dona il 5 x 1000 della dichiarazione dei redditi all'Ass.ne YA BASTA! MARCHE (nella dichiarazione dei redditi o nel CUD, nel riquadro "sostegno al volontariato") firma e scrivi il CF: 91023410425 Per Contributi: c/c Ass.ne Ya Basta! Marche Banca Popolare Etica Ancona IBAN : IT82P0501802600000000112064
giovedì 26 luglio 2012
Radio senza muri a Staffolo
Radio senza muri è partita con una forte consapevolezza, essere pluralista e
contro lo stigma sociale.....Dopo un lavoro di collaborazione con Radio La
Colifata, e partendo dallo straordinario percorso fatto dalla Colifata, che
ha sviluppato un modello non tradizionale di radio, rompendo con posti e
spazi prestabiliti, funzionando come un frullatore di pregiudizi e rompendo
con la logica del presentatore e del pubblico inerte,...... allo stesso modo
vogliamo lavorare anche noi..... quindi, con la voglia di fare una radio di
tutti, fatta fra tutti, dove la costruzione dell'opera è tutta collettiva.
siete tutti invitati a condividere il pomeriggio con "Radio senza Muri", sabato 28 luglio, dalle 17 alle 21....
presso Circolo Ippico Le Noci, Via Santa Caterina - Staffolo (AN) nella bellissima campagna marchigiana .....
diretta streaming http://www.ustream.tv/channel/radiosenzamuri
Blog: http://radiosenzamuri.blogspot.it/
FB Radio senza muri http://www.facebook.com/events/381255061933637/
skipe ya.basta.je
martedì 24 luglio 2012
I Comitati per l'acqua bene comune contrari alla fusione Cir33 - Multiservizi
Nell’assemblea tenutasi a Jesi il 19 Luglio, organizzata dal Comitato jesino “Acqua bene comune”, erano presenti, oltre a numerosi cittadini, anche i rappresentanti dei comitati per la ripublicizzazione dell’acqua della provincia di Ancona e alcuni consiglieri dei comuni della Vallesina. L’incontro aveva lo scopo di approfondire il progetto d’incorporazione per fusione del Cir 33 nella Multiservizi S.P.A. Ad illustrare il progetto era stato invitato il Presidente del Consorzio Cir33 Simone Cecchettini.
In esito alla discussione sono emerse le seguenti posizioni unanimamente condivise:
1- L’assemblea esprime la piena contrarietà all’operazione di incorporazione di “CIR33 Servizi S.R.L.”, attualmente posseduta interamente dal Consorzio Intercomunale Rifiuti Vallesina-Misa “CIR33”, nella Società Multiservizi spa.
2- L’assemblea chiede all’amministrazione di Jesi e di tutti i comuni interessati di non cedere le proprie quote di “CIR33 Servizi S.R.L.” (oggi di proprietà del Consorzio di Comuni e quindi di un ente di dirtitto pubblico) alla Multiservizi S.p.A (Società di diritto privato) così come previsto dal progetto.
3- L’assemblea ritiene che tale operazione costituisca un passaggio sicuro verso la privatizzazione del ciclo dei rifiuti e l'ingresso dei privati nella Multiservizi Spa. Il progetto di fusione, infatti, oltre a comportare il passaggio della gestione dei rifiuti alla Multiservizi S.p.A , una società di diritto privato seppur con una compagine societaria ancora limitata agli enti pubblici, prevede la creazione di New Coper la gestione dei singoli servizi (rifiuti, energia, ecc) aperte all'ingresso degli investitori privati e finalizzate all'immissione nel mercato finanziario dei beni comuni. Tutto ciò in un contesto in cui la gestione privatistica dei rifiuti si è rivelata chiaramente disastrosa per i cittadini ed utile solo all'arricchimento degli speculatori.
4- L’assemblea esprime, forte preoccupazione per il proliferare di impianti(turbogas, rigassifigatori come quello che vuole costruire multiservizi per lo smaltimento dei rifiuti in zona coppetella)
nella vallesina, gia’ dichiarata dalla regione Marche, zona a forte impatto ambientale nel 1999,.
ancora una volta gli imprenditori, puntano sugli affari legando insieme , gestione dei rifiuti, gestione dell’acqua, produzione e vendita di energia elettrica.
5- L’Assemblea è assolutamente contraria a tale operazione anche perché costituisce un subdolo strumento per garantire l'ingresso dei privati all'interno del gestore del Servizio Idrico Integrato, in evidente violazione del risultato referendario e della volontà dei cittadini che abitano il nostro territorio
6- Per quanto attiene all' attuale gestione del SII da parte della Multiservizi, l’assemblea rivendica il rispetto dell' esito referendario, il che significa: Scioglimento della S.p.A. con il passaggio della gestione del servizio idrico ad un ente di diritto pubblico e immediata applicazione del risultato referendario con eliminazione del 7% di utile sul capitale investito, con conseguente immediata riduzione delle tariffe”.
L’assemblea lancia un allarme : il mancato rispetto delle decisioni che i cittadini hanno espresso con il referendum è un grave attacco alla democrazia! Per questo è necessaria una nuova stagione di protagonismo sociale attraverso la ripresa delle mobilitazioni ed il legittimo esercizio del diritto a resistere e ad opporsi alle scelte che hanno come obiettivo la cancellazione di fatto degli esiti referendari. La notizia del pronunciamento della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime le disposizioni di legge con le quali dopo il referendum si è tentato di reintrodurre l'obbligo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, ci dà nuova forza ed apre nuovi scenari che pongono le Amministrazioni comunali difronte alla necessità politica ed amministrativa di assumere precise ed inderogabili responsabilità a tutela dei beni comuni ed ai fini di un'immediata ed effettiva ripublicizzazione dei servizi idrici.
L’assemblea lancia infine un appello a tutti gli amministratori di Jesi e della provincia di Ancona e ai Consigli Comunali affinchè responsabilmente non sostengano con il proprio voto favorevole il processo di formazione della Holding Multiutility, ma si adoperino, al contrario, per fare luce sulle strategie di privatizzazione perseguite dalla Multiservizi Spa.
Assemblea dei Comitati per l'Acqua Bene Comune della provincia di Ancona
lunedì 23 luglio 2012
Sentenza della Consulta: decadono le norme sulla privatizzazione dei servizi, o sulla «promozione della concorrenza»
Intervista a Rodotà: «Una sentenza storica, la politica si adegui» – Eleonora Martini (Il Manifesto)
INTERVISTA PARLA STEFANO RODOTÀ, IL CUI COMITATO DI GIURISTI HA LAVORATO ATTIVAMENTE ALLA STESURA DEL RICORSO
Stefano Rodotà, un risultato, quello ottenuto con la sentenza della Consulta, che premia anche il lavoro del suo Comitato di giuristi.
