gilberto Maiolatesi sull'edizione 2005. Tramite l’intervista che ho fatto recentemente a Gilberto Maiolatesi, vorrei chiedere di non dimenticare quanto Hugo Lopez ed Alfredo Olivera di Radio “La Colifata” ci hanno trasmesso. Le dimenticanze fanno parte di una sorta di lenta agonia per chi crede fermamente in ciò per cui lotta, e per chi per un attimo si trova sotto le luci dei riflettori come protagonista e poi piomba nel buio, il buio del silenzio. Non voglio dilungarmi troppo, quindi mi permetto di sintetizzare brevemente l’intervista che recentemente ho fatto a Gilberto Maiolatesi. Le sue parole dovrebbero veramente essere ricordate, Da chi? Da tutti…dai cittadini, dai mezzi d’informazione, dai politici. Il perché si sintetizza nella frase con la quale Maiolatesi fa capire che la malattia mentale oggettivizza.Penso che questa sia una frase emblematica perché tutti noi abbiamo il diritto di essere sempre considerati uomini. I nostri amici argentini lottano per questo in un contesto austero come quello manicomiale. Lo fanno parlando ad un microfono di una radio, quando per loro non è ammesso parlare in quanto nei manicomi non si hanno diritti. Lì i diritti te li prendono in cambio di una diagnosi. Ma la realtà umana, emotiva è assai più complessa di una istituzionale. Come mi ha ricordato Maiolatesi, l’intervento di Hugo al dibattito della scorsa edizione della rassegna “Malati di Niente” fa capire benissimo quanta ignoranza orbiti attorno alla malattia mentale. E senza dubbio l’ignoranza, che altro non significa che ignorare, non essere a conoscenza di, é un male universale, molto più deleterio della malattia mentale. In questo purtroppo i mezzi di comunicazione non fanno altro che alimentare l’ignoranza generale al riguardo, strumentalizzando il disturbo mentale facendo leva sulla paura che essa scaturisce nel gran marasma di leggende metropolitane che le orbitano attorno…o semplicemente perché come mi disse Maiolatesi nell’intervista: chi ha paura della malattia mentale forse è solo perché ha paura lui stesso di ammalarsi… Ricordiamoci sempre il significato primordiale d’essere umano, ricordiamo che ognuno di noi è un soggetto, non un oggetto, che la libertà da un’identità ma soprattutto che privane qualcuno la toglie. Ricordiamoci che la malattia mentale non è sinonimo di massacri, stragi, violenza …ma che in verità lo è più l’ignoranza nei riguardi di chi soffre di certi disturbi, perché dare giudizi a priori su questo tema ha contribuito all’emarginazione dalla società di persone ridotte ad oggetti…ricordiamoci della rassegna “Malati di Niente” e dei “Colifati” di Buenos Aires, perché se un problema come questo non ci tocca in prima persona non significa che ciò ci dà il diritto di distruggere la dignità di chi invece il problema lo vive…inteso io sono veramente una “Colifata”… Ringrazio Gilberto Maiolatesi, il Comune di Jesi, l’Associazione Ya Basta!, il dipartimento di salute mentale, Radio “La Colifata”, Hugo Lopez, Alfredo Olivera, tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita della rassegna “Malati di Niente”,chi vi è intervenuto e chi è venuto ad ascoltare…ma soprattutto ringrazio chi non dimenticherà che anche il malato mentale è una persona… Rachele Mancinelli Questa intervista con Gilberto Maiolatesi ci ricorda i momenti e i temi centrali dell’intervento dei rappresentanti di “Radio La Colifata” alla scorsa edizione della rassegna “Malati di Niente”. Qualsiasi evento significativo deve essere tenuto ben in mente, soprattutto se esso si batte a favore dei diritti umani… il primo fra tutti quello di essere considerati come persone e non come oggetti… - Su quali principi si basa la collaborazione tra “malati di niente” e Radio “la Colifata”? Essenzialmente è la stessa visione rispetto la lotta allo stigma rispetto il disagio mentale, ossia che la dignità, la libertà, e i diritti sono egualmente terapeutici quanto la psicoterapia o la farmacoterapia. - Cosa ha portato a Jesi l’arrivo dei rappresentanti di Radio “la Colifata”? Ha portato molto. Innanzi tutto ci ha permesso di uscire dai confini della nostra piccola città. Loro arrivano da Buenos Aaires con un’esperienza molto drammatica. Hanno aperto questa radio all’interno del “Borda” che è uno dei manicomi più grandi dell’Argentina, quindi hanno portato molta esperienza facendoci riflettere, dandoci la prova che non siamo soli nel credere in una psichiatria diversa. - Cosa hanno potuto cogliere le persone non operanti nel settore psichiatrico? Penso che chi ha partecipato agli incontri con i nostri amici Hugo ed Alfredo lo psicologo, si siano commossi ed emozionati, Questo sia quando abbiamo visto il video che ci hanno portato sulla radio, ma sopratutto quando Hugo ha parlato. Hugo è una persona estremamente tenera sensibile, intelligente e molto altro, ma è anche un “Colifato” e questo hanno dato molto più