domenica 18 ottobre 2009

BDS - Campagna Internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni nei confronti di Israele

Le principali campagne internazionali di boicottaggio

Ahava
Ahava è saldamente radicata negli insediamenti di Mitzpe Shalem Kaliya e nella Cisgiordania occupata ma i suoi prodotti per la cura della pelle sono importati nell UE come provenienti da "II Mar Morto, Israele'"
Agrexco
Agrexco è la principale società di esportazione di prodotti agricoli israeliani e commercializza il 70% di tutta la frutta e verdura prodotta dalle colonie israeliane nei Tenitori Occupati.
Pompelmi, avocado, melograni, mango, datteri e altri prodotti con il mar­chio Carmel sono venduti in tutti i principali supermercati italiani.
Veolia
Veolia Environnement è una multinazionale francese e fa parte del consor­zio CityPass, che si occupa di costruire un sistema di ferrovia leggera tra Gerusalemme ovest e vari insediamenti ebraici illegali come Pisgat Ze'ev, French Hill, Neve Ya'akov Gilo e Gerusalemme est occupata. Una volta costruito, il sistema ferroviario permetterà ad Israele di legare in maniera sempre più definitiva Gerusalemme est e gli insediamenti illegali allo Stato d'Israele.
Lev Leviev
Lev Leviev e' l'uomo d'affari più ricco di Israele e tra i primi 250 al mondo.

Lev Leviev è direttamente coinvolto nella costruzione di colonie nella Cisgiordania.
LINK UTILI

"Restare neutrali davanti alle Ingiustizie significa
Aver scelto distare con l'oppressore "
Desmond Tutù, Arcivescovo Sudafricano
"l'apartheid e'un crimine contro l'umanità.
"Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà"
Nelson Mandela
(dalla lettera aperta a ThomasFrtedman)


Per anni l'occupazione della Palestina e l'apartheid in Sudafrica hanno cata­lizzato l'attenzione della comunità internazionale. Giunta a termine nel 1994 l'apartheid sudafricana, la Palestina è rimasta l'unico paese al mondo sotto il giogo di un regime filo-occidentale. Ci sono molti regimi al mondo che non rispettano i diritti umani, ma non c'è nessun altro regime filo-occidentale a negare l'autodeterminazione e i diritti umani di un popolo e da così lungo tempo.
Durante l'ultimo attacco da parte d'Israele alla Striscia di Gaza si sono con­tati oltre 1400 morti e migliaia di feriti.
I Palestinesi di Gaza si sono trovati soli a fronteggiare una delle maggiori potenze militari, soli contro uno stato con testate nucleari, migliaia di soldati, armi non convenzionali . Lasciati soli a fronteggiare tutto questo con il bene­placito della comunità internazionale.
Nel marzo 2008, in soli 4 giorni, sono stati uccisi 164 civili tra cui 62 bam­bini e anche allora non c'è stata nessuna reazione. Anzi qualche mese dopo si è stretta una nuova intesa Israele-Europea atta a garantire nuovi rapporti commerciali privilegiati. Accordi che hanno dato nuovo impulso al succes­sivo attacco.
Per questo la campagna BDS si basa principalmente sulla mobilitazione dal basso e lavora, tra le altre cose, per spingere all'azione le istituzioni ufficiali. Ed è per l'analogia col sistema sudafricano d'apartheid che la società civile palestinese altrettanto analogamente, e guardando ai risultati ottenuti in Su­dafrica, ha lanciato il suo appello per il boicottaggio d'Israele.
La campagna internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le San­zioni (BDS) nei confronti dello Stato di Israele nasce formalmente il 9 luglio 2005, ad un anno dalla sentenza della Corte di Giustizia Intemazionale che ave­va dichiarato l'illegalità del Muro dell'Apartheid e, più in generale, l'occupazio­ne dei tenitori palestinesi. In realtà, di appelli al boicottaggio dell'economia di guerra israeliana ne erano già stati lanciati molti, anche da parte di organizza­zioni ebraiche democrafiche, ma quello del luglio 2005 è arrivato a costituire il punto di riferimento di tutti quelli che, nel mondo, si battono per una pace giusta in Medio Oriente.
Successivamente sono diventate oltre 170 le organizzazioni palestinesi, movi­menti, partiti e sindacati che si sono riuniti per lanciare il 9 luglio 2005 l'appello unitario del BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) della società civile Palestinese, fornendo una nuova risposta per contestare Israele e le sue moltepli­ci forme di oppressione coloniale e razzista nei confronti dei Palestinesi. Da quando è stato diramato, l'invito è risuonato in tutto il movimento di soli­darietà. Iniziative BDS si stanno gradualmente e costantemente diffondendo in tutto il mondo e quella del BDS è diventata una tattica fondamentale per la soli­darietà con il popolo Palestinese.
Secondo l'appello, Israele deve essere isolata "affinchè rispetti l'obbligo di riconoscere il diritto inalienabile del popolo palestinese all'autodeterminazione e alla piena adesione ai precetti del diritto intemazionale :
1. Cessando l'occupazione e colonizzazione di tutte le terre arabe e sman­tellando il Muro;
2. Riconoscendo i diritti fondamentali dei cittadini arabo-palestinesi di Israele alla piena uguaglianza,
3. Rispettando, proteggendo e promuovendo i diritti dei rifugiati palestine­si a ritornare alle loro case e proprietà, come previsto nella risoluzione 194 dell'ONU.
"L'unica via è quella della solidarietà tra popoli: guardiamo al risultato del Sudafrlca.
Ora ci si aspetta solo un responso da tutti voi, questo appello non può essere Ignorato ".
Dott.Halder Eld (Boycott National Committe -Gaza)
In occasione del Meeting Nazionale BDS - Pisa 3,4 Ottobre 2009













