martedì 19 ottobre 2010

VIVA PALESTINA 5



Chiediamo a tutto il movimento che in Italia è impegnato a fianco del popolopalestinese di mobilitarsi

L'attesa partenza per El Arish di lunedì mattina non c’è stata. Dopo unaconvulsa giornata di trattative e di snervante attesa, il convoglioVivaPalestina5 è ancora bloccato nella città portuale di Lattakya.Chiediamo a tutto il movimento che in Italia è impegnato a fianco del popolopalestinese di mobilitarsi per elevare una dura protesta nei confrontidell’Egitto, con tutte le iniziative che potranno essere intraprese e che inparte sono già in corso.Chiediamo alle forze politiche e sindacali italiane di far sentire la loro voce.Chiediamo ai parlamentari europei, ma anche ai membri del parlamento italiano,di sollevare la questione nelle rispettive sedi con interpellanze formali.Chiediamo alle ambasciate italiane al Cairo e a Damasco, chiediamo al Governo eal Ministero degli Esteri italiano, di tutelare i nostri diritti e la nostraintegrità e di sollevare una ferma protesta nei confronti del governo egiziano.La situazione va sbloccata non nell’arco di giorni, ma di ore.Noi, 14 componenti del gruppo italiano, insieme agli altri 380 partecipanti alConvoglio Viva Palestina5, siamo trattenuti in una forma illegale di sequestrodal 2 ottobre, da oltre 17 giorni in questa città siriana, impediti dal governoegiziano di arrivare a El Arish e da li, per un tragitto di 40 km di entrarenella striscia di Gaza.Fino ad ora la leadership del convoglio ha tenuto volutamente e pazientemente unatteggiamento di estrema collaborazione con le autorità egiziane per non offrirenessun appiglio a possibili irrigidimenti. E tuttavia, pur avendo ottemperato atutte le richieste non otteniamo ancora il permesso per l’ingresso.Questa situazione da qualsiasi punto la si osservi è assolutamente illegale.Noi vogliamo far arrivare nella Striscia di Gaza, sottoposta a un embargoillegale secondo il diritto internazionale, condannato dall'ONU e anche dall'UE,medicine e articoli sanitari, materiale per gli scolari di Gaza, un insieme diaiuti umanitari.Non trasportiamo armi, droghe o altre sostanze illecite.Non esportiamo valuta.Non siamo qui per praticare turismo sessuale.Non siamo finanziati da potenze straniere.Trasportiamo solo gli aiuti umanitari offerti dai tanti donatori italiani che cihanno generosamente sostenuto e che ci hanno permesso di realizzare questamissione per la popolazione di Gaza, sfiancata da un assedio e da unboicottaggio letale che dura dall'inizio del 2006.Se avessimo compiuto una o più di queste azioni le autorità egiziane, ma anchequelle turche o siriane avrebbero avuto tutto il diritto di arrestarci egiudicarci.Non è questo il caso.Siamo stati sempre accolti con grandissimo calore e, possiamo dirlo, inparticolare noi italiani, con grande simpatia, in Turchia come in Siria.Il comportamento del governo egiziano ci costringe a una sosta che ledegravemente i nostri diritti, a cominciare dal diritto alla libera circolazione.Abbiamo adempiuto a tutte le richieste presentare il 5 ottobre, in un incontro aDamasco, dall'ambasciatore egiziano.Poi il 16 ottobre è arrivata da parte egiziana una lista di proscrizione per 17attivisti (nessuno del gruppo italiano) che le autorità egiziane hannodichiarato “non graditi”, basata su dati inconsistenti e su errori grossolani,solo un ulteriore espediente per rinviare ancora la partenza.Tra questi, fatto particolarmente odioso, due parenti delle vittime della MaviMarmara, che vorrebbero unire la terra delle tombe dei loro cari a quellapalestinese di Gaza per piantare un albero di ulivo.E' evidente che si sta giocando contro di noi una partita squisitamente politicae che siamo vittime di una forma di “sequestro di persona”, tenuti in ostaggioper motivi che sono facilmente intuibili e dietro i quali si vede chiaramente lavolontà dello Stato di Israele di contrastare queste missioni di pace. Ilgoverno egiziano deve essere consapevole che non è tollerabile che si neghil’ingresso ai pacifisti, mentre lo si auspica e lo si sollecita per i turisti!Tutti e tutte sono decisi/e a resistere a oltranza, ma abbiamo famiglie eimpegni di lavoro e dovremmo rientrare al più presto nelle nostre case. Chi èpartito dall'Inghilterra è in viaggio da più di un mese, noi che siamo partitidall'Italia da 29 giorni.La mobilitazione in Italia, in Europa e nel mondo deve unirsi alla nostraindignazione e alla nostra resistenza.ISM-ItaliaLattakya, 19 ottobre 2010------------------------------------
Gaza risponde a Roberto Saviano
http://www.youtube.com/watch?v=NBgI_QWgXaI

Con Gaza nel cuore!!!!




CONVOGLIO VIVAPALESTINA

La lotta al sostegno dei palestinesi è una lotta in difesa di tutti i popoli oppresi .
E' una lotta per la dignità umana