valore alle sue parole, aldilà dell’interesse della politica psichiatrica. - Una frase in particolare di ciò che Hugo ha raccontato che ti ha colpito particolarmente? Senza dubbio quando durante il convegno Hugo prende la parola e dice: -mi sento a casa mia perché ho origini italiane e voi mi avete fatto rivivere quelle atmosfere. Poi si commuove e ci chiede scusa. Questo non me lo aspettavo, ha trasmesso gran forza e tanta tenerezza. E’ Senza dubbio una bella persona. - Quale elemento portante ci hanno voluto trasmettere e secondo te perché non dovremmo dimenticarlo? Due elementi meno emotivi rispetto ai precedenti.Motivi concettuali, teorici che ci devono portare immediatamente all’agire pratico nella nostra realtà. Uno è il tema della comunicazione. Tema importante. Anche adesso che rispondo alle tue domande e le mie risposte saranno usate in modo ché l’opinione pubblica possa leggere e quindi conoscere, è alla base della lotta che abbiamo intrapreso, perché purtroppo l’informazione sul disagio psichico è estremamente distorta e strumentalizzata. E’ importante parlare tramite giornali, televisioni, radio, aprirne noi per comunicare con la gente. A tal proposito c’è qui a Jesi il progetto di aprire una radio, ma questo è un progetto da perseguire con tenacia. L’altro invece è un discorso basato sulla soggettività. Argomento che abbiamo discusso a lungo con Alfredo Olivera, arrivando alla conclusione che una persona sta bene se recupera la sua soggettività poiché la malattia oggettivizza.Quando noi non siamo più noi stessi ma, subiamo delle alienazioni, depersolizzazione, siamo alienati non solo dal mondo ma anche da noi stessi, subiamo un processo d’oggettivazione. Credo che ogni essere umano nel momento che diventa oggetto e non più soggetto perde la capacita di critica, di scelta, di avere diritti elementari e la capacità di avere un giudizio su se stesso e sul mondo, Il disagio psichico in alcuni momenti più portare a questa situazione,.E’ anche vero però che questo stato lo amplifichiamo e lo rendiamo cronico noi operatori psichiatrici quando non siamo capaci di arginare quest’andamento. Il manicomio è stato l’apice nel produrre oggettivizzazione dell’essere umano. Molto spesso nei nostri servizi può succedere questo. Per spiegarmi meglio ti faccio un esempio: se io ti parlo di un ragazzo e penso che sia un uomo e lo chiamo per nome è diverso dal fatto se io mi riferisca, parlando di lui con un’etichetta diagnostica. In questo caso noi operatori stiamo attuando un’oggettivizzazione di un essere umano. Tornando all’esperienza di Radio “la Colifata” con le loro votazioni simboliche (in Argentina chi è in manicomio perde ogni diritto come per esempio quello del voto) nelle quali non solo hanno votato ma anche discusso, è stato un passo importante per divenire soggetti. Ti devo dire che mi ha colpito molto questo fatto delle elezioni simboliche, non tanto per il riconoscimento della validità del voto ma per il fatto di poter dire: - anche io esisto in questo contesto, anche se poi la mia opinione a livello politico non è rilevante io faccio sentire la mia voce. - Credo che questo sia molto simile al progetto portato avanti dalla rassegna “Malati di Niente”, tu che ne pensi? Sì ci sono molte similitudini.Con le elezioni simboliche in Argentina è stata aperta una discussione. Noi con la rassegna“Malati di Niente” cerchiamo di comunicare con la cittadinanza, con chi a volte non comprende bene cosa sia il disagio psichico essenzialmente perché ne ha paura, o ha paura lui stesso di ammalarsi. La differenza sta che qui da noi non ci sono più strutture manicomiali e in un certo senso in questo lavoro di comunicazione siamo avvantaggiati rispetto agli operatori psichiatrici Argentini. - Puoi sintetizzare lo scopo di quest’incontro? Vorrei risponderti con il titolo dell’iniziativa dal nome: Prove tecniche di rivoluzione. Credo che sia un’esperienza veramente rivoluzionaria nel contesto dell’Argentina. Per certi versi il modo in cui abbiamo posto la Rassegna Malati Di Niente è ugualmente rivoluzionario. E’ passato diverso tempo dall’ultima edizione della rassegna “Malati di Niente”. Malati di Niente 2006 Valorizziamo le diversità per combattere lo stigma Programma Mercoledì 8 marzo 2006 ore 10.00 - Teatro studio “V. Moriconi” RECINTI Spettacolo Teatrale di e con Dina Mogianesi Monologo a tre voci Scritto e diretto da: Dina Mogianesi Interpretato da: Dina Mogianesi, Elisabetta Santarelli (soprano), Giulia Copparoni. Musiche originali di: “Nirmalam” Prima di essere uno spettacolo, è stata una ricerca appassionata, la voglia di stabilire un contatto oltre il tempo e lo spazio con l'elemento femminile, con esperienze uniche, personali, eppure tutte unite da un solido legame, tutte chiuse in un cerchio senza principio ne fine. Tante donne evocate, tante voci che qui possono parlare: ciascuna