giovedì 6 settembre 2007

Ocupar! Resistir! Produzir!


Ocupar! Resistir! Produzir!
Progetto a sostegno dell’Accampamento Laranjeira (MST)


Nei mesi di luglio e agosto del 2006, l’Associazione Ya Basta! ha accompagnato in Brasile un gruppo di giovani, la maggiorparte della città di Reggio Emilia, per far loro conoscere alcuni aspetti della realtà brasiliana, tra cui quella dei movimenti sociali, urbani e rurali.
In particolare gli incontri con il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST), che si sono svolti sotto forma di discussione, per permettere a entrambe le parti di raccontare i propri vissuti, sono stati quelli più stimolanti, perché hanno permesso di capire più a fondo le dinamiche di sfruttamento e sottosviluppo a cui sono condannate troppe persone in tutto il mondo.
Delle varie situazioni che hanno colpito l’attenzione dei partecipanti al viaggio, la problematica dell’Accampamento di Laranjeira è stata quella a cui il gruppo ha pensato di dare una risposta, che non è una soluzione, ma solo un passo, un incentivo per gli sforzi di una comunità che da sola è riuscita a fare molto.
Nel mese di febbraio 2007 tre compagni dell’Ass. Ya Basta! Reggio Emilia hanno ripercorso parte l’itinerario della Carovana Estiva, ritornando a visitare sia gli insediamenti e occupazioni situati vicino alla città di Tapiramutà (Bahia), sia si sono recati all’Accampamento Laranjeira (Wagner-Bahia), per concordare con la comunità la partecipazione di Ya Basta! all’acquisto di un macchinario per la lavorazione della canna da zucchero.
Accampamento Laranjeira
Da circa 7 anni, un gruppo di 13 famiglie aderenti al Movimento dos Trabalhadore Rurais Sem Terra (MST) occupa un appezzamento di terreno lasciato incolto, già espropriato dall’ Incra, l’organo statale che ha il compito di regolare l’attuazione delle leggi riguardanti la Riforma Agraria.
Nonostante la comunità non abbia ancora i documenti per il diritto di proprietà della terra, hanno costruito le loro case e iniziato la coltivazione collettiva della canna da zucchero, che viene utilizzata per la produzione di distillato di canna e rapadura, senza poter usufruire dei finanziamenti del Credito Agricolo che vengono invece dati a chi la terra l’ha già conquistata. Tutto il lavoro svolto fino ad oggi, è stato il frutto di una totale collaborazione dei membri del gruppo, che con le sole loro forze sono riusciti già a garantirsi una piccola rendita annua.
Il loro obiettivo è quello di riuscire ad acquistare i macchinari necessari per la lavorazione dei loro prodotti, ed essere di conseguenza autonomi nella produzione: ogni anno più della metà del loro guadagno serve infatti per pagare le spese di lavorazione dei prodotti che coltivano.
Dato l’elevato costo dei macchinari, per le esigue forze della comunità, l’Ass. Ya Basta!Reggio Emilia ha deciso di organizzare una Campagna a favore dell’Accampamento di Laranjeira per permettergli di diventare autonomi nella fase di lavorazione dei prodotti che coltivano.
Vedi il video sull’Accampamento di Laranjeira
Leggi l’articolo su Laranjeira della Carovana 2006 in Brasile
Galleria Fotografica
Luglio ’07: Aggiornamento sul Progetto
Per finanziare l’acquisto dei macchinari sono in vendita, presso le sedi di Ya Basta! Reggio Emilia Padova, Roma, Milano, Parma e Bologna, alcuni cd/dvd brasiliani, oppure è possibile fare una donazione a ASSOCIAZIONE YA BASTA! Reggio Emilia Conto Corrente n. 1434718 di Banca Popolare Emilia Romagna (Reggio Emilia) ABI 5387 CAB 12800 CIN P con la causale “Accampamento Laranjeira”.

Che cos’è il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST): è un movimento brasiliano di lotta per la terra e per la Riforma Agraria, ma non solo: la lotta che portano avanti riguarda la conquista di tutti quei diritti di cittadinanza (casa, lavoro, salute, educazione,..) che sono negati ancora a molte persone che vivono ai margini della società, in città come nelle campagne. Attraverso l’occupazione di terre, edifici, strade, con marce e presidi, per mezzo dei loro canali di comunicazione chiedono al Governo brasiliano il diritto alla terra e il diritto ad essere cittadinanza attiva nella costruzione di un nuovo Brasile, meno diseguale e più rispettoso delle sue ricchezze, umane e naturali.
Per info:
Associazione Ya Basta! Reggio Emilia - yabastabrasil@gmail.com

venerdì 6 luglio 2007

06/07/2007 | Vesti Rebelde & Solidale!


PERGOLA
Dall'appennino marchigiano alle ande argentine: una storia che racconta di un'altro mondo globale, quello che si costruisce dal basso e a sinistra, sulle strade della solidarietà e della cooperazione sociale.
Un'azienda terzista di una grande multinazionale che sceglie di contribuire con 900 capi d'abbigliamento a sostegno del progetto del Centro di Salute Autogestito curato dal movimento piqueteros MTD di Solano con la collaborazione di YaBasta!.
Ascolta l'intervista ai promotori dell'iniziativa all'interno della rubrica radiofonica Caminantes curata da YaBasta! e GlobalProject
La presentazione a cura di Squola spa e YaBasta! Marche
Un’azienda di confezioni, l’AMI di Pergola (Pu), produttrice terzista per una nota multinazionale dell’abbigliamento, ha deciso di consegnare a Ya Basta! 900 paia di pantaloni.
Questo dimostra che c'è un filo conduttore che lega le banlieu delle periferie sub appenniniche alle sterminate periferie meridionali di Buenos Aires:
la dignità di chi le abita.
I lavoratori argentini, per dignità prima che per rabbia, sono scesi in piazza per riprendersi le vite e il loro diritto al reddito e alla democrazia, hanno occupato le fabbriche, le banche, i servizi, chiusi dallo stato in bancarotta.
Si sono dati organismi partecipativi per la gestione economica sociale e politica dei quartieri autogestiti.
Dall'incontro, favorito come tramite dall'associazione Ya Basta! Marche, di queste due Dignità è nato il progetto "Vesti Rebelde e Solidale": 900 paia di pantaloni di uno dei più prestigiosi loghi del "made in Italy" (opportunamente de-loghizzati) saranno distribuiti in cambio di un contributo politico dall'Associazione e il ricavato verrà devoluto al progetto che mira alla realizzazione di un Centro di Salute Autogestito in collaborazione con il movimento MTD Solano, di cui i titolari dell’Azienda, erano venuti a conoscenza nel 2004, in occasione di un incontro con gli attivisti di Ya Basta! Marche appena rientrati dalla carovana in Argentina.
I piqueteros stanno portando avanti il progetto di una struttura poliambulatoriale autogestita per l’attenzione clinica generale, ginecologica, laboratori di prevenzione, medicina alternativa e erboristeria, oculistica, agopunturistica, gruppi di lavoro per disagio psichico.
Anche nei nostri territori la dignità ci ha imposto un YA BASTA!
Pantaloni Rebelde & Solidale
La vendita di questo capo per l’iniziativa Rebelde & Solidale, è stata resa possibile grazie alla ditta AMI di Pergola, che collabora a questo progetto con il contributo di 900 paia di pantaloni in puro lino, prodotti secondo canoni etici. ll ricavato sarà utilizzato per il progetto Centro di Salute Autogestito curato dal MTD Solano in collaborazione con l’Associazione Ya Basta!:
esso consiste nella creazione di ambulatori popolari nel quartiere di Solano, periferia di Buenos Aires, allo scopo di creare un sistema che consenta una copertura sanitaria di base agli abitanti della zona, progetto che fa tesoro della concezione di autogestione ed autonomia che si costruisce dentro le forme di autorganizzazione della società civile.
Per l'associazione Ya Basta! cooperazione internazionale significa creare spazi concreti ed orizzontali di resistenza alla logica capitalista, agendo in uno spazio di azione politica e impegnandosi da diversi anni con i movimenti di diverse parti del mondo per portare avanti progetti di solidarietà, ma soprattutto per costruire la rete delle comunità in resistenza al neoliberismo, dall’Italia, all’ Argentina, al Chiapas, alla Palestina.
Il Movimiento Trabajadores Desocupados di Solano
Le modalità di auto organizzazione e responsabilizzazione della comunità, hanno risonanze zapatiste.
I suoi apporti specifici sono: un’ostinata democrazia orizzontale e un impiego propositivo del proprio tempo per una crescente integrazione fra lotta e vita quotidiana.
Il movimento sorge nel 1997 sull’ onda della diffusione della pratica del “corte de ruta” (pichetto); ma il piquete è molto di più del blocco di strada, è la porzione visibile di una società alternativa che lotta e lavora con serietà e responsabilità per creare un’ alternativa al capitalismo e che non può che sorgere dalla base dall’autogoverno delle comunità, attraverso la resistenza dal basso e la creazione di un mondo nuovo qui e ora.
Approfondimenti sul progetto del Centro di Salute Autogestito
Associazione Ya Basta! Marche Via Colocci, 11 - Jesi (An) tel 0731/5060 - 333/8235503 mail yabastamarche@libero.it

