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martedì 28 luglio 2009
24 luglio 2009 - ANCONA COME L’AQUILA DIFENDIAMO I TERRITORI IL PORTO È DI TUTTI
venerdì 10 luglio 2009
Contro il G8, Senza Frontiere!
Ancona: Bloccata la Nave dei Rimpatri, il corteo di 2.000 manifestanti entra nella zona rossa del porto
Poco prima del corteo, i movimenti bloccano le operazioni di una delle navi dirette a Patrasso
Aggiornamento ore 21:00 - Il corteo dopo aver occupato la zona rossa del porto ed aver simbolicamente rilasciato in mare dei fiori di loto, torna in piazza dopo aver trasformato in realta' ad Ancona una giornata senza frontiere e senza zone rosse.
Aggiornamento ore 20:30 - Il corteo di 2.000 persone entra nel porto, al di là nella zona rossa.
Aggiornamento ore 20:10 - 2000 persone in attesa di entrare dentro il porto.
Aggiornamento ore 20:05 - Il Corteo è in attesa di entrare dentro il porto.
Aggiornamento ore 20:00 - Il Corteo diventa sempre piu' grande mentre si avvicina al Porto.
Aggiornamento 19:50 - Il corso principale di Ancona e' occupato da oltre 1000 persone insieme per riaffermare che oggi è la giornata senza zone rosse e senza frontiere.
Aggiornamento ore 19:00 - Il Corteo comincia a muoversi per il corso principale di Ancona dopo che all'interno del porto il blocco degli attivisti è durato oltre un'ora.
Aggiornamento ore 18:40 - Nel porto di Ancona è in corso la conferenza stampa di fronte alla nave bloccata dagli attivisti delle Comunità Resistenti delle Marche, Ya Basta Marche e Ambasciata dei Diritti.
E' stato ricordato Amir, il ragazzo morto proprio in questo porto nel tentativo di sfuggire ai controlli di quello che è ormai uno dei bastioni della Fortezza Europa.
I movimenti ribadiscono l'apertura del territorio, che è ospitale e solidale con i migranti e con chi fugge da situazioni terribili come i conflitti che la guerra globale permanente scatena in tutto il mondo.
Ore 18:00 - In questo momento decine di attivisti stanno bloccando le operazioni di una delle navi della linea Superfast nel porto di Ancona, nell'ambito della giornata "Senza Frontiere" promossa dai movimenti marchigiani.
La nave è una di quelle utilizzate dai migranti provenienti da Patrasso, in cui è presente un campo che accoglie migliaia di profughi in fuga dai teatri di guerra mediorientali e asiatici, che spesso trovano la morte cercando di sfuggire ai controlli e alla militarizzazione dei porti.
Tra pochissimo, alle ore 19 partirà la manifestazione in partenza da Piazza Roma sui diritti di cittadinanza per i migranti, la parola d'ordine con cui hanno scelto di attraversare il g8 dislocato, da Vicenza al No G8 romano.
Partecipano le reti dell'Emilia Romagna, dell'Umbria, e gli studenti marchigiani dell'Onda, che chiedono anche la libertà dei 21 arrestati lunedì nell'ambito del'operazione Rewind.
lunedì 6 luglio 2009
Giovedì 9 luglio diamo il benvenuto al G8!

Ancona, 9 luglio.
La vasta operazione di polizia e magistratura che ha portato a perquisizioni in tutta Italia e a 21 arresti a carico di studenti e militanti dei centri sociali, ha colpito anche Marco e Anton, attivisti del Csa Oltrefrontiera di Pesaro, realtà storica delle reti di movimento nelle Marche.
Lo dimostrerà la stessa determinazione che le Comunità resistenti, gli attivisti dei centri sociali, gli studenti dell'Onda, porteranno in piazza anche ad Ancona giovedì 9 luglio per dare il benvenuto al G8 costruendo insieme la Giornata Senza Frontiere, contro la politica dei respingimenti e dei pacchetti sicurezza.
Contro il G8, stop ai respingimenti e al pacchetto sicurezza
Manifestazione ad Ancona, 9 luglio ore 19
Il 9 luglio la città di Ancona esprimerà la propria indignazione e rifiuto verso la violenza dei respingimenti illegali contro i migranti in fuga da terre martoriate da conflitti e povertà.
E mentre alle nostre frontiere si sbriciolano così gli ultimi brandelli del diritto di asilo, nei nostri territori facciamo i conti ogni giorno con il continuo restringimento dei diritti e delle libertà dei migranti, fino all'introduzione del reato di clandestinità che colpisce gli individui per una condizione subita ed imposta dalle leggi che, come la Bossi-Fini, impediscono di ottenere il permesso di soggiorno.
Restringimenti nell'accesso a diritti civili e servizi, permessi a punti, tasse di soggiorno, inasprimento dei criteri di ottenimento della cittadinanza italiana e ricongiungimenti familiari, insieme ad altri perversi ostacoli ad una serena vita quotidiana vanno a peggiorare ulteriormente la qualità dell'esistenza dei migranti, in una fase di crisi che espelle dal lavoro migliaia di persone privandole di reddito e di forme di tutela sociale.
Al contempo vediamo potenziato il sistema della detenzione amministrativa dei CPT/CIE - dove oggi i tempi di reclusione sono triplicati - anello strategico di una catena di controllo attraverso la quale gestire e governare i corpi in esubero, la manodopera divenuta inutile per il mercato ma preziosa per costruire l'immaginario della paura e del nemico su cui scaricare i costi della crisi.
Di ritorno dall'Independence Day di Vicenza, vediamo nella Giornata Senza frontiere di Ancona una risposta ai regimi di regolamentazione della mobilità delle persone teorizzati e praticati dai G8 e dai loro eserciti.
Stop ai respingimenti, chiusura dei CIE, libertà di movimento e diritti per tutti/e!
Gli Sportelli Migranti e le scuole di Italiano per migranti di Bologna, Reggio Emilia, Rimini e Parma*
*Centro Sociale TPO Bologna, Associazione Città Migrante Reggio Emilia, Lab Paz Rimini, Casa Cantoniera Autogestita Parma
Campagna Palestina Solidarietà: comunicato stampa conclusione boicottaggio Festival del Cinema di Pesaro

Il Festival del Cinema di Pesaro si è concluso e vogliamo rispondere a quelli che in questi giorni ci hanno criticato per il nostro appello al boicottaggio:
politici, semplici cittadini, critici cinematografici, partiti, ecc.
In linea di massima le critiche erano di tre tipi:
-- La cultura e il cinema non si boicottano perché sono una forma di comunicazione e dialogo tra culture ed è un modo per arrivare alla pace
-- Chi boicotta il festival del cinema per la presenza d’ Israele è un po’ razzista
-- I film presenti al festival del cinema sono di registi israeliani critici con il loro governo. Il festival presenta anche un film di un autore palestinese, quindi chi boicotta il festival non conosce la realtà israelo-palestinese e fa un clamoroso autogol.
