mercoledì 29 giugno 2011

Verso la Val di Susa: da Vicenza un appello alle comunità in lotta


PULLMAN DALLE MARCHE ALLA VAL DI SUSA
DOMENICA 3 LUGLIO - MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO TAV

In difesa dei beni comuni. No Tav! No rigassificatori!
I movimenti per l'acqua e contro il nucleare che hanno vinto la campagna referendaria continuano a battersi per difendere l'ambiente e il territorio come beni comuni.
Contro l'impatto di progetti infrastrutturali inutili e devastanti, la Tav in Val Susa come i rigassificatori nelle Marche.
Raccogliamo l'appello dalla Valle che Resiste e non si arrende
Val di Susa - Domenica 3 luglio Manifestazione nazionale No Tav
La rete dei Centri Sociali organizza la partecipazione dalle Marche.
Partenza in autobus nella notte di sabato 2 luglio. Ritorno previsto domenica in serata.

Per informazioni e prenotazioni:
email info@glomeda.org
Ancona - tel 339/8102187
Falconara - tel 349/0093960
Senigallia - tel 333/1295984
Fabriano - tel 392/3062174
Jesi - tel 347/6018652
Macerata - tel 328/6505665
Civitanova Marche - tel 327/8555147
Urbino - tel 331/8207855
Pergola - tel 393/9120418
http://www.facebook.com/event.php?eid=198253473559493
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Pullman-dalle-Marche-per-la-ValSusa/8915
La Val di Susa è un bene comune di tutti coloro che credono nella difesa della terra; di quanti praticano quotidianamente democrazia, costruendo partecipazione e condivisione; delle donne e degli uomini che rifiutano l’imposizione, pensando il luogo che abitano come a un patrimonio comune da tutelare e valorizzare.

La Val di Susa ha rappresentato in questi anni una buona pratica; uno spunto per coloro che vedevano la propria terra sotto assedio; la convinzione che ci si possa trovare intorno a un fuoco o sotto il tetto di un presidio per condividere e costruire; l’idea che un modello basato sulla cementificazione e sulla militarizzazione dei territori possa essere messo in scacco, semplicemente, dalla partecipazione.

Tante mobilitazioni, a partire dalla nostra contro la nuova base militare statunitense, hanno respirato a pieni polmoni l’aria proveniente dalle montagne piemontesi; ne hanno ascoltato le voci, guardato i gesti, osservato la dignità. La Val di Susa è per tutte e tutti noi la nostra terra, perché rappresenta lo spazio della suggestione possibile alla quale abbiamo guardato mentre montavamo i nostri presidi.

Oggi le donne e gli uomini che hanno dato vita a quello straordinario laboratorio di partecipazione sono sotto attacco; è la storia di ognuno di noi che, nei propri luoghi di vita, ha visto prima o poi i manganelli opporsi ai beni comuni, l’imposizione alla democrazia, l’arroganza alla partecipazione.

Scriviamo a coloro che, in questi anni, hanno costruito in tutta Italia esperienze grandi e piccole di partecipazione e difesa dei beni comuni; domenica 3 luglio ritroviamoci in Val di Susa, insieme e al fianco delle donne e degli uomini dei comitati No Tav, sostenendo e partecipando alle pratiche che le assemblee popolari della valle decideranno in questi giorni.

La Val di Susa è un bene comune: domenica 3 luglio condivideremo con i valsusini una bella giornata di mobilitazione.

Presidio Permanente NoDalMolin - Vicenza

Per adesioni scrivere a comunicazione@nodalmolin.it

lunedì 20 giugno 2011

GAZA, STIAMO ARRIVANDO. CON VITTORIO NEL CUORE.

Le navi della Freedom Flotilla 2 – Stay Human partiranno nei prossimi giorni dai porti del Mediterraneo, con destinazione la Striscia di Gaza assediata, per interrompere l’illegale blocco navale israeliano. L’iniziativa della Freedom Flotilla, di cui è parte la nave italiana “Stefano Chiarini”, è assolutamente legale e non violenta. Respingiamo con forza le ridicole insinuazioni della propaganda sionista in merito alle armi o ad altri strumenti offensivi a bordo delle nostre navi. La “Stefano Chiarini” e le altre imbarcazioni della Freedom Flotilla 2 saranno cariche solo dell’umanità solidale di centinaia di difensori dei diritti umani di ogni nazionalità e di ogni fede religiosa, di cittadini del mondo uniti dalla determinazione di colmare il vuoto della colpevole inerzia dei nostri governi, che nulla hanno fatto e nulla fanno per alleviare le sofferenze del popolo palestinese e per sanzionare l’occupazione israeliana. Non porteremo armi, ma aiuti umanitari, materiale per ricostruire le case e gli ospedali bombardati, materiale scolastico e giocattoli per i bambini di Gaza, medicinali e strumenti sanitari.

Facciamo appello a tutti gli amici del popolo palestinese, della pace e della giustizia, così come a tutte le forze politiche democratiche, alle organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, ai movimenti ed all’associazionismo affinché nei prossimi giorni mantengano alta l’attenzione sulla partenza e sul viaggio delle nostre navi e siano pronti a mobilitarsi immediatamente nel caso il governo israeliano decida di mettere in atto le sue minacce e di attaccare la Freedom Flotilla, come avvenuto lo scorso anno, quando vennero assassinati dai militari israeliani nove attivisti. Nel caso l’attacco minacciato si verificasse, invitiamo sin da ora a scendere subito in piazza, a Roma all’ambasciata israeliana in Via Michele Mercati, a Milano al consolato israeliano in Corso Europa ed in tutte le altre città nelle piazze principali.
A Roma sarà in funzione, dalla metà di questa settimana, un info point in Via Baldassarre Orero n. 61, che manterrà costantemente il contatto con la “Stefano Chiarini” e diffonderà le informazioni e le comunicazioni. Invitiamo ad attivare iniziative simili ovunque possibile. Saremo vicini ai nostri compagni, amici e fratelli in ogni momento. L’obiettivo della Freedom Flotilla è quello di far cessare, completamente e permanentemente, l’assedio illegale di un milione e mezzo di donne e uomini. Né più, né meno.
Restiamo umani.

Il Coordinamento Nazionale della Freedom Flotilla Italia
Info: 393-5239665 338-1521278 333-5601759
roma@freedomflotilla.it

http://www.freedomflotilla.it/

martedì 14 giugno 2011

Quorum: la tempesta perfetta del comune

Quorum: la tempesta perfetta del comune

Considerazioni a caldo sulla vittoria dei quattro referendum

da articolo Globalproject
 
 
 
 
 
E’ fatta. Con un risultato straordinario il quorum è raggiunto e superato.

