martedì 23 giugno 2009

Guerra e assedio a Gaza: incontro con Fida Qishta


Pesaro
giovedì 25 giugno ore 21
Sala del Consiglio Comunale
"GUERRA E ASSEDIO A GAZA"
Incontro con Fida Qishta

La Campagna Palestina Solidarietà ha organizzato un incontro con Fida Qishta, giornalista freelance e blogger su http://www.sunshine208.blogspot.com/ dove riporta le notizie da Gaza e in particolar modo da Rafah, città della Striscia di Gaza dove vive.

Due contributi audio: Le ragioni del boicottaggio Su Obama e Netanyahu

La città di Pesaro è gemellata con Rafah A sei mesi dall'attacco devastante dell'esercito israeliano “Piombo fuso” nella Striscia di Gaza, l'amministrazione comunale, che presiede il comitato organizzatore del festival del cinema, promuove una retrospettiva sul cinema israeliano e ignora l'arrivo di una giornalista dalla città di Rafah.


Campagna Palestina Solidarietà


















giovedì 18 giugno 2009

Boicottaggio 45a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro


Campagna Palestina Solidarietà boicotta la 45° mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro
Domenica 21 giugno, in occasione dell'inaugurazione della 45° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, ne è stata contestata l'apertura con una manifestazione di protesta diretta contro la scelta degli organizzatori, di dedicare una sezione del Festival al cinema israeliano.
"La campagna Palestina Solidarietà" ha appeso uno striscione con la scritta "Basta con l'occupazione della Palestina", davanti al cinema Sperimentale per protestare contro la collaborazione dell'Israel Film Fund direttamente collegato con le istituzioni governative israeliane.
L’appello della Campagna Palestina Solidarietà al boicottaggio del festival del cinema di Pesaro, ha raccolto decine e decine di adesioni di singoli e associazioni nazionali e locali che non vogliono limitarsi alle parole ma solidarizzano con il popolo palestinese in maniera concreta.
Ci rivolgiamo a tutti gli spettatori del Festival del Cinema.
Riconosciamo il ruolo svolto dalla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema nella storia della città di Pesaro ma, oggi, la situazione dei palestinesi è drammatica, come dimostrato dai 1400 morti dell’operazione militare israeliana “Piombo Fuso” nella Striscia di Gaza.
Un centinaio di vittime (tra cui donne e bambini) nella sola Rafah, città gemellata con Pesaro.
Coerentemente con le linee guida della Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico
e culturale di Israele (PACBI) il boicottaggio non è rivolto ai singoli film, ai loro registi o più in generale all’opera cinematografica ma alla presenza di un ente israeliano (Israel Film Fund)
direttamente collegato con le istituzioni governative israeliane.
Come organizzazioni attive nella solidarietà con il popolo palestinese e per una pace giusta in Medio Oriente ci preme ricordare che Pesaro è gemellata da alcuni anni con la città palestinese, situata nella Striscia di Gaza, di Rafah.
Questa città è stata duramente colpita durante l’operazione militare israeliana “Piombo Fuso” di alcuni mesi fa, sono centinaia i civili morti o feriti durante i bombardamenti e centinaia le case distrutte o danneggiate.
"... L'appello al boicottaggio delle istituzioni culturali israeliane proviene da molti palestinesi: scrittori, artisti, iornalisti, giuristi, accademici, sindacalisti, insegnanti. Viene visto come "un contributo alla lotta per porre fine all'occupazione, alla colonizzazione e al sistema di apartheid israeliano nei Territori Palestinesi". Chi siamo noi per non prestare ascolto al loro appello?....
(KEN LOACH)
NELSON MANDELA PER LA PALESTINA
*dalla lettera di Nelson Mandela al giornalista del New York Times, vincitore di tre premi Pulitzer, Thomas Friedman
“… Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l’esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con
controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare. Israele non pensava ad uno
“stato”, ma alla “separazione”.…
Per quanto riguarda l’occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi è un fattore aggiuntivo.
Le cosiddette “aree autonome palestinesi” sono bantustans.
Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano.
… non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori. Se vuoi la pace e la
democrazia, ti sosterrò. Se vuoi l’apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te.Quando deciderai cosa fare, chiamami....”
(Nelson Mandela)



Campagna Palestina Solidarietà





mercoledì 17 giugno 2009

Boicottaggio dell'economia di guerra israeliana














PERCHE’ BOICOTTEREMO LA 45° MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO
"...Con Gaza isolata dal resto del mondo da più di due anni e la creazione di un sistema di “riserve indiane” in tutta la Cisgiordania, la Palestina oggi è diventata il banco di prova della nostra umanità, sono queste le motivazioni che ci spingono a rispondere alla chiamata al boicottaggio del Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI)..."

PERCHE’ BOICOTTEREMO LA 45° MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO
La Campagna Palestina Solidarietà, costituita da associazioni e singoli che da anni lavorano per una pace giusta in Medio Oriente e contro l’occupazione israeliana, accogliendo l’appello al boicottaggio lanciato dalla Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI), boicotterà la 45° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema che ha in programma una retrospettiva sul cinema israeliano organizzata con il supporto dell’Israel Film Fund.
Dopo aver chiesto invano spiegazioni sulle modalità di svolgimento dell’ evento all’amministrazione comunale di Pesaro e all’organizzazione del festival cinematografico abbiamo deciso di esprimere, con un boicottaggio non-violento della rassegna cinematografica pesarese, il nostro diritto di critica alla politica israeliana di occupazione e colonizzazione della Palestina.
Coerentemente con le linee guida della Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) il boicottaggio non è rivolto ai singoli film, ai loro registi o più in generale all’opera cinematografica ma alla presenza di un ente israeliano (Israel Film Fund) direttamente collegato con le istituzioni governative israeliane.
Come organizzazioni attive nella solidarietà con il popolo palestinese e per una pace giusta in Medio Oriente ci preme ricordare che Pesaro è gemellata da alcuni anni con la città palestinese, situata nella Striscia di Gaza, di Rafah.
Questa città è stata duramente colpita durante l’operazione militare israeliana “Piombo Fuso” di alcuni mesi fa, sono centinaia i civili morti o feriti durante i bombardamenti e centinaia le case distrutte o danneggiate.
Oggi, sessanta anni dopo l’espulsione dei palestinesi del 1948 e 41 anni dopo l’occupazione da parte d’Israele dei cosiddetti “territori del ’67”, la condizione d’oppressione che lo stato israeliano impone al popolo palestinese si è fatta ancora più pesante, come dimostrato dalla chiusura della Striscia di Gaza e dall’operazione militare “Piombo Fuso”.
Questa operazione militare ha provocato più di 1400 morti, migliaia di feriti e danni incalcolabili alle già precarie infrastrutture civili della Striscia di Gaza.
L’utilizzo d’armi illegali da parte dell’esercito israeliano durante l’operazione “Piombo fuso” è oggi al vaglio di numerose agenzie internazionali per i diritti umani, le stesse Nazioni Unite hanno chiesto un’accurata indagine indipendente e l’attuale Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei territori palestinesi occupati, Richard Falk, ha parlato apertamente di crimini di guerra.
Tutto questo mentre, nella Cisgiordania occupata, l’attività coloniale israeliana continua implacabile con la costruzione di migliaia d’unità abitative e nuove colonie e con la continua confisca di terre palestinesi, come avviene in questi giorni in alcuni villaggi nei pressi di Betlemme.
A partire dal dicembre 2007, nella sola area di Gerusalemme Est occupata, Israele ha pianificato la costruzione di 13.000 nuovi appartamenti, mentre la demolizione di case palestinesi procede senza sosta.
Dal 1967 Israele ha demolito, in violazione della Convenzione di Ginevra, circa 24.000 case nei territori palestinesi occupati, di cui 1.600 tra il gennaio 2000 e il settembre 2007.
Con la sua condotta Israele ha ripetutamente violato la legalità internazionale che nega allo stato occupante qualsiasi modifica territoriale, demografica, sociale e culturale nelle zone occupate ed ha realizzato un vero e proprio regime di Apartheid nei Territori Palestinesi.
Al riguardo l’ex Relatore Speciale ONU per i Diritti Umani, John Dugard, ha più volte dichiarato che le politiche israeliane nei territori palestinesi occupati sono paragonabili a quelle dell’Apartheid in Sud Africa.
Come sottolinea la Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI)“ … Dati i decenni di oppressione continua, la società civile palestinese invita le persone di coscienza in tutto il mondo a prendere posizione e sostenere la nostra lotta per la libertà e la concretizzazione dei nostri diritti politici, umani e nazionali inalienabili, accogliendo il nostro appello a: boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele fino a che esso non riconosca i diritti dei palestinesi e si adegui alle leggi internazionali. … registi, artisti e uomini di cultura palestinesi sostengono questo appello e hanno invitato i loro colleghi nel mondo a boicottare le istituzioni artistiche e culturali israeliane, a causa della complicità di queste ultime nel perpetuare l’occupazione israeliana e altre forme di oppressione contro il popolo palestinese. …da tutto il mondo gruppi di artisti, attori teatrali, registi, studenti e studiosi hanno unito i loro sforzi per esprimere solidarietà ai palestinesi che vivono in occupazione, per condannare i crimini di guerra israeliani e il regime di apartheid e per invocare una azione politica efficace, come il boicottaggio, le campagne di disinvestimento e le sanzioni (in sigla BDS). …”
Con Gaza isolata dal resto del mondo da più di due anni e la creazione di un sistema di “riserve indiane” in tutta la Cisgiordania, la Palestina oggi è diventata il banco di prova della nostra umanità, sono queste le motivazioni che ci spingono a rispondere alla chiamata al boicottaggio della Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI).