Una carovana di furgoni carichi di medicine e materiale scolastico è partita il 18 settembre da Londra per raggiungere Gaza seguendo un percorso attraverso la Francia, l'Italia e la Grecia...
Ieri, 16 ottobre il convoglio VivaPalestina5 aveva completato tutte le operazioni per prepararsi all’imbarco sul cargo greco che doveva avvenire questa mattina a partire dalle ore 9.
Completato, a titolo gratuito, il pieno dibenzina per tutti i veicoli, dislocati i veicoli in ordine di marcia, ripulito il campo che ci ha ospitato, consegnati tutti i passaporti per facilitare le operazioni di frontiera, provveduto alle forniture di viveri e di acqua dato cheil vettore non è un traghetto per passeggeri e non offre alcuna opportunità di ristoro, nella serata era previsto un ultimo incontro di saluto e di festa con la comunità palestinese del campo profughi e con la comunità siriana che con generosità ci hanno accolto e ospitato per ben 15 giorni.
E invece, a smorzare gli entusiasmi, è arrivato improvvisamente il contrordine: le autorità egiziane hanno di nuovo bloccato l’operazione di ingresso con una nuova e vessatoria richiesta:
17 degli attivisti considerati persone non gradite, non possono entrare in Egitto.
Richiesta immotivata e ricattatoria che subito la direzione del convoglio ha dichiarato inaccettabile riservandosi di adottare oggi, con l’arrivo a Lattakya di George Galloway, tutte le contromisure per rispondere a questa ulteriore pretesa egiziana.
Non si conoscono i nomi dei 17 “indesiderati”, ma è evidente ormai che dietro a questa ennesima richiesta c’è l’intervento di Israele.
Israele vuole interrompere questa crescente catena di iniziative (convogli e flottiglie) che sta mettendo in crisi l’assedio e il boicottaggio adottato contro la popolazione della Striscia di Gaza.
Il governo egiziano si presta a questo sporco gioco cercando di logorare la resistenza e la compattezza dei partecipanti al convoglio, le delegazioni di oltre 30 paesi, 380 attivisti con 145 veicoli pieni di aiuti umanitari.
Si tenga conto che il Convoglio, nelle trattative svolte a Damasco aveva già, con grande senso di responsabilità, accettato condizioni molto pesanti, in particolare la rinuncia del leader del convoglio, George Galloway a entrare aGaza.
Ma non solo questo. Era stata accettata la pretesa egiziano-israeliana di escludere il trasferimento in Gaza del carico di cemento, questa arma di distruzione di massa che avrebbe permesso di ricostruire quelle case e quelle infrastrutture distrutte dall’esercito israeliano nell’operazione “piombo fuso”.
Era stata pazientemente accettata la condizione di riclassificare tutti gli aiuti e di caricarli su pallet per facilitare eventuali operazioni di controllo.
Tutto questo non è bastato, e non sono bastati 15 giorni di sequestro e di blocco del convoglio a Lattakya, con disagi immaginabili per i 380 attivisti, ma anche con un peso notevole per le autorità siriane che ci ospitano, fornendo cibo e bevande a tutto il convoglio.
Ora questa ulteriore e odiosa condizione. Non conosciamo i nomi della lista di proscrizione;
la direzione del convoglio ha evitato per ora di renderla pubblica per non creare ulteriori tensioni e non fare il gioco egiziano.
Ma è presumibile che si vuole decapitare la testa del convoglio e, di richiesta in richiesta, di rinvio in rinvio, bloccarlo definitivamente, questo e anche i possibili futuri convogli.
Gli egiziani con questa mossa hanno rotto e disatteso un accordo già siglato a Damasco e si sono resi responsabili di un inevitabile inasprimento del confronto.
La risposta del convoglio, per quanto pacifica non potrà che essere molto dura.
E’ vergognoso e intollerabile che si impedisca l’arrivo di aiuti umanitari a una popolazione come quella della striscia di Gaza così duramente provata da un assedio che dura dal 2006.
Ma è anche intollerabile che l’Egitto impedisca l’esercizio di uno dei diritti fondamentali che le convenzioni internazionali garantiscono a tutti i cittadini, la libera circolazione delle persone attraverso tutte le frontiere di tutti i paesi del mondo.
Ma la manovra egiziana appare sconsiderata. Perché una buona parte della sua economia si regge proprio sulla libera circolazione di tutti quei cittadini, moltissimi sono gli italiani, che ogni anno visitano l’Egitto e le sue più note e famose localitàarcheologiche e turistiche.
Turisti sì, attivisti no? Il governo egiziano che si sta esercitando in questa sfida pericolosa e insensata contro un convoglio di cittadini e di attivisti del mondo intero deve allora fare molta molta attenzione. La delegazione italiana, in queste ore di tensione e di duro confronto, mentre ribadisce la sua volontà di resistere a questa azione discriminatoria, invita il movimento italiano di solidarietà con la resistenza palestinese a manifestare la sua protesta davanti all’ambasciata e alle legazioni egiziane, di intervenire sul ministero degli esteri italiano affinché si faccia carico di una ferma protesta nei confronti del governo egiziano, ma anche a prepararsi a mettere in campo, se la situazione non si sbloccherà rapidamente, un boicottaggio contro il flusso turistico dall’Italia all’Egitto.
A fine serata c’è ancora tempo per una nuova esibizione, molto applaudita, del team italiano che ha cantato Bella ciao, che è stata preceduta su iniziativa di uno degli attivisti giordani dalla lettura del testo in arabo e in inglese.
Una ulteriore dimostrazione del forte spirito di umanità che caratterizza il convoglio. Aggiornamento delle ore 15 di domenica 17 ottobre
A mezzogiorno visita al campo del rappresentante in seconda di Hamas , accolto con grande entusiasmo. Poi press-conference con la presenza di George Galloway, un intervento attesissimo dopo la nuova pretesa del governo egiziano di escludere dall’ingresso in Egitto e a Gaza di 17 attivisti.
Con la sua straordinaria capacità comunicativa Galloway passa in rassegna la lista dei proscritti, dimostrando come le motivazioni addotte dalle autorità egiziane sono in alcuni casi crudeli, in altri casi assurde e in altri casi ancora sia crudeli che assurde.
Crudele l’esclusione di due attivisti turchi, parenti delle vittime della Mavi Marmara, che intendono portare a Gaza, terra raccolta sulle tombe e destinata a piantare fiori e alberi di ulivo a Gaza.
Assurda l’esclusione di una giovane attivista britannica, Amena Saleem, indicata come moglie di Galloway (soloperché il suo nome è simile a quello della ex moglie del leader britannico);crudele e assurda insieme la esclusione dello sceicco Ismail Nashwan, un anzianodi 83 anni, indicato erroneamente di avere nazionalità turca (e che nell’apprendere la notizia non trattiene le lacrime) L’intelligence egiziana, sottolinea Galloway, non ci fa certo una buona figura,rimarcando in ogni caso che la responsabilità di questa irricevibile lista diproscrizione è del Presidente Hosni Mubarak che deve avere “cattiviconsigleri”.
Conclusione: domani il convoglio, con tutti gli attivisti, partirà per El Arish; le autorità egiziane avranno tutto il tempo a disposizione per riflettere,prendere atto della assurdità ed inconsistenza di questa ennesima richiesta dilatoria e prendere atto degli errori commessi.
Si annuncia un attracco a El Arish alquanto movimentato.
ISM-ItaliaLattakya, 17 ottobre 2010

lunedì 23 agosto 2010

Rompere l'assedio della striscia di Gaza


PER ROMPERE L’ASSEDIO DELLA STRISCIA DI GAZA PIENO APPOGGIO ALLE PROSSIME FLOTTIGLIE E AI PROSSIMI CONVOGLI DIRETTI A GAZA

Il terribile massacro a bordo della Mavi Marmara il 31 maggio ha portato a un cambiamento radicale dell'opinione pubblica internazionale nei confronti dell'assedio disumano del popolo di Gaza.
Lungi dall'aver dissuaso le persone di coscienza dal tentare di porre fine a quell'assedio, l'assalto israeliano contro la Freedom Flotilla sta spingendo un maggior numero di attivisti a portare aiuti umanitari al popolo palestinese e a porre fine al blocco.
Viva Palestina UK ha lanciato "Viva Palestina 5 - a global lifeline to Gaza", un convoglio via terra, senza precedenti, che partirà da Londra sabato 18 settembre, in collegamento con i convogli che partiranno da Casablanca e da Doha (Qatar), con l'obiettivo di raggiungere Gaza con 500 veicoli di aiuti.
E' giunto il tempo di rispondere alle atrocità quotidiane dei militari israeliani con un flusso di umanità verso il popolo di Gaza. Contemporaneamente l'International Committee to Break the Siege on Gaza sta organizzando la Freedom Flotilla II, una flottiglia più grande della precedente, con l'obiettivo di arrivare a Gaza, a ottobre, nello stesso momento dei convogli.
Il messaggio del popolo assediato di Gaza è forte e chiaro: arrivate numerosi, in modo coordinato e organizzato, via mare e via terra, per consegnare aiuti vitali, per mettere in evidenza la brutalità e la violenza dell'assedio e per porre fine a questa barbara situazione.
Questo è il motivo per il quale il convoglio globale verso il valico di Rafah, che il governo egiziano ha affermato essere “aperto”, una atroce menzogna tra le tante, è così vitale. Questo è il motivo per il quale la Freedom Flotilla II, a fronte delle molte dichiarazioni di condanna dell'assedio, dopo l’eccidio della Mavi Marmara, che non hanno avuto alcun seguito operativo, è così vitale.
Viva Palestina Italia, su delega di Viva Palestina UK, ha il compito di coordinare la partecipazione italiana al convoglio che partendo da Londra arriverà a Gaza attraverso la Francia, l'Italia, la Grecia, la Turchia, la Siria, la Giordania e l'Egitto.
L'obiettivo ambizioso è di contribuire con almeno 20 veicoli dall'Italia.
Il movimento di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese sta assumendo, attraverso tutte queste iniziative, le caratteristiche di autentiche brigate internazionali di attivisti non-violenti.
Bisogna rispondere con la forza della ragione politica e la determinazione del dovere morale a chi tenta di criminalizzare quanti hanno partecipato ai convogli e alle flottiglie precedenti e quanti, governi e associazioni umanitarie, li hanno sostenuti, Noi sottoscritti, consci della gravità della situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, delle discriminazioni alle quali sono soggetti i palestinesi cittadini di Israele, del problema irrisolto dei profughi, esprimiamo tutto il nostro appoggio ai convogli e alle flottiglie che si stanno organizzando in numerosi paesi e anche in Italia.
Noi sottoscritti, consapevoli della complicità attiva con Israele dei governi occidentali, e tra questi del governo italiano, e dei paesi arabi “moderati”, invitiamo, in questo momento di profonda crisi morale, culturale e politica della società italiana, tutte le persone di coscienza, tutte le istituzioni rappresentative, tutte le organizzazioni politiche e sindacali, tutto l'associazionismo, a sostenere, politicamente ed economicamente, queste iniziative affinché venga posta fine ad una delle situazioni più barbare e disumane dei nostri tempi, la costrizione di 1.500.000 palestinesi nel campo di concentramento a cielo aperto della Striscia di Gaza. La lotta a sostegno dei palestinesi è una lotta in difesa di tutti i popoli oppressi. E' una lotta contro il colonialismo occidentale che in Medio Oriente ha manifestato e manifesta tutte le sue forme criminali.