Se ne erano già accorti a metà mattina i mercati finanziari: Piazza Affari, la borsa valori di Milano, aveva registrato un pesante calo dei titoli delle multiutility quotate, quelle che avevano scommesso sulla privatizzazione della gestione del servizio idrico, e un crollo azionario delle imprese legate al ciclo delle tecnologie atomiche.
Altro che “referendum inutile”!
Una prima valutazione non può prescindere dal merito dei quesiti: ad essere sconfitta è innanzitutto l’idea che si era affermata negli ultimi vent’anni, per cui non solo era giusto e legittimo considerare l’acqua, così come qualsiasi altro “bene comune”, come una risorsa economica, merce oggetto di un irreversibile processo di privata appropriazione, ma che anche la sua gestione in quanto servizio al cittadino, così come di qualsiasi altro “servizio pubblico”, sarebbe stata di gran lunga più “efficiente ed efficace” se affidata alle virtù naturaliter salvifiche del mercato capitalistico. Ideologia e politica economica del neoliberismo sono, così per come li abbiamo conosciuti, nella crisi che ne ha messo a nudo la reale portata, i primi sconfitti dall’esito referendario. Ad essere battutto è pure, nel merito, l’incubo di un ritorno della scelta nucleare in Italia, l’idea cioè che il concatenamento energetico della crisi potesse essere affrontato con il rilancio in grande stile del ciclo atomico, con tutti i rischi ad esso connessi e con il consolidarsi di un modello di produzione centralizzato e autoritario che esso inevitabilmente comporta.
Una seconda valutazione rinvia alle possibili prospettive aperte dal voto: da una parte l’opportunità di praticare, a partire dall’acqua e sulla scala di nuovi laboratori metropolitani e territoriali, la necessità di una radicale inversione di tendenza nella “gestione comune” dei servizi pubblici, inoculando fortissime dosi di partecipazione diretta nelle scelte politiche e amministrative che li riguardano e facendo di essi i pilastri di un’alternativa fondata sulla riappropriazione democratica del governo locale; dall’altra la possibilità di avviare sul serio, una volta rimosso l’ostacolo rappresentato dagli enormi interessi della lobby nuclearista, un ciclo di lotte e di progettualità alternativa per l’affermazione di un “comune energetico”, fondato su elementi praticabili e praticati di indipendenza e democrazia nel disegno del passaggio di civiltà alla produzione di energia da fonti rinnovabili e pulite, connettendo a questo cambio di modello una più ampia proposta di riconversione produttiva in senso ecologico.
Una terza valutazione considera come questi percorsi di grande innovazione siano resi pensabili proprio a partire da un più generale senso di cambiamento, che il carattere di “tempesta perfetta” dell’esito referendario dimostra: a partire infatti dalla crucialità di quesiti costruiti intorno a singoli, ma al tempo stesso paradigmatici “beni comuni” quali acqua ed energia, salute e ambiente, è la domanda di un complessivo orizzonte comune, alternativo allo stato di cose presenti e all’interno del quale ciascuna e ciascuno possa aspirare a migliori condizioni di vita, ad affermarsi come maggioranza sociale (e anche, banalmente, quantitativa nel corpo elettorale) in questo paese. E’ un dato eccezionale, ma è, al tempo stesso, segno di un mutamento profondo; che sarebbe sciocco considerare come acquisito una volta per tutte, ma dev’essere piuttosto interpretato come un positivo e produttivo punto di ripartenza.
Infine, le conseguenze sul quadro politico-istituzionale: è certo evidente come non solo il governo Berlusconi, ma tutto il lungo ciclo del berlusconismo, gli stessi presupposti materiali e ideologici su cui era impiantato, abbiano ricevuto oggi un sonoro “voto di sfiducia moltitudinario”, ben più significativo di qualsiasi maggioranza parlamentare. E che, non a caso, ciò sia avvenuto attraverso il ritorno a nuova vita, la resurrezione dello strumento del referendum, che mancava l’obiettivo del quorum (se si esclude quello confermativo del 2006) da ben diciotto anni. Ma attenzione a quanti sono saltati sul vincente carro referendario solo da due settimane. Una lettura tutta politicista, tutta schiacciata sulla sconfitta del Caimano, che eludesse il contenuto di positiva alternativa sociale dei quesiti, servirebbe solo ad aiutare i tentativi, che certo dobbiamo aspettarci, di intercettare e normalizzare la grande spinta al cambiamento che in queste ore giustamente festeggiamo.

lunedì 13 giugno 2011

Per una nuova stagione di lotta per i beni comuni, tra antiberlusconismo e rincorsa al centro.

Prossima fermata?

di Antonio Musella
15 / 6 / 2011









I risultati del referendum e le considerazioni complessive sulla battaglia referendaria ci aprono le porte ad un ragionamento rinnovato.
La difesa dei beni comuni ha caratterizzato l’ultimo lustro dei movimenti sociali nel nostro paese. Ha caratterizzato l’affermazione di nuove forme di autorganizzazione sociale che a macchia di leopardo si sono sviluppate tra Sud e Nord del paese.
Si sono affermati dei modelli organizzativi come i comitati, abbiamo riscoperto la definizione di territorio e di conseguenza abbiamo sviluppato l’idea di intervento territoriale, infine abbiamo cominciato ad estendere la categoria di bene comune oltre i beni naturali.
Un ciclo di lotte che ha attraversato il paese aiutandoci a definire passo dopo passo cosa sono i beni comuni e quale dinamica di conflitto sociale si sviluppa intorno alla loro difesa. Questi anni, c’hanno fatto comprendere l’importanza dei termini della difesa della terra dalle basi militari, dalla devastazione ambientale delle discariche e degli inceneritori, dalla presenza invasiva degli impianti della green economy, dalla speculazione edilizia, dal governo dell’emergenza, e da tanti e tanti impianti di morte.
Battaglie che qualche volta hanno vinto, altre hanno perso e magari in altre occasioni possiamo dire che…hanno pareggiato…trovando un riassestamento tra eccedenza sociale prodotta in termini di autorganizzazione sociale e risultato concreto.

E' mancato Matteo Dean


E' mancato nella notte del 11 giugno a Toluca in Messico in un incidente stradale con la sua moto, Matteo Dean.
Matteo per tutt@ noi era un riferimento umano e politico in quel grande e lontano/vicino paese che è il Messico.
Matteo ci aspettava quando arrivavamo all'aereoporto per accoglierci e accompagnarci, per darci la possibilità di entrare realmente in quel grande paese che lui amava e dove aveva scelto di vivere.
Matteo con le interviste, i suoi articoli ci raccontava in una maniera che nessuno potrà sostituire la realtà sociale, politica dell'altra lato dell'oceano.
Matteo era soprattutto uno di noi. Lo era fino in fondo in un legame fortissimo che la distanza non aveva mai spezzato.
Con lui abbiamo viaggiato in Messico e in tutta l'America Latina, in Europa, con lui abbiamo partecipato alle mobilitazioni internazionali, perchè Matteo era uno spirito libero sempre alla ricerca delle strade e dei cammini per cambiare l'ordine di cose esistenti.
Siamo vicini ai suoi affetti, ai suoi cari, ai suoi amici in Messico, che sono anche i nostri, ed in Italia.

Matteo ci mancherai.
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sabato 4 giugno 2011

Freedom Flotilla per Gaza chiede sostegno














Molte navi della Freedom Flotilla 2, fra cui la “Stefano Chiarini”, sono all’ancora in alcuni porti della Grecia, pronte a partire. Le autorità greche frappongono continui ostacoli di carattere burocratico alla loro partenza, in conseguenza delle pesantissime pressioni esercitate dal governo di Israele.

Iniziamo a sollecitare le autorità della Grecia affinché non cedano alle pressioni israeliane... e consentano la partenza delle navi, anche in considerazione del fatto che il prolungarsi della loro permanenza nei porti sta rendendo possibile il lavoro dei sabotatori: dopo una nave greca, è stata sabotata la nave irlandese, che ha riportato seri danni.