Premia soprattutto la grande elaborazione culturale che è stata messa a punto in questi mesi sia intorno al bene comune dell’acqua e dei servizi pubblici essenziali, sia per quanto riguarda il rapporto fecondo tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa al quale la sentenza fa esplicito riferimento. Si restituisce così alla volontà popolare quel ruolo fondamentale che il governo Berlusconi prima e il governo Monti poi hanno cercato di sottrarle.
È una sentenza importante?
Non si esagera dicendo che questa è una sentenza storica perché in concreto denuncia e elimina una clamorosa frode del legislatore. Nella sentenza infatti si dice esplicitamente che i vari decreti in materia hanno riprodotto parti delle norme abrogate col referendum, addirittura rendendole più restrittive, violando così l’articolo 75 della Costituzione. Inoltre i giudici scrivono che le nuove discipline in materia sono contraddistinte da «identica ratio ispiratrice» di quelle abrogate col referendum. In primo luogo, dunque, è stata ripristinata la legalità costituzionale.
Vengono così a decadere le norme sulla privatizzazione dei servizi, o sulla «promozione della concorrenza», che dir si voglia, sia quelle di Tremonti del 2011 che quelle contenute nel Salva Italia. È così?
Certamente. E nella sentenza la continuità tra i provvedimenti è addirittura accentuata.
Lei ricorda precedenti analoghi?
Con questa nettezza, non era mai stato affermato il diritto del cittadini di veder rispettato il referendum.
Una bussola per le prossime elezioni?
È una indicazione molto precisa che le diverse forze politiche dovranno tener presente abbandonando l’atteggiamento complice spesso tenuto rispetto alle iniziative dei governi, ora censurate in modo così netto. La corte è stata assolutamente esplicita: ha parlato di lesione della volontà popolare espressa con il voto di 27 milioni di cittadini.
Anche in tempi di crisi?
Dal punto di vista politico e culturale insieme, assume grande rilevanza l’indicazione di tenere fuori dalla stretta logica di mercato i servizi essenziali per la vita dei cittadini. Si ribadisce così il legame stretto tra i diritti fondamentali di cittadinanza e i beni e i servizi che ne danno la concreta attuazione. In questo senso è fondamentale la censura del tentativo di ampliare la portata del principio di concorrenza come unica base legittima dell’agire nella materia economica. Viene anche qui ripristinata la legalità costituzionale e il necessario equilibrio tra il diritto di iniziativa economica privata e i principi e i diritti fondamentali, così come indicati dall’articolo 41 della Costituzione.
In questi giorni la Consulta non ha goduto di buona stampa, soprattutto nei commenti riguardo il ricorso alla Corte del presidente Napolitano.
Sì, ho sentito argomentazioni tipicamente berlusconiane, ma è sbagliato mettere la Corte sotto attacco. Credo che in questo momento si debba dire che la Consulta ha dato prova di un grande rigore. E non è la prima volta. Soprattutto questa volta ha dato prova di rifiutare la logica emergenziale in economia che pretende di travolgere tutto, Costituzione compresa. Questa è una lezione che tutti dovrebbero tener presente quando si dubita dell’autonomia della Corte.
Dopo che questa sentenza ha abrogato l’imposizione di privatizzare i servizi, ora gli enti locali sono però liberi di farlo ugualmente, se credono. É così?
Certamente la sentenza li lascia liberi di muoversi. Rimane sempre però la responsabilità politica delle scelte. I giudici però hanno fissato alcuni principi, come il rispetto dei referendum. Ci saranno ancora altre manovre di aggiramento del dettato costituzionale e della volontà popolare. Per esempio sono in atto, e molto avanzati, i tentativi di aggirare l’abrogazione della norma che vieta la remunerazione del capitale del 7%, come abbiamo visto con le tariffe del servizio idrico. Ma viene meno l’argomentazione dell’obbligo, dell’imposizione contemplata nelle leggi appena abrogate.
Ora la campagna di «obbedienza civile» lanciata dai comitati referendari che invita a non pagare quella parte di bolletta che remunera, appunto, il capitale investito nei servizi, è legittimata ulteriormente. Vero?
Questo è un punto importante: dopo la sentenza della Consulta è assolutamente legittima quella giusta reazione dei cittadini di ribellarsi ai tentativi di violare la legalità fissata con il risultato referendario.
Premia soprattutto la grande elaborazione culturale che è stata messa a punto in questi mesi sia intorno al bene comune dell’acqua e dei servizi pubblici essenziali, sia per quanto riguarda il rapporto fecondo tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa al quale la sentenza fa esplicito riferimento. Si restituisce così alla volontà popolare quel ruolo fondamentale che il governo Berlusconi prima e il governo Monti poi hanno cercato di sottrarle.
È una sentenza importante?
Non si esagera dicendo che questa è una sentenza storica perché in concreto denuncia e elimina una clamorosa frode del legislatore. Nella sentenza infatti si dice esplicitamente che i vari decreti in materia hanno riprodotto parti delle norme abrogate col referendum, addirittura rendendole più restrittive, violando così l’articolo 75 della Costituzione. Inoltre i giudici scrivono che le nuove discipline in materia sono contraddistinte da «identica ratio ispiratrice» di quelle abrogate col referendum. In primo luogo, dunque, è stata ripristinata la legalità costituzionale.
Vengono così a decadere le norme sulla privatizzazione dei servizi, o sulla «promozione della concorrenza», che dir si voglia, sia quelle di Tremonti del 2011 che quelle contenute nel Salva Italia. È così?
Certamente. E nella sentenza la continuità tra i provvedimenti è addirittura accentuata.
Lei ricorda precedenti analoghi?
Con questa nettezza, non era mai stato affermato il diritto del cittadini di veder rispettato il referendum.
Una bussola per le prossime elezioni?
È una indicazione molto precisa che le diverse forze politiche dovranno tener presente abbandonando l’atteggiamento complice spesso tenuto rispetto alle iniziative dei governi, ora censurate in modo così netto. La corte è stata assolutamente esplicita: ha parlato di lesione della volontà popolare espressa con il voto di 27 milioni di cittadini.
Anche in tempi di crisi?
Dal punto di vista politico e culturale insieme, assume grande rilevanza l’indicazione di tenere fuori dalla stretta logica di mercato i servizi essenziali per la vita dei cittadini. Si ribadisce così il legame stretto tra i diritti fondamentali di cittadinanza e i beni e i servizi che ne danno la concreta attuazione. In questo senso è fondamentale la censura del tentativo di ampliare la portata del principio di concorrenza come unica base legittima dell’agire nella materia economica. Viene anche qui ripristinata la legalità costituzionale e il necessario equilibrio tra il diritto di iniziativa economica privata e i principi e i diritti fondamentali, così come indicati dall’articolo 41 della Costituzione.
In questi giorni la Consulta non ha goduto di buona stampa, soprattutto nei commenti riguardo il ricorso alla Corte del presidente Napolitano.
