lunedì 6 luglio 2009

Giovedì 9 luglio diamo il benvenuto al G8!


Da Vicenza all’Aquila, da Roma ad Ancona, dal 2 al 10 luglio a contestare il G8 della crisi saranno le comunità che difendono i beni comuni dalla devastazione ambientale e dalle basi di guerra, che si battono per il reddito, il diritto alla casa, per estendere spazi di libertà contro i dispositivi autoritari.
Quelle comunità che vogliono riprendersi il diritto di decidere sul loro futuro, e rivendicare indipendenza e autonomia.
Quelle comunità che hanno intessuto reti solidali con le popolazioni abruzzesi colpite dal sisma che in quei giorni protesteranno contro la militarizzazione della gestione dell'emergenza e per un progetto di ricostruzione sociale dal basso.
Nelle Marche l'appuntamento é al Porto di Ancona, alle porte d'oriente dei nostri territori.
Porte che si vorrebbero chiuse al bisogno di libertà e dignità affidato al mare da migliaia di migranti.
Chiuse dalla frontiera della guerra all'umanità in fuga dall'oppressione e dalla disperazione.
Nel porto di Ancona ogni giorno si violano i più elementari diritti umani, si nega sistematicamente il diritto di asilo.
Ogni giorno, profughi e richiedenti asilo, uomini e donne che scappano dall'Afghanistan o dall'Iraq, vengono direttamente respinti dalla polizia di frontiera e reimbarcati nel viaggio di ritorno verso l'inferno del campo profughi di Patrasso. Uomini e donne che, come Amir, incontrano la morte soffocati nei container o schiacciati dai tir.
Giovedì 9 luglio vogliamo una Giornata Senza Frontiere:
una giornata per liberare il porto di Ancona dalle barriere e dalle gabbie dove si infrangono quei desideri di libertà e dignità che vengono dal mare.
Una Giornata Senza Frontiere per aprire alla cittadinanza senza confini lo spazio negato del porto, perché ritorni ad essere un bene comune di tutta la città.
Una Giornata Senza Frontiere per rivendicare l'indipendenza e l'autonomia delle comunità che vogliono rovesciare la crisi in opportunità di decisione comune sulla trasformazione del presente.
Una Giornata Senza Frontiere per dire basta alla vergogna dei respingimenti, per abbattere l'infrastruttura securitaria del nuovo razzismo aprendo le porte d'oriente alla libertà e ai diritti.
Ancona - Giovedì 9 luglio
Una Giornata Senza Frontiere
la Giornata Senza Frontiere avrà inizio con il concentramento della manifestazione alle ore 19.00 in Piazza Roma ad Ancona.
Comunità Resistenti delle Marche contro il G8
Ambasciata dei Diritti
Associazione Ya Basta! Marche
Il comunicato delle Comunità Resistenti delle Marche
Ancona, 9 luglio.
Per l'immediata liberazione di Marco, Anton e di tutti gli arrestati
La vasta operazione di polizia e magistratura che ha portato a perquisizioni in tutta Italia e a 21 arresti a carico di studenti e militanti dei centri sociali, ha colpito anche Marco e Anton, attivisti del Csa Oltrefrontiera di Pesaro, realtà storica delle reti di movimento nelle Marche.
Anton è attualmente agli arresti domiciliari, Marco è tutt'ora rinchiuso nel carcere delle Vallette.
Il salto di qualità nell'offensiva giudiziaria contro i movimenti offre la misura del restringimento dell'agibilità sociale delle garanzie democratiche in questo paese.
Un teorema insostenibile e un inconsistente impianto accusatorio, quelli costruiti dalla Procura di Torino sulle contestazioni studentesche del maggio scorso, per produrre arresti preventivi in relazione alla mobilitazione diffusa contro il G8.
Dove risulta evidente come la composizione dei soggetti individuati come responsabili ricalchi la mappa delle realtà sociali e studentesche protagoniste dei percorsi di mobilitazione.
Nelle università come nelle città e nei nostri territori, sono in tanti, studenti, precari, migranti, intere comunità che, contro la crisi, hanno scelto di difendere i beni comuni, hanno scelto di resistere e di riaffermare indipendenza e autonomia.
Chi crede che provocazioni e intimidazioni possano fermare tutto questo commette un grossolano errore di valutazione.
Lo dimostra la tempestiva reazione agli arresti in tutte le università italiane, lo dimostra la determinazione del percorso di contestazione diffusa al G8 inaugurato con la giornata dell'indipendenza di Vicenza.
Lo dimostrerà la stessa determinazione che le Comunità resistenti, gli attivisti dei centri sociali, gli studenti dell'Onda, porteranno in piazza anche ad Ancona giovedì 9 luglio per dare il benvenuto al G8 costruendo insieme la Giornata Senza Frontiere, contro la politica dei respingimenti e dei pacchetti sicurezza.
Per l'immediata liberazione di Marco, Anton e di tutti gli arrestati.
Comunità Resistenti delle Marche
Ambasciata dei Diritti
Ya Basta! Marche
Per costruire città senza frontiere, dall'Emilia Romagna ad Ancona
Contro il G8, stop ai respingimenti e al pacchetto sicurezza
Manifestazione ad Ancona, 9 luglio ore 19
Il 9 luglio la città di Ancona esprimerà la propria indignazione e rifiuto verso la violenza dei respingimenti illegali contro i migranti in fuga da terre martoriate da conflitti e povertà.
Il porto di Ancona, come altri luoghi che si affacciano sull'Adriatico, rappresenta oggi un nuovo territorio di quella guerra ai migranti che già si dispiega nelle acque del Mediterraneo e della Manica, nei deserti dell'Africa, nelle carceri della Libia e ovunque donne e uomini mettano in gioco le loro vite per sottrarsi ad ingiustizie ed affermare il diritto ad una esistenza degna.
Sulle navi provenienti da Patrasso arrivano ogni giorno ad Ancona migranti, spesso poco più che bambini, costretti a cercare in Italia uno spiraglio di umanità e futuro garantito dal diritto di asilo.
Convenzioni internazionali e qualche articolo di legge enunciano infatti tutele e diritti per chi cerca un luogo sicuro dove ripararsi da guerre, dittature ed occupazioni.
Ma anziché trovare accoglienza e protezione, i migranti sono accolti dai manganelli e dalla violenza della polizia di frontiera che li respinge in manette in Grecia, un paese che nega sistematicamente il riconoscimento dello status di rifugiato ed esegue deportazioni collettive verso la Turchia e verso l'Afghanistan, dove queste persone subiranno nuove torture e nuove violenze.
E' per sfuggire a questa crudeltà che i migranti sono disposti a legarsi sotto i tir, rischiando di finire sfracellati sull'asfalto, come è successo a Zaher, Amir e a tanti altri senza nome.
E mentre alle nostre frontiere si sbriciolano così gli ultimi brandelli del diritto di asilo, nei nostri territori facciamo i conti ogni giorno con il continuo restringimento dei diritti e delle libertà dei migranti, fino all'introduzione del reato di clandestinità che colpisce gli individui per una condizione subita ed imposta dalle leggi che, come la Bossi-Fini, impediscono di ottenere il permesso di soggiorno.
L'approvazione del Pacchetto Sicurezza interviene infatti in un contesto di enorme precarietà e sfruttamento delle vite dei migranti per sancire senza ambiguità che ogni presupposto di uguaglianza e democrazia è sospeso a discrezione del potere e dei suoi interessi, sostituito oggi con forme moderne ed articolate di apartheid, introdotte con abili campagne per aumentare la paura collettiva.
Restringimenti nell'accesso a diritti civili e servizi, permessi a punti, tasse di soggiorno, inasprimento dei criteri di ottenimento della cittadinanza italiana e ricongiungimenti familiari, insieme ad altri perversi ostacoli ad una serena vita quotidiana vanno a peggiorare ulteriormente la qualità dell'esistenza dei migranti, in una fase di crisi che espelle dal lavoro migliaia di persone privandole di reddito e di forme di tutela sociale.
Al contempo vediamo potenziato il sistema della detenzione amministrativa dei CPT/CIE - dove oggi i tempi di reclusione sono triplicati - anello strategico di una catena di controllo attraverso la quale gestire e governare i corpi in esubero, la manodopera divenuta inutile per il mercato ma preziosa per costruire l'immaginario della paura e del nemico su cui scaricare i costi della crisi.
Di ritorno dall'Independence Day di Vicenza, vediamo nella Giornata Senza frontiere di Ancona una risposta ai regimi di regolamentazione della mobilità delle persone teorizzati e praticati dai G8 e dai loro eserciti.
Contro le morti per frontiera, la proliferazione delle forme di controllo, la militarizzazione dei mari e delle città saremo alla manifestazione di Ancona per portare le lotte quotidiane che conduciamo nei nostri territori insieme ai migranti per l'accesso al reddito, alla casa, ai diritti, ai servizi, all'accoglienza reale e dignitosa per tutti, oltre che una pratica quotidiana di solidarietà e scambio su cui costruire comunità che sperimentano la nuova cittadinanza globale.
Stop ai respingimenti, chiusura dei CIE, libertà di movimento e diritti per tutti/e!
Gli Sportelli Migranti e le scuole di Italiano per migranti di Bologna, Reggio Emilia, Rimini e Parma*

*Centro Sociale TPO Bologna, Associazione Città Migrante Reggio Emilia, Lab Paz Rimini, Casa Cantoniera Autogestita Parma

Campagna Palestina Solidarietà: comunicato stampa conclusione boicottaggio Festival del Cinema di Pesaro













Il Festival del Cinema di Pesaro si è concluso e vogliamo rispondere a quelli che in questi giorni ci hanno criticato per il nostro appello al boicottaggio:
politici, semplici cittadini, critici cinematografici, partiti, ecc.