Invitiamo tutte e tutti a scrivere all’ambasciata di Grecia in Italia, all’indirizzo gremroma@tin.it , a telefonare al n. 06-8537551 e ad inviare fax al n. 06-8415927. Proponiamo un testo base per le mail ed i fax:

A S.E. l’Ambasciatore di Grecia in Italia
Molte navi della Freedom Flotilla 2, fra cui l’italiana “Stefano Chiarini”, sono ormeggiate in porti greci, pronte a partire per portare solidarietà ed aiuti umanitari nella Striscia di Gaza assediata. Sembra che alcune autorità del Suo Paese stiano ostacolando, con vari pretesti, la partenza delle navi, le quali sono già state oggetto di sabotaggi, presumibilmente da parte di agenti israeliani che operano illegalmente nel Vostro Paese.
Le chiediamo di farsi nostro portavoce presso il Suo governo affinché consenta e faciliti la partenza delle navi della Freedom Flotilla 2, non ostacolando un’iniziativa umanitaria e non violenta, sostenuta da milioni di persone in tutto i mondo.
Distinti saluti,
(Nome, cognome, professione/incarico e città)

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Invitiamo anche a contattare le comunità greche in Italia, presenti in molte città, chiedendo loro di intervenire presso il governo di Atene e di partecipare alle manifestazioni che promuoveremo, nel caso il governo greco non risponda positivamente alle nostre legittime richieste.

Questi sono gli indirizzi ed i contatti delle comunità greche in Italia:

Comunità ellenica di Bologna
via Tosarelli 191
40050 Bologna,
Tel e fax 051782212 www.ellines.it

Comunità ellenica di Milano e Lombardia
via Daverio 7
20122 Milano
Tel e fax 0255190450
comunitaellenicadimilano@tin.it
http://www.comunitaellenicadimilano.it/

Comunità ellenica di Pavia
Piazza Vittoria 20D
Tel 038233561
fax 038233596

Comunità greco-orientale di Trieste
Riva III novembre, 7
34100Trieste
Tel040635614
fax040634830
email:comgrots@tin.it 
http://www.comgrecotrieste.it/

Comunità ellenica di Emilia Romagna
c/o Centro culturale “Casa s.Anna”
via Tosarelli 191 40055

Villanova di Castenaso-Bologna
Tel e fax 051782212
email:info@ellines.it
http://www.ellines.it/

Comunità ellenica di Parma
Via Dammenti,1 Poggio S.Ilario
43100 Parma
Tel e fax 0521830241

Comunità ellenica di Genova e Liguria
Via Casaregis 50 int.1/A
16129 Genova
Tel 335487861
email:etolia@tiscali.it
http://www.comunitaellenicadigenova.it/

Comunità ellenica della Toscana centrale
Via B.Latini,19R
50126 Firenze
Tel 055574948/0574571878
fax 0574583472

Comunità ellenica della Toscana tirrenica
Via Tommaso Rook 120
56122 Pisa
Tel e fax 050564167

Comunità ellenica di Roma e del Lazio
Via Cimarra,26C
00184 Roma
Tel e fax 064883112
email: info@comunitaellenicaroma.it
http://www.comunitaellenicaroma.it/

Comunità ellenica di Napoli e Campania
Viale Augusto,62 80125 Napoli
Tel e fax 0804322183

Comunità ellenica di Bari
Via Arco San Giovanni,1
70122 Bari
Tel 0804322183 fax 0804322155

Comunità ellenica di Brindisi e Lecce
Via Arco San Giovanni,1
701220 Lecce
Parrocchia di San Nicola dei Greci
Tel 083230687/306049

Comunità ellenica di Foggia e Capitanata
Via Raffaello,25
1045 Orta Nova(Fg)
Tel 0885787349
fax 0885791224

Comunità dei Greci Ortodossi in Venezia
Castello, 3412
30122 Venezia
tel. 041 5201146
fax 041 244 3048
http://www.ellines-ve.it/

Comunità ellenica di Palermo
Corso Vittorio Emanuele,48
90133 Palermo
Tel 091425225
fax 0918574873

giovedì 2 giugno 2011

Messico Dal Subcomandante Marcos: Lettera al Movimiento Ciudadano por la Justicia 5 de Junio.


ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
Messico, Giugno 2011

“El dolor nos recuerdaQue podemos ser buenos,Que alguien mejor nos habita,Que corre en noble sentido el río de las lágrimas.
Dolor llamamos al envés de la hoja de la risa,
A la tiniebla que queda al otro lado de la estrella
Que en tu frente tenía apacible nombre
Y orientaba nuestros pasos día a día.
Dolor es el combustible con que arde
La llama de recuerdos que ilumina
Una noche del olvido derrotado
Por el rayo de tu risa al revolar.
Dolor se llama el duelo
De vivir por tu memoria.”
Frammento di “49 Globos”.Juan Carlos Mijangos Noh.

Al: MOVIMIENTO CIUDADANO POR LA JUSTICIA 5 DE JUNIO, ai familiari dei bambini e delle bambine morti e feriti all’Asilo ABC il 5 giugno del 2009, ed a tutti coloro solidali con la loro lotta.
Hermosillo, Sonora, Messico.
Da: Subcomandante Insurgente Marcos.
Chiapas, Messico.

