mercoledì 10 febbraio 2010

Sadam: centrali, riconversioni e giocatori di ruba-mazzo


La destra politica ed imprenditoriale ha un programma di governo per il nostro Paese e per le nostre città fatto di centrali nucleari, inceneritori, turbogas, rigassificatori, centrali a carbone, “grandi” opere ad alto impatto ambientale (TAV, Ponte sullo stretto, Quadrilatero), escavazioni selvagge e condoni per gli abusi edilizi. Nelle Marche il PDL si è già dichiarato favorevole alle due nuove mega centrali API (oltre 600 MW di potenza), ha sostenuto la realizzazione della Quadrilatero e preme per stravolgere il PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) che attualmente esclude la realizzazione di grandi impianti di produzione energetica. Nella nostra città le stesse forze politiche ed imprenditoriali vestono l'abito degli ambientalisti e si oppongono alla realizzazione di una centrale di modestissime proporzioni (11MW) e di basso impatto ambientale. Dov'è il trucco?
Salute e posti di lavoro in questo gioco contano meno che niente. La centrale SADAM è solo l'occasione per una vasta operazione politica che ruota tutta intorno ad un'unica questione: il governo della città ed i vantaggi che se ne possono trarre. Il PDL punta alla crisi di giunta e nel frattempo conquista visibilità e spazi politici in un'inedita mascherata movimentista; dentro al PD il conflitto tra diverse componenti ha trovato l'occasione per tentare qualche regolamento di conti; ex politicanti dediti al riciclo (non dei rifiuti ma delle proprie carriere) prefigurano listoni civici dove aspirare a qualche poltrona (come già successo a Monsano); imprenditori locali mirano a tenersi il business dell'energia tutto per sé facendo di una rivendicazione sociale una battaglia di mercato; comitati di varia natura e pseudo centri sociali plaudono alla destra in Consiglio Comunale ed organizzano convegni in sale concesse dall'hotel “Federico II”.
Contro la Turbogas ci siamo battuti fino in fondo, anche quando i riflettori erano spenti ed i militanti dell'ultima ora se ne erano tornati a casa. Eravamo e siamo convinti che una centrale da 125 MW dovesse essere respinta mentre gran parte di coloro che oggi “santificano” su 11 MW l'hanno voluta ed hanno votato una Convenzione che svincolava la centrale dalle sorti dello zuccherificio. Per questa nostra convinzione abbiamo fatto cortei, occupazioni, blocchi stradali, ricorsi. Ma la partita di “ruba-mazzo” che si gioca oggi sulla centrale SADAM è un'altra cosa ed è un tavolo al quale non vogliamo sederci.
Movimenti e ceto politico sono due cose ben diverse. I movimenti producono conflitto e nel conflitto non si chiedono le tessere. Ma quando si fanno conferenze stampa con i capo-gruppo consiliari del PDL, si perseguono alleanze con il ceto politico della destra xenofoba, razzista e nuclearista, si sfrutta l'interessato omaggio di una visibilità tutta e solo mediatica e si usano le piazze per riti sciamanici, non c'è movimento ma populismo all'interno del quale, come sempre, la destra guadagna la propria egemonia.
La crisi globale è un fatto concreto che travolge la vita di migliaia di persone. Dentro una crisi di simili proporzioni la battaglia contro l'attuale modello di sviluppo deve essere calata dentro la realtà materiale, senza doppi fini e falsi ideologismi. La centrale SADAM rappresenta un modello di gestione e produzione energetica che non condividiamo: pensiamo, però, che in un momento così difficile le sue modeste proporzioni non valgano la perdita di 160 posti di lavoro e che siano altre le vere priorità ambientali che dobbiamo affrontare con rigore e senza mediazioni.
Il vero problema non è la centrale ma l'utilizzo di olio alimentare per la produzione di biodiesel. Un problema che deve essere affrontato attraverso una modifica generale della normativa nazionale ed europea in tema di bio-carburanti. L' obbligo di produzione di biodiesel da un lato ed il libero impiego di olii alimentari dall'altro fanno di tale normativa una tenaglia che stritola qualsiasi ipotesi di soluzione sostenibile sia sul piano ambientale che sul piano etico. Confinare il problema alla riconversione Sadam rischia di essere l'ennesima finzione ad uso e consumo delle piccole coscienze. E' necessaria, invece, una battaglia di ampio respiro per rovesciare l'assetto normativo vigente e per imporre, anche attraverso le istituzioni locali ed il Piano Energetico Regionale, “clausole etiche” sull'utilizzo delle materie prime.
La partita di "ruba-mazzo" che si gioca oggi sulla centrale SADAM per quanto ci riguarda è inaccettabile. Siamo sempre stati in prima fila nella difesa dell’ambiente e del territorio, mettendo in gioco volti e corpi: ma lo abbiamo sempre fatto senza doppi fini e non abbiamo mai accettato di essere strumento di operazioni che nascono dal ceto politico del centro-destra e si legano a specifici interessi imprenditoriali. Né burattini né burattinai.
Centro Sociale Autogestito Tnt

martedì 26 gennaio 2010

Incontro con Sergio Yahni dell'Alternative Information Center di Gerusalemme



La Campagna Palestina Solidarietà vi invita ad un incontro
con SergioYahni (refusnik/obiettore) dell'Alternative Information Center di Gerusalemme. E' un'occasione unica per incontrare il co-direttore di uno dei gruppi più interessanti di Israele/Palestina.

L'Alternative Information Center è costituita sia da militanti palestinesi che israeliani, svolge un ruolo di analisi critica della situazione israelo-palestinese di fondamentale importanza e promuove ivalori di eguaglianza, giustizia sociale, libertà e democrazia.
Fermo Mercoledi 27 ore 21.00 Sala riunione della P.A. croce verde P.le Tupini 6
Jesi Giovedì 28 ore 11.30 Incontro e conferenza stampa della Consulta per la Pace di Jesi Pesaro Giovedì 28 ore 21 Palazzo Comunale - Sala Rossa del Municipio

Organizzano:
Consulta per la Pace Jesi
Campagna Palestina Solidarietà: Ya Basta!Marche- GruppoFuoritempo-cso Oltrefrontiera-Resistenza Solidale- csa TnT
Articolo 3 P.S. Elpidio -Farsi Prossimo Fermo
In collaborazione con il Centro Servizi Volontariato


SOCIETA’ ISRAELIANA E OCCUPAZIONE

Incontro con Sergio Yahni co-direttore dell'Alternative Information Center di Gerusalemme "...Come Giudeo io mi ribello ai crimini che questa milizia commette contro il popolo Palestinese. E' mio dovere, come Ebreo e come essere umano, rifiutarmi nel modo più categorico di avere un ruolo in quest'esercito. Come figlio di persone vittime dell'olocausto e della distruzione, non posso avere un ruolo nella vostra politica insana. Come essere umano è mio dovere rifiutarmi di partecipare a qualsiasi istituzione che commette crimini contro l'umanità..."
Sergio Yahni, tratto dalla lettera al Ministro della Difesa di Israele Ben Eliezer.

Sergio Yahni, co-direttore dell'Alternative Information Center, associazione israelo-palestinese da anni impegnata nell'informazionecritica, nella pressione politica e nell'attivismo di base per una giusta soluzione del conflitto.
Il giornalista e scrittore israeliano analizzerà la società israeliana e l'occupazione e approfondirà le politiche internazionali e interne di Israele dopo l'attacco di Gaza, concentrandosi sui meccanismi di sostegno e complicità della società, della cultura, dell'accademia e della politica israeliana nel perpetrare le politiche di occupazione e colonizzazione ai danni della popolazione palestinese.
Nota biografica: Nato in Argentina, Sergio Yahni, il direttore esecutivo dell'Alternative Information Center, è emigrato in Israele nel 1979 ed è cresciuto in un kibbutz.
Sergio Yahni è un attivista e giornalista israeliano, imprigionato quattro volte per essersi rifiutato di prestare servizio nelle forze armate israeliane.
Si è occupato in particolare della società israeliana e dei meccanismi attraverso i quali si collega all'occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
All'Alternative Information Center Yahni ha lavorato come redattore e fondatore della sua rivista in ebraico, /Metsad Sheni/, ha curato la rivista inglese dell'AIC, /News from Within, /e ha sviluppato il dipartimento multimediale dell'AIC.
Attualmente Yahni sta lavorando ad un film-documentario sul quartiere di Gerusalemme Shekh Jarrah dove oltre 500 persone saranno sfrattate.
Come attivista, Sergio Yahni è stato membro di Matzpen e Yesh Gvul ed èstato tra i fondatori di Taayush.

mercoledì 20 gennaio 2010

Carovana in Argentina - Presenz/attiva gennaio 2010 - Guandacol contra la minerìa