Con ordine rispondiamo a tutti:
abbiamo ripetuto mille volte che il nostro non era un boicottaggio alla cultura ma, una forma di pressione sulle istituzioni israeliane.
In tanti hanno fatto finta di non capire e il ritornello è continuato, ben rappresentato dal “cinema che supera le barriere”.
Nei Territori Palestinesi Occupati però le barriere non sono di polistirolo ma di cemento armato, sono alte otto metri e i militari israeliani che le controllano sparano a vista.
Tra i tanti sostenitori del “cinema che supera le barriere” c’ è qualcuno che ricorda la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che nel luglio 2004 ha dichiarato illegittimo il muro che Israele sta costruendo nei Territori Palestinesi Occupati?
Del resto è un vero peccato che di tanti estimatori del dialogo nessuno si è presentato all’incontro con Fida Qishta, cittadina di Rafah, che abbiamo organizzato il 25 sera nella sala del Consiglio Comunale. Eppure Rafah è gemellata con Pesaro.
L’accusa di razzismo nei nostri confronti è un insulto a cui rispondiamo con i fatti
Chi in questi giorni ha partecipato alle nostre attività è in prima fila nella lotta contro il razzismo strisciante che avvolge la nostra società.
Chi ha aderito al nostro appello usa il tempo libero per organizzare conferenze e seminari sui migranti, raccoglie fondi per associazioni che "resistono" nel sud del mondo, alcuni hanno fatto periodi di volontariato in mezzo mondo;
Chi ci chiama razzisti non ci conosce e farebbe bene a venire alle nostre iniziative prima di parlare.
L’ ultimo genere di critica riguarda la nostra ignoranza, non abbiamo capito che al festival sono stati presentati tanti film che provocano una giusta indignazione di fronte alle ingiustizie subite dai palestinesi.
Dario Fò durante un suo spettacolo diceva che l’indignazione di fronte alle ingiustizie è il ruttino della democrazia se non è accompagnata da un impegno reale per mettervi fine.
Per quello che ci riguarda non ci siamo svegliati quando abbiamo appreso della retrospettiva su Israele al festival del cinema.
Sono anni che lavoriamo sulla questione israelo-palestinese.
Abbiamo organizzato decine di dibattiti, seminari, proiezioni, mostre fotografiche;
abbiamo ospitato attivisti israeliani e palestinesi, docenti universitari, giornalisti, scrittori.
Conosciamo bene la realtà dell’opposizione israeliana, abbiamo ospitato a Pesaro
militari israeliani che rifiutano di servire nei territori palestinesi occupati e intellettuali, ci hanno raccontato le contraddizioni di uno stato democratico che occupa militarmente da 41 anni i Territori Palestinesi Occupati e che discrimina il 20% dei propri cittadini perché palestinesi.
Conosciamo chi realmente in Israele si batte per i diritti dei palestinesi, sono loro che ci hanno spinto e incoraggiato a portare avanti il boicottaggio come forma di protesta contro la politica coloniale israeliana.
Siamo parte di un movimento che raccoglie israeliani, palestinesi e attivisti internazionali, altro che razzisti, altro che malati di protagonismo che non sanno quello che fanno!
C'è un'unica strada: "Boicottare Israele"
Sabato 27 Giugno Il Manifesto :
La scrittrice canadese Naomi Klein, che si trova in Cisgiordania per presentare il suo libro "Shock Economy", a fianco dei palestinesi e dei pacifisti israeliani.Il boicottaggio non è, dice, contro lo stato ebraico in quanto tale ma contro le politiche di segregazione e occupazione dei suoi governi."
Il boicottaggio di Israele, ne sono convinta, è l'unico modo per poter accelerare la fine dell'occupazione delle terre palestinesi.
E' necessario riprendere la pressione internazionale che consentì di mettere fine all'apartheid in Sudafrica. A pensarlo sono anche tanti ebrei israeliani."
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090627/pagina/09/pezzo/253471/
La Campagna Palestina Solidarietà - Marche
costituita da associazioni e singoli che da anni lavorano per una pace giusta in Medio Oriente e contro l’occupazione israeliana, ringrazia tutti quelli che in queste settimane hanno lavorato al boicottaggio del Festival del Cinema di Pesaro e quelli che hanno aderito al nostro appello.
Sapevamo di non avere mai fatto nulla di simile ma, abbiamo cercato di fare del nostro meglio per dare voce al popolo palestinese.
Nella settimana del festival abbiamo fatto tre presidi e un dibattito pubblico, a tutte le iniziative hanno partecipato un buon numero di persone.
Abbiamo costretto gli organizzatori del festival a giustificare le loro scelte, certo il calendario del festival non è cambiato ma abbiamo fatto sentire la nostra voce e qualcuno si deve essere infastidito se ci siamo ritrovati a Pesaro una presenza di forze dell’ordine che non ricordiamo di aver mai visto prima.
Sicuramente abbiamo ottenuto tre risultati:
- abbiamo costruito una rete di rapporti con organizzazioni israeliane e palestinese attive nel boicottaggio d’Israele
- abbiamo dimostrato che anche in una piccola città si possono trovare modalità di boicottaggio della politica coloniale israeliana
- abbiamo contribuito a fare del boicottaggio una pratica diffusa.
Con la consapevolezza di avere ancora tanto da fare ma con la certezza di avere imboccato la strada giusta salutiamo e ringraziamo :
Comunità Resistenti delle Marche
Ya Basta Marche e Ya Basta Italia
Resistenza Solidale di Pesaro
Attivisti di Fuoritempo
Campagna Palestina Solidarietà
venerdì 26 giugno 2009
Elezioni in Argentina
Il prossimo 28 giugno, in Argentina si tengono le elezioni per il rinnovo della camera dei deputati, per il parlamento nazionale e provinciale, il governo di Cristina Fernandez è in difficoltà
Nel mese di maggio nel nostro viaggio in Argentina abbiamo fatto l’intervista che riportiamo di seguito, cercando di capire com'è oggi la situazione politica.
Josè: "bisogna considerare, che siamo in presenza di una crisi di multiple dimensioni , una crisi sociale, come ovvia conseguenza del sistema capitalista in termini di depapeurizzazione, sfruttamento , una crisi che viene da lontano, che ha avuto un relativo ricupero fra il 2003 e il 2007, anche se già alla fine del 2006 - anche per i più privilegiati , coloro che avevano una buona stabilità economica e lavorativa - quando la crescita dell'inflazione ha cominciato a superare la crescita dei salari, questo di conseguenza trascina una crisi sociale che si aggrava.