Scrivo a nome delle donne, uomini, anziani e bambini dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, per salutarvi ed esprimere il nostro rispetto ed ammirazione per la vostra degna lotta.
Non è facile tirar fuori parole dal dolore, noi lo sappiamo.
E dalla rabbia?
Dal sapere che i malgoverni ignorano di proposito il reclamo di giustizia?
Dal vedere come si manipola il calendario per simulare giustizia e per calcolare che la dimenticanza coprirà la morte? La morte assurda di 49 piccoli e le decine di feriti, bimbi senza altra colpa se non quella di essere nati in un paese dove il governo ha unito il nepotismo alla corruzione e all’impunità.
Poco o niente possiamo aggiungere a quello che le vostre degne parole hanno denunciato su quanto accaduto: la disgrazia che si abbatte su chi né l’aspettava né la meritava; l’irresponsabilità che l’ha favorita; la complicità di governi, legislatori e giudici; il continuo rimandare l’indagine approfondita. Ed i nomi e le immagini delle bambine e dei bambini, le azioni e le mobilitazioni per onorarli nel modo migliore, cioè, chiedendo la punizione dei responsabili, la giustizia per le vittime e l’adozione di misure che impediscano che la tragedia si ripeta.
Abbiamo saputo di tutto questo e di altro dalla vostra pagina internet (http://www.movimiento5dejunio.org ) e dal libro “Siamo noi i colpevoli” di Diego Enrique Osorno, che ricostruisce il rompicapo della tragedia.
La morte di una bambina, di un bambino, è sempre sproporzionata. Investe e distrugge tutto quanto le sta intorno. Ma quando questa morte è seminata e coltivata dalla negligenza e dall’irresponsabilità di governi che hanno trasformato l’inettitudine in affare, qualcosa di molto profondo scuote il cuore collettivo che in basso fa girare la pesante ruota della storia.
Dunque le domande crescono: perché? chi sono i responsabili? che cosa si fa affinché mai più si ripeta questa tragedia?
Ed è stato lil vostro impegno ciò che ci ha dato le risposte. Perché dall’alto abbiamo visto solo disprezzo, scherno, simulazioni e bugie.
La bugia è sempre un oltraggio, ma quando dal Potere si trama per nascondere a familiari ed amici, è una vergogna.
Là in alto non si sono pentiti. Non lo faranno. Invece di onorare i bimbi morti nell’unico modo che sarebbe loro permesso, cioè, attraverso la giustizia, continuano nei loro giochi di guerra dove loro vincono e tutti perdono.
Perché non è rassegnazione davanti alla morte quello che si predica da lassù. Quello che vogliono è il conformismo di fronte all’irresponsabilità che ha bruciato e ferito quelle vite.
Lontani come siamo, per calendario e geografia, non mandiamo parole di conformismo né di rassegnazione. Non solo perché né l’uno né l’altro possono far fronte alle conseguenze di questo crimine che ora compie 2 anni. Ma anche, e soprattutto, perché la vostra lotta ci suscita rispetto ed ammirazione per la vostra causa, per il vostro agire ed il vostro impegno.
Là in alto dovrebbero sapere che unisce non solo il dolore, ma anche l’esempio di lotta tenace che si muove in quel dolore.
Perché voi, uomini e donne portati dalla disgrazia in questa lotta, siete esseri straordinari che risvegliano la speranza in molti angoli del nostro paese e del pianeta.
Come sono straordinari quegli uomini e quelle donne che di nuovo, nella Carovana per la Pace con Giustizia e Dignità, ricordano a chi malgoverna, ai criminali ed al paese intero, che è una vergogna non fare niente quando la guerra si impossessa di tutto.
Da uno di questi angoli, dalle terre indigene del Chiapas, le zapatiste, gli zapatisti, vi guardiamo dal basso, sapendo che il dolore ingigantisce anche i passi se sono degni.
E queste righe che ora vi scriviamo, sono animate solo dal desiderio di dirvi una cosa:
Benedetto il sangue che ha dato la vita a queste bambine e bambini, e maledetto il sangue di chi gliel’ha tolta.
E dirvi di contare su di noi che, benché lontani e piccoli, riconosciamo la grandezza di chi sa che la giustizia si ottiene solo con la memoria e mai con la rassegnazione.
Forse un giorno verrete in queste terre. Qua troverete un cuore scuro che vi abbraccerà, orecchie attente per ascoltare, ed una storia pronta ad imparare da voi.
Perché le grandi lezioni, quelle che cambiano il cammino della storia, vengono esattamente dalle persone che, come voi e coloro che ora marciano, fanno della memoria la strada per crescere.
Con voi, e con chi ora marcia, potremo allora, insieme, voi, loro, noi, pronunciare parole dove il dolore sia una cicatrice che ci ricordi e ci impegni a che mai più si ripeta la disgrazia, e che finalmente termini il sanguinoso carnevale con cui in alto festeggiano l’impunità e la vergogna.
Mentre tutto questo accade, da qua continueremo ad ascoltarvi e ad imparare da voi.
Vale. Salute e che finalmente la giustizia avanzi in basso.
Dalle montagne del Sudeste Messicano.
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, Giugno 2011
Versione originale in Enlace Zapatista
(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Links Utili:
Movimiento 5 de junio
Enlace Zapatista

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Il vento nuovo dei giovani israeliani


Lettera aperta dei giovani israeliani originari dei paesi arabi e islamici ai propri coetanei in Medio Oriente e Nord Africa
(articolo ripreso da globalproject)

Noi, come discendenti delle comunità ebraiche del mondo arabo e musulmano, del Maghreb e del Medio Oriente, e come seconda o terza generazione di mizrahim in Israele, osserviamo con emozione e grande curiosità il compito cruciale che hanno assunto molti uomini e donne della nostra generazione all'interno del mondo arabo nelle manifestazioni e nelle proteste a favore della libertà e del cambiamento. Noi ci identifichiamo con loro, abbiamo fiducia che le rivoluzioni in corso raggiungano lo stesso successo ottenuto in Tunisia ed Egitto e proviamo dolore e apprensione alla luce delle numerose perdite in Libia, Bahrein, Yemen, Siria e altrove.

La protesta della nostra generazione contro l'oppressione, contro regimi repressivi e corrotti, e il suo appello al cambiamento, alla libertà, alla istituzione di governi democratici che permettano la partecipazione dei cittadini ai processi politici, rappresentano un momento drammatico nella storia del Medio Oriente e del Nord Africa, lacerato da generazioni tra forze diverse, esterne e interne, che hanno schiacciato i diritti politici, economici e culturali della gran parte dei loro cittadini.
Noi siamo israeliani e siamo i discendenti degli ebrei che vissero in Medio Oriente e in Nord Africa per centinaia e migliaia di anni. I nostri padri e le nostre madri hanno contribuito allo sviluppo di quelle regioni e ne hanno costituito una parte. La cultura dei paesi islamici e il sentimento multi-generazionale di appartenenza a quelle regioni sono componenti inscindibili della nostra identità. Noi ci sentiamo partecipi della storia religiosa, culturale e linguistica del Medio Oriente e del Nord Africa, per quanto possiamo sembrare i figli dimenticati di quella storia. In primo luogo, in Israele lo stesso Stato vede se stesso e la propria cultura come a metà strada tra Europa e Nord America. La situazione è inoltre simile nel mondo arabo che ha accettato più volte la dicotomia tra ebrei e arabi, nonché l'immagine degli ebrei come europei, e ha preferito reprimere la storia degli ebrei arabi considerandola un capitolo marginale o inesistente del proprio passato. Infine, è necessario ammettere, le stesse comunità mizrahi, a causa del colonialismo occidentale, del nazionalismo ebraico e di quello arabo, hanno spesso sdegnato il proprio passato condiviso coi popoli arabi. Molte volte abbiamo tentato di integrarci nelle correnti più forti nella società, cancellando o minimizzando l'importanza del nostro passato. La memoria e la consapevolezza delle enormi influenze reciproche tra la cultura ebraica ed araba è stata messa alla prova nelle ultime generazioni ma è tuttavia possibile vederne i segni in molti aspetti della vita tra cui musica, preghiera, lingua e letteratura.

sabato 28 maggio 2011

E' PARTITA LA FREEDOM FLOTILLA!!!!!



E’ PARTITA LA FREEDOM FLOTILLA!

La Campagna Palestina Solidarietà Marche, costituita da associazioni e
singoli che da anni lavorano per una pace giusta in Medio Oriente, ha
partecipato alla raccolta di fondi per l'allestimento di una nave
italiana all’interno della Freedom Flotilla "Restiamo Umani".
Questa missione di solidarietà internazionale ha lo scopo di spezzare
l'embargo imposto da Israele alla Striscia di Gaza.
Nei prossimi giorni quest’iniziativa avrà bisogno di tutto il nostro
appoggio.

Chiediamo a tutti gli amici delle cause degli oppressi di sostenere la
Freedom Flotilla "Restiamo Umani".

Vi invitiamo a tenervi pronti a mobilitarvi nel caso di un attacco
israeliano.

Non lasciamoli soli!

Informatevi su:

http://www.freedomflotilla.it/
http://twitter.com/#!/freedomflotita 

Ufficio stampa freedom flotilla Italia
tel. 333.5601759 - 3381521278

http://www.freegaza.org/
http://twitter.com/#!/freegazaorg
http://www.forumpalestina.org/
http://www.nena-news.com/





sabato 21 maggio 2011

Onadekom......il cuore di Gaza che batte!
















