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venerdì 27 giugno 2014

Argentina: "Una proposta autonoma di salute" Solano-YaBasta

Intervista alle attiviste del Centro di Salute Comunitaria La Enramada, quartiere La Sarita (Quilmes Buenos Aires)
(Associazione Civile CO’EJHU e ex MTD di Solano)

L’Ass. Ya Basta! è stata promotrice in Italia del progetto del “Centro di Salute Autogestito” del ex MTD Solano (periferia di Buenos Aires), che consiste nella costituzione di una struttura popolare, un progetto che fa tesoro della concezione di autogestione ed autonomia che si costruisce dentro le forme di auto-organizzazione della società civile. Un impiego propositivo del proprio tempo per una crescente integrazione fra lotta e vita quotidiana.


Il lavoro del centro di salute

YaBasta: Come funziona il Centro di Salute ?

Centro di Salute: In questo periodo il Centro di Salute è aperto tre volte la settimana, martedì, giovedì e venerdì. Il giovedì e il venerdì sono dedicati alla formazione interna e all’interazione con l’esterno. La struttura è comunque aperta tutti i giorni per le altre attività al di fuori della salute, tra le quali diverse cooperative e il laboratorio di pelletteria. Dall’anno scorso, su richiesta dell'Assessorato all'Istruzione della Regione, il centro è anche sede di una scuola elementare per adulti, con due insegnanti del quartiere. Abbiamo aderito a questo progetto sia perché ci sono persone del quartiere a frequentare la scuola sia perché permette un'articolazione con le istituzioni.

venerdì 7 settembre 2012

Buenos Aires: aggredito il Movimento dei Collettivi del Barrio Pico de Oro di Florencio Varela






Nella notte del 29 agosto del 2012, e anche in quella del 30 agosto, un gruppo di spacciatori (che vogliono muoversi tranquilli nel quartiere) hanno attaccato le case di persone appartenenti al Movimiento de Colectivos del Barrio Pico de Oro de Florencio Varela (Provincia Buenos Alres), fra queste anche quella di Alberto Spagnolo che è stato ospite nelle Marche e Umbria ( e tante altre città)  invitato all'Onu dei Popoli.




















Alle autorità competenti e alla società civile


Abbiamo appena ricevuto informazioni su di un gravissimo attentato contro il Movimento dei Collettivi, e precisamente nei confronti di due figure molto significative dei movimenti cittadini del cono urbano di Buenos Aires. Tali informazioni sono molto preoccupanti sia a livello personale che in generale, perché la nascita di un certo "potere" che mira a controllare il territorio è un problema che ci riguarda tutti. Sappiamo che i quartieri (in questo caso il quartiere del Pico de Oro di Florencio Varela), vengono sistematicamente attaccati con i più riprovevoli metodi mafiosi.
Si tratta di attacchi sistematici che rimangono impuniti in un territorio liberato, al fine di controllare le zone, espropriando la vita dei giovani per diffondere lo spaccio di droghe ed eliminare le organizzazioni popolari dei quartieri poveri, che sono quelle che vogliono dare, soprattutto ai più giovani, la consapevolezza che ci sono altre alternative.

Il nostro lavoro collettivo con le organizzazioni sociali in tale territorio, come con l'ex MTD Solano, l'associazione "COÊJHU" e il Movimento dei Collettivi, è un lavoro continuo e di una straordinaria ricchezza, che è iniziato molti anni fa. Dal 2004 molte organizzazioni sociali italiane e istituzioni pubbliche provenienti da varie regioni del Paese, sono state direttamente coinvolte nella realizzazione di un "Centro di Salute" in uno dei quartieri del cono urbano di Buenos Aires, nell'ambito del progetto "Spazio Autonomo di Salute ", in parte finanziato dalla Regione Marche (Settore Cooperazione Internazionale), e conclusosi con la costituzione di consultori popolari.

Fin dall'inizio dei lavori, e fino ad oggi, l'associazione Ya Basta! ha effettuato visite regolari a Buenos Aires e nel 2008 ha organizzato una brigata di 30 persone per partecipare all' inaugurazione  del Centro di Salute. Queste carovane si sono ripetute anche negli anni successivi.

Oggi più che mai noi manterremo la nostra presenza continua e di sostegno con il fermo obiettivo di creare le condizioni necessarie per ottenere una situazione di controllo e vigilanza internazionale e osservazione degli eventi nei quartieri.

Al Movimento dei Collettivi, a Alberto, Neka e a tutti i vicini del quartiere Pico de Oro
NO ESTAN SOLOS!!!!!

Italia:  Settembre 2012
ASSOCIAZIONE ONLUS “YA BASTA!” ITALIA

Aderiscono: 

CSA “TNT” JESI
CSA “SISMA” MACERATA
CSA “KONTATTO” FALCONARA MARITTIMA
CSA “SQUOLA” PERGOLA
CSA “FABBRI” FABRIANO
CSA “JOLLY ROGER” CIVITANOVA MARCHE
CSA “ASILO POLITICO” ANCONA
CSA "MEZZACANAJA"
AMBASCIATA DEI DIRITTI ANCONA
AMBASCIATA DEI DIRITTI MACERATA
AMBASCIATA DEI DIRITTI FALCONARA
FALKATRAZ ONLUS FALCONARA
APS “COMMONS” JESI
CENTRO STUDI “LUCIANO TAGLIANINI” JESI
COLLETTIVO STUDENTESO “CORTO CIRCUITO” JESI
“ACKAPAWA” SPORT CLUB JESI
ASSOCIAZIONE “SHIMABARA” ANCONA
POLISPORTIVA ANTIRAZZISTA “ASSATA SHAKUR” ANCONA 2001
A.P.D. KONLASSATA ANCONA
ILARIA FAVA Assessora alla Cultura Comune di Morro D'Alba
GABRIELLA CIARLANTINI Consigliera Comune di Macerata
ENZO  VALENTINI Assessore con delega per Politiche di Integrazione Sociale, Sviluppo e Cooperazione Comune di Macerata
NATALINO BARBIZZI esperto Cooperazione Internazionale 

martedì 13 marzo 2012

ARGENTINA - MISTERIOSO FURTO A RADIO LA COLIFATA



Cercano di boicottare il grande lavoro di La Colifata..... sono entrati nello spazio "colifato" rompendo diverse porte, sono entrati e hanno portato via solo il PC che viene utilizzato per il collegamento durante le 24 ore. La impresa privata TECH SEGURITY S.R.L del Ospedale Borda non ha visto niente. VERGOGNOSO
La Colifata è un lavoro di riabilitazione, per migliorare la qualità di vita di tante persone, con l'impegno e l'autorganizzazione dal basso..... La TEHC SECURITY e il Governo della Città si facciano responsabili !!!!!!


La Colifata scrive:
PORQUE? HASTA CUANDO ESTO?

ENTRARON AL LUGAR DESDE DONDE TRANSMITIMOS, SE LLEVARON SOLO LA COMPUTADORA QUE PERMITE PONER A LA COLIFATA EN DIRECTO LAS 24 HS.
PARA ENTRAR TUVIERON QUE ROMPER LAS REJAS, LUEGO LOS CANDADOS Y ROMPER LA PUERTA DE MANERA VIOLENTA.
NADIE ESCUCHÓ NADA EN EL BORDA?
LA EMPRESA PRIVADA TECH SEGURITY S.R.L del Hospital Borda NO VIO NADA?
CON TODOS LOS PROBLEMAS QUE ARRASTRAMOS... QUIEN VA A PAGAR EL ARREGLO?
HASTA CUANDO ESTE MALTRATO?

La colifata sirve para ayudar a que mucha gente se sienta mejor. trabaja con una metodología que ayuda a recuperar el "interes por el presente" a mucha gente y acompaña caminos hacia la vida con otros.

ESTE MIERCOLES DEBÍA PARTIR PARTE DEL EQUIPO DE LA COLIFATA A ITALIA para encontrarse con su director quien TRABAJA AHORA EN FRANCIA desarrollando un proyecto similar. En italia darán un curso de 36 hs para montar una RADIO SIN MUROS en la región de LE MARCHE EN ITALIA.

Los que se perjudican mas aun son las personas internadas, que asisten al lamentable espectáculo del abandono de la salud mental y además tienen que soportar estos actos sin explicación.

LA COLIFATA VA A SEGUIR AMIGOS, PORQUE LA COLIFATA ES UN PROYECTO DE SALUD.
Y SI ES DE SALUD QUIERE DECIR QUE HACE BIEN, Y SI HACE BIEN A LA GENTE,
QUIERE DECIR QUE ES NECESARIA.