Poi c'è la crisi economica che è espressione della crisi a livello internazionale e che ha conseguenze particolarmente sulla disoccupazione, sui licenziamenti, con aumento della precarietà dei lavoratori - sia quelli già precari, sia coloro che avevano un posto di lavoro stabile ottenuto nella fase di crescita - che vedono minacciati il posto di lavoro o la riduzione del salario senza riduzione delle ore lavorative .
Poi c'è una terza dimensione della crisi che è quella dell' ambiente, il modello di crescita che si è consolidato nell'Argentina, particolarmente dopo il 2002, è un modello basato sullo sfruttamento dei beni collettivi della natura, da parte privata e soprattutto transnazionale, come nell' espansione della coltivazione della soia che comporta anche uno spostamento di popolazione contadina , che colpisce le popolazioni urbane dei lavoratori che vivono nelle zone che vengono fumigate con pesticidi o nelle zone dove avvengono le appropriazioni di minerali, dove si sviluppa il problema delle miniere nelle zone della cordigliera ; e c'è un'altro volto della crisi, che è quello di una crisi politica che ancora non si esprime totalmente, di cui ci sono grandi segnali sin dall'inizio del 2008 e che prende la forma, in questo anno, di un conflitto fra settori agrari e la politica governativa, ma che in realtà esprime le tensioni all'interno del blocco dominante sull' orizzonte politico da seguire, fra i settori più conservatori, più veicolati al mercato internazionale, gli esportatori della soia e di altri beni collettivi della natura in generale, e tra quei settori più vincolati alle attività industriali; con questo non voglio dire che sono progressisti, ma semplicemente voglio dire che c'è una differenza, e come dicevo, questo si è espresso con molta forza in questo conflitto fra "il campo e il governo" -come lo chiamano qui - anche se dire campo è utilizzare una parola molto ambigua perché anche se il campo comprende diversi tipi di produttori, in qualche modo è omogeneizzato dagli esportatori della soia e rivela qual'è stata la trasformazione dell'agricoltura nell'argentina, a partire dagli anni '90 con l'estensione del coltivo di soia e la colonizzazione dei piccoli produttori sotto il monocoltivo "sojero".
Questo si esprime oggi, come crisi dello scenario politico nelle elezioni del 28 giugno, dove il governo disputa la possibilità di conservare la maggioranza dei parlamentari o no, e l'opposizione che ha l'aspettativa di far indebolire il governo con la perdita della maggioranza dei parlamentari, aprendo uno scenario di maggior confronto sul terreno delle politiche statali (pubbliche)".
Queste quattro crisi, permettono di vedere il panorama che oggi affrontano la società e i movimenti sociali del paese" .
Puoi spiegare un po' meglio questo conflitto del "campo e il governo"? :
"quello del campo è una questione complessa che non c'entra tanto con la proprietà terriera se non con il cambio di coltivazione, ciò che è successo è che il rapporto dei prezzi internazionali della soia è cresciuto - considerando gli anni passati - quella di soia è diventata la coltivazione più redditizia, anche per i piccoli produttori.
Diciamo che c'è stato un processo di soiazizzazione (OGM ovviamente) dei piccoli produttori che smettono di produrre per il mercato interno - come era abituale - e cominciano a farlo per il mercato esterno; o un'altro fenomeno che diventa l'affitto delle piccole terre a grandi produttori che - non sono proprietari - ma che concentrano l'uso della terra, questa mutazione è quello che rappresenta il fronte unito dei piccoli, medi e grandi produttori, c'entra con questo orientamento vincolato alla esportazione di soia, cioè al mercato esterno e non a quello interno.
Il governo proponeva un incremento delle tasse agrarie - che lo stato impone alla esportazione di certi prodotti agricoli - questa proposta aveva un senso fiscale in uno scenario dove il prezzo della soia tendeva ad aumentare sempre di più e in qualche modo conteneva i prezzi interni -perché la ritenzione fiscale ha un ruolo di controllore dei prezzi interni - , il limite della legge proposta dal governo era che non differenziava la quantità di produzione , non differenziava il tipo di coltivazione , penalizzava tutti nello stesso modo e l'altro grave limite è il fatto che colpiva i produttori e non le reti di commercializzazione, se uno analizza la struttura delle produzioni e la commercializzazione agricola, riesce a vedere che sono fondamentalmente piccoli e medi produttori che vendono il loro prodotto alle grandi reti di commercializzazione - che non sono più di quattro o cinque in tutto - fondamentalmente transnazionali che comprano e vendono al mercato mondiale , e il governo con la sua proposta andava a penalizzare i produttori senza toccare la grande commercializzazione, perciò non colpiva il cuore degli interessi del sojero ne dell'agrobisness - o colpiva soltanto un certo settore e non a tutti - in questo senso era disuguale , comunque questa è un logica che il governo ha portato avanti durante tutta la sua gestione, cioè quella di colpire qualche settore e privilegiarne altri, non faceva differenza fra piccoli e grandi , questo determinava che la proposta (pdl 125) sia questionabile.
Ovviamente la reazione si è tradotta con un senso molto conservatore, ha espresso l'apparizione pubblica del settore più conservatore del blocco dominante , con capacità di mobilizzare settori medi , medi urbani e con capacità di impatto elettorale, cioè è stata una proposta di blocchi di strade, picchetti , caserolazo, se uno guarda bene questo va in sintonia con altri processi che si stanno vivendo in america latina; come quello di colonizzare le forme di lotta che sono state il simbolo del ciclo di resistenza del 2001 e 2002 ( il tema dei caserolazo, le assemblee, i picchetti ). Queste forme di lotta, hanno assunto un nuovo significato con i conservatori, che riuscivano a riappropriarsi delle piazze con all'interno frazioni di settori medi urbani e settori popolari, che ha una rassomiglianza, con il ciclo di conflitti emersi con Evo Morales, in una delle province dell'oriente della Bolivia, che assumevano il tema dell'autonomia, quando il tema dell'autonomia era l' asse principale dei movimenti indigeni; o in Venezuela , dove il blocco dominante riesce a conquistare le strade e le piazze, con la stessa logica della mobilizzazione popolare e perfino con la stessa simbologia, il conflitto è stato così forte, che ha percorso tutto il 2008 e ha diviso la società argentina, compresa la divisione della sinistra: una parte si è schierata con il governo e un'altra con il campo, pochi settori hanno cercato di mantenere una posizione equidistante cercando di formulare un'alternativa che permettesse di costruire una posizione diversa da quella del governo e da quella che è stata chiamata la protesta del campo.
Questa polarizzazione è simile a quella che si vuole ricreare per le prossime elezioni del 28 giugno , la destra del blocco che ha vinto nelle strade nel 2008 cerca adesso di costruire una maggioranza parlamentare , in questo senso la situazione , soprattutto per i movimenti sociali è molto complessa , tutto dipenderà da come saranno i risultati delle elezioni - e lo scenario più realistico è che il governo ne esca indebolito - la cosa più probabile è che dopo questo risultato elettorale si approfondisca un'agenda di norme ( ajustes) di carattere regressivo che è gia in marcia.