Onadekom... il cuore di Gaza che batte!contributo di Miria Annini dell'Associazione Ya Basta! Moltitudia di Roma
23 / 5 / 2011
Nonostante quello che abbiamo visto e che Vittorio ci ha sempre raccontato, dell’oppressione, della distruzione e della morte, della povertà, dell’embargo, della aggressione israeliana che continua costante e della oppressione interna integralista islamica…

lunedì 16 maggio 2011

NEL NOME DI VITTORIO ARRIGONI IL CONVOGLIO RESTIAMO UMANI E’ ENTRATO A GAZA






Gaza - CO.RU.M. sentiero di utopia













16/5/2011 > 13:38
Gaza Il convoglio ha visitato alcune famiglie colpite dai bombardamenti di piombo fuso, in particolare si è verificato gli effetti del fosforo; soprattutto sui bambini
16/5/2011 > 13:31
Gaza Il convoglio Corum ha incontrato i contadini della Buffer zone, l'area di confine, dove i soldati israeliani sparano a chi va a coltivare sulla propria terra
15/5/2011 > 19:37
Gaza Le manifestazioni per la Nakba sono state molto partecipate e determinate con migliaia di persone dalla striscia di Gaza alla Cisgiordania a tutti i paesi confinanti con Israele
15/5/2011 > 13:28
Gaza Gli scontri a Eretz stanno continuando, molte ambulanze portano via i molti feriti

12 maggio - Alle 16.30 di oggi il Convoglio Restiamo Umani - CO.R.UM. - composto da 80 attiviste/i di diverse nazionalità, partito dal Cairo all’alba di stamane, è entrato a Gaza dal valico di Rafah dopo avere superato cinque chek point dell’esercito egiziano.Il Convoglio, che si è posto l’obiettivo di tornare nel luogo dove Vittorio Arrigoni ha speso la sua vita, aveva scritto nel primo report - pubblicato sul sito http://www.vik2gaza.org/ - "Stiamo andando a Gaza, Vittorio è con noi".Resterà all'interno della Striscia fino al prossimo 17 maggio, per incontrarsi con la popolazione palestinese che quotidianamente vive e resiste all'occupazione militare israeliana e per prendere parte alle celebrazioni previste nella nottata tra il 14 e il 15 maggio e ricordare insieme il trigesimo della morte di Vittorio e la Nakba, la catastrofe palestinese.Nelle stesse ore, da quella piazza Tahrir divenuta simbolo delle rivolte, partirà dal Cairo una seconda carovana composta da 100 pullman, per tentare di passare a sua volta il valico di Rafah il 15 maggio .Un movimento collettivo che vuole dimostrare pieno appoggio alla lotta per l'autodeterminazione del popolo palestinese, alla quotidiana resistenza contro l'occupazione militare, e il diritto al ritorno di tutti i profughi.CO.R.UM.Per info e contattiCecilia 339 6641600

lunedì 2 maggio 2011

COMUNICATO EZLN


LA CAMPAGNA MILITARE PSICOTICA DI FELIPE CALDERÓN HINOJOSA, CHE HA TRASFORMATO LA LOTTA CONTRO IL CRIMINE IN UN ARGOMENTO TOTALITARIO PER, PREMEDITATAMENTE, GENERALIZZARE LA PAURA IN TUTTO IL PAESE, AFFRONTA ORA LE VOCI DEGNE ED ORGANIZZATE DEI FAMILIARI DELLE VITTIME DI QUESTA GUERRA.
L'EZLN PARTECIPA ALLE MOBILITAZIONI ...
Subcomandante Marcos - Aprile 2011

Compañer@sLes enviamos un video de 8'07'' sobre la marcha del Ejército Zapatista de Liberación Nacional, del 7 de mayo de 2011, en el marco del llamado a la movilización realizado por el poeta Javier Sicilia.
Para ver el video, hacer click acá: http://vimeo.com/23479770

Con un comunicato l'EZLN torna a mobilitarsi pubblicamente e sarà in piazza il 7 maggio a San Cristobal mentre nel resto del paese si terranno marce e mobilitazioni contro la violenza della guerra al narcotraffico.
Per saperne di più:
Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno EZLNhttp://www.yabasta.it/spip.php?article1518
Lettera del Subcomandante Marcor a Javier Siciliahttp://www.yabasta.it/spip.php?article1517
Articolo sulla mobilitazione lanciata da Javier Sicilia in Messico dopo la morte del figliohttp://www.yabasta.it/spip.php?article1519
Gli zapatisti sono sempre stati per noi un legame ed un riferimento profondo per cambiare il mondo a partire dall'autonomia e l'autogoverno.
Per questo l'Associazione Ya Basta vi invita:
Padova - Domenica 15 maggioore 18.00 presso il CSO Pedro Via Ticino
Incontro pubblico con Javier Elorriaga della Rivista Rebeldia
La Rivista Rebeldia accompagna da sempre la lotta zapatista
L'incontro è un occasione unica per capire cosa sta succedendo in Messico e cosa stanno facendo gli zapatisti.
L'iniziativa si inserisce nella Critical Book Wine da giovedì 12 al 15 maggio presso il CSO Pedrohttp://www.globalproject.info/it/produzioni/Padova-12-15-Maggio-Critical-Book-Wine-Cso-Pedro/8211

mercoledì 20 aprile 2011

risposta all'on. Ciccanti





Signor Amedeo Ciccanti,

sento il dovere morale di esprimere la mia solidarietà alla studentessa che aveva fatto, nella giornata del 25 aprile, una similitudine tra le persecuzioni subite degli ebrei nell’Europa nazi-fascista e quelle subite oggi dal popolo palestinese.


Il paragone è un raffronto tra due termini allo scopo di stabilire affinità e differenze, non è un’equazione.


Leggo sul sito http://www.ciccanti.it/ e su alcune testate locali, che lei definisce “arbitraria, fuorviante e forse gravemente antisemita” quella similitudine, che infonderebbe “odio e risentimento verso gli ebrei”, e si dissocia “con sdegno”.


Poi consiglia loro di fare una gita a Gerusalemme, così capirebbero quanto inappropriato è il loro paragone.
Ora, forse lei non saprà neanche (ma qualche studente invece si) che proprio Gerusalemme è, secondo la giurisdizione internazionale, territorio sotto occupazione militare israeliana.


In barba alle leggi internazionali è occupata dal 1967 ed è stata unilateralmente annessa.


Se gli studenti andassero a Gerusalemme si renderebbero immediatamente conto delle politiche di apartheid che Israele adotta nei confronti dei palestinesi.


Vedrebbero con i loro occhi le politiche di “giudaizzazione”, eufemismo che indica la pulizia etnica dei palestinesi lì residenti.


Pulizia etnica che continua dalla Nakba, termine arabo che indica la “catastrofe” del 1948, quando le forze armate sioniste cacciarono dalle proprie case quasi un milione di palestinesi e ne uccisero decine di migliaia.


I figli dei figli di quei disperati attendono ancora nei campi profughi il diritto al ritorno e alla compensazione, così come sancito da varie risoluzioni delle Nazioni Unite.


A Gerusalemme, gli studenti vedrebbero anche il Muro dell’Apartheid, costruito interamente in Cisgiordania, col suo percorso che si snoda per inglobare il massimo numero di coloni israeliani col minor numero di palestinesi.


Il Muro e le colonie attorno a Gerusalemme sono state dichiarate dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 2004 illegali e da smantellare.


I crimini di apartheid e di colonialismo sono considerati crimini contro l’umanità perché violano una norma cogente della legge internazionale: il principio di autodeterminazione dei popoli.


Ma forse lei non sa neanche questo, o forse le fa comodo non sapere.


