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lunedì 7 gennaio 2013
domenica 6 gennaio 2013
sabato 5 gennaio 2013
Sulla giornata della Pace del 6 gennaio 2013 a Jesi: L’EUROPA DELLA PACE?
L’EUROPA DELLA PACE?
questo il titolo, anticipatore di contenuti reali e veritieri, che tutti noi avremmo voluto vedere sul manifesto dell’Amministrazione Comunale, riguardo la giornata della pace 2013, ma alla luce del programma presentato, concordiamo che il punto interrogativo non poteva avere diritto di cittadinanza.
Con questa lettera aperta ribadiamo la nostra contrarietà, già a suo tempo resa nota alle altre associazioni aderenti alla Consulta per la Pace.
E’ così difficile comprendere che collegare la Giornata della Pace del 6 gennaio, con il conferimento del premio Nobel per la Pace all' Unione Europea, ci debba offendere tutti? perlomeno quelli che fanno parte della consulta.
Sappiamo bene che in politica, tutto serve per dare visibilità, e cosa c’è di meglio che sfruttare il tema della pace, un po’ di buonismo, i bambini, la befana, l’integrazione, l’europa, evvia tutti sul carrozzone del paese dei balocchi, però ci aspettavamo, questo si, una condivisione umana e sensibile su questo tema.
Pensavamo che questi anni di impegno nella consulta, tra alti e bassi, fossero stati in qualche modo costruttivi e propositivi, non fosse altro che per i testimoni di impegno morale e di lotta ospitati nella nostra città nelle precedenti edizioni: Gino Strada, le Madres de Plaza de Mayo, Luigi Ciotti, gli studenti della Locride, Alex Zanotelli e tanti altri.
Avevamo scritto “da un lato l'Europa della finanza e dei mercati, della guerra e delle spese militari di "pace", dall'altro quella dei diritti e dei cittadini, a tutti noi la decisione su quale modello scegliere”........
Scusate la mancanza di diplomazia e di buonismo, quindi coerentemente con quanto già anticipato, ribadiamo che la nostra Associazione non intende avallare in nessun modo questa iniziativa, nel dissociarcene rendiamo nota la nostra decisione di uscire dalla Consulta per la Pace, se questo è il percorso che vuole percorrere..
Il cammino continua………………..
Associazione Ya Basta!Marche
Questa la mail inviata, dall'Associazione Ya Basta!Marche, ai componenti della Consulta per la Pace, il 19 dicembre 2012 quando siamo stati informati dell'iniziativa del 6 gennaio decisa del Comune di Jesi, preso il Teatro studi "Valeria Moriconi"
venerdì 28 dicembre 2012
Il 21 dicembre dei Maya zapatisti
Il 21 dicembre 2012, giorno della “fine del mondo”, secondo una interpretazione del calendario degli antichi Maya, o giorno della fine di un ciclo nella storia dell’umanità e l’inizio di un altro, nello stato del sud messicano teatro dal 1994 della ribellione indigena zapatista, qualcosa di straordinario è accaduto. Dopo oltre due anni di silenzio, le cinque città del Chiapas in cui nel ’94 entrarono i ribelli armati dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale si sono riempite di circa 40 mila zapatisti non armati, le “bases de apoyo”, nel loro linguaggio., Sotto una pioggia insistente, gli zapatisti hanno marciato in modo ordinato, occupato le piazze principali, alzato palchi da cui nessuno ha parlato, e sono rimasti in un silenzio assoluto per alcune ore. Poi si sono ritirati. Poco dopo, sul sito di “Enlace zapatista”, che propone la comunicazioen dell’Ezln, è apparso un brevissimo comunicato firmato da subcomandante Marcos. il cui testo è qui di seguito.
Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno
Comandancia Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
21 dicembre 2012
A chi di dovere:
Lo avete sentito?
E’ il suono del vostro mondo che crolla, ed è quello del nostro che risorge.
Il giorno in cui fece giorno, fu notte;
e sarà notte il giorno in cui farà giorno.
DEMOCRAZIA
LIBERTA’
GIUSTIZIA
Dalle montagne del Sud-Est Messicano
per il Comitato clandestino rivoluzionario indigeno – comandancia generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
SUBCOMANDANTE MARCOS
(Traduzione a cura di Andrea, del Comitato Maribel di Bergamo)
Il mattino dopo, La Jornada di Città del Messico ha pubblicato un commento di Luis Hernandez Navarro, osservatore da molti anni della ribellione zapatista. DKm0 lo ha tradotto. Eccone il testo.
Non può riapparire ciò che non se n’è mai andato. Ciò che questo 21 dicembre hanno fatto i ribelli zapatisti Maya occupando pacificamente e in silenzio cinque città del Chiapas non è stato riapparire, ma riaffermare la loro esistenza.