15 / 1 / 2010
Dal paese di Chilechito, una delegazione dell’assemblea cittadina El Famatina no se toca ha accompagnato la carovana fino al paese di Guandacol, sempre nella provincia nord occidentale di La Rioja, a 180 km e 4 ore di colectivo da Chilechito.
Qui un gruppo di attivisti locali cerca di promuovere l’assemblea per lottare contro la presenza di una miniera d'oro e uranio che e’ stata aperta in un’altra regione ma a soli 15 km da Guandacol, su cui ricadono le polveri delle esplosioni attuate per i sondaggi e le estrazioni.
A Guandacol ci accoglie Ricardo, un compagno ex-professore molto attento alla sostenibilita' della sua terra, che insieme a Ivana, un’insegnante di storia, e ad alcuni giovani ha organizzato un incontro per sensibilizzare i suoi concittadini (Guandacol e’ un piccolo centro rurale di 4mila abitanti) rispetto ai danni della minería.
La sera del nostro arrivo nella piazza del paese ci si e’ riuniti proprio per avviare le attivita’ della nascente assemblea locale autoconvocata. Oltre alla carovana di Ya Basta e alle delegazioni di Chilecito e Famatina, erano presenti tre esponenti delle Asembleas Riojanas, di cui Cecilia e’ l’energica portavoce: si tratta del coordinamento delle assemblee cittadine in lotta contro le diverse miniere della regione, che deturpano il territorio e distruggono il tessuto culturale, di tradizione rurale.
In piazza, prima della proiezione di un intertessante documentario didattico sulle conseguenze delle attivita' estrattive nel territorio argentino, ci sono stati numerosi interventi, sia degli ospiti che dei cittadini di Guandacol, molto partecipi. Il risultato di tale discussione ha portato alla formazione di un presidio permanente nella piazza e all’avvio di una serie di azioni dimostrative che l’assemblea potra’ autónomamente sviluppare: volantinaggi, sensibilizzazione porta a porta sugli effetti delle estrazioni, possibili azioni di disobbedienza civile come il blocco del passaggio dei camion che vanno alla miniera: queste azioni hanno permesso ad esempio alla popolazione di Famatina di bloccarne i lavori per la realizzazione.
Da segnalare la partecipazione attiva e importante delle mujeres: sia a Guandacol che a Chilecito ci ha molto colpito come le portavoce siano delle determinate ragazze e signore, che non esitano a esporsi in prima persona e con i propri corpi per lottare per i diritti della loro gente.
Monica di Ya Basta ha raccontato all’assemblea l’esperienza del Presidio permanente No dal Molin di Vicenza, proponendo di partire proprio dalla presenza continua in piazza a scopo informativo per poi giungere a coinvolgere la popolazione in prospettiva di eventuali azioni .
Cosi la mattina ci siamo ritrovati nella piazza di Guandacol per iniziare assieme il presidio, la raccolta firme contro la miniera, il dialogo con le persone che si fermavano a discutere e abbiamo partecipato alle trasmissioni delle due radio locali, principale mezzo di comunicazione per gli abitanti del territorio.
L'incontro con gli attivisti di La Rioja e di Chilecito, oltre all'accoglienza di Ricardo e degli altri guandacolini, ci ha arricchito e colpito positivamente per l'entusiasmo, la forza e la vicinanza con le nostre pratiche e obiettivi comuni nella lotta per autodeterminare il proprio mondo, il proprio futuro.
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lunedì 18 gennaio 2010

Giornata della proiezione globale del documentario "To Shoot An Elephant"

PERCHE' IL GRIDO DI GAZA NON RIMANGA INASCOLTATO!
Giornata della proiezione globale del documentario "To Shoot An Elephant"
Il 18 gennaio 2010Giornata della proiezione globale del documentario“To Shoot An Elephant”


Jesi alle ore 17.30 verrà proiettato alla Sala Consigliare del Comune,
organizzato dalle associazioni della Consulta per la Pace in collaborazione con la Campagna Palestina Solidarietà Marche e csa TnT
Pesaro alle ore 21.00 verrà proiettato al Videodrome via Passeri 33
Campagna Palestina Solidarietà Marche
Impressionanti, immagini dagli unici stranieri che hanno deciso e sono riusciti arimanere nella striscia di Gaza, all'interno delle ambulanze, con i civili palestinesi.
Il team che ha prodotto questa incredibile testimonianza invita tutti a proiettare il documentario il 18 gennaio 2010 nel primo anniversario della fine dei bombardamenti da parte di Israele della Striscia di Gaza, un attacco che ha avuto inizio il 27 dicembre 2008, ed è durato fino al 18 gennaio 2009, e in cui 1.412 palestinesi hanno perso la vita.
Il documentario “To Shoot An Elephant” (TSAE) è testimone oculare dall'interno della Striscia di Gaza di quanto è avvenuto in quei giorni. Questo racconto diretto e privilegiato diventa uno strumento con cui possiamo affrontare la situazione su ciò che realmente è successo lì e il silenzio della comunità internazionale.
La proposta di questa proiezione globale è un evento politico che commemorail bombardamento dell'anno scorso, ma è anche un invito ad usare ilmateriale audiovisivo quale strumento per la condivisione delle informazioni.

lunedì 11 gennaio 2010

Gaza Freedom March




‘FINO ALL’ULTIMO GIORNO – RESPIRO’
TENORE ITALIANO JOE FALLISI AL 12ESIMO GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME
Intervista di Sara Venturini
Cairo, 08/01/2010
Siamo al Cairo, nella stanza del ‘Sun Hotel’ dove Joe Fallisi, tenore italiano e attivista per i diritti umani ha intrapreso uno sciopero della fame oramai da 12 giorni in attesa di un lasciapassare dalle autorità egiziane per recarsi nella Striscia Di Gaza.
Giuseppe, so che sei stato in ospedale questa mattina per dei controlli, come sono le tue condizioni fisiche ?
Mi sento un po’ stanco, però va bene. Mi hanno proposto di trattenermi fino a domani sera in osservazione in ospedale ma ho preferito rientrare in albergo e sentirmi più libero.’
Vuoi raccontarmi come è nata l’iniziativa dello sciopero della fame?
Lo sciopero è iniziato il 28 dicembre quando arrivati con la delegazione della Gaza Freedom March (GFM), ci siamo recati al piazzale dove saremmo dovuti partire per Rafah con i bus affittati dall’organizzazione della marcia e abbiamo trovato il piazzale vuoto perché il governo egiziano aveva impedito loro di venirci a prendere. In quell’ occasione, su richiesta degli organizzatori ho persino cantato sulla strada mettendomi uno smoking che avevo in borsa. Alla proposta dell’ottantacinquenne Edy Stein, ebrea sopravvissuta all’olocausto di iniziare uno sciopero della fame come azione di protesta verso chi finora ci ha negato la possibilità di entrare a Gaza ed è anche responsabile di tre anni di assedio della Striscia, vale a dire Egitto e Israele, ho aderito subito.
Ad oggi sei rimasto l’unico a continuare lo sciopero. Cosa ti spinge ancora a farlo?
Durante uno degli ultimi incontri della GFM ci siamo riuniti con tutte le delegazioni e ho annunciato pubblicamente in piazza la mia volontà di terminare lo sciopero solo nel momento in cui avessi toccato il suolo di Gaza o se questo non fosse mai avvenuto, sull’aereo di ritorno in Italia.’ È una promessa che ho fatto e che manterrò.
Quali sono le motivazioni alla base di questa tua coraggiosa scelta? Scioperi per chi e per cosa?
Protestare per Gaza credo sia particolarmente importante perché la situazione che vive da troppo tempo la Palestina Occupata e in particolare la popolazione lungo la Striscia è il punto focale di tutte le ingiustizie del mondo. Attorno a questa questione ruota il destino dell’umanità. Quel che ha subito Gaza durante i 22 giorni di attacchi unilaterali dell’entità sionista e quel che subirà a causa della decisione egiziana di costruire un muro al confine per impedire il passaggio di merci, beni e persone dai tunnel sono gli ultimi attimi di una tragedia che non ha eguali.
Dietro ciò che accade a Gaza ci sono le menzogne, l’iniquità e l’orrore umani. Menzogna perché il mondo finge che sia una situazione di quasi normalità mentre invece non lo è. C’è da un lato uno dei più potenti eserciti al mondo che con mezzi militari ultramoderni e micidiali opera uno sterminio lento di un intera popolazione e dall’altro una popolazione di un milione e mezzo di abitanti, che inerme cerca solo di sopravvivere e difendersi senza mezzi.
La situazione che subisce Gaza assomiglia sempre più a ciò che i tiranni bolscevico stalinisti e nazisti hanno inflitto alla popolazione Ucraina, quando furono sterminati per fame milioni di contadini o quando vennero assediate Varsavia e Leningrado. In entrambi i casi ci fu uno strangolamento che impedì la libertà di circolazione e fu anche finalizzato ad affamare una popolazione fino alla sua morte. Così come avviene oggi a Gaza, con l’aggravante di attacchi militari bio-ecociti diretti ed aperti come quelli dello scorso anno e come quelli che le elite sioniste stanno forse ancora preparando.
L’assedio di Gaza si fa ogni giorno più terribile. I Gazawi non possono neppure coltivare né pescare perché vengono attaccati quotidianamente. Come possono vivere senza rifornimenti dall’esterno? In ucraina fu la stessa cosa e come conclusione morirono più di 5 milioni di persone. A Gaza gli abitanti sono 1,500,000 in tutto.
A Gaza c’è però qualcosa di molto peggio degli esempi storici prima citati. Qui, con i mezzi moderni, gli eserciti occupanti utilizzano delle armi che vanno ad inquinare e distruggere le fonti della vita (pozzi, reti fognare, coltivazioni etc etc…) in particolare, ma non solo, attraverso l’uso criminale dell’uranio impoverito. Così che iniziano a nascere bambini deformi. Inquinano tutto il ciclo della vita. Questo è il più grande crimine di guerra commesso: inquinare le fonti della vita. Da Hiroshima e Nagasaki, al Vietnam, ai Balcani, al Libano, all’Iraq, all’Afghanistan e al Pakistan sono stati inquinate, se non per sempre, per secoli e secoli le fonti stesse della vita. Mai l’umanità aveva subito degli atti tirannici di questa portata.
Quando arrivarono i mongoli fino all’Europa rasero al suolo tutto il possibile; tabula rasa. Poi quando se ne andarono la vita ritornò. Inquinando le fonti della vita, si uccide la vita stessa e la sua possibilità di tornare a riprodursi in modo normale, sano.
Oltre al bisogno di giustizia per il popolo palestinese, ci sono altre ragioni, personali, che ti legano ai destini del popolo di Gaza?
Sono stato a Gaza due volte negli ultimi 2 anni. Sono l’unico cantante lirico al mondo ad aver avuto la possibilità, il piacere e l’onore di cantare al teatro Shawa di Gaza city. Di questo potete trovare testimonianza nei video su youtube dei miei due concerti. La prima visita risale ad ottobre 2008. Sbarcai a Gaza con la nave ‘dignity’, il secondo viaggio, vittorioso, del Free Gaza. La volta successiva fu lo scorso marzo quando entrai con il convoglio ‘Viva Palestina’ promosso da George Galloway. Sono stato accolto con grande calore come un fratello, un compagno, un membro della famiglia. Gaza è la mia famiglia, i Gazawi sono i miei fratelli. Con le mie limitatissime forze vorrei fare di tutto per poterli aiutare.
Alla luce delle durissime repressioni del governo egiziano verso gli attivisti della GFM ai quali non è stato permesso di entrare a Gaza, cosa pensi del governo egiziano?
Io credo che l’asse del potere mondiale ruoti attorno alla triade USA, Inghilterra ed entità e lobby sionista. Sono loro che decidono gli assetti mondiali. Decidono chi e cosa è ‘politically correct’ oppure no, chi può rimanere (al potere) e chi se ne deve andare.
Mubarak è solo un servo di questo potere più ampio. Le sue azioni sono finalizzate ad ottenere la garanzia della propria sopravvivenza. La decisione di costruire un muro di ferro, sopra e sotto terra, al confine di Rafah, distruggendo i tunnel che consentono agli abitanti di Gaza di sopravvivere, è in vista delle prossime elezioni presidenziali.
Con la visita di Netanayahu al Cairo proprio il giorno seguente alla nostra ipotetica partenza, e in contemporanea con una marcia di pacifisti israeliani contro l’occupazione, consentire l’accesso a Gaza ai 1,300 internazionali della marcia avrebbe significato una svolta nel regime egiziano, un atteggiamento diverso da quello che poi ha intrapreso, vale a dire repressione e violenza contro i dimostranti. Nutrivamo false speranze.
Quando hai deciso di partecipare alla marcia credevi che questa iniziativa di solidarietà internazionale avrebbe apportato un qualche cambiamento politico alla terribile situazione a cui sono costretti gli abitanti di Gaza?
Gaza ha bisogno di riaprirsi da tutti i lati al mondo esterno, come è stato per secoli. Noi internazionali possiamo rappresentare uno stimolo affinché questo assedio venga rotto.
Sono partito con la speranza di poter rientrare a Gaza, portare degli aiuti e tenere il mio terzo concerto per i miei fratelli. Più i giorni passavano, più mi sono reso conto che la nostra speranza era in realtà un’illusione.
Faccio appello alle donne e agli uomini di buona volontà. Bisogna insorgere dal basso. La società civile ha un potere enorme di cambiare le cose e la politica. Il Free Gaza Movement è un esempio di una buona iniziativa insorta dal basso. I civili devono attivarsi per la causa universale della giustizia ed unire le proprie forze ed organizzare iniziative di solidarietà non blindate e fatte proprie dai governi e dalle istituzioni. È il buon vecchio metodo anarchico che deve tornare attivo. Non servono ‘leaders’, servono uomini e donne con senso dell’equità e della dignità.
So che hai tentato la via per Al Arish, la città egiziana più vicina al confine con Gaza. Cos’è successo quel giorno?
Ho cercato, assieme ad altri 3 italiani, di raggiungere il confine di Rafah, passando per Al Arish. Siamo stati respinti al primo posto di blocco a 100 km dal Cairo. Lì abbiamo visto quello che definisco la società civile all’opera: vecchiette americane meravigliose che con un grandissimo coraggio sono venute per portare la loro solidarietà attiva alla popolazione di Gaza, e appena fatte scendere dal pullman, hanno sventolato in faccia alla polizia striscioni con su scritto ‘Free Gaza, Free Palestine’. Queste signore hanno deciso di vivere l’ultima parte della loro vita in modo dignitoso. Sono mie compagne.
Qual è la tua posizione in merito alla delegazione dei 100 organizzata dai Codepink con l’autorizzazione del governo egiziano entrata a Gaza per portare gli aiuti umanitari?
Gli organizzatori hanno accettato, poi pentendosene, un compromesso con il regime egiziano mandando un centinaio di attivisti scelti dall’alto con criteri arbitrari per una brevissima visita.
Ritengo che le critiche poste dalla maggior parte dei partecipanti alla marcia a questa iniziativa siano giuste. La delegazione dei 100, che poi erano in realtà 40 perché la maggior parte dei prescelti si è rifiutata di partire, è stata solo un contentino che il regime ha usato per farsi bello nel mondo. Non era l’inizio di un’apertura della frontiera. È stato un nostro errore. Edy Epstain, ebrea 85enne, ha scritto un comunicato puntuale e preciso a questo proposito.
Stai per lasciare il Cairo senza essere entrato a Gaza. Cosa ti porti con te in Italia da questa esperienza?
L’iniziativa in sé è stata un fiasco. L’unica cosa positiva è stata che nel mondo si è parlato dell’oppressivo e repressivo regime egiziano e della tragica situazione in cui versa la Striscia di Gaza. Forse in questi giorni di incontri e di scambi si sono però seminate le basi per un movimento più ampio che sappia agire meglio in futuro.
Tanto di cappello a George Galloway e i suoi valorosi compagni del convoglio di Viva Palestina che hanno lottato fino all’ultimo per riuscire ad entrare, sostenendo scontri, manganellate e repressioni di ogni genere dopo un incredibile viaggio via terra, via mare e via cielo per tutta l’Europa ed il Medio Oriente. E ci sono riusciti.
Ho visto in questi giorni tanti meccanismi tipici gruppo scolari all’opera. Gente che parla allo specchio. Autoreferenziali. Questo mi ha convinto sempre di più che questa vecchia politica non serve alla causa della giustizia. Me ne tornerò in Italia rinforzato nella mia convinzione che bisogna voltare pagina.
Ho scritto 5 canzoni per Gaza e per la Palestina, una è già incisa e si chiama ‘Verrà’. Appena torno registrerò anche le altre (Gaza vivrà, Life Line, O Madre Palestina, Fino all’ultimo giorno - respiro).
Concludo proprio con il ritornello di quest’ultima canzone:
‘Son pochi gli anni da vivere che noi abbiam.
Difenderò i miei fratelli
fino all’ultimo giorno – respiro
che il ciel mi darà’