Come dicevamo parte delle risposte alla crisi sono state i licenziamenti, il rifiuto degli aumenti salariali, la precarizzazione del lavoro, ma dopo il 28 giugno tutto ciò, tenderà ad approfondirsi, io visualizzo nel futuro un ciclo dove si aggraveranno le condizioni sociali , una crisi politica (larvada) che si prolungherà e uno scenario di criminalizzazione del movimento che viene sviluppandosi da diversi anni, che ha subito l'offensiva dei settori più conservatori , a ciò che alcuni hanno chiamato la colonizzazione del dolore, strumentalizzando il dolore delle persone per imporre il tema della sicurezza, utilizzando il rinforzamento della capacità punitiva dello stato come unica risposta al problema della sicurezza, la questione della sicurezza e la criminalizzazione si aggraverà ancora di più, dopo queste le elezioni, una situazione molto complessa dove cresceranno le resistenze sociali in una situazione molto più difficile".
e i movimenti ?
"al momento, i movimenti hanno attraversato una fase negativa, i settori più critici sono stati fortemente colpiti, sono stati messi da parte con le politiche sociali e sono stati criminalizzati, c'è stato un processo di cooptazione di quei settori che si sono avvicinati di più al governo, fatto che ha finito per disintegrare le organizzazioni e in nessun caso il movimento sociale è riuscito a conservare una forza capace di incidere in maniera forte.
Questa è la parte negativa .. invece c'è una parte positiva dove si può vedere che è in atto una "attività" frutto di una grande esperienza sviluppatasi dal 2001 in poi e che oggi ha consolidato esperienze, organizzazioni , pratiche; esiste una rete di organizzazioni, di artisti , di esperienze, che è viva , che lavora , che fanno sperare che questo nuovo ciclo di conflitti di resistenza trovi questi gruppi organizzati in una situazione ancora più matura e molto più formata ed organizzata per affrontare la nuova sfida che verrà.
L'esperienza dell'UAC (Unione Asseblee Citadine) esprime questo processo di confronto nella logica dell'appropriazione privata e transnazionale sotto la logica del lucro, i beni comuni della natura (idrico, minerario e gassifero); è una esperienza che è riuscita a nutrire un insieme di lotte (particolarmente nelle provincie andine) , come l'UAC, anche le esperienze delle organizzazioni pichetere che non sono sparite, anzi al contrario, anche se hanno avuto un processo di frammentazione, di riconversione, processi di confluenza , che hanno dato vita a nuove organizzazioni che in questo momento sono in un ciclo di conflittualità, di azione, di riflessione, di rafforzamento, e poi ci sono le esperienze ( nel terreno dei lavoratori asalariati) che non sono di massa ma che durante il ciclo dal 2003 al 2005 si era creato un coordinamento di sindacati di base ( che non sono all'interno dei sindacati confederati) e anche all'interno dei sindacati confederati ci sono delle correnti che hanno fatto il tentativo di fare un confronto perchè c'è una percezione che in qualche modo il kirchnerismo è finito, almeno la fase della crescita economica , tutto ciò che il kirchnerismo offriva a certi segmenti della società in termini di miglioramento della qualità della vita ( anche se non è stato molto ) era vincolato al ciclo della crescita economica e non a una ridistribuzione del reddito, e finito il ciclo della crescita economica il rapporto fra la distribuzione della richezza e la produzione sarà più assimetrica , perciò c'è la percezione che ci sarà una situazione che si aggraverà in termini sociali e questo ha anche portato a che, molte di quelle organizzazione pichetere che hanno avuto una convergenza con il kirchnerismo nella prima fase, oggi si stanno allontanando.
Tutta questa risorgenza, questo nuovo attivismo e certi processi di ricomposizione, di riorganizzazione, e il sorgere di nuove forme del movimento, nuovi collettivi e la loro sopravvivenza, possono renderci relativamente ottimisti nelle inziative che di fatto ci sono.
Il ciclo di confronto del 2008 anche se si è espresso con le iniziative del blocco dominante - campo -governo - provocò anche una politicizzazione della società e ha fatto si, che si riattivassero esperienze territoriali , la stessa UAC , l'esperienza delle "scuole superiore popolari" che sono molto interessanti, che mano a mano sono cresciute durante gli ultimi anni , che funzionano in sedi ricuperate, o in scuole che mettono a disposizione degli spazi, che hanno un programma pubblico ma che lo prendono anche in mano, con un percorso di battaglie politiche, organizzazioni territoriali vincolate ad organizzazioni pichetere , molto simile a quella del MST ma senza avere quella unità organizzativa che ha il MST ovviamente".
....le fabbriche ricuperate?
"anche se non seguo tanto specificatamente questa parte posso dire che anche se non sono mai sparite, ovviamente, c'è un ritorno a quelle esperienze , aldilà che il periodo più intenso dell'occupazione delle fabbriche è stato il 2001-2002 , molte si sono mantenute , qualcun'altra si è persa ,qualcuna si è burocratizzata, sono rimaste installate nella memoria storica, si è visto molto chiaramente che di fronte alla crisi economica dove ci sono stati settori industriali che hanno abbandonato l'attività, chiuso e mandato a casa i lavoratori, è insorta molto velocemente questa logica del recupero delle fabbriche, che tra l'altro ha creato una grande corrente di solidarietà popolare.
Anche all'interno della rete studentesca è insorta una specie di sinistra indipendente molto più vincolata alla rete di movimento, meno vincolata alla sinistra di partito o di partito di centro come era tradizione, con la costruzione anche di seminari con i temi del movimento, come quello dello zapatismo e dei Sem Terra".
articolo tratto da un intervista a:
Josè Seoane sociologo militante GEAL (Grupo Estudios America Latina)
martedì 23 giugno 2009
Guerra e assedio a Gaza: incontro con Fida Qishta

Incontro con Fida Qishta
La Campagna Palestina Solidarietà ha organizzato un incontro con Fida Qishta, giornalista freelance e blogger su http://www.sunshine208.blogspot.com/ dove riporta le notizie da Gaza e in particolar modo da Rafah, città della Striscia di Gaza dove vive.
Due contributi audio: Le ragioni del boicottaggio Su Obama e Netanyahu
La città di Pesaro è gemellata con Rafah A sei mesi dall'attacco devastante dell'esercito israeliano “Piombo fuso” nella Striscia di Gaza, l'amministrazione comunale, che presiede il comitato organizzatore del festival del cinema, promuove una retrospettiva sul cinema israeliano e ignora l'arrivo di una giornalista dalla città di Rafah.