In linea di massima le critiche erano di tre tipi:
-- La cultura e il cinema non si boicottano perché sono una forma di comunicazione e dialogo tra culture ed è un modo per arrivare alla pace
-- Chi boicotta il festival del cinema per la presenza d’ Israele è un po’ razzista
-- I film presenti al festival del cinema sono di registi israeliani critici con il loro governo. Il festival presenta anche un film di un autore palestinese, quindi chi boicotta il festival non conosce la realtà israelo-palestinese e fa un clamoroso autogol.
Con ordine rispondiamo a tutti:
abbiamo ripetuto mille volte che il nostro non era un boicottaggio alla cultura ma, una forma di pressione sulle istituzioni israeliane.
In tanti hanno fatto finta di non capire e il ritornello è continuato, ben rappresentato dal “cinema che supera le barriere”.
Nei Territori Palestinesi Occupati però le barriere non sono di polistirolo ma di cemento armato, sono alte otto metri e i militari israeliani che le controllano sparano a vista.
Tra i tanti sostenitori del “cinema che supera le barriere” c’ è qualcuno che ricorda la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che nel luglio 2004 ha dichiarato illegittimo il muro che Israele sta costruendo nei Territori Palestinesi Occupati?
Del resto è un vero peccato che di tanti estimatori del dialogo nessuno si è presentato all’incontro con Fida Qishta, cittadina di Rafah, che abbiamo organizzato il 25 sera nella sala del Consiglio Comunale. Eppure Rafah è gemellata con Pesaro.
L’accusa di razzismo nei nostri confronti è un insulto a cui rispondiamo con i fatti
Chi in questi giorni ha partecipato alle nostre attività è in prima fila nella lotta contro il razzismo strisciante che avvolge la nostra società.
Chi ha aderito al nostro appello usa il tempo libero per organizzare conferenze e seminari sui migranti, raccoglie fondi per associazioni che "resistono" nel sud del mondo, alcuni hanno fatto periodi di volontariato in mezzo mondo;
Chi ci chiama razzisti non ci conosce e farebbe bene a venire alle nostre iniziative prima di parlare.
L’ ultimo genere di critica riguarda la nostra ignoranza, non abbiamo capito che al festival sono stati presentati tanti film che provocano una giusta indignazione di fronte alle ingiustizie subite dai palestinesi.
Dario Fò durante un suo spettacolo diceva che l’indignazione di fronte alle ingiustizie è il ruttino della democrazia se non è accompagnata da un impegno reale per mettervi fine.
Per quello che ci riguarda non ci siamo svegliati quando abbiamo appreso della retrospettiva su Israele al festival del cinema.
Sono anni che lavoriamo sulla questione israelo-palestinese.
Abbiamo organizzato decine di dibattiti, seminari, proiezioni, mostre fotografiche;
abbiamo ospitato attivisti israeliani e palestinesi, docenti universitari, giornalisti, scrittori.
Conosciamo bene la realtà dell’opposizione israeliana, abbiamo ospitato a Pesaro
militari israeliani che rifiutano di servire nei territori palestinesi occupati e intellettuali, ci hanno raccontato le contraddizioni di uno stato democratico che occupa militarmente da 41 anni i Territori Palestinesi Occupati e che discrimina il 20% dei propri cittadini perché palestinesi.
Conosciamo chi realmente in Israele si batte per i diritti dei palestinesi, sono loro che ci hanno spinto e incoraggiato a portare avanti il boicottaggio come forma di protesta contro la politica coloniale israeliana.
Siamo parte di un movimento che raccoglie israeliani, palestinesi e attivisti internazionali, altro che razzisti, altro che malati di protagonismo che non sanno quello che fanno!
C'è un'unica strada: "Boicottare Israele"
Sabato 27 Giugno Il Manifesto :
La scrittrice canadese Naomi Klein, che si trova in Cisgiordania per presentare il suo libro "Shock Economy", a fianco dei palestinesi e dei pacifisti israeliani.Il boicottaggio non è, dice, contro lo stato ebraico in quanto tale ma contro le politiche di segregazione e occupazione dei suoi governi."
Il boicottaggio di Israele, ne sono convinta, è l'unico modo per poter accelerare la fine dell'occupazione delle terre palestinesi.
E' necessario riprendere la pressione internazionale che consentì di mettere fine all'apartheid in Sudafrica. A pensarlo sono anche tanti ebrei israeliani."
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090627/pagina/09/pezzo/253471/

La Campagna Palestina Solidarietà - Marche
costituita da associazioni e singoli che da anni lavorano per una pace giusta in Medio Oriente e contro l’occupazione israeliana, ringrazia tutti quelli che in queste settimane hanno lavorato al boicottaggio del Festival del Cinema di Pesaro e quelli che hanno aderito al nostro appello.
Sapevamo di non avere mai fatto nulla di simile ma, abbiamo cercato di fare del nostro meglio per dare voce al popolo palestinese.
Nella settimana del festival abbiamo fatto tre presidi e un dibattito pubblico, a tutte le iniziative hanno partecipato un buon numero di persone.
Abbiamo costretto gli organizzatori del festival a giustificare le loro scelte, certo il calendario del festival non è cambiato ma abbiamo fatto sentire la nostra voce e qualcuno si deve essere infastidito se ci siamo ritrovati a Pesaro una presenza di forze dell’ordine che non ricordiamo di aver mai visto prima.
Sicuramente abbiamo ottenuto tre risultati:
- abbiamo costruito una rete di rapporti con organizzazioni israeliane e palestinese attive nel boicottaggio d’Israele
- abbiamo dimostrato che anche in una piccola città si possono trovare modalità di boicottaggio della politica coloniale israeliana
- abbiamo contribuito a fare del boicottaggio una pratica diffusa.
Con la consapevolezza di avere ancora tanto da fare ma con la certezza di avere imboccato la strada giusta salutiamo e ringraziamo :

Comunità Resistenti delle Marche
Ya Basta Marche e Ya Basta Italia
Resistenza Solidale di Pesaro
Attivisti di Fuoritempo

Campagna Palestina Solidarietà




venerdì 26 giugno 2009

Elezioni in Argentina

Domenica 28 giugno, elezioni in Argentina per il parlamento.

Il prossimo 28 giugno, in Argentina si tengono le elezioni per il rinnovo della camera dei deputati, per il parlamento nazionale e provinciale, il governo di Cristina Fernandez è in difficoltà
Nel mese di maggio nel nostro viaggio in Argentina abbiamo fatto l’intervista che riportiamo di seguito, cercando di capire com'è oggi la situazione politica.

Josè: "bisogna considerare, che siamo in presenza di una crisi di multiple dimensioni , una crisi sociale, come ovvia conseguenza del sistema capitalista in termini di depapeurizzazione, sfruttamento , una crisi che viene da lontano, che ha avuto un relativo ricupero fra il 2003 e il 2007, anche se già alla fine del 2006 - anche per i più privilegiati , coloro che avevano una buona stabilità economica e lavorativa - quando la crescita dell'inflazione ha cominciato a superare la crescita dei salari, questo di conseguenza trascina una crisi sociale che si aggrava.
Poi c'è la crisi economica che è espressione della crisi a livello internazionale e che ha conseguenze particolarmente sulla disoccupazione, sui licenziamenti, con aumento della precarietà dei lavoratori - sia quelli già precari, sia coloro che avevano un posto di lavoro stabile ottenuto nella fase di crescita - che vedono minacciati il posto di lavoro o la riduzione del salario senza riduzione delle ore lavorative .
Poi c'è una terza dimensione della crisi che è quella dell' ambiente, il modello di crescita che si è consolidato nell'Argentina, particolarmente dopo il 2002, è un modello basato sullo sfruttamento dei beni collettivi della natura, da parte privata e soprattutto transnazionale, come nell' espansione della coltivazione della soia che comporta anche uno spostamento di popolazione contadina , che colpisce le popolazioni urbane dei lavoratori che vivono nelle zone che vengono fumigate con pesticidi o nelle zone dove avvengono le appropriazioni di minerali, dove si sviluppa il problema delle miniere nelle zone della cordigliera ; e c'è un'altro volto della crisi, che è quello di una crisi politica che ancora non si esprime totalmente, di cui ci sono grandi segnali sin dall'inizio del 2008 e che prende la forma, in questo anno, di un conflitto fra settori agrari e la politica governativa, ma che in realtà esprime le tensioni all'interno del blocco dominante sull' orizzonte politico da seguire, fra i settori più conservatori, più veicolati al mercato internazionale, gli esportatori della soia e di altri beni collettivi della natura in generale, e tra quei settori più vincolati alle attività industriali; con questo non voglio dire che sono progressisti, ma semplicemente voglio dire che c'è una differenza, e come dicevo, questo si è espresso con molta forza in questo conflitto fra "il campo e il governo" -come lo chiamano qui - anche se dire campo è utilizzare una parola molto ambigua perché anche se il campo comprende diversi tipi di produttori, in qualche modo è omogeneizzato dagli esportatori della soia e rivela qual'è stata la trasformazione dell'agricoltura nell'argentina, a partire dagli anni '90 con l'estensione del coltivo di soia e la colonizzazione dei piccoli produttori sotto il monocoltivo "sojero".
Questo si esprime oggi, come crisi dello scenario politico nelle elezioni del 28 giugno, dove il governo disputa la possibilità di conservare la maggioranza dei parlamentari o no, e l'opposizione che ha l'aspettativa di far indebolire il governo con la perdita della maggioranza dei parlamentari, aprendo uno scenario di maggior confronto sul terreno delle politiche statali
(pubbliche)".
Queste quattro crisi, permettono di vedere il panorama che oggi affrontano la società e i movimenti sociali del paese" .
Puoi spiegare un po' meglio questo conflitto del "campo e il governo"? :