domenica 10 gennaio 2010

Agua para todos: Continua il viaggio della delegazione dell'Associazione Ya basta! in terra zapatista


Chiapas Carovana 2.0.10 - Resoconto Caracol 1 La Realidad
9 / 1 / 2010

La delegazione dell'associazione Ya Basta! e del Presidio Permanente No Dal Molin ha raggiunto La Realidad per portare avanti i rispettivi progetti legati alla potabilizzazione dell'acqua e della costruzione della casa della Giunta del BuonGoverno e la casa dei quattro Municipi Autonomi.
La delegazione del Presidio Permanente No Dal Molin ha consegnato alla Giunta i fondi raccolti e ha rinforzato il legame di fratellanza con il Caracol de La Realidad. Questo incontro e' stato anche l'occasione per fare il punto sul progetto "Autogoverno Possibile", che vedra' nei prossimi mesi l'inizio della costruzione della Casa della Giunta del BuonGoverno e poi in un secondo momento la costruzione della nuova Casa dei quattro municipi autonomi, a cui sara' possibile partecipare direttamente.La carovana e' proseguita con la visita di alcune comunita' zapatiste, dove l'associazione Ya Basta sta portando avanti progetti legati alla potabilizzazione dell'acqua.La prima tappa e' stata El Chayabes, dove ha sede una radio comunitaria zapatista. Grazie alla costruzione della cisterna per la raccolta e la purificazione dell'acqua piovana ora questo villaggio puo' avere finalmente accesso a questa risorsa fondamentale.
E' stata fatta una sosta a San Jose' del Rio, sede di una clinica zapatista, dove si e' osservato il procedere dei lavori del progetto "Agua para todos" e si e' incontrato i promodores de salud per fare il punto della situazione riguardo i progetti sul sistema sanitario.L'ultimo giorno di permanenza a La Realidad e' stato dedicato alla visita della comunita' di Nueva Guadalupe, dove gli zapatisti hanno organizzato a sorpresa una piccola cerimonia di inaugurazione della cisterna per la raccolta dell'acqua piovana.Gli abitanti del villaggio hanno spiegato come la cisterna permetta loro di avere l'acqua per bere ed e' stata l'occasione per ricordare come il tema dell'acqua e dei beni comuni sia centrale e comune dalla Selva Lacandona all'Italia, visto il tentativo di privatizzazione dell'acqua da parte del governo italiano e l'inquinamento e lo sfruttamento della falda acquifera sotto il cantiere del Dal Molin a Vicenza.

mercoledì 6 gennaio 2010

Marchigiani bloccati a Rafah i sindaci di Pesaro e Jesi, scrivono al ministero degli Esteri

Marchigiani bloccati a Rafah:
In risposta all’appello degli attivisti della Campagna Palestina Solidarietà delle Marche, bloccati dalle autorità egiziane al valico di Rafah, oltre il sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli, anche il sindaco del Comune di Jesi, Fabiano Belcecchi, ha immediatamente inviato al Ministero degli Esteri, all’Ambasciata d’Egitto in Italia e a quella italiana al Cairo il seguente telegramma. “Numerosi cittadini delle Marche , assieme ad altri pacifisti per i diritti umani, che intendevano portare pacificamente la solidarietà alla popolazione palestinese, sono stati bloccati al Cairo. Il Comune di Jesi esprime , molta preoccupazione per il trattamento riservato ai pacifisti della *Gaza Freedom March* impossibilitati di entrare a Gaza e per il trattamento a loro riservato delle forze di polizia egiziane"
Gia la Consulta per la Pace di Jesi aveva scritto un comunicato di solidarietà, e preoccupazione, per gli attivisti pacifisti ( anche delle Marche) che sono stati bloccati al Cairo senza dargli la possibilità di raggiungere la striscia di Gaza.
Comunichiamo inoltre che il convoglio con aiuti umanitari VIVA PALESTINA proveniente dall'Inghilterra , imbarcatosi dal porto di Ancona http://yabastamarche.blogspot.com/2009/12/in-partenza-da-ancona-il-convoglio-viva.html l'11 dicembre scorso è bloccato a El Arish, a pochi kilometri dalla striscia di Gaza e questa notte (tra il 5 e 6 gennaio) è stato violentemente attaccato dalle forze di polizia egiziana.
In un comunicato stampa l'organizzazione, della quale fà parte un membro del parlamento inglese, George Galloway, ha dichiarato che circa 50 attivisti sono rimasti feriti e invita tutti a protestare davanti alle sedi diplomatiche egiziane affinche tutto il convoglio possa raggiungere Gaza