mercoledì 20 giugno 2007

20/06/2007 | "Un Cafesito mami" al Festival Antirazzista


FILOTTRANO - Da venerdì 22 a domenica 24 giugno si terrà la seconda edizione del Festival Antirazzista organizzato dai Filottrano City Rockers. Tre giorni di musica e impegno contro il razzismo: tra le iniziative in programma la presentazione del disco "Un cafesito mami", la musica indipendente a sostegno del progetto del "Cafe Rebelde" promosso da Ya Basta! e dalle comunità zapatiste in Chiapas. Festival Antirazzista 22/23/24 giugno - L'unica razza che conosco è quella umana Area verde fraz. Cantalupo, Filottrano (An) Orario concerti: dalle 17.00 alle 01.00 - Ingresso gratuito - Il programma del festival Venerdì 22 / Sabato 23 / Domenica 24 - La presentazione dei FilottranoCityRockers "Un Cafesito mami" La musica indipendente per il Chiapas Sabato 23 i Filottrano City Rockers, con il contributo dell'associazione Ya Basta! Marche, organizzano una serata per il Chiapas a tempo di reggae "Un Cafesito Mami" con il Generale & El V and The GardenHouse. "Un cafesito mami" è un cd compilation, i cui proventi andranno interamente devoluti all'associazione Ya Basta! per il sostegno della campagna Cafè Rebelde Zapatista e delle altre iniziative di appoggio alle popolazioni indigene del Chiapas. La compilation raccoglie il meglio del reggae italiano oltre a gruppi che fanno dell’impegno sociale, il loro scopo primario! Partecipano alla compilation: Il Generale & One Drop Band, El V & The GardenHouse, El V & Il Generale, Toni Moretto, Assalti Frontali, Radici nel cemento, Patchanka Soledada, Krikka Reggae, Bomba Bomba, First Light Orchestra, Amsterdam Street Knowledge, Banda Bassotti, Fido Guido, Zero Plastica, Jahmila, Il Jaka, Bakte, Tidal Waves, Michelangelo Buonarroti. Il CD Compilation è in distribuzione presso le sedi dell'Associazione Ya Basta!; è possibile sostenere il progetto con il contributo di € 10. Nelle Marche: Sede regionale Jesi (An) - Via Colocci, 11 tel 0731/5060 - cell 349/8130493 / 333/8235503 - email yabastamarche@libero.it - Il progetto "Un Cafesito mami" - Ascolta la compliation - Il progetto del Cafe Rebelde Zapatista

lunedì 18 giugno 2007

18/06/2007 | I Piqueteros nelle Marche


MARCHE - Visita in Italia di due attiviste piqueteros del movimento MTD Solano di Buenos Aires, invitate dall'associazione Ya Basta! Marche. Dall'Argentina, passando per le contestazioni di Rostock sono arrivate nelle Marche per incontrare i sostenitori del progetto del Centro di Salute Autogestito. Dopo la lunga tappa marchigiana il viaggio è proseguito verso Roma per partecipare al Gay Pride e incontrare i militanti romani di Ya Basta!. - La visita di Neka e Silvia in Italia Martedì 12 giugno sono arrivate nelle Marche, invitate dell’associazione Ya Basta!, due rappresentanti del Movimento Lavoratori Disoccupati (MTD Solano) di Buenos Aires, Neka e Silvia. Sono arrivate in Europa il 22 maggio a Rostok, per aderire alla manifestazione di protesta contro il G8 ed anche per partecipare a laboratori e conferenze, ambiti privilegiati di riflessione, discussione e confronto per coloro che lottano per la dignità dei popoli contro il neoliberismo. Le compagne insieme ad altri militanti Piqueteros, stanno portando avanti da diversi anni un'esperienza di autorganizzazione sociale, come movimento radicale completamente autonomo da qualsiasi forza politica istituzionale, per resistere alla logica della globalizzazione economica che in Argentina (e non solo) ha prodotto unicamente fame, miseria e disoccupazione. Per l'occasione (nelle Marche), incontreranno i sostenitori del progetto Centro di Salute Autogestito, che consiste nella creazione di ambulatori popolari nel quartiere di Solano, periferia di Buenos Aires, allo scopo di creare un sistema che consenta una copertura sanitaria di base agli abitanti della zona, progetto che fa tesoro della concezione di autogestione ed autonomia che si costruisce dentro le forme di autorganizzazione della società civile. Ya Basta Marche!, con sede nella città di Jesi, è il partner locale di MTD Solano; per l'associazione cooperazione internazionale significa creare spazi concreti e orizzontali di resistenza alla logica capitalista. I suoi attivisti si stanno impegnando da diversi anni con il movimento di base argentino per portare avanti progetti di solidarietà, ma soprattutto per costruire la rete delle comunità in resistenza al neoliberismo, dalle Marche a Buenos Aires, da Roma al Chiapas, da Rostok a Genova. Ya Basta! ha invitato le due piqueteras a partecipare a diverse iniziative. Il primo incontro è stato con gli Ultras di Ancona, anch’essi coinvolti attivamente nel progetto del centro di salute, i quali hanno proposto di attivare un centro di aggregazione dotato di un laboratorio di informatica per i giovani di Solano, in ricordo di Alfredo, un loro compagno scomparso prematuramente. Venerdì 15 giugno, insieme agli attivisti di Ya Basta!, le due compagne incontreranno i responsabili del dipartimento per la cooperazione internazionale della Regione Marche, la quale è impegnata nel finanziamento dell'immobile destinato al centro di salute popolare autogestito. In serata, alle ore 21 circa, tappa a Fano per partecipare all’iniziativa sulla Palestina "Palestinesi: un popolo ancora in piedi". Sabato 16 giugno saranno a Roma per essere presenti al "Gay Pride" ed incontrare gli attivisti di Ya Basta! Roma.

sabato 9 giugno 2007

09/06/2007 | No all'apartheid. A fianco del popolo palestinese


FANO - In occasione delle giornate di solidarietà con il popolo palestinese e contro l'occupazione del 9 e 10 giugno, l'associazione YaBasta! insieme ad altre associazioni pesaresi organizza un incontro pubblico Venerdì 15 giugno - ore 21.00 Palestinesi: un popolo ancora in piedi - Incontro con Cinzia Nachira Fano - Sala Santa Maria Nuova via Giovanni da Serravalle, 5 (via di fronte alla ex casema) Organizzano: Guppo Fuoritempo - San Michele al Fiume, Acli - Provincia di Pesaro e Urbino, Associazione "A ruota libera" - Monte Porzio, Bottega del Mondo - San Lorenzo in Campo, Ya Basta! Marche, Resistenza Solidale - Pesaro, Centro Sociale Oltrefrontiera - Pesaro Per il 9 e 10 giugno, sono state convocate due giornate di mobilitazione internazionale per ricordare i quaranta anni di occupazione militare israeliana di Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme Est e delle alture del Golan. Oggi l'occupazione ha la forma di un regime di segregazione che si esplicita nella costruzione del muro dell'apartheid e di un sistema di controllo che rende impossibile la vita della popolazione palestinese. Nella totale indifferenza di governi e istituzioni internazionali Israele continua la sua opera di colonizzazione e di espulsione strisciante del popolo palestinese dalle sue terre. Nonostante le difficoltà il popolo palestinese continua a lottare e a fare sentire la sua voce, a noi il compito di non lasciare soli i fratelli e le sorelle di Palestina! Cinzia Nachira si occupa della regione mediorientale da oltre vent'anni. Fa parte della redazione della rivista "Guerre & Pace" e di quella di "Erre". Ha scritto diversi articoli e saggi e nel 2002 ha pubblicato per "Edizioni Sapere 2000" il libro "Israele sull'orlo dell'abisso" insieme ad Antonio Moscato. Per "Edizioni Alegre" ha tradotto nel 2006 "Scontro fra barbarie", di Gilbert Achcar e nel 2007 "La guerra dei 33 giorni", di Gilbert Achcar e Michel Warschawski.