Dejennos trabajar, ayudennos, acompañen a LA COLIFATA.

lunedì 16 gennaio 2012

Por la tierra, la vida y la libertad 1


Bici-carovana in terra Mapuche
Prime notizie dalla bici-carovana in Patagonia




 
 
6-10 gennaio 2012


Ci incontriamo a San Carlos di Bariloche e subito partiamo verso la citta’ di El Bolson, con l’intento di attraversare buona parte delle province del Rio Negro e del Chubut con le nostre biciclette.
Lungo la strada, ci sembra di essere finiti in una tormenta di neve, non fosse per il fatto che la temperatura supera, insolitamente, i 40 gradi. E in effetti, quella che vediamo cadere non e’ neve ma cenere.
Ceneri e polveri di un vulcano cileno in eruzione che, da sette mesi, affligge questa zona delle Ande.
Ci lasciamo alle spalle un paesaggio ricoperto di cenere bianca.
A El Bolson, ci accolgono come sempre gli attivisti della storica radio indipendente del luogo: Radio Alas.
Qui tutti sono molto preoccupati e da giorni ci sono lunghe dirette radiofoniche. Non a causa del vulcano ma di un grande incendio che sta devastando oltre duemila ettari di meravigliosi boschi, a pochi chilometri dal centro cittadino.
Sta bruciando una delle zone piu’ ambite dagli speculatori e nella quale, nell’ultimo anno, diverse comunita’ mapuche, in forma auotorganizzata, hanno “recuperato” la terra.
Abbandoniamo le ceneri vulcaniche per entrare in una enorme nube di fumo .
Per chi, come noi, conosce questa regione, lo scenario che appare e’ decisamente preoccupante: non si vedono le montagne che circondano questa verde vallata famosa nel mondo per le infinite distese di coltivazioni di gustosissimi frutti di bosco e l’aria e’ impregnata da un fortissimo odore di fumo. La gente si organizza per difendere le proprie abitazioni dalle fiamme che si espandono con grande velocita’, a causa del forte vento e della siccita’. Il governo locale ha messo a disposizione un’unico mezzo aereo antincendio. Si tratta del secondo grande incendio che in pochi mesi ha distrutto buona parte dei boschi locali.
Parlando con gli abitanti, scopriamo che nella zona colpita dal fuoco e’ prevista la costruzione di un grande resort. L’ennesima cementificazione selvaggia, con conseguenze devastanti dal punto di vista dell’impatto ambientale.

sabato 1 ottobre 2011

ARGENTINA - DAL MOVIMENTO PIQUETERO AL MOVIMIENTO DE COLECTIVOS.


Argentina - Dal movimento piquetero al Movimiento de Colectivos. Intervista all'ex Mtd Solano

YaBasta! Marche, viaggio 2011

 
 
 
 
4 / 10 / 2011

Dal Mtd Solano in avanti
Nella fase odierna, siamo un movimento di collettivi, questo significa che partendo dall'esperienza iniziale del MTD Solano, siamo riusciti a costruire diversi gruppi di lavoro, diversi spazi di elaborazione del pensiero, di formazione, e molti di questi gruppi si sono consolidati come collettivi di lavoro. Da circa 3 anni, abbiamo iniziato a fare una riflessione sul fatto che tutte le motivazioni che ci hanno portato ad esistere, come MTD Solano, col tempo hanno iniziato a smontarsi, non che siano morte e abbiano perso di significato, tutt' altro, ma noi pensiamo che in un certo senso siano superate, abbiamo scoperto nuove motivazioni riguardo il tema del lavoro, infatti siamo stati capaci di costruire nuovi spazi di lavoro e pensiamo che questo sia dovuto alla ricerca dell'autonomia, anzi ha un senso molto più forte ancora, perchè significa mettere in pratica l'autonomia dei diversi collettivi e coordinare quella costruzione, perciò per noi è molto più interessante quello che stiamo facendo adesso.
Il nostro nome è Movimiento de Colectivos (movimento di collettivi), scelto dopo aver discusso tantissimo se fosse il caso di mettersi un nuovo nome o no, il gruppo che era il MTD Solano che lavora in Varela, in La Sarita e nel "campo", ha deciso per "Movimiento de colectivos", e all'interno il gruppo di salute si chiama "La enramada". Ci sono diversi collettivi che sono la continuazione del MTD, in qualche modo si scioglie la dinamica del "Movimento unico" che diventa collettivo, ma la maggior parte dei collettivi, viene delle basi del MTS Solano.

martedì 9 agosto 2011

Otro compañero que se nos va



Da Buenos Aires,
dai fratelli e le sorelle di Solano, ci arriva la triste notizia che è deceduto il nostro compagno Julio Chueco ( per noi un importante punto di riferimento nel percorso del progetto del Centro di salute di La Sarita).
Otro compañero que se nos va...............................

Ciao Julio..........................
un abrazo da i compagni di Ya Basta! e dagli Ultras dell'Ancona


mercoledì 3 agosto 2011

ARGENTINA - LA COOPERATIVA "LA ALAMEDA" e il progetto No CHAINS - a cura di Ya Basta! Marche viaggio 2011

     

La "Cooperativa 20 dicembre", conosciuta come “La Alameda” (questo era il nome del bar dove oggi si trova la sede dell’ organizzazione), nasce da un' Assemblea Popolare nel quartiere di Parco Avellaneda (a Buenos Aires, capitale dell'Argentina). L’Assemblea si forma nell’ anno 2002 con l’esigenza di dare delle risposte alla popolazione per i problemi più urgenti di quel periodo: la fame e la disoccupazione.
La prima azione concreta dell'Assemblea è stata la creazione di una mensa popolare comunitaria che a tutt’oggi dà assistenza a 140 persone del quartiere, nella gran maggioranza lavoratori tessili. La mensa popolare funziona senza sosta ogni giorno dal giugno del 2002 anche grazie allo sforzo di tutti coloro che ne usufruiscono e che, per sostenerne il funzionamento, realizzano e svolgono compiti comunitari, una volta alla settimana si improvvisano nei lavori di cucina, pulizia ecc…
Una volta coperta una necessità primaria come l'alimentazione, si è considerato necessario iniziare a sviluppare, in modo solidale e autogestito, la creazione di opportunità di lavoro, inteso come recupero culturale e consapevolezza della dignità delle persone.
 L'associazione Ya Basta! incontra gli attivisti di “La Alameda”, tramite la collaborazione con la Cooperativa di Comunicazione Sociale “La Vaca”, che ci ha dato modo di recarci direttamente nel quartiere di Bajo Flores, nel Viale Directorio 3715.

 
il centro comunitario:
con tutte le attività culturali
e comunitarie gratuite


martedì 2 agosto 2011

ARGENTINA - LE MINIERE CHE MINACCIANO IL PIU' GRANDE TESORO ARCHEOLOGICO DELL'ARGENTINA - a cura di Ya Basta! Marche viaggio 2011

LE MINIERE CHE MINACCIANO IL PIU' GRANDE TESORO ARCHEOLOGICO DELL'ARGENTINA

YaBasta! Marche, viaggio 2011 / La "Tana delle Mani" e il pericolo minerario. Le pietre parlano



Uno dei più grandi tesori archeologici dell'Argentina convive con le escavazioni minerarie di oro a cielo aperto, grazie ad una legge della Provincia di Santa Cruz, nella Patagonia Argentina, che ha dichiarato la zona "di speciale interesse minerario". Coloro che sono responsabili di questi interessi economici e affari poco chiari, riescono ad evadere i controlli, ma nonostante la libera informazione sia molto controllata, la popolazione riesce comunque a vincere una battaglia incredibile, perchè nessun abitante del teritorio sostiene l'attività delle miniere. Adesso la sfida è riuscire a far dichiarare la zona "patrimonio culturale".
L'Associazione Ya Basta! nel suo ultimo viaggio in Argentina ha intervistato i ragazzi del Collettivo "Fuerza Independiente Nativa di Perito Moreno" (Santa Cruz). Perito Moreno è un piccolo villagio di 1.500 abitanti (a 640 km dal famoso ghiacciaio che è ancora più a sud) FIN è un collettivo nato con la ferma convinzione di difendere l'identità e l'autonomia del popolo, la produttività sostenibile della loro economia regionale e tutelare il patrimonio culturale dall'attuale sistema predatorio minerario.
Mauro e Rocio studiano a Buenos Aires e ci hanno raccontato come si sono messi a lavorare per creare rete. La Provincia di Santa Cruz è un territorio enorme, dalla loro città i kilometri da percorrere per fare una semplice manifestazione in provincia, sono 1.200, nonostante ciò, riescono comunque a creare rete e sostegno interagendo con le popolazioni di altri territori della provincia. Ma vogliono andare più lontano, riuscire a fare un lavoro di scambio con tutto il paese e anche con movimenti internazionali se fosse possibile. Abbiamo incontrato Mauro e Rocio a "Mu punto de Encuentro", la cafeteria della cooperativa La Vaca, vicinissimo a Plaza Congreso, in seguito ci siamo visti anche alla trasmissione di La Colifata, dove intervistati, raccontano le loro battaglie.
Parlano di un lavoro collettivo che cercano di evidenziare più come salvaguardia dei diritti umani che come tema ecologico. Dicono che i governi comunali, regionali e nazionali sono parte del problema e non della soluzione.
Mauro ci dice che Fuerza Independiente Nativa è stata creata da persone di diverse provenienze sociali, culturali e politiche. Vivono in un territorio del sud dell'Argentina a ridosso della Cordigliera delle Ande, un posto ricco di siti archeologici e paleontologici di rilevante importanza storica e geologica, i quali oggi sono minacciati direttamente in quanto gli stessi siti archeologici si trovano all'interno del territorio interessato dai progetti minerari, e dalle concessioni minerarie.

lunedì 1 agosto 2011

Empresas Recuperadas - Solidaridad con el BAUEN



Solidaridad y apoyo en nuestra campaña por la expropiación definitiva del Hotel B.A.U.E.N.