L’Ezln (Esercito zapatista di liberazione nazionale, ndt) è qui da oltre 28 anni. Non se n’è mai andato. Per dieci anni è cresciuto sotto l’erba; da più di 18 anni si è fatto conoscere pubblicamente. Da allora ha parlato e ossercvato il silenzio ad intermittenza, ma mai ha smesso di agire. In una occasione o l’altra è stata decretata la sua scomparsa o irrilevanza, ma sempre è risorto con forza e con un messaggio.
Questo inizio del nuovo ciclo di Maya non ha fatto eccezione. Più di 40 mila £”bases de apoyo” (zapatisti civili, distinti dai militari dell’Ezln, ndt) zapatiste hanno marciato sotto la pioggia in cinque città in Chiapas: 20 mila a San Cristóbal, 8000 a Palenque, 8000 a Las Margaritas, 6000 ad Ocosingo, e almeno 5000 altri ad Altamirano. È la più grande mobilitazione dall’emersione dei ribelli nel sud-est del Messico.
L’entità della protesta è un segno che la sua forza interna, lungi dal diminuire nel corso degli anni, è cresciuta. Si tratta di un indicatore del fatto che la strategia anti-insurrezionale, condotta da vari governi, non ha avuto successo. Dimostra che il suo progetto è una genuina espressione del mondo Maya, ma anche di moltissimi contadini poveri meticci (i messicani sono indigeni “puri” o “meticci”, con radici anche spagnole, ndt) in Chiapas.
L’Ezln non ha mai abbandonato la scena nazionale. Guidato dalla sua agenda politica, fedele alla sua coerenza etica e con la forza dello stato contro di esso, ha rafforzato le sue forme di governo autonome, tenuto in vita la sua autorità politica tra i popoli indigeni del paese e attive le reti di solidarietà internazionale. Il fatto che non sia apparso pubblicamente non significa che non sia presente in molte lotte importanti nel paese.
Nelle cinque Giunte del buon governo che esistono in Chiapas e nei municipi autonomi le autorità delel bases de apoyo governanose stesse, esercitano la giustizia e risolvono conflitti sulla terra. Nei loro territori, i ribelli hanno fatto funzionare i loro sistemi sanitari e di istruzione al di fuori dei governi statali e federali, organizzato la produzione e la commercializzazione e mantenuto in piedi la loro struttura militare. Hanno risolto con successo la sfida del cambio generazionale nei loro comandi. Come non bastasse, hanno affrontato con efficacia le minacce del narcotraffico, l’insicurezza pubblica e la migrazione. (…)
Gli zapatisti hanno marciato questo 21 dicembre in ordine, con dignità, disciplina e coesione, e in silenzio; un silenzio che si è sentito forte. Allo stesso modo in cui hanno dovuto coprire il suo volto per essere visti, ora hanno interrotto la parola per essere ascoltati. È un silenzio che esprime una feconda capacità di proporre altri orizzonti di trasformazione sociale, una grande potenza. Un silenzio che comunica volontà di resistenza di fronte al potenza: chi resta in silenzio è ingovernabile, diceva Ivan Illich.
Un ciclo di lotta politica in Messico si è chiuso questo primo dicembre (gionro dell’insediamento del nuovo presidente messcicano, Pena Nieto, di destra, accusato di brogli elettorali, ndt), un altro si è aperto. L’Ezln ha molto da dire nella mappa emergente delle lotte sociali che ha cominciato a prendere forma nel paese. La sua mobilitazione può influire in modo rilevante.
(…) Nell’ultimo anno e mezzo sono nati movimenti sociali che sfidano il potere stano al di fuori dei partiti politici. Non si sentono rappresentati da nessuno di essi. Il Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità, #YoSoy132, comunità in lotta contro l’insicurezza pubblica e la devastazione ecologica, le proteste degli studenti in difesa della scuola pubblica, tra gli altri, si muovono su sentieri diversi da quelli della politica istituzionale. La simpatia per gli zapatisti in queste forze sono reali.
Ma al di là della congiuntura, le marce del 13 Baktun Maya (il ciclo che appunto finiva, secondo il calendario Maya, il 21 dicembre 2012, ndt) sono un nuovo Ya Basta! simile a quello che gli zapatistipronunciarono nel gennaio 1994, e una versione rinnovata del “Mai più un Messico senza di noi!” formulato nel mese di ottobre dek 1996, e che apre nuovi orizzonti. Non chiedono nulla, non domandano nulla. Essi mostrano il potere del silenzio. Annunciano che un mondo crolla e un altro rinasce.
giovedì 27 dicembre 2012
mercoledì 26 dicembre 2012
"La Befana a Soteria" - Via Tabano 51 ore 17.00 Jesi (An)
Venerdi 4 gennaio.... a Soteria arriva La Befana ..... siete tutti
invitati...."La Befana a Soteria"
Vi aspettiamo,Via Tabano 51 ore 17.00 Jesi (An), per festeggiare la
vecchietta più dolce del mondo.
