martedì 22 giugno 2010

FREE GAZA! incontro con il Dott Abdel Hadi Abu Khousa.Palestinian Medical Relief Gaza


23 GIUGNO 2010 CSA TNT , ore 18,30 Via Politi JESI
FREE GAZA!
IL RACCONTO DI ABDELHADI ABU KHOUSA DIRETTORE DEL PALESTINIAN MEDICAL RELIEF SOCIETY PER LA STRISCIA DI GAZA
da Gaza a Le Marche
Dopo i presidi di protesta per l’attacco israeliano alle navi che portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, la Campagna Palestina Solidarietà Marche (rete di associazioni e singoli che nelle Marche operano per una soluzione giusta del conflitto israelo-palestinese) continua a dare voce alla popolazione palestinese di Gaza.
La testimonianza del Dott AbdelHadi Abu Khousa, referente del progetto “Cliniche mobili” che le associazioni marchigiane finanziano da tempo, servirà a dare voce ai palestinesi di Gaza ridotti a vivere in un carcere a cielo aperto a causa dell’assedio israeliano che subiscono da anni.
Questa iniziativa vuole essere un momento per esprimere la nostra solidarietà alla popolazione di Gaza che vede nella mobilitazione internazionale una speranza per riconquistare libertà e dignità.
Il Palestinian Medical Relief Society:
Il Dott Abdel Hadi Abu Khousa, membro della rete delle ONG palestinesi (PNGO) e di altre strutture della società civile palestinese, è il direttore del Palestinian Medical Relief Society (PMRS) per la Striscia di Gaza, fondato nel 1979 da personale sanitario, assistenti sociali e attivisti della società civile palestinese, con l’obiettivo di fornire assistenza ed educazione sanitaria alle persone più povere e trascurate della società palestinese.
Il PMRS è una delle più grandi ONG sanitarie palestinesi, con una sede per la Cisgiordania ed una per la Striscia di Gaza, i suoi programmi si concentrano sulla prevenzione, l’assistenza sanitaria, la riabilitazione, corsi per personale sanitario e di educazione sanitaria, salute della donna, cliniche mobili per le zone prive di ambulatori medici, laboratori, ecc.
Nella Striscia di Gaza il PMRS ha quattro centri di assistenza sanitaria, servizi di riabilitazione e per le malattie croniche e con le sue strutture serve tutta la Striscia di Gaza .
Organizzano:
CSA TNT , Associazione “LIBERA” presidio Jesi , Associazione “YA BASTA”, Ambasciata dei Diritti, Campagna Palestina Solidarietà
Altri incontri a cura della Campagna Palestina Solidarietà:
Macerata: Martedi 22 giugno ore 21.30 - Hotel Claudiani Vicolo Ulissi 8
Pesaro: Giovedi 24 giugno ore 20.45 - csa Oltrefrontiera Via Leoncavallo 15

lunedì 21 giugno 2010

Free Gaza - Abu Kusa (Pmrs - Gaza) nelle Marche


Dopo i presidi di protesta per l’attacco israeliano alle navi di pacifisti che portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, la Campagna Palestina Solidarietà Marche ha organizzato una serie di incontri pubblici ed istituzionali con il direttore del Palestinian Medical Relief di Gaza. Dopo la giornata anconetana di "Welcome", le iniziative si sono tenute a Jesi, Macerata e Pesaro, per dare voce alla popolazione palestinese e per riportare l’attenzione pubblica sull’assedio che da quattro anni imprigiona un milione e mezzo di persone in una striscia di 365 kq. - Il comunicato della Campagna Palestina Solidarietà

mercoledì 9 giugno 2010

WELCOME : indietro non si torna


Welcome - indietro non si torna

DOMENICA 20 GIUGNO 2010 CI RIPRENDIAMO IL PORTO
In occasione della giornata internazionale del rifugiato che si tiene il 20 giugno;Manifestazioni congiunte nei porti dell’Adriatico, Venezia, Ancona, Bari e in quelli di Igoumenitsa e Patrasso in Grecia

Ancona - Porto Aperto

Programma delle iniziative che si svolgeranno sulla banchina 14

Ore 11.00 Conferenza stampa creativa

Ore 19.00 Intervento di apertura della giornata di mobilitazione contro tutti i respingimenti a cura dell’Ambasciata dei Diritti Marche. Intervento sulla situazione del porto di Ancona ad un anno dalla richiesta di abbattimento delle reti. Il punto sulla campagna di raccolta firme per la riapertura del porto, proposte da condividere a cura dell’ Osservatorio Faro sul Porto vai al programma-adesioni http://www.glomeda.org/documenti.php?