lunedì 7 maggio 2007

07/05/2007 | Acqua bene comune dell'umanità! - YaBasta! presenta Agua para todos


JESI - La Consulta per la Pace in collaborazione con Ya Basta! Marche organizza il ciclo di incontri "Consumi, Stili di vita e Solidarietà". Venerdì 25 maggio attivisti di Ya Basta! Nord-Est racconteranno l'esperienza del progetto "Agua Para Todos", che prevede interventi di potabilizzazione dell'acqua nei municipi delle comunità autonome zapatiste del Chiapas, tra cui quello di San Pedro di Michoacan, gemellato con il Comune di Jesi. Acqua bene comune dell'umanità "Consumi, Stili di vita e Solidarietà" Il programma degli incontri (gli incontri si terranno presso la sala della II Circoscrizione, via San Francesco - Jesi) Venerdì 18 maggio, ore 18.00 ConsumAttori - Per un consumo critico e responsabile Interverranno: Toni Montevidoni (Coop. MondoSolidale) Luca Celli (Gruppo d'Acquisto Solidale - Jesi) Venerdì 25 maggio, ore 18.00 Acqua bene comune dell'umanità Interverranno: Rosario Lembo (Segretario Nazionale del Comitato per il Contratto Mondiale sull'Acqua) Vilma Mazza (attivista YaBasta! Nord-Est) Alberto Zagaglia (Biologo, Coordinatore progetto Agua Para Todos - gestione eco-compatibile risorse idriche) Roberto Marinello (Pediatra, ha collaborato con i Progetti a sostegno della sanità autonoma in Chiapas coordinando le brigate mediche) "Consumi, Stili di vita e Solidarietà" - Presentazione La Consulta per la Pace di Jesi (ambito istituzionale di sostegno alle associazioni locali per la promozione di una cultura della pace), organizza due giorni di incontro e riflessione su due tematiche molto attuali, dal titolo "Consumi, Stili di vita e Solidarietà": il consumo critico e l'acqua come bene comune dell'umanità. La vita quotidiana è fatta di piccoli gesti che spesso compiamo in maniera spontanea senza riflettere, ma che non sono privi di conseguenze. A livello aggregato influenzano notevolmente i rapporti economici nella società e l'ambiente in cui viviamo. Riconoscere questi meccanismi di cui siamo tutti protagonisti è un passo importante per la conquista di una cittadinanza più attiva e consapevole. Perché il nostro "semplice" gesto di fare la spesa assume sempre più una valenza sociale, economica e politica dal momento che la forza apparentemente senza limiti delle imprese produttrici ha in realtà una debolezza intrinseca per il fatto che la capacità di fare profitto dipende principalmente dal comportamento di noi consumatori quando acquistiamo prodotti o servizi. E' importante quindi riappropriarsi della capacità libera, e non condizionata, di scelta dei prodotti sulla base di criteri legati non più esclusivamente al costo e quindi alla convenienza economica. Secondo il Rapporto mondiale sulla valorizzazione delle risorse dell'acqua (Unesco, 2003) verso il 2050, 7 miliardi di persone in 60 paesi (ipotesi pessimista) o 2 miliardi in 48 paesi (ipotesi ottimista) si troveranno a far fronte ad una penuria di acqua. Attualmente 1 miliardo e 400 milioni di persone del pianeta su 5 miliardi e 800 milioni di abitanti non hanno accesso all'acqua potabile. Si prevede che nel 2032 il 60% della popolazione mondiale potrebbe non avere abbastanza risorse idriche per i propri bisogni. Questi dati sono indubbiamente allarmanti dal momento che ci stiamo riferendo ad un elemento primario, necessario alla sopravvivenza di tutti gli esseri viventi su questo pianeta. Nel frattempo si moltiplicano le iniziative di privatizzazione delle fonti e degli acquedotti sia al Nord che al Sud del mondo e si continua a considerare questo bene comune e universale alla stessa stregua di un qualsiasi bene economico soggetto esclusivamente alle leggi del mercato e, quindi, accessibile solo a chi può permetterselo. Ya Basta! Marche, come membro della Consulta per la Pace, ha proposto nell'ambito di tale iniziativa, di invitare alcuni attivisti di Ya Basta! Nord-Est che stanno collaborando in prima persona al "Agua Para Todos", un lavoro sulla potabilizzazione dell' acqua che si sta sviluppando in alcuni municipi delle comunità autonome zapatiste del Chiapas, più precisamente, nel Caracol di La Realidad dove si trova il Municipio Autonomo San Pedro de Michocan gemellato con il Comune di Jesi. Questa iniziativa è un'opportunità per riflettere su i tre grandi temi che dominano il dibattito politico (e scientifico) in merito alle scelte individuali e collettive da operare nel campo dell'acqua: Primo - a chi appartiene l'acqua? Si tratta di un bene comune o di un bene appropriabile da soggetti particolari? Secondo - l'accesso all'acqua deve essere trattato come un diritto umano e sociale, individuale e collettivo, imprescindibile, come un bisogno vitale? Terzo - è vero che l'acqua dolce sta diventando sempre più scarsa e più cara e che l'acqua deve essere considerata come l'oro blu del XXI secolo (come il petrolio fu l'oro nero del XX secolo) e che assisteremo in futuro a sempre più frequenti e gravi "guerre dell'acqua"? Inoltre questo incontro potrebbe essere un'occasione per riparlare con la cittadinanza di Jesi dell'esperienza concreta del progetto di potabilizzazione dell'acqua, nel quale è coinvolto anche il Comune di Jesi, come protagonista del gemellaggio con il Municipio Autonomo Zapatista San Pedro di Michoacan (Chiapas - Messico).

venerdì 20 aprile 2007

20/04/2007 | "Malati di Niente" al settimo anno


JESI - Di anno in anno si ripete il successo di "Malati di Niente", la rassegna promossa dalla Comunità Alloggio Soteria e dalla Rete del Sollievo. Giunta alla settima edizione, è ormai appuntamento internazionale che apre al confronto a partire da quelle esperienze che affondano le loro radici nel movimento antipsichiatrico e fanno dell’intervento terapeutico battaglia per i diritti di cittadinanza, contro lo stigma sociale e il pregiudizio. Incontri, musica, arte e teatro: percorsi culturali e percorsi di riflessione che si intrecciano nel segno della valorizzazione delle diversità e della condivisione e costruzione di legame sociale; contro ogni tentativo di riforma della legge 180 e di riproposizione di una logica di segregazione manicomiale. "Malati di Niente" Edizione 2007 - Vai al programma della settima edizione "La libertà é terapeutica. Non solo la libertà di essere matto, bizzarro, diverso, ma soprattutto la libertà dalla violenza delle istituzioni totali, liberta dalla stupidità e rigidità della burocrazia. Libertà di “rischiare di vivere” accompagnata dalla responsabilità di prendersi cura dell’altro, di essere solidali." - Lo speciale sul progetto Malati di Niente e la rassegna 2007 Le precedenti edizioni - Rassegna 2006 - Rassegna 2005 - Rassegna 2004 - Radio La Colifata a "Malati di Niente"

lunedì 19 marzo 2007

19/03/2007 | Il Colectivo Situaciones nelle Marche


JESI - Invitati dal movimento italiano, gli attivisti del collettivo di ricerca militante Situaciones saranno nelle Marche giovedì 29 marzo. Interverranno alla proiezione di "Diario del saccheggio" di Pino Solanas organizzata da YaBasta! Marche e dal centro sociale autogestito Tnt. Prossimo appuntamento saranno le tre giornate di incontro, organizzate dall'associazione Ya Basta! in collaborazione con GlobalProject, a Venezia da venerdì 30 marzo a domenica 1 aprile. - Il programma di GlobalMeeting - Il sito dell'associazione Ya Basta! Jesi - Csa Tnt Giovedì 29 marzo - ore 20.30 La rapina del secolo "Diario del saccheggio" - Proiezione del film di Pino Solanas - Intervento del Colectivo Situaciones Un giornalista uscendo da un incontro nel FSM di Porto Alegre scrive "... sentendoli uno capisce perché è cosi importante ascoltarli e perché in tanti provano a non farli parlare..." Sebastian Scolnik e Mario Santucho, attivisti di Situaciones, saranno a Jesi per parlare della situazione attuale in Argentina, di ciò che ha prodotto, come movimenti alternativi, la crisi del "Que se vayan todos" e del rapporto dei "movimenti sociali" con l'attuale governo di Nestor Kirchner. "Diario del saccheggio" di Pino Solanas Orso d’oro alla carriera al Festival di Berlino 2004 Gillo Pontecorvo: “E’un atto di coraggio e un film pieno di emozioni. Estetica e lirismo si fondono in una chiara analisi politica.” Bertrand Tavernier: “E’il tipo di film che ti da immediatamente voglia di comunicare l’emozione e la rabbia che trasmettono la sua denuncia.” L’Argentina è stata devastata da una nuova forma di aggressione, silenziosa e sistematica, che ha lasciato sul campo più vittime di quelle provocate dalla dittatura militare e dalla guerra alle Malvinas (Falkland). Nel nome della globalizzazione e del più selvaggio neoliberismo, le ricette economiche degli organismi finanziari internazionali hanno portato al genocidio sociale e al depauperamento della nazione. Il film è stato realizzato con una tecnica semplice e diretta, lontana da un protagonismo stile Michael Moore, ma con Solanas semplice narratore delle sue immagini, catturate in prima persona tra le strade di Buenos Aires. "...La tragedia che noi argentini abbiamo vissuto con la caduta del governo del presidente Fernando De La Rua mi ha spinto a tornare alle origini, quando la ricerca di una identità politica e cinematografica e la resistenza alla dittatura militare mi convinsero, negli anni Sessanta, a realizzare L’ora dei forni (1968).Ora, la situazione è cambiata. In peggio...." P.Solanas Il Colectivo Situaciones Il Colectivo situaciones è un gruppo di ricerca militante, formatosi intorno al 2000. Esso inizia il proprio cammino attraverso la pratica teorica e l'esperienza radicale che si sono sviluppate in Argentina in quegli anni e che non corrispondono a nessun modello adottato nelle lotte passate. Di fronte ad una nuova realtà, composta da una miriade di esperienze di lotte per la sussistenza (fondamentalmente urbane, ma anche contadine), per la salute e l'educazione, per i diritti umani, contro la repressione e nel campo controculturale, il collettivo ha riesaminato il suo sapere sperimentando nuovi impegni militanti e di ricerca, rielaborando insieme al movimento le nuove pratiche emergenti che hanno trasformato l'Argentina in un vero e proprio laboratorio di sperimentazione popolare. Non si tratta di pensare in base alle logiche di potere, né di essere al loro servizio, ma di cercare nuove forme di pensiero e nuovi principi ispiratori che circolino trasversalmente fra tutte quelle lotte. Negli ultimi anni, il Collettivo ha anche realizzato un’iniziativa editoriale autogestita “Tinta Limòn”. Un percorso militante che resiste all’idea che l’attività editoriale sia soltanto tecnica e commerciale, dove c’è una netta separazione tra autore e lettore. Tinta e Limòn è più che altro è una parte fondamentale di un processo collettivo di pensiero, di discussione ed elaborazione sociale, perciò il suo stile è evidentemente politico. L’obiettivo è stimolare ed alimentare con i testi quella rete di pensiero collettivo che oggi percorre molte realtà secondo questi nuovi principi. - www.situaciones.org - www.tintalimonediciones.org

mercoledì 28 febbraio 2007

28/02/2007 | Disertare l'occupazione: YaBasta! incontra Omri, refusnik israeliano