Campagna Palestina Solidarietà

Per aderire all'appello al boicottaggio, invia un email con le motivazioni a:
CI UNIAMO AL BOICOTTAGGIO DELLA 45° MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO
L'associazione Ya Basta! Italia si riconosce nell'appello per il boicottaggio della 45° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema e la sua retrospettiva sul cinema israeliano organizzata con il supporto dell'Israel Film Fund, lanciato dalla Campagna Palestina Solidarietà e che segue l'invito al boicottaggio della Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI).
Il boicottaggio, un mezzo di non violenza attiva contro la decennale occupazione israeliana e la politica coloniale dei suoi governi, non è rivolto ai singoli film, ai loro registi o più in generale alle opere cinematografiche ma alla presenza di un ente (Israel Film Fund) direttamente collegato con le istituzioni governative israeliane.
Ogni giorno i media internazionali riportano notizie che rafforzano la necessità di mettere in atto un boicottaggio reale di Israele e vi sono notizie che non possono passare inosservate a chi, come noi della associazione Ya Basta!, si occupa dei diritti fondamentali dei popoli in lotta.
In un rapido elenco esponiamo tre piccoli esempi del perché boicottare Israele e i suoi organismi economici, culturali e accademici:
- 23 maggio il sito Lettera 22 informa che la seduta inaugurale del Palfest, il Palestinian Literature Festival, è stata bloccata dall'intervento della polizia israeliana che ha impedito l'incontro al Palestinian national theatre, nella zona est di Gerusalemme, la zona araba.
- 24 maggio l'israeliano Channel 10 riporta la notizia che l'istituto scolastico Carmel Academic Center di Haifa chiuderà un corso perché la maggioranza degli iscritti sono palestinesi con cittadinanza israeliana.
- 5 giugno il giornale israeliano Haaretz informa che i soldati israeliani hanno ucciso un palestinese che protestava pacificamente contro la costruzione del muro nel villaggio di Ni'lin. Yousef Akil Srour è il quinto dimostrante palestinese che viene ucciso in questo villaggio mentre il 13 maggio l' attivista americano per i diritti umani, Tristan Anderson, era stato ridotto in coma profondo da un lacrimogeno sparato da breve distanza.
Come Nelson Mandela in una sua lettera affermiamo che "..Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un sistema di grave discriminazione razziale e disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale... Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterro'. Se vuoi l'apartheid formale, non ti sosterro'. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te."
Il boicottaggio è un contributo alla lotta per porre fine all'occupazione, alla colonizzazione e al sistema di apartheid israeliano nei territori palestinesi occupati, è la nostra solidarietà al popolo palestinese.

Associazione Ya Basta! Italia

KEN LOACH"... L`appello al boicottaggio delle istituzioni culturali israeliane proviene da molti palestinesi: scrittori, artisti, giornalisti, giuristi, accademici, sindacalisti, insegnanti.
Viene visto come "un contributo alla lotta per porre fine all`occupazione, alla colonizzazione e al sistema di apartheid israeliano nei Territori Palestinesi".
Chi siamo noi per non prestareascolto al loroappello?..."
(Ken Loach)
NELSON MANDELA PER LA PALESTINA
*dalla lettera di Nelson Mandela al giornalista del New York Times, vincitore di tre premi Pulitzer, Thomas Friedman".
Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l'esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare.
Israele non pensava ad uno "stato", ma alla "separazione".
Per quanto riguarda l'occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi è un fattore aggiuntivo.
Le cosiddette "aree autonome palestinesi" sono bantustans.
Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano.
".. non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori.
Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterrò.
Se vuoi l'apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te.
Quando deciderai cosa fare, chiamami...."
(Nelson Mandela) ...


WHY WE WILL BOYCOTT THE 45th “MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO”

The Palestine Solidarity Campaign - Marche, made up of associations and individuals working since years for a just peace in the Middle East and against the Israeli occupation, agrees to the call of the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI) for the boycott of the 45th Mostra Internazionale del Nuovo Cinema. The Festival in fact, will host a retrospective of the Israeli cinema in collaboration with the Israel Film Fund.
We asked in vain for explanations on the planning and execution of the event to the Municipality of Pesaro and to the organization of the Festival. Therefore, we decided to express our right to criticize Israeli policies of occupation and colonization of Palestine, with a nonviolent boycott of the Pesaro’s film festival.
Consistently with the principles of the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI), the call for the boycott is not about individual films, directors or in general the cinematography, but it is about the presence of an Israeli organization (Israeli Film Fund) directly linked to the Israeli government institutions.
As active associations in solidarity with the Palestinian people and for a just peace in the Middle East, we want to remember that the municipality of Pesaro, since years, is twinned with the Palestinian city of Rafah, in the Gaza Strip.
This city was hardly-hit during the Israeli military operation “Cast Lead” last months, which left hundreds of houses damaged or demolished, and which have killed or injured hundreds of civilians.
Today, sixty years after the eviction of the Palestinian in 1948 and 41 years after the Israeli occupation of the ‘67 Palestinian Territories, the ongoing Israeli oppression of the Palestinian people is increasing, as demonstrating by the closure of the Gaza Strip and the military operation “Cast Lead” that left over 1,440 Palestinians dead, thousands injured and caused serious damages to the already precarious civil infrastructures of the Gaza Strip.
Investigations into Israel’s use of illegal weapons during the operation “Cast Lead” are being conducted by numerous international human rights agencies.The UN itself called for an independent and accurate investigation and the actual UN Human Rights Special Rapporteur in the oPt Richard Falk, clearly accused Israel of war crimes.
As we write, Israel continues to build thousands of illegal houses and new only-Jewish colonies on occupied Palestinian land, and to confiscate Palestinian lands as it is happening in these days in some villages near Bethlehem.
By December 2007, just in the occupied East Jerusalem Area, Israel planned the construction of 13 000 new housing units, while it continues the endless process of demolition of Palestinian houses. By 1967, Israel demolished about 24 000 houses in the occupied Palestinian Territories, of which 1 600 between January 2000 and September 2007, all in violation of the ’49 Geneva Convention.
Israel has repeatedly violated international legality that prohibits any territorial, demographic, social and cultural change made by the occupier in the occupied areas. Israel has also established a real system of apartheid in the occupied Palestinian territories. With regard to this, the former UN Special Rapporteur for Human Rights in the oPt, John Dugard, announced that Israel's policies resemble those of apartheid in South Africa.
As the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI) underlines, “…In the face of decades of such unrelenting oppression, Palestinian civil society has called upon people of conscience throughout the world to take a stand in support of our struggle for freedom and the realization of our inalienable human and national political rights by heeding our call for boycott, divestment and sanctions against Israel until it recognizes Palestinian rights and fully complies with international law [2]. Virtually all Palestinian filmmakers, artists and cultural figures stand behind this call and have urged their colleagues worldwide to boycott Israeli cultural and arts institutions due to their complicity in perpetuating Israel's occupation and other forms of oppression against the Palestinian people… throughout the world, groups of artists, comedians, filmmakers, students and academics have consolidated their efforts to show solidarity with the occupied Palestinians, to condemn Israel’s war crimes and its apartheid regime, and to call for effective political action such as boycotts, divestment drives, and sanctions (BDS)…”
The two years lasting isolation of Gaza from the rest of the world and the creation of a “Red Indian reservations” system all over the West bank, make Palestine be today the testing ground of our humanity. That is why we answer to the call for the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI)


Palestine Solidarity Campaign
(Marche)

**If you want to subscribe the appel send a mail to this address
cps.palestina@gmail.com

Il Famatina non si tocca










La sete d’oro ci lascerà senza acqua
Il Famatina non si tocca: ll piqueto più alto del mondo