La festa della befana di Soteria è aperta a tutti per vivere insieme un
momento di aggregazione e socialità capace di esprimere con le azioni
l'ambizioso percorso nel quale cammineranno insieme utenti, familiari,
operatori, gente comune, verso un orizzonte ideale rappresentato da una
comunità di donne e di uomini ancora capaci di creare legame sociale,
inclusione, solidarietà
martedì 25 dicembre 2012
mercoledì 19 dicembre 2012
lunedì 17 dicembre 2012
LA FORZA DEGLI ZAPATISTI
La forza degli zapatisti
di JAIME
MARTINEZ VELOZ
Da La
Jornada di Città del Messico.
Il prossimo primo di gennaio si compiranno 18 anni
dall’insurrezione armata capeggiata dall’Esercito Zapatista di Liberazione
Nazionale (Ezln). Un paese sulla soglia della modernità fu sorpreso del fatto
che migliaia di insorti, in maggioranza indigeni, avessero preso le armi, come
ultima risorsa, per lottare per una vita migliore per i popoli indigeni e per
il paese.
La mobilitazione di migliaia di messicani obbligò lo
Stato a negoziare con gli insorti una soluzione degna e giusta. Dopo più di due
anni di intensi negoziati, ci fu il primo accordo tra il governo federale e
l’Ezln in materia di diritti e cultura indigeni, che fu firmato il 16 febbraio
del 1996 nel municipio di San Andrés Larráinzar, in Chiapas.
Quando si tentò di inserire questo accordo nella
legislazione messicana, mediante un’iniziativa di legge elaborata dalla
Commissione di Concordia e Pacificazione (Cocopa), la reazione dello Stato fu
brutale, cinica e crudele. L’iniziativa di legge conteneva i postulati testuali
più importanti dall’accordo firmato dal governo federale e l’Ezln; non c’era un
solo concetto che non fosse stato concordato dalle parti. La reazione dell’Ezln
di fronte all’iniziativa elaborata dalla Cocopa fu di accettazione, e quella
delle autorità fu di scandalo ed ipocrisia. Il presidente della repubblica ed i
gruppi di potere economico del paese accusarono la Cocopa e l’Ezln di voler
balcanizzare, dividere e frammentare il paese. Coloro che lanciarono queste
accuse sono gli stessi che concessero 25 milioni di ettari alle compagnie
minerarie straniere e nazionali, le quali tra il 2005 e 2010 estrassero risorse
minerali per un valore di 552 miliardi di pesos (circa 33 miliardi di euro, ndr)
e pagarono solo 6 miliardi e 500 milioni di pesos per i diritti, cioè, l’1,18%.
Nel 2002, dopo la trionfante marcia zapatista in
diverse parti del paese, l’allora presidente Vicente Fox trasmise l’iniziativa
di legge al Congresso dell’Unione, attraverso il Senato della Repubblica, dove
la legge fu smantellata ed al suo posto fu approvato un obbrobrio legislativo
la cui premessa principale era che quella sarebbe stata la strada per far
uscire fuori dall’arretratezza e dall’emarginazione i popoli indigeni messicani.
Si stabiliva che il tema dell’arretratezza e dell’emarginazione in materia
indigena era una questione di programmi ed aiuti governativi, non di pieno
esercizio dei diritti costituzionali: ci si rifiutò così di compiere quanto
concordato a San Andrés Larráinzar.
A più di dieci anni dalla promessa delle istituzioni
messicane agli indigeni di farli entrare in paradiso, in cambio del rifiuto di
applicare quanto concordato tra l’Ezln ed il governo federale, la realtà dà
ragione agli zapatisti e mette in evidenza il più grande dei fallimenti dello
Stato. Tra il 2002 e 2012, la spesa federale annuale per i popoli indigeni è
passata da 16 miliardi e 663 milioni a 39 miliardi e 54 milioni di pesos.
Tuttavia, i dati di povertà ed emarginazione delle stesse agenzie governative
non riportano alcun impatto sulla riduzione della povertà indigena; al
contrario, questa è aumentata, ed è sempre più offensiva per una nazione dove
fin dal 1917 tutti i governi ammettono nei discorsi ed in modi diversi il
debito del Messico con i suoi indios e si dicono impegnati a sconfiggere le
ingiustizie che essi subiscono.
Secondo i dati del Consiglio Nazionale di
Valutazione della Politica di Sviluppo Sociale (Coneval) e i dati su entrate e
uscite del 2010, mentre la media nazionale del tasso di povertà estrema e
moderata è del 46,2%, nelle comunità e villaggi indigeni è del 79,3%, cioè
quasi il doppio. Otto indigeni su dieci non hanno avuto accesso alla terra
promessa dallo Stato messicano, che l’aveva loro offerta loro in cambio della
non applicazione quanto pattuito a San Andrés Larráinzar.