Malati di Niente 2009

Radio"La Colifata" ospite della IX Rassegna "Malati di niente"

Malati di niente 2009 - 17 e 18 dicembre 2009
Dedicata a Alda Merini

Questa del 2009 è la nona edizione della rassegna "Malati di niente".
Quest'anno il filo conduttore delle nostre riflessioni e del nostro agire sarà la comunicazione e il suo imprescindibile rapporto con il potere e il pensiero critico.
La comunicazione come elemento della mistificazione, se utilizzata per nascondere, occultare, opprimere, controllare; oppure comunicazione come elemento costituente dei processi di liberazione, se utilizzata e praticata come forma di democrazia, di svelamento, di partecipazione.
Crediamo che non ci sia possibilità di democrazia senza libera comunicazione e che non si sviluppi soggettività e pensiero critico se la comunicazione è mistificante.
Radio La Colifata è nata come uno spazio di libertà all’interno dell'ospedale neuropsichiatrico Borda di Buenos Aires.
Oggi è diventato un simbolo di creatività e comunicazione per pensare collettivamente, su temi difficili come la politica, la vita, la salute, la follia.
Apriamo insieme tante “Colifate” per abbattere i muri delle emarginazioni.
La Colifata incontra le scuole a Jesi per raccontare questo percorso e per farci capire come anche la comunicazione della musica di Manu Chao ha contribuito ad abbattere i muri che separano quelli che stanno dentro da quelli che stanno fuori, per aprire una riflessione e una battaglia contro lo stigma sociale, attraverso la valorizzazione delle diversità, contaminazione culturale e "musicale"... per sensibilizzare sul pensiero che i diritti, la libertà e la dignità, sono terapeutici
MANU CHAO COLIFATO
Radio La Colifata nasce 1991, quando Alfredo Olivera (studente di psicologia) dai giardini dell'ospedale neuropsichiatrico Borda di Buenos Aires inizia questo percorso in totale autogestione con i pazienti ricoverati e ex ricoverati .
Era il 1996 quando un documentarista arriva a La Colifata per fare un video.
Poco dopo decide di trasferirsi in Spagna dove per caso diventa amico del celebre Manu Chao. Insieme in un pomeriggio noioso condividono la visione di quel documentario.
Il musicista nato a Parigi rimane gradevolmente colpito e sorpreso, decide di mixare le sue canzoni con le parole dei «colifatos» per realizzare un nuovo CD, "Siempre fui loco".
In Argentina i promotori del cd sono stati gli stessi colifati del Borda.
Ed è cosi che inizia la collaborazione con Manu Chao. Nel 2005 il cantante arriva a Buenos Aires con una nuova proposta: realizzare un concerto a sostegno del progetto.
A novembre i concerti di Manu Chao in Argentina vedono sul palco i «colifati» del Borda.
Nel 2007 Manu Chao registra il video clip, con la regia di Emmir Kusturica, del brano "Rainin in paradize" http://ecard.manuchao.net/ con la partecipazione di Hugo, Alejandro ed Eduardo di La Colifata.
Nel 2009 oltre i concerti in Argentina con i colifati Manu Chao lancia il nuovo CD "Viva La Colifata", già disponibile su
http://www.vivalacolifata.org/ per essere scaricato gratuitamente, la pagina è stata creata per dare un sostegno economico a Radio La Colifata.