Ciudad Autónoma de Buenos Aires, 27 de julio de 2011

Estimados compañeros/as,
Les escribimos nuevamente para solicitarles su solidaridad y apoyo en nuestra campaña por la expropiación definitiva del Hotel B.A.U.E.N. En la modalidad de Cooperativa de Trabajo, los asociados-trabajadores recuperaron el hotel, ubicado en pleno centro de la Ciudad de Buenos Aires luego que los antiguos dueños abandonaron las instalaciones luego de declarada la quiebra de la empresa. Con la ayuda de trabajadores, cooperativistas, movimientos sociales y diversas manifestaciones de solidaridad, pudimos reabrir las puertas del hotel en el año 2004 como Cooperativa de Trabajo, Buenos Aires Una Empresa Nacional (B.A.U.E.N.).

En el mes de Julio de 2011, recibimos el rechazo al recurso de queja por parte de la Corte Suprema de Justicia de la Nación, que cierra la posibilidad de una solución judicial al conflicto por la titularidad del hotel. Hoy en día, tenemos un proyecto de Ley de Expropiación en el Congreso Nacional de la Nación, que permitiría finalmente que podamos continuar gestionando el hotel como cooperativa de trabajadores, el cual se encuentra en pleno tratamiento en la Cámara de Diputados.
Para nosotros/as, los socios/as-trabajadores del Hotel B.A.U.E.N., el derecho a trabajar con dignidad es el corazón de nuestra lucha. Desde que recuperamos el hotel con 20 trabajadores el 21 de Marzo 2003, hemos podido reconstruir todo el edificio, ponerlo en pleno funcionamiento, creando más de 140 puestos de trabajo y convirtiendo al hotel BAUEN en un espacio de solidaridad y encuentro de todas las organizaciones sociales, entidades cooperativas y mutualistas.
Por otra parte, con el esfuerzo de todos los trabajadores hemos invertido más de 4 millones de pesos en la reconstrucción del edificio.

Nuestro Proyecto de Expropiación plantea lo siguiente:
La construcción del hotel fue financiada en el año 1977 con fondos públicos aprobados por la dictadura militar a través de un préstamo que los antiguos dueños nunca cancelaron. Luego de 8 años, la sociedad pudo comprobar que la autogestión de los trabajadores es posible, como una forma de gestión colectiva, solidaria y participativa Hemos reconstruido por completo el hotel, haciendo del mismo un verdadero espacio de utilidad pública, para todas y todos.
Somos parte de un proceso de cambios en la Argentina, que se manifiesta claramente en el importante número de empresas recuperadas que se extienden a lo largo y a lo ancho de todo el país.
Por todo esto, les pedimos su solidaridad en este momento crucial para la Cooperativa BAUEN. La difusión de nuestra lucha, las firmas de apoyo al proceso de autogestión que llevamos adelante o el simple contacto a través de las redes sociales, es para nosotros una ayuda fundamental y un gran aliento para continuar la pelea.
Junto a vuestra ayuda, lograremos la expropiación del hotel.
Muchísimas gracias,

Los socios/as-trabajadores, Hotel BAUEN
Campaña: http://www.expropiaya.org.ar/ 
Contacto: prensabauen@gmail.com
Coop. Hotel Bauen Av. Callao 360 Congreso Cap. Fed. Phone: 011- 4371-9505

mercoledì 20 gennaio 2010

Carovana in Argentina - Presenz/attiva gennaio 2010 - Guandacol contra la minerìa


15 / 1 / 2010
Dal paese di Chilechito, una delegazione dell’assemblea cittadina El Famatina no se toca ha accompagnato la carovana fino al paese di Guandacol, sempre nella provincia nord occidentale di La Rioja, a 180 km e 4 ore di colectivo da Chilechito.
Qui un gruppo di attivisti locali cerca di promuovere l’assemblea per lottare contro la presenza di una miniera d'oro e uranio che e’ stata aperta in un’altra regione ma a soli 15 km da Guandacol, su cui ricadono le polveri delle esplosioni attuate per i sondaggi e le estrazioni.
A Guandacol ci accoglie Ricardo, un compagno ex-professore molto attento alla sostenibilita' della sua terra, che insieme a Ivana, un’insegnante di storia, e ad alcuni giovani ha organizzato un incontro per sensibilizzare i suoi concittadini (Guandacol e’ un piccolo centro rurale di 4mila abitanti) rispetto ai danni della minería.
La sera del nostro arrivo nella piazza del paese ci si e’ riuniti proprio per avviare le attivita’ della nascente assemblea locale autoconvocata. Oltre alla carovana di Ya Basta e alle delegazioni di Chilecito e Famatina, erano presenti tre esponenti delle Asembleas Riojanas, di cui Cecilia e’ l’energica portavoce: si tratta del coordinamento delle assemblee cittadine in lotta contro le diverse miniere della regione, che deturpano il territorio e distruggono il tessuto culturale, di tradizione rurale.
In piazza, prima della proiezione di un intertessante documentario didattico sulle conseguenze delle attivita' estrattive nel territorio argentino, ci sono stati numerosi interventi, sia degli ospiti che dei cittadini di Guandacol, molto partecipi. Il risultato di tale discussione ha portato alla formazione di un presidio permanente nella piazza e all’avvio di una serie di azioni dimostrative che l’assemblea potra’ autónomamente sviluppare: volantinaggi, sensibilizzazione porta a porta sugli effetti delle estrazioni, possibili azioni di disobbedienza civile come il blocco del passaggio dei camion che vanno alla miniera: queste azioni hanno permesso ad esempio alla popolazione di Famatina di bloccarne i lavori per la realizzazione.
Da segnalare la partecipazione attiva e importante delle mujeres: sia a Guandacol che a Chilecito ci ha molto colpito come le portavoce siano delle determinate ragazze e signore, che non esitano a esporsi in prima persona e con i propri corpi per lottare per i diritti della loro gente.
Monica di Ya Basta ha raccontato all’assemblea l’esperienza del Presidio permanente No dal Molin di Vicenza, proponendo di partire proprio dalla presenza continua in piazza a scopo informativo per poi giungere a coinvolgere la popolazione in prospettiva di eventuali azioni .
Cosi la mattina ci siamo ritrovati nella piazza di Guandacol per iniziare assieme il presidio, la raccolta firme contro la miniera, il dialogo con le persone che si fermavano a discutere e abbiamo partecipato alle trasmissioni delle due radio locali, principale mezzo di comunicazione per gli abitanti del territorio.
L'incontro con gli attivisti di La Rioja e di Chilecito, oltre all'accoglienza di Ricardo e degli altri guandacolini, ci ha arricchito e colpito positivamente per l'entusiasmo, la forza e la vicinanza con le nostre pratiche e obiettivi comuni nella lotta per autodeterminare il proprio mondo, il proprio futuro.
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lunedì 31 agosto 2009

Comunicato dei lavoratori della fabbrica argentina Zanon

ZANON È DEI LAVORATORI
Dopo 9 anni di lotta, siamo riusciti a strappare l’esproprio definitivo della nostra fabbrica
Traduzione: Jorge Centurion