Sì, ho sentito argomentazioni tipicamente berlusconiane, ma è sbagliato mettere la Corte sotto attacco. Credo che in questo momento si debba dire che la Consulta ha dato prova di un grande rigore. E non è la prima volta. Soprattutto questa volta ha dato prova di rifiutare la logica emergenziale in economia che pretende di travolgere tutto, Costituzione compresa. Questa è una lezione che tutti dovrebbero tener presente quando si dubita dell’autonomia della Corte.
Dopo che questa sentenza ha abrogato l’imposizione di privatizzare i servizi, ora gli enti locali sono però liberi di farlo ugualmente, se credono. É così?
Certamente la sentenza li lascia liberi di muoversi. Rimane sempre però la responsabilità politica delle scelte. I giudici però hanno fissato alcuni principi, come il rispetto dei referendum. Ci saranno ancora altre manovre di aggiramento del dettato costituzionale e della volontà popolare. Per esempio sono in atto, e molto avanzati, i tentativi di aggirare l’abrogazione della norma che vieta la remunerazione del capitale del 7%, come abbiamo visto con le tariffe del servizio idrico. Ma viene meno l’argomentazione dell’obbligo, dell’imposizione contemplata nelle leggi appena abrogate.
Ora la campagna di «obbedienza civile» lanciata dai comitati referendari che invita a non pagare quella parte di bolletta che remunera, appunto, il capitale investito nei servizi, è legittimata ulteriormente. Vero?
Questo è un punto importante: dopo la sentenza della Consulta è assolutamente legittima quella giusta reazione dei cittadini di ribellarsi ai tentativi di violare la legalità fissata con il risultato referendario.
martedì 17 luglio 2012
Incontro informativo: “La fusione tra l’azienda Multiservizi S.p.a. e CIR33 Servizi S.R.L.”
Giovedì 19 Luglio - ore 21.15 presso la nuova sede del CSA TNT - Via Gallodoro 68 - Jesi (AN)(Di fronte uffici INPS)Incontro informativo:“La fusione tra l’azienda Multiservizi S.p.a. e CIR33 Servizi S.R.L.”Saranno presenti:Simone Cecchettini - Presidente del Consorzio Intercomunale Rifiuti Vallesina-Misa “CIR33 .Evasio Ciocci - Referente del Coordinamento provinciale dei Comitati a difesa dell’acqua bene comuneNonostante l’esito referendario, la gestione del servizio idrico nel nostro territorio rimane a gestione privata.Non solo. La Multiservizi Spa sta portando avanti nuove operazioni economiche e aziendali tese alla gestione privatistica della risorsa rifiuti.Per approfondire la questione il Comitato “Acqua Bene Comune” di Jesi ha organizzato questo incontro con la presenza di tecnici che possono rispondere a eventuali domande e chiarimenti.E’ importante assumere da subito tutte le informazioni utili e confrontarsi per intraprendere in tempo ogni iniziativa necessaria .Non mancate!
Comitato “Acqua Bene Comune” - Jesi
giovedì 28 giugno 2012
mercoledì 20 giugno 2012
FUORI L'ACQUA DAL MERCATO, FUORI I PROFITTI DALL'ACQUA dal comitato jesino "2 sì per l'Acqua Bene Comune"
Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall'acquaNella sede di Libera Jesi (via Pergolesi, 8),
venerdì prossimo 22 giugno alle ore 18.00, ASSEMBLEA CITTADINA organizzata dal comitato jesino "2 sì per l'Acqua Bene Comune" al fine di diffondere sempre di più la campagna di Obbedienza Civile e di spiegare ai cittadini, che intendono aderire, come si effettuano le dichiarazioni/reclami da fa pervenire al gestore competente del servizio.
Sarà presente EVASIO CIOCCI (coordinatore regionale dei movimenti per L'ACQUABENECOMUNE DELLE MARCHE)
Ecco una breve descrizione della Campagna presa dal sito www.acquabenecomune.org (dove si possono trovare tutte le info più dettagliate)
Obbedienza civile
Applicare il referendum:
Con la pubblicazione, in data 20 luglio 2011, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 è stata sancita ufficialmente la vittoria referendaria e l’abrogazione della norma che consentiva ai gestori di caricare sulle nostre bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”.
Se non saranno le istituzioni a far rispettare l’esito del referendum, saranno le cittadine e i cittadini a farlo.
Per questo lanciamo la campagna di obbedienza civile: ovvero il rispetto della volontà popolare eliminando il profitto dalle bollette.
Perchè una campagna di "obbedienza civile"
La “remunerazione del capitale investito”, che ricordiamo, è pari al 7% della sommatoria degli investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti, nella generalità dei casi, incide sulle nostre bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e
il 20%. Il referendum era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti! E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non lascia alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.
Oggi, a distanza di alcuni mesi, risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. In altre parole tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni l’esito referendario.
Questo non può essere accettato!
Perciò chiediamo a tutti i cittadini italiani utenti del servizio idrico di aderire alla campagna di “obbedienza civile”
In cosa consiste la campagna di "obbedienza civile"
La campagna di “obbedienza civile” consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011, applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del capitale investito”.
E’ stata chiamata di “obbedienza civile” perché non si tratta di “disubbidire” ad una legge ingiusta, ma di “obbedire” alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari. Lo scopo principale della campagna di “obbedienza civile” è ovvio: ottenere l’applicazione del risultato che è inequivocabilmente scaturito dai referendum.Con la mobilitazione attiva di centinaia di migliaia di cittadini ci proponiamo di attivare una forma diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa ai diktat dei poteri forti di turno.
Ci proponiamo anche di dare una risposta all’evidente crisi della democrazia rappresentativa dei partiti, ormai diventata impermeabile non solo alle istanze della società, ma persino ai formali esiti delle consultazioni codificate nella nostra Carta Costituzionale, come appunto i referendum abrogativi.
Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall'acqua
martedì 19 giugno 2012
Sabato 23 giugno 2012 - Ancona Arco di Traiano - WELCOME "porto aperto"
WELCOME "PORTO APERTO"
BANCHINA DI FRONTE
FINCANTIERI E ARCO DI TRAIANO

http://www.youtube.com/watch?v=EwE0C_AoJl4&feature=youtu.be
In occasione della Giornata Mondiale del
Rifugiato 2012, l’Ambasciata dei Diritti organizza “Welcome: porto aperto”
un’iniziativa che si svolgerà all’interno del porto di Ancona per portare al
centro della discussione politica la questione irrisolta dell’accoglienza e
della security alla frontiera dorica.