L’anello d’oro, che molte persone portano al dito, pesa fra i due e i tre grammi.
Per ottenerlo è stata utilizzata della dinamite, triturata mezza tonnellata di roccia e utilizzati milioni di litri d’acqua che rimarranno per sempre inquinati.
“L’oro è un lusso, e senza acqua non c’è vita” è questa l’equazione che fanno i tanti paesi, a ridosso delle Cordigliere delle Ande, a causa della miniera per estrarre l’oro.
A La Rioja, ( nel nord-ovest argentino), a 1.800 metri d’altitudine, troviamo il piquete più alto del mondo, dove gli abitanti della regione, creando un coordinamento di assemblee, si sono auto organizzati per resistere e dire no al progetto ( sponsorizzato dal governo ) di miniera a cielo aperto.
Nel marzo del 2007 a Peñas Negras di fronte al Monte della Famatina ( facente parte della cordigliera) i cittadini di questa regione, al grido del “Famatina non si tocca” bloccano la multinazionale Barrick Gold Corporation e il suo progetto, che porterebbe alla distruzione di montagne e all’ inquinamento da cianuro delle acque.
Carolina, una delle organizzatrici del movimento di protesta, è una insegnante di tecnologie della produzione, insieme a Roberto, nel 2006 frequenta un corso per assistenti geologi organizzato dalla provincia, ed è durante il corso che cominciano a prendere coscienza che un’impresa mineraria voleva stabilirsi nel Monte del Famatina .
Il docente (funzionario dalla Provincia), come racconta Carolina, rimane infastidito dalle domande poste da loro sul progetto minerario della multinazionale, e cerca di evaderle.
Un giorno all’uscita del corso, si sentono dire:
“.. non conviene che continuiate a frequentare il corso, si stà sviluppando un progetto molto importante e le vostre domande non servono..”, a questo punto si misero in allarme e iniziarono a cercare dati e informazioni su internet e man mano che leggevano, trovavano sempre più preoccupante quello di cui venivano a conoscenza, allora contattarono prima qualche amico e insieme decisero di creare un’assemblea pubblica http://www.ciudadanosporlavida.com.ar/,
con il passa parola riuscirono a convocare una prima riunione e poi un’altra di 50 persone, gli incontri si fecero numerosi e affollati, suscitando un grande interesse da parte degli abitanti.