Questo cammino, percorso dalle operaie e dagli operai della Zanon, non sarebbe stato possibile senza prima aver strappato alla burocrazia sindacale le nostre rappresentanze di categoria.
Per prima cosa, nel 1998, abbiamo ricuperato la nostra commissione interna per lottare contro i licenziamenti, i maltrattamenti, le umiliazioni e per le condizioni di sicurezza e igiene, contro la polifunzionalità, per i nostri salari, ecc, ma soprattutto per instaurare una nuova forma di lavoro: la democrazia diretta per poi, nel 2000, ricuperare il nostro sindacato e metterlo al servizio dei lavoratori.
In questi quasi nove anni ne è passata di acqua sotto i ponti, abbiamo valorizzato profondamente l’appoggio che abbiamo ricevuto in questi anni di lotta. Dalla [gente della] comunità di Centenario, Neuquén, Plottier, ecc, che sul finire del 2001 si avvicinava con un pacchetto di spaghetti alle tende che abbiamo sostenuto per 5 mesi, fino ai lavoratori interni dell’unità n° 11 che si trova a pochi metri dalla fabbrica, che per 3 giorni hanno donato le loro razioni di cibo affinché potessimo resistere.
Le Madri di Plaza de Mayo, associazione regionale di Neuquén, che fin dal primo giorno ci hanno adottato come loro figli e camminano per le strade assieme a noi, fino ad oggi, resistendo assieme ad ognuno di noi 5 ingiunzioni di sfratto, repressioni, minacce.
I compagni e le compagne docenti dell’ATEN
[1], compagni della CTA[2] Neuquén. Fino alla solidarietà a livello nazionale e internazionale di compagni che mai abbiamo conosciuto e che, conoscendo la nostra lotta, ci inviavano i loro fondi sciopero per resistere.
Abbiamo imparato anche ad essere solidali con altri lavoratori, creando un Fondo per lo Sciopero permanente, abbiamo spinto dicendo che la coordinazione è fondamentale per il trionfo delle lotte operaie.
Dai minatori di Río Turbio, lavoratori del petrolio di Las Heras, statali e lavoratori di fabbriche di Neuquén e Río Negro, Garrahan Subterráneas, Aeronautici, Ferroviari, fino ai movimenti di lavoratori disoccupati di Tartagal e decine di fabbriche ricuperate.
Dal principio abbiamo aperto la fabbrica alla comunità, ricevendo migliaia di bambini e adulti affinché conoscessero la nostra esperienza di lotta.
Abbiamo consolidato l’unità operaio-studentesca, tanto nei giovani studenti medi quanto con i compagni universitari, che ha avuto e ha espressione nell’accordo quadro di collaborazione con l’Università.
Abbiamo organizzato concerti senza polizia, con artisti regionali e gruppi nazionali come La Renga, Attaque 77, Bersuit Vergarabat, León Gieco, Raly Barrionuevo, Dúo Coplanacus, tra gli altri, che hanno solidarizzato con la nostra lotta lasciando la loro arte e solidarietà alle operaie e agli operai della Zanon, plasmata nella comunità di Neuquén.
La nostra lotta si è sempre basata nella pratica della lotta di classe, identificando i governi, i padroni e le burocrazie sindacali come il nemico dei lavoratori.
Questa esperienza, che abbiamo costruito lungo questi nove anni e con l’enorme consenso di cui gode la nostra lotta nella provincia, a livello nazionale e internazionale ha fatto sì che potessimo ritorcere la volontà politica del Governo Provinciale del MPN
[3] che ha dovuto sostenere e votare il progetto di legge di esproprio.
Consideriamo che questa conquista, da parte di tutto l’insieme della classe dei lavoratori, ha un valore enorme, e che questo governo che oggi vota l’esproprio della “Zanon bajo gestión obrera
[4]” è lo stesso che ha assassinato Teresa Rodríguez[5]; lo stesso che ha represso noi operaie e operai della Zanon a fine del 2001 e ha voluto sgomberarci 5 volte; lo stesso che ha fucilato il nostro compagno ceramista Pepe Alveal, facendogli perdere un occhio, nella repressione del Barrio San Lorenzo; lo stesso che ci ha assassinato il compagno Carlos Fuentealba e lo stesso che oggi parla di pace sociale quando in questi momenti di crisi economica mondiale gli impresari e i loro governi ci dichiarano guerra con licenziamenti, salari da fame, caro prezzi, ecc.
Le scuole e gli ospedali sono stati svuotati e l’unica opera pubblica di cui parlano è la costruzione di carceri per rinchiudere i nostri giovani, mentre ogni giorno muoiono decine di famiglie negli incendi delle loro precarie casette occupate.
Per questo, nonostante l’enorme conquista che abbiamo ottenuto, in un contesto di crisi economica internazionale, strappando l’esproprio a questo governo, cosa che ha un valore molto maggiore, dalla gestione operaia della Zanon e dal Sindacato Ceramisti di Neuquén siamo convinti che la nostra lotta non è finita perché, come fin dal primo giorno, consideriamo che la salvezza non è individuale ma dell’insieme della classe lavoratrice.
Compagni e compagne, a tutti e tutte quelli che in qualche modo sono stati parte, hanno portato il loro granello di sabbia: condividiamo l’allegria di questo grande passo!!
Ai compagni che ancora guardano increduli, talvolta timorosi, talvolta scettici diciamo: vi invitiamo ad essere parte di questa storia che non è né più né meno che contribuire con un granello di sabbia alla trasformazione della realtà e riprendere il sogno dei nostri 30 mila compagni
[6]: una società senza sfruttatori né sfruttati!!

¡¡ZANON ES DEL PUEBLO!!

http://www.obrerosdezanon.com.ar/

martedì 4 agosto 2009

Argentina: Processi ai militari. E' stata fatta giustizia?

Il 23 aprile 2009 nel Tribunale di Comodoro Py nella zona di Retiro a Buenos Aires,Víctor Enrique Rei, comandante della Gendarmeria, è stato condannato a sedici anni per appropriazione e soppressione d'identità del figlio dei desaparecidos Pedro Sandoval e Liliana Fontana.
La condanna è la prima che viene attuata con un percorso di ricerca fatto con il prelievo di campioni di materiale genetico avuto tramite una perquisizione giudiziaria.
E' anche la pena più alta comminata per "un apropiador" (colui che è accusato di sequestro e di appropriazione di figlio di desaparecido).
In una sala affollata di realtà sociali, come quelle di H.I.J.O.S, Madres e Abuelas de Plaza de Mayo, ex detenuti in periodo di dittatura e attivisti di movimenti come il Colectivo Situaciones e il MTD Solano, c’era anche la presenza di Ya Basta!.
Quando il giudice María del Carmen Roqueta, presidente del Tribunale Oral Federal 6, dichiara che rubare bambini è un reato di lesa umanità e chiede che si faccia luce anche per altri capi di accusa, quali la partecipazione di Rei negli interrogatori con torture ai prigionieri sequestrati, che egli ha svolto nella caserma di Campo di Mayo, la soddisfazione dei presenti è stata enorme.
I militanti presenti al processo, si sono tolti i maglioni che indossavano per far vedere la maglietta che portavano sotto con stampate le foto di Lili e Pedro e con la scritta Giustizia, e cantando tutti insieme "... come ai nazisti succederà, dove sia vi andremo a cercar..."
Il tribunale ha dato indicazione all'Albo degli avvocati di analizzare la violazione di tutte le norme etiche e professionali da parte dell’ avvocato difensore di Rei, Alejandro Macedo Rumi, che ha provato in tutti i modi di difendere il suo assistito, anche giustificando azioni utilizzate dalla dittatura considerate non accettabili in qualunque vera democrazia.
Militanti del Fronte Rivoluzionario “17 Ottobre”, Pedro e Liliana sono stati sequestrati nel 1977 e visti l'ultima volta in vita nel centro clandestino “Club Atlético”.
Liliana, 20 anni, è stata portata via il 26 dicembre, poco tempo prima della data del parto di suo figlio, che voleva chiamare Pedro.
Rei, su indicazione della "Direzione d'Inteligencia della Gendarmería del Primo Corpo del Esercito", ha iscritto il neonato il 5 aprile 1978.
L'atto di nascita l'ha firmato il cardiólogo militare Julio Cáceres Monié, che ha collaborato con altri otto ladri di bambini.
Nel 2006 la Banca Nazionale di Dati Genétici dell’Ospedale Durand, conferma che il DNA di Alejandro è compatibile in un 99,999996 per cento con quello di Fontana-Sandoval.
E' stata fatta giustizia?
da *Edgardo Fontana (Colectivo Situaciones)
* fratello di Liliana e zio di Alejandro Sandoval Fontana
http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-123818-2009-04-24.html
Si è concluso il processo orale e pubblico all’ex comandante di Gendarmería Víctor Rei, che tre decenni fa si è appropriato di mio nipote Alejandro, dopo aver sequestrato mia sorella Lili e il suo compagno Pedro Sandoval, entrambi militanti del Frente Rivoluzionario 17 Ottobre. Il tribunale ha ritenuto responsabile Rei per i reati di "appropriazione ed occultamento di un minorenne" e "falsificazione ideologica di documenti pubblici" e l'ha condannato a sedici anni di carcere, questa è la condanna più alta data ad un caso come questo.
Ha meravigliato tutti coloro che hanno assistito ai dibattiti in aula, l'atteggiamento presuntuoso dell’accusato, che non ha ammesso nemmeno ciò che il processo ha messo chiaramente in evidenza, cioè che Liliana ha dato alla luce suo figlio in un centro clandestino di detenzione e che il risultato delle prove del DNA, portato avanti durante il processo giudiziario, dimostrarono senza ombra di dubbio, che Alejandro è suo figlio.
Come può essere possibile che Victor Rei continui a negare pubblicamente e continui a coinvolgere Alejandro in un meccanismo perverso, che inizia con quello che hanno fatto ai suoi genitori tanti anni fa?
Coloro che hanno partecipato alla repressione nella dittatura militare hanno scelto di fare parte di un tessuto ideologico ed operativo fortemente settario, che non gli permette di costruire una argomentazione giudiziaria più o meno credibile.
Aggrappati ai loro miti ed ad un'articolata retorica, la strategia è quella di non riconoscere globalmente l'ordine giudiziario che si azzarda a processarli, appellandosi ai ragionamenti più primari e lineari "con coloro che abbiamo vinto in periodo di guerra, abbiamo perso in periodo di pace".
Trovano del tutto inconcepibile che siano i " terroristi" coloro che accusano "i salvatori della patria", e non è un ragionamento ingenuo, perché presuppone l' attualizzazione di quello schema istituito dal potere genocida ( che non è stato mai completamente smantellato).
Di fatto si può percepire la soddisfazione che esprimono nel ricordarci che una volta erano loro ad avere il potere sulla vita e la morte di ogn’uno di noi .
Comunque, la causa di questo discorso tetro è l'impotenza e l’esibizione della trama miserevole che sostiene oggi la loro vita.
Ciò che questi personaggi pretendono di coniugare è il risultato negativo, che la testimonianza, che riporta verità, avrebbe sulle proprie biografie.
Non dimenticheremo mai tutti questi anni di ricerca a tatto, come bambini che cercano con le loro mani nel buio e si angosciano perchè non hanno la capacità di trovare un punto di sostegno.
Quella ricerca, da una parte, non finisce mai, sia perchè ancora oggi, ci sono tanti ragazzi che continuano ad essere sequestrati, sia perchè, è il nostro caso, avere trovato Alejandro non significa avere cancellato tutto, se non ci disponiamo ad una esperienza di costruzione che sarà difficile e dolorosa , perchè esige sostegno e mutuo rispetto per i trenta anni che ogn’ uno ha vissuto in modo così diverso.
Tutti sappiamo che questa nostra storia manca di un "finale felice".
Finisce una tappa in maniera positiva ed è estremamente importante trasmettere questa sensazione : ciò che abbiamo costruito in decenni di lotta per la verità e la giustizia, trova oggi un valore pubblico definitivo attraverso questa condanna giudiziaria contro coloro che continuano a tacere, con evidente codardia.
Senza disconoscere la lentezza e la insensibilità che caratterizza il Potere Giudiziario, valorizziamo in questi processi, una certa capacità di istituire una legalità comune, sulla base della lacerazione che la dittatura ha generato, impugnando tanto il miserevole patto di silenzio del quale "i repressori" si fanno scudo come nel ridicolo scenario conciliatorio che negli ultime decenni ci è stato offerto..
Che cosa allora siamo riusciti ad ottenere in questa cerimonia giudiziaria?
Condizioni di dignità elementari che riescono a fare immaginare nuovi punti di partenza, favorendo la capacità sociale per affrontare le sfide del presente .
Non si tratta allora di un porto d'arrivo, ma nemmeno di una formalità senza conseguenze.
E' stata fatta giustizia?
Difficile rispondere.......
da un punto di vista riparatorio, la condanna è inevitabilmente parziale.
C’è qualcosa di irreparabile , lo sappiamo, quando si annullano migliaglia di persone e poi si instaura per decenni l'impunità.
E' evidente d’altra parte che qualche anno di carcere non spegne il dolore e le perdite, che sono ovviamente irreversibili....
teniamo presente però, la lotta di coloro che durante tutti questi anni hanno insistito nella esigenza di verità e giustizia e consideriamo che queste sentenze sono un precedente che potrà essere considerato dalle future lotte che verranno per combattere la prepotenza repressiva dei poteri.
Forse la giustizia non è altro che questa creazione di giurisprudenza, cioè, la maniera che abbiamo come società civile, di valorizzare i successi che accadono.
Non sento che in questo processo sia stata messa in gioco la "restituzione" di Alejandro, sento il diritto ad esercitare finalmente la sua libertà.
La possibilità di scegliere il suo proprio destino non può misurarsi in termini di " a quella famiglia appartiene", il quale è per noi una novità e una sfida.
Bisognerà vedere se siamo all'altezza di questa ricerca che ha perso il suo aspetto fantasmatico, da quando è diventata carne di qualcuno che come tutti noi è essenzialmente un enigma non decifrabile.
Durante queste dure settimane di udienze abbiamo sperimentato qualcosa che sentiamo fondamentale e che trascende le istanze giudiziarie.
Mi riferisco alla sensazione di poter contare su di una rete viva di affetti e complicità che ci potenzia, fatta di amici e compagni di diverse generazioni e esperienze.
Non si può dire che coloro che ci sono stati vicini, ci abbiano semplicemente accompagnato o di essere stati solo solidali, poichè si sono coinvolti attivamente.
In quella rete troviamo il sostegno e un appoggio quotidiano, per vivere questo presente pieno di complessità e paradossi, dove nonostante tutto, continua ad essere possibile costruire un immagine di gioia collettiva.
da Susana Ciummelli - Ya Basta! Marche