Ø giovedi 17 ore 10.00 Sala Consiliare Comune di Jesi
La comunicazione attraverso la musica
Il sindaco di Jesi saluta gli ospiti di La Colifata
Radio La Colifata incontra le scuole per raccontare il progetto artistico culturale di La Colifata con Manu Chao. Video. dibattito.
Ø venerdì 18 ore 16.00 Università Fondazione Colocci
Comunicazione e diritti di cittadinanza
interviene: Alfredo Olivera e Hugo Lopez radio La Colifata, Radio TAB Reggio Emilia, Radio Fragola Trieste, Radio 180 Mantova, Radio Sherwood Padova, Radio TLT Jesi.
Ø dal 12 dicembre al 21 dicembre palazzo dei convegni
mostra di pittura degli artisti dell’Atelier Sollievo di Jesi
«Ogni giorno che passa fiorisce un usignolo di bel canto sul ramo, che fa qualche modesto richiamo alla povera vita, usignolo che canta di povertà infinita.Ogni giorno che passa alza questo sipario di perpetua baldanza ed ecco il calendario della vita che passa.» (Alda Merini)
...Ciao Alda!

promuovono l'iniziativa:
Regione Marche-Provincia di Ancona- Comune di Jesi- Ambito Territoriale IX
-Comunità Alloggio "Soteria"-Dipartimento Salute Mentale -Jesi- Rete del Sollievo -Jesi-Associazione Ya Basta! Marche- Coop. Soc. Cooss Marche-Associazione Culturale "Asiamente"
con il sostegno del Centro Servizi Volontariato
si ringrazia per il contributo il centro sociale autogestito TnT
PROGETTO “MALATI DI NIENTE”
Premessa
“Ricordo di aver pensato che gli schizofrenici sono i poeti strangolati della nostra epoca.
Forse per noi, che dovremmo essere i loro risanatori, è giunto il momento di togliere le mani dalle loro gole.”
Con questa frase di David Cooper (medico psichiatra inglese, esponente di spicco del movimento antipsichiatrico non solo in Inghilterra) abbiamo a che fare ogni giorno, quando iniziamo il nostro lavoro di terapeuti e di operatori psichiatrici, queste righe sono all’entrata della nostra comunità quotidianamente ci dobbiamo fare i conti.
Ma la nostra riflessione parte da lontano e il modo di intervenire oggi e la storia e i perché del progetto “malati di niente”, forse hanno a che fare con la storia del movimento antipsichiatrico e antiistituzionale in Italia, a cominciare dalla Riforma psichiatrica e dalla cosiddetta “rivoluzione basagliana”.
Il 13 maggio del 1978, nasceva in Italia la L. 180 che di fatto concludeva, con un atto legislativo, l’esperienza della custodia manicomiale, imponendo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici (OP).
Negli anni ’50 in Italia i manicomi ospitavano più di 100 mila persone e parte di queste privi di disturbi psichiatrici, quindi il manicomio fungeva da struttura per il controllo sociale, dove alcolisti, handicappati, barboni, emarginati, venivano “separati”, in un “luogo altro”, dalla società civile, perdendo immediatamente libertà, dignità e diritti civili elementari.
Il criterio per l’internamento non era quindi la malattia mentale, ma la “pericolosità sociale” o il “pubblico scandalo”, quindi evidente la funzione del manicomio solo in minima parte riguardava l’assistenza e la “cura”. Il ricovero significava l’iscrizione al casellario giudiziario e la schedatura.
Ma proprio a partire dagli anni ‘ 50, in gran parte dell’occidente, le attività di assistenza psichiatrica vennero attraversate e contrastate da un sempre più forte movimento antiistituzionale.
In Italia il movimento nasce soprattutto a Gorizia, Trieste, Perugia, Arezzo, Reggio Emilia…e questo grazie al grande apporto di Franco Basaglia.
La nuova cultura antimanicomiale introduce concetto e categorie quali decentramento, territorio, comunità, lavoro di equipe…Si fa quindi strada l’idea della prevenzione nella comunità e nell’ambiente di vita delle persone con disagio psichico.
Basaglia inizia il suo intervento deistituzionale negli anni ’60 a Gorizia, ma è dal ’71 a Trieste che si radicalizza e si concretizza l’offensiva ai manicomi e alla vecchia psichiatria come istituzione totale, anche perché si iniziava a collegare con una grande domanda di cambiamento e trasformazione sociale che in questi anni pervadeva l’Italia.
Possiamo affermare con certezza che la L. 180 è stata più di una legge, ha rappresentato un progetto politico in quanto i suoi presupposti tendevano a sviluppare una coscienza critica e una trasformazione dell’organizzazione sociale attraverso la partecipazione della collettività a tutte le forme di emarginazione e disagio. Il ricordo torna spontaneo ad alcuni momenti significativi: la gioia della libertà nel manicomio che abbatteva il muro e si apriva alla città, gli internati che con stupore potevano finalmente esprimere affetti, idee, potevano accedere a lavori retribuiti, potevano costruire cooperative e avere una casa propria.
Per questo diciamo che la libertà e terapeutica. Non solo la libertà di essere matto, bizzarro, diverso, ma soprattutto la libertà dalla violenza delle istituzioni totali, liberta dalla stupidità e rigidità della burocrazia. Libertà di “rischiare di vivere” accompagnata dalla responsabilità di prendersi cura dell’altro, di essere solidali.
Prevaricare, segregare, violentare, imbavagliare, mortificare le persone, “strano modo di curare un uomo, cominciando con l’assassinarlo…”scrisse Antonin Artaud sottoposto in 3 anni a ben 51 elettroshock, devastanti per la sua mente ed il suo corpo.