Da Famatina ( 6.000 abitanti) si passa a Chilecito (40.000 abitanti), e si crea in poco tempo il coordinamento di assemblee.
Forse questa storia, può spiegare quello che è riuscita a fare una “semplice” assemblea, rompendo il silenzio su di un progetto speculativo con forti interessi economici nazionali e internazionali, e aiuti a comprendere ciò che Ya Basta cercherà di raccontare : una serie di esplorazioni, esplosioni, crolli e scoperte relazionate con l’oro; la ricchezza, la povertà, la democrazia , la politica, l’inquinamento e il futuro. http://www.youtube.com/watch?v=ptVdGi86deQ
Albert Einstein diceva: “Non si comprende veramente qualcosa se non sei capace di spiegarlo anche a tua nonna”
L’assemblea ha messo in pratica questo consiglio, e ora anche i ragazzi della scuola sono in grado di spiegarti che “la miniera a cielo aperto non è più quella dei tempi passati, una grande buca con delle gallerie scavate nel ventre della montagna, oggi si fa esplodere la montagna, il materiale roccioso viene trattato con cianuro per separare i vari minerali, questo tipo di procedimento, produce diversi tipi di inquinamento ambientale, inquinamento che può permanere per secoli, colpendo il terreno e le acque sotterranee di falda, generando malattie e morte nella popolazione e negli animali, come avviene nella provincia di Catamarca.
Se verrà realizzato il progetto dell’estrazione dell’oro nella Montagna di Famatina, questo comporterà l’utilizzazione di 1.000 litri d’acqua al secondo, in una zona arida alla quale manca già l’acqua per il consumo potabile e per l’agricoltura, oltre l’inquinamento ambientale.
Inoltre a progetto completato, quello che rimarrà dopo l’estrazione mineraria (dell’oro) sarà un enorme cratere al posto di una bellissima montagna.
I politici e il governo sostengono l’impresa perché hanno un loro tornaconto economico.
Dobbiamo fare qualcosa noi perché altrimenti ci rovineranno la nostra vita e quella delle generazioni future”
Dal 10 marzo 2007 c’è un picchetto ( all’inizio operante 24 ore su 24, oggi si fa un controllo non permanente a turni e al primo allarme, i vicini sono sempre pronti per arrivare sul luogo del picchetto a Peñas Negras al suono delle campane che la parrocchia mette a diposizione per questi casi http://lavaca.org/notas/la-rioja-agresion-a-cielo-abierto/ ) per controllare l’accesso al cantiere minerario.
L’assemblea è riuscita ad ottenere che il Consiglio (legislatura) Provinciale di La Rioja legiferasse una legge che proibisce la realizzazione della miniera a cielo aperto, un precedente che può essere significativo in un momento nel quale La Cordigliera delle Ande sembra essere zona franca per le speculazioni minerarie delle multinazionali.
Questo accade a causa di una guerra interna fra politici, infatti la disputa contro la miniera a cielo aperto scoppia all’interno dello stesso partito giustizialista ( peronista) che è maggioranza .
I consiglieri della maggioranza ( giustizialista) approfittano della situazione per cacciare il governatore e lo denunciano accusandolo, fra le altre cose, di corruzione, il governatore Mazza cerca di resistere agli attacchi politici simulando sostegno all’assemblea, ma il suo gioco non è riuscito .
La situazione si può definire cosi:
la multinazionale, Barrick Gold, aveva ottenuto la concessione per l’esplorazione del Famatina, tramite la Yamira (Yacimientos Mineros Riojanos), impresa che prima è stata una società di economia mista pubblica e privata (90% statale) poi trasformata in società anonima ( con l’80% delle azioni finite in mani private).
La mutazione societaria è denunciata dai politici ( dello stesso partito di Mazza) che sono capeggiati dal vice governatore per destituire Mazza, accusato di avere concesso alle multinazionali, in maniera tanto generosa, la miniera che era dello stato.
E’ molto probabile che il governatore Mazza sia uno dei principali azionisti della Yamira, e il governo nazionale a questo punto, per non essere troppo coinvolto, decide, anche se a malincuore, di allontanare Mazza.
Ma tutti sono consapevoli che la legge è stata un strumento per cacciare il governatore e che la volontà del governo non è quella di mantenerla.
Ya Basta! è andata a La Rioja , a Chilecito e a Famatina, è stata ospite di alcuni attivisti dell’assemblea .
Gabriela intervistata racconta:
Da tre anni, quando abbiamo cominciato questa battaglia abbiamo percorso diverse tappe, la prima cosa da fare era iniziare una ricerca e documentarsi… qui da noi non c’è una cultura mineraria, bisogna risalire a cento anni fa, per avere notizie di una estrazione mineraria, ma con metodi di “escavazione tramite tunnel” ( che comunque hanno lasciato solo malattie e vedove) ora le multinazionali attuano nuove metodologie che sono altamente distruttive e inquinanti per la natura.
Quando Carolina e Roberto frequentano il corso di geologia, iniziano a fare ricerca sulla metodologia attuale per estrarre minerali, che come dicevamo è altamente distruttiva e inquinante, e inoltre bisogna parlare anche del saccheggio economico del territorio, perchè quando prendiamo i dati sui benefici fiscali, che vengono concessi alle multinazionali, soprattutto dopo le leggi degli anni ‘90, è chiarissimo che queste leggi permettono che le stesse abbiano enormi benefici fiscali, scarsi controlli, lasciando irrisori benefici per il territorio.
Il Famatina ha minerali diversi, ma la Barrick Gold con il suo progetto è interessata all’estrazione dell’oro.
Il metallo è “disseminato”, e questo in termine geologico, viene chiamato di “bassa lega” cioè quando il metallo è sparso .. , il metodo per estrarlo è quello di utilizzare dinamite per rompere grandi quantità di rocce, in pratica distruggono le montagne, le rocce vengono poi triturate fino a farle diventare polvere, come farina.
Per riuscire a fare questo tipo di processo di estrazione metallifera, hanno necessità di consumare grandi quantità di energie, per poi passare al processo di “licibiacion” ( operazione di corrosione per separare l’oro dalle rocce) , che consiste nell’annaffiare letteralmente la polvere di roccia ottenuta, con grandi quantità di acqua, diluita con sostanze chimiche, fra queste il cianuro, che ha la proprietà di separare l’oro dalle rocce, una volta che l’oro è stato separato, tutta la scoria rimanente, impregnata di cianuro, viene depositata in grandi buche poste nelle montagne, che vengono chiamate “diga di coda”; bisogna ricordare che tutta la zona montuosa dell’Argentina ( soprattutto La Rioja , San Juan e Mendoza) è altamente sismica e in permanente movimento, ma loro sostengono che queste “dighe di coda” hanno una membrana , che impedisce al materiale di scarto inquinato di filtrare nelle falde acquifere.
Detto questo, bisogna considerare che l’Argentina ha uno degli indici più alti di corruzione della classe politica, e che i controlli tecnici da parte dello stato sono quasi inesistenti, oltre a questo abbiamo l’esperienza diretta della provincia di Catamarca dove da 10 anni un’impresa estrae il rame, lasciando un territorio devastato, l’impresa è stata denunciata e un pubblico ministero della provincia di Tucuman segue la causa di un gerente dell’impresa per inquinamento, questo processo adesso è bloccato nei tribunali federali di Buenos Aires, e attualmente come movimenti stiamo denunciando che la causa viene ostacolata, perchè questa è la prova più chiara che le miniere inquinano i corsi d’acqua .
Per questo in ogni città e paesino di La Rioja sono state create delle assemblee, sono nate in principio a Famatina, poi mano a mano si sono allargate in tutta la provincia, lavoriamo anche in forma articolata in rete, con altre organizzazioni a livello nazionale, tutte le attività, esperienze e azioni svolte localmente in ogni territorio le uniamo quando ci ritroviamo negli incontri nazionali dell’UAC (Unione Assemblee Cittadine) che si svolgono in diversi punti del paese tre volte all’anno, in questi incontri si articolano azioni relazionate con vari tipi di battaglie che hanno diversi contenuti: dai diritti umani, alle questioni ambientali, alla lotta per la terra, contro gli OGM ecc…
Anche nell’ultimo incontro, svoltosi alla fine di aprile a San Juan, http://lavaca.org/notas/la-uac-en-barricklandia/ abbiamo potuto assistere alle provocazioni del governo, che ha cercato di organizzare con i minatori una contro manifestazione che appoggiata dai giornali, doveva apparire come lo scontro fra movimenti pro e contro la miniera, http://lavaca.org/notas/san-juan-barricklandia-ataca/ ma la manifestazione è andata bene, nonostante si sia cercato di istigare alla violenza, non abbiamo permesso di cadere in quel meccanismo.
In quell’occasione in testa al corteo avevamo: il premio Nobel per la Pace Perez Esquivel, Osvaldo Bayer e Nora Cortiñas de Madres Plaza de Mayo LF, persone molto impegnate nei diritti umani e questo ci ha dato l’opportunità di legittimare ancora di più la nostra battaglia. Perez Ezquivel ha preso la parola e ha spiegato molto chiaramente ai minatori presenti, che non siamo contro la generazione dei lavoratori della miniera o del progresso ( la classica motivazione di critica istituzionale ) se non che siamo a favore della vita e che queste scelte politiche impoveriscono le popolazioni lasciando solo l’alternativa di andare a chiedere un lavoro alle miniere per poter sopravivere.
In questa ultima assemblea dell’UAC ad esempio è stato deciso di denunciare ciò che è successo il 14 aprile a due compagne della nostra assemblea, che sono state aggredite da funzionari del governo, mentre erano a Piedras Negras a garantire con la loro presenza, il controllo e la salvaguardia del territorio dal basso
http://www.youtube.com/watch?v=ZfTa-mlfsBM&feature=related
Al momento dobbiamo prendere atto, che la repressione aumenta giorno dopo giorno, cercano di criminalizzare la nostra resistenza , di intimidirci, siamo perseguitate, controllate, e soffriamo la repressione violenta come le nostre compagne che sono imputate nonostante loro siano state aggredite da funzionari dell’assessorato alla miniera della provincia e dell’assessorato all’ambiente, perciò denunciamo fortemente la criminalizzazione contro la protesta civile.
Nella UAC si è anche deciso di considerare azioni giudiziarie, di trovare il modo di fare interpellanze, a livello provinciale e nazionale, di denunciare la situazione del Famatina in ambiti internazionali, come violazione dei diritti umani, perché la questione è di una grande complessità perché la politica mineraria in Argentina è diventata una politica di stato, infatti questa politica viene difesa, e anche imposta dalla presidente Cristina Fernandez Kirchner tanto che la Barri Gold ha finanziato la sua campagna elettorale, per questo stiamo denunciando che lo Stato, imponendo la politica mineraria sta violando i Diritti Umani , sta condannando e diventando complice del saccheggio e dell’inquinamento che subiscono le popolazioni, soprattutto i popoli della cordigliera .
Anche nelle scuole arriva la propaganda, tanto che si stanno elaborando dei materiali didattici per fare in modo che la tematica della miniera entri anche nelle scuole, come il libro “il minerito” che stanno provando a inserire nel programma didattico, e noi docenti cercheremo di strutturare del materiale informativo per far si che gli studenti possano avere la possibilità di una visione oggettiva.
Le multinazionali si muovono con concetti di sviluppo basati sulla quotazione del metallo e delle cifre che si possono guadagnare nella borsa , a loro non interessa se le comunità che vivono intorno alla miniera, sono colpite, come nel caso di La Rioja, a Chilecito e Famatina, ci sono delle valli a vocazione agricola, viviamo della produzione agricola (produzione di vino , noci, olive , olio di oliva), abbiamo poca acqua e se la poca che rimane deve essere anche contaminata è chiaro che è in pericolo il futuro della nostra valle .. in queste terre c’è anche una grande produzione artigianale e tutto ciò porterà alla scomparsa di queste piccole realtà ecosostenibili: economie artigianali, piccoli produttori locali, che sono diversi da i grandi produttori, che hanno perennemente sussidi dal governo e che per questo motivo se ne stanno zitti, consapevoli che questo disastro colpirà anche loro.
I piccoli produttori, quelli che allevano animali sotto la montagna, che vivono di questo, non hanno nessuno che parli a loro nome, forse non hanno nemmeno possibilità di accedere ai mezzi di comunicazione, è anche per questo che le assemblee portano avanti questa battaglia, per essere la voce dei senza voce.
In questo momento siamo in una fase che ha due volti, da una parte il governo che di fronte alla crescita di questo movimento ha una risposta molto più dura, finora cercavano solo di squalificarci accusandoci di eco-terrorismo , di essere dei provocatori , dei perturbatori sociali .. ora alle parole seguono i fatti, voglio dire con questo che nelle ultime manifestazioni pacifiche ( d’altronde come sono tutte le nostre manifestazioni) hanno mandato la polizia a reprimere, abbiamo delle compagne che sono state arrestate, questa è un’assemblea dove la maggior parte degli attivisti integranti sono donne .. e sono le donne che preferiscono colpire.
Alcuni mesi fa, una donna di 67 anni che partecipava insieme a sua figlia in maniera pacifica è stata arrestata e poi portata in ospedale, ricoverata in rianimazione, perché ha avuto uno scompenso di salute .
Il prossimo 28 giugno, in Argentina si tengono le elezioni per il rinnovo della camera dei deputati, per il parlamento nazionale e provinciale, e i funzionari di governo che oggi hanno una carica istituzionale, e che in un primo momento hanno sostenuto la nostra lotta per la difesa della vita e dell’ambiente, mano mano, seguendo le indicazioni del governo, hanno cambiato posizione…oggi il governo è in difficoltà perché queste stesse persone che oggi dovrebbero candidarsi sono totalmente delegittimate, perché la gente ha capito il modo strumentale del loro comportamento e questo mette totalmente a rischio la loro elezione, in un momento nel quale il governo avrebbe bisogno della loro presenza nel parlamento, questi personaggi non avranno dei voti.”
Nel video “Cielo abierto” un documentario di Carlos Ruiz, http://www.youtube.com/watch?v=o8RCcp3oOik che racconta in maniera molto ben dettagliata la battaglia dell’assemblea di Famatina, si può capire molto bene la situazione, dove emerge la difficoltà delle istituzioni a sostenere “i benefici” del progetto di fronte ad una assemblea della “società civile” molto ben preparata sull’argomento, che puntualmente pone in evidente contraddizione gli argomenti a favore del progetto.
Fra le diverse testimonianze vogliamo riportare quella di Jenny una delle assembleiste che dice:
“…Noi vogliamo preservare il Famatina con i suoi ghiacciai, con l’acqua e il paesaggio, la nostra aria e la nostra terra agricola. Noi non vogliamo diventare minatori, noi non accettiamo di essere minatori, e crediamo nel “consenso sociale” e nella autodeterminazione dei popoli, siamo convinti che i nostri governanti devono, anche se a loro non piace, accettare la decisione dei popoli..”
Le azioni del movimento non si fermano, in ogni incontro pubblico, dove appaiono rappresentanti di governo, l’assemblea è presente con striscioni e interventi contro la miniera a cielo aperto, come sabato 16 maggio, quando Oscar Lhez, Assessore alla Miniera della provincia di La Rioja, (nonostante la popolazione abbia detto fermamente NO a concedergli il consenso sociale) prova senza risultati a pubblicizzare i benefici della miniera consegnando colorate magliette ai ragazzi che partecipavano al Campionato Provinciale di pallacanestro, da indossare sponsorizzando la Segreteria della Miniera, i giocatori ricevevano le maglie ma al momento della partita l’indossavano al rovescio.