narra di sé, il tempo vissuto, la vita vissuta, i recinti accettati o quelli superati, alcuni trasformati, altri subiti, ma tutte accumunate dalle stesse radici di genere. Dire di loro è stato un “tornare a casa”… Martedì 21 marzo 2006 ore 16.30 - Sala AVIS Moie di Maiolati "PREVENZIONE E COMUNITA’: LA FAMIGLIA COME RISORSA" Con Massimo Mari (direttore DSM Jesi) e Gilberto Maiolatesi (resp. Comunità Alloggio Soteria) Sabato 25 marzo 2006 ore 22.30 – Centro sociale TNT Concerto "THE GENTLEMENS" Mostra espositiva Atelier “Sollievo” Ingresso gratuito Lunedì 3 aprile 2006 ore 21.30 – Teatro Pergolesi In collaborazione con la rassegna “teatro giovani” “La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico” Spettacolo Teatrale di e con Ascanio Celestini Ascanio Celestini ha lavorato per 4 anni, come è nel suo stile, attorno ad un argomento che gli premeva raccontare, quello della follia... E' un elogio funebre del manicomio elettrico frutto di un laboratorio di “storie da legare”, una memoria di stagioni passate di psichiatria, terapia, farmaci e contenzione fisica, un riversamento in scena di vicende di ex degenti ed ex addetti …un racconto intimo, delicato e tormentatissimo… BIGLIETTI: Ridotto (fino a 25 anni e Universitari) €.8,00 - Intero €.12,00 i biglietti saranno in vendita dal martedì al sabato 9:30-12:30 / 17:00-19:30. Il lunedì 3 aprile la biglietteria sarà aperta dalle 17:00 fino all’inizio spettacolo. Tel. biglietteria 0731 206888 Per informazioni Teatro Pirata tel.0731 56590. Sabato 8 aprile 2006 ore 17.30 – Palazzo dei Convegni “Siamo fuori dal tunnel?” Dibattito/incontro con il regista e gli attori della “Compagnia della fortezza” sul tema del carcere e dell’inclusione sociale del detenuto Il ribaltamento delle prospettive, la sovversione dei valori, la rimozione delle certezze, la ricerca di un senso più autentico e di un dissenso autenticamente pasoliniano. La negazione di una visione manicheistica come frattura del mondo in ciò che è bene e ciò che è male, sono alcuni punti fermi della poetica di Armando Punzo e della sua compagnia teatrale. Dal 3 al 6 maggio 2006 ore 9.00/18.00 - Teatro studio “V. Moriconi” SALUTE MENTALE E COMPLESSITA’ SOCIALE Percorso formativo intensivo con la partecipazione del prof. Edgar Morin (Filosofo-Sociologo-Saggista) e del prof. Armando Bauleo (Psichiatra-Psicanalista-Didatta) Sabato 6 maggio ore 16:30 Incontro Pubblico. Per informazioni telefonare al: 0731 534882 / 0731 534045 ELOGIO ALLA LIBERTA’ Mostra fotografica a cura di Stefano Vaja (fotografo ufficiale della “Compagnia della Fortezza”) Domenica 14 maggio 2006 ore 21.00 – Teatro Pergolesi “L’ultimo metrò” Spettacolo teatrale in collaborazione con il Teatro Pirata Regia del Teatro Pirata In collaborazione con Centro Socio-riabilitativo “Un mondo a colori” Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri “G. Morea” Lo spettacolo è la conclusione di un laboratorio, durato un anno, tenuto con i ragazzi frequentanti l'Istituto Tecnico “G. Morea” e con gli ospiti del Centro Sociale “Un mondo a colori”. Liberamente ispirato al romanzo “Ambaraba” di G. Culicchia, “L'ultimo metrò” mette in scena la solitudine e la paura che ognuno ha dell'altro e del diverso, nel tempo sospeso dell'attesa in un posto chiuso qual' è la fermata di una metropolitana. Ogni personaggio rappresenta un individuo chiuso in se stesso che non si fida dell'altro. Personaggi come autoritratti della solitudine. E tutto potrebbe continuare cosi, fino all'arrivo del metrò. Ma il metrò non arriva e un fatto inatteso (una bomba , un attentato) costringerà tutti a prendere coscienza che solo la solidarietà, la paura condivisa possono spaccare il muro di silenzio che ci impedisce di vedere in ogni persona un amico, un fratello. Regia: Teatro Pirata. Con: Andrea, Bruno, Caterina, Chiara, Dario, Elisa, Elisabetta, Eloisa, Fabio, Fernando, Francesca, Francesco, Giacomo, Giulia, Irma, Marianna, Martina, Maria Teresa, Paola, Sara, Sergio, Teodora. Durata: 40 minuti. Domenica 21 maggio 2006 ore 15.00 – SRR Asiamente “Sulle tracce dell’inaudito e dell’invisto” Grande festa finale della rassegna con musica, teatro, atelier di pittura... Con la partecipazione straordinaria del “Teatro due mondi” di Faenza Dall' 8 al 16 aprile 2006 Palazzo dei Convegni ELOGIO ALLA LIBERTA’ Mostra fotografica a cura di Stefano Vaja (fotografo ufficiale della “Compagnia della Fortezza”) Dal 22 aprile al 2 maggio 2006 Palazzo dei Convegni MOSTRA di PITTURA a cura dell'Atelier del Centro Aggregazione Sociale “Sollievo” Febbraio/Aprile Csa TNT LABORATORIO ARTETERAPIA Partecipano gli studenti del Liceo S.Sociali, ITAS Galilei, Ist. d’Arte Mannucci e alcuni pazienti DSM di Jesi. Per maggiori informazioni: tel 0731 290003 - Fax 0731 290218 Comunità Alloggio Soteria, Via Tabano, 51 - Jesi (AN) e-mail c.soteria@libero.it Coo.s.s. Marche tel 0731 213660