Proprio la L. 180 nei suoi articoli più esemplificativi metteva al centro metteva al centro del nuovo intervento psichiatrico la costituzione di una serie di servizi territoriali che si articolavano all’interno del Dipartimento di salute Mentale (DSM).
Ogni DSM quindi prevedeva e prevede (Progetto Obiettivo) sul territorio una serie diversificata di strutture: Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC - un reparto all’interno degli Ospedali Civili cittadini); Centro di Salute Mentale (CSM – con funzione ambulatoriale e di programmazione dell’assistenza territoriale); Servizi Riabilitativi Residenziali e semi-residenziali (SRR e Centri Diurni dove sviluppare e agire programmi di reinserimento sociale); Comunità Terapeutiche; Comunità Protette; Gruppi Appartamento (con diversi gradi di autogestione).
Servizi e articolazioni di strutture importantissimi per recepire e cercare di dare risposte adeguate alle innumerevoli richieste di aiuto e supporto di chi soffre nella sua solitudine e nella sua angoscia.
Ma un accenno particolare meritano le Comunità.
Il termine stesso evoca significati e orizzonti che eludono alla “vita in comune”, alla “solidarietà identitaria”, alla appartenenza.
Le Comunità sono strutture residenziali dove tutte le attività si sviluppano in un LUOGO NEL QUALE SIA POSSIBILE AVVICINARSI RECIPROCAMENTE IN UN RAPPORTO CHE DIVENTA TERAPEUTICO IN QUANTO IMMEDIATO E SPONTANEO.
UN LUOGO QUIDI CHE CREA LEGAME.
Le Comunità quindi come LUOGO NON SEPARATO, ma invece LUOGO DELLA CONDIVISIONE E DELLA TRASFORMAZIONE , che crea permanentemente LEGAME affettivo e sociale.
Intervento comunitario in psichiatria significa quindi, principalmente, che la “malattia mentale” non resti un tabù da delegare agli specialisti e da relegare in LUOGHI “ALTRI”.
L’intervento comunitario, dovrebbe essere sempre in rapporto, in “relazione sistemica”, con le dinamiche sociali del territorio, non è un LUOGO ALTRO SEPARATO, ma si pone il problema di CREARE UNA REALTA’ CONDIVISA E UNA REALE RETE SOCIALE.
Lavoro di rete che demedicalizza la malattia mentale perché si attua grazie alla pratica e alla attivazione di strutture e servizi non sempre propriamente sanitari.
Istituzioni sanitarie, Enti locali, associazioni culturali e del volontariato, cooperative sociali, possono rappresentare alcuni nodi della rete; ma è la “realtà condivisa” e il legame di soggetti individuali e collettivi che realizza il lavoro di rete sociale.
Il concetto di “realtà condivisa”, è fondamentale se lavoriamo quotidianamente con persone che si pongono troppo spesso al di fuori del mondo reale, imprigionati nell’alterità del loro mondo fantastico, privati del potere decisionale e incapaci di comunicare l’urgenza dei propri bisogni.
La realtà è reale e vera solo nell’istante della condivisione, solo nel momento che si crea la relazione (paritaria e democratica) tra due o più persone. Se non stabiliamo questo, lo psicotico avrà sempre torto, irresponsabile nel suo delirio e privo di potere, mentre il terapeuta, avrà sempre ragione a priori, in quanto sano e il solo detentore (per autorità) della verità.
Quante volte ci sentiamo impotenti di fronte al delirio e all’angoscia e ci chiediamo come poter comunicare “riportando per terra” la persona che abbiamo di fronte”? Quante volte siamo di fronte ad una persona e vogliamo vedere in lei, narcisisticamente, solo noi stessi e non riusciamo ad “incontrarlo”, a riconoscere ed accettare la sua alterità da noi perché impauriti e troppo inclini a normalizzare la differenza invece che farla esprimere. Ma tutto ciò è paradossale, in quanto è solo riconoscendo l’alterità dello psicotico che individuiamo noi stessi e non avremo più il terrore di confonderci con lui in un rapporto a tratti ambivalente e simbiotico.