giovedì 18 giugno 2009
Boicottaggio 45a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro
e culturale di Israele (PACBI) il boicottaggio non è rivolto ai singoli film, ai loro registi o più in generale all’opera cinematografica ma alla presenza di un ente israeliano (Israel Film Fund)
direttamente collegato con le istituzioni governative israeliane.
Come organizzazioni attive nella solidarietà con il popolo palestinese e per una pace giusta in Medio Oriente ci preme ricordare che Pesaro è gemellata da alcuni anni con la città palestinese, situata nella Striscia di Gaza, di Rafah.
*dalla lettera di Nelson Mandela al giornalista del New York Times, vincitore di tre premi Pulitzer, Thomas Friedman
“… Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l’esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con
controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare. Israele non pensava ad uno
“stato”, ma alla “separazione”.…
… non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori. Se vuoi la pace e la
democrazia, ti sosterrò. Se vuoi l’apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te.Quando deciderai cosa fare, chiamami....”
(Nelson Mandela)


mercoledì 17 giugno 2009
Boicottaggio dell'economia di guerra israeliana

"...Con Gaza isolata dal resto del mondo da più di due anni e la creazione di un sistema di “riserve indiane” in tutta la Cisgiordania, la Palestina oggi è diventata il banco di prova della nostra umanità, sono queste le motivazioni che ci spingono a rispondere alla chiamata al boicottaggio del Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI)..."
Associazione Ya Basta! Italia
WHY WE WILL BOYCOTT THE 45th “MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO”
The Palestine Solidarity Campaign - Marche, made up of associations and individuals working since years for a just peace in the Middle East and against the Israeli occupation, agrees to the call of the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI) for the boycott of the 45th Mostra Internazionale del Nuovo Cinema. The Festival in fact, will host a retrospective of the Israeli cinema in collaboration with the Israel Film Fund.
We asked in vain for explanations on the planning and execution of the event to the Municipality of Pesaro and to the organization of the Festival. Therefore, we decided to express our right to criticize Israeli policies of occupation and colonization of Palestine, with a nonviolent boycott of the Pesaro’s film festival.
Consistently with the principles of the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI), the call for the boycott is not about individual films, directors or in general the cinematography, but it is about the presence of an Israeli organization (Israeli Film Fund) directly linked to the Israeli government institutions.
As active associations in solidarity with the Palestinian people and for a just peace in the Middle East, we want to remember that the municipality of Pesaro, since years, is twinned with the Palestinian city of Rafah, in the Gaza Strip.
This city was hardly-hit during the Israeli military operation “Cast Lead” last months, which left hundreds of houses damaged or demolished, and which have killed or injured hundreds of civilians.
Today, sixty years after the eviction of the Palestinian in 1948 and 41 years after the Israeli occupation of the ‘67 Palestinian Territories, the ongoing Israeli oppression of the Palestinian people is increasing, as demonstrating by the closure of the Gaza Strip and the military operation “Cast Lead” that left over 1,440 Palestinians dead, thousands injured and caused serious damages to the already precarious civil infrastructures of the Gaza Strip.
Investigations into Israel’s use of illegal weapons during the operation “Cast Lead” are being conducted by numerous international human rights agencies.The UN itself called for an independent and accurate investigation and the actual UN Human Rights Special Rapporteur in the oPt Richard Falk, clearly accused Israel of war crimes.
As we write, Israel continues to build thousands of illegal houses and new only-Jewish colonies on occupied Palestinian land, and to confiscate Palestinian lands as it is happening in these days in some villages near Bethlehem.
By December 2007, just in the occupied East Jerusalem Area, Israel planned the construction of 13 000 new housing units, while it continues the endless process of demolition of Palestinian houses. By 1967, Israel demolished about 24 000 houses in the occupied Palestinian Territories, of which 1 600 between January 2000 and September 2007, all in violation of the ’49 Geneva Convention.
Israel has repeatedly violated international legality that prohibits any territorial, demographic, social and cultural change made by the occupier in the occupied areas. Israel has also established a real system of apartheid in the occupied Palestinian territories. With regard to this, the former UN Special Rapporteur for Human Rights in the oPt, John Dugard, announced that Israel's policies resemble those of apartheid in South Africa.
As the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI) underlines, “…In the face of decades of such unrelenting oppression, Palestinian civil society has called upon people of conscience throughout the world to take a stand in support of our struggle for freedom and the realization of our inalienable human and national political rights by heeding our call for boycott, divestment and sanctions against Israel until it recognizes Palestinian rights and fully complies with international law [2]. Virtually all Palestinian filmmakers, artists and cultural figures stand behind this call and have urged their colleagues worldwide to boycott Israeli cultural and arts institutions due to their complicity in perpetuating Israel's occupation and other forms of oppression against the Palestinian people… throughout the world, groups of artists, comedians, filmmakers, students and academics have consolidated their efforts to show solidarity with the occupied Palestinians, to condemn Israel’s war crimes and its apartheid regime, and to call for effective political action such as boycotts, divestment drives, and sanctions (BDS)…”
The two years lasting isolation of Gaza from the rest of the world and the creation of a “Red Indian reservations” system all over the West bank, make Palestine be today the testing ground of our humanity. That is why we answer to the call for the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI)
Palestine Solidarity Campaign
(Marche)
**If you want to subscribe the appel send a mail to this address
cps.palestina@gmail.com
Il Famatina non si tocca
La sete d’oro ci lascerà senza acqua
Il Famatina non si tocca: ll piqueto più alto del mondo
L’anello d’oro, che molte persone portano al dito, pesa fra i due e i tre grammi.
Per ottenerlo è stata utilizzata della dinamite, triturata mezza tonnellata di roccia e utilizzati milioni di litri d’acqua che rimarranno per sempre inquinati.
“L’oro è un lusso, e senza acqua non c’è vita” è questa l’equazione che fanno i tanti paesi, a ridosso delle Cordigliere delle Ande, a causa della miniera per estrarre l’oro.
A La Rioja, ( nel nord-ovest argentino), a 1.800 metri d’altitudine, troviamo il piquete più alto del mondo, dove gli abitanti della regione, creando un coordinamento di assemblee, si sono auto organizzati per resistere e dire no al progetto ( sponsorizzato dal governo ) di miniera a cielo aperto.
Nel marzo del 2007 a Peñas Negras di fronte al Monte della Famatina ( facente parte della cordigliera) i cittadini di questa regione, al grido del “Famatina non si tocca” bloccano la multinazionale Barrick Gold Corporation e il suo progetto, che porterebbe alla distruzione di montagne e all’ inquinamento da cianuro delle acque.
Carolina, una delle organizzatrici del movimento di protesta, è una insegnante di tecnologie della produzione, insieme a Roberto, nel 2006 frequenta un corso per assistenti geologi organizzato dalla provincia, ed è durante il corso che cominciano a prendere coscienza che un’impresa mineraria voleva stabilirsi nel Monte del Famatina .