Ore 19.30 Giochi senza frontiere Quadrangolare di calcio a 8 in cui si fronteggeranno una rappresentanza dei quattro continenti: Asia, Europa, Africa, Americhe. Le partite si giocheranno con un pallone grande di gomma piuma colorato. A cura della Polisportiva Antirazzista Assata Shakur

Ore 20.15 Proiezione del video "Welcome. Indietro non si torna" realizzato dal Progetto Meltingpot Europa. Collegamenti dai porti dell’Adriatico e da quelli greci dove si sono svolte le altre iniziative Welcome.

Voci dai territori assediati dalle guerre:

Afghanistan - Intervento di un rappresentante di Emergency Ancona

Kurdistan - Intervento a cura di Carlo Dore, Cts Ancona

Somalia - Intervento a cura di Gaia Schiavoni, studentessa dell’Istituto d’Arte di Ancona, partecipante al progetto promosso dalla Provincia di Ancona “Adotta un conflitto”

Palestina - Intervento di AbdelHadi Abu Khousa, presidente del Palestinian Medical Relief della Striscia di Gaza. Collegamento da Gaza con Vittorio Arrigoni. A cura della Campagna Palestina Solidarietà

(La "Campagna Palestina Solidarietà Marche", come promesso in occasione dei presidi di protesta per l’attacco israeliano alle navi degli attivisti internazionali che portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, continua a dare voce alla popolazione palestinese di Gaza e dal 20 al 24 giugno ospiterà per una serie di conferenze il Dott AbdelHadi Abu Khousa, direttore del Palestinian Medical Relief Society (PMRS) per la Striscia di Gaza.La testimonianza del Dott AbdelHadi Abu Khousa servirà a dare voce ai palestinesi di Gaza ridotti a vivere in un carcere a cielo aperto a causa dell’ assedio che subiscono da anni. Partecipare alla nostra iniziativa significa portare la nostra solidarietà alla popolazione di Gaza che vede nella mobilitazione internazionale una speranza per riconquistare libertà e dignità.)

Ore 22.00 Allegra Rebeldia

AnconArmata in concerto

Hell z Eye all star in concerto (realizzato dai Banana Spliff, Nero Garage e Ganji Killah) A seguire dj set

Saranno allestite le seguenti mostre fotografiche:

Profughi di Patrasso Mostra fotografica a cura di Simone Galassi

I sud del mondo Mostra fotografica a cura di Pierfrancesco Curzi

Ho fame! Ho sete! Installazione fotografica a cura di William Vecchietti

Palestina: Campagna BDS (Campagna Internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni nei confronti dello Stato di Israele) Mostra fotografica a cura della Campagna Palestina Solidarietà

URBAN ART Angolo dedicato all’espressività artistica di strada a cura de LA CUPA e dell’Ass. JASSART

L’ORA DEL THE’ Angolo dedicato alle narrazioni di viaggio a cura delle donne marocchine che presenteranno insieme ai loro racconti la cerimonia tradizionale del thè e inoltre........................................