“SE NON ORA…QUANDO?”
Il nostro orizzonte ideale, che determina l’intervento riabilitativo quotidiano, si colloca in piena continuità con quello storico movimento che negli anni ‘60-’70 ha criticato, combattuto e vinto le logiche custodialistiche e le istituzioni manicomiali.
La Legge 180, è stato lo strumento legislativo che ha permesso, nel lontano 1978, il progressivo smantellamento degli ospedali psichiatrici e l’inizio di una nuova epoca per la sofferenza psichica.
Si stava abbattendo una delle più vergognose e violente opere del genere umano: i manicomi, che andavano chiusi, e in alternativa aperti luoghi di “cura” e di socialità, dove l’intervento terapeutico si coniugava, e si coniuga, con la battaglia per i diritti di cittadinanza, contro lo stigma sociale e il pregiudizio.
Dentro questa cornice si esprime il nostro lavoro.
Ore, settimane, mesi, vissuti insieme ai nostri utenti, sempre più convinti che l’utilizzo e l’affinamento delle più moderne tecniche riabilitative non sarebbero mai sufficienti a restituire “abilità sociali”, voglia di vivere, autonomia, dignità a uomini e donne che hanno trascorso troppo tempo “prigionieri” all’interno del loro mondo, isolati dagli altri mondi possibili.
In questi anni abbiamo capito che essere dei “bravi tecnici specialisti” non può bastare.
E’ NECESSARIO “ESSERCI”. Perché “…l’affetto è prassi di essere presente, cioè pratica costante dello stare insieme” come ci ricorda lo psichiatra romano Massimo Marà nel suo libro “Comunità per psicotici”.
All’interno del nostro programma di attività settimanale abbiamo in effetti diversi gruppi di lavoro, dal giardinaggio al cinema, dalla ginnastica al disegno, dal canto alla pittura. L’importante però, è fare le cose INSIEME e trovare dei momenti per discutere e ascoltare, anche con i pazienti più gravi e regrediti.
Indubbiamente l’elemento che può garantire il raggiungimento degli obiettivi è il rapporto con il sociale, con la città: l’intervento socio-riabilitativo dentro la nostra realtà territoriale.
Purtroppo nulla di tutto questo è scontato, anzi molta strada abbiamo ancora di fronte a noi per una oggettiva integrazione e per un reale rispetto della diversità.
La lotta allo stigma e al pregiudizio, la battaglia per i diritti, l’integrazione, si raggiungono con la VISIBILITÀ, con la rivendicazione della propria diversità, della propria storia, della propria intima sofferenza.
Detto questo, dovremmo “vivere” e utilizzare la comunità come luogo dove si sperimenta la trasformazione, ma anche come luogo e strumento della trasformazione.
In entrambi i casi per TRASFORMAZIONE dobbiamo sempre intendere modificazione delle relazioni interpersonali, della comunicazione patologica, metamorfosi dei propri stati interiori intrapsichici; ma anche TRASFORMAZIONE come processo di liberazione, come superamento e stravolgimento dei rapporti sociali alienati i quali producono inevitabilmente malattia e sofferenza.
TRASFORMAZIONE quindi come riappropiazione del potere decisionale da parte di chi, mistificato e sottomesso, per una intera vita ha dovuto chiedere sempre il permesso a qualcuno, anche per comprare un semplice pacchetto di sigarette.
Laing nel suo celebre libro “L’ Io e gli altri”, ci dice che: “Ogni famiglia ha le sue controversie e ogni famiglia ha qualche mezzo per manovrarle. Uno dei modi di fronteggiare queste divergenze verrà illustrato sotto il nome di mistificazione.
Mistificare significa confondere, annebbiare, oscurare, mascherare ciò che succede. Genera confusione nel senso che non si percepisce ciò che veramente si sente, o ciò che si fa, o ciò che sta avvenendo…”
Bene, noi operatori psichiatrici, dobbiamo sempre evitare di praticare e agire la mistificazione con i nostri assistiti, in quanto ogni processo di trasformazione esprime conflitto, dinamicità e “crisi evolutive”; mentre la funzione principale della mistificazione è quella di eludere un vero conflitto, per il mantenimento dello stato di cose presenti.
Per concludere con le parole di Basaglia: “… questa è la vera psichiatria, perché non è psichiatria.”