Secondo i dati del Coneval, l’80,3% degli indigeni è
al di sotto della soglia di benessere, l’83,5% non ha accesso alla previdenza
sociale, il 50,6% non conta su servizi di base nella propria abitazione ed il
40,5% soffre di carenze alimentari. Per questo diciamo che in materia indigena
non ha fallito la politica pubblica, bensì la leadership dello Stato; la
politica verso gli indigeni è stata di palliativi, perché non ha una visione
articolata e progetti di cambiamenti strutturali, com’è contemplato negli
accordi di San Andrés Larráinzar.
Dopo il tradimento governativo, l’Ezln decise una
strategia di resistenza, rafforzando la sua organizzazione con la creazione
delle giunte di buon governo, con il lavoro collettivo e la solidarietà
comunitaria. Negli ultimi anni sono andati avanti in silenzio, lontani dalla
propaganda. Alcune persone distratte, o quelli che hanno scommesso sulla
scomparsa del conflitto o l’oblio, diffondono voci o tentano di confondere,
sostenendo che l’Ezln non è più un problema, dato che, dalla loro ottica, gli
zapatisti non fanno più notizia, quindi non esistono.
I dati qui esposti, che mostrano il fallimento
governativo verso questo settore della popolazione, dovrebbero far capire alle
élite messicane che perfino il silenzio è una forma di lotta e che non ha
niente a che vedere con una presunta debolezza, in questo caso, dell’Ezln. Al
contrario, mentre lo spreco ed il fallimento sono sinonimo delle politiche
pubbliche, l’organizzazione, il lavoro e la disciplina sono ciò che ha
contraddistinto lo zapatismo in questa tappa.
Gli zapatisti vivono, si organizzano e lavorano in
una realtà di grandi carenze materiali che suppliscono con creatività e
dedizione. Hanno obiettivi chiari che trascendono le generazioni; i loro
argomenti sono irrefutabili, la vitalità e la consistenza delle loro
convinzioni sono state una scuola di vita per migliaia di messicani. Un
abbraccio affettuoso a tutti gli zapatisti che là, nelle loro comunità, lottano
ogni giorno per costruire un futuro migliore per il nostro paese. Come dicono
da quelle parti: non siete soli!
venerdì 14 dicembre 2012
I MERCATINI SOLIDALI a Villa Borgognoni l’ostello delle idee
Ostello Villa Borgognoni JESI
Dalle 16:00 alle 24:00
REGALA LIBERTA' E DIGNITA'.
A NATALE SOSTIENI PROGETTI SOLIDALI E DI CONSUMO CONSAPEVOLE
un altro mondo è possibile.
Potrai sostenere organizzazioni che si occupano
di progetti solidali e di consumo consapevole
VIDEO - MUSICA – DOLCI – APERITIVO E VIN BRULE’
Con
SpaziOstello
Ya Basta Marche
Bottega del Mondo Solidale
Libera contro le mafie
Emergency
La Strada di Sergio
CVM Comunità Volontari per il Mondo
Nutrimondo / L’Africa chiama
Granello di senape
ANPI
Villa Borgognoni l’ostello delle idee
TEL 0731 214264
mercoledì 5 dicembre 2012
giovedì 29 novembre 2012
SABATO 1 DICEMBRE (dalle ore 11 alle 14) incontro con ANTONIO TRICARICO - c/o Casa delle Culture - Ancona
il Coordinamento Marchigiano dei Movimenti per l'Acqua è lieto di invitarvi sabato 1 dicembre dalle 11:00 presso la Casa delle Culture di Ancona all' incontro con Antonio Tricarico dell'Associazione Re:Common per discutere degli aspetti finanziari della trasformazione della gestione dell’acqua dalla attuale S.p.A. – società di diritto privato – in Azienda Speciale Consortile di diritto pubblico.
La trasformazione in Azienda Speciale Consortile non solo darà attuazione alla volontà popolare espressa con il referendum del 12 e 13 giugno 2011, ma contribuirà anche a sottrarre l’acqua alla crescente finanziarizzazione della vita e della società che ci ha portati alla attuale crisi e a costruire le condizioni per una gestione partecipata.
Di per se un grande risultato, ma non ci sottraiamo all’esigenza di dare risposte esaurienti al problema del finanziamento degli investimenti necessari, risolvibile attraverso gli strumenti di una “finanza normale”, non speculativa.
Sono invitati: rappresentanti degli Enti Locali, delle associazioni e movimenti territoriali, i cittadini.