Continuiamo a seminare… il cambiamento è possibile.. dicono.
Aqui manda el pueblo y el gobierno obedece!!
Ringraziamo il Collettivo La Vaca per la documentazione d'archivio , i contatti e la disponibilità. http://lavaca.org/

http://www.jorgelanata.com/

entrevista televisiva a Carina Díaz Moreno (Asamblea de Famatina)

http://www.noalamina.org/mineria-argentina-articulo2501.html

a cura di Susana Ciummelli - Ass.ne Ya Basta! Marche

martedì 16 giugno 2009

Madres de Plaza de Mayo a Jesi

Il 4 e 5 giugno scorsi, l’Associazione Ya Basta! Marche e il csoa TNT, hanno avuto il piacere di ospitare Nora Cortiñas a Jesi.
Nora Cortiñas, è un autorevole esponente delle “Madres Plaza de Mayo – L.F.”, di grande spessore politico e sociale, partecipa attivamente a livello internazionale a iniziative di movimento per la pace e per i diritti umani: come il FSM a Porto Alegre, il FSM Europeo e ultimamente, nel dicembre 2008 al 1° Festival Zapatista della Rabbia Degna in Chiapas.
Nora è da 10 anni titolare onoraria della cattedra di “potere economico e diritti umani” all’Università “UBA” di Buenos Aires.
Due mesi fa, durante una missione dell’associazione in Argentina, abbiamo avuto l’occasione di incontrarla, insieme al premio Nobel per la Pace, Perez Esquivel, ad una iniziativa del coordinamento nazionale argentino “UAC” (unione assemblee cittadine) a San Juan, Argentina.

Per questo, giovedì 4 giugno, Nora ha partecipato a un incontro pubblico presso il csoa TNT dove ha raccontato ai numerosi presenti, tra i quali molti giovani, l’inizio di una lotta per la verità che continua ancora oggi.
Suo figlio, Gustavo, che militava nel JP (gioventù peronista), scomparve nei pressi di una stazione ferroviaria della Provincia di buenos Aires, diventando suo malgrado, uno dei 30.000 desaparecidos, vittime della dittatura militare fascista argentina.
Il potere militare negò alla popolazione ogni diritto, generando un terrore che immobilizzò la volontà di un popolo, dove il reato più grave era pensare.
La storia delle Madres è una storia tinta di morte, ma anche di eroismo, dignità e di lotta per la loro realizzazione.
Da qui la sua lotta per la verità e la giustizia, un debito che è ancora aperto nella società argentina, e che la vede protagonista nelle lotte per i diritti umani.

Su proposta della Consulta per la Pace, venerdì 5 giugno, Nora Cortiñas è stata ricevuta dal Sindaco Fabiano Belcecchi, dal Vice Stefano Tonelli e dagli Assessori Valentina Conti e Gilberto Maiolatesi.
“La cittadinanza onoraria, ha spiegato il primo cittadino, concessa alle Madres de Plaza de Mayo ha una duplice valenza: dare vicinanza al dramma che queste madri continuano a vivere dopo 30 anni, e dare loro sostegno nella ricerca della verità e della giustizia, mantenendo viva la memoria storica di quanto accaduto in Argentina come per noi restano vivi i ricordi e i valori della Resistenza, della lotta al fascismo, della battaglia per la democrazia”.

Nora Cortiñas nel ricordare quei drammatici anni e il suo impegno costante attraverso la partecipazione a iniziative di coordinamento nazionale argentino per la ricerca della verità e per la lotta ai diritti umani, ha espresso la sua vicinanza al csoa TNT in questo momento problematico per la questione della sede: “ è un luogo di incontro politico-sociale e democratico di tanti giovani, ha detto rivolgendosi al Sindaco, un luogo da preservare”.
Nora attraversa i movimenti sociali perchè anche lei è parte di essi, con la degna rabbia di cui ci parlano gli zapatisti, la degna rabbia che dipinge di tutti i colori le strade dal basso e a sinistra.


Video interviste:

''Combattiamo per la memoria dei nostri figli''
http://www.vallesina.tv/index.php?option=com_seyret&Itemid=51




Nora Cortinas a Jesi
La madre di Plaza de Mayo ha incontrato l'amministrazione comunale
http://www.vallesina.tv/index.php?option=com_seyret&Itemid=51

lunedì 25 maggio 2009

Boicottaggio dell'economia di guerra israeliana


Ipotesi di lavoro sul boicottaggio dell’economia di guerra israeliana
Sosteniamo la Bds Campaign
Marche - Venerdì 6 marzo 2009
Premessa
Sessant’anni dopo la nakba del 1948 e 41 anni dopo l’occupazione dei territori da parte d’Israele, il massacro dell’operazione Piombo Fuso e la chiusura della Striscia di Gaza non hanno fatto che ulteriormente aggravare la condizione di oppressione che lo Stato israeliano impone al popolo palestinese.
Una politica di segregazione e discriminazione sviluppata in modo da impedire ai palestinesi l’autodeterminazione e con il fine di portare a termine la colonizzazione e dominazione in tutta l’area denominata “Palestina”.
Un sistema unico al mondo, che combina apartheid e neocolonialismo per mezzo d’insediamenti e occupazione armata.
Le Nazioni Unite e l’Unione hanno fallito nel riconoscere il sistematico e persistente sforzo israeliano nel colonizzare la terra palestinese, nell'opprimere, spossessare, dislocare e dominare il popolo palestinese.
Solamente ristabilendo giustizia e dignità per il popolo palestinese potrà essere restaurata la pace duratura in Medio Oriente.
Nei Territori Palestinesi Occupati l’attività coloniale israeliana continua implacabile.
Più di 600 chek-points israeliani impediscono la libertà di movimento dei palestinesi e migliaia di piani per la costruzione di unità abitative esclusive per ebrei sono stati annunciati negli ultimi due anni.
Nella sola area di Gerusalemme Est occupata la colonizzazione procede, nuovi piani sono stati annunciati per la costruzione di 13.000 unità abitative all’incirca a partire dal dicembre 2007 mentre la demolizione di case palestinesi procede senza sosta.
Israele ha demolito all’incirca 19.000 case nei Territori Palestinesi Occupati tra il 1967 e il 2006, 1.600 tra il gennaio 2000 e il settembre 2007.
In presenza di questa realtà ampi settori della società civile palestinese in collaborazione con numerose associazioni di solidarietà internazionale hanno fatto appello affinché si sviluppi e si rafforzi una campagna per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni come mezzo di contrasto della politica coloniale israeliana (BDS campaign).
30 Marzo giornata d’azione globale BDS
Nel dicembre 2008, Israele ha deciso di segnare il 60 ° anniversario della sua esistenza uccidendo in 23 giorni più di 1300 palestinesi a Gaza e ferendone oltre 5000.
Gli abitanti di Gaza sono i palestinesi, insieme ai loro discendenti, che Israele ha espulso dalle loro case nel 1948.
Con Gaza isolata dal resto del mondo da quasi due anni, la Palestina oggi è diventata il banco di prova della nostra umanità.
In occasione del WSF 2009 a Belém è stata lanciata una “Giornata d’azione globale in solidarietà con il popolo palestinese e per Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” (BDS) contro Israele.
La mobilitazione coincide con il “Giorno della terra”, commemorazione della strage del 1976 avvenuta in Galilea durante le lotte dei palestinesi contro la massiccia espropriazione delle terre.
La mobilitazione ha come obiettivi:
- il boicottaggio d’aziende israeliane e internazionali che sostengono l’occupazione israeliana e l’apartheid
- la fine delle collaborazioni con enti, università e istituti di ricerca israeliani
- l’annullamento di progetti di cooperazione che le vedono ONG israeliane in funzione di “mediazione” tra la comunità internazionale e le strutture civili (ospedali, scuole, ONG, ecc.) palestinesi
- azioni legali per porre fine all’impunità dei dirigenti politici e militari israeliani e per perseguire i crimini di guerra da loro commessi in conformità con la legislazione internazionale
- annullamento d’accordi preferenziali con Israele e l’imposizione di un embargo sulla vendita d’armi
Due casi concreti per una campagna di boicottaggio
Nell’individuare un percorso di boicottaggio degli interessi israeliani si è posta l’attenzione sulla costruzione del metrò a Gerusalemme e sull’attività produttiva della multinazionale Agrexco.
Veolia, Alstom e il metrò di Gerusalemme
Veolia e Alstom sono le multinazionali che stanno costruendo il metrò di Gerusalemme e che con questa operazione stanno violando le disposizioni internazionali che vietano la modifica della composizione demografica
culturale–sociale di Gerusalemme Est e della Cisgiordania.
La Veolia
Veolia Environnement è una multinazionale francese e fa parte del consorzio CityPass, che si occupa di costruire un sistema di ferrovia leggera tra Gerusalemme ovest e vari insediamenti ebraici illegali come Pisgat Ze’ev, French Hill, Neve Ya’akov Gilo e Gerusalemme est occupata.
Una volta costruito, il sistema ferroviario permetterà ad Israele di legare in maniera sempre più definitiva Gerusalemme est e gli insediamenti illegali allo Stato d’Israele.
Il sistema ferroviario diventerà inoltre un punto nodale della mobilità da e per i grandi insediamenti di Gerusamemme e della Valle del Giordano.
Il completamento del sistema è previsto per il 2020 e la prima linea dovrebbe essere aperta nel 2010.
Con il suo coinvolgimento in questo progetto, Veolia è direttamente coinvolta nell’occupazione israeliana dei territori palestinesi e sta giocando un ruolo fondamentale nel tentativo d’Israele di rendere irreversibile l’annessione di Gerusalemme est e d’altre aree della Cisgiordania.
Questa azienda, con questa operazione, sta minando le possibilità di una pace giusta per il popolo palestinese.
Oltre a Veolia partecipa alla costruzione del sistema ferroviario di Gerusalemme la multinazionale dei trasporti Alstom.
[ Info su bigcampaign.org ]
Carmel Agrexco
Carmel Agrexco è il maggiore esportatore ortofrutticolo israeliano, un vero colosso multinazionale, uno dei protagonisti della colonizzazione dei territori occupati.
Agrexco è per il 50% di proprietà dello Stato Israeliano.
Esporta in tutto il nord Europa, in particolare la Gran Bretagna, frutta fresca, verdure ed erbe aromatiche.
Agrexco opera con tre marchi: Carmel, Jaffa e Coral.
Agrexco è inoltre coinvolta nello sfruttamento della manodopera palestinese a basso costo e nel commercio di prodotti agricoli con i territori palestinesi occupati, tanto che alcune comunità e villaggi palestinesi si rifiutano di comprare o vendere prodotti agli israeliani.
[ Info su bigcampaign.org ]
Sostenere la campagna globale per il disinvestimento e boicottaggio (BDS)
Sostenere e sviluppare la campagna globale per il disinvestimento e boicottaggio contro Israele, lanciata dalla società civile palestinese nel 2005, è un modo per solidarizzare con le comunità palestinesi in lotta contro il muro, per sostenere i contadini palestinesi che difendono la loro terra e le loro case, per sostenere la popolazione di Gaza costretta a vivere in una prigione a cielo aperto, per chiedere la liberazione dei prigionieri politici palestinesi e sostenere le legittime aspirazioni di tutto il popolo palestinese.
[ Info sulla Bds Campaign: http://www.bdsmovement.net/ info[at]bdsmovement.net]