Dal 1978 ad oggi sono trascorsi molti anni e tanto è cambiato nella nostra società, nell’economia, nel lavoro, nella cultura. La Legge Basaglia che poneva fine all’orrenda esperienza della custodia manicomiale, ha dato un forte impulso alla Riforma psichiatrica nel suo complesso; ma enormi problemi sono rimasti irrisolti.
Quello più grande è sicuramente l’incapacità di accogliere il diverso, il “folle” in particolare, e di reinserirlo nel tessuto sociale.
Anche per questo la battaglia contro lo stigma e il pregiudizio verso la persona sofferente è, e rimarrà l’obiettivo primario per quanti credono che ogni essere umano ha il diritto di migliorare la propria qualità di vita e che il disturbo mentale è un “male oscuro”, dove i termini relazionali e socio-culturali rivestono una importanza cruciale, a volte drammatica.
“Diamo un’opportunità alla parola”, abbiamo detto e scritto, proprio per i “senza-voce” e gli “invisibili” della nostra epoca, strozzati dalle forti mani del pregiudizio e dello stigma sociale. Diamo un’opportunità alla parola per esprimere onestamente e senza mistificazione che: 1)il pregiudizio verso il diverso, il “matto”, è molto forte e va combattuto; 2) è sempre più urgente costruire una rete sociale solidale, perché il nostro intervento come operatori psichiatrici è troppo debole se non supportato da una comunità, da un territorio, in grado di accogliere senza emarginare, 3) i diritti, la libertà e la dignità, sono terapeutici.
Noi, operatori psichiatrici, che lavoriamo quotidianamente nel settore della riabilitazione e dell’inserimento sociale dei pazienti, denunciamo troppo spesso una intolleranza e una diffidenza verso il diverso, verso l’escluso, ed è per questo che istituzioni, associazioni, strutture operative del settore, cooperatori, dovrebbero farsi carico di una vera e propria promozione culturale della salute mentale nei territori; dove riversare idee ed esperienze, mettendole a confronto con i desideri e le angosce di chi soffre, ma anche con le paure, l’intolleranza, lo smarrimento di una collettività sempre più in difficoltà ad accogliere senza remore, a riconoscersi senza escludere.
In effetti i presupposti della Riforma psichiatrica tendenti a sviluppare una coscienza critica e una trasformazione dell’organizzazione sociale, attraverso la partecipazione della collettività a tutte le forme di emarginazione, sono rimasti troppo spesso sulla carta, non realizzati. Ma con tutti i limiti che troviamo a questa legge, certo non possiamo e dobbiamo tornare indietro, perché nulla è più come prima, perché abbiamo appena iniziato a restituire a quelle persone ridotte a “matti da legare”, lo statuto di cittadini, il diritto di esistere dentro quel contratto sociale da cui erano stati definitivamente espulsi in modo del tutto improprio.