MARCHE - L'esperienza dei giovani israeliani che pagano col carcere il rifiuto della leva militare contro l'occupazione e il regime di apartheid. Il percorso dei movimenti israeliani a fianco del popolo palestinese. Omri Evron, refusnik e attivista contro il muro della vergogna, sarà nelle Marche nei prossimi giorni, ospite dell'associazione YaBasta!. In programma due incontri: uno a Jesi presso gli spazi del Centro Sociale Autogestito Tnt e un altro a Fano, promosso anche da Fuoritempo, Donne in nero, Csa Oltrefrontiera - Pesaro, Resistenza solidale, Federazione dei comunisti anarchici. Domenica 11 marzo - ore 18.30 JESI - Csa Tnt, via Politi n°11 (vicino stazione fs) Lunedì 12 marzo - ore 21.00 FANO - Aula magna Itc "Battisti" Rifiuto di uccidere, di opprimere! Rifiuto di occupare! - Incontro con Omri Evron (sarà proiettato il video sulle azioni israelo-palestinesi contro il muro) "...Molti giovani israeliani non hanno mai visitato una città palestinese o parlato con un palestinese. Molti non sanno come si vive dall'altra parte del confine. Ma io ci sono stato e so quanto i palestinesi soffrono a causa dell'occupazione. Ecco perchè non diventerò un soldato nell'IDF(Israelian Defence Force), semplicemente non posso...." Basta con il massacro del popolo palestinese! Resistenza, disobbedienza, solidarietà Omri Evron e' un "refusnik". Nel linguaggio corrente israeliano, la parola 'refusnik" - di origine russa - significa alla lettera "colui che rifiuta" ed e' usato esclusivamente in senso militare. In Israele vige la leva obbligatoria. Refusnik e' il soldato che si rifiuta di obbedire agli ordini dei suoi superiori. Ma refusnik e' anche chi si rifiuta di arruolarsi perche' contrario all'occupazione dei Territori palestinesi, e critico verso l'esercito. Omri Evron è un giovane israeliano di 19 anni che si è rifiutato di servire nei territori occupati palestinesi. A causa del suo rifiuto è stato rinchiuso in carcere in isolamento per 14 giorni. Fa parte del gruppo studentesco Shmistin e del movimento che si batte contro la costruzione del muro dell’Apartheid, che promuove azioni e inziative contro il muro assieme alla società civile palestinese e gli attivisti del movimento di solidarietà internazionale. Approfondimenti (da GlobalProject.info) 12 Ottobre 2006 - La lettera dal carcere di Omri 21 febbraio 2007 - Processo per 11 attivisti contro il muro Links www.awalls.org www.stopthewall.org www.bilin-village.org - Il sito dell'associazione Ya Basta! - myspace.com/csatnt

mercoledì 29 novembre 2006

29/11/2006 | Dalla Patagonia alle Marche: incontro con la comunità Mapuche


JESI - Vergognosa accoglienza delle autorità italiane alla delegazione del popolo Mapuche ospite dell'ass. Ya Basta!: sabato al momento dello sbarco a Fiumicino, Dina e Rogelio sono rimasti ostaggio della Polizia di frontiera che ha sequestrato loro i passaporti. Senza spiegazioni, nè assistenza hanno atteso tutta la notte e il mattino seguente per ore prima di essere liberati grazie all'intervento dei legali, e all'interessamento di parlamentari e amministrazioni coinvolte nei progetti a sostegno delle comunità Mapuche. Il fermo è stato succesivamente giustificato per effetto - nefasto - della legge Bossi-Fini. Delegazione Mapuche ostaggio della polizia di frontiera - Vai all'articolo di GlobalProject I rappresentanti Mapuche, comunità in lotta per la propria terra preda del neocolonialismo dell'impero Benetton, durante la loro visita faranno tappa anche nelle Marche. Appuntamenti con la delegazione del popolo Mapuche - Vai al calendario degli incontri - Il sito dell'associazione Ya Basta! martedì 5 dicembre, ore 21.00 Csa TNT - Jesi Via Politi (vicino stazione Fs) Invisibles pueblos of Benetton I rappresentanti della comunità Mapuche della Patagonia nelle Marche Incontro con Rogelio Fermìn, Comunità Vuelta del Rio e Dina Huincaleo, Comunità di Leleque "C’e chi crede che la terra gli appartenga... ...noi sappiamo di appartenere alla terra" Nella Patagonia vive il popolo Mapuche che lotta contro l'arroganza dell’impero Benetton, che è oggi il più grande proprietario terriero in Argentina con 900.000 ettari di terreno (un area equivalente a 900.000 campi da calcio) nella ricca e fertile Patagonia. Una lotta, quella dei Mapuche, contro un modello economico-sociale che vorrebbe affermare la proprietà di risorse, spazi e vite umane semplicemente da sfruttare in ogni latitudine. Sono passati tre anni dalla ì prima visita dei rappresentanti Mapuches in Italia, in quell’occasione si era mobilitò il premio Nobel per la Pace, Perez Esquivel, che chiese, attraverso una lettera pubblica ed un incontro, la restituzione delle terre sottratte ad una famiglia Mapuche da Benetton ed il riconoscimento del loro proprio diritto in quanto abitanti originari della Patagonia Argentina. Quell’incontro si concluse con un nulla di fatto. Dopo cinque secoli di colonialismo, la resistenza continua... La delegazione è arrivata in Italia anche con l’obiettivo di promuovere e portare a termine il progetto di realizzazione di una radio comunitaria indipendente in quelle terre, progetto avviato in partnership con l’Associazione Ya Basta! e con il sostegno anche di alcune municipalità italiane.

giovedì 2 novembre 2006

02/11/2006 | Oaxaca resiste! YaBasta! al consolato messicano


OAXACA - Dalla mobilitazione del Sindacato dei Maestri fino alla costituzione dell'assemblea popolare, la Appo, milioni di persone sono scese in piazza per la destituzione del governatore Ulises Ruiz Ortiz. Un intero stato messicano, in rivolta da mesi contro il suo governatore, assediato dalla repressione violenta di paramilitari e polizia federale. Il 29 ottobre il bilancio degli scontri si fa pesantissimo: almeno 6 morti, decine di feriti e un numero imprecisato di desaparecido. Tra gli altri, viene assassinato un reporter statunitense di Indymedia, Brad Will. Nonostante l'occupazione della città da parte dei federali lo scorso 27 novembre, continua la resistenza popolare alla vigilia della cerimonia di insediamento del nuovo presidente del Messico, Felipe Calderon. Si moltiplicano le iniziative di solidarietà in tutto il mondo: il 2 novembre ad Ancona azione dell'ass. Ya Basta! al consolato messicano. Il console invia un comunicato di condanna all'ambasciatore a Roma. Tutti siamo Oaxaca! Tutti siamo Atenco! Tutti siamo L’Otra Campaña - Leggi il comunicato dell'associazione Ya Basta! Marche Oaxaca - In attesa del primo dicembre Giovedì 2 novembre - El pueblo de Oaxaca no está solo! Le iniziative di solidarietà in tutto il mondo Sabato 11 novembre - L’ira di Frida all’Accademia di Spagna - Azione a Roma Mercoledì 1 novembre - Giornata per il popolo di Oaxaca Mercoledì 1 novembre - Nessuno tocchi Oaxaca! - Azione a Roma Martedì 31 ottobre - Bologna - Tutti siamo Oaxaca! Domenica 29 ottobre - Milano in azione contro il massacro del governo in Messico Gli ultimi aggiornamenti 4 dicembre - L'Otra Campana: Giornata Mondiale per Oaxaca 27 novembre - Oaxaca - Settima mega marcha della APPO 21 novembre - Duri scontri ad Oaxaca 13 novembre - Un’altra settimana di lotta popolare a Oaxaca 2 novembre - Oaxaca - Il movimento vince la prima battaglia 2 novembre - Nuovo attacco al popolo di Oaxaca 30 ottobre - La PFP invade la capitale, tutti si mobilitano a difesa della cittá 29 ottobre - Cronaca di una infamia. L'assassinio dell'Indy-reporter Brad Will 29 ottobre - Arde Oaxaca: 3 morti per mano di polizia e paramilitari

lunedì 18 settembre 2006

18/09/2006 | Da Jesi al Chiapas. Donde esta el corazon


JESI - Giovedì 21 settembre, dalle 17.30, presso la sala Salara del Palazzo della Signoria, l’associazione Ya Basta! presenterà il gemellaggio istituito fra il Comune di Jesi e e il Municipio Autonomo Zapatista San Pedro de Michoacan Chiapas - Messico. Nell’occasione si svolgerà un incontro a cui parteciperanno: l’Assessore alla Cultura del Comune di Jesi, Leonardo Animali, Simona Granati di Ya Basta! Roma e Vilma Mazza (rappresentante Ya Basta! alla IV Commissione Civile Internazionale di Osservatori per i Diritti Umani). Unitamente all’iniziativa del gemellaggio verrà allestita la mostra fotografica di Simona Granati dal tema "Donde esta el Corazon" (immagini di 10 anni di lotta zapatista) che sarà in esposizione fino a domenica 24 settembre, dalle ore 16 alle 20. "DONDE ESTA EL CORAZON" Dieci anni di zapatismo nelle immagini di Simona Granati [scarica il manifesto] Questo Patto di Solidarietà fra i due municipi, concretizza il processo mediante il quale una istituzione, una associazione, un semplice gruppo di persone della società occidentale può decidere di appoggiare in modo concreto la lotta delle comunità indigene del Chiapas per il riconoscimento dei propri diritti, la lotta della dignità e per la dignità. Le comunità indigene zapatiste si sono sollevate il 1° gennaio del 1994 ponendo 11 richieste: “lavoro, terra, casa, cibo, salute, educazione, indipendenza, libertà, democrazia, giustizia e pace”. Le comunità indigene sono il prodotto di 500 anni di lotta. Dopo il 12 gennaio 1994 l’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) continua la sua resistenza scegliendo la “parola” come propria arma. Le rivendicazioni che partono da questo popolo indigeno riguardano tutta l’umanità: per questo gli zapatisti chiedono il sostegno della Società Civile messicana ed internazionale. Le comunità indigene ed i municipi autonomi continuano a seguire, nonostante le ripetute violenze, il proprio cammino di resistenza pacifica. La situazione si fa tuttavia sempre più difficile e la vita quotidiana è resa impossibile dalla presenza delle forze militari e paramilitari. Gli uomini hanno difficoltà ad andare a coltivare i campi, le donne non possono andare a prendere l’acqua, le strade sono bloccate da controlli. Commercializzare prodotti indigeni è molto difficile, come poter comprare generi di prima necessità nelle città o usufruire dell’assistenza sanitaria . Le comunità sono isolate da qualsiasi attenzione sociale e dai servizi medici. Ogni giorno sono costrette a subire abusi e violazioni dei diritti umani. In questo momento di difficoltà, le relazioni tra i paesi del resto del mondo e le comunità autonome zapatiste hanno il fine di permettere la continuità e la visibilità della resistenza. La società civile internazionale può portare l’attenzione del mondo sulla realtà del Chiapas, denunciare gli abusi dei diritti umani contro le comunità indigene, aprire il dialogo sui problemi dell’esclusione e del neoliberismo. La comunità internazionale può sostenere il popolo chiapaneco riguardo ai problemi della salute, dell’educazione, dell’agricoltura, dell’appoggio ai rifugiati. Si possono scambiare idee, esperienze e tradizioni. Sono molti i comuni europei che hanno deciso di materializzare questo sostegno con patti di solidarietà. Il Comune di Jesi è uno di questi, e con il Gemellaggio concretizza un accordo di relazione che va oltre il semplice aiuto unilaterale e scambio culturale. Proprio per questo aderisce al progetto “Agua para todos”, un progetto di potabilizzazione dell’acqua , per affermare che l’acqua è una risorsa collettiva che appartiene a tutta l’umanità, questo progetto che l’associazione Ya Basta stà portando avanti nella regione gestita dalla Giunta del Buongoverno “Hacia la Esperanza” dove si trova il municipio Autonomo Zapatista San Pedro de Michoacan, , può contribuire ad affermare che l’acqua è un diritto, il che implica riconoscere che la collettività ha la responsabilità di creare le condizioni necessarie affinché questo diritto venga esercitato. Diplomazia popolare, sostenibilità ambientale, auto-progettazione partecipata, sono stati le basi per i progetti di cooperazione sviluppati dall’Associazione Ya Basta!. Sviluppare cooperazione dal basso tra comunità locali è una delle basi che ci spinge a lavorare in un progetto di gemellaggio, perchè crediamo in uno spazio pubblico, aperto, di relazioni tra comunità, tra esperienze, da sempre in contatto con i movimenti che in tutto il Pianeta pongono al centro l’umanità, i diritti, la dignità e la costruzione di nuove relazioni.. Per una Pace fatta di Diritti e Dignità. All'interno dell'iniziativa sarà proiettato il video "Romper el cerco" (Rompere L’assedio) sui gravi fatti di violenta repressione, accaduti il 4 maggio scorso a San Salvador Atenco.