Letture in vernacolo

Video sul porto e sulle manifestazioni contro i respingimenti

Giocolieri per bambini - Stand informativi

Ristobar dove saranno disponibili cibo e bevande

Welcome - Le adesioni dalle Marche

Comunità Resistenti delle Marche, Ambasciata Dei Diritti Marche, Osservatorio Faro sul Porto, Ass. Ya Basta! Marche, Polisportiva Antirazzista Assata Shakur (Ancona), Campagna Palestina Solidarietà Marche, Csa Sisma – Macerata, Csa Oltrefrontiera – Pesaro, Csoa T.N.T. - Jesi, Csa Kontatto – Falconara, Csoa MezzaCanaja – Senigallia, Squola spa - Pergola, Csa Fabbri – Fabriano, Bottega di Resistenza Globale – Fossombrone, Csoa JollyRoger - Civitanova Marche (Mc), Coordinamento Migranti Terza Italia (Senigallia), La Cupa (Ancona), Collettivo Studentesco OPS (Ancona), Collettivo Corto Circuito - Jesi (An), Collettivo Studentesco 70c (Fabriano), Collettivo Studentesco Zenit (Senigallia), Spam/Studenti e precari – Macerata, Csoa Ex Mattatoio Perugia, Commons LaB & Comitato Primo Marzo Perugia, Gruppo Emergency (Ancona), Gruppo Emergency Fabriano, Urlo – mensile di resistenza giovanile (Ancona), Ass. Sciarada Corridonia (Mc)


Avvocato Paolo Cognini – Foro di Ancona, Enzo Valentini - Assessore all’Ambiente, attività economiche e politiche di integrazione sociale, cooperazione e sviluppo - Comune di Macerata, Gabriella Ciarlantini - Consigliere Comunale Macerata, Emanuele Rossi - Consigliere Comunale Gruppo Misto Comune di Fabriano, Maiolatesi Gilberto - Assessore all’Ambiente e all’Integrazione Sociale del Comune di Jesi, Carla Virili – Assessore Protezione Civile, Demanio Idrico, Viabilità e Pari Opportunità – Provincia di Ancona, Janita Biondi - Consigliere Comune di Fabriano, Francesco Armezzani - Consigliere Comune di Fabriano, Sandro Romani - Vice Sindaco Assessore ai Lavori Pubblici e alla Protezione Civile Comune Fabriano, Angelo Costantini - Assessore alle Politiche del Lavoro, Attività Produttive, Trasporti Comune Fabriano, Belcecchi Fabiano - Sindaco Comune di Jesi, Tonelli Stefano - Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Jesi, Aguzzi Bruna - Assessore ai Sevizi Sociali del Comune di Jesi, Sorana Vincenzo - Assessore alle Finanze del Comune di Jesi, Torelli Mauro - Dirigente dei Servizi alla Persona del Comune di Jesi, Roberto Sorci - Sindaco di Fabriano, Ennio Pattarin Professore Economia Università Politecnica delle Marche, Gianni Fiorentini - Assessore all’Immigrazione della Provincia di Ancona. Gruppi Musicali: Gang e Malavida

lunedì 7 giugno 2010

Con Freedom Flotilla. Le iniziative nelle Marche

Con Freedom Flotilla. Le iniziative nelle Marche

Continua nelle Marche la mobilitazione di protesta contro la pirateria della marina militare israeliana, che all’alba del 31 maggio ha assaltato le navi della Freedom Flotilla, cariche di civili e aiuti umanitari, dirette verso la Striscia di Gaza per rompere l'embargo e portare aiuti e solidarietà. L'attacco ha provocato una strage tra gli internazionali, decine di feriti e il sequestro degli attivisti.
Dopo il presidio a Pesaro la sera stessa del 31 maggio, oltre 150 persone si sono radunate martedì 1 giugno ad Ancona, in piazza Roma, mobilitate dall'Ambasciata dei Diritti e da Ya Basta!, da parte della rete Campagna Palestina Solidarietà Marche e dal Comitato anconetano per la Pace. Presente anche una nutrita rappresentanza della comunità islamica di Ancona


Ad Ascoli, nonostante la pioggia, giovedì 3 una quarantina di persone hanno fatto un presidio di protesta davanti alla Prefettura per denunciare le costanti violazioni del diritto internazinale da parte di Israele.
In entrambe le iniziative si è rilanciato l'appello palestinese al Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni su Israele come mezzo nonviolento di pressione affinché Israele risponda dei suoi illeciti internazionali e rispetti i diritti fondamentali del popolo palestinese.