venerdì 26 giugno 2009

Elezioni in Argentina

Domenica 28 giugno, elezioni in Argentina per il parlamento.

Il prossimo 28 giugno, in Argentina si tengono le elezioni per il rinnovo della camera dei deputati, per il parlamento nazionale e provinciale, il governo di Cristina Fernandez è in difficoltà
Nel mese di maggio nel nostro viaggio in Argentina abbiamo fatto l’intervista che riportiamo di seguito, cercando di capire com'è oggi la situazione politica.

Josè: "bisogna considerare, che siamo in presenza di una crisi di multiple dimensioni , una crisi sociale, come ovvia conseguenza del sistema capitalista in termini di depapeurizzazione, sfruttamento , una crisi che viene da lontano, che ha avuto un relativo ricupero fra il 2003 e il 2007, anche se già alla fine del 2006 - anche per i più privilegiati , coloro che avevano una buona stabilità economica e lavorativa - quando la crescita dell'inflazione ha cominciato a superare la crescita dei salari, questo di conseguenza trascina una crisi sociale che si aggrava.
Poi c'è la crisi economica che è espressione della crisi a livello internazionale e che ha conseguenze particolarmente sulla disoccupazione, sui licenziamenti, con aumento della precarietà dei lavoratori - sia quelli già precari, sia coloro che avevano un posto di lavoro stabile ottenuto nella fase di crescita - che vedono minacciati il posto di lavoro o la riduzione del salario senza riduzione delle ore lavorative .
Poi c'è una terza dimensione della crisi che è quella dell' ambiente, il modello di crescita che si è consolidato nell'Argentina, particolarmente dopo il 2002, è un modello basato sullo sfruttamento dei beni collettivi della natura, da parte privata e soprattutto transnazionale, come nell' espansione della coltivazione della soia che comporta anche uno spostamento di popolazione contadina , che colpisce le popolazioni urbane dei lavoratori che vivono nelle zone che vengono fumigate con pesticidi o nelle zone dove avvengono le appropriazioni di minerali, dove si sviluppa il problema delle miniere nelle zone della cordigliera ; e c'è un'altro volto della crisi, che è quello di una crisi politica che ancora non si esprime totalmente, di cui ci sono grandi segnali sin dall'inizio del 2008 e che prende la forma, in questo anno, di un conflitto fra settori agrari e la politica governativa, ma che in realtà esprime le tensioni all'interno del blocco dominante sull' orizzonte politico da seguire, fra i settori più conservatori, più veicolati al mercato internazionale, gli esportatori della soia e di altri beni collettivi della natura in generale, e tra quei settori più vincolati alle attività industriali; con questo non voglio dire che sono progressisti, ma semplicemente voglio dire che c'è una differenza, e come dicevo, questo si è espresso con molta forza in questo conflitto fra "il campo e il governo" -come lo chiamano qui - anche se dire campo è utilizzare una parola molto ambigua perché anche se il campo comprende diversi tipi di produttori, in qualche modo è omogeneizzato dagli esportatori della soia e rivela qual'è stata la trasformazione dell'agricoltura nell'argentina, a partire dagli anni '90 con l'estensione del coltivo di soia e la colonizzazione dei piccoli produttori sotto il monocoltivo "sojero".
Questo si esprime oggi, come crisi dello scenario politico nelle elezioni del 28 giugno, dove il governo disputa la possibilità di conservare la maggioranza dei parlamentari o no, e l'opposizione che ha l'aspettativa di far indebolire il governo con la perdita della maggioranza dei parlamentari, aprendo uno scenario di maggior confronto sul terreno delle politiche statali
(pubbliche)".
Queste quattro crisi, permettono di vedere il panorama che oggi affrontano la società e i movimenti sociali del paese" .
Puoi spiegare un po' meglio questo conflitto del "campo e il governo"? :

"quello del campo è una questione complessa che non c'entra tanto con la proprietà terriera se non con il cambio di coltivazione, ciò che è successo è che il rapporto dei prezzi internazionali della soia è cresciuto - considerando gli anni passati - quella di soia è diventata la coltivazione più redditizia, anche per i piccoli produttori.
Diciamo che c'è stato un processo di soiazizzazione (OGM ovviamente) dei piccoli produttori che smettono di produrre per il mercato interno - come era abituale - e cominciano a farlo per il mercato esterno; o un'altro fenomeno che diventa l'affitto delle piccole terre a grandi produttori che - non sono proprietari - ma che concentrano l'uso della terra, questa mutazione è quello che rappresenta il fronte unito dei piccoli, medi e grandi produttori, c'entra con questo orientamento vincolato alla esportazione di soia, cioè al mercato esterno e non a quello interno.
Il governo proponeva un incremento delle tasse agrarie - che lo stato impone alla esportazione di certi prodotti agricoli - questa proposta aveva un senso fiscale in uno scenario dove il prezzo della soia tendeva ad aumentare sempre di più e in qualche modo conteneva i prezzi interni -perché la ritenzione fiscale ha un ruolo di controllore dei prezzi interni - , il limite della legge proposta dal governo era che non differenziava la quantità di produzione , non differenziava il tipo di coltivazione , penalizzava tutti nello stesso modo e l'altro grave limite è il fatto che colpiva i produttori e non le reti di commercializzazione, se uno analizza la struttura delle produzioni e la commercializzazione agricola, riesce a vedere che sono fondamentalmente piccoli e medi produttori che vendono il loro prodotto alle grandi reti di commercializzazione - che non sono più di quattro o cinque in tutto - fondamentalmente transnazionali che comprano e vendono al mercato mondiale , e il governo con la sua proposta andava a penalizzare i produttori senza toccare la grande commercializzazione, perciò non colpiva il cuore degli interessi del sojero ne dell'agrobisness - o colpiva soltanto un certo settore e non a tutti - in questo senso era disuguale , comunque questa è un logica che il governo ha portato avanti durante tutta la sua gestione, cioè quella di colpire qualche settore e privilegiarne altri, non faceva differenza fra piccoli e grandi , questo determinava che la proposta (pdl 125) sia questionabile.