Abbiamo voluto programmare tutte le attività, dai “Giochi senza frontiere” ai reading, dai concerti agli spettacoli teatrali, all’interno del porto per affermare con forza che i rifugiati non sono solo quelli che riescono ad accedere ai servizi di protezione internazionale, ma anche tutti quelli che pur vivendo nella condizione di rifugiato non hanno la possibilità di richiedere protezione quando arrivano al porto nascosti in qualche traghetto. Come un faro vogliamo illuminare tutte quelle pratiche indegne con cui la polizia di frontiera riammette i migranti in Grecia. Tanti di loro, come ci dicono le associazioni di Patrasso ed Atene, quando arrivano al porto di Ancona non hanno la possibilità di entrare in contatto con l’ufficio del Gus per chiedere asilo.
Il 23 giugno vogliamo stare dentro il porto per ricordare a tutte le autorità e alle istituzioni che in questo periodo di profonda crisi, rimandare in Grecia i migranti che arrivano significa condannarli ad un destino di violenze dove la loro sopravvivenza è messa in forte pericolo.
Vogliamo stare dentro le banchine oltre le reti di sicurezza, per dire no alle frontiere perché siamo per la libera circolazione delle persone, che siamo contrari al nuovo accordo europeo che prevede la sospensione di Schengen per quei paesi in cui maggiore è la possibilità che arrivino profughi e richiedenti asilo e che, guarda caso sono proprio Italia, Spagna e Grecia i Paesi dove più forte è la crisi.
Vogliamo stare dentro il porto perché storicamente è il cuore della città e deve essere riaperto alla libera circolazione e non blindato con reti, fili spinati e telecamere. Il porto non è una frontiera da isolare, ma può essere un luogo sicuro dove non aver paura semplicemente aprendolo alle persone.
Con questa giornata vogliamo rivendicare il diritto universale all’accoglienza, la necessità di avere un “faro sul porto” che faccia luce sulle riammissioni verso la Grecia per garantire dignità e giustizia a chi fugge dalla guerra.
Vogliamo stare dentro il porto per far sentire agli operai del cantiere navale che siamo a loro fianco nella battaglia contro il ddl Fornero, perché non vogliamo lo smantellamento dei diritti conquistati con le lotte sociali, ma anzi ne rivendichiamo di nuovi e i primi che chiediamo pr uscire dalla crisi sono il diritto al reddito e il diritto alla casa.
Abbiamo voluto programmare tutte le attività, dai “Giochi senza frontiere” ai reading, dai concerti agli spettacoli teatrali, all’interno del porto per affermare con forza che i rifugiati non sono solo quelli che riescono ad accedere ai servizi di protezione internazionale, ma anche tutti quelli che pur vivendo nella condizione di rifugiato non hanno la possibilità di richiedere protezione quando arrivano al porto nascosti in qualche traghetto. Come un faro vogliamo illuminare tutte quelle pratiche indegne con cui la polizia di frontiera riammette i migranti in Grecia. Tanti di loro, come ci dicono le associazioni di Patrasso ed Atene, quando arrivano al porto di Ancona non hanno la possibilità di entrare in contatto con l’ufficio del Gus per chiedere asilo.
Il 23 giugno vogliamo stare dentro il porto per ricordare a tutte le autorità e alle istituzioni che in questo periodo di profonda crisi, rimandare in Grecia i migranti che arrivano significa condannarli ad un destino di violenze dove la loro sopravvivenza è messa in forte pericolo.
Vogliamo stare dentro le banchine oltre le reti di sicurezza, per dire no alle frontiere perché siamo per la libera circolazione delle persone, che siamo contrari al nuovo accordo europeo che prevede la sospensione di Schengen per quei paesi in cui maggiore è la possibilità che arrivino profughi e richiedenti asilo e che, guarda caso sono proprio Italia, Spagna e Grecia i Paesi dove più forte è la crisi.
Vogliamo stare dentro il porto perché storicamente è il cuore della città e deve essere riaperto alla libera circolazione e non blindato con reti, fili spinati e telecamere. Il porto non è una frontiera da isolare, ma può essere un luogo sicuro dove non aver paura semplicemente aprendolo alle persone.
Con questa giornata vogliamo rivendicare il diritto universale all’accoglienza, la necessità di avere un “faro sul porto” che faccia luce sulle riammissioni verso la Grecia per garantire dignità e giustizia a chi fugge dalla guerra.
Vogliamo stare dentro il porto per far sentire agli operai del cantiere navale che siamo a loro fianco nella battaglia contro il ddl Fornero, perché non vogliamo lo smantellamento dei diritti conquistati con le lotte sociali, ma anzi ne rivendichiamo di nuovi e i primi che chiediamo pr uscire dalla crisi sono il diritto al reddito e il diritto alla casa.
Programma del 23 Giugno (organizzata da Ambasciata dei Diritti, Spazio Autogestito "La Cupa", il Comune di Ancona – progetto SPRAR "Ancona Città d'Asilo")
Welcome "Porto aperto" – Arco di Traiano e banchina 5
ore 17.00
- Giochi senza frontiere a cura della "Polisportiva Ancona Social club" in collaborazione con le comunità educative che accolgono minori stranieri non accompagnati: "Casa di Corinaldo", "San Giuliano" di Macerata, "Comunità di Falconara Marittima" di Falconara M.ma, "Casa Lella" di Grottammare (cricket, costruzione di aquiloni, La fuga dell'oca, danze popolari , letture di poesie, ...)
- Messaggi in rete
ore 19.00
Aperitivo blues sul mare con i "N.U.D.O. blues Extended Akaustic
Urkestra"
ore 19.30 Spettacolo di videoteatro "Naufragi" realizzato dalla comunità educativa per minori "Casa di Mattoni" di Monteleone di Fermo (max 30 persone a spettacolo – per prenotazioni 338.3039490)
ore 20.30 Aquiloni al tramonto
ore 21.30 Welcome reading
ore 22.00 concerto dei WINSTONMCNAMARA – STATO SOLIDO
ore 23.00 concerto dei THE CANEPAZZO FAMILY - CONEROCK
ore 19.30 Spettacolo di videoteatro "Naufragi" realizzato dalla comunità educativa per minori "Casa di Mattoni" di Monteleone di Fermo (max 30 persone a spettacolo – per prenotazioni 338.3039490)
ore 20.30 Aquiloni al tramonto
ore 21.30 Welcome reading
ore 22.00 concerto dei WINSTONMCNAMARA – STATO SOLIDO
ore 23.00 concerto dei THE CANEPAZZO FAMILY - CONEROCK
Inoltre bar, bancarelle e video
istallazioni.