Il docente (funzionario dalla Provincia), come racconta Carolina, rimane infastidito dalle domande poste da loro sul progetto minerario della multinazionale, e cerca di evaderle.
Un giorno all’uscita del corso, si sentono dire:
“.. non conviene che continuiate a frequentare il corso, si stà sviluppando un progetto molto importante e le vostre domande non servono..”, a questo punto si misero in allarme e iniziarono a cercare dati e informazioni su internet e man mano che leggevano, trovavano sempre più preoccupante quello di cui venivano a conoscenza, allora contattarono prima qualche amico e insieme decisero di creare un’assemblea pubblica http://www.ciudadanosporlavida.com.ar/,
con il passa parola riuscirono a convocare una prima riunione e poi un’altra di 50 persone, gli incontri si fecero numerosi e affollati, suscitando un grande interesse da parte degli abitanti.
Da Famatina ( 6.000 abitanti) si passa a Chilecito (40.000 abitanti), e si crea in poco tempo il coordinamento di assemblee.
Forse questa storia, può spiegare quello che è riuscita a fare una “semplice” assemblea, rompendo il silenzio su di un progetto speculativo con forti interessi economici nazionali e internazionali, e aiuti a comprendere ciò che Ya Basta cercherà di raccontare : una serie di esplorazioni, esplosioni, crolli e scoperte relazionate con l’oro; la ricchezza, la povertà, la democrazia , la politica, l’inquinamento e il futuro. http://www.youtube.com/watch?v=ptVdGi86deQ
Albert Einstein diceva: “Non si comprende veramente qualcosa se non sei capace di spiegarlo anche a tua nonna”
L’assemblea ha messo in pratica questo consiglio, e ora anche i ragazzi della scuola sono in grado di spiegarti che “la miniera a cielo aperto non è più quella dei tempi passati, una grande buca con delle gallerie scavate nel ventre della montagna, oggi si fa esplodere la montagna, il materiale roccioso viene trattato con cianuro per separare i vari minerali, questo tipo di procedimento, produce diversi tipi di inquinamento ambientale, inquinamento che può permanere per secoli, colpendo il terreno e le acque sotterranee di falda, generando malattie e morte nella popolazione e negli animali, come avviene nella provincia di Catamarca.
Se verrà realizzato il progetto dell’estrazione dell’oro nella Montagna di Famatina, questo comporterà l’utilizzazione di 1.000 litri d’acqua al secondo, in una zona arida alla quale manca già l’acqua per il consumo potabile e per l’agricoltura, oltre l’inquinamento ambientale.
Inoltre a progetto completato, quello che rimarrà dopo l’estrazione mineraria (dell’oro) sarà un enorme cratere al posto di una bellissima montagna.
I politici e il governo sostengono l’impresa perché hanno un loro tornaconto economico.
Dobbiamo fare qualcosa noi perché altrimenti ci rovineranno la nostra vita e quella delle generazioni future”
Dal 10 marzo 2007 c’è un picchetto ( all’inizio operante 24 ore su 24, oggi si fa un controllo non permanente a turni e al primo allarme, i vicini sono sempre pronti per arrivare sul luogo del picchetto a Peñas Negras al suono delle campane che la parrocchia mette a diposizione per questi casi http://lavaca.org/notas/la-rioja-agresion-a-cielo-abierto/ ) per controllare l’accesso al cantiere minerario.
L’assemblea è riuscita ad ottenere che il Consiglio (legislatura) Provinciale di La Rioja legiferasse una legge che proibisce la realizzazione della miniera a cielo aperto, un precedente che può essere significativo in un momento nel quale La Cordigliera delle Ande sembra essere zona franca per le speculazioni minerarie delle multinazionali.
Questo accade a causa di una guerra interna fra politici, infatti la disputa contro la miniera a cielo aperto scoppia all’interno dello stesso partito giustizialista ( peronista) che è maggioranza .
I consiglieri della maggioranza ( giustizialista) approfittano della situazione per cacciare il governatore e lo denunciano accusandolo, fra le altre cose, di corruzione, il governatore Mazza cerca di resistere agli attacchi politici simulando sostegno all’assemblea, ma il suo gioco non è riuscito .
La situazione si può definire cosi:
la multinazionale, Barrick Gold, aveva ottenuto la concessione per l’esplorazione del Famatina, tramite la Yamira (Yacimientos Mineros Riojanos), impresa che prima è stata una società di economia mista pubblica e privata (90% statale) poi trasformata in società anonima ( con l’80% delle azioni finite in mani private).
La mutazione societaria è denunciata dai politici ( dello stesso partito di Mazza) che sono capeggiati dal vice governatore per destituire Mazza, accusato di avere concesso alle multinazionali, in maniera tanto generosa, la miniera che era dello stato.
E’ molto probabile che il governatore Mazza sia uno dei principali azionisti della Yamira, e il governo nazionale a questo punto, per non essere troppo coinvolto, decide, anche se a malincuore, di allontanare Mazza.
Ma tutti sono consapevoli che la legge è stata un strumento per cacciare il governatore e che la volontà del governo non è quella di mantenerla.
Ya Basta! è andata a La Rioja , a Chilecito e a Famatina, è stata ospite di alcuni attivisti dell’assemblea .
Gabriela intervistata racconta:
Da tre anni, quando abbiamo cominciato questa battaglia abbiamo percorso diverse tappe, la prima cosa da fare era iniziare una ricerca e documentarsi… qui da noi non c’è una cultura mineraria, bisogna risalire a cento anni fa, per avere notizie di una estrazione mineraria, ma con metodi di “escavazione tramite tunnel” ( che comunque hanno lasciato solo malattie e vedove) ora le multinazionali attuano nuove metodologie che sono altamente distruttive e inquinanti per la natura.
Quando Carolina e Roberto frequentano il corso di geologia, iniziano a fare ricerca sulla metodologia attuale per estrarre minerali, che come dicevamo è altamente distruttiva e inquinante, e inoltre bisogna parlare anche del saccheggio economico del territorio, perchè quando prendiamo i dati sui benefici fiscali, che vengono concessi alle multinazionali, soprattutto dopo le leggi degli anni ‘90, è chiarissimo che queste leggi permettono che le stesse abbiano enormi benefici fiscali, scarsi controlli, lasciando irrisori benefici per il territorio.
Il Famatina ha minerali diversi, ma la Barrick Gold con il suo progetto è interessata all’estrazione dell’oro.
Il metallo è “disseminato”, e questo in termine geologico, viene chiamato di “bassa lega” cioè quando il metallo è sparso .. , il metodo per estrarlo è quello di utilizzare dinamite per rompere grandi quantità di rocce, in pratica distruggono le montagne, le rocce vengono poi triturate fino a farle diventare polvere, come farina.