venerdì 29 aprile 2005

29/04/2005 | Radio La Colifata alla Rassegna “Malati di Niente"


Radio La Colifata alla Rassegna "Malati di Niente". Tavola rotonda "L’istituzione negata: prove tecniche di rivoluzione". Proiezione del video inedito "La Colifata". JESI - Sabato 7 maggio, ore 17.00 al Palazzo dei Convegni con Alfredo Olivera e Hugo Lopez di Radio La Colifata, insieme a Simonetta Di Girolamo dell’Atelier du non-faire di Parigi, Radio Fragola di Trieste e Gilbero Maiolatesi della Comunità Soteria in collaborazione con l'Associazione "Ya Basta!". Proiezione del video inedito “La Colifata”, vincitore del primo premio al I° Concorso nazionale di audiovisivi sulla salute mentale, "Un Altro Sguardo è possibile" a Nocera Inferiore, 11/12 marzo 2005 (V. Monti e M. Morrone). UN’ ESPERIENZA DA ASCOLTARE Radio La Colifata di Buenos Aires Un progetto politico, etico-terapeutico ed estetico. La delegazione di Ya Basta! (presenti alcuni operatori della Comunità Riabilitativa Soteria) nella carovana di ottobre a Buenos Aires ha fatto una visita all’ospedale psichiatrico Josè T. Borda, perché qui si svolge un’ esperienza veramente da ascoltare: LT 22 Radio “La Colifata” (che in un linguaggio popolare argentino significa “matto” in senso affettuoso) trasmette una volta a settimana dal cortile dell’ospedale. I pazienti gestiscono la radio nata da un progetto che nasce 13 anni fa da una proposta dello psicologo Alfredo Olivera, che li affianca e coordina. La radio come metodo di promozione di salute si è consolidata e ha permesso un importante lavoro fra comunità esterna e gli utenti del Borda, dando la possibilità di relazionarsi e interagire. Tutto ciò serve a riflettere sui problemi della malattia mentale e sui miti che si formano sulla follia, e soprattutto all’agire concreto degli ascoltatori, e anche degli operatori della comunicazione. C’è una mutua collaborazione in questo progetto che Alfredo definisce progetto politico, etico-terapeutico ed estetico, il dolore si rielabora in metafora e viene data una intenzionalità da parte di chi ascolta, e una risposta, essenziale per la relazione umana. Quindi l’estetica permette di aprire un canale, un feed-back, dove due parti si ascoltano, comunicano e costruiscono soggettività. Anche in Italia si è attivata una simile esperienza: Rete 180 e Radio Fragola, la voce che sente le voci. Apriamo insieme tante “Colifate” per buttare i muri delle emarginazioni. Il compito è quello di darci la possibilità di vivere senza la paura di conoscerci come esseri umani. Associazione Ya Basta! Marche - PREGIUDIZI SENZA CONFINI L ’importanza di superare i pregiudizi non si può fermare con delle barriere geografiche.Ogni individuo deve essere tale ovunque si trovi. I pregiudizi, ricordatelo non hanno confini. Pregiudizi senza confini dunque? C’è chi lotta senza barriere: Italia come Argentina, Jesi come Buenos Aires, Malati di Niente come Radio La Colifata. Una sfida contro l’emarginazione. Radio La Colifata : una voce potente che si leva dall’ospedale psichiatrico Josè. T. Borda di Buenos Aires dove il manicomio toglie dignità e diritti alle persone. Realtà quella, (che come fu in Italia prima della approvazione della legge 180) che rincorre spettrali meccanismi di annullamento. Il disturbo mentale è una “taglia” data dalla società che da l’obbligo a troppi di tagliare ogni diritto umano, ridurre l’individuo ad un involucro che contiene ciò che proprio alla società non serve. In quell’ospedale Radio La Colifata squarcia lo stigma dando voce a quelle persone alle quali la società “sana” ha tolto ogni speranza e cucito le bocche per non essere disturbati. I pazienti dell’ospedale Josè T. Borda saranno presenti nella V edizione della rassegna Malati di Niente, le loro voci faranno parti del grande coro di quelle persone che lavorando per promuovere una tolleranza a un problema che non dovrebbe neppure essere considerato tale: la malattia mentale. La Colifata trasmette dal giardino dell’ospedale anche quando piove, con mezzi irrisori nonostante Manu Chau abbia tenuto a Barcellona un concerto per la raccolta di fondi a favore dell’ampliamento della radio. I soldi raccolti, in quella circostanza sono stati usati per costruire uno studio radiofonico per ora non ancora terminato. Radio La Colifata può essere ascoltata tramite internet sul sito www.lacolifata.org . Questo è un passo verso un’integrazione che in Argentina è pressoché inesistente dato, appunto, la realtà manicomiale. Oltre tutto lo scambio telefonico fra gli utenti speaker e ascoltatori è un modo sano, costruttivo, critico di relazionarsi. Malati di Niente in egual modo raccoglie le urla di persone che vogliono essere semplicemente tali. Malati di Niente nasce dal bisogno di integrare la realtà psichiatrica a quella cittadina, a tal proposito la Comunità Soteria, la Cooss Marche , il DSM di Jesi, il Comune di Jesi, con la collaborazione del csa TNT, Associazione "Ya Basta!", SRR/CD Asiamente, Centro Sollievo, Coop Zanzibar, Teatro Pirata, stanno trascinando un percorso importante nel quale la Rassegna Malati di Niente è una sorta di filo d’ Arianna da seguire per arrivare dai manicomi chiusi fino a delle menti aperte.Una esperienza impedibile,come sempre, quella di Malati di Niente dove tutti possono gridare la speranza. …I Muri, anche quelli dei manicomi, possono essere rasi al suolo, oppure inoltrati, come per i pazienti del Borda , ma i muri più difficili da abbattere sono quelli del pregiudizio e quelli più difficili da innalzare sono quelli della tolleranza. Rachele Mancinelli Integrante del comitato di redazione del giornale Capo Horn (periodico di resistenza mentale) www.asiamente.it - Leggi l'articolo "Carovana Ya Basta! Una visita a Radio La Colifata." - Leggi del Festival "Malati di Niente" sul sito di Radio LA COLIFATA.