Gaza, la Corrie non fa retromarcia
da Gaza, Vittorio Arrigoni
Fino a poco fa, alle 12:05 italiane la Rachel Corrie SS si trovava a 170 miglia dalla costa di Gaza, e naviga diretta verso di noi ad una velocità di circa 10-12 miglia all'ora.Il capitano Derreck anche questa mattina ha smentito fortemente quanto scritto ieri dal quotidiano israeliano Haaretz e riportato da tutti i giornali del mondo, e cioè che se intercettati dai commandos dirigeranno di loro spontanea volontà verso il porto israeliano di Ashdod.
Equipaggio e passeggeri sono determinatissimi a portare a compimento la loro missione umanitaria e sbarcare a Gaza con il loro carico di aiuti: cemento, ferro, attrezzature mediche, giocattoli.La nave cargo, che avrebbe dovuto far parte della Freedom Flotilla assaltata in acque internazionali lunedi' scorso, ha subito un ritardo di 4 giorni sulla missione per guasti tecnici.
A bordo una quindicina di passeggeri fra i quali il premio Nobel per la pace Mairead Maguire , l'ex vice Segretario generale delle Nazioni Unite Denis Halliday, giornalisti di CNN e Al Jazeera e delegazioni di organizzazioni per i diritti umani irlandesi e malesiane.
Dopo i sabotaggi subiti alle altre due imbarcazioni del Free Gaza Movement, le misure di sicurezza prese prima della partenza della Rachel Corrie sono state accurate.
I sabotaggi sono stati confermati da il colonello Itzik Tourgeman che ha dichiarato alla Commissione Difesa e Affari Esteri della Knesset, il parlamento israeliano, che alcune navi della Flotilla non hanno potuto salpare dai porti europei verso Gaza perché manomesse grazie ad una "missione coperta", ovvero da agenti dell'Intelligence.Anche Il ministro degli Esteri irlandese ha ribadito che non ci sono accordi fra Irlanda e Israele per condurre il cargo Rachel Corrie al porto di Ashdod.Israele racconta palle.

Restiamo UmaniFONTE:http://it.peacereporter.net/articolo/22328/La%20Corrie%20non%20fa%20retromarcia

Manolo Luppichini torna a Roma.
E' atterrato intorno alle 18:20, nell'area militare dell'aereoporto di Ciampino Manolo Luppichini, videoreporter italiano sequestrato in acque internazionali, il 31 Maggio 2010, dall'esercito israeliano. ...
http://www.youtube.com/watch?v=gSNhVUz5H7I



































giovedì 27 maggio 2010

E' arrivato il dvd del film " Corazon del tiempo"


Dopo la proiezione in anteprima, del film "Corazon del tiempo", in diverse città d'Italia, ora puoi trovarlo in dvd...unitamente al CD musicale con la colonna sonora del film.
Il DVD è disponibile presso tutte le sedi di YaBasta!


Contattaci!

Corazon del tiempo
Un viaggio nel cuore della resistenza zapatista
Una pellicola diretta da Alberto Cortes
------------------------------------------------------------------------------------------------- Il documentario “uno sguardo (al Cuore)”, è lo sguardo degli zapatisti al mondo del cinema, che si materializza durante le riprese del film.
Questo documentario fu filmato dai compagni base d’appoggio zapatisti, che guardavano attraverso una camera tanto ai membri della comunità quanto a noi, gli urbani che andammo a realizzare i lavori per le riprese. Più che un semplice ritratto dei lavori cinematografici, è lo sguardo fresco di chi scopre le cuciture di un mezzo di comunicazione complesso.
La documentazione di questo processo, di come i contadini indigeni della Selva Lacandona si sono dati il compito di realizzare un film è un materiale inestimabile.
“Uno sguardo (al Cuore)”, è risultato così, una finestra per guardare come due mondi tanto distinti coesistono, costruiscono.
I personaggi di questo documentario sono i compagni zapatisti che ricoprono diverse funzioni dentro al processo di produzione della pellicola, tanto attoriali come di sartoria e di produzione, per nominare qualche esempio. Interviste che ci permettono di avvicinarci allo zapatismo da un’angolazione nuova.
Questo documentario, ci permette di accedere a spazi della resistenza dei popoli autonomi in una maniera attiva e propositiva: fare cinema nella Selva Lacandona.
Quest’opera è una lettera d’invito perché le comunità facciano loro questo mezzo di comunicazione, come già lo hanno fatto negli anni passati.
Bataclan Cine