"quello del campo è una questione complessa che non c'entra tanto con la proprietà terriera se non con il cambio di coltivazione, ciò che è successo è che il rapporto dei prezzi internazionali della soia è cresciuto - considerando gli anni passati - quella di soia è diventata la coltivazione più redditizia, anche per i piccoli produttori.
Diciamo che c'è stato un processo di soiazizzazione (OGM ovviamente) dei piccoli produttori che smettono di produrre per il mercato interno - come era abituale - e cominciano a farlo per il mercato esterno; o un'altro fenomeno che diventa l'affitto delle piccole terre a grandi produttori che - non sono proprietari - ma che concentrano l'uso della terra, questa mutazione è quello che rappresenta il fronte unito dei piccoli, medi e grandi produttori, c'entra con questo orientamento vincolato alla esportazione di soia, cioè al mercato esterno e non a quello interno.
Il governo proponeva un incremento delle tasse agrarie - che lo stato impone alla esportazione di certi prodotti agricoli - questa proposta aveva un senso fiscale in uno scenario dove il prezzo della soia tendeva ad aumentare sempre di più e in qualche modo conteneva i prezzi interni -perché la ritenzione fiscale ha un ruolo di controllore dei prezzi interni - , il limite della legge proposta dal governo era che non differenziava la quantità di produzione , non differenziava il tipo di coltivazione , penalizzava tutti nello stesso modo e l'altro grave limite è il fatto che colpiva i produttori e non le reti di commercializzazione, se uno analizza la struttura delle produzioni e la commercializzazione agricola, riesce a vedere che sono fondamentalmente piccoli e medi produttori che vendono il loro prodotto alle grandi reti di commercializzazione - che non sono più di quattro o cinque in tutto - fondamentalmente transnazionali che comprano e vendono al mercato mondiale , e il governo con la sua proposta andava a penalizzare i produttori senza toccare la grande commercializzazione, perciò non colpiva il cuore degli interessi del sojero ne dell'agrobisness - o colpiva soltanto un certo settore e non a tutti - in questo senso era disuguale , comunque questa è un logica che il governo ha portato avanti durante tutta la sua gestione, cioè quella di colpire qualche settore e privilegiarne altri, non faceva differenza fra piccoli e grandi , questo determinava che la proposta (pdl 125) sia questionabile.

Ovviamente la reazione si è tradotta con un senso molto conservatore, ha espresso l'apparizione pubblica del settore più conservatore del blocco dominante , con capacità di mobilizzare settori medi , medi urbani e con capacità di impatto elettorale, cioè è stata una proposta di blocchi di strade, picchetti , caserolazo, se uno guarda bene questo va in sintonia con altri processi che si stanno vivendo in america latina; come quello di colonizzare le forme di lotta che sono state il simbolo del ciclo di resistenza del 2001 e 2002 ( il tema dei caserolazo, le assemblee, i picchetti ). Queste forme di lotta, hanno assunto un nuovo significato con i conservatori, che riuscivano a riappropriarsi delle piazze con all'interno frazioni di settori medi urbani e settori popolari, che ha una rassomiglianza, con il ciclo di conflitti emersi con Evo Morales, in una delle province dell'oriente della Bolivia, che assumevano il tema dell'autonomia, quando il tema dell'autonomia era l' asse principale dei movimenti indigeni; o in Venezuela , dove il blocco dominante riesce a conquistare le strade e le piazze, con la stessa logica della mobilizzazione popolare e perfino con la stessa simbologia, il conflitto è stato così forte, che ha percorso tutto il 2008 e ha diviso la società argentina, compresa la divisione della sinistra: una parte si è schierata con il governo e un'altra con il campo, pochi settori hanno cercato di mantenere una posizione equidistante cercando di formulare un'alternativa che permettesse di costruire una posizione diversa da quella del governo e da quella che è stata chiamata la protesta del campo.
Questa polarizzazione è simile a quella che si vuole ricreare per le prossime elezioni del 28 giugno , la destra del blocco che ha vinto nelle strade nel 2008 cerca adesso di costruire una maggioranza parlamentare , in questo senso la situazione , soprattutto per i movimenti sociali è molto complessa , tutto dipenderà da come saranno i risultati delle elezioni - e lo scenario più realistico è che il governo ne esca indebolito - la cosa più probabile è che dopo questo risultato elettorale si approfondisca un'agenda di norme ( ajustes) di carattere regressivo che è gia in marcia.
Come dicevamo parte delle risposte alla crisi sono state i licenziamenti, il rifiuto degli aumenti salariali, la precarizzazione del lavoro, ma dopo il 28 giugno tutto ciò, tenderà ad approfondirsi, io visualizzo nel futuro un ciclo dove si aggraveranno le condizioni sociali , una crisi politica (larvada) che si prolungherà e uno scenario di criminalizzazione del movimento che viene sviluppandosi da diversi anni, che ha subito l'offensiva dei settori più conservatori , a ciò che alcuni hanno chiamato la colonizzazione del dolore, strumentalizzando il dolore delle persone per imporre il tema della sicurezza, utilizzando il rinforzamento della capacità punitiva dello stato come unica risposta al problema della sicurezza, la questione della sicurezza e la criminalizzazione si aggraverà ancora di più, dopo queste le elezioni, una situazione molto complessa dove cresceranno le resistenze sociali in una situazione molto più difficile".
e i movimenti ?
"al momento, i movimenti hanno attraversato una fase negativa, i settori più critici sono stati fortemente colpiti, sono stati messi da parte con le politiche sociali e sono stati criminalizzati, c'è stato un processo di cooptazione di quei settori che si sono avvicinati di più al governo, fatto che ha finito per disintegrare le organizzazioni e in nessun caso il movimento sociale è riuscito a conservare una forza capace di incidere in maniera forte.
Questa è la parte negativa .. invece c'è una parte positiva dove si può vedere che è in atto una "attività" frutto di una grande esperienza sviluppatasi dal 2001 in poi e che oggi ha consolidato esperienze, organizzazioni , pratiche; esiste una rete di organizzazioni, di artisti , di esperienze, che è viva , che lavora , che fanno sperare che questo nuovo ciclo di conflitti di resistenza trovi questi gruppi organizzati in una situazione ancora più matura e molto più formata ed organizzata per affrontare la nuova sfida che verrà.
L'esperienza dell'UAC (Unione Asseblee Citadine) esprime questo processo di confronto nella logica dell'appropriazione privata e transnazionale sotto la logica del lucro, i beni comuni della natura (idrico, minerario e gassifero); è una esperienza che è riuscita a nutrire un insieme di lotte (particolarmente nelle provincie andine) , come l'UAC, anche le esperienze delle organizzazioni pichetere che non sono sparite, anzi al contrario, anche se hanno avuto un processo di frammentazione, di riconversione, processi di confluenza , che hanno dato vita a nuove organizzazioni che in questo momento sono in un ciclo di conflittualità, di azione, di riflessione, di rafforzamento, e poi ci sono le esperienze ( nel terreno dei lavoratori asalariati) che non sono di massa ma che durante il ciclo dal 2003 al 2005 si era creato un coordinamento di sindacati di base ( che non sono all'interno dei sindacati confederati) e anche all'interno dei sindacati confederati ci sono delle correnti che hanno fatto il tentativo di fare un confronto perchè c'è una percezione che in qualche modo il kirchnerismo è finito, almeno la fase della crescita economica , tutto ciò che il kirchnerismo offriva a certi segmenti della società in termini di miglioramento della qualità della vita ( anche se non è stato molto ) era vincolato al ciclo della crescita economica e non a una ridistribuzione del reddito, e finito il ciclo della crescita economica il rapporto fra la distribuzione della richezza e la produzione sarà più assimetrica , perciò c'è la percezione che ci sarà una situazione che si aggraverà in termini sociali e questo ha anche portato a che, molte di quelle organizzazione pichetere che hanno avuto una convergenza con il kirchnerismo nella prima fase, oggi si stanno allontanando.
Tutta questa risorgenza, questo nuovo attivismo e certi processi di ricomposizione, di riorganizzazione, e il sorgere di nuove forme del movimento, nuovi collettivi e la loro sopravvivenza, possono renderci relativamente ottimisti nelle inziative che di fatto ci sono.

Il ciclo di confronto del 2008 anche se si è espresso con le iniziative del blocco dominante - campo -governo - provocò anche una politicizzazione della società e ha fatto si, che si riattivassero esperienze territoriali , la stessa UAC , l'esperienza delle "scuole superiore popolari" che sono molto interessanti, che mano a mano sono cresciute durante gli ultimi anni , che funzionano in sedi ricuperate, o in scuole che mettono a disposizione degli spazi, che hanno un programma pubblico ma che lo prendono anche in mano, con un percorso di battaglie politiche, organizzazioni territoriali vincolate ad organizzazioni pichetere , molto simile a quella del MST ma senza avere quella unità organizzativa che ha il MST ovviamente".
....le fabbriche ricuperate?