La giornata è inserita nel cartellone di
attività “Benvenuti in Italia”, organizzato insieme a Comune di Ancona,
Provincia di Ancona e il progetto SPRAR con attività che si realizzeranno il 20,
21, 22 giugno
20 Giugno Ore 18.30 presso il Lazzabaretto (Mole Vanvitelliana), presentazione del film "Benvenuti in Italia" con la partecipazione di Hevi Dilara, regista del film
Ore 20.00 aperitivo BIO
Ore 21.30 presso l'aula didattica della Mole, proiezione del film "Benvenuti in Italia"
Ore 22.30 presso il Lazzabaretto, concerto del gruppo "Ensemble du Sud"
20 Giugno Ore 18.30 presso il Lazzabaretto (Mole Vanvitelliana), presentazione del film "Benvenuti in Italia" con la partecipazione di Hevi Dilara, regista del film
Ore 20.00 aperitivo BIO
Ore 21.30 presso l'aula didattica della Mole, proiezione del film "Benvenuti in Italia"
Ore 22.30 presso il Lazzabaretto, concerto del gruppo "Ensemble du Sud"
21 e 22 Giugno
Dalle ore 12.00 alle ore 13.00 visite al Porto di Ancona sul sistema accoglienza e la "security" portuale – Info e prenotazioni 339.8102187
Dalle ore 12.00 alle ore 13.00 visite al Porto di Ancona sul sistema accoglienza e la "security" portuale – Info e prenotazioni 339.8102187
http://www.facebook.com/groups/NORETI/
http://www.facebook.com/pages/AMBASCIATA-DEI-DIRITTI-MARCHE/213096578701127
ambasciata@glomeda.org
lunedì 18 giugno 2012
domenica 17 giugno 2012
mercoledì 13 giugno 2012
martedì 12 giugno 2012
Jesi: Nuovi orizzonti sportivi in città: nasce la polisportiva Ackapawa Sport Club, debutto con il cricket
Nasce a Jesi l' ACKAPAWA SPORT CLUB, una nuova Associazione Polisportiva Dilettantistica affiliata a UISP e al CONI. Nata all’interno del Centro Sociale “TNT”, la polisportiva si pone l'intento di dare opportunità a tutti di praticare sport all'insegna dell'aggregazione, della solidarietà e dell'antirazzismo.
E’ una scommessa, una sfida tesa a rovesciare l’orizzonte ufficiale dello sport, dove l’unico imperativo è vincere con ogni mezzo (modello che ci viene imposto anche nella vita). Crediamo, invece che sia possibile costruire un modo diverso di vivere la pratica sportiva dove al centro ci sia il rispetto dell’avversario, la lealtà, la solidarietà, la lotta contro ogni discriminazione.
Il nostro sogno è quello di immaginare nella nostra città uno sport per tutti, dove il giocare e divertirsi insieme sia un modo per costruire una pratica della cittadinanza che riesca a superare ogni confine e far vivere quella multiculturalità di cui tanto si parla ma che spesso trova enormi barriere quando si prova a realizzarla.
La prima disciplina che ci vedrà protagonisti è il Cricket, uno sport poco conosciuto dagli italiani, ma amatissimo e seguito con passione in altri paesi del mondo e da tanti migranti che vivono nella nostra città.
Anche se ai primi passi, siamo già in campo! Abbiamo infatti esordito domenica 3 Giugno nel campionato ICL Marche 2012 (Italian Cricket League) con la squadra chiamata a rappresentare la nostra città: lo JESI CRICKET CLUB.
Un esordio con sconfitta in trasferta contro il Poggio S. Marcello, ma comunque una bellissima giornata di sport che ha visto protagonisti giocatori bengalesi e pakistani che vivono a Jesi e ai quali la polisportiva Ackapawa vuole garantire il diritto di giocare a cricket nella loro città.
Ackapawa era il podista tra gli indiani Fox del nord america: le corse podistiche erano sport praticati da tutte le civiltà amerinde e del nord America. lo spirito di queste competizioni è ben racchiuso nelle parole dell'etnologo Curt Nimuendajù in una pubblicazione datata 1946 dedicata agli indios Timbira:
«I vincitori non ricevono alcun premio, gli sconfitti non vengono derisi, non si vedono espressioni trionfanti né facce abbattute. Nessuna traccia di gelosia o animosità tra le due squadre è percepibile. Non c’è alcuna differenza tra vincitori e vinti, mentre sono oggetto di scherno coloro che non hanno profuso il cento per cento delle energie nella gara».
Il nostro sogno è quello di immaginare nella nostra città uno sport per tutti, dove il giocare e divertirsi insieme sia un modo per costruire una pratica della cittadinanza che riesca a superare ogni confine e far vivere quella multiculturalità di cui tanto si parla ma che spesso trova enormi barriere quando si prova a realizzarla.
La prima disciplina che ci vedrà protagonisti è il Cricket, uno sport poco conosciuto dagli italiani, ma amatissimo e seguito con passione in altri paesi del mondo e da tanti migranti che vivono nella nostra città.
Anche se ai primi passi, siamo già in campo! Abbiamo infatti esordito domenica 3 Giugno nel campionato ICL Marche 2012 (Italian Cricket League) con la squadra chiamata a rappresentare la nostra città: lo JESI CRICKET CLUB.
Un esordio con sconfitta in trasferta contro il Poggio S. Marcello, ma comunque una bellissima giornata di sport che ha visto protagonisti giocatori bengalesi e pakistani che vivono a Jesi e ai quali la polisportiva Ackapawa vuole garantire il diritto di giocare a cricket nella loro città.
Ackapawa era il podista tra gli indiani Fox del nord america: le corse podistiche erano sport praticati da tutte le civiltà amerinde e del nord America. lo spirito di queste competizioni è ben racchiuso nelle parole dell'etnologo Curt Nimuendajù in una pubblicazione datata 1946 dedicata agli indios Timbira:
«I vincitori non ricevono alcun premio, gli sconfitti non vengono derisi, non si vedono espressioni trionfanti né facce abbattute. Nessuna traccia di gelosia o animosità tra le due squadre è percepibile. Non c’è alcuna differenza tra vincitori e vinti, mentre sono oggetto di scherno coloro che non hanno profuso il cento per cento delle energie nella gara».
martedì 29 maggio 2012
Roma, sabato 2 Giugno 2012 - LA REPUBBLICA SIAMO NOI
Ore 15.00 P.zza della Repubblica
LA REPUBBLICA SIAMO NOI
Manifestazione nazionale
per l’attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per la pace, i diritti e la democrazia, per un'alternativa alle politiche d'austerità del Governo e dell'Europa
Ad un anno dalla straordinaria vittoria referendaria, costruita da una partecipazione sociale senza precedenti, il Governo Monti e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne i risultati e preparano nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati, in particolare costruendo un nuovo sistema tariffario che continua a garantire i profitti ai gestori.
Non solo. Da una parte BCE, poteri forti finanziari e Governo utilizzano la crisi economico-finanziaria per rendere definitive le politiche liberiste di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, di smantellamento dei diritti del lavoro, del welfare e dell'istruzione, di precarizzazione dell’intera vita delle persone. Dall'altra le politiche d'austerità ridimensionano il ruolo dell'intervento pubblico per poi alimentare l'idea che la crescita sia possibile solo attraverso investimenti privati, che in realtà si appropriano dei servizi e devastano il territorio.