Per riuscire a fare questo tipo di processo di estrazione metallifera, hanno necessità di consumare grandi quantità di energie, per poi passare al processo di “licibiacion” ( operazione di corrosione per separare l’oro dalle rocce) , che consiste nell’annaffiare letteralmente la polvere di roccia ottenuta, con grandi quantità di acqua, diluita con sostanze chimiche, fra queste il cianuro, che ha la proprietà di separare l’oro dalle rocce, una volta che l’oro è stato separato, tutta la scoria rimanente, impregnata di cianuro, viene depositata in grandi buche poste nelle montagne, che vengono chiamate “diga di coda”; bisogna ricordare che tutta la zona montuosa dell’Argentina ( soprattutto La Rioja , San Juan e Mendoza) è altamente sismica e in permanente movimento, ma loro sostengono che queste “dighe di coda” hanno una membrana , che impedisce al materiale di scarto inquinato di filtrare nelle falde acquifere.
Detto questo, bisogna considerare che l’Argentina ha uno degli indici più alti di corruzione della classe politica, e che i controlli tecnici da parte dello stato sono quasi inesistenti, oltre a questo abbiamo l’esperienza diretta della provincia di Catamarca dove da 10 anni un’impresa estrae il rame, lasciando un territorio devastato, l’impresa è stata denunciata e un pubblico ministero della provincia di Tucuman segue la causa di un gerente dell’impresa per inquinamento, questo processo adesso è bloccato nei tribunali federali di Buenos Aires, e attualmente come movimenti stiamo denunciando che la causa viene ostacolata, perchè questa è la prova più chiara che le miniere inquinano i corsi d’acqua .
Per questo in ogni città e paesino di La Rioja sono state create delle assemblee, sono nate in principio a Famatina, poi mano a mano si sono allargate in tutta la provincia, lavoriamo anche in forma articolata in rete, con altre organizzazioni a livello nazionale, tutte le attività, esperienze e azioni svolte localmente in ogni territorio le uniamo quando ci ritroviamo negli incontri nazionali dell’UAC (Unione Assemblee Cittadine) che si svolgono in diversi punti del paese tre volte all’anno, in questi incontri si articolano azioni relazionate con vari tipi di battaglie che hanno diversi contenuti: dai diritti umani, alle questioni ambientali, alla lotta per la terra, contro gli OGM ecc…
Anche nell’ultimo incontro, svoltosi alla fine di aprile a San Juan, http://lavaca.org/notas/la-uac-en-barricklandia/ abbiamo potuto assistere alle provocazioni del governo, che ha cercato di organizzare con i minatori una contro manifestazione che appoggiata dai giornali, doveva apparire come lo scontro fra movimenti pro e contro la miniera, http://lavaca.org/notas/san-juan-barricklandia-ataca/ ma la manifestazione è andata bene, nonostante si sia cercato di istigare alla violenza, non abbiamo permesso di cadere in quel meccanismo.
In quell’occasione in testa al corteo avevamo: il premio Nobel per la Pace Perez Esquivel, Osvaldo Bayer e Nora Cortiñas de Madres Plaza de Mayo LF, persone molto impegnate nei diritti umani e questo ci ha dato l’opportunità di legittimare ancora di più la nostra battaglia. Perez Ezquivel ha preso la parola e ha spiegato molto chiaramente ai minatori presenti, che non siamo contro la generazione dei lavoratori della miniera o del progresso ( la classica motivazione di critica istituzionale ) se non che siamo a favore della vita e che queste scelte politiche impoveriscono le popolazioni lasciando solo l’alternativa di andare a chiedere un lavoro alle miniere per poter sopravivere.
In questa ultima assemblea dell’UAC ad esempio è stato deciso di denunciare ciò che è successo il 14 aprile a due compagne della nostra assemblea, che sono state aggredite da funzionari del governo, mentre erano a Piedras Negras a garantire con la loro presenza, il controllo e la salvaguardia del territorio dal basso
http://www.youtube.com/watch?v=ZfTa-mlfsBM&feature=related
Al momento dobbiamo prendere atto, che la repressione aumenta giorno dopo giorno, cercano di criminalizzare la nostra resistenza , di intimidirci, siamo perseguitate, controllate, e soffriamo la repressione violenta come le nostre compagne che sono imputate nonostante loro siano state aggredite da funzionari dell’assessorato alla miniera della provincia e dell’assessorato all’ambiente, perciò denunciamo fortemente la criminalizzazione contro la protesta civile.
Nella UAC si è anche deciso di considerare azioni giudiziarie, di trovare il modo di fare interpellanze, a livello provinciale e nazionale, di denunciare la situazione del Famatina in ambiti internazionali, come violazione dei diritti umani, perché la questione è di una grande complessità perché la politica mineraria in Argentina è diventata una politica di stato, infatti questa politica viene difesa, e anche imposta dalla presidente Cristina Fernandez Kirchner tanto che la Barri Gold ha finanziato la sua campagna elettorale, per questo stiamo denunciando che lo Stato, imponendo la politica mineraria sta violando i Diritti Umani , sta condannando e diventando complice del saccheggio e dell’inquinamento che subiscono le popolazioni, soprattutto i popoli della cordigliera .
Anche nelle scuole arriva la propaganda, tanto che si stanno elaborando dei materiali didattici per fare in modo che la tematica della miniera entri anche nelle scuole, come il libro “il minerito” che stanno provando a inserire nel programma didattico, e noi docenti cercheremo di strutturare del materiale informativo per far si che gli studenti possano avere la possibilità di una visione oggettiva.
Le multinazionali si muovono con concetti di sviluppo basati sulla quotazione del metallo e delle cifre che si possono guadagnare nella borsa , a loro non interessa se le comunità che vivono intorno alla miniera, sono colpite, come nel caso di La Rioja, a Chilecito e Famatina, ci sono delle valli a vocazione agricola, viviamo della produzione agricola (produzione di vino , noci, olive , olio di oliva), abbiamo poca acqua e se la poca che rimane deve essere anche contaminata è chiaro che è in pericolo il futuro della nostra valle .. in queste terre c’è anche una grande produzione artigianale e tutto ciò porterà alla scomparsa di queste piccole realtà ecosostenibili: economie artigianali, piccoli produttori locali, che sono diversi da i grandi produttori, che hanno perennemente sussidi dal governo e che per questo motivo se ne stanno zitti, consapevoli che questo disastro colpirà anche loro.
I piccoli produttori, quelli che allevano animali sotto la montagna, che vivono di questo, non hanno nessuno che parli a loro nome, forse non hanno nemmeno possibilità di accedere ai mezzi di comunicazione, è anche per questo che le assemblee portano avanti questa battaglia, per essere la voce dei senza voce.