Campagna Palestina Solidarietà
(coordinamento di Associazioni delle Marche che lavorano sulla Palestina)

venerdì 18 dicembre 2009

Gaza, bombardamenti hanno lasciato suolo contaminato: popolazione a rischio


COMUNICATO STAMPA

17 dicembre 2009
I bombardamenti israeliani a Gaza del 2006 e del 2009 hanno lasciato sul terreno forti concentrazioni di metalli tossici, che possono provocare nella popolazione leucemie, problemi di fertilità e gravi effetti sui nuovi nati, come malformazioni e patologie di origine genetica. Questi metalli sono in particolare tungsteno, mercurio, molibdeno, cadmio e cobalto.
E' il risultato di uno studio condotto da New Weapons Research Group (Nwrc), una commissione indipendente di scienziati e collaboratori basata in Italia che studia l'impiego delle armi non convenzionali e i loro effetti di medio periodo sui residenti delle aree in cui vengono utilizzate. Il gruppo di lavoro del Nwrc ha esaminato 4 crateri: due provocati dai bombardamenti del luglio 2006, uno nella città di Beit Hanoun e uno nel campo profughi di Jabalia, e due provocati da bombe sganciate nel gennaio 2009 a Tufah, sobborgo di Gaza City. Inoltre ha analizzato la polvere residua all'interno del guscio di una bomba (THS89D112-003 155mm M825E1[1]) al fosforo bianco esplosa vicino all’ospedale di Al Wafa, nel gennaio 2009.
Lo studio ha messo a confronto i livelli di concentrazione dei metalli rilevati nei crateri con quelli indicati in un rapporto sulla presenza di metalli nel suolo di Gaza, realizzato attraverso il campionamento di 170 luoghi, pubblicato nel 2005.
Le analisi hanno rilevato anomale concentrazioni di questi metalli nei crateri, indicando una contaminazione del suolo che, associata alle precarie condizioni di vita, in particolare nei campi profughi, espone la popolazione al rischio di venire in contatto con sostanze velenose per via cutanea, respiratoria e attraverso gli alimenti.
“Il nostro studio – spiega Paola Manduca, che insegna genetica all'università di Genova, portavoce del New Weapons Research Group – indica una presenza anomala di elementi tossici nel terreno. Occorre intervenire subito per limitare le conseguenze della contaminazione su persone, animali, e colture. Occorrono strategie di sostegno per le persone contaminate. Auspichiamo – aggiunge – che le indagini fino ad ora svolte dalla commissione Goldstone, voluta dalle Nazioni unite, vadano oltre l’analisi del rispetto dei diritti umani, e prendano in considerazione e gli effetti sull’ambiente provocati dall'uso di varie tipologie di bombe e le ricadute sulla popolazione nel tempo. Una rapida raccolta di dati può essere realizzata secondo modalità che molti scienziati possono descrivere agevolmente e programmare”.
[1] THS89D è il codice di identificazione del produttore e indica che la bomba è stata realizzata nell'aprile 1989 da Thiokol Aerospace; 112-003 è un numero di serie e indica che molti lotti di queste munizioni sono stati prodotti; 155 millimetri è il calibro; M825E1 è un sigla adottata dalle forze armate statunitensi che indica una vecchia versione dell'attuale standard M825A1 delle munizioni al fosforo bianco.


LO STUDIO

I crateri esaminati
Tutti i crateri esaminati sono di grandi dimensioni e il campionamento è stato condotto lungo uno dei lati del pendio di ciascun cratere. Tutti si trovano nella parte nord della Striscia di Gaza, come si può vedere dalla mappa.


I campioni dei crateri di Beit Hanoun e Jabalia sono stati raccolti nell'agosto 2006, due settimane dopo la fine degli attacchi del mese di luglio. Quelli di Tufah sono stati raccolti il 28 gennaio 2009, e fanno riferimento ai bombardamenti del 14 gennaio.

I dati raccolti nei crateri
I risultati delle analisi con Icp/Ms (una tipologia di spettrometria di massa altamente sensibile e in grado di determinare diverse sostanze inorganiche) mostrano presenza in quantità superiori alla media attesa di:

1. Tungsteno e mercurio
Nel cratere di Beit Hanoun sono state rilevate quantità significative di tungsteno (tra 20 e 42 volte il livello medio atteso nel suolo) e quantità elevate di Mercurio (tra 8 e 16 volte il livello massimo rilevato nello studio del 2003). Gli altri 3 crateri esaminati presentavano livelli simili a quelli medi del suolo. Entrambi gli elementi, mercurio e tungsteno, sono rari in natura e il loro ritrovamento in uno dei crateri indica che a disperderli nel terreno è stata la deflagrazione della bomba, che ha diffuso i metalli in un raggio di dimensione sconosciuta che potrebbe avere prodotto la contaminazione delle acque, del suolo e delle colture.
Entrambi tungsteno e mercurio sono metalli che hanno gravi effetti tossici e cancerogeni sull'uomo a medio-alte concentrazioni. Il mercurio è un agente classificato come cancerogeno; si assume anche per via cutanea, e in gravidanza si trasferisce dalla pelle al feto e provoca fetotossicità negli animali. Il tungsteno e le leghe di tungsteno sono genotossici e sospetti fetotossici. A concentrazioni meno elevate, il tungsteno è causa di patologie respiratorie e neurologiche.

2. Molibdeno
Il molibdeno è un elemento raro nel terreno ed è stato trovato in alte concentrazioni in tutti i crateri esaminati, con livelli compresi tra 0,1 a 12 parti per milione (ppm), vale a dire tra 25 e 3.000 volte il livello medio del suolo (0,004 ppm). Il molibdeno viene usato in leghe con vari metalli (singoli e multipli), alcuni dei quali vengono utilizzati come componenti di armi.
Il molibdeno è tossico per gli spermatozoi, a livelli elevati produce effetti sulla spermatogenesi.

3. Cadmio
Il cadmio è un elemento presente normalmente in basse concentrazioni nel suolo di Gaza (0,093 ppm secondo lo studio del 2003). Lo studio ha rilevato una elevata quantità di cadmio (fino a 7,3 volte il livello medio) in uno dei crateri di Tufah.
Il cadmio è un noto cancerogeno.

4. Cobalto
Il cobalto è stato trovato in entrambi i crateri di Tufah, in quantità fino a 26,2 ppm, circa 5 volte superiore a quella normalmente contenuta nel suolo (5,1 ppm).
Il cobalto può inibire la riparazione del dna e causarne la rottura, con effetti mutageni.

5. Nichel, manganese, rame e zinco
Nichel, manganese, rame e zinco sono stati trovati in uno dei crateri di Tufah, in quantità due volte più elevate rispetto a quello medio.
Alcuni componenti di nichel e manganese sono cancerogeni.

6. Stronzio
Lo stronzio è presente in quantità superiore alla media in tutti i crateri esaminati, ma la sua concentrazione varia in luoghi diversi e non ci sono dati disponibili di misurazione per il territorio di Gaza, per cui non è possibile stabilire con certezza se si tratti di una presenza è anomala.
I risultati dell'analisi della bomba al fosforo bianco THS89D112-003 155mm M825E1
Queste bombe sono costituite principalmente da settori alternati di fosforo bianco e alluminio, un metallo potenzialmente nocivo e fetotossico, ma impiegano anche diversi altri metalli.
Gli effetti dei bombardamenti di Gaza, perciò, non dipendono soltanto dal fosforo bianco, ma anche dagli altri metalli nocivi che rimangono sul terreno, contaminandolo. Il gruppo di lavoro di Nwrc ha raccolto e testato, per il contenuto di metalli, il deposito di polvere aderente alla parte interna di una bomba (vedi foto) esplosa il 6 gennaio 2009 nei pressi dell'ospedale di Al Wafa, e i cui resti sono stati raccolti il 28 gennaio sul posto dell'esplosione. La polvere è stata raschiata con un cucchiaio di plastica, dai lati e dalla parte inferiore della bomba.

Le analisi hanno rilevato nella polvere della bomba alluminio in alta quantità, come previsto; ma sono state rilevate anche grandi concentrazioni di molibdeno (125-200 volte superiori a quelle del contenuto del suolo), tungsteno (più di 41 volte) e mercurio (più di 160 volte). Questo indica che tali bombe, oltre al fosforo incendiario, possono disperdere anche metalli tossici e che il loro largo uso nel corso della guerra a Gaza, combinato con l'esplosione in altitudine, a una certa distanza dal suolo, può aver causato la diffusione di questi metalli sul territorio.

CONTATTI UFFICIO STAMPA
Fabio De Ponte
Tel. 347.9422957
Email: info@newweapons.org
Sito: http://www.newweapons.org/


martedì 15 dicembre 2009

Campagna Palestina Solidarietà partecipa alla Gaza Freedom March


Campagna Palestina Solidarietà
partecipa alla Gaza Freedom March
27 Dicembre 2009 - 3 Gennaio 2010 http://www.gazafreedommarch.org/