"anche se non seguo tanto specificatamente questa parte posso dire che anche se non sono mai sparite, ovviamente, c'è un ritorno a quelle esperienze , aldilà che il periodo più intenso dell'occupazione delle fabbriche è stato il 2001-2002 , molte si sono mantenute , qualcun'altra si è persa ,qualcuna si è burocratizzata, sono rimaste installate nella memoria storica, si è visto molto chiaramente che di fronte alla crisi economica dove ci sono stati settori industriali che hanno abbandonato l'attività, chiuso e mandato a casa i lavoratori, è insorta molto velocemente questa logica del recupero delle fabbriche, che tra l'altro ha creato una grande corrente di solidarietà popolare.
Anche all'interno della rete studentesca è insorta una specie di sinistra indipendente molto più vincolata alla rete di movimento, meno vincolata alla sinistra di partito o di partito di centro come era tradizione, con la costruzione anche di seminari con i temi del movimento, come quello dello zapatismo e dei Sem Terra".


articolo tratto da un intervista a:
Josè Seoane sociologo militante GEAL (Grupo Estudios America Latina)

martedì 23 giugno 2009

Guerra e assedio a Gaza: incontro con Fida Qishta


Pesaro
giovedì 25 giugno ore 21
Sala del Consiglio Comunale
"GUERRA E ASSEDIO A GAZA"
Incontro con Fida Qishta

La Campagna Palestina Solidarietà ha organizzato un incontro con Fida Qishta, giornalista freelance e blogger su http://www.sunshine208.blogspot.com/ dove riporta le notizie da Gaza e in particolar modo da Rafah, città della Striscia di Gaza dove vive.

Due contributi audio: Le ragioni del boicottaggio Su Obama e Netanyahu

La città di Pesaro è gemellata con Rafah A sei mesi dall'attacco devastante dell'esercito israeliano “Piombo fuso” nella Striscia di Gaza, l'amministrazione comunale, che presiede il comitato organizzatore del festival del cinema, promuove una retrospettiva sul cinema israeliano e ignora l'arrivo di una giornalista dalla città di Rafah.


Campagna Palestina Solidarietà


















giovedì 18 giugno 2009

Boicottaggio 45a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro


Campagna Palestina Solidarietà boicotta la 45° mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro
Domenica 21 giugno, in occasione dell'inaugurazione della 45° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, ne è stata contestata l'apertura con una manifestazione di protesta diretta contro la scelta degli organizzatori, di dedicare una sezione del Festival al cinema israeliano.
"La campagna Palestina Solidarietà" ha appeso uno striscione con la scritta "Basta con l'occupazione della Palestina", davanti al cinema Sperimentale per protestare contro la collaborazione dell'Israel Film Fund direttamente collegato con le istituzioni governative israeliane.
L’appello della Campagna Palestina Solidarietà al boicottaggio del festival del cinema di Pesaro, ha raccolto decine e decine di adesioni di singoli e associazioni nazionali e locali che non vogliono limitarsi alle parole ma solidarizzano con il popolo palestinese in maniera concreta.
Ci rivolgiamo a tutti gli spettatori del Festival del Cinema.
Riconosciamo il ruolo svolto dalla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema nella storia della città di Pesaro ma, oggi, la situazione dei palestinesi è drammatica, come dimostrato dai 1400 morti dell’operazione militare israeliana “Piombo Fuso” nella Striscia di Gaza.
Un centinaio di vittime (tra cui donne e bambini) nella sola Rafah, città gemellata con Pesaro.
Coerentemente con le linee guida della Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico
e culturale di Israele (PACBI) il boicottaggio non è rivolto ai singoli film, ai loro registi o più in generale all’opera cinematografica ma alla presenza di un ente israeliano (Israel Film Fund)
direttamente collegato con le istituzioni governative israeliane.
Come organizzazioni attive nella solidarietà con il popolo palestinese e per una pace giusta in Medio Oriente ci preme ricordare che Pesaro è gemellata da alcuni anni con la città palestinese, situata nella Striscia di Gaza, di Rafah.
Questa città è stata duramente colpita durante l’operazione militare israeliana “Piombo Fuso” di alcuni mesi fa, sono centinaia i civili morti o feriti durante i bombardamenti e centinaia le case distrutte o danneggiate.
"... L'appello al boicottaggio delle istituzioni culturali israeliane proviene da molti palestinesi: scrittori, artisti, iornalisti, giuristi, accademici, sindacalisti, insegnanti. Viene visto come "un contributo alla lotta per porre fine all'occupazione, alla colonizzazione e al sistema di apartheid israeliano nei Territori Palestinesi". Chi siamo noi per non prestare ascolto al loro appello?....
(KEN LOACH)
NELSON MANDELA PER LA PALESTINA
*dalla lettera di Nelson Mandela al giornalista del New York Times, vincitore di tre premi Pulitzer, Thomas Friedman
“… Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l’esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con
controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare. Israele non pensava ad uno
“stato”, ma alla “separazione”.…
Per quanto riguarda l’occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi è un fattore aggiuntivo.
Le cosiddette “aree autonome palestinesi” sono bantustans.
Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano.
… non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori. Se vuoi la pace e la
democrazia, ti sosterrò. Se vuoi l’apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te.Quando deciderai cosa fare, chiamami....”
(Nelson Mandela)



Campagna Palestina Solidarietà





mercoledì 17 giugno 2009

Boicottaggio dell'economia di guerra israeliana














PERCHE’ BOICOTTEREMO LA 45° MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO
"...Con Gaza isolata dal resto del mondo da più di due anni e la creazione di un sistema di “riserve indiane” in tutta la Cisgiordania, la Palestina oggi è diventata il banco di prova della nostra umanità, sono queste le motivazioni che ci spingono a rispondere alla chiamata al boicottaggio del Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI)..."

PERCHE’ BOICOTTEREMO LA 45° MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO
La Campagna Palestina Solidarietà, costituita da associazioni e singoli che da anni lavorano per una pace giusta in Medio Oriente e contro l’occupazione israeliana, accogliendo l’appello al boicottaggio lanciato dalla Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI), boicotterà la 45° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema che ha in programma una retrospettiva sul cinema israeliano organizzata con il supporto dell’Israel Film Fund.
Dopo aver chiesto invano spiegazioni sulle modalità di svolgimento dell’ evento all’amministrazione comunale di Pesaro e all’organizzazione del festival cinematografico abbiamo deciso di esprimere, con un boicottaggio non-violento della rassegna cinematografica pesarese, il nostro diritto di critica alla politica israeliana di occupazione e colonizzazione della Palestina.
Coerentemente con le linee guida della Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) il boicottaggio non è rivolto ai singoli film, ai loro registi o più in generale all’opera cinematografica ma alla presenza di un ente israeliano (Israel Film Fund) direttamente collegato con le istituzioni governative israeliane.
Come organizzazioni attive nella solidarietà con il popolo palestinese e per una pace giusta in Medio Oriente ci preme ricordare che Pesaro è gemellata da alcuni anni con la città palestinese, situata nella Striscia di Gaza, di Rafah.
Questa città è stata duramente colpita durante l’operazione militare israeliana “Piombo Fuso” di alcuni mesi fa, sono centinaia i civili morti o feriti durante i bombardamenti e centinaia le case distrutte o danneggiate.
Oggi, sessanta anni dopo l’espulsione dei palestinesi del 1948 e 41 anni dopo l’occupazione da parte d’Israele dei cosiddetti “territori del ’67”, la condizione d’oppressione che lo stato israeliano impone al popolo palestinese si è fatta ancora più pesante, come dimostrato dalla chiusura della Striscia di Gaza e dall’operazione militare “Piombo Fuso”.
Questa operazione militare ha provocato più di 1400 morti, migliaia di feriti e danni incalcolabili alle già precarie infrastrutture civili della Striscia di Gaza.
L’utilizzo d’armi illegali da parte dell’esercito israeliano durante l’operazione “Piombo fuso” è oggi al vaglio di numerose agenzie internazionali per i diritti umani, le stesse Nazioni Unite hanno chiesto un’accurata indagine indipendente e l’attuale Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei territori palestinesi occupati, Richard Falk, ha parlato apertamente di crimini di guerra.
Tutto questo mentre, nella Cisgiordania occupata, l’attività coloniale israeliana continua implacabile con la costruzione di migliaia d’unità abitative e nuove colonie e con la continua confisca di terre palestinesi, come avviene in questi giorni in alcuni villaggi nei pressi di Betlemme.
A partire dal dicembre 2007, nella sola area di Gerusalemme Est occupata, Israele ha pianificato la costruzione di 13.000 nuovi appartamenti, mentre la demolizione di case palestinesi procede senza sosta.
Dal 1967 Israele ha demolito, in violazione della Convenzione di Ginevra, circa 24.000 case nei territori palestinesi occupati, di cui 1.600 tra il gennaio 2000 e il settembre 2007.
Con la sua condotta Israele ha ripetutamente violato la legalità internazionale che nega allo stato occupante qualsiasi modifica territoriale, demografica, sociale e culturale nelle zone occupate ed ha realizzato un vero e proprio regime di Apartheid nei Territori Palestinesi.
Al riguardo l’ex Relatore Speciale ONU per i Diritti Umani, John Dugard, ha più volte dichiarato che le politiche israeliane nei territori palestinesi occupati sono paragonabili a quelle dell’Apartheid in Sud Africa.
Come sottolinea la Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI)“ … Dati i decenni di oppressione continua, la società civile palestinese invita le persone di coscienza in tutto il mondo a prendere posizione e sostenere la nostra lotta per la libertà e la concretizzazione dei nostri diritti politici, umani e nazionali inalienabili, accogliendo il nostro appello a: boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele fino a che esso non riconosca i diritti dei palestinesi e si adegui alle leggi internazionali. … registi, artisti e uomini di cultura palestinesi sostengono questo appello e hanno invitato i loro colleghi nel mondo a boicottare le istituzioni artistiche e culturali israeliane, a causa della complicità di queste ultime nel perpetuare l’occupazione israeliana e altre forme di oppressione contro il popolo palestinese. …da tutto il mondo gruppi di artisti, attori teatrali, registi, studenti e studiosi hanno unito i loro sforzi per esprimere solidarietà ai palestinesi che vivono in occupazione, per condannare i crimini di guerra israeliani e il regime di apartheid e per invocare una azione politica efficace, come il boicottaggio, le campagne di disinvestimento e le sanzioni (in sigla BDS). …”
Con Gaza isolata dal resto del mondo da più di due anni e la creazione di un sistema di “riserve indiane” in tutta la Cisgiordania, la Palestina oggi è diventata il banco di prova della nostra umanità, sono queste le motivazioni che ci spingono a rispondere alla chiamata al boicottaggio della Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI).