Ya Basta! Marche
Campagna Palestina Solidarietà - Marche
Glomeda Comunicazione
http://www.glomeda.org/

domenica 17 maggio 2009

Incontro con Nora Cortiñas


Nora Cortiñas è un autorevole esponente delle Madres de Plaza de Mayo – “Linea Fundadora”, di grande spessore politico e sociale, che ha partecipato a numerose iniziative di movimenti per la pace e per i diritti umani, tra i tanti: il FSM a Porto Alegre, il FSM Europeo e ultimamente nel dicembre 2008 al 1° Festival Zapatista della Rabbia Degna in Chiapas, è da 10 anni titolare nella Universidad “UBA” di Buenos Aires della cattedra sui Diritti Umani.

Giovedì 4 giugno 2009
"La Degna Rabbia"
Incontro con Nora Cortiñas
Madres de Plaza de Mayo LF
ore 21.00
incontro-video-mostra fotografica
al csoa TnT (all'aperto)
Venerdì 5 giugno:
al mattino, presso la sala del Consiglio Comunale di Jesi, Nora Cortiñas sarà invitata a un incontro con conferenza stampa, che vedrà la presenza del Sindaco, degli Assessori della Giunta Comunale, e dei rappresentanti della Consulta per la Pace.



sabato 16 maggio 2009

La moltitudine a difesa del Csoa Tnt!

A Jesi la degna rabbia che dipinge di tutti i colori le strade dal basso e a sinistra
E’ una splendida giornata di sole quella che attende i primi manifestanti che hanno raggiunto via Politi.
Il nome di una via che rimanda immediatamente alla storia dei movimenti sociali che, nelle Marche come in tutta Italia, negli ultimi anni hanno segnato i percorsi di trasformazione e di cambiamento nel nostro paese.
22 anni di sperimentazione di autorganizzazione sociale, di creazione di nuove istituzioni del comune, comunità in resistenza che dal basso costruiscono l’alternativa dentro e contro la crisi dell’impero.
E’ questo percorso che incarna il Csoa Tnt, un percorso condiviso dai mille volti della rabbia degna, dalle mille differenze che esprimono le insorgenze dei movimenti.
Messaggi di Solidarietà Internazionale al CSOA “TNT” :
HUGO LOPEZ
Radio la “Colifata” – “Borda” – Buenos Aires - Argentina
" queridisimos amigos espero que en el proximo correo se solucione todo lo que me cuentan como siempre abrazos y besos y mi sincero deseo de solucion para que se supere todo este mal momento hugo el viejo colifa que los quiere mucho "
hasta siempre
ROSA NAIR AMUEDO
Madres Plaza de Majo – Linea Fundadora – Buenos Aires - Argentina

Nos quieren desalojar....no estamos en regla
MUY BUENO EL AFICHE lastima no estar alli para acompañarlos con presencia ademas de sentimientos los felicito y espero que su lucha sea efectiva aunque si asi no fuera
SE QUE NO BAJARAN LOS BRAZOS UN INMENSO ANRAZO PARA TODOS
MTD SOLANO
La Sarita - Quilmes - Buenos Aires - Argentina
Nuestra solidariedad a Ya Basta! y al TNT
Con alegre rebeldia
MTD SoLano
ENRICO BARTOLOMEI
Volontario Servizio Civile Internazionale
Alternative Information Center - Palestina
TNT: resistete insieme a noi con degna rabbia!!
Un abbraccio a tutti voi compagni, purtroppo non posso essere li con voi ma sappiate che la vostra e' la nostra lotta.
La vostra dignita', la vostra rabbia sana vi fa invincibili, guerrieri di una causa piu' alta.
In ogni momento storico ci sono gruppi che portano la responsabilita' di combattere la necessaria battaglia per la liberta' di coscienza, che si caricano sulle proprie spalle il peso delle ingiustizie e dell'indifferenza dei piu'.
Un abbraccio dalla Palestina occupata
sono con voi e la vostra bellezza
Enrico

mercoledì 22 aprile 2009

TNT VIVE - Comunicato Stampa


COMUNICATO STAMPA
JESI - 16 MAGGIO 2009

MANIFESTAZIONE CONTRO LA CHIUSURA DEL TNT A DIFESA DI TUTTI GLI SPAZI SOCIALI

Partirà alle 16.30 da Via Politi il corteo a difesa del TNT indetto perSabato prossimo, 16 Maggio.
La Manifestazione si concluderà con un concerto in Piazza delle Monnighette alle ore 20.00 dove si succederanno sul palco, in una jamsession blues, 25musicisti che più volte si sono esibiti all'interno del Centro Sociale.
Il Centro Sociale Autogestito "TNT" non ha certo avuto vita facile.
22 anni fa si esprimeva la prima istanza da parte di una realtà giovanile che chiedeva spazi di aggregazione fuori dalle forme classiche e istituzionali della politica, della cultura e del mercato.
Un'istanza forte che, nonostante tutte le difficoltà, ancora persiste e resiste a tutti i tentativi di chiusura, agli attacchi di politici miopi, alla reiterata negazione del diritto a una sede che ha prodotto ben tre occupazioni.
In tutti questi anni, le generazioni che hanno attraversato questa esperienza sono state diverse e il "TNT" è ormai diventato una realtà molto complessa, una comunità cooperante dove si scambiano linguaggi, pratiche, esperienze,bisogni trasversali .
Nel TNT si incontrano studenti, migranti, precari, artisti, operai, insegnanti, informatici,....
E' una dimensione collettiva che unisce le diversità e le porta a ricchezza comune nelle battaglie a difesa dei diritti e della dignità.
Per molti jesini rappresenta un pezzo di storia personale e cittadina:
chiudere il TNT è cancellare un pezzo della nostra città.
Mai prima d'ora si era arrivati ad utilizzare la Magistratura per risolvere una vertenza il cui perdurare negli anni dimostra quanto sia forte e radicata.
La battaglia a difesa del "TNT", in questo momento ha un significato che va oltre lo specifico e il locale: è una battaglia a difesa di tutti gli spazi di democrazia e di libertà che le politiche sulla "sicurezza" stanno velocemente chiudendo, ogni giorno di più.
L'attacco al "TNT" rappresenta la volontà di ridurre alla passività l'azione, al silenzio la parola critica, alla stasi il movimento, alla morte la vita.
Sabato sarà la manifestazione di tutti coloro che vogliono difendere non solo il TNT ma ogni spazio sociale, ogni presidio della democrazia .