E' una lotta per la dignità umana.
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sabato 21 agosto 2010

Verso Cancun: cambiamo il sistema non il clima


Verso Cancun: cambiamo il sistema non il clima!
L’Associazione Ya Basta partecipa alla costruzione delle mobilitazioni globali intorno al vertice Cop16 che si terrà a Cancun in Messico alla fine di novembre 2010.



5 / 8 / 2010
Appello dell'Associazione Ya Basta Italia
Testo in spagnolo
C'è una storia grande e antica come il mondo che vogliamo vivere, tessere, intrecciare con tutta la vita che attraversa la Madre Terra.
È una storia viva, che re-inizia tutti i giorni dal fatto che viviamo in un Mondo, sogniamo un Mondo, siamo un Mondo fatto di miliardi di vite che si intrecciano, che scorrono, che sono vive tutte insieme.
Una storia di idee e di entusiasmi, che si incontrano e si moltiplicano.
Una storia che non vuole produrre ma generare, non vuole consumare o usufruire ma godere, condividere, restituendo e re-istituendo “il comune”.
È una storia che non ha fine e non ha un fine che non sia la vita stessa.
A guardar bene è la storia della Pachamama, della Madre Terra, così come l'ha raccontata il 22 aprile 2010 la Conferenza Mondiale dei Popoli per la Giustizia Climatica e i Diritti della Madre Terra e gli incontri della Mesa18 a Cochabamba in Bolivia.
Migliaia di uomini e donne si sono ritrovati per affermare che il tempo della giustizia climatica è ora ed adesso.
L'”Accordo dei Popoli” lì elaborato racconta del diritto alla vita rigenerante, integra, originaria, desiderante, potente.
Del diritto al rispetto dell'integrità, della differenza, dell'autonomia delle (inter)relazioni.Del diritto all'acqua come elemento primario della vita, all'aria pura, al benessere e al buon vivere, liberi da sostanze e attività contaminanti, alteranti, modificanti.
Del diritto alla vita libera, non sottomessa al profitto e alla produzione in ogni singola molecola, in ogni singolo slancio.
Una storia che racconta di un pianeta che è vivo tutto insieme, nella complessità che governa l'equilibrio che garantisce ogni forma di vita.
Un pianeta sul quale l'uomo si comporta come un virus o un tumore, continuando ad accrescere senza limiti lo sfruttamento delle risorse, finendo per distruggere ogni cosa e anche sé stesso.
Il cambiamento climatico è già in atto.
L'aumento della temperature di due gradi che i potenti di Copenhagen ritengono accettabile determinerà con molta probabilità la scomparsa di un quinto delle specie viventi e di interi arcipelaghi, di milioni di chilometri quadrati di foreste, e l'aumento di temperature di 3 o 4 gradi in molte regioni.
Il ciclo dell'acqua sul pianeta sarà ridisegnato: condannando intere regioni alla siccità ed altre ad alluvioni catastrofiche, la produzione di cibo sarà sconvolta e quasi sicuramente largamente insufficiente. Centinaia di milioni di persone, da ogni regione, saranno costrette a migrare, circa un miliardo di esseri umani saranno direttamente coinvolti entro il 2050.
Ma di fronte a un tale sconvolgimento nessuno può illudersi di essere intoccabile.
A guardar bene, tutto ciò è futuro anteriore. Sta già accadendo, è già successo.
Rosarno, ad esempio, ci parla di questo, della fuga da regioni devastate dalle guerre, dalla desertificazione e dall'agricoltura insensata imposta dal mercato, che non ha più alcuna relazione con l'umano che abita la terra che coltiva.
Ci parla della fuga e dell'arrivo in regioni altrettanto devastate, dove, come da programma, i fuggitivi finiscono schiavi in colture in cui le flebo chimiche hanno preso il posto della terra esausta.I cambiamenti climatici non sono, come vorrebbero farci pensare i network di potenti, istituzioni e companies, i deliri di un bizzarro termometro in un qualche luogo imprecisato.
I cambiamenti climatici non sono due o tre astratti gradi in più: sono invece le mutazioni della biosfera, lo sconvolgimento dei popoli e della vita.
I cambiamenti climatici non sono solo in Africa o nelle foreste equatoriali, sono a Porto Marghera e a Chiaiano, allo stretto e in Val di Susa.
Sono la più grande falda acquifera del nord Italia calpestata e avvelenata dai militari sotto il Dal Molin a Vicenza, sono il Sud inaridito che gronda di veleni e Venezia che scompare sotto il mare, sono i prati di cemento del Nord Est e l'acqua trasformata da bene comune a profitto di privati.
I cambiamenti climatici sono la risposta termodinamica dell'ecosistema alla turbopredazione accelerata del pianeta, la crisi esogena dell'accumulazione capitalista che si intreccia con la sua strutturale crisi endogena.
Un sistema che navigando a vista fra turbolenze ingovernabili, risponde come le è proprio: allargando ancora di più la predazione, espandendo febbrilmente l'accumulazione al comune naturale della biosfera e su quello artificiale dei saperi, dei desideri, delle relazioni, della vita stessa.
Energia in crisi
Nell'esigenza irrinunciabile del profitto crescente, la crisi ecologica viene dipinta come un asettico problema aritmetico di gradi di temperatura, contrabbandando come soluzione il mercato delle emissioni: alla ricerca di una rinnovata propulsione dell'accumulazione, il capitale affronta l'ulteriore aspetto della crisi, quello energetico.
Le emissioni non sono che il respiro dell'energia, il motore primario senza il quale non si danno né potenza né profitto.
Tuttavia, le fonti primarie – gli idrocarburi, il cui controllo geopolitico appare anch'esso in crisi – sono in rapido esaurimento, divengono energeticamente sempre più dispendiose e il loro sfruttamento, essendo insieme all'agricoltura la causa principale dei cambiamenti climatici, moltiplica oltre misura la crisi ecologica.
La sorgente che procura ancora oggi l'80% del totale e ha assicurato due secoli di crescita esponenziale determina oggi definitivamente una drastica erosione del margine di profitto e nessuna prospettiva di crescita di lungo periodo.
A fronte di ciò la risposta obbligata è un cambiamento di paradigma verso le differenti altre sorgenti di energie disponibili nel “comune naturale”: sole, vento, geotermia, biomasse...Se da una parte sono necessari l'appropriazione e il controllo dell'energia in quanto elemento originario e necessario del processo produttivo, dall'altra anche le stesse forme di accesso e distribuzione dell'energia devono assicurare l'iscrizione del suo utilizzo all'interno dello stesso paradigma di sfruttamento generalizzato.
Ne consegue che l'utilizzo delle energie “green”, tanto rarefatte e diffuse quanto gli idrocarburi sono energeticamente densi e centralizzabili, determina la necessità di una riorganizzazione delle leve e dei dispositivi di comando dei nessi sociali e produttivi.
Un mutamento intrinseco alla nuova fase che si apre, uno spostamento deciso verso la cattura e il controllo del “comune naturale” in sé e, insieme, della sfera dei saperi e delle tecnologie necessari a renderlo utilizzabile.
Un percorso entro il quale si innesta immediatamente anche l'appropriazione della dimensione genetica della natura e che viene contrabbandato sotto il rassicurante marchio di “green economy”.
L'eredità che due secoli di “sviluppo” ci consegna – fatta di allucinanti ingiustizie globali, orrende violazioni dei diritti umani, fame diffusa, devastazione ecologica di un pianeta grondante di sostanze tossiche – sfocia oggi nella crisi totale che ci rende, in Europa esattamente come in Africa e ovunque, schiavi dei colpi di coda imposti dalla governance, vassalli delle esigenze finanziarie e cittadini per i quali i diritti di cittadinanza non si esercitano ma si acquistano, privati di ogni bene comune”.
Tira una brutta aria e decisamente ci meritiamo un altro clima.
È tempo di un'altra storia.
Una storia che non vuole produrre ma generare, non vuole consumare o usufruire ma godere,condividere, restituendo e re-istituendo “il comune”.
A Cancun, il prossimo dicembre, si terrà il COP-16, la puntata successiva a Copenaghen.
Un passaggio decisivo che i popoli del mondo e il nuovo movimento globale per la giustizia climatica di cui siamo parte devono attraversare e determinare, imponendo le soluzioni possibili e radicali per la crisi ecologica, dando forza e potenza a quella storia grande e antica di amore e rispetto per la Madre Terra e per l'umano che ne è parte, raccontata nell'”Accordo dei Popoli”, che facciamo nostro, dandogli il nostro volto e la nostra voce sulla nostra terra.
Andare a Cancun significa riconoscere di esserci già, significa raccogliere ogni storia di conflitto e di costruzione del comune della propria terra, potenziandole in una costruzione corale.
Cancun è già qui ed ora: Cancun è nella crisi che tutte e tutti viviamo ogni giorno, è su ogni tetto battuto dal sole, in ogni falda e corso d'acqua.
Cancun è nelle lotte per riprendersi la terra, per bandire gli ogm verso la sovranità alimentare e un'agricoltura di prossimità.
Cancun è nelle lotte per le bonifiche dei veleni e per esigere che il debito climatico ed ecologico sia ripagato ovunque.
Cancun è nella lotta per liberare l'acqua da chi la vuole trasformarla in una merce in mano a monopoli privati o pubblici.
Cancun è nelle mobilitazioni per dire no al nucleare e perché l'energia diffusa non sia una proprietà – né pubblica né privata –, ma un comune a cui attingere e di cui aver cura, al riparo dalle logiche di sfruttamento e produzione.
Cancun è nella consapevolezza che volere reddito, affermare che la crisi non la vogliamo pagare noi significa interrogarsi fino in fondo su come si lavora e cosa si produce.
Cancun è già nelle lotte sociali per la costruzione del comune, per la sottrazione della vita alla logica dell'accumulazione e del profitto.
L'orizzonte di Cancun non è solo contestare la governance, ma è il confluire delle radiciprofonde di una nuova pratica globale in cui la vita si sottrae al capitalismo, gridando forte,con tutta la dignità della Madre Terra, giù le mani dalla vita di tutti e di ciascuno.
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In questa pagina è possibile scaricare il volantone "Verso Cancun" dell'Associazione Ya Basta. Oltre all'appello il volantone contiene:
- Confronto tra l’Accordo dei Popoli e l’Accordo di Copenhagen.
Per costruire il Movimento Mondiale dei Popoli della Madre Terra
- L'appello della Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale

venerdì 20 agosto 2010

Convergencia Climatica Regional - Puebla, Messico 2010




A cura dell'Associazione Ya Basta! Italia
L’incontro Convergencia Climatica Regional, si è svolto dal 27 al 29 Agosto 2010 a Zapotitlan Salinas uno dei municipi della Riserva Ecologica Cuicatlan, in Messico, nello stato di Puebla.
Una 3 giorni di dibattiti e workshop sul tema del cambio climatico e delle alternative possibili alla salvaguardia del pianeta. Il meeting si è svolto all’interno del Jardin Botanico Helia Bravo, un luogo suggestivo per foreste di cactus che arricchiscono il paesaggio collinare circostante la riserva. Nel Giardino sono presenti 2.713 specie di piante differenti, tutte autoctone, il 30% delle quali endemiche cioè che vivono solo in questa zona.
Da alcuni anni gli abitanti della zona hanno istituito un progetto di “Vigilanza Comunitaria” nata dalla necessità di impedire il traffico illegale dei cactus, piante secolari e ricchezza per questi territori. La Vigilanza Comunitaria si basa sulla partecipazione volontaria e rotativa delle persone del luogo, che quotidianamente percorrono le montagne alla ricerca dei tagliatori di piante clandestini e per curare le piante malate.
Durante la Convergencia, ci sono stati dei tavoli di discussione e confronto in cui comunità in lotta nei territorio messicano hanno raccontato la loro resitenza a progetti capitalisti di sfruttamento e distruzione del loro ambiente di vita.
Il Consejo de Ejidos y Comunidades Opositoras a la presa La Parota – CECOPA – più di 30 comunità dello Stato del Guerrero, dal 2003 si sono organizzati per bloccare la costruzione di una mega diga che avrebbe causato l’espulsione di più di 25.000 campesinos dalle loro terre.
L’Union Campesina Emiliano Zapata – Region centro oriente, Puebla – composta da alcune comunità rurali , dieci anni fa hanno impedito la costruzione di un’autostrada e un così detto “corridoio” industriale da parte del Governo Statale.
Il movimento contro la costruzione de la Mina di San Xavier – San Luis Potosi – una lotta contro una grande miniera a cielo aperto, che prevede la distruzione di montagne e l’utilizzo quotidiano di acqua pari a 32 mila tonnellate e cianuro, miscela necessaria all’estrazione di carbone, causa di inquinamento delle falde acquifere della zona.
Frente del Pueblo en Defensa de la Tierra y del Agua – Region Malinche – comunità rurali ed urbane che si stanno opponendo alla costruzione del "corridoio" Puebla- Tlaxcala per non essere cacciati dalle loro terre e dalle loro case.
Si sono svolti anche laboratori per condividere pratiche e conoscenze di alternative ecocompatibili come ad esempio la costruzione delle latrine a secco, la costruzione dei fitri per le acque grigie, la produzione di concime organico, la formazione attraverso pratiche teatrali anche per i più piccoli.
Uno degli spazi della Convergencia è stato dedicato alle arti. Un progetto di collettivi di artisti messicani e nord americani che hanno prodotto una serie di manifesti grafici come strumento di denuncia della distruzione ambientale causata dal modello di produzione capitalista.
Leggi l'articolo degli Artisti verso Cancun
Questo incontro è stato anche un momento di riflessione e di analisi sull’attacco che il sistema capitalista sta attuando nei confronti dei beni naturali e delle popolazioni sul nostro pianeta. Soprattutto si è parlato delle differenti risposte che le comunità locali stanno praticando per difendere i beni comuni dei loro territori; chiamate lotte socio-ambientali perchè difendono l’ambiente ma soprattuto il futuro di chi abita quei territori.
Queste lotte sono delle resistenze anti-capitaliste, e anche se molte non si definiscono così, nella pratica stanno ostruendo la realizzazione dei progetti capitalisti perchè lottano per la difesa della vita.
Ascolta l'analisi sulle lotte socio-ambientali messicane del collettivo JRA
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Alcune riflessioni sulle lotte socio-ambientali in Messico
Artisti verso Cancun
Frente del Pueblo en Defensa de la Tierra y del Agua – Regione Malinche
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venerdì 30 luglio 2010

Visita dell'Associazione Ya Basta Italia in Guerrero - Messico

E' partita la Carovana dell'Associazione Ya Basta! che nei primi giorni d'agosto sarà nelle Comunità zapatisti in Chiapas.