venerdì 1 settembre 2006

Associazione Ya Basta - Intervista a Diego del Colectivo Situaciones



Intervista a Diego del "Colectivo Situaciones"
a cura di Susana Ciummelli dell’Associazione Ya Basta! Marche
Buenos Aires Maggio 2006

C’è un cambio in corso in Argentina, non si può dire che il governo Kirchner sia come quello di Menem.
Penso che la migliore maniera per fare un analisi su Kirchner e su quello che sta succedendo politicamente in Argentina oggi , è quella di non avere il bisogno, la necessità di costruire un scenario negativo; bisogna essere oggettivi e non cercare a tutti costi di trovare una sinistra sempre molto dogmatica, che dica sempre le stesse cose, che sempre abbia bisogno di essere perseguita per poter essere legittimata.
Se uno non ha il bisogno di trovare la sinistra di governo sempre criticabile si può pensare molto più liberamente e in maniera obiettiva.
Non è la medesima cosa la politica dei Diritti Umani perseguita dal governo Kirchner da quella di Menen, e questo è senza dubbio un risultato prodotto dagli accadimenti del 19 e 20 dicembre 2001.
Già il riconoscimento che c’è da parte del governo a ciò che sono state le lotte degli anni ‘70, con tutte le contraddizioni e le ambiguità, porta a una legittimazione alle lotte dei ‘70.
Ma questo non vuol dire che il cambio sia totale e che non si deva continuare a lottare.
Quando avviene un cambiamento ci sono delle situazioni che bisogna rivedere, una ad esempio è che molta gente smette di lottare, non è sufficiente rendersene conto, bisogna anche capirlo; un’altra è che si aprono possibilità di nuove lotte, e anche questo va compreso.
Oggi lo stato non racconta che quella degli anni ‘70 è stata una storia di terrorismo.
Molti protagonisti di quegli anni possono rivendicare oggi la loro storia pubblicamente, si è iniziato a parlare di risarcimenti, e anche le Madres de Plaza de Mayo dicono che questo governo sta facendo quello che loro si aspettano nell’ ambito dei Diritti Umani.
Tutto ciò è un cambio . Poi certamente ci sono molte critiche, perchè tutto questo riconoscimento che viene fatto per i diritti umani è anche molto strumentale, serve al governo per legittimare ciò che non fa.
Dal punto di vista economico non ci sono cambi, il modello è molto polarizzato come nel periodo neoliberista di Menen; da una parte crescita economica per le persone di classe più o meno alta, mentre dall’altra, tutta una classe sociale più debole si trova costretta con lavoro precario, disoccupazione, povertà ecc..
E’ una situazione molto negativa che mette in evidenza una disparità molto grande, questo lo si può notare anche solo camminando per le strade della città. E’ questa sicuramente la manipolazione “siccome c’è un governo che difende i Diritti Umani non lo si può criticare”.
Non si riesce mai a cambiare ad esempio il sistema carcerario che è un problema enorme, come è enorme anche la corruzione della polizia nei quartieri, e il tipo di risposta che viene data al problema delle droghe e le tante morti di ragazzi a causa del “gatillo facil” (grilletto facile).
Allora, siccome c’è un governo che parla dei diritti umani, pensano che non devono essere criticati e che non devono subire le proteste sociali per altri temi molto importanti, quali ad esempio: il problema ambientale, si parla tanto della produzione della cellulosa per l’industria della carta da parte delle imprese uruguayane e del blocco e dell’opposizione della società civile argentina, ma non è solo l’unico problema, ci sono molti quartieri che si stanno mobilizzando spontaneamente anche sul problema dell’inquinamento magnetico, contro le opere che lo stesso governo ha approvato fin dall’inizio, ma le mobilitazioni costringono il governo a prendere delle posizioni precise .
Il governo è cambiato, è cambiata la sua posizione di fronte alla società , non cerca più di opporsi alla società civile continuamente, fa degli sforzi, tratta con i sindacati, c’è una parte del movimento piquetero che è totalmente inclusa nella politica del governo, sono diventati dei funzionari e questo prima era impensabile.
E’ questo un riconoscimento da parte del governo alle dinamiche aperte dopo il 19 e 20 dicembre, capisce che non si può governare contro ciò che è successo in quei giorni, e questo riconoscimento dei movimenti sociali, dei movimenti per i diritti umani, è anche la necessità di avere il controllo della piazza, delle strade. Il governo ha delle persone di fiducia nelle piazze, piqueteros amici, perchè sa che se non controlla la piazza e le strade, indebolisce la propria legittimità.
Da questo punto di vista è un governo molto ambiguo, il grande problema è che in Argentina da 30 anni a questa parte non ci sono stati governi ambigui, infatti i precedenti, erano tutti di ultra destra e basta, perciò questa ambiguità cambia la percezione che tutti hanno su ciò che si può fare o non si può fare, c’è molta confusione politica oggi .
Perciò si deve comprendere che il governo di Kirchner ha compreso il senso delle giornate del 19 e 20 dicembre, a suo modo , ma l’ha capito, cominciando a sviluppare una potenza statale, una nuova capacità dello stato di essere presente.
Non è come prima quando si diceva qui c’è lo stato che ha un suo potere di comando , la società deve obbedire, vedremo quale politiche fare, Kirchner parte dalla posizione qui non esiste stato , qui nessuno deve essere obbediente, qui ci sono dinamiche molto complesse della società e un livello di irritazione molto alto e in maniera molto intelligente fa una politica di gesti simbolici molto accattivanti per costruirsi una specie di ruolo di referente fondamentale della società, parlando con tutti, rapportandosi con tutti, cacciando via militari e poliziotti coinvolti con la dittatura , abbracciando le Madres de Plaza de Mayo il 24 marzo (anniversario del Golpe) e dicendo che la dittatura non è solo colpa dei militari ma anche dei poteri forti economici, che l’Argentina non è un paese dipendente, che sarà un paese povero ma non dipendente perché può decidere cosa fare del suo destino con le proprie risorse.
Per esempio un gesto molto significativo è stato quello di scontrarsi con i latifondisti produttori di carne e dire che il prezzo della carne deve diminuire, e che se non cala, sarà chiusa l’esportazione.
Il governo ha un problema molto grande con l’inflazione e per fare in modo che non aumentino i prezzi delle tariffe, dei servizi , degli alimenti, deve adoperarsi per non aumentare il costo della vita più di tanto, ci sono certi limiti , e se aumentano i prezzi la legittimità del governo diventa poco credibile, perciò per due vie comincia a controllare che non aumentino i prezzi: da una parte dialoga con i sindacati , con i sindacati amici di governo, che sono gli antichi sindacati di sempre, e si accorda con loro per far si che i salari non aumentino più del 19 % ( tutti gli economisti ammettono che i salari sono molto al di sotto nel rapporto del potere d’acquisto degli ultimi anni, ma anche in rapporto alla crescita economica) e i sindacati hanno molta capacità di lotta e di influire sui lavoratori, in qualche modo il sindacato nelle strade potrebbe fare una forzatura per un aumento di salario, ma il governo tratta, come tratta anche con le imprese per una lista di 150 prodotti che non possono aumentare. L’esempio della carne è che siccome l’Argentina esporta molta carne, questo fa si che il prezzo si alzi perchè ne rimane poca per il consumo interno, infatti è più la carne che viene esportata perchè pagata in dollari, allora il governo ha chiuso la possibilità di esportare dicendo che non potevano inviarla fuori fino a che non venga definita una politica dove ci sia la possibilità di avere della carne per il consumo interno a un prezzo accessibile.