lunedì 4 aprile 2005

04/04/2005 | RASSEGNA “MALATI DI NIENTE” – 2005

RASSEGNA “MALATI DI NIENTE” – 2005

Valorizziamo le diversità per combattere lo stigma
Premessa
“Malati di Niente”, tocca quest’anno la 5° edizione. Un traguardo importante che ci spinge a far bene, ad andare avanti in questa incursione pirata e nello stesso tempo ci offre nuove opportunità e crescenti responsabilità.
“Diamo un’opportunità alla parola”, abbiamo detto e scritto, proprio per i “senza voce” e gli “invisibili” della nostra epoca, strozzati dalle forti mani del pregiudizio e dello stigma sociale.
Diamo un’opportunità alla parola per esprimere onestamente e senza mistificazione che: 1) il pregiudizio verso il diverso, il “matto”, è ancora molto forte e va combattuto; 2) è sempre più urgente costruire una rete sociale solidale, perché il nostro intervento come operatori psichiatrici è troppo debole se non supportato da una comunità, da un territorio, in grado di accogliere senza emarginare; 3) i diritti, la libertà e la dignità sono terapeutici.
Quest’anno la rassegna si svilupperà su due assi fondamentali: la famiglia come risorsa alla promozione della salute mentale e all’integrazione sociale; la relazione tra strutture del DSM e le Scuole medie superiori, come momento di comunicazione e come antidoto alle politiche custodialistiche, reazionarie e neomanicomiali.
Il nostro orizzonte ideale e “strategico” che determina l’intervento riabilitativo quotidiano, si colloca in piena continuità con quello storico movimento che negli anni ’60-’70 ha criticato, combattuto e vinto le logiche segregative e le istituzioni manicomiali.
La Legge 180, è stata lo strumento legislativo che ha permesso, nel lontano 1978, il progressivo smantellamento degli Ospedali Psichiatrici e l’inizio di una nuova epoca per la sofferenza psichica. Si stava abbattendo una delle più vergognose e violente opere del genere umano: i manicomi, che andavano chiusi e in alternativa aperti luoghi di “cura” e di socialità, dove l’intervento terapeutico si coniugava e si coniuga, con la battaglia per i diritti di cittadinanza, contro lo stigma e il pregiudizio.
Possiamo di certo affermare che la “180”, più che una legge ha rappresentato un progetto “politico”, che tendeva a sviluppare una coscienza critica e una trasformazione dell’organizzazione sociale, attraverso la partecipazione della collettività a tutte le forme di emarginazione e di disagio.
Il progetto “Malati di Niente” si inserisce a pieno in questo difficile contesto, nel tentativo di promuovere una riflessione e costruire aggregazione e mobilitazione, per camminare insieme, pazienti, operatori, gente comune, verso un orizzonte ideale, “abitato” da una comunità di uomini e donne ancora capaci di creare legame sociale, inclusione, solidarietà.

Gli obiettivi sulla nostra rotta
- Promozione di una riflessione e di una battaglia contro lo stigma sociale, il pregiudizio e il tentativo di revisionare la Legge 180, attraverso la riproposizione di una logica di segregazione manicomiale, per la piena riappropriazione dei diritti di cittadinanza e di reale democrazia.
- Valorizzazione delle diversità, contaminazione culturale e intervento sociale sul territorio, attraverso il lavoro di relazione e comunicazione con le scuole e il “mondo giovanile”.
- Costruire e attivare un lavoro di rete con l’associazionismo sociale e culturale, le istituzioni, le strutture del DSM, il volontariato, il mondo della cooperazione sociale…

Se non ora, quando?…Incontriamoci in città…
Anche per questa edizione il progetto si articola in varie iniziative di carattere prettamente comunicativo-aggregativo come dibattiti, spettacoli teatrali, concerti, mostre fotografiche e di pittura, proiezioni video…
La rassegna verrà poi attraversata da 2 laboratori espressivi: laboratorio teatrale-corporeo e laboratorio di arteterapia.
Si prevedono momenti specifici di comunicazione e spettacoli per le scuole medie superiori specialmente nell’utilizzo del laboratorio di arteterapia, dove alcuni studenti dell’Istituto d’Arte, del Liceo delle Scienze Sociali e dell’ITAS lavoreranno con i pazienti del servizio psichiatrico e nella giornata dedicata al “Sollievo”.
Anche per questa edizione continua la nostra attenzione verso le esperienze di psichiatria “altra” sviluppata in Francia e in Argentina attraverso l’Atelier “du Non-Faire” di Parigi e Radio “La Colifata” di Buenos Aires.