Nel mese di luglio una delegazione è stata nello stato del Guerrero, in Messico, per visitare alcune esperienze di lotta e di autonomia portate avanti da comunità indigene e contadine che si stanno sviluppando.
Visita alla Costa Chica del Guerrero:
esperienze indigene di lotta e di dignità
La Polizia Comunitaria, la lotta per la terra, l'altra educazione e le radio comunitarie
A cura dell'Associazione Ya Basta Italia
E’ stata un occasione per conoscere alcuni progetti che i popoli indigeni di questa regione stanno mettendo in pratica per una vita migliore ed un futuro dignitoso, basato sui propri modi di vita e sulle proprie forme organizzative comunitarie e tradizionali.

http://www.globalproject.info/it/mondi/Visita-alla-Costa-Chica-del-Guerrero-esperienze-indigene-di-lotta-e-di-dignita/5507

L' Assoc. Ya Basta! Marche si trasferisce nella nuova Sede Regionale !!!!
Via Mura Orientali 5 (di fronte all' ex Cinema Astra/Politeama )
60035 - Jesi(An)
tel sede 3311159432
cell 3338235503// 3473614728
skipe ya.basta.je

martedì 22 giugno 2010

FREE GAZA! incontro con il Dott Abdel Hadi Abu Khousa.Palestinian Medical Relief Gaza


23 GIUGNO 2010 CSA TNT , ore 18,30 Via Politi JESI
FREE GAZA!
IL RACCONTO DI ABDELHADI ABU KHOUSA DIRETTORE DEL PALESTINIAN MEDICAL RELIEF SOCIETY PER LA STRISCIA DI GAZA
da Gaza a Le Marche
Dopo i presidi di protesta per l’attacco israeliano alle navi che portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, la Campagna Palestina Solidarietà Marche (rete di associazioni e singoli che nelle Marche operano per una soluzione giusta del conflitto israelo-palestinese) continua a dare voce alla popolazione palestinese di Gaza.
La testimonianza del Dott AbdelHadi Abu Khousa, referente del progetto “Cliniche mobili” che le associazioni marchigiane finanziano da tempo, servirà a dare voce ai palestinesi di Gaza ridotti a vivere in un carcere a cielo aperto a causa dell’assedio israeliano che subiscono da anni.
Questa iniziativa vuole essere un momento per esprimere la nostra solidarietà alla popolazione di Gaza che vede nella mobilitazione internazionale una speranza per riconquistare libertà e dignità.
Il Palestinian Medical Relief Society:
Il Dott Abdel Hadi Abu Khousa, membro della rete delle ONG palestinesi (PNGO) e di altre strutture della società civile palestinese, è il direttore del Palestinian Medical Relief Society (PMRS) per la Striscia di Gaza, fondato nel 1979 da personale sanitario, assistenti sociali e attivisti della società civile palestinese, con l’obiettivo di fornire assistenza ed educazione sanitaria alle persone più povere e trascurate della società palestinese.
Il PMRS è una delle più grandi ONG sanitarie palestinesi, con una sede per la Cisgiordania ed una per la Striscia di Gaza, i suoi programmi si concentrano sulla prevenzione, l’assistenza sanitaria, la riabilitazione, corsi per personale sanitario e di educazione sanitaria, salute della donna, cliniche mobili per le zone prive di ambulatori medici, laboratori, ecc.
Nella Striscia di Gaza il PMRS ha quattro centri di assistenza sanitaria, servizi di riabilitazione e per le malattie croniche e con le sue strutture serve tutta la Striscia di Gaza .
Organizzano:
CSA TNT , Associazione “LIBERA” presidio Jesi , Associazione “YA BASTA”, Ambasciata dei Diritti, Campagna Palestina Solidarietà
Altri incontri a cura della Campagna Palestina Solidarietà:
Macerata: Martedi 22 giugno ore 21.30 - Hotel Claudiani Vicolo Ulissi 8
Pesaro: Giovedi 24 giugno ore 20.45 - csa Oltrefrontiera Via Leoncavallo 15

lunedì 21 giugno 2010

Free Gaza - Abu Kusa (Pmrs - Gaza) nelle Marche


Dopo i presidi di protesta per l’attacco israeliano alle navi di pacifisti che portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, la Campagna Palestina Solidarietà Marche ha organizzato una serie di incontri pubblici ed istituzionali con il direttore del Palestinian Medical Relief di Gaza. Dopo la giornata anconetana di "Welcome", le iniziative si sono tenute a Jesi, Macerata e Pesaro, per dare voce alla popolazione palestinese e per riportare l’attenzione pubblica sull’assedio che da quattro anni imprigiona un milione e mezzo di persone in una striscia di 365 kq. - Il comunicato della Campagna Palestina Solidarietà

mercoledì 9 giugno 2010

WELCOME : indietro non si torna


Welcome - indietro non si torna

DOMENICA 20 GIUGNO 2010 CI RIPRENDIAMO IL PORTO
In occasione della giornata internazionale del rifugiato che si tiene il 20 giugno;Manifestazioni congiunte nei porti dell’Adriatico, Venezia, Ancona, Bari e in quelli di Igoumenitsa e Patrasso in Grecia

Ancona - Porto Aperto

Programma delle iniziative che si svolgeranno sulla banchina 14

Ore 11.00 Conferenza stampa creativa

Ore 19.00 Intervento di apertura della giornata di mobilitazione contro tutti i respingimenti a cura dell’Ambasciata dei Diritti Marche. Intervento sulla situazione del porto di Ancona ad un anno dalla richiesta di abbattimento delle reti. Il punto sulla campagna di raccolta firme per la riapertura del porto, proposte da condividere a cura dell’ Osservatorio Faro sul Porto vai al programma-adesioni http://www.glomeda.org/documenti.php?

Ore 19.30 Giochi senza frontiere Quadrangolare di calcio a 8 in cui si fronteggeranno una rappresentanza dei quattro continenti: Asia, Europa, Africa, Americhe. Le partite si giocheranno con un pallone grande di gomma piuma colorato. A cura della Polisportiva Antirazzista Assata Shakur

Ore 20.15 Proiezione del video "Welcome. Indietro non si torna" realizzato dal Progetto Meltingpot Europa. Collegamenti dai porti dell’Adriatico e da quelli greci dove si sono svolte le altre iniziative Welcome.

Voci dai territori assediati dalle guerre:

Afghanistan - Intervento di un rappresentante di Emergency Ancona

Kurdistan - Intervento a cura di Carlo Dore, Cts Ancona

Somalia - Intervento a cura di Gaia Schiavoni, studentessa dell’Istituto d’Arte di Ancona, partecipante al progetto promosso dalla Provincia di Ancona “Adotta un conflitto”

Palestina - Intervento di AbdelHadi Abu Khousa, presidente del Palestinian Medical Relief della Striscia di Gaza. Collegamento da Gaza con Vittorio Arrigoni. A cura della Campagna Palestina Solidarietà

(La "Campagna Palestina Solidarietà Marche", come promesso in occasione dei presidi di protesta per l’attacco israeliano alle navi degli attivisti internazionali che portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, continua a dare voce alla popolazione palestinese di Gaza e dal 20 al 24 giugno ospiterà per una serie di conferenze il Dott AbdelHadi Abu Khousa, direttore del Palestinian Medical Relief Society (PMRS) per la Striscia di Gaza.La testimonianza del Dott AbdelHadi Abu Khousa servirà a dare voce ai palestinesi di Gaza ridotti a vivere in un carcere a cielo aperto a causa dell’ assedio che subiscono da anni. Partecipare alla nostra iniziativa significa portare la nostra solidarietà alla popolazione di Gaza che vede nella mobilitazione internazionale una speranza per riconquistare libertà e dignità.)

Ore 22.00 Allegra Rebeldia

AnconArmata in concerto

Hell z Eye all star in concerto (realizzato dai Banana Spliff, Nero Garage e Ganji Killah) A seguire dj set

Saranno allestite le seguenti mostre fotografiche:

Profughi di Patrasso Mostra fotografica a cura di Simone Galassi

I sud del mondo Mostra fotografica a cura di Pierfrancesco Curzi

Ho fame! Ho sete! Installazione fotografica a cura di William Vecchietti

Palestina: Campagna BDS (Campagna Internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni nei confronti dello Stato di Israele) Mostra fotografica a cura della Campagna Palestina Solidarietà

URBAN ART Angolo dedicato all’espressività artistica di strada a cura de LA CUPA e dell’Ass. JASSART

L’ORA DEL THE’ Angolo dedicato alle narrazioni di viaggio a cura delle donne marocchine che presenteranno insieme ai loro racconti la cerimonia tradizionale del thè e inoltre........................................