Per info: michelechc@gmail.com
348 3701690 - 3925039566
Coordinamento Marchigiano dei Movimenti per l’Acqua
in collaborazione con la Casa delle Culture
giovedì 22 novembre 2012
ASSASSINII E DISINFORMAZIONE
Assassinii e disinformazione
di Alain Gresh
da Il manifesto
di Alain Gresh
da Il manifesto
Per comprendere l'escalation a Gaza, bisogna sempre ricordare alcuni dati circa questo territorio (360 km², più di 1,5 milioni di abitanti, cioè oltre 4 500 persone al km² - il che ne fa uno dei luoghi del pianeta con la più alta densità di popolazione), che Israele occupa dal 1967.
Anche se l'esercito si è ritirato, i contatti con il mondo esterno sono sempre controllati da Israele; la circolazione all'interno della stretta striscia di terra è limitata e continua il blocco avviato da anni: per le Nazioni unite, Gaza resta un territorio occupato.
I dati che seguono sono forniti dall'Ufficio delle Nazioni unite per il coordinamento degli affari umanitari nei territori palestinesi (Ocha oPt), in un documento del giugno 2012 intitolato «Five Years of Blockage: The Humanitarian Situation in the Gaza Strip»:
Nel giugno 2007 il governo israeliano decide di intensificare il blocco del territorio, già severamente «controllato».
Il 34% della popolazione (e la metà dei giovani) è disoccupato.
L'80% della popolazione dipende dall'aiuto alimentare.
Il Pnl per abitante era, nel 2011, inferiore del 17 per cento a quello del 2005 (in termini costanti).
Nel 2011, un camion al giorno usciva da Gaza con prodotti per l'esportazione, cioè meno del 3% della cifra del 2005.
Il 35% delle terre coltivabili e l'85% delle acque pescose sono parzialmente o totalmente inaccessibili agli abitanti di Gaza in seguito alle restrizioni israeliane.
L'85% delle scuole deve operare in regime di «doppio turno» (uno la mattina, l'altro il pomeriggio) -, a causa della sovrappopolazione.
Ogni guerra è accompagnata da un'intensa propaganda e il governo israeliano è diventato maestro in questo campo. Già al tempo dell'offensiva del dicembre 2008-gennaio 2009, si era vista un'ondata mediatica (Marie Bénilde, «Gaza:du plomb durci dans les têtes»). Intellettuali francesi, tra cui l'incredibile Bernard-Henri Lévy, avevano contribuito alla disinformazione.
L'uomo assassinato da Israele, Ahmed Jabari, era il capo dell'ala militare di Hamas (su questa organizzazione, leggere «Qu'est-ce que le Hamas?»). Molti media lo presentano come «un terrorista» responsabile di tutti gli attacchi contro Israele. La realtà è piuttosto diversa dal ritratto - anche al di là dell'uso del termine «terrorismo», come minimo ambiguo.
Ancora una volta, è un giornalista israeliano Aluf Benn a far notare («Israel killed its sub contractor in Gaza» Haaretz, 15 novembre): «Ahmed Jabari era un subappaltatore, incaricato della sicurezza di Israele nella striscia di Gaza. Qualifica che può sembrare assurda a chi, nelle ultime ore, lo ha visto descrivere come un"arciterrorista", "il capo del personale del terrore" o come "il nostro Ben Laden"» .
Eppure è stata questa la realtà negli ultimi cinque anni e mezzo. Israele ha preteso da Hamas che rispettasse la tregua nel sud e la facesse rispettare dalle numerose organizzazioni armate della striscia di Gaza. Ahmed Jabari è l'uomo a cui era stato affidato questo compito.»
Basta guardare i grafici pubblicati dallo stesso ministero degli esteri israeliano circa i lanci di razzi («Palestinian ceasefire violations since the end of Operation Cast Lead», 14 novembre 2012), per rendersi conto che, nel complesso, la tregua era stata effettivamente rispettata. L'hanno interrotta i raid dell'esercito israeliano del 7 e 8 ottobre 2012, poi del 13 e 14 ottobre, che hanno provocato un'escalation che non si più fermata. E, alla vigilia dell'assassinio di Jabari, una tregua era stata concordata dall'Egitto, il che conferma la testimonianza del militante per la pace Gershon Baskin, ripreso da Haaretz, «Israeli peace activist: Hamas leader Jabari killed amid talks on long-term truce», 15 novembre)
Tutte le escalation fanno seguito a omicidi mirati di militanti palestinesi a Gaza. Le esecuzioni extragiudiziarie sono una pratica antica del governo israeliano (a cui gli Stati uniti si sono adeguati da tempo). Avete detto «terrorismo»? (da leggere assolutamente «De Gaza à Madrid, l'assassinat ciblé de Salah Shehadeh», di Sharon Weill, Le Monde Diplomatique, settembre 2009).