Campagna Palestina Solidarietà

Per aderire all'appello al boicottaggio, invia un email con le motivazioni a:
CI UNIAMO AL BOICOTTAGGIO DELLA 45° MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO
L'associazione Ya Basta! Italia si riconosce nell'appello per il boicottaggio della 45° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema e la sua retrospettiva sul cinema israeliano organizzata con il supporto dell'Israel Film Fund, lanciato dalla Campagna Palestina Solidarietà e che segue l'invito al boicottaggio della Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI).
Il boicottaggio, un mezzo di non violenza attiva contro la decennale occupazione israeliana e la politica coloniale dei suoi governi, non è rivolto ai singoli film, ai loro registi o più in generale alle opere cinematografiche ma alla presenza di un ente (Israel Film Fund) direttamente collegato con le istituzioni governative israeliane.
Ogni giorno i media internazionali riportano notizie che rafforzano la necessità di mettere in atto un boicottaggio reale di Israele e vi sono notizie che non possono passare inosservate a chi, come noi della associazione Ya Basta!, si occupa dei diritti fondamentali dei popoli in lotta.
In un rapido elenco esponiamo tre piccoli esempi del perché boicottare Israele e i suoi organismi economici, culturali e accademici:
- 23 maggio il sito Lettera 22 informa che la seduta inaugurale del Palfest, il Palestinian Literature Festival, è stata bloccata dall'intervento della polizia israeliana che ha impedito l'incontro al Palestinian national theatre, nella zona est di Gerusalemme, la zona araba.
- 24 maggio l'israeliano Channel 10 riporta la notizia che l'istituto scolastico Carmel Academic Center di Haifa chiuderà un corso perché la maggioranza degli iscritti sono palestinesi con cittadinanza israeliana.
- 5 giugno il giornale israeliano Haaretz informa che i soldati israeliani hanno ucciso un palestinese che protestava pacificamente contro la costruzione del muro nel villaggio di Ni'lin. Yousef Akil Srour è il quinto dimostrante palestinese che viene ucciso in questo villaggio mentre il 13 maggio l' attivista americano per i diritti umani, Tristan Anderson, era stato ridotto in coma profondo da un lacrimogeno sparato da breve distanza.
Come Nelson Mandela in una sua lettera affermiamo che "..Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un sistema di grave discriminazione razziale e disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale... Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterro'. Se vuoi l'apartheid formale, non ti sosterro'. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te."
Il boicottaggio è un contributo alla lotta per porre fine all'occupazione, alla colonizzazione e al sistema di apartheid israeliano nei territori palestinesi occupati, è la nostra solidarietà al popolo palestinese.

Associazione Ya Basta! Italia

KEN LOACH"... L`appello al boicottaggio delle istituzioni culturali israeliane proviene da molti palestinesi: scrittori, artisti, giornalisti, giuristi, accademici, sindacalisti, insegnanti.
Viene visto come "un contributo alla lotta per porre fine all`occupazione, alla colonizzazione e al sistema di apartheid israeliano nei Territori Palestinesi".
Chi siamo noi per non prestareascolto al loroappello?..."
(Ken Loach)
NELSON MANDELA PER LA PALESTINA
*dalla lettera di Nelson Mandela al giornalista del New York Times, vincitore di tre premi Pulitzer, Thomas Friedman".
Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l'esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare.
Israele non pensava ad uno "stato", ma alla "separazione".
Per quanto riguarda l'occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi è un fattore aggiuntivo.
Le cosiddette "aree autonome palestinesi" sono bantustans.
Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano.
".. non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori.
Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterrò.
Se vuoi l'apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te.
Quando deciderai cosa fare, chiamami...."
(Nelson Mandela) ...


WHY WE WILL BOYCOTT THE 45th “MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO”

The Palestine Solidarity Campaign - Marche, made up of associations and individuals working since years for a just peace in the Middle East and against the Israeli occupation, agrees to the call of the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI) for the boycott of the 45th Mostra Internazionale del Nuovo Cinema. The Festival in fact, will host a retrospective of the Israeli cinema in collaboration with the Israel Film Fund.
We asked in vain for explanations on the planning and execution of the event to the Municipality of Pesaro and to the organization of the Festival. Therefore, we decided to express our right to criticize Israeli policies of occupation and colonization of Palestine, with a nonviolent boycott of the Pesaro’s film festival.
Consistently with the principles of the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI), the call for the boycott is not about individual films, directors or in general the cinematography, but it is about the presence of an Israeli organization (Israeli Film Fund) directly linked to the Israeli government institutions.
As active associations in solidarity with the Palestinian people and for a just peace in the Middle East, we want to remember that the municipality of Pesaro, since years, is twinned with the Palestinian city of Rafah, in the Gaza Strip.
This city was hardly-hit during the Israeli military operation “Cast Lead” last months, which left hundreds of houses damaged or demolished, and which have killed or injured hundreds of civilians.
Today, sixty years after the eviction of the Palestinian in 1948 and 41 years after the Israeli occupation of the ‘67 Palestinian Territories, the ongoing Israeli oppression of the Palestinian people is increasing, as demonstrating by the closure of the Gaza Strip and the military operation “Cast Lead” that left over 1,440 Palestinians dead, thousands injured and caused serious damages to the already precarious civil infrastructures of the Gaza Strip.
Investigations into Israel’s use of illegal weapons during the operation “Cast Lead” are being conducted by numerous international human rights agencies.The UN itself called for an independent and accurate investigation and the actual UN Human Rights Special Rapporteur in the oPt Richard Falk, clearly accused Israel of war crimes.
As we write, Israel continues to build thousands of illegal houses and new only-Jewish colonies on occupied Palestinian land, and to confiscate Palestinian lands as it is happening in these days in some villages near Bethlehem.
By December 2007, just in the occupied East Jerusalem Area, Israel planned the construction of 13 000 new housing units, while it continues the endless process of demolition of Palestinian houses. By 1967, Israel demolished about 24 000 houses in the occupied Palestinian Territories, of which 1 600 between January 2000 and September 2007, all in violation of the ’49 Geneva Convention.
Israel has repeatedly violated international legality that prohibits any territorial, demographic, social and cultural change made by the occupier in the occupied areas. Israel has also established a real system of apartheid in the occupied Palestinian territories. With regard to this, the former UN Special Rapporteur for Human Rights in the oPt, John Dugard, announced that Israel's policies resemble those of apartheid in South Africa.
As the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI) underlines, “…In the face of decades of such unrelenting oppression, Palestinian civil society has called upon people of conscience throughout the world to take a stand in support of our struggle for freedom and the realization of our inalienable human and national political rights by heeding our call for boycott, divestment and sanctions against Israel until it recognizes Palestinian rights and fully complies with international law [2]. Virtually all Palestinian filmmakers, artists and cultural figures stand behind this call and have urged their colleagues worldwide to boycott Israeli cultural and arts institutions due to their complicity in perpetuating Israel's occupation and other forms of oppression against the Palestinian people… throughout the world, groups of artists, comedians, filmmakers, students and academics have consolidated their efforts to show solidarity with the occupied Palestinians, to condemn Israel’s war crimes and its apartheid regime, and to call for effective political action such as boycotts, divestment drives, and sanctions (BDS)…”
The two years lasting isolation of Gaza from the rest of the world and the creation of a “Red Indian reservations” system all over the West bank, make Palestine be today the testing ground of our humanity. That is why we answer to the call for the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI)


Palestine Solidarity Campaign
(Marche)

**If you want to subscribe the appel send a mail to this address
cps.palestina@gmail.com

Il Famatina non si tocca










La sete d’oro ci lascerà senza acqua
Il Famatina non si tocca: ll piqueto più alto del mondo

L’anello d’oro, che molte persone portano al dito, pesa fra i due e i tre grammi.
Per ottenerlo è stata utilizzata della dinamite, triturata mezza tonnellata di roccia e utilizzati milioni di litri d’acqua che rimarranno per sempre inquinati.
“L’oro è un lusso, e senza acqua non c’è vita” è questa l’equazione che fanno i tanti paesi, a ridosso delle Cordigliere delle Ande, a causa della miniera per estrarre l’oro.
A La Rioja, ( nel nord-ovest argentino), a 1.800 metri d’altitudine, troviamo il piquete più alto del mondo, dove gli abitanti della regione, creando un coordinamento di assemblee, si sono auto organizzati per resistere e dire no al progetto ( sponsorizzato dal governo ) di miniera a cielo aperto.
Nel marzo del 2007 a Peñas Negras di fronte al Monte della Famatina ( facente parte della cordigliera) i cittadini di questa regione, al grido del “Famatina non si tocca” bloccano la multinazionale Barrick Gold Corporation e il suo progetto, che porterebbe alla distruzione di montagne e all’ inquinamento da cianuro delle acque.
Carolina, una delle organizzatrici del movimento di protesta, è una insegnante di tecnologie della produzione, insieme a Roberto, nel 2006 frequenta un corso per assistenti geologi organizzato dalla provincia, ed è durante il corso che cominciano a prendere coscienza che un’impresa mineraria voleva stabilirsi nel Monte del Famatina .
Il docente (funzionario dalla Provincia), come racconta Carolina, rimane infastidito dalle domande poste da loro sul progetto minerario della multinazionale, e cerca di evaderle.
Un giorno all’uscita del corso, si sentono dire:
“.. non conviene che continuiate a frequentare il corso, si stà sviluppando un progetto molto importante e le vostre domande non servono..”, a questo punto si misero in allarme e iniziarono a cercare dati e informazioni su internet e man mano che leggevano, trovavano sempre più preoccupante quello di cui venivano a conoscenza, allora contattarono prima qualche amico e insieme decisero di creare un’assemblea pubblica http://www.ciudadanosporlavida.com.ar/,
con il passa parola riuscirono a convocare una prima riunione e poi un’altra di 50 persone, gli incontri si fecero numerosi e affollati, suscitando un grande interesse da parte degli abitanti.