Letture in vernacolo

Video sul porto e sulle manifestazioni contro i respingimenti

Giocolieri per bambini - Stand informativi

Ristobar dove saranno disponibili cibo e bevande

Welcome - Le adesioni dalle Marche

Comunità Resistenti delle Marche, Ambasciata Dei Diritti Marche, Osservatorio Faro sul Porto, Ass. Ya Basta! Marche, Polisportiva Antirazzista Assata Shakur (Ancona), Campagna Palestina Solidarietà Marche, Csa Sisma – Macerata, Csa Oltrefrontiera – Pesaro, Csoa T.N.T. - Jesi, Csa Kontatto – Falconara, Csoa MezzaCanaja – Senigallia, Squola spa - Pergola, Csa Fabbri – Fabriano, Bottega di Resistenza Globale – Fossombrone, Csoa JollyRoger - Civitanova Marche (Mc), Coordinamento Migranti Terza Italia (Senigallia), La Cupa (Ancona), Collettivo Studentesco OPS (Ancona), Collettivo Corto Circuito - Jesi (An), Collettivo Studentesco 70c (Fabriano), Collettivo Studentesco Zenit (Senigallia), Spam/Studenti e precari – Macerata, Csoa Ex Mattatoio Perugia, Commons LaB & Comitato Primo Marzo Perugia, Gruppo Emergency (Ancona), Gruppo Emergency Fabriano, Urlo – mensile di resistenza giovanile (Ancona), Ass. Sciarada Corridonia (Mc)


Avvocato Paolo Cognini – Foro di Ancona, Enzo Valentini - Assessore all’Ambiente, attività economiche e politiche di integrazione sociale, cooperazione e sviluppo - Comune di Macerata, Gabriella Ciarlantini - Consigliere Comunale Macerata, Emanuele Rossi - Consigliere Comunale Gruppo Misto Comune di Fabriano, Maiolatesi Gilberto - Assessore all’Ambiente e all’Integrazione Sociale del Comune di Jesi, Carla Virili – Assessore Protezione Civile, Demanio Idrico, Viabilità e Pari Opportunità – Provincia di Ancona, Janita Biondi - Consigliere Comune di Fabriano, Francesco Armezzani - Consigliere Comune di Fabriano, Sandro Romani - Vice Sindaco Assessore ai Lavori Pubblici e alla Protezione Civile Comune Fabriano, Angelo Costantini - Assessore alle Politiche del Lavoro, Attività Produttive, Trasporti Comune Fabriano, Belcecchi Fabiano - Sindaco Comune di Jesi, Tonelli Stefano - Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Jesi, Aguzzi Bruna - Assessore ai Sevizi Sociali del Comune di Jesi, Sorana Vincenzo - Assessore alle Finanze del Comune di Jesi, Torelli Mauro - Dirigente dei Servizi alla Persona del Comune di Jesi, Roberto Sorci - Sindaco di Fabriano, Ennio Pattarin Professore Economia Università Politecnica delle Marche, Gianni Fiorentini - Assessore all’Immigrazione della Provincia di Ancona. Gruppi Musicali: Gang e Malavida

lunedì 7 giugno 2010

Con Freedom Flotilla. Le iniziative nelle Marche

Con Freedom Flotilla. Le iniziative nelle Marche

Continua nelle Marche la mobilitazione di protesta contro la pirateria della marina militare israeliana, che all’alba del 31 maggio ha assaltato le navi della Freedom Flotilla, cariche di civili e aiuti umanitari, dirette verso la Striscia di Gaza per rompere l'embargo e portare aiuti e solidarietà. L'attacco ha provocato una strage tra gli internazionali, decine di feriti e il sequestro degli attivisti.
Dopo il presidio a Pesaro la sera stessa del 31 maggio, oltre 150 persone si sono radunate martedì 1 giugno ad Ancona, in piazza Roma, mobilitate dall'Ambasciata dei Diritti e da Ya Basta!, da parte della rete Campagna Palestina Solidarietà Marche e dal Comitato anconetano per la Pace. Presente anche una nutrita rappresentanza della comunità islamica di Ancona


Ad Ascoli, nonostante la pioggia, giovedì 3 una quarantina di persone hanno fatto un presidio di protesta davanti alla Prefettura per denunciare le costanti violazioni del diritto internazinale da parte di Israele.
In entrambe le iniziative si è rilanciato l'appello palestinese al Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni su Israele come mezzo nonviolento di pressione affinché Israele risponda dei suoi illeciti internazionali e rispetti i diritti fondamentali del popolo palestinese.










Gaza, la Corrie non fa retromarcia
da Gaza, Vittorio Arrigoni
Fino a poco fa, alle 12:05 italiane la Rachel Corrie SS si trovava a 170 miglia dalla costa di Gaza, e naviga diretta verso di noi ad una velocità di circa 10-12 miglia all'ora.Il capitano Derreck anche questa mattina ha smentito fortemente quanto scritto ieri dal quotidiano israeliano Haaretz e riportato da tutti i giornali del mondo, e cioè che se intercettati dai commandos dirigeranno di loro spontanea volontà verso il porto israeliano di Ashdod.
Equipaggio e passeggeri sono determinatissimi a portare a compimento la loro missione umanitaria e sbarcare a Gaza con il loro carico di aiuti: cemento, ferro, attrezzature mediche, giocattoli.La nave cargo, che avrebbe dovuto far parte della Freedom Flotilla assaltata in acque internazionali lunedi' scorso, ha subito un ritardo di 4 giorni sulla missione per guasti tecnici.
A bordo una quindicina di passeggeri fra i quali il premio Nobel per la pace Mairead Maguire , l'ex vice Segretario generale delle Nazioni Unite Denis Halliday, giornalisti di CNN e Al Jazeera e delegazioni di organizzazioni per i diritti umani irlandesi e malesiane.
Dopo i sabotaggi subiti alle altre due imbarcazioni del Free Gaza Movement, le misure di sicurezza prese prima della partenza della Rachel Corrie sono state accurate.
I sabotaggi sono stati confermati da il colonello Itzik Tourgeman che ha dichiarato alla Commissione Difesa e Affari Esteri della Knesset, il parlamento israeliano, che alcune navi della Flotilla non hanno potuto salpare dai porti europei verso Gaza perché manomesse grazie ad una "missione coperta", ovvero da agenti dell'Intelligence.Anche Il ministro degli Esteri irlandese ha ribadito che non ci sono accordi fra Irlanda e Israele per condurre il cargo Rachel Corrie al porto di Ashdod.Israele racconta palle.

Restiamo UmaniFONTE:http://it.peacereporter.net/articolo/22328/La%20Corrie%20non%20fa%20retromarcia

Manolo Luppichini torna a Roma.
E' atterrato intorno alle 18:20, nell'area militare dell'aereoporto di Ciampino Manolo Luppichini, videoreporter italiano sequestrato in acque internazionali, il 31 Maggio 2010, dall'esercito israeliano. ...
http://www.youtube.com/watch?v=gSNhVUz5H7I



































giovedì 27 maggio 2010

E' arrivato il dvd del film " Corazon del tiempo"


Dopo la proiezione in anteprima, del film "Corazon del tiempo", in diverse città d'Italia, ora puoi trovarlo in dvd...unitamente al CD musicale con la colonna sonora del film.
Il DVD è disponibile presso tutte le sedi di YaBasta!


Contattaci!