Ovviamente la reazione si è tradotta con un senso molto conservatore, ha espresso l'apparizione pubblica del settore più conservatore del blocco dominante , con capacità di mobilizzare settori medi , medi urbani e con capacità di impatto elettorale, cioè è stata una proposta di blocchi di strade, picchetti , caserolazo, se uno guarda bene questo va in sintonia con altri processi che si stanno vivendo in america latina; come quello di colonizzare le forme di lotta che sono state il simbolo del ciclo di resistenza del 2001 e 2002 ( il tema dei caserolazo, le assemblee, i picchetti ). Queste forme di lotta, hanno assunto un nuovo significato con i conservatori, che riuscivano a riappropriarsi delle piazze con all'interno frazioni di settori medi urbani e settori popolari, che ha una rassomiglianza, con il ciclo di conflitti emersi con Evo Morales, in una delle province dell'oriente della Bolivia, che assumevano il tema dell'autonomia, quando il tema dell'autonomia era l' asse principale dei movimenti indigeni; o in Venezuela , dove il blocco dominante riesce a conquistare le strade e le piazze, con la stessa logica della mobilizzazione popolare e perfino con la stessa simbologia, il conflitto è stato così forte, che ha percorso tutto il 2008 e ha diviso la società argentina, compresa la divisione della sinistra: una parte si è schierata con il governo e un'altra con il campo, pochi settori hanno cercato di mantenere una posizione equidistante cercando di formulare un'alternativa che permettesse di costruire una posizione diversa da quella del governo e da quella che è stata chiamata la protesta del campo.
Questa polarizzazione è simile a quella che si vuole ricreare per le prossime elezioni del 28 giugno , la destra del blocco che ha vinto nelle strade nel 2008 cerca adesso di costruire una maggioranza parlamentare , in questo senso la situazione , soprattutto per i movimenti sociali è molto complessa , tutto dipenderà da come saranno i risultati delle elezioni - e lo scenario più realistico è che il governo ne esca indebolito - la cosa più probabile è che dopo questo risultato elettorale si approfondisca un'agenda di norme ( ajustes) di carattere regressivo che è gia in marcia.
Come dicevamo parte delle risposte alla crisi sono state i licenziamenti, il rifiuto degli aumenti salariali, la precarizzazione del lavoro, ma dopo il 28 giugno tutto ciò, tenderà ad approfondirsi, io visualizzo nel futuro un ciclo dove si aggraveranno le condizioni sociali , una crisi politica (larvada) che si prolungherà e uno scenario di criminalizzazione del movimento che viene sviluppandosi da diversi anni, che ha subito l'offensiva dei settori più conservatori , a ciò che alcuni hanno chiamato la colonizzazione del dolore, strumentalizzando il dolore delle persone per imporre il tema della sicurezza, utilizzando il rinforzamento della capacità punitiva dello stato come unica risposta al problema della sicurezza, la questione della sicurezza e la criminalizzazione si aggraverà ancora di più, dopo queste le elezioni, una situazione molto complessa dove cresceranno le resistenze sociali in una situazione molto più difficile".
e i movimenti ?
"al momento, i movimenti hanno attraversato una fase negativa, i settori più critici sono stati fortemente colpiti, sono stati messi da parte con le politiche sociali e sono stati criminalizzati, c'è stato un processo di cooptazione di quei settori che si sono avvicinati di più al governo, fatto che ha finito per disintegrare le organizzazioni e in nessun caso il movimento sociale è riuscito a conservare una forza capace di incidere in maniera forte.
Questa è la parte negativa .. invece c'è una parte positiva dove si può vedere che è in atto una "attività" frutto di una grande esperienza sviluppatasi dal 2001 in poi e che oggi ha consolidato esperienze, organizzazioni , pratiche; esiste una rete di organizzazioni, di artisti , di esperienze, che è viva , che lavora , che fanno sperare che questo nuovo ciclo di conflitti di resistenza trovi questi gruppi organizzati in una situazione ancora più matura e molto più formata ed organizzata per affrontare la nuova sfida che verrà.
L'esperienza dell'UAC (Unione Asseblee Citadine) esprime questo processo di confronto nella logica dell'appropriazione privata e transnazionale sotto la logica del lucro, i beni comuni della natura (idrico, minerario e gassifero); è una esperienza che è riuscita a nutrire un insieme di lotte (particolarmente nelle provincie andine) , come l'UAC, anche le esperienze delle organizzazioni pichetere che non sono sparite, anzi al contrario, anche se hanno avuto un processo di frammentazione, di riconversione, processi di confluenza , che hanno dato vita a nuove organizzazioni che in questo momento sono in un ciclo di conflittualità, di azione, di riflessione, di rafforzamento, e poi ci sono le esperienze ( nel terreno dei lavoratori asalariati) che non sono di massa ma che durante il ciclo dal 2003 al 2005 si era creato un coordinamento di sindacati di base ( che non sono all'interno dei sindacati confederati) e anche all'interno dei sindacati confederati ci sono delle correnti che hanno fatto il tentativo di fare un confronto perchè c'è una percezione che in qualche modo il kirchnerismo è finito, almeno la fase della crescita economica , tutto ciò che il kirchnerismo offriva a certi segmenti della società in termini di miglioramento della qualità della vita ( anche se non è stato molto ) era vincolato al ciclo della crescita economica e non a una ridistribuzione del reddito, e finito il ciclo della crescita economica il rapporto fra la distribuzione della richezza e la produzione sarà più assimetrica , perciò c'è la percezione che ci sarà una situazione che si aggraverà in termini sociali e questo ha anche portato a che, molte di quelle organizzazione pichetere che hanno avuto una convergenza con il kirchnerismo nella prima fase, oggi si stanno allontanando.
Tutta questa risorgenza, questo nuovo attivismo e certi processi di ricomposizione, di riorganizzazione, e il sorgere di nuove forme del movimento, nuovi collettivi e la loro sopravvivenza, possono renderci relativamente ottimisti nelle inziative che di fatto ci sono.

Il ciclo di confronto del 2008 anche se si è espresso con le iniziative del blocco dominante - campo -governo - provocò anche una politicizzazione della società e ha fatto si, che si riattivassero esperienze territoriali , la stessa UAC , l'esperienza delle "scuole superiore popolari" che sono molto interessanti, che mano a mano sono cresciute durante gli ultimi anni , che funzionano in sedi ricuperate, o in scuole che mettono a disposizione degli spazi, che hanno un programma pubblico ma che lo prendono anche in mano, con un percorso di battaglie politiche, organizzazioni territoriali vincolate ad organizzazioni pichetere , molto simile a quella del MST ma senza avere quella unità organizzativa che ha il MST ovviamente".
....le fabbriche ricuperate?

"anche se non seguo tanto specificatamente questa parte posso dire che anche se non sono mai sparite, ovviamente, c'è un ritorno a quelle esperienze , aldilà che il periodo più intenso dell'occupazione delle fabbriche è stato il 2001-2002 , molte si sono mantenute , qualcun'altra si è persa ,qualcuna si è burocratizzata, sono rimaste installate nella memoria storica, si è visto molto chiaramente che di fronte alla crisi economica dove ci sono stati settori industriali che hanno abbandonato l'attività, chiuso e mandato a casa i lavoratori, è insorta molto velocemente questa logica del recupero delle fabbriche, che tra l'altro ha creato una grande corrente di solidarietà popolare.
Anche all'interno della rete studentesca è insorta una specie di sinistra indipendente molto più vincolata alla rete di movimento, meno vincolata alla sinistra di partito o di partito di centro come era tradizione, con la costruzione anche di seminari con i temi del movimento, come quello dello zapatismo e dei Sem Terra".


articolo tratto da un intervista a:
Josè Seoane sociologo militante GEAL (Grupo Estudios America Latina)

mercoledì 17 giugno 2009

Il Famatina non si tocca










La sete d’oro ci lascerà senza acqua
Il Famatina non si tocca: ll piqueto più alto del mondo