Da Famatina ( 6.000 abitanti) si passa a Chilecito (40.000 abitanti), e si crea in poco tempo il coordinamento di assemblee.
Forse questa storia, può spiegare quello che è riuscita a fare una “semplice” assemblea, rompendo il silenzio su di un progetto speculativo con forti interessi economici nazionali e internazionali, e aiuti a comprendere ciò che Ya Basta cercherà di raccontare : una serie di esplorazioni, esplosioni, crolli e scoperte relazionate con l’oro; la ricchezza, la povertà, la democrazia , la politica, l’inquinamento e il futuro. http://www.youtube.com/watch?v=ptVdGi86deQ
Albert Einstein diceva: “Non si comprende veramente qualcosa se non sei capace di spiegarlo anche a tua nonna”
L’assemblea ha messo in pratica questo consiglio, e ora anche i ragazzi della scuola sono in grado di spiegarti che “la miniera a cielo aperto non è più quella dei tempi passati, una grande buca con delle gallerie scavate nel ventre della montagna, oggi si fa esplodere la montagna, il materiale roccioso viene trattato con cianuro per separare i vari minerali, questo tipo di procedimento, produce diversi tipi di inquinamento ambientale, inquinamento che può permanere per secoli, colpendo il terreno e le acque sotterranee di falda, generando malattie e morte nella popolazione e negli animali, come avviene nella provincia di Catamarca.
Se verrà realizzato il progetto dell’estrazione dell’oro nella Montagna di Famatina, questo comporterà l’utilizzazione di 1.000 litri d’acqua al secondo, in una zona arida alla quale manca già l’acqua per il consumo potabile e per l’agricoltura, oltre l’inquinamento ambientale.
Inoltre a progetto completato, quello che rimarrà dopo l’estrazione mineraria (dell’oro) sarà un enorme cratere al posto di una bellissima montagna.
I politici e il governo sostengono l’impresa perché hanno un loro tornaconto economico.
Dobbiamo fare qualcosa noi perché altrimenti ci rovineranno la nostra vita e quella delle generazioni future”
Dal 10 marzo 2007 c’è un picchetto ( all’inizio operante 24 ore su 24, oggi si fa un controllo non permanente a turni e al primo allarme, i vicini sono sempre pronti per arrivare sul luogo del picchetto a Peñas Negras al suono delle campane che la parrocchia mette a diposizione per questi casi http://lavaca.org/notas/la-rioja-agresion-a-cielo-abierto/ ) per controllare l’accesso al cantiere minerario.
L’assemblea è riuscita ad ottenere che il Consiglio (legislatura) Provinciale di La Rioja legiferasse una legge che proibisce la realizzazione della miniera a cielo aperto, un precedente che può essere significativo in un momento nel quale La Cordigliera delle Ande sembra essere zona franca per le speculazioni minerarie delle multinazionali.
Questo accade a causa di una guerra interna fra politici, infatti la disputa contro la miniera a cielo aperto scoppia all’interno dello stesso partito giustizialista ( peronista) che è maggioranza .
I consiglieri della maggioranza ( giustizialista) approfittano della situazione per cacciare il governatore e lo denunciano accusandolo, fra le altre cose, di corruzione, il governatore Mazza cerca di resistere agli attacchi politici simulando sostegno all’assemblea, ma il suo gioco non è riuscito .
La situazione si può definire cosi:
la multinazionale, Barrick Gold, aveva ottenuto la concessione per l’esplorazione del Famatina, tramite la Yamira (Yacimientos Mineros Riojanos), impresa che prima è stata una società di economia mista pubblica e privata (90% statale) poi trasformata in società anonima ( con l’80% delle azioni finite in mani private).
La mutazione societaria è denunciata dai politici ( dello stesso partito di Mazza) che sono capeggiati dal vice governatore per destituire Mazza, accusato di avere concesso alle multinazionali, in maniera tanto generosa, la miniera che era dello stato.
E’ molto probabile che il governatore Mazza sia uno dei principali azionisti della Yamira, e il governo nazionale a questo punto, per non essere troppo coinvolto, decide, anche se a malincuore, di allontanare Mazza.
Ma tutti sono consapevoli che la legge è stata un strumento per cacciare il governatore e che la volontà del governo non è quella di mantenerla.
Ya Basta! è andata a La Rioja , a Chilecito e a Famatina, è stata ospite di alcuni attivisti dell’assemblea .
Gabriela intervistata racconta:
Da tre anni, quando abbiamo cominciato questa battaglia abbiamo percorso diverse tappe, la prima cosa da fare era iniziare una ricerca e documentarsi… qui da noi non c’è una cultura mineraria, bisogna risalire a cento anni fa, per avere notizie di una estrazione mineraria, ma con metodi di “escavazione tramite tunnel” ( che comunque hanno lasciato solo malattie e vedove) ora le multinazionali attuano nuove metodologie che sono altamente distruttive e inquinanti per la natura.
Quando Carolina e Roberto frequentano il corso di geologia, iniziano a fare ricerca sulla metodologia attuale per estrarre minerali, che come dicevamo è altamente distruttiva e inquinante, e inoltre bisogna parlare anche del saccheggio economico del territorio, perchè quando prendiamo i dati sui benefici fiscali, che vengono concessi alle multinazionali, soprattutto dopo le leggi degli anni ‘90, è chiarissimo che queste leggi permettono che le stesse abbiano enormi benefici fiscali, scarsi controlli, lasciando irrisori benefici per il territorio.
Il Famatina ha minerali diversi, ma la Barrick Gold con il suo progetto è interessata all’estrazione dell’oro.
Il metallo è “disseminato”, e questo in termine geologico, viene chiamato di “bassa lega” cioè quando il metallo è sparso .. , il metodo per estrarlo è quello di utilizzare dinamite per rompere grandi quantità di rocce, in pratica distruggono le montagne, le rocce vengono poi triturate fino a farle diventare polvere, come farina.
Per riuscire a fare questo tipo di processo di estrazione metallifera, hanno necessità di consumare grandi quantità di energie, per poi passare al processo di “licibiacion” ( operazione di corrosione per separare l’oro dalle rocce) , che consiste nell’annaffiare letteralmente la polvere di roccia ottenuta, con grandi quantità di acqua, diluita con sostanze chimiche, fra queste il cianuro, che ha la proprietà di separare l’oro dalle rocce, una volta che l’oro è stato separato, tutta la scoria rimanente, impregnata di cianuro, viene depositata in grandi buche poste nelle montagne, che vengono chiamate “diga di coda”; bisogna ricordare che tutta la zona montuosa dell’Argentina ( soprattutto La Rioja , San Juan e Mendoza) è altamente sismica e in permanente movimento, ma loro sostengono che queste “dighe di coda” hanno una membrana , che impedisce al materiale di scarto inquinato di filtrare nelle falde acquifere.
Detto questo, bisogna considerare che l’Argentina ha uno degli indici più alti di corruzione della classe politica, e che i controlli tecnici da parte dello stato sono quasi inesistenti, oltre a questo abbiamo l’esperienza diretta della provincia di Catamarca dove da 10 anni un’impresa estrae il rame, lasciando un territorio devastato, l’impresa è stata denunciata e un pubblico ministero della provincia di Tucuman segue la causa di un gerente dell’impresa per inquinamento, questo processo adesso è bloccato nei tribunali federali di Buenos Aires, e attualmente come movimenti stiamo denunciando che la causa viene ostacolata, perchè questa è la prova più chiara che le miniere inquinano i corsi d’acqua .
Per questo in ogni città e paesino di La Rioja sono state create delle assemblee, sono nate in principio a Famatina, poi mano a mano si sono allargate in tutta la provincia, lavoriamo anche in forma articolata in rete, con altre organizzazioni a livello nazionale, tutte le attività, esperienze e azioni svolte localmente in ogni territorio le uniamo quando ci ritroviamo negli incontri nazionali dell’UAC (Unione Assemblee Cittadine) che si svolgono in diversi punti del paese tre volte all’anno, in questi incontri si articolano azioni relazionate con vari tipi di battaglie che hanno diversi contenuti: dai diritti umani, alle questioni ambientali, alla lotta per la terra, contro gli OGM ecc…
Anche nell’ultimo incontro, svoltosi alla fine di aprile a San Juan, http://lavaca.org/notas/la-uac-en-barricklandia/ abbiamo potuto assistere alle provocazioni del governo, che ha cercato di organizzare con i minatori una contro manifestazione che appoggiata dai giornali, doveva apparire come lo scontro fra movimenti pro e contro la miniera, http://lavaca.org/notas/san-juan-barricklandia-ataca/ ma la manifestazione è andata bene, nonostante si sia cercato di istigare alla violenza, non abbiamo permesso di cadere in quel meccanismo.
In quell’occasione in testa al corteo avevamo: il premio Nobel per la Pace Perez Esquivel, Osvaldo Bayer e Nora Cortiñas de Madres Plaza de Mayo LF, persone molto impegnate nei diritti umani e questo ci ha dato l’opportunità di legittimare ancora di più la nostra battaglia. Perez Ezquivel ha preso la parola e ha spiegato molto chiaramente ai minatori presenti, che non siamo contro la generazione dei lavoratori della miniera o del progresso ( la classica motivazione di critica istituzionale ) se non che siamo a favore della vita e che queste scelte politiche impoveriscono le popolazioni lasciando solo l’alternativa di andare a chiedere un lavoro alle miniere per poter sopravivere.
In questa ultima assemblea dell’UAC ad esempio è stato deciso di denunciare ciò che è successo il 14 aprile a due compagne della nostra assemblea, che sono state aggredite da funzionari del governo, mentre erano a Piedras Negras a garantire con la loro presenza, il controllo e la salvaguardia del territorio dal basso
http://www.youtube.com/watch?v=ZfTa-mlfsBM&feature=related
Al momento dobbiamo prendere atto, che la repressione aumenta giorno dopo giorno, cercano di criminalizzare la nostra resistenza , di intimidirci, siamo perseguitate, controllate, e soffriamo la repressione violenta come le nostre compagne che sono imputate nonostante loro siano state aggredite da funzionari dell’assessorato alla miniera della provincia e dell’assessorato all’ambiente, perciò denunciamo fortemente la criminalizzazione contro la protesta civile.
Nella UAC si è anche deciso di considerare azioni giudiziarie, di trovare il modo di fare interpellanze, a livello provinciale e nazionale, di denunciare la situazione del Famatina in ambiti internazionali, come violazione dei diritti umani, perché la questione è di una grande complessità perché la politica mineraria in Argentina è diventata una politica di stato, infatti questa politica viene difesa, e anche imposta dalla presidente Cristina Fernandez Kirchner tanto che la Barri Gold ha finanziato la sua campagna elettorale, per questo stiamo denunciando che lo Stato, imponendo la politica mineraria sta violando i Diritti Umani , sta condannando e diventando complice del saccheggio e dell’inquinamento che subiscono le popolazioni, soprattutto i popoli della cordigliera .
Anche nelle scuole arriva la propaganda, tanto che si stanno elaborando dei materiali didattici per fare in modo che la tematica della miniera entri anche nelle scuole, come il libro “il minerito” che stanno provando a inserire nel programma didattico, e noi docenti cercheremo di strutturare del materiale informativo per far si che gli studenti possano avere la possibilità di una visione oggettiva.
Le multinazionali si muovono con concetti di sviluppo basati sulla quotazione del metallo e delle cifre che si possono guadagnare nella borsa , a loro non interessa se le comunità che vivono intorno alla miniera, sono colpite, come nel caso di La Rioja, a Chilecito e Famatina, ci sono delle valli a vocazione agricola, viviamo della produzione agricola (produzione di vino , noci, olive , olio di oliva), abbiamo poca acqua e se la poca che rimane deve essere anche contaminata è chiaro che è in pericolo il futuro della nostra valle .. in queste terre c’è anche una grande produzione artigianale e tutto ciò porterà alla scomparsa di queste piccole realtà ecosostenibili: economie artigianali, piccoli produttori locali, che sono diversi da i grandi produttori, che hanno perennemente sussidi dal governo e che per questo motivo se ne stanno zitti, consapevoli che questo disastro colpirà anche loro.
I piccoli produttori, quelli che allevano animali sotto la montagna, che vivono di questo, non hanno nessuno che parli a loro nome, forse non hanno nemmeno possibilità di accedere ai mezzi di comunicazione, è anche per questo che le assemblee portano avanti questa battaglia, per essere la voce dei senza voce.
In questo momento siamo in una fase che ha due volti, da una parte il governo che di fronte alla crescita di questo movimento ha una risposta molto più dura, finora cercavano solo di squalificarci accusandoci di eco-terrorismo , di essere dei provocatori , dei perturbatori sociali .. ora alle parole seguono i fatti, voglio dire con questo che nelle ultime manifestazioni pacifiche ( d’altronde come sono tutte le nostre manifestazioni) hanno mandato la polizia a reprimere, abbiamo delle compagne che sono state arrestate, questa è un’assemblea dove la maggior parte degli attivisti integranti sono donne .. e sono le donne che preferiscono colpire.
Alcuni mesi fa, una donna di 67 anni che partecipava insieme a sua figlia in maniera pacifica è stata arrestata e poi portata in ospedale, ricoverata in rianimazione, perché ha avuto uno scompenso di salute .
Il prossimo 28 giugno, in Argentina si tengono le elezioni per il rinnovo della camera dei deputati, per il parlamento nazionale e provinciale, e i funzionari di governo che oggi hanno una carica istituzionale, e che in un primo momento hanno sostenuto la nostra lotta per la difesa della vita e dell’ambiente, mano mano, seguendo le indicazioni del governo, hanno cambiato posizione…oggi il governo è in difficoltà perché queste stesse persone che oggi dovrebbero candidarsi sono totalmente delegittimate, perché la gente ha capito il modo strumentale del loro comportamento e questo mette totalmente a rischio la loro elezione, in un momento nel quale il governo avrebbe bisogno della loro presenza nel parlamento, questi personaggi non avranno dei voti.”
Nel video “Cielo abierto” un documentario di Carlos Ruiz, http://www.youtube.com/watch?v=o8RCcp3oOik che racconta in maniera molto ben dettagliata la battaglia dell’assemblea di Famatina, si può capire molto bene la situazione, dove emerge la difficoltà delle istituzioni a sostenere “i benefici” del progetto di fronte ad una assemblea della “società civile” molto ben preparata sull’argomento, che puntualmente pone in evidente contraddizione gli argomenti a favore del progetto.
Fra le diverse testimonianze vogliamo riportare quella di Jenny una delle assembleiste che dice:
“…Noi vogliamo preservare il Famatina con i suoi ghiacciai, con l’acqua e il paesaggio, la nostra aria e la nostra terra agricola. Noi non vogliamo diventare minatori, noi non accettiamo di essere minatori, e crediamo nel “consenso sociale” e nella autodeterminazione dei popoli, siamo convinti che i nostri governanti devono, anche se a loro non piace, accettare la decisione dei popoli..”
Le azioni del movimento non si fermano, in ogni incontro pubblico, dove appaiono rappresentanti di governo, l’assemblea è presente con striscioni e interventi contro la miniera a cielo aperto, come sabato 16 maggio, quando Oscar Lhez, Assessore alla Miniera della provincia di La Rioja, (nonostante la popolazione abbia detto fermamente NO a concedergli il consenso sociale) prova senza risultati a pubblicizzare i benefici della miniera consegnando colorate magliette ai ragazzi che partecipavano al Campionato Provinciale di pallacanestro, da indossare sponsorizzando la Segreteria della Miniera, i giocatori ricevevano le maglie ma al momento della partita l’indossavano al rovescio.