Attivisti dalle Marche faranno parte della delegazione italiana (140 persone) che partirà per il Cairo e assieme a più di mille internazionali entrerà a Gaza ad un anno di distanza dalla devastante operazione militare israeliana Piombo Fuso. Rispondendo all´appello dell´associazione statunitense Code Pink, con la convinzione che la resistenza non violenta, sia l'unica forma di lotta efficace, più di 1.500 volontari ed attivisti di tutto il mondo daranno vita ad una delle più grandi manifestazioni di solidarietà internazionale della storia recente, entrando nella Striscia di Gaza dal confine egiziano del Valico di Rafah. Il 31 Dicembre, assieme a 50.000 palestinesi marceranno fino al valico di Erez al confine con Israele con l'intento di rompere l'assedio deciso da Israele e sostenuto dalla comunità internazionale che tiene prigionieri un milione e mezzo di persone oramai da anni, deprivandole di ogni genere di prima necessità e costringendole alla costruzione dei celebri tunnel per garantire la propria sopravvivenza. Ad un anno dall'invasione israeliana nella Striscia di Gaza che provocò la morte di 1400 palestinesi, la Gaza Freedom March vuole essere una risposta internazionale dal basso all'indifferenza dei governi e delle istituzioni mondiali. L´appello per la Gaza Freedom March è sostenuto da Nelson Mandela, Jimmy Carter, il Premio Nobel per la Pace Mairead Maguire, la sopravvissuta dell´Olocausto Hedi Epstein, il musicista dei Pink Floyd Roger Waters, i registi Ken Loach, Oliver Stone ed Aki Kaurismaki, il nipote del Mahatma Arun Gandhi, l´attivista israeliano per i diritti umani Jeff Halper, gli scrittori Naomi Klein, Gore Vidal e Noam Chomsky, e moltissimi altri. Fra i sostenitori italiani, segnaliamo gli europarlamentari Luigi De Magistris, Gianni Vattimo e Sonia Alfano, Presidente dell´Associazione dei Parenti delle Vittime della Mafia, Vittorio Agnoletto, Marco Rizzo, Don Andrea Gallo e la Comunità di San Benedetto al Porto, oltre a numerosi intellettuali, esponenti del sindacalismo di base e rappresentanti della società civile. A Gaza, i preparativi coinvolgono una larga parte della società civile che include studenti, professori, gruppi di rifugiati, sindacati, ONG e le organizzazioni delle donne palestinesi. Tutti marceranno nelle loro "uniformi" di pescatori, dottori, studenti, contadini, insegnanti, etc. "Confidiamo molto nella riuscita di questa marcia e nella risposta che riuscirà a dare la comunità internazionale" dichiara Haidar Eid, membro del comitato organizzativo a Gaza. In quanto cittadini dello stato italiano, che appoggia Israele e indirettamente la politica segregazionista del suo governo nei territori occupati, non possiamo rimanere indifferenti. Invitiamo tutti a seguire e sostenere le azioni della marcia per liberare Gaza da un assedio disumano, per il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione, per la giustizia internazionale.

Contatti: http://www.gazafreedommarch.org/ info@gazafreedommarch.org

venerdì 11 dicembre 2009

Da Arrigoni al Convoglio verso Gaza imbarcatosi dal porto di Ancona

Venerdì 11 dicembre è passato per Ancona, per imbarcarsi dal porto, il convoglio "convoy to Gaza" organizzato da Viva Palestina http://www.vivapalestina.org/ , un convoglio di un centinaio di veicoli carico di aiuti umanitari, partito il 6 dicembre dalla Gran Bretagna e diretto a Gaza attraversando Europa, Grecia, Turchia, Siria, Egitto, fine al valico di Rafah. Il convoglio entrerà a Gaza, assieme a migliaia di attivisti per i diritti umani provenienti da tutto il mondo il 27 Dicembre, a ricordare un anno dal terribile massacro e con lo scopo di rompere l’assedio da Rafah fino al valico con Israele.
Come società civile delle Marche, come attiviste, come studenti, come lavoratori e come persone che credono al valore della vita, della libertà e della dignità umana, abbiamo portato la nostra solidarietà alla delegazione di "vivapalestina" in partenza dal Porto di Ancona.
La Campagna Palestina Solidarietà ('Associazione Ya Basta! Marche, Csa Oltrefrontiera, Fuoritempo, Resistenza Solidale, Ambasciata dei Diritti ,Csoa Tnt, Collettivo Studentesco CortoCircuito, Emergency Ascoli, Lupo Osimo, Collettivo OPS ) hanno organizzato un presidio e una conferenza stampa nel porto di Ancona con i portavoci del convoglio.

Il 3 , 4 e 5 dicembre Vittorio Arrigoni ha fatto quattro incontri nelle Marche
Vittorio Arrigoni, volontario dell'International Solidarity Movement (www.palsolidarity.org, ha fatto 4 incontri nelle Marche, organizzati dalla Campagna Palestina Solidarietà, percorso collettivo di associazioni e singoli individui, che da anni portano avanti azioni di solidarietà e informazione a favore del popolo palestinese, il 3, 4 e 5 dicembre è stato ascoltato dalla società civile di Ascoli Piceno, Jesi, Pesaro ed Ancona con una grande partecipazione ed interesse .Venerdì 4 dicembre ha avuto luogo l'incontro, al Centro Sociale Autogestito Tnt di Jesi in occasione del tour di presentazione del suo libro "Restiamo Umani".Arrigoni, ci ha calati con il suo racconto , attraverso le pagine del suo libro e i filmati da lui stesso girati, nella realtà quotidiana di Gaza durante i giorni dell'operazione "Piombo fuso" e durante la tregua, spiegandoci che anche quando c'è tregua a Gaza le pallottole vengono sparate lo stesso uccidendo civili disarmati. Vik ( nome di battaglia di VIttorio) ha vissuto circa un anno a Gaza (novembre 2008-settembre 2009), in cui ci fu una sconvolgente e massiccia controffensiva da parte delle forze israeliane iniziata il 27 dicembre 2008 e "conclusa" il 18 gennaio 2009, contro la popolazione palestinese.In 22 giorni ci sono state più di 1400 vittime palestinesi (di cui 420 erano bambini ) e più di 6000 feriti e l'85% erano civili.Bombardamenti a moschee, a mercati, ad ospedali, ad ambulanze, alle scuole delle Nazioni Unite e alla Sede delle Nazioni Unite.Arrigoni ha voluto raccontare quanto vale la vita e la morte a Gaza,che viene definita la più grande prigione a cielo aperto del mondo con più di 50mila persone senza più una casa che vivono in tendopoli da quasi un anno. Non può essere importato il cemento, il ferro e il vetro per ricostruire, perché gli israeliani dicono che i palestinesi ci costruirebbero dei tunnel per trafficare armi.Più del 70% della popolazione è disoccupata. Il 96% delle industrie ha dovuto chiudere.Arrigoni con l'immagine girate dagli stessi volontari del ISM ci ha fatto vedere ed ascoltare gli spari dei militari israeliani durante la tregua, spari diretti su contadini disarmati che andavano a raccogliere prezzemolo. Ci ha mostrato il "lavoro" volontario di poche decine di attivisti dei diritti umani che ogni giorno diventano scudi umani e che salvano le vite degli abitanti della Striscia .Non è usuale l'impatto con certe immagini , visto che i mass media occidentali ostacolano la loro produzione e distribuzione favorendo oramai da anni quel "genocidio lento" della popolazione palestinese di cui parla Ilan Pappe nel suo libro "La pulizia etnica della Palestina".Durante l'incontro a Jesi è intervenuto il palestinese Hamdan Jeaw'l un'attivista di una'associazione culturale giovanile di Belhlehem , che ha detto semplicemente di essere felicementte sorpreso dell'interesse che la gente ha mostrato verso la sua terra partecipando all'incontro al Tnt organizzato dalla Campagna Palestina Solidarietà. L'iniziativa ha contato anche sulla partecipazione di Radio La Colifata di Buenos Aires con la presenza di Hugo Lopez invitato a partecipare alla IX Rassegna Malati di Niente del 17 e 18 dicembre .Le parole di Vitorio Arrigoni, che si definisce "fortunato come se avesse vinto alla lotteria" di poter raccontare ciò che ha vissuto a Gaza, nell'inferno di Gaza, sono fondamentali per chi vuole capire quella realtà, poichè l'informazione è un diritto, ma anche un dovere di questi tempi !
Perciò :
http://guerrillaradio.iobloggo.com/ ( blog di vittorio arrigoni),
Vittorio Arrigoni "Restiamo Umani" edizioni Manifesto libri.
I proventi dell'autore, andranno INTERAMENTE alla causa dei bambini di Gaza sopravvissuti all'orrenda strage, affinché le loro ferite possano rimarginarsi presto.

Alla fine di un incontro come questo la domanda che sopraggiunge è : e ora che cosa si può fare ?La proposta è boicottare, cominciando col non comperare i prodotti israeliani sopratutto quelli prodotti nei territori occupati con il codice a barra n.7290.
Questo il sito dove informarsi :

domenica 18 ottobre 2009

BDS - Campagna Internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni nei confronti di Israele

Le principali campagne internazionali di boicottaggio

Ahava
Ahava è saldamente radicata negli insediamenti di Mitzpe Shalem Kaliya e nella Cisgiordania occupata ma i suoi prodotti per la cura della pelle sono importati nell UE come provenienti da "II Mar Morto, Israele'"
Agrexco
Agrexco è la principale società di esportazione di prodotti agricoli israeliani e commercializza il 70% di tutta la frutta e verdura prodotta dalle colonie israeliane nei Tenitori Occupati.
Pompelmi, avocado, melograni, mango, datteri e altri prodotti con il mar­chio Carmel sono venduti in tutti i principali supermercati italiani.
Veolia
Veolia Environnement è una multinazionale francese e fa parte del consor­zio CityPass, che si occupa di costruire un sistema di ferrovia leggera tra Gerusalemme ovest e vari insediamenti ebraici illegali come Pisgat Ze'ev, French Hill, Neve Ya'akov Gilo e Gerusalemme est occupata. Una volta costruito, il sistema ferroviario permetterà ad Israele di legare in maniera sempre più definitiva Gerusalemme est e gli insediamenti illegali allo Stato d'Israele.
Lev Leviev
Lev Leviev e' l'uomo d'affari più ricco di Israele e tra i primi 250 al mondo.