Grazie a:
Juan Garcia, Ramon Vera Herrera, Emiliano Jimenez, Guiomar Rovira, Jesus Ramirez Cuevas, Carlos Solarez Diaz, Radio Insurgente, Promedios, Sublevarte, La Otra Grafica, Ivan Trujillo, Lupe Ferrer, Jackie Robinson, Tessa Brissac, Sabi, Jaquie Levy, Arturo Batiz, Diego Sepulveda, Nuke, Poncho, Gandhi Noyola.
------------------------------------------------------------------------------------------------
Questa pellicola è stata realizzata con l’appoggio di
La Giunta del Buon Governo “Hacia la Esperanza” e le comunità zapatiste, San Jose del Rio, Guadalupe Tepeyac, Nuevo Horizonte, La Realidad, Chayabes y Rancho Nuevo.

I nostri ringraziamenti
al Comandante Tacho, Subcomandante Insurgente Marcos, Teniente Coronel Insurgente Moises, Jorge Sanchez, Gloria Munoz Ramirez, Bruno Cortes y Zachary Sclark.

Un riconoscimento anche
alla grande mostra di solidarietà di tutti i compagni e le compagne che durante questi anni ci hanno aperto le porte per mostrarci l’esperienza zapatista da dentro i loro cuori.


LA MUSICA DI CORAZON DEL TIEMPO

Un pueblo soñando despierto

VIDEO

COLONNA SONORA

Musica originale di:
Descemer Bueno e Kelvis Ochoa
Musicisti partecipanti
Barcelona
Marina Abad La “Canillas”
E Xavi Turull di “Ojos de Brujo”
Mexico
Cecilia Toussant, Pablo Valero
Cuba
Violino Tammy López
Viola Anolan González
Violoncello Eli Regina Ramos
Tromba Tomy Garcia
Piano Harol López Nusa
Chitarra Elmer Ferrer
Percussioni Adel González
Temi
“Tres mujeres”
Descemer B./Kelvis O.
interprete
Marina Abad “ la canillas”
Di “Ojos de Brujo”
“Ay que yo no haría”
Kelvis O.
interpreti
Cecilia Touissant
Kelvis Ochoa
“A fuego lento”
Descemer B./Marina A.
interpreti
Marina Abad “la canillas”
Descemer Bueno
“La Tierra”
Descemer B./Kelvis O.
Interpreti
Emelina Méndez, Yolanda Parada,
Verónica Trejo, Rocío Barrios e Consuelo Cruz
“Maizales”
Descemer B./Kelvis O.
interpreti
Descemer Bueno/Kelvis Ochoa
Coro di bambine e bambini
Di San José del Rio
Darinel Jiménez
Yaneli Cruz
Magali Jiménez
Glendi Jiménez
Orfa Parada
Josué Santis
Herman Rodríguez
Rosenberg Rodríguez
“La Alegría”
Descemer B./Kelvis O
Interpreti
Ever/Elisaú/Descemer Bueno
Marimba de Nuevo Horizonte
Don Humberto Abarca
Humberto Abarca (hijo)
Raúl Abarca
"Deje que mi alma llegue a ti”
Kelvis O.
Interprete
Kelvis Ochoa
“Alicia”
Descemer B./ Kelvis O
“A la sombra de la ceiba”
Amparo Sánchez
interprete
Amparanoia
Produzione e arrangiamenti
Descemer Bueno
Percusioni e tabla
Xavi Turull
Studi di registrazione
Musica strumentale
Maikel Studio (La Habana)
ingegnere
Maykel Bárzaga
“Tres mujeres”
Kresten Acustics (Barcelona)
ingegnere
Kapitán Kresten/ “Ojos de Brujo”
“A fuego lento”
Feelback (Barcelona)
ingegnere
Eduardo del Aguila Cortés
“Ay que yo no haría”
Submarino del aire (Mexico)
ingegnere
Eduardo del Águila Cortés
“La Tierra”
“Maizales”
San José del Río (Chiapas, México)
ingegneri
Xavi Turull
coordinatore musicale (Cuba)
Luis Ángel Garcia “Wilson”
coordinatore musicale (Barcelona)
Xavi Turull