Continuiamo a seminare… il cambiamento è possibile.. dicono.
Aqui manda el pueblo y el gobierno obedece!!
Ringraziamo il Collettivo La Vaca per la documentazione d'archivio , i contatti e la disponibilità. http://lavaca.org/

http://www.jorgelanata.com/

entrevista televisiva a Carina Díaz Moreno (Asamblea de Famatina)

http://www.noalamina.org/mineria-argentina-articulo2501.html

a cura di Susana Ciummelli - Ass.ne Ya Basta! Marche

martedì 16 giugno 2009

Madres de Plaza de Mayo a Jesi

Il 4 e 5 giugno scorsi, l’Associazione Ya Basta! Marche e il csoa TNT, hanno avuto il piacere di ospitare Nora Cortiñas a Jesi.
Nora Cortiñas, è un autorevole esponente delle “Madres Plaza de Mayo – L.F.”, di grande spessore politico e sociale, partecipa attivamente a livello internazionale a iniziative di movimento per la pace e per i diritti umani: come il FSM a Porto Alegre, il FSM Europeo e ultimamente, nel dicembre 2008 al 1° Festival Zapatista della Rabbia Degna in Chiapas.
Nora è da 10 anni titolare onoraria della cattedra di “potere economico e diritti umani” all’Università “UBA” di Buenos Aires.
Due mesi fa, durante una missione dell’associazione in Argentina, abbiamo avuto l’occasione di incontrarla, insieme al premio Nobel per la Pace, Perez Esquivel, ad una iniziativa del coordinamento nazionale argentino “UAC” (unione assemblee cittadine) a San Juan, Argentina.

Per questo, giovedì 4 giugno, Nora ha partecipato a un incontro pubblico presso il csoa TNT dove ha raccontato ai numerosi presenti, tra i quali molti giovani, l’inizio di una lotta per la verità che continua ancora oggi.
Suo figlio, Gustavo, che militava nel JP (gioventù peronista), scomparve nei pressi di una stazione ferroviaria della Provincia di buenos Aires, diventando suo malgrado, uno dei 30.000 desaparecidos, vittime della dittatura militare fascista argentina.
Il potere militare negò alla popolazione ogni diritto, generando un terrore che immobilizzò la volontà di un popolo, dove il reato più grave era pensare.
La storia delle Madres è una storia tinta di morte, ma anche di eroismo, dignità e di lotta per la loro realizzazione.
Da qui la sua lotta per la verità e la giustizia, un debito che è ancora aperto nella società argentina, e che la vede protagonista nelle lotte per i diritti umani.

Su proposta della Consulta per la Pace, venerdì 5 giugno, Nora Cortiñas è stata ricevuta dal Sindaco Fabiano Belcecchi, dal Vice Stefano Tonelli e dagli Assessori Valentina Conti e Gilberto Maiolatesi.
“La cittadinanza onoraria, ha spiegato il primo cittadino, concessa alle Madres de Plaza de Mayo ha una duplice valenza: dare vicinanza al dramma che queste madri continuano a vivere dopo 30 anni, e dare loro sostegno nella ricerca della verità e della giustizia, mantenendo viva la memoria storica di quanto accaduto in Argentina come per noi restano vivi i ricordi e i valori della Resistenza, della lotta al fascismo, della battaglia per la democrazia”.