Lev Leviev è direttamente coinvolto nella costruzione di colonie nella Cisgiordania.
LINK UTILI

"Restare neutrali davanti alle Ingiustizie significa
Aver scelto distare con l'oppressore "
Desmond Tutù, Arcivescovo Sudafricano
"l'apartheid e'un crimine contro l'umanità.
"Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà"
Nelson Mandela
(dalla lettera aperta a ThomasFrtedman)


Per anni l'occupazione della Palestina e l'apartheid in Sudafrica hanno cata­lizzato l'attenzione della comunità internazionale. Giunta a termine nel 1994 l'apartheid sudafricana, la Palestina è rimasta l'unico paese al mondo sotto il giogo di un regime filo-occidentale. Ci sono molti regimi al mondo che non rispettano i diritti umani, ma non c'è nessun altro regime filo-occidentale a negare l'autodeterminazione e i diritti umani di un popolo e da così lungo tempo.
Durante l'ultimo attacco da parte d'Israele alla Striscia di Gaza si sono con­tati oltre 1400 morti e migliaia di feriti.
I Palestinesi di Gaza si sono trovati soli a fronteggiare una delle maggiori potenze militari, soli contro uno stato con testate nucleari, migliaia di soldati, armi non convenzionali . Lasciati soli a fronteggiare tutto questo con il bene­placito della comunità internazionale.
Nel marzo 2008, in soli 4 giorni, sono stati uccisi 164 civili tra cui 62 bam­bini e anche allora non c'è stata nessuna reazione. Anzi qualche mese dopo si è stretta una nuova intesa Israele-Europea atta a garantire nuovi rapporti commerciali privilegiati. Accordi che hanno dato nuovo impulso al succes­sivo attacco.
Per questo la campagna BDS si basa principalmente sulla mobilitazione dal basso e lavora, tra le altre cose, per spingere all'azione le istituzioni ufficiali. Ed è per l'analogia col sistema sudafricano d'apartheid che la società civile palestinese altrettanto analogamente, e guardando ai risultati ottenuti in Su­dafrica, ha lanciato il suo appello per il boicottaggio d'Israele.
La campagna internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le San­zioni (BDS) nei confronti dello Stato di Israele nasce formalmente il 9 luglio 2005, ad un anno dalla sentenza della Corte di Giustizia Intemazionale che ave­va dichiarato l'illegalità del Muro dell'Apartheid e, più in generale, l'occupazio­ne dei tenitori palestinesi. In realtà, di appelli al boicottaggio dell'economia di guerra israeliana ne erano già stati lanciati molti, anche da parte di organizza­zioni ebraiche democrafiche, ma quello del luglio 2005 è arrivato a costituire il punto di riferimento di tutti quelli che, nel mondo, si battono per una pace giusta in Medio Oriente.
Successivamente sono diventate oltre 170 le organizzazioni palestinesi, movi­menti, partiti e sindacati che si sono riuniti per lanciare il 9 luglio 2005 l'appello unitario del BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) della società civile Palestinese, fornendo una nuova risposta per contestare Israele e le sue moltepli­ci forme di oppressione coloniale e razzista nei confronti dei Palestinesi. Da quando è stato diramato, l'invito è risuonato in tutto il movimento di soli­darietà. Iniziative BDS si stanno gradualmente e costantemente diffondendo in tutto il mondo e quella del BDS è diventata una tattica fondamentale per la soli­darietà con il popolo Palestinese.
Secondo l'appello, Israele deve essere isolata "affinchè rispetti l'obbligo di riconoscere il diritto inalienabile del popolo palestinese all'autodeterminazione e alla piena adesione ai precetti del diritto intemazionale :
1. Cessando l'occupazione e colonizzazione di tutte le terre arabe e sman­tellando il Muro;
2. Riconoscendo i diritti fondamentali dei cittadini arabo-palestinesi di Israele alla piena uguaglianza,
3. Rispettando, proteggendo e promuovendo i diritti dei rifugiati palestine­si a ritornare alle loro case e proprietà, come previsto nella risoluzione 194 dell'ONU.
"L'unica via è quella della solidarietà tra popoli: guardiamo al risultato del Sudafrlca.
Ora ci si aspetta solo un responso da tutti voi, questo appello non può essere Ignorato ".
Dott.Halder Eld (Boycott National Committe -Gaza)
In occasione del Meeting Nazionale BDS - Pisa 3,4 Ottobre 2009













sabato 17 ottobre 2009

Ass.ne YA BASTA! : Argentina - Patagonia Presenz/attiva gennaio 2010

Quest’inverno saremo presenti in Argentina con l’obiettivo di capire cosa sta succedendo in questo paese dell’America Latina: vogliamo attraversare questo immenso territorio per conoscere direttamente le lotte che in questo periodo stanno interessando questa parte del mondo.
Dalle mobilitazioni metropolitane che riguardano la crisi economica e la precarietà urbana raggiungeremo le lotte locali in difesa dei beni comuni contro la devastazione ambientale.
L’Argentina è scenario di numerose mobilitazioni contro lo sviluppo di un modello basato sullo sfruttamento dei beni collettivi e della natura da parte delle transnazionali come ad esempio l’espansione incondizionata delle monocolture oppure la coltivazione della soia transgenica.
Così come crescono le mobilitazioni contro le compagnie minerarie e petrolifere nelle Ande. Vorremmo attraversare queste diverse realtà fino a giungere in Patagonia dove il Popolo Mapuche sta continuando ed allargando la pratica del "recupero" dei territori usurpati dalle grandi transazionali.
PERCORSI
* Buenos Aires - Incontri con le realtà metropolitane per conoscere il dibattito politico e la situazione sociale nel pieno di una profonda crisi economica.
* La Famatina - Nord-Ovest argentino - A La Rioja, a 1.800 metri di altitudine, incontreremo il piquete più alto del mondo.
Gli abitanti della regione hanno dato vita ad un Coordinamento di assemblee con cui si sono auto-organizzati per resistere e dire no al Progetto (sponsorizzato dal governo) di una miniera a cielo aperto.
Dal marzo del 2007 a Peñas Negras, di fronte al Monte della Famatina, nella Cordigliera, i cittadini stanno bloccando la multinazionale Barrick Gold Corporation e il suo progetto estrattivo che porterebbe alla distruzione delle montagne ed all’inquinamento da cianuro delle acque. “…Noi vogliamo preservare il Famatina con i suoi ghiacciai, con l’acqua e il paesaggio, la nostra aria e la nostra terra agricola. Noi non vogliamo diventare minatori, non accettiamo di essere minatori, e crediamo nel “consenso sociale” e nella autodeterminazione dei popoli, siamo convinti che i governanti devono, anche se a loro non piace, accettare la decisione dei popoli..”
* El Maitén - Chubut (Patagonia) - Per incontrare il Collettivo di comunicazione della Radio Comunitaria Mapuche “Petu Mogeleiñ” e per contribuire attivamente alla costruzione della Casa Comunitaria.
La proposta è quella di creare uno spazio comune che sia riferimento locale per le iniziative del Popolo Mapuche e che possa essere punto di riferimento autogestito per chi vuole viaggiare in Patagonia con occhi diversi.
La realizzazione di questo spazio permetterà una maggiore capacità d’azione di Radio Petu Mogeleiñ, la voce libera di un territorio che non solo Benetton ma molti dei moderni invasori vorrebbero sfruttare fino alla devastazione.
Patagonia - Visita ad alcune comunità Mapuche, ai terreni recuperati, per conoscere direttamente la resistenza delle comunità agli attacchi e tentativi di sgombero da parte delle autorità locali e dei nuovi colonizzatori.
Per info. treviso@yabasta.it http://www.yabasta.it/
Patagonia en rebeldia - Carovana Marzo 2008

martedì 6 ottobre 2009

Io non ho paura


tnt: concerto"Io non ho paura"
contro la chiusura degli spazi di libertà: inventare costruire percorsi di socialità, autogestione, pratiche del comune
NELLA MIA CITTA' IO NON HO PAURA
in concerto:
gerda jesus
franco and the drogas
onefuckone
La paura non è l'unica passione che tiene gli uomini insieme.
Più forte e più degna della paura è la nostra libera socialità, il nostro desiderio di vivere la città come spazi comuni.
Se è vero che tra paura e crisi quelli in mezzo siamo noi, allora non restereme fermi, faremo in modo che il rapporto si sbilanci:
LIBERTA' VS PAURA
csoa tnt * ya basta * collettivo studentesco corto circuito
ore 19 piazza delle monighette jesi (an)

giovedì 24 settembre 2009

Messico Chiapas Estate 2009 - Racconti dalla presenza attiva Associazione Ya Basta


MESSICO
CHIAPAS
ESTATE 2009
Racconti dalla Presenz/attiva Associazione Ya Basta
L'esperienza di autogoverno zapatista rappresenta un laboratorio concreto di alternativa in un paese in cui la contraddittoria “guerra al
narcos” sta aumentando a dismisura la militarizzazione e la violenza.
Sommario
Chiapas: l'autogoverno zapatista

Messico: le Terre Recuperate in Michoacan, la lotta dei 13 Pueblos, la “guerra ai narcos”, l'impunità su Acteal e il paramilitarismo.
INFO http://www.yabasta.it/

domenica 20 settembre 2009

"Corazón del tiempo" Il film che ti porta nel cuore della Resistenza Zapatista



A Jesi - "Corazón del tiempo" Nel Cuore della Resistenza Zapatista
Un Film di Alberto Cortés