Se gli studenti andassero a Gerusalemme, passeggiando per le viuzze del quartiere musulmano della città vecchia, vedrebbero sventolare le bandiere israeliane, segno che l’esproprio dei palestinesi non risparmia neanche le pietre della città santa.


Molti studenti sapranno anche che quasi due milioni di palestinesi sono prigionieri nel più grande campo di concentramento a cielo aperto del mondo, la Striscia di Gaza, in condizioni disumane. Così come sapranno del Rapporto di inchiesta delle Nazioni Unite sull’operazioni Piombo Fuso, dicembre 2008/gennaio 2009, che documenta i crimini di guerra e possibilmente contro l’umanità commessi dall’esercito israeliano (olte 1400 morti, quasi tutti civili, 5000 feriti, tutte le principali infrastrutture civili duistrutte).
Ma non sono affatto sicuro che tutto questo susciterà ugualmente il suo “sdegno”.
Naturalmente tra nazismo e sionismo ci sono molte differenze, ma anche dei tratti comuni:


il sionismo - ideologia colonialista e razzista - dichiara che gli ebrei appartengono tutti ad una determinata etnia, al “popolo eletto”, un pò come la “razza ariana” nel caso nazista.


Quello che ne deriva circa il trattamento degli “inferiori”, i palestinesi nel caso israeliano, e gli ebrei nel caso nazista, è cosa nota. O dovrebbe esserlo.


Per fortuna, moltissimi ebrei nel mondo si dichiarano antisionisti e si oppongono senza mezzi termini alle politiche criminali dello Stato di Israele.


Ce ne sono in Israele, ce ne sono molti anche in Italia (rete-eco.it).


Noi sappiamo benissimo distinguere tra antisemitismo e antisionismo, e ci guardiamo bene dall’attribuire a tutti gli ebrei del mondo i crimini dello Stato israeliano.


Lei invece rischia proprio di cadere in questa trappola, questa si di carattere antisemita.


Norman Finkelstein, intellettuale ebreo statunitense, dichiarò: “Se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti”.


Provi ad accusare di antisemitismo anche lui, che ha avuto entrambi i rami della propria famiglia sterminati nei campi nazisti.


O Primo Levi, che ammonì: “Ognuno è ebreo di qualcuno.


Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele”.
Le ricordo infine, signor Ciccanti, che molti dei sostenitori dell’apartheid in Sud Africa e del nazismo in Europa si presentavano come persone moderate, miti, ragionevoli, e non si rendevano conto che in realtà si stavano schierando dalla parte di chi compiva quegli orrendi crimini contro l’umanità.


Le consiglio quindi, se trova il tempo, di organizzare un incontro con quegli studenti che lei denigra o con chi si occupa della tragedia palestinese da anni e magari ne sa qualcosina in più di lei, anche per esserne stato testimone diretto.
Imparerà a rivolgere lo sdegno anche altrove.

Enrico Bartolomei
Membro della Campagna Palestina Solidarietà Marche

martedì 19 aprile 2011

CORTEI........ ANTIFASCISTI SEMPRE!!!!!

CORTEO ANTIFASCISTA - CSOA TNT
In memoria di Luciano Taglianini
partigiano combattente
lunedì 25 aprile · 11.00 - 12.00

Arco Clementino, Jesi
ANTIFASCISTI SEMPRE!!
Corteo per la festa della Liberazione
In memoria di tutti i partigiani“Così dal fondo, doveva iniziare la lunga marcia. Già nelle Marche la resistenza era iniziata sul Colle San Marco di Ascoli Piceno. C’erano stati molti caduti. Sui muri delle case nostre i manifesti di Kesserling, tristi come quelli a lutto, chiamavano i giovani ad arruolarsi, ma volantini appiccicati lì accanto dicevano: «Inizia la Resistenza per il riscatto e la Libertà! Italiani, alla lotta!». (cit. Giuliano Montanini, I giorni di ieri)



PER COMMEMORARE IL 66° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DAL NAZI-FASCISMO
CONCENTAMENTO ALLE ORE 9
PIAZZALE XX SETTEMBRE (davanti la Stazione FS)
FABRIANO


















Il 25 aprile a Falkatraz - Falconara
da Piazza Mazzini al Parco Kennedy Ore 11.30 Deposizione delle corone al monumento ai Caduti e corteo fino a Piazza Mazzini Dalle ore 15.00 al Parco Kennedy: Concerto dei Nuova Resistenza, canti di lotta e partigiani eseguiti dalla band che raccoglie tutte le generazioni del CSA Kontatto Reading teatrale di Daniele Biacchessi: “Teatro civile, nei luoghi della narrazione e dell’inchiesta” Danza popolare-pizzica-tammuriata-saltarello;
Critical Market-autoproduzioni-prodotti biologici-banchetti informativi;
Mr French animazione sui trampoli con palloncini; Acchiappasogni laboratorio creativo per bambini Live hip-hop dubstep_Ganji Killah Showcase, dj Foster DubSpencerSound UPS crew & Special Guest Finale in notturna col ritorno, dopo l’edizione del 2008, dei Mercanti di Fuoco in “Demoni”, spettacolo di giocoleria, fuoco e acrobatica L’edizione del Falkatraz Resiste 2011 è dedicata al Partigiano Gianfranco Pistola

venerdì 15 aprile 2011

Ciao, Vik.................


VENERDI 15 APRILE PRESIDIO DI SOLIDARIETA' IN PIAZZA ROMA AD ANCONA

Vittorio Arrigoni è morto. E' caduto un altro martire palestinese














Presidio a Pesaro per Vittorio Arrigoni 16 aprile

Piazza del Popolo - ore 16


Fano: la Campagna Palestina Solidarietà ricorda Vittorio Arrigoni

La Campagna Palestina Solidarietà Marche, costituita da associazioni e singoli che da anni lavorano per una pace giusta in Medio Oriente, ricorda a Fano Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani ucciso a Gaza. La Campagna Palestina Solidarietà aveva ospitato Vittorio Arrigoni nel dicembre 2009 a Pesaro, Ascoli, Jesi e Ancona, per la presentazione del suo libro "Restiamo umani".

In quell'occasione Vittorio aveva raccontato, attraverso i suoi filmati, l'operazione "Piombo Fuso", il dolore di Gaza, la voglia di resistere, di vivere nonostante l'assedio disumano e criminale imposto da Israele.

Il lavoro di testimonianza di Vittorio resta un segno indelebile per chi crede nel valore universale della solidarietà tra tutti i popoli, nella lotta senza frontiere a fianco dei popoli oppressi e contro l'ingiustizia ovunque sia commessa.

Dopo il presidio in Piazza del Popolo a Pesaro, Vittorio Arrigoni sarà ricordato mercoledì 20 aprile alle ore 21 all’Auditorium S. Arcangelo di Fano.

Durante la serata saranno proiettati i suoi video e un'intervista in cui Vittorio racconta la sua attività di solidarietà attiva. da Campagna Palestina Solidarietà


Addio Vittorio. "Io non credo nei confini nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia che è la famiglia umana" V. Arrigoni Addio, Vik. *Tratto da Peacereporter Il blog di Vittorio Arrigoni Vai all'articolo Restate Umani di Christian Elia Links Utili: Articolo da Repubblica News The Guardian News su Jerusalem Post

sabato 9 aprile 2011

Uniti per la libertà: report della Carovana




Diario di viaggio della carovana

Uniti per la libertà

Tunisi, 8 Aprile 2011 8 / 4 / 2011







Arrivato a Tunisi il gruppo dei 60 volontari italiani della carovana Uniti per la libertà coordinata dall'Ambasciata dei Diritti Marche, Ya Basta e Centri Sociali delle Marche.