ASSEMBLEA PERMANENTE A DIFESA DEL TNT

martedì 17 marzo 2009

Video "La degna rabbia. un altro mondo un altro cammino, in basso a sinistra"


Presso la sede di Ya Basta Marche o nei banchetti dell'associazione puoi acquistare il DVD del Festival Zapatista de la "Degna Rabbia..."
Jesi: Via Colocci 11 (nei pressi della stazione ferroviaria) tel.0731/5060

Video "La degna rabbia. Un altro mondo un altro cammino, in basso a sinistra"
A cura di Associazione Ya Basta - Margine Operativo

Il 26 dicembre a Città del Messico inizia il Primo Festival Mondiale della Rabbia Degna.
Gli zapatisti convocano l’incontro sottolineando come“dalla nostra apparizione pubblica, oramai quasi 15 anni fa, è stato nostro impegno l’essere ponte affinché le ribellioni passino da una parte all’altra. A volte ci siamo riusciti, a volte no. Ora vediamo e sentiamo non solo la ribelle resistenza che, sorella e compagna, continua ad essere al nostro fianco ed incoraggia i nostri passi. C’è ora qualcosa che prima non c’era, o che non riuscivamo a vedere allora.
C’è una rabbia creativa. Una rabbia che dipinge di tutti i colori le strade del basso e a sinistra nei cinque continenti...”

..... e ricorda che sabato 16 maggio (16.30) , a Jesi ti aspettiamo alla manifestazione contro la chiusura del TNT.
Per poter continuare a sostenere le comunità zapatiste e altre comunità in resistenza ............. resistete insieme a noi!!!
http://yabastamarche.blogspot.com/
********************************************************
Estate 2009 - dal 15 luglio al 31 agosto
Si prepara la prossima carovana in Chiapas :
Presenz/Attiva Compartir autonomia Chiapas, Messico
Per sostenere le comunità zapatiste
Per conoscere il Messico dal basso che si organizza nell’Otra Campaña

mercoledì 11 marzo 2009

Raccolta fondi per la popolazione di Gaza



LA CAMPAGNA PALESTINA SOLIDARIETA’ LANCIA UNA RACCCOLTA FONDI PER LA POPOLAZIONE CIVILE DI GAZA

"Le nostre grida fermano qualche bomba? La nostra parola salva la vita di qualche bambino palestinese? Pensiamo di sì. Forse non fermiamo una bomba, né la nostra parola si trasforma in uno scudo blindato", ma probabilmente riesce ad unirsi ad altre e "si trasforma in mormorio, poi in una voce alta e quindi in un grido che si senta a Gaza. Noi zapatisti e zapatiste dell'EZLN sappiamo quanto sia importante che in mezzo alla distruzione e alla morte si sentano parole di incoraggiamento" Dal discorso del SubComandante Marcos "Sette Venti nei calendari e le geografie dal basso"

Sosteniamo il Palestinian Medical Relief.
Le immagini della tragedia umanitaria causata dall’Operazione Piombo Fuso lanciata da Israele contro la popolazione civile di Gaza non possono lasciarci indifferenti.
Più di mille morti, migliaia di feriti, vite devastate nell’assordante complicità internazionale che gode il governo israeliano.
Mentre ci impegniamo per fermare il massacro pensiamo sia importante esprimere il nostro sostegno materiale alle strutture sanitarie palestinesi come il Palestine Medical Relief che cercano di far fronte alla situazione drammatica in cui versa la popolazione civile, prigioniera a Gaza.
Sosteniamo il Palestine Medical Relief
I fondi possono essere inviati presso:
Conto Corrente 112064
Banca Popolare Etica
IBAN IT 18 L 05018 12100 000000 112064

intestato Associazione Ya Basta Marche ONLUS
con la causale “Per Gaza”

Gaza - Appello del Palestinian Medical Relief Society
Il nuovo anno nella Striscia di Gaza
Il barbaro attacco israeliano alla Striscia di Gaza ha causato centinaia di vittime innocenti, il numero di morti e dei feriti si va sempre più aggravando mentre l’aggressione sembra non aver fine e le dichiarazione dei responsabili politici e militari israeliani fanno supporre che le operazioni militari contro la popolazione della Striscia di Gaza siano solo all’inizio.
Fin dai primi giorni dell’offensiva molti impianti civili sono stati bombardati, senza prestare attenzione alla vita e alla sicurezza dei civili palestinesi. Il numero delle vittime ha superato le 420 persone, più di duemila i feriti. Mancano cibo e medicine, sono state distrutte abitazioni e colpiti medici e mezzi di soccorso mentre le famiglie hanno trovato riparo nelle scuole e nei centri delle organizzazioni umanitarie internazionali.
Questa crisi rende il Palestinian Medical Relief ancora più responsabile verso il popolo palestinese, nonostante debba far fronte alla carenza di forniture mediche, ai bisogni alimentari e di combustibile. Le squadre di soccorso del Palestinian Medical Relief svolgono il loro lavoro evacuando le persone ferite dalle zone colpite e offrono loro le prime cure in attesa di raggiungere l’ospedale più vicino.
Contemporaneamente il PMRS è riuscito, con l’aiuto del governo giordano, a trasportare i feriti gravi negli ospedali della Giordania e si sta preparando a ricevere, sempre dalla Giordania, un ospedale da campo per rispondere all’emergenza sanitaria di Gaza.
Va sottolineato che la sede principale di PMRS e la clinica "Dr Heidar Abedal Shafie" di Jabalia, a nord di Gaza sono state entrambe danneggiate. Questi attacchi contro i civili palestinesi innocenti sono un esempio delle violazioni delle leggi internazionali da parte di Israele; la condanna da parte della comunità internazionale dovrebbe essere proporzionale alla gravità delle atrocità israeliane.
Alla luce delle azioni di Israele, che sono veri crimini di guerra per la legislazione internazionale, il Palestinian Medical Relief invita la società civile internazionale a continuare le manifestazioni pubbliche in tutto il mondo per chiedere a Israele di fermare immediatamente il suo sanguinoso attacco alla Striscia di Gaza.
Vi invitiamo a condannare tali barbarie e a far pressione sul governo israeliano al fine di permettere l’invio di aiuti umanitari alla popolazione impoverita di Gaza e proteggere le équipe mediche al fine di consentire loro l’evacuazione dei feriti.
Gennaio 2009
Palestinian Medical Relief Society http://www.pmrs.ps/

lunedì 9 marzo 2009

Pacchetto Sicurezza

PACCHETTO SICUREZZA:
UNA GABBIA DI LEGGI CONTRO LA NOSTRA LIBERTA'











SABATO 14 MARZO
Ore 11.00 Piazza Roma - Ancona
MANIFESTAZIONE



Ore 17.30 Csoa "TNT" Jesi
CONFERENZA-DIBATTITO
Interviene l'Avvocato Cognini Paolo, penalista del Foro di Ancona ad illustrare le principali norme di legge contenute nel "Pacchetto Sicurezza"
Il pacchetto sicurezza è un attacco ai diritti fondamentali di tutti, ed in particolar modo dei migranti.
E' un attacco alla sicurezza ed alla libertà delle persone che vivono e lavorano nelle nostre città.
Il pacchetto sicurezza contiene una serie di norme proposte dal governo che non fanno altro che alimentare l'odio verso l'immigrato, creare ad arte il clima di paura e di sospetto, togliere alle persone ogni dignità di essere umano.
Lo chiamano pacchetto sicurezza, ma in verità accresce l'insicurezza, la precarietà, la paura, il razzismo.
Restringe definitivamente le libertà di tutti e la possibilità di avere vita, lavoro e diritti garantiti, di vivere insieme senza confini e differenze di nazionalità e provenienza.
LIBERTA' E DIRITTI CONTRO LA CRISI!
SABATO 14 MARZO
Ore 11.00
Piazza Roma Ancona
MANIFESTAZIONE
Contro il pacchetto sicurezza Libertà & Redito Vs Crisi!
No lager no CIE

Ore 17.30
Conferenza-Dibattito
CENTRO SOCIALE "TNT" Via Politi (vicino alla Stazione dei Treni)

Le ronde non rendono sicuri i nostri quartieri
le ronde si trasformeranno in campi di battaglie
i CIE (ex CPT) non rendono sicure le nostre città
i CIE le trasformeranno in prigioni a cielo aperto
il paccheto sicurezza alzerà nel nostro territorio muri di paura , angosce, fobie e diffidenza.
La loro sicurezza è contro la nostra.
Sicurezza è poter avere un futuro.

materiale informativo pacchetto sicurezza:


mercoledì 4 marzo 2009

Palestina:spettacolo teatrale "LA TANA DELLA IENA"


... in adesione alla Giornata Globale d’Azione per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni(BDS)dell'economia di guerra israeliana ,lanciata al WSF 2009 in Belém-Brasile...
Ya Basta!-csao tnt-Collettivo Studentesco Cortocircuito-Ambasciata dei diritti
al interno della Campagna Palestina Solidarietà organizzano http://yabastamarche.blogspot.com/

Domenica 29 marzo 2009 ore 18.15 al csa TNT lo spettacolo teatrale

"LA TANA DELLA IENA"
Storia di un ragazzo palestinese

dal libro "la tana della iena" di Hassan Itab

con Carlo Orlando

Nessuno racconta che un bambino di nove anni in Palestina
ha davanti a sé un solo destino: la guerra.
Nessuno racconta che a quell'età è già costretto a difendere
la propria terra, la propria libertà e la propria vita.
Con "La Tana della iena" Narramondo Teatro racconta
la storia di un bambino palestinese che lotta
.