E' in atto il tentativo di imporre definitivamente il dominio delle "esigenze dei mercati" sulla democrazia, ovvero il diritto di tutte e di tutti a decidere collettivamente sul proprio presente e futuro.
Il 2 giugno è da sempre la festa della Repubblica, ovvero della res publica, di ciò che a tutte e tutti appartiene. Una festa ormai da anni espropriata alle donne e agli uomini di questo Paese e trasformata in parata militare, come se quella fosse l’unica funzione rimasta ad un “pubblico”, che si vuole progressivamente consegnare agli interessi dei grandi gruppi bancari e dei mercati finanziari.
Ma la Repubblica siamo noi.
Le donne e gli uomini che nella propria quotidianità ed in ogni territorio lottano per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per un welfare universale e servizi pubblici di qualità, per la dignità del lavoro e la fine della precarietà, per il diritto alla salute e all’abitare, per l’istruzione, la formazione e la conoscenza, per la trasformazione ecologica della produzione, a partire dal Forum Alternativo dei Popoli di Rio+20, per politiche di pace e cooperazione.
Le donne e gli uomini che, come nel resto d'Europa, pensano che i beni comuni siano fondamento di un nuovo modello produttivo e sociale.
Le donne e gli uomini che dentro la propria esperienza individuale e collettiva rivendicano una nuova democrazia partecipativa, dentro la quale tutte e tutti possano contribuire direttamente a costruire un diverso futuro per la presente e le future generazioni.
Crediamo sia giunto il momento in cui siano queste donne e questi uomini a riempire la piazza del 2 giugno.
Con l’allegria e la determinazione di chi vuole invertire la rotta.
Con la consapevolezza di chi sa che il futuro è solo nelle nostre mani.
Promuovono: Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Per adesioni scrivere a segreteria@acquabenecomune.org
lunedì 21 maggio 2012
DALLE MARCHE A FRANCOFORTE PER COSTRUIRE UN'EUROPA DEI DIRITTI E NON DELLA FINANZA
I Centri Sociali delle Marche, aderendo alla rete R.I.S.E. UP! (Rising Italy for Social Europe), stanno partecipando alle giornate di mobilitazione internazionale di Francoforte (dal 16 al 19 maggio) contro le politiche di austerity messe in atto dai dispositivi economici e finanziari che vedono come nodo di comando la BCE.
Circa cinquanta attivisti sono partiti da tutte la Marche per dar vita, insieme ai movimenti d'Europa, alle manifestazioni ed alle azioni previste durante i quattro giorni di Blockupy Frankfurt.
Contro la crisi e contro il sisitema bancario, vogliamo mettere al centro le persone e i diritti, stiamo costruendo con tutti i movimenti europei nuovi percorsi di democrazia partecipativa, perché dalla crisi non si può uscire con una gestione contabile del debito, ma con un nuovo modello di riappropriazione dei beni comuni, di costruzione di nuovi diritti sociali e nella produzione di partecipazione.
Ma l'Europa di fronte a questa grande mobilitazione, alle assemblee che vedono la partecipazione di migliaia di persone, risponde con un modello repressivo: divieto di manifestare, negazione del diritto di espressione e soffocamento del dissenso.
In una città totalmente militarizzata con migliaia di agenti in assetto antisommossa a presidiare ogni angolo di strada, dove qualsiasi assembramento è proibito e a chiunque venga riconosciuto come manifestante viene notificato un DASPO. Nella sola giornata di giovedì 17 sono stati effettuati centinaia di arresti, tra cui un’ottantina di italiani e, fra questi, anche quattro attivisti marchigiani. Arresti totalmente arbitrari di manifestanti assolutamente pacifici che stavano uscendo dall’Università per recarsi alle iniziative in centro. Fortunatamente tutti i fermati sono stati rilasciati già nella serata di giovedì, anche se sono state notificate loro misure restrittive per la circolazione in città.
Nella giornata di ieri, venerdì 18, fin dalla mattina i manifestanti hanno dato seguito alla volontà di bloccare il centro della finanza europea, assediando con azioni comunicative i palazzi del potere finanziario e alcune centinaia di manifestanti, tra cui alcuni della rete dei Centri Sociali delle Marche, nonostante i continui blocchi della polizia, sono riusciti ad arrivare fin sotto al palazzo della BCE.
Il contributo della delegazione marchigiana prosegue inoltre con la partecipazione alle numerose assemblee che si stanno tenendo tra gli attivisti per la creazione di un movimento europeo contro la crisi e con la costante opera di aggiornamento, insieme agli altri attivisti provenienti da tutta Italia, dei siti di movimento per la cronaca delle giornate di mobilitazione.
Per oggi è prevista la grande manifestazione (finalmente autorizzata dopo che, fino all’ultimo, era stata negata) dove reclameremo la fine immediata delle politiche di austerity e dell’uso del debito come strumento di comando e ricatto dei popoli.
I diritti vengono prima del mercato!
Per un’Europa dei beni comuni RISE UP!
Centri Sociali delle Marche
domenica 20 maggio 2012
LA VITA QUOTIDIANA NELLA PALESTINA OCCUPATA
Venerdì 25 maggio ore 21
Sala della Pace - Via Rinalducci 11 Fano
LA VITA QUOTIDIANA NELLA PALESTINA OCCUPATA
Proiezione del documentario:
Tomorrow's Land How we decided to tear down the invisible wall
Nei giorni in cui i palestinesi ricordano le espulsioni del 1948 (Nakba - la catastrofe) la Campagna Palestina Solidarietà propone la visione del documentario: Tomorrow's Land - How we decided to tear down the invisible wall.
Il documentario raccoglie le storie degli abitanti di At-Tuwani e ha visto la luce grazie a una campagna di autofinaziamento che ha coinvolto diverse realtà associative tra Brescia e Bologna.
At-Tuwani è un villaggio palestinese minacciato di evacuazione e costantemente attaccato dai coloni israeliani del vicino insediamento di Ma’on.
Da dieci anni, un Comitato di Resistenza Popolare difende il villaggio attraverso una complessa strategia nonviolenta e l’aiuto di attivisti israeliani e internazionali: un esperimento che può indicare la strada verso un nuovo futuro per la Palestina.
Durante la serata gli autori, in collegamento telefonico, presenteranno il documentario e il progetto che ne ha reso possibile la realizzazione.
Campagna Palestina Solidarietà
Gruppo Fuoritempo
Sala della Pace Fano
martedì 15 maggio 2012
Radio senza muri ospite della festa dell'Oasi di Jesi
Radio senza muri, una radio fatta in gruppo, dove il microfono è aperto e tutti possono parlare... questa volta ospite della festa dell'Oasi di Jesi (WWF)
"..... benessere è la capacità di esprimersi..."
SIETE TUTTI INVITATI!!!