Il gruppo è stato accolto dai volontari tunisini e dagli operatori della Mezza Luna Rossa cui sono stati consegnati i medicinali, strumentazioni mediche e alimenti per bambini arrivati in mattinata in aereo e quelli arrivati ieri per nave da Civitavecchia. In un albergo del centro della città di Tunisi è ancora in corso la conferenza stampa cui stanno partecipando i giornalisti delle principali testate giornalistiche tunisine e le televisioni di Tunisi.

"I tunisini - racconta una volontaria marchigiana - dopo la lezione di democrazia, ci stanno dando anche lezione di accoglienza, una lezione che dovremmo subito applicare a Lampedusa e in tutti i centri di accoglienza dove sono trattenute le persone arrivate dai paesi del mediterraneo in rivolta".

Domani mattina il gruppo partirà alle 3,00 per il campo profughi di Ras Jadire, nel sud est della Tunisia che ospita persone fuggite dalla Libia, dalla Somalia e dall'Eritrea e Bangladesh (queste persone che hanno diritto di asilo erano rimaste "intrappolate in Libia con l'accordo Italia-Libia").

Gli aiuti umanitari raccolti tramite le donazioni di singoli, associazioni, asur e comuni verranno distribuiti domani alle persone che vivono al campo autogestito da studenti, medici e tutte le persone che hanno messo in campo la "rivolta dei gelsomini".

I volontari tunisini che hanno accolto quelli marchigiani hanno raccontato che al campo di Ras Jadire "C'è chi chiede asilo politico, chi vuole tornare nel proprio paese, chi vuole fermarsi in Tunisia e chi vuole tornare in una Libia libera.

aggiornamenti:





Carovana Uniti per la libertà

venerdì 8 aprile 2011

E' PARTITA LA CAROVANA UNITI PER LA LIBERTA'



E' partita la Carovana

Uniti per La Libertà







Dire, gridare, manifestare contro i bombardamenti in Libia e schierarsi idealmente con i rivoltosi in Maghreb e Mashreq è importante, cosi come difendere i diritti dei migranti. Ma non è sufficiente: bisogna costruire relazioni tra persone, movimenti e associazioni E' in viaggio la Carovana Uniti per La Libertà che dalle Marche e da altre città d'Italia porterà aiuti umanitari ai profughi di guerra del campo Ras Jadire ... Buon viaggio a tutte/i ... noi siamo l'altra Italia ... l'Italia che dice NO alle BOMBE E SI all' ACCOGLIENZA .... Oggi più che mai contro ogni retorica della e sulla guerra il nostro “Stop ai bombardamenti!” passa attraverso una battaglia “senza se e senza ma” sui diritti dei migranti e dei profughi, sul diritto di asilo europeo, sul diritto al soggiorno, alla libertà di stanziamento ed all'accoglienza dignitosa. L'appello http://www.globalproject.info/it/mondi/Uniti-Per-La-Liberta-Carovana-dalla-Tunisia-alla-Libia/7996 Carovana Tunisia: I preparativi al TnT per la partenza. Intervista a Jamel video http://youtu.be/vn9Dt57famc Foto preparativi Carovana https://picasaweb.google.com/sedejesiyabastamarche/Carovana# Una quattro giorni di solidarietà per i profughi tunisini del campo Ras Jadire http://www.viverejesi.it/index.php?page=articolo&articolo_id=289570

giovedì 7 aprile 2011

Carovana Uniti per la Libertà in Tunisia






Una quattro giorni di solidarietà
per i profughi tunisini

del campo Ras Jadire

Sessanta volontari, di cui una quindicina marchigiani e due jesini, partiranno dall'areoporto di Fiumicino giovedì 7 aprile alla volta di Tunisi, in aiuto dei circa 250mila profughi che si sono rifugiati nella parte sud est del paese, al confine con la Libia, nell'ambito del progetto 'La carovana della solidarietà'.








Non solo libici, ma anche somali ed eritrei sono ammassati nel campo profughi di Ras Jadire, in Tunisia, dove le pessime condizioni igieniche, la mancanza di medicinali, strumentazioni mediche e beni di prima necessità hanno creato una situazione di emergenza quanto mai drammatica.




L'aiuto offerto ai disperati con tende e presidi da parte delle organizzazioni di soccorso spontanee nate nella zona, come la Mezzaluna Rossa, non è sufficiente a sopperire alle situazioni mediche più gravi. Ecco che allora sono scese in campo due organizzazioni del territorio jesino, l'Ambasciata dei Diritti Marche e l'Associazione YA Basta per la dignità dei popoli contro il neoliberismo, gruppi di volontari che provengono dalle diverse fasce sociali, dagli studenti, ai docenti, ai medici, agli avvocati che si sono auto-organizzati per dare una mano ai profughi di Ras Jadire.




"Grazie alla collaborazione con il Comune di Jesi e l'ASUR 5 - ha riferito Enza Amici, una dei due volontari jesini che giovedì andranno a Tunisi - abbiamo raccolto in soli tre giorni una decina di scatoloni di medicinali e la grande risposta che ha dato Jesi si è estesa anche a livello nazionale." "Venerdì incontreremo i volontari tunisini e ci organizzeremo con la Mezzaluna Rossa - continua Enza - e sabato ci dirigeremo verso Ras Jadire, a circa 600 km da Tunisi. Distribuiremo i medicinali e pernotteremo al campo profughi in quattro grandi tendoni allestiti per la delegazione della carovana. Torneremo a Tunisi la domenica, in un viaggio lungo dieci ore, per poi far ritorno in Italia il lunedì."


"Sono previsti altri due o tre viaggi a Tunisi - si inserisce l'avvocato Paolo Cognini che, insieme ad Enza Amici e agli altri volontari, decollerà da Fiumicino giovedì - questa prima iniziativa è per prendere un primo contatto con le organizzazioni del posto.


Credo che questo lavoro che stiamo facendo sia interessante per capire anche come si organizza una società dopo aver riconquistato la libertà. Le rivolte in Nord Africa hanno aperto una finestra dalla quale è impossibile non affacciarsi."




"L'Amministrazione Comunale crede molto in questo progetto - sottolinea l'Assessore all'integrazione Gilberto Maiolatesi - pensiamo che in alternativa alle bombe si possa dar vita a tante iniziative di solidarietà."








di Ilaria Cofanelliredazione@viverejesi.it

giovedì 31 marzo 2011

Uniti Per La Libertà! Carovana dalla Tunisia alla Libia

coordinata dalle Marche partirà l'8 aprile la carovana dalla Tunisia alla Libia. l'appello http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Uniti-Per-La-Liberta-Carovana-dalla-Tunisia-alla-Libia/7996

Dall' 8 all' 11 aprile 2011



Unis pour la libertè! United for freedom!

Uniti per la Libertà!









Nel sud est della Tunisia, al confine con la Libia, migliaia di persone vivono nel campo profughi di Ras Jadire.