Corazon del tiempo
Un viaggio nel cuore della resistenza zapatista
Una pellicola diretta da Alberto Cortes
------------------------------------------------------------------------------------------------- Il documentario “uno sguardo (al Cuore)”, è lo sguardo degli zapatisti al mondo del cinema, che si materializza durante le riprese del film.
Questo documentario fu filmato dai compagni base d’appoggio zapatisti, che guardavano attraverso una camera tanto ai membri della comunità quanto a noi, gli urbani che andammo a realizzare i lavori per le riprese. Più che un semplice ritratto dei lavori cinematografici, è lo sguardo fresco di chi scopre le cuciture di un mezzo di comunicazione complesso.
La documentazione di questo processo, di come i contadini indigeni della Selva Lacandona si sono dati il compito di realizzare un film è un materiale inestimabile.
“Uno sguardo (al Cuore)”, è risultato così, una finestra per guardare come due mondi tanto distinti coesistono, costruiscono.
I personaggi di questo documentario sono i compagni zapatisti che ricoprono diverse funzioni dentro al processo di produzione della pellicola, tanto attoriali come di sartoria e di produzione, per nominare qualche esempio. Interviste che ci permettono di avvicinarci allo zapatismo da un’angolazione nuova.
Questo documentario, ci permette di accedere a spazi della resistenza dei popoli autonomi in una maniera attiva e propositiva: fare cinema nella Selva Lacandona.
Quest’opera è una lettera d’invito perché le comunità facciano loro questo mezzo di comunicazione, come già lo hanno fatto negli anni passati.
Bataclan Cine

Grazie a:
Juan Garcia, Ramon Vera Herrera, Emiliano Jimenez, Guiomar Rovira, Jesus Ramirez Cuevas, Carlos Solarez Diaz, Radio Insurgente, Promedios, Sublevarte, La Otra Grafica, Ivan Trujillo, Lupe Ferrer, Jackie Robinson, Tessa Brissac, Sabi, Jaquie Levy, Arturo Batiz, Diego Sepulveda, Nuke, Poncho, Gandhi Noyola.
------------------------------------------------------------------------------------------------
Questa pellicola è stata realizzata con l’appoggio di
La Giunta del Buon Governo “Hacia la Esperanza” e le comunità zapatiste, San Jose del Rio, Guadalupe Tepeyac, Nuevo Horizonte, La Realidad, Chayabes y Rancho Nuevo.

I nostri ringraziamenti
al Comandante Tacho, Subcomandante Insurgente Marcos, Teniente Coronel Insurgente Moises, Jorge Sanchez, Gloria Munoz Ramirez, Bruno Cortes y Zachary Sclark.

Un riconoscimento anche
alla grande mostra di solidarietà di tutti i compagni e le compagne che durante questi anni ci hanno aperto le porte per mostrarci l’esperienza zapatista da dentro i loro cuori.


LA MUSICA DI CORAZON DEL TIEMPO

Un pueblo soñando despierto

VIDEO

COLONNA SONORA

Musica originale di:
Descemer Bueno e Kelvis Ochoa
Musicisti partecipanti
Barcelona
Marina Abad La “Canillas”
E Xavi Turull di “Ojos de Brujo”
Mexico
Cecilia Toussant, Pablo Valero
Cuba
Violino Tammy López
Viola Anolan González
Violoncello Eli Regina Ramos
Tromba Tomy Garcia
Piano Harol López Nusa
Chitarra Elmer Ferrer
Percussioni Adel González
Temi
“Tres mujeres”
Descemer B./Kelvis O.
interprete
Marina Abad “ la canillas”
Di “Ojos de Brujo”
“Ay que yo no haría”
Kelvis O.
interpreti
Cecilia Touissant
Kelvis Ochoa
“A fuego lento”
Descemer B./Marina A.
interpreti
Marina Abad “la canillas”
Descemer Bueno
“La Tierra”
Descemer B./Kelvis O.
Interpreti
Emelina Méndez, Yolanda Parada,
Verónica Trejo, Rocío Barrios e Consuelo Cruz
“Maizales”
Descemer B./Kelvis O.
interpreti
Descemer Bueno/Kelvis Ochoa
Coro di bambine e bambini
Di San José del Rio
Darinel Jiménez
Yaneli Cruz
Magali Jiménez
Glendi Jiménez
Orfa Parada
Josué Santis
Herman Rodríguez
Rosenberg Rodríguez
“La Alegría”
Descemer B./Kelvis O
Interpreti
Ever/Elisaú/Descemer Bueno
Marimba de Nuevo Horizonte
Don Humberto Abarca
Humberto Abarca (hijo)
Raúl Abarca
"Deje que mi alma llegue a ti”
Kelvis O.
Interprete
Kelvis Ochoa
“Alicia”
Descemer B./ Kelvis O
“A la sombra de la ceiba”
Amparo Sánchez
interprete
Amparanoia
Produzione e arrangiamenti
Descemer Bueno
Percusioni e tabla
Xavi Turull
Studi di registrazione
Musica strumentale
Maikel Studio (La Habana)
ingegnere
Maykel Bárzaga
“Tres mujeres”
Kresten Acustics (Barcelona)
ingegnere
Kapitán Kresten/ “Ojos de Brujo”
“A fuego lento”
Feelback (Barcelona)
ingegnere
Eduardo del Aguila Cortés
“Ay que yo no haría”
Submarino del aire (Mexico)
ingegnere
Eduardo del Águila Cortés
“La Tierra”
“Maizales”
San José del Río (Chiapas, México)
ingegneri
Xavi Turull
coordinatore musicale (Cuba)
Luis Ángel Garcia “Wilson”
coordinatore musicale (Barcelona)
Xavi Turull



http://www.corazondeltiempo.com/

martedì 23 marzo 2010

Roma 20 marzo - Manifestazione in difesa dell'acqua


Con volantini e striscioni per tutto il corteo la presenza degli attivisti dell'Associazione Ya Basta ha denunciato la situazione in Chiapas. E' stato un modo per sottolineare che la vicinanza con gli zapatisti affonda le sue radici in lotte comuni: quelle per la difesa dei beni comuni, dell'acqua.
Non si tratta di solidarietà ma di condivisione della ricerca di un mondo diverso, di un autonomia reale nel costruire il presente e sognare il futuro.
“Gli zapatisti non sono soli.
Basta con le aggressioni in Chiapas. Libertà ai prigionieri politici. Viva l’EZLN.”



































mercoledì 17 marzo 2010

ASSEMBLEA PUBBLICA: ACQUA BENE COMUNE - NO ALLA PRIVATIZZAZIONE


COMUNICATO CSOA "TNT" - JESI

ASSEMBLEA “ACQUA BENE COMUNE”:
SI PARTE DA JESI PER MANIFESTARE A ROMA

Nel corso dell’Assemblea “Acqua Bene Comune” organizzata dal Centro Sociale “TNT” e partecipata da tanti cittadini e amministratori, anche dei comuni a noi vicini, si è delineato un primo piano di intervento contro la privatizzazione dell'acqua prevista entro il 31 dicembre 2011. Il piano emerso dall'Assemblea e condiviso dagli amministratori presenti, tra cui l'assessore all'Ambiente Gilberto Maiolatesi, si articola nei seguenti passaggi:

1) Procedere da subito alla modifica dello dello Statuto comunale per inserire la qualificazione dell'Acqua come “bene comune privo di rilevanza economica”;

2) Avviare urgentemente un percorso finalizzato alla trasformazione della Multiservizi SpA in “Azienda speciale consorziale”. L'attuale configurazione giuridica in Società per Azioni, seppur attualmente a completa partecipazione pubblica, colloca il servizio idrico in un regime di diritto privato e gli attribuisce di fatto la qualifica di bene oggetto di valorizzazione economica. La trasformazione in “Azienda speciale consorziale” ricolloca il servizio idrico in un regime pubblico compatibile con la qualifica dell'acqua come “bene comune privo di rilevanza economica” e garantisce a tutti i lavoratori impiegati l'effettiva conservazione degli attuali posti di lavoro, messi gravemente a rischio dalle gare di appalto imposte dalla privatizzazione;

3) Avviare da subito la raccolta di firme per il referendum nazionale che vada ad abrogare la “Legge Ronchi” dichiarando che l'acqua è essenziale per la vita e non può essere considerata una merce: il raggiungimento del quorum di firme necessario consentirebbe di indire il referendum nella primavera del 2011, ovvero diversi mesi prima del termine fissato dalla legge per la privatizzazione dei servizi idrici.

4) Imporre alle Amministrazioni comunali di non avviare procedure per le gare di appalto e di attendere l'esito della consultazione referendaria.

5) Promuovere la manifestazione nazionale contro la privatizzazione dell'Acqua, che si terrà a Roma Sabato 20 Marzo.