Seguite la diretta st...reaming http://www.ustream.tv/channel/radiosenzamuri
Blog: http://radiosenzamuri.blogspot.it/
FB: http://www.facebook.com/radiosenzamuri
domenica 13 maggio 2012
20 maggio Firenze - Assemblea/evento promosso dalla Fiom e aperto alle realtà sociali
20 maggio 1970 - 20 maggio 2012
Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori
Il diritto ad avere diritti
Il 14 aprile 2012 a Bologna abbiamo tenuto una assemblea nazionale delle giovani e dei giovani delegati della Fiom aperta ai precari, agli studenti, alle categorie della Cgil, agli artisti, ai giornalisti, alle associazioni e ai movimenti che, nonostante sia stata organizzata in pochigiorni, ha visto una partecipazione straordinaria.
Dall'assemblea è emerso che non basta essere contrari alla «riforma» del mercato del lavoro e alla cancellazione dell'articolo 18, e che non si può solo raccontare le condizioni individuali e collettive di precarietà derivanti dalle decine di contratti atipici.
È ormai troppo tempo che iniziative e manifestazioni di denuncia della condizione d'invisibilità non sortiscono effetti se non «una pacca sulla spalla».
Abbiamo la consapevolezza che non sono bastate quelle iniziative e che alla precarietà strutturale del mercato del lavoro si sono andate sommando la crisi finanziaria ed economica e le politiche di austerity che stanno cancellando i diritti del lavoro, privatizzando il welfare e la formazione e, col «fiscal compact»(pareggio di bilancio), svuotando la democrazia in tutta Europa.
Le politiche europee sostenute dal nostro Governo mettono sempre più in contrapposizione e concorrenza «garantiti» e non, giovani e adulti, lavoratori autonomi e dipendenti, donne e uomini, comunitari ed extracomunitari, rendendo il lavoro una merce come le altre.
Dall'assemblea, questa consapevolezza ci ha spinti a promuovere un percorso di discussione e azione, in corso in questi giorni, per riconquistare la riunificazione dei diritti delle condizioni di lavoro attraverso il diritto alla coalizione, per poter realizzare una vera e autonomacontrattazione collettiva.
Tenere insieme i diritti del lavoro, quelli della cittadinanza, i beni comuni, la giustizia ambientale è l'unico modo per difendere la democrazia.
In Italia la democrazia e i diritti costituzionali sono entrati nei luoghi di lavoro, dopo anni di dure lotte, con la Legge 300 del 20 maggio del 1970. Oggi una parte importante delle lavoratrici e dei lavoratori non ha più alcun tipo di tutela e dove queste ci sono con l'articolo 8 sono messe in discussione.
È in discussione il diritto ad avere dei diritti per tutte e tutti.
Per queste ragioni promuoviamo, a 42 anni dalla nascita delloStatuto delle lavoratrici e dei lavoratori
Firenze, domenica 20 maggio 2012
Assemblea/evento - ore 11.00
Auditorium del Palazzo dei CongressiVilla Vittoria (piazza Adua, vicino alla stazione)
www.fiom.cgil.it
a cui invitiamo a partecipare tutti coloro che pensano e agiscono per estendere i diritti
globalproject -firenze-assembleaevento-promosso-dalla-fiom-e-aperto-alle-realta-sociali/11534
lunedì 7 maggio 2012
Jesi: Venerdi 11 maggio ore 18.30 Dall’Europa della crisi all’Europa sociale: il caso Grecia: incontro pubblico con Argiris Panagopoulos
Venerdi 11 maggio ore 18.30
Dall’Europa della crisi all’Europa sociale: il caso Grecia: incontro pubblico con Argiris Panagopoulos
Corrispondente de Il Manifesto e giornalista della rivista Epohi.
Sala della II circoscrizione, via san Francesco – Jesi (AN)
http://csoatnt.wordpress.com/2012/05/05/466/#more-466
http://www.facebook.com/events/219233224854919/
Jesi: Domenica 13 maggio ore 18 Visione del film Checkpoint Rock Canciones desde Palestina
Checkpoint Rock:
Canciones desde Palestina
di Fermin Muguruza e Javier Corcuera
il documentario sulla scena musicale palestinese.
Dalle parole dello storico poeta palestinese Mahmoud Darwish
al rap dei DAM, dalla world music di Amal Markus
al rock dei Khalas passando per la musica tradizionale di Muthana Shaban
Per la regia di Fermin Muguruza, il cantante e musicista militante degli
storici gruppi baschi Kortatu e Negu Gorriak, che alla fine degli anni
‘80 ha suonato in tutti gli spazi alternativi e antagonisti europei e
vanta collaborazioni con importanti musicisti come Manu Chao.
DOMENICA 13 MAGGIO
Proiezione ore 18.00
presso sede Ya Basta! Marche
Via Mura Orientali 5 – Jesi (AN)
Al termine Zap*eritivo rebelde (offerta libera)
Il documentario
Checkpoint Rock: Canciones desde Palestina: questa produzione mette in luce i talenti della scena musicale contemporanea palestinese. Il film inizia con il musicista Marcel Khalife ai funerali del famoso poeta palestinese Mahmoud Darwish e attraversa quindi la Palestina / Israele, mostrando una vasta gamma di spettacoli musicali lungo il percorso. Rapper, cantanti di matrimonio e musicisti classici esprimono le loro lotte personali attraverso la loro musica.
Dai cartelloni al neon di Tel Aviv alla povertà e all' oppressione di Gaza e della Cisgiordania, Checkpoint Rock: Songs of Palestine presenta una varietà di artisti straordinari che cambierà la visione che abbiamo di un popolo sotto occupazione. Questo è un viaggio attraverso un luogo spesso al centro dell’attenzione internazionale, ma di cui non sappiamo quasi nulla. Che musica offre questo luogo mitico, quali voci e melodie? Chi sono i musicisti più rappresentativi e come vivono? Cosa pensano del posto dove vivono e come affrontano il problema della difficile situazione del popolo palestinese attraverso i loro testi e la loro musica
Il regista
Fermin Muguruza: senza ombra di dubbio uno dei personaggi più influenti e carismatici del panorama musicale basco. Cresciuto durante un'epoca di cambi politici e sociali fondamentali per i Paesi Baschi, i suoi 20 anni d'esperienza gli hanno permesso di suonare in quasi tutti gli angoli del mondo, dagli USA al Giappone passando per l'America Latina, Europa, Cina,...
Negli anni in cui i Clash imperversano fondò uno dei gruppi più rivoluzionari della scena basca, i “Kortatu”. Mix esplosivo di ska, punk e reggae, la band - ben più che impegnata sia politicamente che socialmente ("Attento spara / Un gringo nella tua casa" o "Tu, maledetto borghese / Non capirai mai niente" escono dai loro hits "Nicaragua Sandinista" e "Zu Atrapatu Arte") canta in spagnolo e in un euskera ancora un po' maldestro ("dominarlo è stata una delle cose che hanno marcato la mia vita" ha dichiarato Fermin anni dopo in un'intervista con lo scrittore Bernardo Atxaga).