Programma
- MARTEDI’ 15 FEBBRAIO 2005 – Teatro Studio San Floriano ore 21.15
“X.T.C. 2” – Spettacolo teatrale in collaborazione con la rassegna “Teatro giovani”.

- MERCOLEDI’ 2 MARZO 2005 – Teatro Studio San Floriano ore 21.15
“Targato H” – Spettacolo Teatrale in collaborazione con la rassegna “Teatro giovani”.

- GIOVEDI 3 MARZO 2005 – Teatro Studio San Floriano ore 10.30
“INsuperTRAvisioni” – a cura del Centro “Sollievo” e di “Asiamente group” Atelier di pittura-teatro-voce-danza…

- SABATO 12 MARZO 2005 – Teatro Pergolesi ore 21.15
“Eh ??” – Spettacolo Teatrale in collaborazione con la rassegna “Teatro giovani”

- GIOVEDI’ 17 MARZO 2005 – Teatro Studio San Floriano ore 17.30
“La Legge 180 come progetto politico sul territorio: la famiglia e la comunità come risorsa” – Tavola rotonda con la partecipazione di:
Luigi Cancrini (Psichiatra-Psicoterapeuta); Alfredo Canevaro (Psichiatra-Psicoterapeuta); Vito Inserra (Tavolo Regionale Ass. Familiari)

- SABATO 16 APRILE 2005 – Centro Sociale TNT ore 22.30
“Diabolico Coupè” - Concerto e spazio mostra Atelier pittura

- MARTEDI’ 3 MAGGIO 2005 – Palazzo dei Convegni ore 10.30
Incontro pubblico con gli studenti delle Scuole che hanno partecipato al Laboratorio di Arteterapia

- SABATO 7 MAGGIO 2005 – Palazzo dei Convegni ore 17.00
In collaborazione con l’Associazione Ya Basta!:
Proiezione Video inedito realizzato da V. Monti e M. Morrone all’interno dell’Ospedale psichiatrico “J. T. Borda” di Buenos Aires “La Colifata”,
vincitore del primo premio al I Concorso Nazionale di Audiovisivi sulla Salute Mentale: Un Altro Sguardo è possibile a Nocera Inferiore. 11/12 marzo 2005.
http://www.docume.org/page/schedafilm.asp?id=61
http://www.ephemerides.it/home/Notizia.asp?ID=1597
-“L’Istituzione negata: prove tecniche di rivoluzione” – Tavola rotonda con la partecipazine di: Simonetta Di Girolamo (Atelier “du non-faire” di Parigi); Alfredo Olivera e Hugo Lopez (Radio “la Colifata” - Buenos Aires); Gilberto Maiolatesi (Responsabile Comunità “Soteria”); Radio Fragola (Trieste)

- VENERDI’ 13 MAGGIO 2005 – Palazzo dei Convegni ore 16.00
“Fuori come và?” – Presentazione dell’ultimo libro di Peppe Dell’Acqua e incontro con l’autore.

- VENERDI’ 13 MAGGGIO 2005 – Palazzo dei Convegni ore 17.00
“L’inverno è finito: diamo un’opportunità alla parola” –
Tavola rotonda con la partecipazione di:
Clara Sereni (Fondazione “La città del sole”); Armando Bauleo (Psichiatra-Psicoterapeuta); Peppe Dell’Acqua (Direttore DSM Trieste); Massimo Mari (Direttore DSM Jesi)

- SABATO 14 MAGGIO 2005 - Stadio “Cardinaletti ore 15.00
“Mai dire calcio…” - Finale di calcio Rappresentativa Marche –Rapresentativa Lazio-Umbria
A cura dell’Associazione Polisportiva “Asiamente” e dell’ A.N.P.I.S. marche

- DOMENICA 15 MAGGIO 2005 – SRR-CD “Asiamente”
“Sulle tracce dell’inaudito e dell’invisto..” - Festa finale rassegna
Teatro, musica live, mostre, atelier…

MOSTRA
Dal 29 aprile al 9 maggio 2005 – Palazzo dei Convegni
Esposizione dell’Atelier di pittura del “Centro Sollievo” e del Laboratorio di Arteterapia

LABORATORI

- LABORATORIO ARTETERAPIA – Centro Sociale TNT
Progetto con le Scuole medie Superiori da novembre 2004 a maggio 2005
Il laboratorio condotto da Luca lavatori si terrà il martedì dalle 14.30 alle 16.30; il venerdì dalle 10.00 alle 12.00

- LABORATORIO TEATRALE CORPOREO
7-8-9-10-11 marzo 2005 dalle ore 18.00 alle ore 21.00
Il laboratorio è condotto dall’attore-regista francese Yves Lebreton

venerdì 11 giugno 2004

11/06/2004 | "La storia dei colori"