È Hassan che ci parla dal carcere romano in cui è rinchiuso. Lo seguiamo in un viaggio a ritroso nel tempo, un viaggio che parte da quella bomba lanciata in via Bissolati che gli è costata diciott’anni di prigione, passa per la scuola militare, iniziata a nove anni, e si spinge indietro fino all’infanzia trascorsa nel campo profughi di Sabra e Chatila, dove nel 1982, grazie alla copertura dell’esercito israeliano, i falangisti uccisero sua madre e i suoi fratelli, insieme a migliaia di altri palestinesi.
Raccontare "La tana della iena" rappresenta una doppia sfida. Una sfida per il narratore, che deve vincere il disagio di raccontare una storia scomoda, la storia di un 'terrorista'. Una sfida per l’ascoltatore-spettatore, che viene messo, grazie alla narrazione secca e mai compiaciuta, davanti ad una storia che lo porta a mettere da parte i suoi pregiudizi.

30 Marzo 2009 Giornata Globale d’Azione per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), lanciata al WSF 2009 in Belém-Brasile


martedì 3 marzo 2009

Chiapas: Carovana "Donne in movimento"


Mamà Corral
Evento politico, sportivo, culturale e artistico
7 e 8 Marzo 2009
Oventik Chiapas Mx
Carovana "Donne in movimento"
Chiapas Messico ai primi di marzo 2009
"Porque si no lo hacemos, las que ya estamos en este mundo, que es un mundo donde todavía las mujeres no tenemos rostro, nombre ni voz para los capitalistas y neoliberales. Por eso, es la hora de ejercer y hacer valer nuestros derechos. Pero, para poder hacer todo esto, sólo se necesita tener voluntad, decisión, fuerza y rebeldía. Y no necesitamos pedirle permiso a nadie."
.....… anche dall’Italia inventiamo la nostra partecipazione nelle attività internazionali proposte dalle zapatiste. La caratterizzazione bio-politica dell’evento ci stimola e ci suggerisce l’idea di costruire, nei giorni precedenti l’incontro, in territorio zapatista (in luogo ancora da definire), un laboratorio politico-sportivo-culturale-artistico della delegazione, finalizzato alla preparaione delle nostre attività nell’evento.

Coordinamento carovana:
Ya Basta! Moltitudia, Roma

le donne zapatiste.. "ci sono cose che si chiedono e cose che si impongono . Noi chiediamo le condizioni materiale minime . Noi non chiediamo che ci diano libertà e rispetto. La nostra libertà e dignità è qualcosa che imporremo, le riconoscono o no i compagni o il governo.."
dallo sperduto angolo del sud-est messicano, il Chiapas... le zapatiste chiamano le donne per l’8 marzo a Oventik http://www.globalproject.info/art-18898.html
Le leggi delle donne zapatiste
Dietro ai volti zapatisti coperti da passamontagna che il primo gennaio del 1994 dichiararono guerra al governo messicano, non c’erano solamente tratti maschili .
Con sorpresa di molti, dietro ai passamontagna c’erano le donne indigene, che oltre alla lotta armata ne combatterono un’altra, quella per il riconoscimento dei loro diritti.
Poco dopo la dichiarazione di guerra da parte dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, le notizie sulla sollevazione indigena confermarono il gran numero di donne che militavano e partecipavano al movimento.
Le donne avevano propri motivi per impugnare sia le armi di guerra che le armi della parola. Cercavano un modo di combattere le diverse forme di violenza nei confronti delle donne, forme di violenza che aumentano quando si parla di donne indigene.
Il da farsi non era facile e le donne zapatiste iniziarono a stabilire la forma e la base di un documento che potesse rispecchiare le loro richieste e le loro necessità.
Fu incaricata una donna indigena tzotzil, Susana, a viaggiare per le varie comunità e a parlare con le donne. Dopo quasi un anno di discussioni e consensi, nel marzo del 1993, il Comité Clandestino Revolucionario Indígena (CCRI) approvò la Legge Rivoluzionaria delle Donne (Ley Revolucionaria de Mujeres).
In una lettera indirizzata al giornalista Alvaro Cepeda Neri, del quotidiano La Jornada, il 26 gennaio del 1994, il Subcomandante Marcos scrive che il CCRI discuteva delle Leggi Rivoluzionarie, e all’interno di queste c’era la Legge delle donne: “ A Susana toccò il compito di leggere le proposte che erano nate dalle idee di migliaia di donne indigene. Iniziò a leggere e più andava avanti con la lettura più l’assemblea diventava inquieta”. Aggiunge inoltre: “Susana non si arrese e continuò a inveire contro tutto e tutti: non vogliamo che ci obblighino a sposarci con chi non vogliamo. Vogliamo avere i bambini che noi vogliamo e che possiamo accudire (…) Le leggi delle donne che Susana finiva di leggere erano per le Comunità una vera rivoluzione”.
Occorre aggiungere che le Leggi Rivoluzionarie sono le leggi che regolamentano la vita degli zapatisti nelle comunità liberate.
Così la Legge Rivoluzionaria delle Donne fu pubblicata ne’ El Despertador Mexicano, organo di informazione dell’ EZLN, il primo dicembre del 1993, insieme con la Prima Dichiarazione dalla Selva Lacandona. Questi documenti uscirono anche, sullo stesso organo di informazione, il 1° gennaio del 1994, come parte del contesto più ampio delle leggi zapatiste.
Il testo che introduce gli articoli della legge dichiara che “ nella giusta lotta per la liberazione del nostro popolo l’Esercito Zapatista include le donne nella lotta rivoluzionaria a prescindere dalla razza, dalla religione, dal colore della pelle o dalla appartenenza politica, con l’unico requisito che anche le donne facciano proprie le richieste del popolo sfruttato e mettano in pratica e facciano mettere in pratica le leggi e le regole della rivoluzione.”Continuando poi così: “ inoltre considerando la condizione delle donne lavoratrici in Messico, si includono le loro giuste richieste di uguaglianza e giustizia nella seguente Legge rivoluzionaria delle Donne”
La legge contiene dieci articoli:
1) Le donne, non importa la loro razza, la loro religione, la loro appartenenza politica, hanno diritto a partecipare alla lotta rivoluzionaria nel luogo e nel ruolo determinato dalla propria volontà e capacità.
2) Le donne hanno diritto ad un lavoro e ad un salario equo.
3) Le donne hanno il diritto di decidere il numero di figli che possono avere e possono accudire
4) Le donne hanno diritto a partecipare agli affari delle comunità e a ricoprire cariche se vengono elette liberamente e democraticamente.
5) Le donne e i loro figli hanno diritto alla prima assistenza per quel che riguarda la loro salute e alimentazione.
6) Le donne hanno diritto all’educazione.
7) Le donne hanno diritto a scegliere il proprio compagno e a non essere obbligate, con forza, a sposarsi.
8) Nessuna donna potrà essere colpita o maltrattata fisicamente né da famigliari né da estranei. I crimini di tentato stupro o stupro saranno seriamente puniti.
9) Le donne potranno ricoprire incarichi di direzione nell’organizzazione e avere ruoli militari nelle forze armate rivoluzionarie.
10) Le donne avranno tutti i diritti e tutti i doveri indicate dalle leggi e dalle regole rivoluzionarie.
Dopo la sua pubblicazione, la legge e' diventata un punto di riferimento per il movimento femminile messicano e un passo importante nel riconoscimento dei diritti delle donne indigene.
Oggi si sa che le donne rappresentano quasi il 45 per cento delle basi dell’Esercito Zapatista, ribellione indigena che ha le sue origini nelle Forze di Liberazione Nazionale, che quindici anni fa si è fatto conoscere con la presa di sette municipi nello stato del Chiapas.
Comunque, lo stesso subcomandante Marcos disse “ il primo levantamiento (ribellione) del EZLN fu nel marzo del 1993 e lo diressero le donne zapatiste. Non ci furono perdite e vincemmo. Cose che succedono in queste terre”…

lunedì 2 marzo 2009

Palestina: Programmare il disastro


PESARO:

Mercoledi 1° aprile ore 21 - Sala Rossa Palazzo Comunale
video conferenza con Michel Warschawski

Campagna Palestina Solidarietà in adesione al BDS
www.fuoritempo.info/index.php?option=com_content&task=view&id=2378&Itemid=2196

Michel Warschawski fu tra i primi israeliani a rifiutare ripetutamente il servizio militare, e per questo più volte incarcerato.
Attualmente dirige l'Alternative Information Center di Gerusalemme.
Israele e la trappola identità :
Abbiamo tentato di dipanare la matassa dell’uso dell’identità ebraica nella costruzione dell’immaginario israeliano.
Lo abbiamo fatto con un’intervista a Avraham Burg, ex presidente della Knesset, il quale sostiene che la memoria dello Shoah abbia chiuso Israele in se stesso.
E con un colloquio con il pacifista israeliano Michael Warschawski e, infine, pubblicando un saggio inedito di Edward Said.