http://www.corazondeltiempo.com/

martedì 23 marzo 2010

Roma 20 marzo - Manifestazione in difesa dell'acqua


Con volantini e striscioni per tutto il corteo la presenza degli attivisti dell'Associazione Ya Basta ha denunciato la situazione in Chiapas. E' stato un modo per sottolineare che la vicinanza con gli zapatisti affonda le sue radici in lotte comuni: quelle per la difesa dei beni comuni, dell'acqua.
Non si tratta di solidarietà ma di condivisione della ricerca di un mondo diverso, di un autonomia reale nel costruire il presente e sognare il futuro.
“Gli zapatisti non sono soli.
Basta con le aggressioni in Chiapas. Libertà ai prigionieri politici. Viva l’EZLN.”



































mercoledì 17 marzo 2010

ASSEMBLEA PUBBLICA: ACQUA BENE COMUNE - NO ALLA PRIVATIZZAZIONE


COMUNICATO CSOA "TNT" - JESI

ASSEMBLEA “ACQUA BENE COMUNE”:
SI PARTE DA JESI PER MANIFESTARE A ROMA

Nel corso dell’Assemblea “Acqua Bene Comune” organizzata dal Centro Sociale “TNT” e partecipata da tanti cittadini e amministratori, anche dei comuni a noi vicini, si è delineato un primo piano di intervento contro la privatizzazione dell'acqua prevista entro il 31 dicembre 2011. Il piano emerso dall'Assemblea e condiviso dagli amministratori presenti, tra cui l'assessore all'Ambiente Gilberto Maiolatesi, si articola nei seguenti passaggi:

1) Procedere da subito alla modifica dello dello Statuto comunale per inserire la qualificazione dell'Acqua come “bene comune privo di rilevanza economica”;

2) Avviare urgentemente un percorso finalizzato alla trasformazione della Multiservizi SpA in “Azienda speciale consorziale”. L'attuale configurazione giuridica in Società per Azioni, seppur attualmente a completa partecipazione pubblica, colloca il servizio idrico in un regime di diritto privato e gli attribuisce di fatto la qualifica di bene oggetto di valorizzazione economica. La trasformazione in “Azienda speciale consorziale” ricolloca il servizio idrico in un regime pubblico compatibile con la qualifica dell'acqua come “bene comune privo di rilevanza economica” e garantisce a tutti i lavoratori impiegati l'effettiva conservazione degli attuali posti di lavoro, messi gravemente a rischio dalle gare di appalto imposte dalla privatizzazione;

3) Avviare da subito la raccolta di firme per il referendum nazionale che vada ad abrogare la “Legge Ronchi” dichiarando che l'acqua è essenziale per la vita e non può essere considerata una merce: il raggiungimento del quorum di firme necessario consentirebbe di indire il referendum nella primavera del 2011, ovvero diversi mesi prima del termine fissato dalla legge per la privatizzazione dei servizi idrici.

4) Imporre alle Amministrazioni comunali di non avviare procedure per le gare di appalto e di attendere l'esito della consultazione referendaria.

5) Promuovere la manifestazione nazionale contro la privatizzazione dell'Acqua, che si terrà a Roma Sabato 20 Marzo.

Organizziamo la partenza da Jesi in treno alle ore 8.15.
Per adesioni e informazioni Tel 347 6018652

Centro Sociale Autogestito “TNT”

domenica 14 marzo 2010

CAFFE', NEOLIBERISMO, DIGNITA'




CAFFE', NEOLIBERISMO, DIGNITA'


A partire da quest’anno un’altra novità che riguarda il progetto del Cafè Zapatista è la collaborazione con "Pausa Cafè", una cooperativa sociale che favorisce processi di sviluppo sociale ed economico equo, sostenibile e partecipativo, con speciale attenzione all'inclusione dei soggetti svantaggiati, nel Nord e nel Sud del mondo.
Al contempo, la cooperativa, offre ai detenuti delle Case Circondariali "Lorusso e Cotugno" di Torino e "Rodolfo Morandi" di Saluzzo, percorsi di reinserimento sociale e lavorativo.
Infatti, il primo laboratorio di Pausa Cafè è nato nel 2004 all’interno del carcere delle Vallette di Torino (Casa Circondariale "Lorusso e Cotugno"), in un locale di circa 200 metri quadrati dove è stato allestito il reparto di torrefazione, stoccaggio e confezionamento del caffè.
Un successivo ampliamento, reso possibile dalla concessione di nuovi spazi contigui da parte della direzione della Casa Circondariale, ha consentito di aprire il laboratorio di lavorazione del cacao. Grazie al buon andamento del progetto, ed all'ampliamento dei suoi obbiettivi, i locali attuali sono diventati non più sufficienti ad accogliere i macchinari necessari ad effettuare tutte le lavorazioni previste.