L’anello d’oro, che molte persone portano al dito, pesa fra i due e i tre grammi.
Per ottenerlo è stata utilizzata della dinamite, triturata mezza tonnellata di roccia e utilizzati milioni di litri d’acqua che rimarranno per sempre inquinati.
“L’oro è un lusso, e senza acqua non c’è vita” è questa l’equazione che fanno i tanti paesi, a ridosso delle Cordigliere delle Ande, a causa della miniera per estrarre l’oro.
A La Rioja, ( nel nord-ovest argentino), a 1.800 metri d’altitudine, troviamo il piquete più alto del mondo, dove gli abitanti della regione, creando un coordinamento di assemblee, si sono auto organizzati per resistere e dire no al progetto ( sponsorizzato dal governo ) di miniera a cielo aperto.
Nel marzo del 2007 a Peñas Negras di fronte al Monte della Famatina ( facente parte della cordigliera) i cittadini di questa regione, al grido del “Famatina non si tocca” bloccano la multinazionale Barrick Gold Corporation e il suo progetto, che porterebbe alla distruzione di montagne e all’ inquinamento da cianuro delle acque.
Carolina, una delle organizzatrici del movimento di protesta, è una insegnante di tecnologie della produzione, insieme a Roberto, nel 2006 frequenta un corso per assistenti geologi organizzato dalla provincia, ed è durante il corso che cominciano a prendere coscienza che un’impresa mineraria voleva stabilirsi nel Monte del Famatina .
Il docente (funzionario dalla Provincia), come racconta Carolina, rimane infastidito dalle domande poste da loro sul progetto minerario della multinazionale, e cerca di evaderle.
Un giorno all’uscita del corso, si sentono dire:
“.. non conviene che continuiate a frequentare il corso, si stà sviluppando un progetto molto importante e le vostre domande non servono..”, a questo punto si misero in allarme e iniziarono a cercare dati e informazioni su internet e man mano che leggevano, trovavano sempre più preoccupante quello di cui venivano a conoscenza, allora contattarono prima qualche amico e insieme decisero di creare un’assemblea pubblica http://www.ciudadanosporlavida.com.ar/,
con il passa parola riuscirono a convocare una prima riunione e poi un’altra di 50 persone, gli incontri si fecero numerosi e affollati, suscitando un grande interesse da parte degli abitanti.