Tunisia - I campi profughi al confine con la Libia Insieme ai protagonisti della rivolta, ci siamo autoorganizati per aiutare la popolazione in fuga della guerra, una nuova forma di cooperazione sociale, nata dal basso. Noi stiamo della parte di chi lotta per la libertà. Supportarci nella raccolta!! Giovedi 8 aprile una Carovana di 60 persone (di cui 15 dalle Marche) partiranno verso il sud est della Tunisia, al confine con la Libia, dove migliaia di persone vivono nel campo profughi di Ras Jadire, con lo scopo di portare aiuti umanitari





La situazione è drammatica: migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla Libia, ma anche dalla Somalia e dall'Eritrea, sono ammassate nel campo. Si pensa che nei prossimi giorni la situazione peggiorerà ulteriormente per l'intensificarsi del numero delle persone con ferite da arma da fuoco. Le organizzazioni di soccorso hanno allestito tende, sotto le quali medici e volontari stanno cercando di affrontare le emergenze più gravi. La Mezzaluna Rossa distribuisce i pasti, ma mancano medicinali, strumentazioni mediche e chirurgiche, latte per bambini. Trovarsi in un campo profughi ai margini della Libia non è una sfortunata casualità: è un pezzo della guerra che consuma vite e speranze. Così come un pezzo della guerra è Lampedusa, trasformata in un carcere a cielo aperto. Una guerra dai confini labili, già cominciata all'ombra degli accordi di “amicizia” italo-libici con l'imprigionamento, l'uccisione e la deportazione di migliaia di migranti. Le stesse ragioni umanitarie che sponsorizzano le bombe parlano il linguaggio della guerra contro i profughi ed i barconi che attraversano il Mediterraneo. In Tunisia gruppi spontanei di studenti, docenti, lavoratori, medici e avvocati si sono auto-organizzati per far fronte all'emergenza umanitaria che si è creata ai confini con la Libia: oramai da settimane provvedono al reperimento del materiale di prima necessità che poi trasportano fino ai campi profughi. Sono realtà non governative che nascono dallo stesso tessuto sociale che è stato protagonista della “rivolta dei gelsomini”: non esistono ancora associazioni formalizzate perchè fino al 20 gennaio in Tunisia era vietato costituirle. Le reti di solidarietà che nascono spontaneamente in Tunisia sono nel contempo aiuto concreto ai profughi e sperimentazione di forme di cooperazione sociale dal basso. Da queste stesse reti ci arriva oggi un appello, una richiesta di aiuto per far fronte alla grave situazione che si è venuta a creare nei campi profughi. Noi crediamo che nell'attuale scenario di guerra il nostro prendere la parola dalla parte di chi lotta per la libertà contro ogni dittatura, sia essa imposta dall'interno o dall'esterno, sia essa esercitata con le armi o con il potere economico e finanziario, significhi azione concreta, costruzione di relazioni dirette con le sperimentazioni nate dalle rivolte che hanno rivendicato libertà, democrazia, futuro. Oggi più che mai contro ogni retorica della e sulla guerra il nostro “Stop ai bombardamenti!” passa attraverso una battaglia “senza se e senza ma” sui diritti dei migranti e dei profughi, sul diritto di asilo europeo, sul diritto al soggiorno, alla libertà di stanziamento ed all'accoglienza dignitosa. Le rivolte che hanno attraversato il Nord Africa e che continuano ad estendersi aprono nuove finestre e fanno dell'euromediterraneo uno spazio denso di prospettive, chiamato da subito a misurarsi con i movimenti migratori determinati direttamente o indirettamente dalla guerra e dai conflitti in atto. Per tutte queste ragioni vogliamo rispondere all'appello lanciato dai volontari tunisini con una carovana di aiuti dall'Italia con la quale sia possibile raggiungere il campo profughi di Ras Jadire, distribuire i materiali raccolti, incontrare i protagonisti della rivolta ed i volontari che si sono autorganizzati per dare sostegno alle vittime della repressione del regime di Gheddafi e dei bombardamenti. Considerata l'emergenza i tempi di organizzazione della carovana sono stretti ma siamo comunque riusciti in pochi giorni a costruire il programma che proponiamo.



Programma della Carovana


2 Aprile - Reperimento di medicinali e fondi con l'allestimento di gazebo e punti di raccolta nella giornata di mobilitazione nazionale (nelle Marche il pomeriggio concentramento in Ancona - Piazza Roma h.17,00)


6 Aprile - Partenza da Civitavecchia del carico con materiali sanitari e strumentazioni mediche


7 Aprile - Partenza in aereo dall'Italia per Tunisi


8 Aprile - Tunisi: in tarda mattinata incontro della carovana italiana con i volontari tunisini e conferenza stampa - Incontro organizzativo con la Mezzaluna Rossa. - Nel pomeriggio incontro della delegazione italiana con i protagonisti della rivolta all'Università


9 Aprile - Partenza della carovana verso Cita Benghardane, provincia di Tataouine, confine Ras Jadire, a circa 600Km da Tunisi. Il viaggio sarà organizzato insieme alla Mezzaluna rossa che si occuperà del trasporto dei materiali arrivati dall'Italia - Distribuzione dei medicinali nel campo profughi - Pernottamento al campo profughi in tendoni allestiti appositamente per la delegazione della carovana


10 Aprile - Partenza dal campo profughi e ritorno a Tunisi


11 Aprile - Rientro in Italia Il programma è in evoluzione e nei prossimi giorni sarà ulteriormente integrato.


Per la raccolta fondi è possibile effettuare la propria donazione al C/C Banca Etica dell'Associazione Ya Basta! Marche IBAN IT41R05018028 0000 0000 112064, indicando come causale "Carovana Tunisia".

Per informazioni sull'organizzazione e per partecipare alla raccolta del materiale:

tel 347/4701996 email unitiperlaliberta@gmail.com -



Centri di raccolta:

Centro di raccolta a Civitanova Marche:

C.s.o.a. Jolly Roger via Parini 13

fino all'8 Aprile tutti i giorni dalle 18.00 alle 23.00,

dall'8 aprile in poi lunedi e venerdi dalle 18.00 alle 23.00

Referenti David (3278555147), Andrea (3459223191)

Centro di raccolta a Macerata:

Ambasciata dei Diritti, via Pannelli snc (vicino Apm e Informagiovani)

Da lunedì a mercoledi dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00

Contattare il numero 339/7205871

o scrivere una mail a raccoltafarmacimacerata@gmail.com

Punti di raccolta a Fabriano:

Sabato mattina dalle ore 10 gazebo in Piazza del Comune

Venerdì e sabato dalle 18 presso il Circolo ARCI “Il Corto Maltese” via Verdi

Presso le due farmacie comunali

Per informazioni sulla raccolta a Fabriano email: collettivofabriano@libero.it tel:3930227238

Punti di raccolta a Jesi:

csa TnT referenti Ilaria (3387313588) e David (3476422921).

sede di Ya Basta! Marche sabato 2 aprile mattina dalle 10.30 alle 13

Via Mura Orientali 5 (di fronte al ex Cinema Astra/Politeama)

tel sede 3311159432

Centro di raccolta Ancona:

Ambasciata dei Diritti, via Urbino 18

Da lunedì a mercoledi dalle 19 alle 21.

Contattare il numero 3474701996 o scrivere una mail a mailto:ambasciata%40glomeda.org



In continuità con la campagna “Welcome" a Lampedusa per un Mediterraneo dell'accoglienza, promuovono e coordinano: Ambasciata dei Diritti - Marche, Associazione Ya Basta! Marche, Centri Sociali Marche, Associazione Ya Basta! Italia, Centri Sociali del NordEst, Action Per adesioni: unitiperlaliberta@gmail.com