Per la prima volta l’associazione “Ya Basta! Marche” partecipa alla rassegna “Jesi Estate” e ovviamente lo fa a modo suo, organizzando per sabato 19 giugno, alle 21.30, in piazza delle Monighette (in caso di maltempo lo spettacolo si terrà presso il Palazzo dei Convegni ) e poi la domenica 20, alle 17.00 a Collamato di Fabriano , in Piazza del Castello, la rappresentazione "La storia dei colori" della Compagnia Teatrale di Reggio Emilia "Mammalucchi" , anche loro attivisti di "Ya Basta! - laboratorio AQ16. E' un adattamento teatrale dei racconti che il vecchio Antonio, un anziano appartenente ad una comunità della selva Lacandona, ha fatto al Subcomandante Marcos, il quale ha deciso di trasferire su carta questa affascinante leggenda maya che narra la nascita dei colori. Il metodo utilizzato è quello clownesco che ha l’obiettivo di creare una relazione con il pubblico, infatti, saranno coinvolti bambini ed adulti. Attraverso questo spettacolo (che è stato realizzato anche all’interno delle comunità autonome zapatiste) la compagnia dei Mammalucchi, insieme all'associazione "Ya Basta!", vuole anche sostenere il progetto del libro "C’era una volta una notte…" realizzato in collaborazione con i bambini della scuola d’Oventic. Nelle Marche ,a Jesi e a Fabriano, si è riuscito a coinvolgere gli assesori alla cultura nel sostegno di questo libro . Ya Basta Marche invita tutti a difondere, in un modo o l'altro, la esperienza di questo progetto a sostegno delle comunità indigene zapatiste. Durante l'attività che si è svolta nell’aprile dell’anno 2002, è stato realizzato un laboratorio di "Racconta Storie", attraverso il quale si è concretizzato un interessante scambio culturale . In questo periodo i ragazzi hanno scritto dei racconti, (leggende maya, racconti popolari e della lotta zapatista vista e vissuta dagli alunni e dalle loro comunitá) nella loro lingua madre, lo tsotsil, (una delle lingue maya che ancora sopravvivono), tradizionalmente orale. La fase dello sviluppo della scrittura tsotsil è tuttora in atto e di fatto, all´interno della Scuola Secondaria Rebelde Autonoma Zapatista, si sta portando avanti un processo di sviluppo della scrittura tsotsil che ne permetta una espressione e forma piú precisa. Oggi, il lab.AQ16 vuole diffondere questa esperienza e tradurla in un libro tsotsil-spagnolo-italiano, per essere, da un lato, promotore di uno scambio culturale, capace di sviluppare, nei nostri paesi, atteggiamenti di tolleranza e di conoscenza delle culture indigene; dall’altro, permettere, attraverso la vendita del libro, di ottenere dei proventi da destinare all´appoggio del Sistema di Educazione Ribelle Autonomo Zapatista di Liberazione Nazionale della zona Altos. Durante la loro permanenza nella scuola secondaria di Oventic, gli attivisti del lab.AQ16 hanno potuto percepire in loco l’importanza del valore della cultura indigena di fronte al pericolo derivante dalla sopraffazione della lingua spagnola (castiglianizzazione). A tale scopo, a seguito del laboratorio di Racconta Storie, si è deciso, in accordo con responsabili, insegnanti e gli alunni della scuola di intraprendere un percorso, forse difficile, ma necessario per preservare la memoria indigena locale: tentare di trascrivere in lingua tsotsil i racconti che fino a quel momento erano stati tramandati solo oralmente. E’ stato un lavoro molto impegnativo, ma allo stesso tempo estremamente gratificante dal momento che gli alunni tsotsil hanno potuto vedere scritti i loro racconti e sentirsi orgogliosi della propria cultura. Il libro è diviso in capitoli (leggende, racconti popolari, lotta zapatista vista e vissuta dagli alunni e dalle loro comunità: in lingua tsotsil, spagnola e italiana) in quanto vogliono focalizzare i diversi aspetti della cultura indigena e della lotta zapatista vista e vissuta nella quotidianità dagli alunni della ESRAZ. Le voci dal basso chiedono il riconoscimento delle proprie terre, della propria dignità e cultura. Sono le voci di un popolo minacciato che tenta di preservarsi e di resistere alla globalizzazione neoliberista che è la continuazione e l’attualizzazione del genocidio che le popolazioni originarie dell’America Latina subiscono ormai da più di cinquecento anni. Nel libro si trovano anche i disegni fatti dagli stessi alunni, una introduzione scritta dai promotori (maestri) della scuola, nella quale si trovano spiegati i principi dell’educazione autonoma Verranno regalate 1000 copie del libro al "sistema educativo autonomo" che saranno distribuite nelle scuole zapatiste per utilizzarlo come materiale didattico. Le restanti copie verranno distribuite nei vari punti di vendita in Italia e Messico ed il guadagno andrà ad appoggiare il sistema educativo autonomo.

martedì 13 aprile 2004

13/04/2004 | Ricostruiamo l'Atelier du Non-faire a Jesi

15-16-17-18 aprile

ore 10.00 csa TNT - Jesi
(via politi-zona stazione)
"Ricostruiamo l'Atelier du Non-faire a Jesi"
in collaborazione con il Centro sollievo
Performance, musica, pittura,poesia...
utenti e operatori francesi e italiani lavoreranno creativamente e insieme potranno esprimersi con libertà.

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giovedì 15 aprile
ore 11.00 Palazzo dei Convegni - Jesi
Conferenza stampa con l'Atelier du Non-faire di parigi
Inaugurazione Mostra pittura dell'Atelier du Non faire
(sarà possibile visionare la mostra fino al 8 maggio 2004)

"L'atelier è stato creato nel 1983 da Cristian Sabas, pittore, musicista, infermiere psichiatrico nel reparto dell'Ospedale psichiatrico di Parigi. Un luogo dove non ci sono prescrizioni mediche, ma solo una voglia di sfogarsi, di liberarsi, di dirsi, che ogni uno porta in sè. Gli utenti scoprono per caso questo antico edificio destinato al ricovero e alla reclusione, trasformato in un gigantesco spazio di espressione in cui possono prendere un pennello, suonare uno strumento o anche "non fare" assolutamente nulla."