Da Famatina ( 6.000 abitanti) si passa a Chilecito (40.000 abitanti), e si crea in poco tempo il coordinamento di assemblee.
Forse questa storia, può spiegare quello che è riuscita a fare una “semplice” assemblea, rompendo il silenzio su di un progetto speculativo con forti interessi economici nazionali e internazionali, e aiuti a comprendere ciò che Ya Basta cercherà di raccontare : una serie di esplorazioni, esplosioni, crolli e scoperte relazionate con l’oro; la ricchezza, la povertà, la democrazia , la politica, l’inquinamento e il futuro. http://www.youtube.com/watch?v=ptVdGi86deQ
Albert Einstein diceva: “Non si comprende veramente qualcosa se non sei capace di spiegarlo anche a tua nonna”
L’assemblea ha messo in pratica questo consiglio, e ora anche i ragazzi della scuola sono in grado di spiegarti che “la miniera a cielo aperto non è più quella dei tempi passati, una grande buca con delle gallerie scavate nel ventre della montagna, oggi si fa esplodere la montagna, il materiale roccioso viene trattato con cianuro per separare i vari minerali, questo tipo di procedimento, produce diversi tipi di inquinamento ambientale, inquinamento che può permanere per secoli, colpendo il terreno e le acque sotterranee di falda, generando malattie e morte nella popolazione e negli animali, come avviene nella provincia di Catamarca.
Se verrà realizzato il progetto dell’estrazione dell’oro nella Montagna di Famatina, questo comporterà l’utilizzazione di 1.000 litri d’acqua al secondo, in una zona arida alla quale manca già l’acqua per il consumo potabile e per l’agricoltura, oltre l’inquinamento ambientale.
Inoltre a progetto completato, quello che rimarrà dopo l’estrazione mineraria (dell’oro) sarà un enorme cratere al posto di una bellissima montagna.
I politici e il governo sostengono l’impresa perché hanno un loro tornaconto economico.
Dobbiamo fare qualcosa noi perché altrimenti ci rovineranno la nostra vita e quella delle generazioni future”
Dal 10 marzo 2007 c’è un picchetto ( all’inizio operante 24 ore su 24, oggi si fa un controllo non permanente a turni e al primo allarme, i vicini sono sempre pronti per arrivare sul luogo del picchetto a Peñas Negras al suono delle campane che la parrocchia mette a diposizione per questi casi http://lavaca.org/notas/la-rioja-agresion-a-cielo-abierto/ ) per controllare l’accesso al cantiere minerario.
L’assemblea è riuscita ad ottenere che il Consiglio (legislatura) Provinciale di La Rioja legiferasse una legge che proibisce la realizzazione della miniera a cielo aperto, un precedente che può essere significativo in un momento nel quale La Cordigliera delle Ande sembra essere zona franca per le speculazioni minerarie delle multinazionali.
Questo accade a causa di una guerra interna fra politici, infatti la disputa contro la miniera a cielo aperto scoppia all’interno dello stesso partito giustizialista ( peronista) che è maggioranza .
I consiglieri della maggioranza ( giustizialista) approfittano della situazione per cacciare il governatore e lo denunciano accusandolo, fra le altre cose, di corruzione, il governatore Mazza cerca di resistere agli attacchi politici simulando sostegno all’assemblea, ma il suo gioco non è riuscito .
La situazione si può definire cosi:
la multinazionale, Barrick Gold, aveva ottenuto la concessione per l’esplorazione del Famatina, tramite la Yamira (Yacimientos Mineros Riojanos), impresa che prima è stata una società di economia mista pubblica e privata (90% statale) poi trasformata in società anonima ( con l’80% delle azioni finite in mani private).
La mutazione societaria è denunciata dai politici ( dello stesso partito di Mazza) che sono capeggiati dal vice governatore per destituire Mazza, accusato di avere concesso alle multinazionali, in maniera tanto generosa, la miniera che era dello stato.
E’ molto probabile che il governatore Mazza sia uno dei principali azionisti della Yamira, e il governo nazionale a questo punto, per non essere troppo coinvolto, decide, anche se a malincuore, di allontanare Mazza.
Ma tutti sono consapevoli che la legge è stata un strumento per cacciare il governatore e che la volontà del governo non è quella di mantenerla.
Ya Basta! è andata a La Rioja , a Chilecito e a Famatina, è stata ospite di alcuni attivisti dell’assemblea .
Gabriela intervistata racconta:
Da tre anni, quando abbiamo cominciato questa battaglia abbiamo percorso diverse tappe, la prima cosa da fare era iniziare una ricerca e documentarsi… qui da noi non c’è una cultura mineraria, bisogna risalire a cento anni fa, per avere notizie di una estrazione mineraria, ma con metodi di “escavazione tramite tunnel” ( che comunque hanno lasciato solo malattie e vedove) ora le multinazionali attuano nuove metodologie che sono altamente distruttive e inquinanti per la natura.
Quando Carolina e Roberto frequentano il corso di geologia, iniziano a fare ricerca sulla metodologia attuale per estrarre minerali, che come dicevamo è altamente distruttiva e inquinante, e inoltre bisogna parlare anche del saccheggio economico del territorio, perchè quando prendiamo i dati sui benefici fiscali, che vengono concessi alle multinazionali, soprattutto dopo le leggi degli anni ‘90, è chiarissimo che queste leggi permettono che le stesse abbiano enormi benefici fiscali, scarsi controlli, lasciando irrisori benefici per il territorio.
Il Famatina ha minerali diversi, ma la Barrick Gold con il suo progetto è interessata all’estrazione dell’oro.
Il metallo è “disseminato”, e questo in termine geologico, viene chiamato di “bassa lega” cioè quando il metallo è sparso .. , il metodo per estrarlo è quello di utilizzare dinamite per rompere grandi quantità di rocce, in pratica distruggono le montagne, le rocce vengono poi triturate fino a farle diventare polvere, come farina.
Per riuscire a fare questo tipo di processo di estrazione metallifera, hanno necessità di consumare grandi quantità di energie, per poi passare al processo di “licibiacion” ( operazione di corrosione per separare l’oro dalle rocce) , che consiste nell’annaffiare letteralmente la polvere di roccia ottenuta, con grandi quantità di acqua, diluita con sostanze chimiche, fra queste il cianuro, che ha la proprietà di separare l’oro dalle rocce, una volta che l’oro è stato separato, tutta la scoria rimanente, impregnata di cianuro, viene depositata in grandi buche poste nelle montagne, che vengono chiamate “diga di coda”; bisogna ricordare che tutta la zona montuosa dell’Argentina ( soprattutto La Rioja , San Juan e Mendoza) è altamente sismica e in permanente movimento, ma loro sostengono che queste “dighe di coda” hanno una membrana , che impedisce al materiale di scarto inquinato di filtrare nelle falde acquifere.
Detto questo, bisogna considerare che l’Argentina ha uno degli indici più alti di corruzione della classe politica, e che i controlli tecnici da parte dello stato sono quasi inesistenti, oltre a questo abbiamo l’esperienza diretta della provincia di Catamarca dove da 10 anni un’impresa estrae il rame, lasciando un territorio devastato, l’impresa è stata denunciata e un pubblico ministero della provincia di Tucuman segue la causa di un gerente dell’impresa per inquinamento, questo processo adesso è bloccato nei tribunali federali di Buenos Aires, e attualmente come movimenti stiamo denunciando che la causa viene ostacolata, perchè questa è la prova più chiara che le miniere inquinano i corsi d’acqua .
Per questo in ogni città e paesino di La Rioja sono state create delle assemblee, sono nate in principio a Famatina, poi mano a mano si sono allargate in tutta la provincia, lavoriamo anche in forma articolata in rete, con altre organizzazioni a livello nazionale, tutte le attività, esperienze e azioni svolte localmente in ogni territorio le uniamo quando ci ritroviamo negli incontri nazionali dell’UAC (Unione Assemblee Cittadine) che si svolgono in diversi punti del paese tre volte all’anno, in questi incontri si articolano azioni relazionate con vari tipi di battaglie che hanno diversi contenuti: dai diritti umani, alle questioni ambientali, alla lotta per la terra, contro gli OGM ecc…
Anche nell’ultimo incontro, svoltosi alla fine di aprile a San Juan, http://lavaca.org/notas/la-uac-en-barricklandia/ abbiamo potuto assistere alle provocazioni del governo, che ha cercato di organizzare con i minatori una contro manifestazione che appoggiata dai giornali, doveva apparire come lo scontro fra movimenti pro e contro la miniera, http://lavaca.org/notas/san-juan-barricklandia-ataca/ ma la manifestazione è andata bene, nonostante si sia cercato di istigare alla violenza, non abbiamo permesso di cadere in quel meccanismo.
In quell’occasione in testa al corteo avevamo: il premio Nobel per la Pace Perez Esquivel, Osvaldo Bayer e Nora Cortiñas de Madres Plaza de Mayo LF, persone molto impegnate nei diritti umani e questo ci ha dato l’opportunità di legittimare ancora di più la nostra battaglia. Perez Ezquivel ha preso la parola e ha spiegato molto chiaramente ai minatori presenti, che non siamo contro la generazione dei lavoratori della miniera o del progresso ( la classica motivazione di critica istituzionale ) se non che siamo a favore della vita e che queste scelte politiche impoveriscono le popolazioni lasciando solo l’alternativa di andare a chiedere un lavoro alle miniere per poter sopravivere.
In questa ultima assemblea dell’UAC ad esempio è stato deciso di denunciare ciò che è successo il 14 aprile a due compagne della nostra assemblea, che sono state aggredite da funzionari del governo, mentre erano a Piedras Negras a garantire con la loro presenza, il controllo e la salvaguardia del territorio dal basso
http://www.youtube.com/watch?v=ZfTa-mlfsBM&feature=related
Al momento dobbiamo prendere atto, che la repressione aumenta giorno dopo giorno, cercano di criminalizzare la nostra resistenza , di intimidirci, siamo perseguitate, controllate, e soffriamo la repressione violenta come le nostre compagne che sono imputate nonostante loro siano state aggredite da funzionari dell’assessorato alla miniera della provincia e dell’assessorato all’ambiente, perciò denunciamo fortemente la criminalizzazione contro la protesta civile.
Nella UAC si è anche deciso di considerare azioni giudiziarie, di trovare il modo di fare interpellanze, a livello provinciale e nazionale, di denunciare la situazione del Famatina in ambiti internazionali, come violazione dei diritti umani, perché la questione è di una grande complessità perché la politica mineraria in Argentina è diventata una politica di stato, infatti questa politica viene difesa, e anche imposta dalla presidente Cristina Fernandez Kirchner tanto che la Barri Gold ha finanziato la sua campagna elettorale, per questo stiamo denunciando che lo Stato, imponendo la politica mineraria sta violando i Diritti Umani , sta condannando e diventando complice del saccheggio e dell’inquinamento che subiscono le popolazioni, soprattutto i popoli della cordigliera .
Anche nelle scuole arriva la propaganda, tanto che si stanno elaborando dei materiali didattici per fare in modo che la tematica della miniera entri anche nelle scuole, come il libro “il minerito” che stanno provando a inserire nel programma didattico, e noi docenti cercheremo di strutturare del materiale informativo per far si che gli studenti possano avere la possibilità di una visione oggettiva.
Le multinazionali si muovono con concetti di sviluppo basati sulla quotazione del metallo e delle cifre che si possono guadagnare nella borsa , a loro non interessa se le comunità che vivono intorno alla miniera, sono colpite, come nel caso di La Rioja, a Chilecito e Famatina, ci sono delle valli a vocazione agricola, viviamo della produzione agricola (produzione di vino , noci, olive , olio di oliva), abbiamo poca acqua e se la poca che rimane deve essere anche contaminata è chiaro che è in pericolo il futuro della nostra valle .. in queste terre c’è anche una grande produzione artigianale e tutto ciò porterà alla scomparsa di queste piccole realtà ecosostenibili: economie artigianali, piccoli produttori locali, che sono diversi da i grandi produttori, che hanno perennemente sussidi dal governo e che per questo motivo se ne stanno zitti, consapevoli che questo disastro colpirà anche loro.
I piccoli produttori, quelli che allevano animali sotto la montagna, che vivono di questo, non hanno nessuno che parli a loro nome, forse non hanno nemmeno possibilità di accedere ai mezzi di comunicazione, è anche per questo che le assemblee portano avanti questa battaglia, per essere la voce dei senza voce.
In questo momento siamo in una fase che ha due volti, da una parte il governo che di fronte alla crescita di questo movimento ha una risposta molto più dura, finora cercavano solo di squalificarci accusandoci di eco-terrorismo , di essere dei provocatori , dei perturbatori sociali .. ora alle parole seguono i fatti, voglio dire con questo che nelle ultime manifestazioni pacifiche ( d’altronde come sono tutte le nostre manifestazioni) hanno mandato la polizia a reprimere, abbiamo delle compagne che sono state arrestate, questa è un’assemblea dove la maggior parte degli attivisti integranti sono donne .. e sono le donne che preferiscono colpire.
Alcuni mesi fa, una donna di 67 anni che partecipava insieme a sua figlia in maniera pacifica è stata arrestata e poi portata in ospedale, ricoverata in rianimazione, perché ha avuto uno scompenso di salute .
Il prossimo 28 giugno, in Argentina si tengono le elezioni per il rinnovo della camera dei deputati, per il parlamento nazionale e provinciale, e i funzionari di governo che oggi hanno una carica istituzionale, e che in un primo momento hanno sostenuto la nostra lotta per la difesa della vita e dell’ambiente, mano mano, seguendo le indicazioni del governo, hanno cambiato posizione…oggi il governo è in difficoltà perché queste stesse persone che oggi dovrebbero candidarsi sono totalmente delegittimate, perché la gente ha capito il modo strumentale del loro comportamento e questo mette totalmente a rischio la loro elezione, in un momento nel quale il governo avrebbe bisogno della loro presenza nel parlamento, questi personaggi non avranno dei voti.”
Nel video “Cielo abierto” un documentario di Carlos Ruiz, http://www.youtube.com/watch?v=o8RCcp3oOik che racconta in maniera molto ben dettagliata la battaglia dell’assemblea di Famatina, si può capire molto bene la situazione, dove emerge la difficoltà delle istituzioni a sostenere “i benefici” del progetto di fronte ad una assemblea della “società civile” molto ben preparata sull’argomento, che puntualmente pone in evidente contraddizione gli argomenti a favore del progetto.
Fra le diverse testimonianze vogliamo riportare quella di Jenny una delle assembleiste che dice:
“…Noi vogliamo preservare il Famatina con i suoi ghiacciai, con l’acqua e il paesaggio, la nostra aria e la nostra terra agricola. Noi non vogliamo diventare minatori, noi non accettiamo di essere minatori, e crediamo nel “consenso sociale” e nella autodeterminazione dei popoli, siamo convinti che i nostri governanti devono, anche se a loro non piace, accettare la decisione dei popoli..”
Le azioni del movimento non si fermano, in ogni incontro pubblico, dove appaiono rappresentanti di governo, l’assemblea è presente con striscioni e interventi contro la miniera a cielo aperto, come sabato 16 maggio, quando Oscar Lhez, Assessore alla Miniera della provincia di La Rioja, (nonostante la popolazione abbia detto fermamente NO a concedergli il consenso sociale) prova senza risultati a pubblicizzare i benefici della miniera consegnando colorate magliette ai ragazzi che partecipavano al Campionato Provinciale di pallacanestro, da indossare sponsorizzando la Segreteria della Miniera, i giocatori ricevevano le maglie ma al momento della partita l’indossavano al rovescio.

Continuiamo a seminare… il cambiamento è possibile.. dicono.
Aqui manda el pueblo y el gobierno obedece!!
Ringraziamo il Collettivo La Vaca per la documentazione d'archivio , i contatti e la disponibilità. http://lavaca.org/

http://www.jorgelanata.com/

entrevista televisiva a Carina Díaz Moreno (Asamblea de Famatina)

http://www.noalamina.org/mineria-argentina-articulo2501.html

a cura di Susana Ciummelli - Ass.ne Ya Basta! Marche