Nei locali della Casa Circondariale viene realizzata la lavorazione del Cafè Rebelde Zapatista, dalla tostatura al confezionamento del prodotto finito.
Per info e contatti nelle Marche yabastamarche@libero.it
tel / fax (+39) 0731 5060 cell. (+39) 340 4177096

Per contribuire alla lotta del movimento zapatista e alla diffusione del Cafè Rebelde visita il sito www.caffezapatista.it oppure contatta la sede di Ya Basta! presente nella tua regione.

lunedì 22 febbraio 2010

Storie di normalità dal Caffè Basaglia di Torino all’incontro di Trieste










Storie di normalità dal Caffè Basaglia di Torino all’incontro di Trieste: Operatori di "Malati di niente" insieme a Radio La Colifata partecipano alla costruzione della rete internazionale.

Continua il lavoro di rete per la difesa della 180 incontrando e aprendoci alla città , alla società, cercando così di far conoscere il mondo del disagio mentale, dipinto sempre più spesso, dalla cronaca e dall’informazione dei media, attraverso un legame indissolubile tra salute mentale e violenza.
Caffè Basaglia, Radio La Colifata e la Comunità Soteria, con la rassegna Malati di niente, lavorano in questo senso , per dimostrare che la “pericolosità sociale” del “malato mentale” è una menzogna, una pericolosa mistificazione della realtà.
Franco Basaglia era un famoso psichiatra. Il suo nome e’ legato alla legge 180, la Basaglia, appunto, per cui sono stati introdotte importanti trasformazioni nei trattamenti psichiatrici e la revisione dei manicomi.
Il caffè Basaglia invece e’ un locale accogliente nel cuore di Torino http://www.caffebasaglia.org/, e porta questo nome perché, tra le altre cose, da’ lavoro ad alcune persone con sofferenza psichica, aiutandoli a reinserirsi nella società.
Un loft con pareti colorate, ambienti spaziosi, dove ci si sente a casa; si mangia, si beve, si ascolta musica, ma soprattutto, li’ le persone sono un po’ speciali, e ognuno ha una storia da raccontare.
Hugo Lopez di Radio La Colifata http://www.lacolifata.org/ è rimasto a Jesi per due mesi ( ospite dell’associazione Ya Basta!) da dicembre a febbraio 2010 , dove oltre ad essere stato fra i relatori dell’ incontro della Rassegna Malati di Niente, si è fermato per fare uno scambio di esperienza e lavorare nelle attività del Centro diurno e del Centro Sollievo, nell'Atelier e nel giornalino di Capo-Horn , ma anche nelle trasmissioni di radio TLT://www.radiotlt.it/programs.asp?id=4 , come le trasmissioni "Radice di Banana" e "Luigi".
Domenica 18 gennaio Hugo è stato ospite a Torino, di Caffè Basaglia , accompagnato da operatori e attivisti di Jesi, hanno interloquito in un'incontro molto partecipato dove è stato proiettato il materiale video "colifato" sottotitolato in italiano grazie al lavoro fatto a Jesi da operatori e associazioni di volontariato coinvolte in questa avventura.
Il video, e a seguire l'intervento di Hugo , racconta la straordinaria esperienza di "Radio la Colifata" che trasmette dai giardini dell’Ospedale neuropsichiatrico “J. Borda” di Buenos Aires. Una voce di libertà e speranza che ha fatto proseliti e che ha conquistato anche il cantante franco-spagnolo Manu Chau, ormai fan di questa esperienza .
Hugo è una persona intelligente, divertente e creativa, nell'accezione riduttiva del termine è un paziente, nella realtà è una colonna di questa esperienza che punta alla riscoperta di spazi comuni e della capacità di costruzione collettiva.
L'incontro di Torino, oltre a raccontare la esperienza di Radio La Colifata di Buenos Aires, e del lavoro fatto da Malati di niente, ha avuto la possibilità di allargare ancora questa rete per la difesa della 180. Perche la prevenzione e la salute mentale è un tema che riguarda tutti, nessuno si deve sentire fuori e non coinvolto, perche il lavoro di rete per una prevenzione è quello della contaminazione culturale della promozione della salute mentale attraverso la valorizzazione delle diversità e intervento sociale sul territorio.