Lo scenario era stato esattamente lo stesso nel 2008. Mentre la tregua veniva rispettata dai palestinesi dal giugno 2008 («List of Palestinian rocket attacks on Israel, 2008», Wikipedia), era stato l'assassinio di sette militanti palestinesi nel novembre a portare all'escalation e all'operazione «Piombo fuso».
Sulle violazioni israeliane dei cessate il fuoco nel corso degli ultimi anni, si può leggere Adam Horowitz, «Two new resources: Timeline of Israeli escalation in Gaza and Israel's history of breaking ceasefires» (Mondoweiss, 14 novembre 2012).
D'altra parte, è difficile parlare di un confronto tra due parti: gli F-16 israeliani e i razzi palestinesi non sono armi equivalenti. Lo prova il bilancio delle vittime, a partire dalla tregua del gennaio 2009 seguita all'operazione «Piombo fuso».
L'organizzazione israeliana di difesa dei diritti umani B'Tselem fa il conto dei palestinesi e degli israeliani uccisi a Gaza dal 19 gennaio 2009 al 30 settembre 2012 («Fatalities after operation "Cast Lead"»): 271 palestinesi (di cui 30 minorenni) contro 4 israeliani.. Le cifre parlano da sole ...
(tradotto da Elvira Panaccione) * Sito di Le Monde Diplomatique
Copyright Le Monde Diplomatique
Anche se l'esercito si è ritirato, i contatti con il mondo esterno sono sempre controllati da Israele; la circolazione all'interno della stretta striscia di terra è limitata e continua il blocco avviato da anni: per le Nazioni unite, Gaza resta un territorio occupato.
I dati che seguono sono forniti dall'Ufficio delle Nazioni unite per il coordinamento degli affari umanitari nei territori palestinesi (Ocha oPt), in un documento del giugno 2012 intitolato «Five Years of Blockage: The Humanitarian Situation in the Gaza Strip»:
Nel giugno 2007 il governo israeliano decide di intensificare il blocco del territorio, già severamente «controllato».
Il 34% della popolazione (e la metà dei giovani) è disoccupato.
L'80% della popolazione dipende dall'aiuto alimentare.
Il Pnl per abitante era, nel 2011, inferiore del 17 per cento a quello del 2005 (in termini costanti).
Nel 2011, un camion al giorno usciva da Gaza con prodotti per l'esportazione, cioè meno del 3% della cifra del 2005.
Il 35% delle terre coltivabili e l'85% delle acque pescose sono parzialmente o totalmente inaccessibili agli abitanti di Gaza in seguito alle restrizioni israeliane.
L'85% delle scuole deve operare in regime di «doppio turno» (uno la mattina, l'altro il pomeriggio) -, a causa della sovrappopolazione.
Ogni guerra è accompagnata da un'intensa propaganda e il governo israeliano è diventato maestro in questo campo. Già al tempo dell'offensiva del dicembre 2008-gennaio 2009, si era vista un'ondata mediatica (Marie Bénilde, «Gaza:du plomb durci dans les têtes»). Intellettuali francesi, tra cui l'incredibile Bernard-Henri Lévy, avevano contribuito alla disinformazione.
L'uomo assassinato da Israele, Ahmed Jabari, era il capo dell'ala militare di Hamas (su questa organizzazione, leggere «Qu'est-ce que le Hamas?»). Molti media lo presentano come «un terrorista» responsabile di tutti gli attacchi contro Israele. La realtà è piuttosto diversa dal ritratto - anche al di là dell'uso del termine «terrorismo», come minimo ambiguo.
Ancora una volta, è un giornalista israeliano Aluf Benn a far notare («Israel killed its sub contractor in Gaza» Haaretz, 15 novembre): «Ahmed Jabari era un subappaltatore, incaricato della sicurezza di Israele nella striscia di Gaza. Qualifica che può sembrare assurda a chi, nelle ultime ore, lo ha visto descrivere come un"arciterrorista", "il capo del personale del terrore" o come "il nostro Ben Laden"» .
Eppure è stata questa la realtà negli ultimi cinque anni e mezzo. Israele ha preteso da Hamas che rispettasse la tregua nel sud e la facesse rispettare dalle numerose organizzazioni armate della striscia di Gaza. Ahmed Jabari è l'uomo a cui era stato affidato questo compito.»