Il progetto “malati di niente” si inserisce a pieno in questo difficile e complesso contesto, ed ha l’ambizione di aprire un percorso, nel quale cammineranno insieme pazienti, familiari, operatori, gente comune, verso un orizzonte ideale rappresentato da una comunità di donne e di uomini ancora capaci di creare legame sociale, inclusione, solidarietà.
Questa del 2009 è la nona edizione della rassegna. Quest'anno il filo conduttore delle nostre riflessioni e del nostro agire sarà la comunicazione e il suo imprescindibile rapporto con il potere e il pensiero critico.
La comunicazione come elemento della mistificazione, se utilizzata per nascondere, occultare, opprimere, controllare; oppure comunicazione come elemento costituente dei processi di liberazione, se utilizzata e praticata come forma di democrazia, di svelamento, di partecipazione.
Crediamo che non ci sia possibilità di democrazia senza libera comunicazione e che non si sviluppi soggettività e pensiero critico se la comunicazione è mistificante.

Gli obiettivi sulla nostra rotta
· Promozione di una riflessione e di una battaglia contro lo stigma sociale, il pregiudizio e il tentativo di revisionare la Legge 180 attraverso la riproposizione di una logica di segregazione manicomiale, per la piena riappropriazione dei diritti di cittadinanza e di reale democrazia.
· Prevenzione e promozione della salute mentale attraverso la valorizzazione delle diversità, contaminazione culturale e intervento sociale sul territorio, attraverso il lavoro di relazione e comunicazione con le scuole e il “mondo giovanile”.
· Costruire e attivare un lavoro di rete con l’associazionismo sociale e culturale, le istituzioni, le strutture del Dipartimento di Salute Mentale, il volontariato, il mondo della cooperazione sociale…



Manu Chao chiede un contributo volontario per il suo ultimo album 'Viva La Colifata'"
Manu Chao per diffondere questa iniziativa ha iniziato un tour mondiale il 7 settembre da Le Phare di Chambrey.
Sul sito è possibile effettuare una donazione direttamente tramite Paypal, uno dei sistemi più diffusi e semplici al mondo per effettuare transazioni o pagamenti in modo veloce e sicuro, ma comunque è possibile anche scaricare il file senza nessuna donazione, anche se ovviamente sarebbe cosa gradita. Ma si può comunque effettuare in un secondo momento, dopo aver ascoltato il disco