Domenica 15 novembre ore 18,30 / CSOA TNT - Via Politi - Jesi


E' uscito in Messico un film davvero unico: "Corazón del tiempo" di Alberto Cortes. Girato nelle comunità zapatiste, prodotto dalla Junta de Buen Gobierno di La Realidad e recitato da basi d'appoggio zapatiste. Hermann Bellinghausen, giornalista de La Jornada, è autore della sceneggiatura. Il film, in anteprima, viene presentato atraverso l'Associazione Ya Basta!. Dopo Venezia, Vicenza , Firenze, Milano , Napoli, Roma, il 15 novembre sarà a Jesi. Il film verrà proiettato al csa Tnt . Un'occasione unica, perché non si tratta di un documentario sugli zapatisti, bensì di un film che è anche degli zapatisti!Intanto, in Chiapas è appena arrivata la terza ambulanza zapatista (dopo le 2 ambulanze dedicate a Carlo Giuliani e a Dax, consegnate nel 2005), dedicata alla Comandanta Ramona e consegnata al Sistema Sanitario Ribelle Autonomo Zapatista degli Altos de Chiapas. Continua il progetto "Agua para Todos" per la potabilizzazione dell'acqua nella JBG La Realidad di cui fa parte il Municipio Autonomo Zapatista San Pedro de Michoacan, municipio con rapporti di fratellanza con il Comune di Jesi. Durante la serata ci sarà anche la presenza dei carovanieri di Ya Basta! Roma . E’ un’occasione anche per potere acquistare il café rebelde zapatista e i due libri prodotti da Ya Basta! nel 2009: "Sette racconti per nessuno" (racconti del Subcomandante Marcos con illustrazioni, prodotto da Ya Basta! Milano) e "Così raccontano i nostri vecchi" (racconti zapatisti prodotti da Ya Basta! Napoli in collaborazione con IntraMoenia). Un momento di socialità ma anche di aggiornamento sulla situazione zapatista e di raccolta fondi per le comunità zapatiste in resistenza.
Al CSOA TNT - Jesi Domenica 15 novembre 18.30
presentazione del film proiezione in lingua originale (sottotitoli in italiano)
Il film:
Corazon del Tiempo è la storia di un amore che ci porta attraverso le passioni, i sentimenti, le scelte delle donne e degli uomini che dal 1 gennaio 1994 conosciamo come "le zapatiste e gli zapatisti".
Equipe
Regia Alberto Cortes
Sceneggiatore Hermann Bellinghausen
Direttore della fotografia Marc Bellver
Direttrice Artistica Ana Solares
Addetto al suono Emilio Sebastian Cortes Guerra
Trama
In un villaggio del Chiapas, nel più profondo della Selva Lacandona, Sonia mette tutti di fronte alle intime rivoluzioni del suo cuore nel tempo della lotta e della resistenza. “Promessa” nella maniera tradizionale per sposarsi con Miguel, valoroso dirigente giovanile della comunità, che conosce dall'infanzia, Sonia si innamora, ricambiata del tenente insurgente Julio.
Intorno a Sonia si muove in un mondo quasi magico la sorella minore Alicia, insieme alla nonna Zoraida, che con l'esperienza della vita vissuta, riporta sulla terra gli occhi avidi e sognatori della nipote. La decisione di Sonia mette alla prova le volontà e le convinzioni.
Come in un onda espansiva la commozione si allarga alla famiglia, alla comunità ed anche alla stessa organizzazione armata che si nasconde nelle montagne.Intanto il mondo si muove. L'Esercito del Governo occupa le terre ribelli e cerca di stringere l'assedio. Sotto il rumore degli elicotteri di guerra, le donne indigene fermano i soldati facendo muro con i loro corpi.
L'elettricità che il Governo non ha mai voluto dare sta per arrivare alla comunità: Miguel riceve l'incarico di far passare la turbina attraverso l'assedio militare.
Fedeli al fatto di essere se stessi e di cambiare costantemente, i moderni Maya della Selva Lacandona hanno intrapreso una trasformazione profonda per il Messico e forse per il mondo.Con questa intensità trascorrono i giorni del tempo indigeno.
Mezzo secolo prima l'amore aveva permesso a Zoraida di lasciare la schiavitù dei suoi antenati nel latifondo per andarsene a “fondare” la selva insieme al suo uomo ora alla fine del secolo, l'amopre fa sì che Sonia sfidi la tradizione ed anche le nuove “abitudini” rivoluzionarie.
Mateo è il tormentato padre di Sonia, Alice ed anche dell'ironico Valente.
Susana, la madre vive le contrarietà che la mettono di fronte alle insoddisfazioni del suo passato.
Mateo, Susana così come gli altrio padri e madri della comunità appartengono alla generazione che ha rotto i ponti e ha detto "Ya Basta" il Primo Gennaio del 1994. Loro sono quelli che videro e vissero la necessità di ribellarsi contro il “mal governo” .Anche la natura partecipa alla storia. La milpa, i fiumi, le montagne e gli animali sono personaggi che influiscono nel destino dei Tojol Winik , gli uomini “verdaderos”.
La famiglia, l'assemblea comunitaria e l'esercito insurgente, immersi nell'occhio dell'uragano della storia, dovranno vivere la commozione di Sonia innamorata.In un mondo in cui tutto cambia, in una terra straordinaria di indigeni liberi, che hanno deciso di non arrendersi, la passione di una donna si gioca il senso della sua libertà nel cuore del tempo.
Links Utili:
Corazon del Tiempo - web ufficiale
Corazon del tiempo - In arrivo in Italia in film che ti porta nel Cuore della Resistenza Zapatista
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Corazon del tiempo - Intervista al regista Alberto Cortes
Corazon del tiempo - Los de abajo





lunedì 31 agosto 2009

Comunicato dei lavoratori della fabbrica argentina Zanon

ZANON È DEI LAVORATORI
Dopo 9 anni di lotta, siamo riusciti a strappare l’esproprio definitivo della nostra fabbrica
Traduzione: Jorge Centurion

Questo cammino, percorso dalle operaie e dagli operai della Zanon, non sarebbe stato possibile senza prima aver strappato alla burocrazia sindacale le nostre rappresentanze di categoria.
Per prima cosa, nel 1998, abbiamo ricuperato la nostra commissione interna per lottare contro i licenziamenti, i maltrattamenti, le umiliazioni e per le condizioni di sicurezza e igiene, contro la polifunzionalità, per i nostri salari, ecc, ma soprattutto per instaurare una nuova forma di lavoro: la democrazia diretta per poi, nel 2000, ricuperare il nostro sindacato e metterlo al servizio dei lavoratori.
In questi quasi nove anni ne è passata di acqua sotto i ponti, abbiamo valorizzato profondamente l’appoggio che abbiamo ricevuto in questi anni di lotta. Dalla [gente della] comunità di Centenario, Neuquén, Plottier, ecc, che sul finire del 2001 si avvicinava con un pacchetto di spaghetti alle tende che abbiamo sostenuto per 5 mesi, fino ai lavoratori interni dell’unità n° 11 che si trova a pochi metri dalla fabbrica, che per 3 giorni hanno donato le loro razioni di cibo affinché potessimo resistere.
Le Madri di Plaza de Mayo, associazione regionale di Neuquén, che fin dal primo giorno ci hanno adottato come loro figli e camminano per le strade assieme a noi, fino ad oggi, resistendo assieme ad ognuno di noi 5 ingiunzioni di sfratto, repressioni, minacce.
I compagni e le compagne docenti dell’ATEN
[1], compagni della CTA[2] Neuquén. Fino alla solidarietà a livello nazionale e internazionale di compagni che mai abbiamo conosciuto e che, conoscendo la nostra lotta, ci inviavano i loro fondi sciopero per resistere.
Abbiamo imparato anche ad essere solidali con altri lavoratori, creando un Fondo per lo Sciopero permanente, abbiamo spinto dicendo che la coordinazione è fondamentale per il trionfo delle lotte operaie.
Dai minatori di Río Turbio, lavoratori del petrolio di Las Heras, statali e lavoratori di fabbriche di Neuquén e Río Negro, Garrahan Subterráneas, Aeronautici, Ferroviari, fino ai movimenti di lavoratori disoccupati di Tartagal e decine di fabbriche ricuperate.
Dal principio abbiamo aperto la fabbrica alla comunità, ricevendo migliaia di bambini e adulti affinché conoscessero la nostra esperienza di lotta.
Abbiamo consolidato l’unità operaio-studentesca, tanto nei giovani studenti medi quanto con i compagni universitari, che ha avuto e ha espressione nell’accordo quadro di collaborazione con l’Università.
Abbiamo organizzato concerti senza polizia, con artisti regionali e gruppi nazionali come La Renga, Attaque 77, Bersuit Vergarabat, León Gieco, Raly Barrionuevo, Dúo Coplanacus, tra gli altri, che hanno solidarizzato con la nostra lotta lasciando la loro arte e solidarietà alle operaie e agli operai della Zanon, plasmata nella comunità di Neuquén.
La nostra lotta si è sempre basata nella pratica della lotta di classe, identificando i governi, i padroni e le burocrazie sindacali come il nemico dei lavoratori.
Questa esperienza, che abbiamo costruito lungo questi nove anni e con l’enorme consenso di cui gode la nostra lotta nella provincia, a livello nazionale e internazionale ha fatto sì che potessimo ritorcere la volontà politica del Governo Provinciale del MPN
[3] che ha dovuto sostenere e votare il progetto di legge di esproprio.
Consideriamo che questa conquista, da parte di tutto l’insieme della classe dei lavoratori, ha un valore enorme, e che questo governo che oggi vota l’esproprio della “Zanon bajo gestión obrera
[4]” è lo stesso che ha assassinato Teresa Rodríguez[5]; lo stesso che ha represso noi operaie e operai della Zanon a fine del 2001 e ha voluto sgomberarci 5 volte; lo stesso che ha fucilato il nostro compagno ceramista Pepe Alveal, facendogli perdere un occhio, nella repressione del Barrio San Lorenzo; lo stesso che ci ha assassinato il compagno Carlos Fuentealba e lo stesso che oggi parla di pace sociale quando in questi momenti di crisi economica mondiale gli impresari e i loro governi ci dichiarano guerra con licenziamenti, salari da fame, caro prezzi, ecc.
Le scuole e gli ospedali sono stati svuotati e l’unica opera pubblica di cui parlano è la costruzione di carceri per rinchiudere i nostri giovani, mentre ogni giorno muoiono decine di famiglie negli incendi delle loro precarie casette occupate.
Per questo, nonostante l’enorme conquista che abbiamo ottenuto, in un contesto di crisi economica internazionale, strappando l’esproprio a questo governo, cosa che ha un valore molto maggiore, dalla gestione operaia della Zanon e dal Sindacato Ceramisti di Neuquén siamo convinti che la nostra lotta non è finita perché, come fin dal primo giorno, consideriamo che la salvezza non è individuale ma dell’insieme della classe lavoratrice.
Compagni e compagne, a tutti e tutte quelli che in qualche modo sono stati parte, hanno portato il loro granello di sabbia: condividiamo l’allegria di questo grande passo!!
Ai compagni che ancora guardano increduli, talvolta timorosi, talvolta scettici diciamo: vi invitiamo ad essere parte di questa storia che non è né più né meno che contribuire con un granello di sabbia alla trasformazione della realtà e riprendere il sogno dei nostri 30 mila compagni
[6]: una società senza sfruttatori né sfruttati!!