Nora Cortiñas nel ricordare quei drammatici anni e il suo impegno costante attraverso la partecipazione a iniziative di coordinamento nazionale argentino per la ricerca della verità e per la lotta ai diritti umani, ha espresso la sua vicinanza al csoa TNT in questo momento problematico per la questione della sede: “ è un luogo di incontro politico-sociale e democratico di tanti giovani, ha detto rivolgendosi al Sindaco, un luogo da preservare”.
Nora attraversa i movimenti sociali perchè anche lei è parte di essi, con la degna rabbia di cui ci parlano gli zapatisti, la degna rabbia che dipinge di tutti i colori le strade dal basso e a sinistra.


Video interviste:

''Combattiamo per la memoria dei nostri figli''
http://www.vallesina.tv/index.php?option=com_seyret&Itemid=51




Nora Cortinas a Jesi
La madre di Plaza de Mayo ha incontrato l'amministrazione comunale
http://www.vallesina.tv/index.php?option=com_seyret&Itemid=51

lunedì 25 maggio 2009

Boicottaggio dell'economia di guerra israeliana


Ipotesi di lavoro sul boicottaggio dell’economia di guerra israeliana
Sosteniamo la Bds Campaign
Marche - Venerdì 6 marzo 2009
Premessa
Sessant’anni dopo la nakba del 1948 e 41 anni dopo l’occupazione dei territori da parte d’Israele, il massacro dell’operazione Piombo Fuso e la chiusura della Striscia di Gaza non hanno fatto che ulteriormente aggravare la condizione di oppressione che lo Stato israeliano impone al popolo palestinese.
Una politica di segregazione e discriminazione sviluppata in modo da impedire ai palestinesi l’autodeterminazione e con il fine di portare a termine la colonizzazione e dominazione in tutta l’area denominata “Palestina”.
Un sistema unico al mondo, che combina apartheid e neocolonialismo per mezzo d’insediamenti e occupazione armata.
Le Nazioni Unite e l’Unione hanno fallito nel riconoscere il sistematico e persistente sforzo israeliano nel colonizzare la terra palestinese, nell'opprimere, spossessare, dislocare e dominare il popolo palestinese.
Solamente ristabilendo giustizia e dignità per il popolo palestinese potrà essere restaurata la pace duratura in Medio Oriente.
Nei Territori Palestinesi Occupati l’attività coloniale israeliana continua implacabile.
Più di 600 chek-points israeliani impediscono la libertà di movimento dei palestinesi e migliaia di piani per la costruzione di unità abitative esclusive per ebrei sono stati annunciati negli ultimi due anni.
Nella sola area di Gerusalemme Est occupata la colonizzazione procede, nuovi piani sono stati annunciati per la costruzione di 13.000 unità abitative all’incirca a partire dal dicembre 2007 mentre la demolizione di case palestinesi procede senza sosta.
Israele ha demolito all’incirca 19.000 case nei Territori Palestinesi Occupati tra il 1967 e il 2006, 1.600 tra il gennaio 2000 e il settembre 2007.
In presenza di questa realtà ampi settori della società civile palestinese in collaborazione con numerose associazioni di solidarietà internazionale hanno fatto appello affinché si sviluppi e si rafforzi una campagna per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni come mezzo di contrasto della politica coloniale israeliana (BDS campaign).
30 Marzo giornata d’azione globale BDS
Nel dicembre 2008, Israele ha deciso di segnare il 60 ° anniversario della sua esistenza uccidendo in 23 giorni più di 1300 palestinesi a Gaza e ferendone oltre 5000.
Gli abitanti di Gaza sono i palestinesi, insieme ai loro discendenti, che Israele ha espulso dalle loro case nel 1948.
Con Gaza isolata dal resto del mondo da quasi due anni, la Palestina oggi è diventata il banco di prova della nostra umanità.
In occasione del WSF 2009 a Belém è stata lanciata una “Giornata d’azione globale in solidarietà con il popolo palestinese e per Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” (BDS) contro Israele.
La mobilitazione coincide con il “Giorno della terra”, commemorazione della strage del 1976 avvenuta in Galilea durante le lotte dei palestinesi contro la massiccia espropriazione delle terre.
La mobilitazione ha come obiettivi:
- il boicottaggio d’aziende israeliane e internazionali che sostengono l’occupazione israeliana e l’apartheid
- la fine delle collaborazioni con enti, università e istituti di ricerca israeliani
- l’annullamento di progetti di cooperazione che le vedono ONG israeliane in funzione di “mediazione” tra la comunità internazionale e le strutture civili (ospedali, scuole, ONG, ecc.) palestinesi
- azioni legali per porre fine all’impunità dei dirigenti politici e militari israeliani e per perseguire i crimini di guerra da loro commessi in conformità con la legislazione internazionale
- annullamento d’accordi preferenziali con Israele e l’imposizione di un embargo sulla vendita d’armi
Due casi concreti per una campagna di boicottaggio
Nell’individuare un percorso di boicottaggio degli interessi israeliani si è posta l’attenzione sulla costruzione del metrò a Gerusalemme e sull’attività produttiva della multinazionale Agrexco.
Veolia, Alstom e il metrò di Gerusalemme
Veolia e Alstom sono le multinazionali che stanno costruendo il metrò di Gerusalemme e che con questa operazione stanno violando le disposizioni internazionali che vietano la modifica della composizione demografica
culturale–sociale di Gerusalemme Est e della Cisgiordania.
La Veolia
Veolia Environnement è una multinazionale francese e fa parte del consorzio CityPass, che si occupa di costruire un sistema di ferrovia leggera tra Gerusalemme ovest e vari insediamenti ebraici illegali come Pisgat Ze’ev, French Hill, Neve Ya’akov Gilo e Gerusalemme est occupata.
Una volta costruito, il sistema ferroviario permetterà ad Israele di legare in maniera sempre più definitiva Gerusalemme est e gli insediamenti illegali allo Stato d’Israele.
Il sistema ferroviario diventerà inoltre un punto nodale della mobilità da e per i grandi insediamenti di Gerusamemme e della Valle del Giordano.
Il completamento del sistema è previsto per il 2020 e la prima linea dovrebbe essere aperta nel 2010.
Con il suo coinvolgimento in questo progetto, Veolia è direttamente coinvolta nell’occupazione israeliana dei territori palestinesi e sta giocando un ruolo fondamentale nel tentativo d’Israele di rendere irreversibile l’annessione di Gerusalemme est e d’altre aree della Cisgiordania.
Questa azienda, con questa operazione, sta minando le possibilità di una pace giusta per il popolo palestinese.
Oltre a Veolia partecipa alla costruzione del sistema ferroviario di Gerusalemme la multinazionale dei trasporti Alstom.
[ Info su bigcampaign.org ]
Carmel Agrexco
Carmel Agrexco è il maggiore esportatore ortofrutticolo israeliano, un vero colosso multinazionale, uno dei protagonisti della colonizzazione dei territori occupati.
Agrexco è per il 50% di proprietà dello Stato Israeliano.
Esporta in tutto il nord Europa, in particolare la Gran Bretagna, frutta fresca, verdure ed erbe aromatiche.
Agrexco opera con tre marchi: Carmel, Jaffa e Coral.
Agrexco è inoltre coinvolta nello sfruttamento della manodopera palestinese a basso costo e nel commercio di prodotti agricoli con i territori palestinesi occupati, tanto che alcune comunità e villaggi palestinesi si rifiutano di comprare o vendere prodotti agli israeliani.
[ Info su bigcampaign.org ]
Sostenere la campagna globale per il disinvestimento e boicottaggio (BDS)
Sostenere e sviluppare la campagna globale per il disinvestimento e boicottaggio contro Israele, lanciata dalla società civile palestinese nel 2005, è un modo per solidarizzare con le comunità palestinesi in lotta contro il muro, per sostenere i contadini palestinesi che difendono la loro terra e le loro case, per sostenere la popolazione di Gaza costretta a vivere in una prigione a cielo aperto, per chiedere la liberazione dei prigionieri politici palestinesi e sostenere le legittime aspirazioni di tutto il popolo palestinese.
[ Info sulla Bds Campaign: http://www.bdsmovement.net/ info[at]bdsmovement.net]

Ya Basta! Marche
Campagna Palestina Solidarietà - Marche
Glomeda Comunicazione
http://www.glomeda.org/

domenica 17 maggio 2009

Incontro con Nora Cortiñas


Nora Cortiñas è un autorevole esponente delle Madres de Plaza de Mayo – “Linea Fundadora”, di grande spessore politico e sociale, che ha partecipato a numerose iniziative di movimenti per la pace e per i diritti umani, tra i tanti: il FSM a Porto Alegre, il FSM Europeo e ultimamente nel dicembre 2008 al 1° Festival Zapatista della Rabbia Degna in Chiapas, è da 10 anni titolare nella Universidad “UBA” di Buenos Aires della cattedra sui Diritti Umani.

Giovedì 4 giugno 2009
"La Degna Rabbia"
Incontro con Nora Cortiñas
Madres de Plaza de Mayo LF
ore 21.00
incontro-video-mostra fotografica
al csoa TnT (all'aperto)
Venerdì 5 giugno:
al mattino, presso la sala del Consiglio Comunale di Jesi, Nora Cortiñas sarà invitata a un incontro con conferenza stampa, che vedrà la presenza del Sindaco, degli Assessori della Giunta Comunale, e dei rappresentanti della Consulta per la Pace.