sabato 17 ottobre 2009

Ass.ne YA BASTA! : Argentina - Patagonia Presenz/attiva gennaio 2010

Quest’inverno saremo presenti in Argentina con l’obiettivo di capire cosa sta succedendo in questo paese dell’America Latina: vogliamo attraversare questo immenso territorio per conoscere direttamente le lotte che in questo periodo stanno interessando questa parte del mondo.
Dalle mobilitazioni metropolitane che riguardano la crisi economica e la precarietà urbana raggiungeremo le lotte locali in difesa dei beni comuni contro la devastazione ambientale.
L’Argentina è scenario di numerose mobilitazioni contro lo sviluppo di un modello basato sullo sfruttamento dei beni collettivi e della natura da parte delle transnazionali come ad esempio l’espansione incondizionata delle monocolture oppure la coltivazione della soia transgenica.
Così come crescono le mobilitazioni contro le compagnie minerarie e petrolifere nelle Ande. Vorremmo attraversare queste diverse realtà fino a giungere in Patagonia dove il Popolo Mapuche sta continuando ed allargando la pratica del "recupero" dei territori usurpati dalle grandi transazionali.
PERCORSI
* Buenos Aires - Incontri con le realtà metropolitane per conoscere il dibattito politico e la situazione sociale nel pieno di una profonda crisi economica.
* La Famatina - Nord-Ovest argentino - A La Rioja, a 1.800 metri di altitudine, incontreremo il piquete più alto del mondo.
Gli abitanti della regione hanno dato vita ad un Coordinamento di assemblee con cui si sono auto-organizzati per resistere e dire no al Progetto (sponsorizzato dal governo) di una miniera a cielo aperto.
Dal marzo del 2007 a Peñas Negras, di fronte al Monte della Famatina, nella Cordigliera, i cittadini stanno bloccando la multinazionale Barrick Gold Corporation e il suo progetto estrattivo che porterebbe alla distruzione delle montagne ed all’inquinamento da cianuro delle acque. “…Noi vogliamo preservare il Famatina con i suoi ghiacciai, con l’acqua e il paesaggio, la nostra aria e la nostra terra agricola. Noi non vogliamo diventare minatori, non accettiamo di essere minatori, e crediamo nel “consenso sociale” e nella autodeterminazione dei popoli, siamo convinti che i governanti devono, anche se a loro non piace, accettare la decisione dei popoli..”
* El Maitén - Chubut (Patagonia) - Per incontrare il Collettivo di comunicazione della Radio Comunitaria Mapuche “Petu Mogeleiñ” e per contribuire attivamente alla costruzione della Casa Comunitaria.
La proposta è quella di creare uno spazio comune che sia riferimento locale per le iniziative del Popolo Mapuche e che possa essere punto di riferimento autogestito per chi vuole viaggiare in Patagonia con occhi diversi.
La realizzazione di questo spazio permetterà una maggiore capacità d’azione di Radio Petu Mogeleiñ, la voce libera di un territorio che non solo Benetton ma molti dei moderni invasori vorrebbero sfruttare fino alla devastazione.
Patagonia - Visita ad alcune comunità Mapuche, ai terreni recuperati, per conoscere direttamente la resistenza delle comunità agli attacchi e tentativi di sgombero da parte delle autorità locali e dei nuovi colonizzatori.
Per info. treviso@yabasta.it http://www.yabasta.it/
Patagonia en rebeldia - Carovana Marzo 2008

CONCERTO 99POSSE


mercoledì 14 ottobre 2009

No al Razzismo - Manifestazione Nazionale Roma


martedì 6 ottobre 2009

Io non ho paura


tnt: concerto"Io non ho paura"
contro la chiusura degli spazi di libertà: inventare costruire percorsi di socialità, autogestione, pratiche del comune
NELLA MIA CITTA' IO NON HO PAURA
in concerto:
gerda jesus
franco and the drogas
onefuckone
La paura non è l'unica passione che tiene gli uomini insieme.
Più forte e più degna della paura è la nostra libera socialità, il nostro desiderio di vivere la città come spazi comuni.
Se è vero che tra paura e crisi quelli in mezzo siamo noi, allora non restereme fermi, faremo in modo che il rapporto si sbilanci:
LIBERTA' VS PAURA
csoa tnt * ya basta * collettivo studentesco corto circuito
ore 19 piazza delle monighette jesi (an)

giovedì 24 settembre 2009

Messico Chiapas Estate 2009 - Racconti dalla presenza attiva Associazione Ya Basta


MESSICO
CHIAPAS
ESTATE 2009
Racconti dalla Presenz/attiva Associazione Ya Basta
L'esperienza di autogoverno zapatista rappresenta un laboratorio concreto di alternativa in un paese in cui la contraddittoria “guerra al
narcos” sta aumentando a dismisura la militarizzazione e la violenza.
Sommario
Chiapas: l'autogoverno zapatista

Messico: le Terre Recuperate in Michoacan, la lotta dei 13 Pueblos, la “guerra ai narcos”, l'impunità su Acteal e il paramilitarismo.
INFO http://www.yabasta.it/