È un personaggio inquieto, incapace di ripetersi e che deve constantemente cercare nuove vie per soddisfare la sua creatività.
Fermin Muguruza nell’ultimo anno ha girato numerosi festival cinematografici in tutto il mondo per presentare il suo lavoro da regista intitolato: Checkpoint Rock: Songs of Palestine e si appresta a collaborare con la sezione documentari della catena televisiva Al-Jazeera per la realizzazione di un “viaggio” attraverso la musica araba.
Alcuni dei musicisti presenti in Checkpoint Rock
Dam: tre ragazzi che fanno rap. Il loro gruppo, Dam, in arabo significa "eternità" e "sangue" in ebraico, mentre in inglese è un acronimo che sta per "Gli Arabi controllori del Microfono". Il gruppo è nato nel 1998 e al centro della loro musica c'è stata fin dall'inizio la rivendicazione per il popolo palestinese di una vera libertà, di una vera dignità e di un vero rispetto dei loro diritti. Nelle loro canzoni essi combinano rap e hip hop con strumenti tipici arabi e melodie musicali arabe e del medioriente. Cantano in arabo, israeliano e inglese, cosi da farsi capire da tutti. La loro musica è diventata in questi anni la colonna sonora della lotta dei giovani palestinesi.
Amal Murkus: nata e cresciuta in Galilea ha dedicato la sua carriera alla promozione della musica e della cultura palestinese in Israele e all'estero.
Il suo primo album "Amal", fu pubblicato nel 1998, e il suo secondo, "Shauq" nel 2004. Nelle sue canzoni, che prendono ispirazione dal folklore palestinese e dal patrimonio tradizionale arabo mescolati con elementi di musica pop, esprime la sua lotta contro l'emarginazione e l'esclusione palestinese.
mercoledì 2 maggio 2012
JESI - SABATO 5 MAGGIO: DIRETTA "RADIO SENZA MURI"
Parte Radio senza muri, una radio fatta in gruppo, dove il microfono è aperto e
tutti possono parlare...
Dopo il corso di formazione intensivo svoltosi a Jesi presso lo Studio per le Arti della Stampa e dopo la trasmissione numero 0 dello scorso 24 marzo coordinata da Laura Gobet, Veronica Kazimierzack e Alfredo Olivera, da anni abituati a guidare le trasmissioni di Radio "la Colifata" in Argentina, ora per il gruppo marchigiano (e non solo marchigiano) è il momento di mettere in pratica questa esperienza e di gestire autonomamente la prima trasmissione di Radio senza muri.
Si parte quindi con la voglia di fare una radio di tutti fatta fra tutti, per un vero incontro con l'Altro e con le diversità, con la necessità di costruire insieme un modo diverso di comunicare e relazionarsi, continuando a lavorare per un mondo nel quale tutti possano avere uno spazio vitale all'interno della terra che li ospita.
Sabato 5 maggio dalle 15 in poi, la cittadinanza è invitata a condividere questa esperienza e a partecipare alla diretta di Radio senza muri a Jesi, nei giardini della Comunità Soteria, in via Tabano 51
SIETE TUTTI INVITATI!!!
diretta streaming http://www.ustream.tv/channel/radiosenzamuri
blog: http://radiosenzamuri.blogspot.it/
FB: http://www.facebook.com/radiosenzamuri
skipe: ya.basta.jesi
Assoc. Ya Basta! Marche
FB http://www.facebook.com/pages/Ya-Basta-Marche/163109267060445
martedì 1 maggio 2012
Comunicato Stampa del Csoa TNT
1 In primo luogo va premesso che il TNT non è un’unica associazione. All’interno del Centro Sociale operano stabilmente dieci associazioni, tutte reali e con ambiti di intervento diversificati, immigrazione, realizzazione di eventi artistico-culturali, precariato, solidarietà internazionale, assistenza legale, attività di studio e ricerca, studenti, sport ecc;
2 Al TNT non è stato assegnato nulla. Le associazioni che svolgevano le proprie attività negli spazi del capannone Politi sono state provvisoriamente autorizzate, in attesa di individuare una soluzione definitiva, ad appoggiarsi all’interno di uno spazio, destinato, peraltro, ad essere privatizzato. La richiesta, dopo il crollo del Politi di una soluzione transitoria per far fronte all’emergenza e garantire la continuità delle attività è stata formulata alla luce del sole ed è stata appoggiata da numerose realtà associative della città. Dopo una calamità come quella di febbraio riteniamo che una simile richiesta sia legittima e che vada affermata e difesa con estrema determinazione.
3 Tutte le associazioni storiche della città hanno giustamente trovato una sistemazione. Contrapporre la vicenda del TNT alla situazione di altre associazioni è del tutto strumentale. Se anche si volesse fare una “graduatoria storica” di chi rivendica una sede non per una pretesa astratta ma come frutto delle attività svolte, sarebbe impossibile trovare una richiesta precedente ai 26 anni di vita del Centro Sociale. In ogni caso il Centro Sociale è uno spazio aperto e a disposizione di chiunque voglia socializzare la problematica degli spazi e farne una battaglia comune.
4 Coloro che perseguono con pervicacia l’obiettivo della chiusura del Centro, tanto da rallegrarsi come piccoli avvoltoi delle calamità che si abbattono sui loro nemici, perseguono un obiettivo tutto politico. In questa campagna elettorale sono in molti a volersi gratuitamente accreditare come i cultori veri della democrazia, con inediti quanto paradossali “estremismi” dalla parte del cittadino. E’ strano che proprio costoro ai tempi del massacro della Diaz facessero parte delle forze politiche al governo e che molti altri se ne stessero al sicuro nelle loro case: noi eravamo nelle strade di Genova e nelle stesse strade abbiamo continuato ad essere a difesa dell’art.18, contro le politiche della BCE e del governo Monti, a difesa dell’acqua pubblica, contro le privatizzazioni. Invitiamo tutti a diffidare di chi si propaganda come autentico democratico e nel contempo non sopporta che in città vivano spazi di reale autonomia, non omologabili né al governismo “tecnico” né al populismo reazionario.
5 Se qualcuno si è illuso che la neve potesse chiudere ciò che non sono riusciti a chiudere le denunce, le minacce, le intimidazioni, le misure restrittive della libertà, le menzogne, ha fatto malissimo i propri conti. Seppellire i cadaveri è facile ma soffocare un corpo vivo è tutt’altra cosa: consigliamo a trasformisti ed istrioni di ogni genere di mettere i loro sogni totalitari nel cassetto e di vivere con più serenità e minore frustrazione il proprio impegno ovunque esso sia collocato.
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