In questo momento siamo in una fase che ha due volti, da una parte il governo che di fronte alla crescita di questo movimento ha una risposta molto più dura, finora cercavano solo di squalificarci accusandoci di eco-terrorismo , di essere dei provocatori , dei perturbatori sociali .. ora alle parole seguono i fatti, voglio dire con questo che nelle ultime manifestazioni pacifiche ( d’altronde come sono tutte le nostre manifestazioni) hanno mandato la polizia a reprimere, abbiamo delle compagne che sono state arrestate, questa è un’assemblea dove la maggior parte degli attivisti integranti sono donne .. e sono le donne che preferiscono colpire.
Alcuni mesi fa, una donna di 67 anni che partecipava insieme a sua figlia in maniera pacifica è stata arrestata e poi portata in ospedale, ricoverata in rianimazione, perché ha avuto uno scompenso di salute .
Il prossimo 28 giugno, in Argentina si tengono le elezioni per il rinnovo della camera dei deputati, per il parlamento nazionale e provinciale, e i funzionari di governo che oggi hanno una carica istituzionale, e che in un primo momento hanno sostenuto la nostra lotta per la difesa della vita e dell’ambiente, mano mano, seguendo le indicazioni del governo, hanno cambiato posizione…oggi il governo è in difficoltà perché queste stesse persone che oggi dovrebbero candidarsi sono totalmente delegittimate, perché la gente ha capito il modo strumentale del loro comportamento e questo mette totalmente a rischio la loro elezione, in un momento nel quale il governo avrebbe bisogno della loro presenza nel parlamento, questi personaggi non avranno dei voti.”
Nel video “Cielo abierto” un documentario di Carlos Ruiz, http://www.youtube.com/watch?v=o8RCcp3oOik che racconta in maniera molto ben dettagliata la battaglia dell’assemblea di Famatina, si può capire molto bene la situazione, dove emerge la difficoltà delle istituzioni a sostenere “i benefici” del progetto di fronte ad una assemblea della “società civile” molto ben preparata sull’argomento, che puntualmente pone in evidente contraddizione gli argomenti a favore del progetto.
Fra le diverse testimonianze vogliamo riportare quella di Jenny una delle assembleiste che dice:
“…Noi vogliamo preservare il Famatina con i suoi ghiacciai, con l’acqua e il paesaggio, la nostra aria e la nostra terra agricola. Noi non vogliamo diventare minatori, noi non accettiamo di essere minatori, e crediamo nel “consenso sociale” e nella autodeterminazione dei popoli, siamo convinti che i nostri governanti devono, anche se a loro non piace, accettare la decisione dei popoli..”
Le azioni del movimento non si fermano, in ogni incontro pubblico, dove appaiono rappresentanti di governo, l’assemblea è presente con striscioni e interventi contro la miniera a cielo aperto, come sabato 16 maggio, quando Oscar Lhez, Assessore alla Miniera della provincia di La Rioja, (nonostante la popolazione abbia detto fermamente NO a concedergli il consenso sociale) prova senza risultati a pubblicizzare i benefici della miniera consegnando colorate magliette ai ragazzi che partecipavano al Campionato Provinciale di pallacanestro, da indossare sponsorizzando la Segreteria della Miniera, i giocatori ricevevano le maglie ma al momento della partita l’indossavano al rovescio.
Continuiamo a seminare… il cambiamento è possibile.. dicono.
Aqui manda el pueblo y el gobierno obedece!!
Ringraziamo il Collettivo La Vaca per la documentazione d'archivio , i contatti e la disponibilità. http://lavaca.org/
entrevista televisiva a Carina Díaz Moreno (Asamblea de Famatina)
http://www.noalamina.org/mineria-argentina-articulo2501.html
a cura di Susana Ciummelli - Ass.ne Ya Basta! Marche
martedì 16 giugno 2009
Madres de Plaza de Mayo a Jesi
Nora Cortiñas, è un autorevole esponente delle “Madres Plaza de Mayo – L.F.”, di grande spessore politico e sociale, partecipa attivamente a livello internazionale a iniziative di movimento per la pace e per i diritti umani: come il FSM a Porto Alegre, il FSM Europeo e ultimamente, nel dicembre 2008 al 1° Festival Zapatista della Rabbia Degna in Chiapas.
Nora è da 10 anni titolare onoraria della cattedra di “potere economico e diritti umani” all’Università “UBA” di Buenos Aires.
Due mesi fa, durante una missione dell’associazione in Argentina, abbiamo avuto l’occasione di incontrarla, insieme al premio Nobel per la Pace, Perez Esquivel, ad una iniziativa del coordinamento nazionale argentino “UAC” (unione assemblee cittadine) a San Juan, Argentina.
Suo figlio, Gustavo, che militava nel JP (gioventù peronista), scomparve nei pressi di una stazione ferroviaria della Provincia di buenos Aires, diventando suo malgrado, uno dei 30.000 desaparecidos, vittime della dittatura militare fascista argentina.
Il potere militare negò alla popolazione ogni diritto, generando un terrore che immobilizzò la volontà di un popolo, dove il reato più grave era pensare.
La storia delle Madres è una storia tinta di morte, ma anche di eroismo, dignità e di lotta per la loro realizzazione.
Da qui la sua lotta per la verità e la giustizia, un debito che è ancora aperto nella società argentina, e che la vede protagonista nelle lotte per i diritti umani.
“La cittadinanza onoraria, ha spiegato il primo cittadino, concessa alle Madres de Plaza de Mayo ha una duplice valenza: dare vicinanza al dramma che queste madri continuano a vivere dopo 30 anni, e dare loro sostegno nella ricerca della verità e della giustizia, mantenendo viva la memoria storica di quanto accaduto in Argentina come per noi restano vivi i ricordi e i valori della Resistenza, della lotta al fascismo, della battaglia per la democrazia”.
Nora Cortiñas nel ricordare quei drammatici anni e il suo impegno costante attraverso la partecipazione a iniziative di coordinamento nazionale argentino per la ricerca della verità e per la lotta ai diritti umani, ha espresso la sua vicinanza al csoa TNT in questo momento problematico per la questione della sede: “ è un luogo di incontro politico-sociale e democratico di tanti giovani, ha detto rivolgendosi al Sindaco, un luogo da preservare”.
Nora attraversa i movimenti sociali perchè anche lei è parte di essi, con la degna rabbia di cui ci parlano gli zapatisti, la degna rabbia che dipinge di tutti i colori le strade dal basso e a sinistra.
Video interviste:

''Combattiamo per la memoria dei nostri figli''
http://www.vallesina.tv/index.php?option=com_seyret&Itemid=51
Nora Cortinas a JesiLa madre di Plaza de Mayo ha incontrato l'amministrazione comunale
http://www.vallesina.tv/index.php?option=com_seyret&Itemid=51