Basta guardare i grafici pubblicati dallo stesso ministero degli esteri israeliano circa i lanci di razzi («Palestinian ceasefire violations since the end of Operation Cast Lead», 14 novembre 2012), per rendersi conto che, nel complesso, la tregua era stata effettivamente rispettata. L'hanno interrotta i raid dell'esercito israeliano del 7 e 8 ottobre 2012, poi del 13 e 14 ottobre, che hanno provocato un'escalation che non si più fermata. E, alla vigilia dell'assassinio di Jabari, una tregua era stata concordata dall'Egitto, il che conferma la testimonianza del militante per la pace Gershon Baskin, ripreso da Haaretz, «Israeli peace activist: Hamas leader Jabari killed amid talks on long-term truce», 15 novembre)
Tutte le escalation fanno seguito a omicidi mirati di militanti palestinesi a Gaza. Le esecuzioni extragiudiziarie sono una pratica antica del governo israeliano (a cui gli Stati uniti si sono adeguati da tempo). Avete detto «terrorismo»? (da leggere assolutamente «De Gaza à Madrid, l'assassinat ciblé de Salah Shehadeh», di Sharon Weill, Le Monde Diplomatique, settembre 2009).
Lo scenario era stato esattamente lo stesso nel 2008. Mentre la tregua veniva rispettata dai palestinesi dal giugno 2008 («List of Palestinian rocket attacks on Israel, 2008», Wikipedia), era stato l'assassinio di sette militanti palestinesi nel novembre a portare all'escalation e all'operazione «Piombo fuso».
Sulle violazioni israeliane dei cessate il fuoco nel corso degli ultimi anni, si può leggere Adam Horowitz, «Two new resources: Timeline of Israeli escalation in Gaza and Israel's history of breaking ceasefires» (Mondoweiss, 14 novembre 2012).
D'altra parte, è difficile parlare di un confronto tra due parti: gli F-16 israeliani e i razzi palestinesi non sono armi equivalenti. Lo prova il bilancio delle vittime, a partire dalla tregua del gennaio 2009 seguita all'operazione «Piombo fuso».
L'organizzazione israeliana di difesa dei diritti umani B'Tselem fa il conto dei palestinesi e degli israeliani uccisi a Gaza dal 19 gennaio 2009 al 30 settembre 2012 («Fatalities after operation "Cast Lead"»): 271 palestinesi (di cui 30 minorenni) contro 4 israeliani.. Le cifre parlano da sole ...
(tradotto da Elvira Panaccione) * Sito di Le Monde Diplomatique
Copyright Le Monde Diplomatique
mercoledì 21 novembre 2012
lunedì 19 novembre 2012
GAZA: BASTA CON IL MASSACRO - PRESIDIO Ancona 20 novembre 2012 Piazza della Repubblica ore 18,30
GAZA DI NUOVO SOTTO ATTACCO
BASTA CON IL MASSACRO
UNA CANDELA PER OGNI PERSONA UCCISA
“Serve dire qualcosa?
Ferma qualche bomba le nostre urla?
La nostra parola, salva la vita a qualche bambino palestinese?
..... Noi pensiamo di si!
Che forse , non fermeranno una bomba, o che la nostra parola non diventerà uno scudo blindato.
Ma forse la nostra parola riuscirà ad unirsi ad altre parole nel mondo, e che forse , inizialmente , si trasformerà in un mormorio ... dopo in una voce alta , e poi in un grido che verrà ascoltato a Gaza.”
Presidio per chiedere la fine dell’operazione militare israeliana “Pilastro della difesa” che a domenica ha causato
69 morti; tra cui 20 bambini, 8 donne, 9 anziani e 660 feriti; tra cui 224 bambini, 113 donne, 50 anziani.
L’ingresso del porto di Ancona, quel porto che accoglie e respinge le tante persone che fuggono dalle guerre e che cercano di raggiungere l’Italia e l’Europa per costruire una vita migliore, vedrà le scale del Teatro delle Muse brillare per le tantissime candele che illumineranno i visi di chi ancora una volta con tutta la voce griderà “Stop the war, Stop the Israeli terrorim - Stay Human”
domenica 18 novembre 2012
venerdì 16 novembre 2012
In diretta da Gaza Michele Giorgio
Ci puoi raccontare cosa sta succedendo a Gaza?
La cronaca degli ultimi avvenimenti è che continua da ieri l'attacco israeliano con un'offensiva aerea a Gaza, iniziata con un cosidetto omicidio mirato del capo militare di Hamas che è stato un duro colpo per il movimento islamico.
Da ieri è un susseguirsi di incursioni aeree, si sentono boati in continuazione.
Israele dichiara di colpire solo obbiettivi militari, ma in realtà io ora mi trovo all'ospedale Shifa e vedo arrivare in continuazione ambulanze con civili e molti bambini feriti.
La situazione per la popolazione civile è molto grave, sono tutti rintanati nelle case ed escono solo per recarsi ai funerali; è già difficile reperire cibo perchè tutti i negozi sono chiusi.
Le esplosioni sono anche a Gaza city, mentre continua il lancio di razzi da parte della resistenza armata palestinese; Israele dichiara che sono stati 750 i razzi lanciati dai palestinesi, ma solo oggi hanno causato tre morti tra cui un bambino, colpendo l'ultimo piano di un palazzo situato in una cittadina distante una trentina di kilometri dalla striscia di Gaza.