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venerdì 16 aprile
ore 17.00 Palazzo dei Convegni - Jesi
"Oltre il muro.... il sole"
L'esperienza parigina e l'intervento psichiatrico nel nostro territorio a confronto.
Partecipano alla tavola rotonda:
gli operatori dell'Atelier du Non faire di parigi; il dr Giuseppe dell'Acqua(Direttore DSM Trieste)
con il suo nuovo libro "Fuori come va?"

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sabato 17 aprile
ore 22.30 csa TNT - Jesi
"Demence Precoce" Parigi
(concerto Reggae)
+ BAOBAB PROJET
D.J. SET (roots-dub-ska)
JAM SASSION LIVE (funky-reggae-blues)
6 musicisti che fanno dell'improvvisazione il loro mezzo di comunicazione
entrata gratuita

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Laboratorio Arteterapia
16-23-30 aprile e 7 maggio
presso il csa TNT
info. 0731/290003
comunità alloggio Soteria

PROGETTO “ MALATI DI NIENTE” – 2004
Valorizziamo le diversità per combattere lo stigma
Premessa
Continua il lungo viaggio della rassegna “Malati di Niente” e insieme a noi, in questi anni, si sono messi in movimento operatori, associazioni, cooperative, i nostri pazienti, uomini e donne che sanno e vivono la sofferenza mentale come disagio dell’anima.
Tutti insieme abbiamo sentito meno paura e ci siamo fatti riconoscere, abbiamo parlato con la città, con gli amministratori, con i ragazzi delle scuole, abbiamo usato il cinema, il teatro, l’arte, i nostri corpi, per dare ancora una opportunità alla parola.
Insieme abbiamo imparato di nuovo a parlare e abbiamo detto tre cose semplici, oneste e a tratti disarmanti: 1) il pregiudizio e lo stigma verso il diverso, il “matto”, è ancora molto forte e va combattuto; 2) è sempre più necessario costruire una rete sociale solidale, perché il nostro intervento come operatori psichiatrici, è troppo debole se non supportato da una comunità, da una città, in grado di accogliere senza emarginare; 3) i diritti, la libertà e la dignità sono terapeutici.
Quest’anno poi, abbiamo avuto l’ambizione di voler parlare con altri, in Europa, che si impegnano quotidianamente nel delicato settore della psichiatria.
L’Atelier du Non-Faire di Parigi si trasferirà a Jesi per un mese, per riflettere e confrontarsi con l’esperienza italiana post- Basagliana, dove la Legge 180 ha imposto la chiusura dei manicomi, ma ha lasciato anche molti “vuoti”.
In questi “vuoti” si sta inserendo una cultura restauratrice, ottusa e intollerante, che vede l’intervento psichiatrico come azione assistenziale, contenitiva e di controllo, riproponendo la logica manicomiale della segregazione, annullando di fatto la possibilità di fare terapia e inserimento sociale, di “curare”, nel senso di “prendersi cura” di chi è sofferente.
Anche per questo è importante dare un contributo, seppur piccolo, per promuovere invece una cultura dell’ascolto, dell’accoglienza. Per resistere a chi vuole riportarci nel medioevo della psichiatria, cercando di cancellare la Legge 180 e tutte le battaglie di civiltà che l’hanno preceduta e poi, accompagnata negli ultimi 25 anni.
Indietro non si ritorna, e non ci saranno più esseri umani dietro a delle sbarre, sporchi e impauriti, che guardano con i loro occhi “persi”, bellissimi parchi vuoti e ordinati.
L’erba cresce per essere calpestata…
I muri crescono per separare…
Calpestiamo ancora l’erba e buttiamo giù i nuovi muri del pregiudizio, dell’intolleranza e della paura.

Gli obiettivi sulla nostra rotta
· Promozione di una riflessione e di una battaglia contro lo stigma, il pregiudizio, il tentativo di revisionare la Legge 180, attraverso la riproposizione di una logica di segregazione manicomiale, per la piena riappropriazione dei diritti di cittadinanza e di reale democrazia
- Valorizzazione della diversità, contaminazione culturale e intervento sociale sul territorio
· Attivare un lavoro di rete con l’associazionismo sociale e culturale, le istituzioni, le strutture del servizio psichiatrico, il volontariato, il mondo della cooperazione sociale…
· Creare un momento di scambio e di riflessione comune con altre realtà europee, che con i propri servizi si occupano della cura della persona con disagio psichico (Atelier dell’O.P. di Parigi).

Incontriamoci in città
Anche per questa edizione il progetto si articola in varie iniziative di carattere prettamente
comunicativo-aggregativo come dibattiti, spettacoli teatrali, concerti, mostra fotografica, cinema, proiezioni video, mostra di pittura…
La rassegna verrà anche quest’anno attraversata da alcuni laboratori espressivi: laboratorio teatrale, laboratorio di arteterapia, laboratorio corporeo.
Si pensa di programmare momenti specifici di discussione e spettacoli per le scuole medie superiori come per esempio i due spettacoli teatrali del 11 febbraio e del 6 marzo al teatro studio S. Floriano e al Pergolesi.
Durante l’attuale edizione avremo l’opportunità di collaborare con L’Atelier du Non-Faire di Parigi che sarà nostro ospite nel mese di aprile 2004.