Organizziamo la partenza da Jesi in treno alle ore 8.15.
Per adesioni e informazioni Tel 347 6018652

Centro Sociale Autogestito “TNT”

domenica 14 marzo 2010

CAFFE', NEOLIBERISMO, DIGNITA'




CAFFE', NEOLIBERISMO, DIGNITA'


A partire da quest’anno un’altra novità che riguarda il progetto del Cafè Zapatista è la collaborazione con "Pausa Cafè", una cooperativa sociale che favorisce processi di sviluppo sociale ed economico equo, sostenibile e partecipativo, con speciale attenzione all'inclusione dei soggetti svantaggiati, nel Nord e nel Sud del mondo.
Al contempo, la cooperativa, offre ai detenuti delle Case Circondariali "Lorusso e Cotugno" di Torino e "Rodolfo Morandi" di Saluzzo, percorsi di reinserimento sociale e lavorativo.
Infatti, il primo laboratorio di Pausa Cafè è nato nel 2004 all’interno del carcere delle Vallette di Torino (Casa Circondariale "Lorusso e Cotugno"), in un locale di circa 200 metri quadrati dove è stato allestito il reparto di torrefazione, stoccaggio e confezionamento del caffè.
Un successivo ampliamento, reso possibile dalla concessione di nuovi spazi contigui da parte della direzione della Casa Circondariale, ha consentito di aprire il laboratorio di lavorazione del cacao. Grazie al buon andamento del progetto, ed all'ampliamento dei suoi obbiettivi, i locali attuali sono diventati non più sufficienti ad accogliere i macchinari necessari ad effettuare tutte le lavorazioni previste.

Nei locali della Casa Circondariale viene realizzata la lavorazione del Cafè Rebelde Zapatista, dalla tostatura al confezionamento del prodotto finito.
Per info e contatti nelle Marche yabastamarche@libero.it
tel / fax (+39) 0731 5060 cell. (+39) 340 4177096

Per contribuire alla lotta del movimento zapatista e alla diffusione del Cafè Rebelde visita il sito www.caffezapatista.it oppure contatta la sede di Ya Basta! presente nella tua regione.

lunedì 22 febbraio 2010

Storie di normalità dal Caffè Basaglia di Torino all’incontro di Trieste










Storie di normalità dal Caffè Basaglia di Torino all’incontro di Trieste: Operatori di "Malati di niente" insieme a Radio La Colifata partecipano alla costruzione della rete internazionale.

Continua il lavoro di rete per la difesa della 180 incontrando e aprendoci alla città , alla società, cercando così di far conoscere il mondo del disagio mentale, dipinto sempre più spesso, dalla cronaca e dall’informazione dei media, attraverso un legame indissolubile tra salute mentale e violenza.
Caffè Basaglia, Radio La Colifata e la Comunità Soteria, con la rassegna Malati di niente, lavorano in questo senso , per dimostrare che la “pericolosità sociale” del “malato mentale” è una menzogna, una pericolosa mistificazione della realtà.
Franco Basaglia era un famoso psichiatra. Il suo nome e’ legato alla legge 180, la Basaglia, appunto, per cui sono stati introdotte importanti trasformazioni nei trattamenti psichiatrici e la revisione dei manicomi.
Il caffè Basaglia invece e’ un locale accogliente nel cuore di Torino http://www.caffebasaglia.org/, e porta questo nome perché, tra le altre cose, da’ lavoro ad alcune persone con sofferenza psichica, aiutandoli a reinserirsi nella società.
Un loft con pareti colorate, ambienti spaziosi, dove ci si sente a casa; si mangia, si beve, si ascolta musica, ma soprattutto, li’ le persone sono un po’ speciali, e ognuno ha una storia da raccontare.
Hugo Lopez di Radio La Colifata http://www.lacolifata.org/ è rimasto a Jesi per due mesi ( ospite dell’associazione Ya Basta!) da dicembre a febbraio 2010 , dove oltre ad essere stato fra i relatori dell’ incontro della Rassegna Malati di Niente, si è fermato per fare uno scambio di esperienza e lavorare nelle attività del Centro diurno e del Centro Sollievo, nell'Atelier e nel giornalino di Capo-Horn , ma anche nelle trasmissioni di radio TLT://www.radiotlt.it/programs.asp?id=4 , come le trasmissioni "Radice di Banana" e "Luigi".
Domenica 18 gennaio Hugo è stato ospite a Torino, di Caffè Basaglia , accompagnato da operatori e attivisti di Jesi, hanno interloquito in un'incontro molto partecipato dove è stato proiettato il materiale video "colifato" sottotitolato in italiano grazie al lavoro fatto a Jesi da operatori e associazioni di volontariato coinvolte in questa avventura.
Il video, e a seguire l'intervento di Hugo , racconta la straordinaria esperienza di "Radio la Colifata" che trasmette dai giardini dell’Ospedale neuropsichiatrico “J. Borda” di Buenos Aires. Una voce di libertà e speranza che ha fatto proseliti e che ha conquistato anche il cantante franco-spagnolo Manu Chau, ormai fan di questa esperienza .
Hugo è una persona intelligente, divertente e creativa, nell'accezione riduttiva del termine è un paziente, nella realtà è una colonna di questa esperienza che punta alla riscoperta di spazi comuni e della capacità di costruzione collettiva.
L'incontro di Torino, oltre a raccontare la esperienza di Radio La Colifata di Buenos Aires, e del lavoro fatto da Malati di niente, ha avuto la possibilità di allargare ancora questa rete per la difesa della 180. Perche la prevenzione e la salute mentale è un tema che riguarda tutti, nessuno si deve sentire fuori e non coinvolto, perche il lavoro di rete per una prevenzione è quello della contaminazione culturale della promozione della salute mentale attraverso la valorizzazione delle diversità e intervento sociale sul territorio.
Perchè i diritti , la libertà e la dignità sono terapeutici
“Che cos’è “salute mentale”?”
Incontro internazionale a Trieste dal 9 al 13 Febbraio 2010
Ridurre a una pagina una miriade di discussioni è praticamente impossibile.
Partiremo allora dalle conclusioni.
Tirare le fila del discorso, la «Carta di Trieste».
Il documento, sottoscritto dalla rete degli operatori sociali, si domanda come attualizzare la libertà terapeutica proposta da Basaglia, e ne esce un elenco di punti programmatici, volti a rimettere in discussione «il ruolo che oggi il potere attribuisce al sistema del welfare».
L'obiettivo è di aprire una nuova campagna proprio in questa fase storico-politica in cui si mette in discussione la Legge 180 rispolverando la vecchia logica custodilistica-manicomiale. E’ stato dichiarato, e con la nostra partecipazione abbiamo verificato, che questo non era un tradizionale convegno psichiatrico ma un crocevia di storie, di pratiche, esperienze, studi e ricerche: una sorta di forum destinato a riunire e a valorizzare le più diverse reti che in oltre quarant’anni si sono formate – in Italia e nel mondo – attorno alle questioni suscitate dalla chiusura dei manicomi e dalle pratiche di contrasto all’esclusione.
L’ Incontro ha offerto spazi e un minimo di infrastrutture per discutere insieme su temi, domande, suggerimenti e proposte.
Con cadenza quasi decennale, dal '77 Trieste ha chiamato a raccolta le “forze vive” per continuare un percorso che non avrà mai fine.
Un cammino non lineare, cosparso di domande, di donne e uomini che continuano chiedersi perché. E quando le questioni hanno a che fare con la realtà, soprattutto quella istituzionale, il chiedersi insieme cos'è e perché è così e non altrimenti, ha una forza inaspettata.Tantissime e tantissimi hanno risposto con entusiasmo all'invito, inviando proposte e messaggi, obbligando a estendere la mappa dell’Incontro, di volta in volta aggiungendo nuovi workshop, modificandone altri, realizzando in queste giorni uno scambio di grande speranza.

“Nella nostra debolezza in questa minoranza che siamo, noi non possiamo vincere perche è il potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere, nel momento che convinciamo noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di cambiamento difficile da ricuperare.”
Franco Basaglia