Questo potrebbe essere il pretesto per la possibile offensiva di terra dell'esercito israeliano.
lunedì 12 novembre 2012
SCIOPERO GENERALE EUROPEO CONTRO L'AUSTERITY
# tomalahuelga
ANCONA - #14N SCENDONO IN PIAZZA 'I FANTASMI DELLA CRISI'
Uova e vernice colorata contro le banche e blocchi del traffico. Allontanato il servizio d'ordine cgil che tentava di separare il corteo
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/ancona-14n-scendono-in-piazza-i-fantasmi-della-crisi/12757
14N - LA CRONACA MULTIMEDIALE DELLA GIORNATA
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/14n-cronaca-multimediale-in-aggiornamento/12741
- I VIDEO
14.11.12 Ancona - #tomalahuelga, il videoracconto
http://www.globalproject.info/it/resources/38280/
14.11.12 Ancona - Appaiono i 'fantasmi della crisi' e sanzionano le banche
http://www.globalproject.info/it/resources/38125/
Ancona 14N - "Debitori di nessuno" Il corteo dei centri sociali
http://www.globalproject.info/it/resources/38221/
Ancona #14N - Le provocazioni del servizio d'ordine cgil
http://www.globalproject.info/it/resources/38252/
Ancona #14N - Contestato il comizio cgil
http://www.globalproject.info/it/resources/38240/
- LE FOTO
http://www.globalproject.info/it/resources/38286/
http://www.globalproject.info/it/resources/38285/
http://www.globalproject.info/it/resources/38283/
http://www.globalproject.info/it/resources/38232/
http://www.globalproject.info/it/resources/38203/
Uova e vernice colorata contro le banche e blocchi del traffico. Allontanato il servizio d'ordine cgil che tentava di separare il corteo
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/ancona-14n-scendono-in-piazza-i-fantasmi-della-crisi/12757
14N - LA CRONACA MULTIMEDIALE DELLA GIORNATA
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/14n-cronaca-multimediale-in-aggiornamento/12741
- I VIDEO
14.11.12 Ancona - #tomalahuelga, il videoracconto
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14.11.12 Ancona - Appaiono i 'fantasmi della crisi' e sanzionano le banche
http://www.globalproject.info/it/resources/38125/
Ancona 14N - "Debitori di nessuno" Il corteo dei centri sociali
http://www.globalproject.info/it/resources/38221/
Ancona #14N - Le provocazioni del servizio d'ordine cgil
http://www.globalproject.info/it/resources/38252/
Ancona #14N - Contestato il comizio cgil
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- LE FOTO
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lunedì 29 ottobre 2012
Venerdì 9 Novembre - Spazio Comune Autogestito - Jesi: ASSALTO AI FORNI - Cronache da Taranto
COMUNICATO STAMPA
Un'operaio dell'ILVA e un attivista del "Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti" di Taranto,
insieme a Marco Brunetti operaio CNH- FIAT e delegato Rsu della Fiom di Jesi,saranno i relatori al dibattito che si terrà Venerdì 9 Novembre alle ore 21.00 presso lo Spazio Comune Autogestito in Via Gallodoro 68/ter (vicino alla sede INPS)- Jesi
L’inchiesta giudiziaria per disastro ambientale e corruzione pendente sull’acciaieria Ilva, pone Taranto al centro del conflitto tra capitale e lavoro-ambiente-salute.
Taranto è un paradigma della nostra società, da una parte gli interessi economici e del profitto, dall’altra la qualità della vita e la dignità dei cittadini.
In una città mortificata dall’incidenza tumorale più alta d’Italia, dalla cieca logica speculativa della famiglia Riva e dalla latitanza delle istituzioni, il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, è impegnato nella sfida più ardua.
Quella di ricomporre i diritti, affermando l’inscindibilità tra lavoro, reddito, salute e ambiente, e di costruire un’alternativa possibile.
Al dibattito saranno presenti anche rappresentanti dei Comitati contro la costruzione delle nuove centrali Api e del rigassificatore di Falconara e il Comitato Jesino promotore dei referendum per abolire le modifiche apportate da Elsa Fornero all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e per ”ripristinare i diritti minimi e universali previsti dal contratto nazionale di lavoro, cancellati dal governo Berlusconi con l’art.8 del decreto legge n.138 del 2011″ Sarà presente un banchetto per la raccolta firme.
Il dibattito sarà anche l'occasione per discutere e organizzare nel nostro territorio le mobilitazioni per lo sciopero generale europeo lanciato dai lavoratori greci contro le politiche di austerity il 14 Novembre prossimo.
Spazio Comune Autogestito
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