Da ciò si vede che viene fatta una politica di gesti simbolici, la quale viene propagandata ogni momento sulla TV, sulle testate dei giornali, tutto il tempo si mandano segnali alla gente che dicono “questo adesso è un’altra cosa”.
Altri gesti simbolici forti sono le alleanze con Evo Morales e con Hugo Chavez, molta gente valorizza questo perché vede una volontà di recuperare una sovranità nazionale, una volontà di reindustrializzazione.
Parlando di politiche dei gesti simbolici possiamo considerare il problema, che dicevamo prima, sulla produzione di cellulosa da parte dell’ Uruguay, che la società argentina tanto contesta e combatte; la situazione è assurda, perchè l’Argentina ha delle fabbriche che sono molto più inquinanti di quella uruguayana, sono più piccole, ma la tecnologia industriale è molto peggiore e molto più contaminante.
Il governo, che da tre anni sa di questa nuova fabbrica uruguayana, non ha detto mai niente, è stata l’assemblea e l’opposizione spontanea della gente che ha imposto il tema al governo, e quando il governo ha cercato di smontare questa opposizione non ci è riuscito, perciò quello che utilizza, sono queste forme di riconoscimento strumentale, va incontro alla società che fa il blocco, parla di sovranità nazionale, fà proprie le rivendicazione dell’assemblea.
C’è un meccanismo di riconoscimento delle assemblee, per non affrontare apertamente i temi, per cercare in maniera sottile di smontarli, e se non ci si riesce allora ci si passa sopra, riconoscendola e guadagnando il consenso della società.
Dall’altra parte sembrerebbe che ci sia una grande settore della società civile, fra quella militante, che disperatamente cerca a tutti costi di dimostrare che dietro alla maschera progressista, si nasconda una politica convenzionale, neoliberista, fascista, di destra.
Forse questo non aiuta, perché al quarto anno di governo Kirchner, invece di vedere che la società civile è una forza vitale, che ha costretto a molti cambiamenti e che ha imposto certi limiti, che stanno determinando di conseguenza una determinata azione di governo, anche se a dire il vero, esso continua a essere neoliberalista,(tutte le condizioni economiche dell’America Latina sono neoliberaliste, come sempre) ci sono comunque certi limiti che si possono imporre e c’è una coscienza e un sapere popolare accumulato negli anni .
Perciò quello che dobbiamo fare è chiederci: in questi nuovi scenari, quali possono essere gli spazi che noi possiamo costruire per continuare a guadagnare terreno, per continuare a costruire le nostre esperienze, qualche volta può essere più semplice nascondere le proprie debolezze, e in questo scenario , in termini oratici, questo governo ha più possibilità di essere sconfitto da una destra politica organizzata che non da una sinistra politica organizzata.
Questo è molto chiaro, quando ci saranno le prossime elezioni l’attuale governo non competerà con un movimento politico organizzato dal basso dai movimenti sociali, ma competerà con la destra politica, come succede in Bolivia, come succede in Brasile ….
D’altra parte non possiamo dire che questo è un governo che ci appartiene, che lo sentiamo nostro, perchè non è per niente cosi , pensiamo che quello che bisogna fare è riconoscere le nostre forze per determinare certi limiti alla situazione, pensare a come organizzarci adesso, ed è per questo che bisogna riconoscere che molti dei movimenti, molto forti qualche anno fa, oggi si sono indeboliti, perchè questa confusione, questa mancanza di rielaborazione ci ha lasciato molto confusi, con solo la chiarezza di come si lavora nei vecchi scenari, ma non in quelli presenti.
E questo è molto interessante da considerare, per non incasellarsi costringendoci a pensare che tutto continua ad essere come prima, bisogna sfruttare e approfittare dei nuovi momenti, cercare di ripensare e rielaborare tutto sulle nuove situazioni e le nuove ricchezze.
Certi metodi di lotta non hanno lo stesso significato di quello che avevano qualche anno fa. Il piquete (piqueto), oggi si può vedere, è un metodo di lotta con una efficacia molto diversa.
In un determinato momento il piquete è servito per spaccare e distruggere il consenso politico che c’era intorno al neoliberismo, soprattutto nel periodo del governo di Della Rua, esso ha aperto un terreno di smascheramento delle visioni reali sulle politiche neoliberiste, un movimento molto grande, è stata una realtà molto forte e importante e tutta la società è diventata un poco piquetera, tutta la società in diverse maniere, e il piqueto e il movimento piquetero godevano di un prestigio e autorità molto significativo.
Oggi si percepisce un’altra situazione, per diversi motivi, un’altra volta ancora, vengono visti come gente che infastidisce, come piccoli gruppetti senza obiettivi validi, già non creano il consenso che creavano prima; e questa ostilità non è solo un problema della classe sociale più o meno agiata, è un problema che si vive anche nei quartieri popolari, che ha una presa di posizione molto diversa a quella del piquetero oggi.
Una persona che torna a casa dopo aver lavorato dodici ore e trova la strada bloccata da un piqueto, ha come un rifiuto, ci sono stati anche degli scontri a causa di ciò.
E’ come se oggi per la gente non sia giustificato fare un piqueto, questo non vuole dire che non ci siano problemi economici tanto gravi come prima da giustificarlo, ma uno può capire che gli effetti sono diversi fra un piqueto del passato e uno fatto oggi.
Da queste percezioni si vedono anche cambiamenti delle dinamiche interne fra i movimenti piqueteros, infatti ci sono dei movimenti che da un pezzo hanno cominciato a riflettere su questi cambiamenti, continuano a considerarsi piqueteros, nel senso che continuano a pensare che è sempre la stessa lotta, ma allo stesso tempo cercano d’analizzare su quale strada e in che termini continuare la lotta oggi.
Ed è proprio li, dove si aprono cose molto diverse che bisogna continuare i percorsi di lotta.
Si notano tre diverse posizioni all’interno del Movimento piquetero: una filo-governativa, forse sono i “vincitori” di questo momento, ricoprono delle cariche importanti all’interno del governo, hanno una posizione di legittimità e di potere molto alta, sono un gruppo che rappresentano la base sociale di Kirchner; una seconda posizione si può vedere fra le sigle dei piqueteros che sono rimasti legati al metodo del piqueto, con una posizione di critica radicale alle politiche attuali, che dice che i cambiamenti sono solo cosmetici e molto superficiali, è tutto come al solito e il metodo del piqueto continua ad essere la forma di lotta referenziale; la terza posizione è quella della quale si parlava all’ inizio, di quei gruppi che cercano di trovare nuove forme di lotta, cercando di rompere quell’inerzia, cercando di uscire da quelle posizioni del tipo “sono con il governo o sono contro il governo “, cercando di fare diverse iniziative, cercando di dedicare più tempo a riflettere su ogni questione, cercando di generare più sensibilità, ciò non vuol dire che possano sempre risolvere tutto, che quello che si fa riesca per forza, questo è un altro problema.
Ci sono molti gruppi che si trovano in questa cornice, in questo ragionamento. E’ una terza posizione che percorrono molti movimenti, che non per forza lavorano insieme e sono coordinati, e non è che la pensino su tutto allo stesso modo, ma hanno capito che lo scenario non è più quello di prima e non sperano che tutto sia come prima, si rendono conto che l’attuale è diverso e che bisogna pensare a nuove strategie, nuove forme di lotta.

Argentina, YaBasta Marche - Un Viaggio en "EL PAN DEL BORDA"

Argentina, YaBasta Marche - Un Viaggio en "EL PAN DEL BORDA"
a cura di Susana Ciummelli della delegazione ya basta in Argentina (2006)