¡¡ZANON ES DEL PUEBLO!!

http://www.obrerosdezanon.com.ar/

martedì 11 agosto 2009

Dall'Italia al Messico - Presenz/attiva dell'Associazione Ya Basta!

10 / 8 / 2009
La resistenza in difesa della terra
7 / 8 / 2009

Dal 1994 gli zapatisti in tutto il Chiapas hanno liberato e recuperato ettari ed ettari di terra che erano nelle mani dei latifondisti.
Queste terre sono state abitate, coltivate, dedicate all'allevamento e sono alla base dello sviluppo dell'autonomia zapatista.
Con la copertura del Governo statale del Chiapas è in corso una offensiva per cercare di togliere queste terre ... »
http://www.globalproject.info/it/mondi/Incontro-con-gli-zapatisti-al-Presidio-delle-Terre-recuperate-nella-zona-Moises-Gandhi/1604

http://www.globalproject.info/it/mondi

martedì 4 agosto 2009

Argentina: Processi ai militari. E' stata fatta giustizia?

Il 23 aprile 2009 nel Tribunale di Comodoro Py nella zona di Retiro a Buenos Aires,Víctor Enrique Rei, comandante della Gendarmeria, è stato condannato a sedici anni per appropriazione e soppressione d'identità del figlio dei desaparecidos Pedro Sandoval e Liliana Fontana.
La condanna è la prima che viene attuata con un percorso di ricerca fatto con il prelievo di campioni di materiale genetico avuto tramite una perquisizione giudiziaria.
E' anche la pena più alta comminata per "un apropiador" (colui che è accusato di sequestro e di appropriazione di figlio di desaparecido).
In una sala affollata di realtà sociali, come quelle di H.I.J.O.S, Madres e Abuelas de Plaza de Mayo, ex detenuti in periodo di dittatura e attivisti di movimenti come il Colectivo Situaciones e il MTD Solano, c’era anche la presenza di Ya Basta!.
Quando il giudice María del Carmen Roqueta, presidente del Tribunale Oral Federal 6, dichiara che rubare bambini è un reato di lesa umanità e chiede che si faccia luce anche per altri capi di accusa, quali la partecipazione di Rei negli interrogatori con torture ai prigionieri sequestrati, che egli ha svolto nella caserma di Campo di Mayo, la soddisfazione dei presenti è stata enorme.
I militanti presenti al processo, si sono tolti i maglioni che indossavano per far vedere la maglietta che portavano sotto con stampate le foto di Lili e Pedro e con la scritta Giustizia, e cantando tutti insieme "... come ai nazisti succederà, dove sia vi andremo a cercar..."
Il tribunale ha dato indicazione all'Albo degli avvocati di analizzare la violazione di tutte le norme etiche e professionali da parte dell’ avvocato difensore di Rei, Alejandro Macedo Rumi, che ha provato in tutti i modi di difendere il suo assistito, anche giustificando azioni utilizzate dalla dittatura considerate non accettabili in qualunque vera democrazia.
Militanti del Fronte Rivoluzionario “17 Ottobre”, Pedro e Liliana sono stati sequestrati nel 1977 e visti l'ultima volta in vita nel centro clandestino “Club Atlético”.
Liliana, 20 anni, è stata portata via il 26 dicembre, poco tempo prima della data del parto di suo figlio, che voleva chiamare Pedro.
Rei, su indicazione della "Direzione d'Inteligencia della Gendarmería del Primo Corpo del Esercito", ha iscritto il neonato il 5 aprile 1978.
L'atto di nascita l'ha firmato il cardiólogo militare Julio Cáceres Monié, che ha collaborato con altri otto ladri di bambini.
Nel 2006 la Banca Nazionale di Dati Genétici dell’Ospedale Durand, conferma che il DNA di Alejandro è compatibile in un 99,999996 per cento con quello di Fontana-Sandoval.
E' stata fatta giustizia?
da *Edgardo Fontana (Colectivo Situaciones)
* fratello di Liliana e zio di Alejandro Sandoval Fontana
http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-123818-2009-04-24.html
Si è concluso il processo orale e pubblico all’ex comandante di Gendarmería Víctor Rei, che tre decenni fa si è appropriato di mio nipote Alejandro, dopo aver sequestrato mia sorella Lili e il suo compagno Pedro Sandoval, entrambi militanti del Frente Rivoluzionario 17 Ottobre. Il tribunale ha ritenuto responsabile Rei per i reati di "appropriazione ed occultamento di un minorenne" e "falsificazione ideologica di documenti pubblici" e l'ha condannato a sedici anni di carcere, questa è la condanna più alta data ad un caso come questo.
Ha meravigliato tutti coloro che hanno assistito ai dibattiti in aula, l'atteggiamento presuntuoso dell’accusato, che non ha ammesso nemmeno ciò che il processo ha messo chiaramente in evidenza, cioè che Liliana ha dato alla luce suo figlio in un centro clandestino di detenzione e che il risultato delle prove del DNA, portato avanti durante il processo giudiziario, dimostrarono senza ombra di dubbio, che Alejandro è suo figlio.
Come può essere possibile che Victor Rei continui a negare pubblicamente e continui a coinvolgere Alejandro in un meccanismo perverso, che inizia con quello che hanno fatto ai suoi genitori tanti anni fa?
Coloro che hanno partecipato alla repressione nella dittatura militare hanno scelto di fare parte di un tessuto ideologico ed operativo fortemente settario, che non gli permette di costruire una argomentazione giudiziaria più o meno credibile.
Aggrappati ai loro miti ed ad un'articolata retorica, la strategia è quella di non riconoscere globalmente l'ordine giudiziario che si azzarda a processarli, appellandosi ai ragionamenti più primari e lineari "con coloro che abbiamo vinto in periodo di guerra, abbiamo perso in periodo di pace".
Trovano del tutto inconcepibile che siano i " terroristi" coloro che accusano "i salvatori della patria", e non è un ragionamento ingenuo, perché presuppone l' attualizzazione di quello schema istituito dal potere genocida ( che non è stato mai completamente smantellato).
Di fatto si può percepire la soddisfazione che esprimono nel ricordarci che una volta erano loro ad avere il potere sulla vita e la morte di ogn’uno di noi .
Comunque, la causa di questo discorso tetro è l'impotenza e l’esibizione della trama miserevole che sostiene oggi la loro vita.
Ciò che questi personaggi pretendono di coniugare è il risultato negativo, che la testimonianza, che riporta verità, avrebbe sulle proprie biografie.
Non dimenticheremo mai tutti questi anni di ricerca a tatto, come bambini che cercano con le loro mani nel buio e si angosciano perchè non hanno la capacità di trovare un punto di sostegno.
Quella ricerca, da una parte, non finisce mai, sia perchè ancora oggi, ci sono tanti ragazzi che continuano ad essere sequestrati, sia perchè, è il nostro caso, avere trovato Alejandro non significa avere cancellato tutto, se non ci disponiamo ad una esperienza di costruzione che sarà difficile e dolorosa , perchè esige sostegno e mutuo rispetto per i trenta anni che ogn’ uno ha vissuto in modo così diverso.
Tutti sappiamo che questa nostra storia manca di un "finale felice".
Finisce una tappa in maniera positiva ed è estremamente importante trasmettere questa sensazione : ciò che abbiamo costruito in decenni di lotta per la verità e la giustizia, trova oggi un valore pubblico definitivo attraverso questa condanna giudiziaria contro coloro che continuano a tacere, con evidente codardia.
Senza disconoscere la lentezza e la insensibilità che caratterizza il Potere Giudiziario, valorizziamo in questi processi, una certa capacità di istituire una legalità comune, sulla base della lacerazione che la dittatura ha generato, impugnando tanto il miserevole patto di silenzio del quale "i repressori" si fanno scudo come nel ridicolo scenario conciliatorio che negli ultime decenni ci è stato offerto..
Che cosa allora siamo riusciti ad ottenere in questa cerimonia giudiziaria?
Condizioni di dignità elementari che riescono a fare immaginare nuovi punti di partenza, favorendo la capacità sociale per affrontare le sfide del presente .
Non si tratta allora di un porto d'arrivo, ma nemmeno di una formalità senza conseguenze.
E' stata fatta giustizia?
Difficile rispondere.......
da un punto di vista riparatorio, la condanna è inevitabilmente parziale.
C’è qualcosa di irreparabile , lo sappiamo, quando si annullano migliaglia di persone e poi si instaura per decenni l'impunità.
E' evidente d’altra parte che qualche anno di carcere non spegne il dolore e le perdite, che sono ovviamente irreversibili....
teniamo presente però, la lotta di coloro che durante tutti questi anni hanno insistito nella esigenza di verità e giustizia e consideriamo che queste sentenze sono un precedente che potrà essere considerato dalle future lotte che verranno per combattere la prepotenza repressiva dei poteri.
Forse la giustizia non è altro che questa creazione di giurisprudenza, cioè, la maniera che abbiamo come società civile, di valorizzare i successi che accadono.
Non sento che in questo processo sia stata messa in gioco la "restituzione" di Alejandro, sento il diritto ad esercitare finalmente la sua libertà.
La possibilità di scegliere il suo proprio destino non può misurarsi in termini di " a quella famiglia appartiene", il quale è per noi una novità e una sfida.
Bisognerà vedere se siamo all'altezza di questa ricerca che ha perso il suo aspetto fantasmatico, da quando è diventata carne di qualcuno che come tutti noi è essenzialmente un enigma non decifrabile.
Durante queste dure settimane di udienze abbiamo sperimentato qualcosa che sentiamo fondamentale e che trascende le istanze giudiziarie.
Mi riferisco alla sensazione di poter contare su di una rete viva di affetti e complicità che ci potenzia, fatta di amici e compagni di diverse generazioni e esperienze.
Non si può dire che coloro che ci sono stati vicini, ci abbiano semplicemente accompagnato o di essere stati solo solidali, poichè si sono coinvolti attivamente.
In quella rete troviamo il sostegno e un appoggio quotidiano, per vivere questo presente pieno di complessità e paradossi, dove nonostante tutto, continua ad essere possibile costruire un immagine di gioia collettiva.
da Susana Ciummelli - Ya Basta! Marche