Fra tutte le iniziative d’autorganizzazione della società civile argentina, sicuramente questa colpisce doppiamente: primo perché “El pan del Borda” (il forno del Borda) è un forno recuperato dai lavoratori, un forno all’interno dell’Ospedale neuropsichiatrico Borda di Buenos Aires senza uso e totalmente abbandonato dopo le privatizzazioni e gli appalti concesse a ditte esterne per la gestione della mensa, poi perché “El pan del Borda” viene gestito e portato avanti da un gruppo di persone disoccupate dove ci sono anche pazienti dell’ospedale.. e questo forno ha un doppio ruolo di “fabbrica recuperata” ed inserimento lavorativo–terapeutico per una gran parte dei lavoratori.
Il Forno del Borda viene occupato e recuperato nel 2002 in pieno furore della rivolta del Caserolazo (poco dopo che gli argentini si riversarono nelle strade e nelle piazze il 19 e 20 dicembre 2001, costringendo alla fuga il presidente ) lì prende forza un nuovo attore sociale: las asembleas barriales (le assemblee dei quartieri) fra queste l’assemblea della zona sud della provincia di Buenos Aires dove all’interno c’era quello che si chiamava Inter-salud, un’assemblea nell’assemblea tra quartieri che lavorava sul tema specifico della salute.
Questo spazio di inter-salud cercava di approfondire tutte le questioni riguardanti questo tema.
Inter-salud si coordina con studenti e con lavoratori del ospedale Borda.
Si conosce così che dentro del Borda c’era una fabbrica di pasta, l’antica pasticceria del Borda.
Nel processo di privatizzazione di diversi settori dell’ospedale che privatizza la cucina, la mensa si da in gestione ad una impresa.
In questo processo rimane abbandonato lo spazio, i forni di cottura, le attrezzature.
Si riflette, ci si organizza, ci si mobilita, si riesce a trovare la chiave e questo spazio totalmente allagato, abbandonato, diventato il rifugio di topi viene pulito e sistemato.
Tutto ciò con il sostegno, le battaglie, le esplosioni delle mobilitazioni di massa. La condivisione di quel movimento sociale argentino che forse oggi sembra un po’ in crisi, ma come dicono loro “siamo sicuramente di meno ma la consapevolezza e il senso di appartenenza è più alto” la gente che è rimasta nel progetto sicuramente ha una condivisione e un forte spirito comune. Nonostante che nel movimento ci siano divisioni, divergenze in molte questioni, c’è stato un grande passo avanti dal punto di vista della democrazia.
Il gruppo che lavora dentro lo spazio inter-salud ( dove ci sono anche vicini che lavorano dentro dell’ospedale Borda) capisce che quel forno abbandonato può diventare un progetto concreto di salute.
Perciò si lavora per entrare nel posto, e poi si convoca la gente dell’università di psicologia, che dista quattro isolati del quartiere dove si riuniscono.
Il progetto prevede di recuperare il forno per fare un lavoro di Demanicomializzazzione autogestita.
Perciò si capisce che c’è il contatto con l’ospedale ma la forza è dentro l’assemblea.
Oggi nove persone disoccupate lavorano nella produzione, vendita e distribuzione.
Poi ci sono gli operatori della salute che si sono aggiunti al progetto, molta gente che ha transitato, che oggi non può dedicare la sua presenza totale continua a collaborare e molta altra gente fa parte di una rete di sostegno.
Oggi il Pan del Borda mantiene un rapporto molto autonomo dentro l’ ospedale. Fra la gente che lavora c’è chi è interno del Borda, chi qualche volta lo è stato e oggi non lo è più, chi non e mai stato ricoverato ma utilizza gli ambulatori esterni di sostegno psicologico e chi non è mai stato paziente psichico.
Le nove persone che producono prendono uno stipendio in relazione alle entrate e alle ore lavorate, lo spirito di questa cooperativa è stato sempre quello di distribuire egualmente lo stipendio, ma non sempre è stato possibile.
La produzione del forno cerca di essere commercializzata con quello che si chiama “canasteo”.
Si gira dentro e fuori l’ospedale come venditori ambulanti con la cesta. Si cerca di vendere anche dentro delle fabbriche recuperate, nelle università e dentro al mondo del movimento. Un punto vendita importante è anche il bar dell’Università di Madres de Plaza de Mayo.
La produzione non è tanto alta, molte macchine non funzionano e altre non funzionano al 100%, e un grosso problema è che non ricevono nessun sostegno economico de nessun settore, nè sociale, nè istituzionale, nè privato… tutto quello che si porta avanti all’interno del progetto del Pan del Borda è realizzato solo ed esclusivamente con le proprie energie e con lo sforzo umano di coloro che sono dentro al progetto.
La cosa buffa è che ( come succede anche con Radio La Colifata) questa esperienza non viene ufficialmente riconosciuta dai vertici del Borda ( e in qualche caso viene anche boicottata... ) non viene legalizzata, ma in qualche modo viene legittimata perché c’è una lista di attesa per l’ingresso di pazienti richiesta di diversi servizi dell’ospedale e questo fa capire che il progetto viene valorizzato e riconosciuto.
Ci sono dei professionisti, operatori, medici che visitano il forno per seguire i loro pazienti, c’è un rapporto con certi settori isolati dell’ospedale, con certi medici ed operatori , ma a livello istituzionale, il rapporto non è per niente collaborativo, anzi.
Nell’intervista fatta a Ya Basta si racconta che l’ospedale rappresenta la politica dello Stato nel settore della Salute mentale, ciò significa che ci sono tante cose che non funzionano come succede con tutte le esperienze manicomiali, e il manicomio come istituzione totale non ha bisogno che l’informazione di ciò che succede dentro esca all’esterno, perciò ogni iniziativa dentro l’ospedale che è anche informazione, comunicazione, azione… diventa pericolosa per il regime dell’ ospedale stesso: è pericoloso per coloro che hanno interesse a che tutto continui a funzionare come funziona oggi.
Il bugget per ogni paziente non è poco, ma quella cifra non si vede nei servizi che sono costretti a subire i pazienti del ospedale.
L’ospedale psichiatrico ha una politica totalmente espulsiva e questa tensione fra istituito ed istituente attraversa anche i diversi settori, ci sono professionisti impegnati che non sono d’accordo con la politica statale di salute mentale e sono i professionisti che sostengono queste tipi d’iniziative, anche rischiando, perciò la lotta che esiste fra le diverse classe sociale si riproduce anche dentro l’ospedale.
La posizione dell’ospedale è quella di ignorare, negare, e questa è una posizione molto chiara.
Dopo un lavoro in salute di due anni, dove una persona fa tutto un processo di soggettività, dove si riappropria di uno strumento, di uno spazio, della gestione dei suoi orari, di un prodotto che lui stesso ha prodotto ma di fronte al fatto che lo stato non ha un proprio progetto di demanicomializzazione, il lavoro poi finisce qui, molte di queste persone non hanno casa e vivono per la strada, dormendo negli spazi chiamati “dormidero” ( grandi capannoni che lo stato mette a disposizione per i senza tetto) dove non c’è posto per tutti, dove devono fare ore di fila, dove alle 7 del mattino sono mandati fuori, costretti a passare le feste e la Pasqua nel marciapiede, dove non hai altra possibilità di lavoro e non hai lo spazio per riuscire ad reinserirsi nella società.

Continuando con una grande tradizione argentina di quello che si conosce come Psicologia Sociale iniziata e fondata dal famosissimo psichiatra-psicanalista Enrique Pichon Rivière, la parola demanicomializzazione comincia a prendere corpo e ad essere molto utilizzata per una gran parte del movimento sociale argentino. Dopo un primo Convegno sulla Salute Mentale fatto nel 2004 nell’Università de Las Madre de Placa de Mayo, nasce il “Movimento Sociale per la Demanicomializzazione e Trasformazione Istituzionale”, che ha già fatto diverse assemblee ed iniziative ( da anni una forte esperienza su demanicomializazione esiste già nella provincia di Rio Negro nella Patagonia Argentina).
L’associazione Ya Basta ha partecipato il 22 aprile 2006 nell’ Ospedale Borda a uno degli incontri del movimento, tanto partecipato che è dovuto spostarsi all’Aula Magna, sempre nel Borda.
Fra psichiatri, psicologi, operatori, utenti del servizio, gente comune del movimento, associazioni, parte del sindacato e anche il Segretario per la Salute Mentale del Gobierno de la Ciudad (Città di Buenos Aires), l’Aula Magna si è riempita.
Con mille difficoltà e resistenze ( le resistenze che sviluppano ogni cambiamento) il movimento per la demanicomializzazione continua a battersi per abbattere i muri del manicomio e delle menti, come quella del sindacato che vede nella demanicomializzazione il pericolo della perdita di posti di lavoro, quello che un po’ succede in Italia con la legge 180, così detta legge Basaglia per la chiusura dei manicomi.
La presenza del Direttore Salute Mentale del Governo della Città, Pablo Berrettoni, dava dei segnali importantissimi, ma da qualche settimana tutto il Gabinetto del governo della città è stato revocato e forse anche il direttore per la Salute Mentale Berrettoni.
Oggi è tutto incerto , non è chiaro se lui continuerà, o in caso di un sostituto questo nuovo direttore che apertura avrà, in un governo, come l’attuale governo dell'argentina, si spera che questa apertura continui nonostante le contraddizioni e le ambiguità, perché il governo di Kirchner sa benissimo che non si può governare contro le dinamiche aperte dopo il 19 e 20 dicembre 2001. Susana CiummelliYa Basta! Marche
Intervista di Ya Basta! al "Collettivo Situaciones"
Per maggiori info,ecco alcuni link di riferimento:

sabato 22 luglio 2006

22/07/2006 | L'odissea del FreePalestine FootballClub


ROMA - Quando le barriere dell'apartheid arrivano fino in Europa. La vicenda di una squadra di calcio di Gaza, in Italia per partecipare alle iniziative di sport solidale legate agli Altrimondiali, a cui viene negato il diritto di tornare nella propria terra a causa del pesante assedio israeliano. Bloccato da settimane, il "FreePalestine" team è risciuto finalmente a rientrare in Palestina. La mobilitazione dei movimenti sociali a sostegno della martoriata popolazione palestinese non si ferma. Ritorna a Gaza il "Free Palestine" team - Il comunicato di YaBasta_Moltitudia Approfondimenti e altre notizie: www.moltitudia-yabasta.blogspot.com www.corto.circuito.info/ www.altremappe.org MARCHE - Con le iniziative di Pergola il 7 luglio e di Pesaro sabato 22, l'associazione Ya Basta! Marche ha promosso anche nel territorio marchigiano una campagna di sensibilizzazione verso le istituzioni e la società civile a sostegno della squadra "Free Palestine" e di tutto il popolo palestinese. Con la Palestina negli occhi - Vai allo speciale sull'iniziativa di YaBasta! Marche a cura di Fuoritempo

giovedì 22 giugno 2006

22/06/2006 | Todos somos Atenco


ANCONA - Presidio dell'ass. Ya Basta! al consolato messicano di Piazza Cavour contro i gravissimi episodi di repressione avvenuti nelle ultime settimane in Messico a pochi giorni dalle elezioni presidenziali. Gli attivisti hanno consegnato un documento dove si denuncia il pesante clima di intimidazione contro i movimenti sociali e si chiede l'immediata liberazione di tutti i prigioneri politici. - Vai allo speciale su GlobalProject Fermiamo la repressione in Messico! - La lettera dell'associazione Ya Basta! Le organizzazioni sociali delle Marche - Italia, esprimono al Governo Messicano, il loro sdegno ed una ferma condanna per i gravi fatti di violenta repressione poliziesca, accaduti il 4 maggio scorso a San Salvador Atenco, che hanno provocato la morte di Javier Cortez Santiago, 14 anni, e lo studente universitario Alexis Benhumea di 20 anni, con numerosi feriti ed arresti; ed il 14 giugno a Oaxaca con la repressione nei confronti del presidio organizzato dal Magistero Democratico Oaxaqueño della Sezione 22 del SNTE (Sindacato Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione) dove alcune fonti giornalistiche, ancora non smentite, parlano di un numero imprecisato di manifestanti assassinati, tra i quali alcuni bambini e una maestra incinta. Già ad Atenco la polizia messicana aveva arrestato più di duecento persone, fra cui nove minori, detenute senza nessun mandato, picchiate e torturate in maniera selvaggia. La maggior parte delle 47 donne arrestate hanno denunciato stupri e altri abusi di tipo sessuale. Cinque stranieri, dopo essere stati maltrattati, sono stati illegalmente espulsi dal paese. Ora gli ultimi fatti di Oaxaca di metà giugno, ancora oscurati dalla disinformazione di regime, gettano un’ombra inquietante sulle imminenti elezioni. Infatti con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2 luglio, già da mesi si infittiscono gli episodi di intimidazione e violenta repressione nei confronti dei movimenti sociali e popolari. Alla luce di questi incivili fatti noi diciamo “vergogna al governo Messicano” e non mancheremo di confermare il nostro impegno e la nostra testimonianza, nei nostri territori come nelle nostre attività di cooperazione internazionale, a sostegno dei fratelli e compagni in Messico, per l’umanità e contro il neoliberismo. In nome della giustizia e della dignità, chiediamo l’immediata liberazione dei prigionieri politici, la sospensione delle misure repressive intraprese ed il rispetto dei più elementari diritti all’informazione. Questi tragici avvenimenti non bloccheranno le legittime rivendicazioni dei movimenti messicani, né il nostro pieno e fiducioso sostegno alle loro lotte. Domenica 2 luglio saremo a Roma, sotto l’Ambasciata Messicana, per denunciare la violazione dei diritti umani da parte del governo Messicano. “Con la vita, con la dignità, con la memoria, ribelliamoci, sfidiamoli. Non avranno nè pace nè tranquillità” (Subcomandante Insurgente Marcos)

Ya Basta! Marche

sabato 27 maggio 2006

30 Anni di ronde per non dimenticare

Dopo l'incontro con il popolo Mapuche in lotta contro la repressione delle popolazioni indigene cilene, continua il reportage sul viaggio della delegazione dell'ass. Ya Basta!
in Argentina BUENOS AIRES
Per non dimenticare Trent'anni di lotta in Plaza de Mayo Il regime e la guerra delle Malvinas. Le rivendicazioni dei reduci
Dalla delegazione dell'associazione Ya Basta!

Giovedì 27 aprile ha avuto luogo una "ronda" speciale per tutte le Madres de Plaza de Mayo.
Come ogni giovedì le "Madres" scendono in strada con la storica "ronda", intorno al monumento della piazza, che le caratterizza da 29 anni per questa forma di denuncia pubblica della dittatura argentina che le ha fatte conoscere in tutto il mondo.
Per questo il 27 aprile hanno messo in pratica delle iniziative speciali, perché il 30 dello stesso mese ricorreva l’anniversario dalla prima "ronda" intorno alla piazza.
E' stato allestito un palco dove si è tenuto anche un concerto finale, ma l'evento che ha caratterizzato la giornata di anniversario è stata la partecipazione all'iniziativa dei veterani di guerra, che nel 1982 hanno combattuto nelle Isole Malvinas, in Europa meglio conosciute come Falkland.
Gli ex-combattenti hanno fatto un sit-in, giorno e notte, per 26 giorni.
Hanno raccontano all'associazione Ya Basta! che lo scopo di questo "acampe" era quello di dare visibilità alle rivendicazioni che i veterani di guerra e altre organizzazioni in tutto il paese portano avanti ormai da tempo rifiutando la soluzione di compromesso (la cosiddetta "Carta Verde") proposta dal Ministero dell'Interno in ordine alla questione degli ex-combattenti delle Falkland.
Al fine di ottenere un reale risarcimento morale ed economico si sono organizzati in un coordinamento avviando una forte campagna di mobilitazione.
La dittatura ne ha uccisi 649 - la democrazia 350, recitavano gli striscioni e i volantini, facendo riferimento ai morti in combattimento e ai suicidi dei soldati rientrati a casa.
Un risarcimento economico e morale, dicono, che in qualche modo possa dare un sostegno per i segni lasciati dalla guerra, lo stress post/traumatico e l’abbandono subito da parte dello stato dal 1982 al 1992, periodo dove gli ex-soldati di leva spediti alla guerra, sono stati lasciati al loro destino, senza assistenza sanitaria, assicurazione, pensione, senza lavoro e senza politiche sociali di reinserimento adeguate.
Niente restituirà i sogni perduti e gli anni persi dal 1982, quando sono stati strappati alla loro vita, ad appena diciotto anni, con la scusa di dover compiere il servizio militare obbligatorio.
Sommersi in un incubo di sangue, morte e confusione.
Niente potrà cancellare dalla mente dei sopravvissuti gli orrori della guerra, nè il tempo rubato.
Oggi la rivendicazione è quella della necessità di rimediare, di poter migliorare la qualità della vita degli ex-combattenti.
La giornata di iniziative si è conclusa con la lettura pubblica di una lettera degli ex-combattenti, da parte delle Madres de Plaza de Mayo.

27/05/2006 | Viaggi Ya Basta! - 30 anni di ronde per non dimenticare


Dopo l'incontro con popolo Mapuche in lotta contro la repressione delle popolazioni indigene cilene, continua il reportage sul viaggio della delegazione dell'ass. Ya Basta! in Argentina BUENOS AIRES - Per non dimenticare Trent'anni di lotta in Plaza de Mayo Il regime e la guerra delle Malvinas. Le rivendicazioni dei reduci - Dalla delegazione dell'associazione Ya Basta! Giovedì 27 aprile ha avuto luogo una "ronda" speciale per tutte le Madres de Plaza de Mayo. Come ogni giovedì le "Madres" scendono in strada con la storica "ronda" (girotondo), intorno al monumento della piazza, che le caratterizza da 29 anni per questa forma di denuncia pubblica della dittatura argentina che le ha fatte conoscere in tutto il mondo. Per questo il 27 aprile hanno messo in pratica delle iniziative speciali, perché il 30 dello stesso mese ricorreva l’anniversario dalla prima "ronda" intorno alla piazza. E' stato allestito un palco dove si è tenuto anche un concerto finale, ma l'evento che ha caratterizzato la giornata di anniversario è stata la partecipazione all'iniziativa dei veterani di guerra, che nel 1982 hanno combattuto nelle Isole Malvinas, in Europa meglio conosciute come Falkland. Gli ex-combattenti hanno fatto un sit-in, giorno e notte, per 26 giorni. Hanno raccontano all'associazione Ya Basta! che lo scopo di questo "acampe" era quello di dare visibilità alle rivendicazioni che i veterani di guerra e altre organizzazioni in tutto il paese portano avanti ormai da tempo rifiutando la soluzione di compromesso (la cosiddetta "Carta Verde") proposta dal Ministero dell'Interno in ordine alla questione degli ex-combattenti delle Falkland. Al fine di ottenere un reale risarcimento morale ed economico si sono organizzati in un coordinamento avviando una forte campagna di mobilitazione. La dittatura ne ha uccisi 649 - la democrazia 350, recitavano gli striscioni e i volantini, facendo riferimento ai morti in combattimento e ai suicidi dei soldati rientrati a casa. Un risarcimento economico e morale, dicono, che in qualche modo possa dare un sostegno per i segni lasciati dalla guerra, lo stress post/traumatico e l’abbandono subito da parte dello stato dal 1982 al 1992, periodo dove gli ex-soldati di leva spediti alla guerra, sono stati lasciati al loro destino, senza assistenza sanitaria, assicurazione, pensione, senza lavoro e senza politiche sociali di reinserimento adeguate. Niente restituirà i sogni perduti e gli anni persi dal 1982, quando sono stati strappati alla loro vita, ad appena diciotto anni, con la scusa di dover compiere il servizio militare obbligatorio. Sommersi in un incubo di sangue, morte e confusione. Niente potrà cancellare dalla mente dei sopravvissuti gli orrori della guerra, nè il tempo rubato. Oggi la rivendicazione è quella della necessità di rimediare, di poter migliorare la qualità della vita degli ex-combattenti. La giornata di iniziative si è conclusa con la lettura pubblica di una lettera degli ex-combattenti, da parte delle Madres de Plaza de Mayo. - La lettera dei veterani della guerra delle Malvinas " [...] Conseguenze dei decenni infami degli anni '70 e '80, come lo sono state le vittime dirette, coloro che erano parte della resistenza alla dittatura, i 30.000 desaparecidos, lo sono stati anche i 649 caduti nei combattimenti delle Malvinas che deliberatamente sono stati abbandonati, logisticamente e militarmente, al loro destino, soldati di leva ridotti alla servitù, all'umiliazione e alle torture psichiche che avvenivano nelle isole per mano dei militari di carriera; come lo sono stati anche i 10.000 soldati di leva che sono ritornati, nascondendo loro che avrebbero subito patologie psichiche di stress post-traumatico di guerra, conseguenza tragica, che portò a 350 suicidi di ex combattenti in democrazia. Oggi, dopo 24 anni di pieno vigore dei diritti umani, ancora non si riesce a capire perchè non si materializzi il risarcimento per tutti i danni subiti. Questo periodo democratico sembrerebbe dominato da un doppio discorso, quello presidenziale che parla e ammonisce sulla "memoria e giustizia contro la dittatura militare" ma parallelamente privilegia quegli stessi militari di carriera, sostenendo che per essere stati alle Malvinas gli verrà concesso al momento del ritiro, una pensione "onoraria" per decreto di necessità ed urgenza N° 886/05, che premia disonestamente quei militari, come il General Menendez ed altri repressori Ritirati e Veterani di guerra, senza che sia stato fatto nessun accertamento sulle loro responsabilità, nei confronti degli ex soldati di leva nelle Malvinas che sono stati le loro vittime sulle isole [...]" La dittatura ne ha uccisi 649 - la democrazia più di 350