Perchè i diritti , la libertà e la dignità sono terapeutici
“Che cos’è “salute mentale”?”
Incontro internazionale a Trieste dal 9 al 13 Febbraio 2010
Ridurre a una pagina una miriade di discussioni è praticamente impossibile.
Partiremo allora dalle conclusioni.
Tirare le fila del discorso, la «Carta di Trieste».
Il documento, sottoscritto dalla rete degli operatori sociali, si domanda come attualizzare la libertà terapeutica proposta da Basaglia, e ne esce un elenco di punti programmatici, volti a rimettere in discussione «il ruolo che oggi il potere attribuisce al sistema del welfare».
L'obiettivo è di aprire una nuova campagna proprio in questa fase storico-politica in cui si mette in discussione la Legge 180 rispolverando la vecchia logica custodilistica-manicomiale. E’ stato dichiarato, e con la nostra partecipazione abbiamo verificato, che questo non era un tradizionale convegno psichiatrico ma un crocevia di storie, di pratiche, esperienze, studi e ricerche: una sorta di forum destinato a riunire e a valorizzare le più diverse reti che in oltre quarant’anni si sono formate – in Italia e nel mondo – attorno alle questioni suscitate dalla chiusura dei manicomi e dalle pratiche di contrasto all’esclusione.
L’ Incontro ha offerto spazi e un minimo di infrastrutture per discutere insieme su temi, domande, suggerimenti e proposte.
Con cadenza quasi decennale, dal '77 Trieste ha chiamato a raccolta le “forze vive” per continuare un percorso che non avrà mai fine.
Un cammino non lineare, cosparso di domande, di donne e uomini che continuano chiedersi perché. E quando le questioni hanno a che fare con la realtà, soprattutto quella istituzionale, il chiedersi insieme cos'è e perché è così e non altrimenti, ha una forza inaspettata.Tantissime e tantissimi hanno risposto con entusiasmo all'invito, inviando proposte e messaggi, obbligando a estendere la mappa dell’Incontro, di volta in volta aggiungendo nuovi workshop, modificandone altri, realizzando in queste giorni uno scambio di grande speranza.

“Nella nostra debolezza in questa minoranza che siamo, noi non possiamo vincere perche è il potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere, nel momento che convinciamo noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di cambiamento difficile da ricuperare.”
Franco Basaglia

lunedì 15 febbraio 2010

Noi ti dobbiamo dei ringraziamenti collettivi..ciao David

15 / 2 / 2010
"noi ti dobbiamo dei ringraziamenti collettivi per come eri e insieme a noi ancora vivi ora che brilli come una stella anche se siamo della terra e torniamo alla terra"

Ci sono delle perdite che è difficile accettare, ci sono degli uomini che per la loro generosità, altruismo, militanza e combattività sono stati esempio e modello per tutti noi.
Nelle nostre vite, nella quotidiana battaglia per cercare di rendere il nostro un mondo migliore.
Abbiamo perso tanto perchè tanto è quello che David ha saputo darci in questi anni: la sua determinazione nelle lotte, dagli spazi sociali per reclamare diritti e dignità per un futuro senza frontiere, finalmente libero da ingiustizie.
E soprattutto abbiamo perso un fratello.
David da sempre è stato un militante dei centri sociali e delle Comunità Resistenti delle Marche, punto di riferimento dei movimenti.
Era il "sub-comandante” di un esercito di sognatori che con lui nel cuore continuerà a lottare per la libertà.
David è vivo e lotta insieme a noi!Le sorelle e i fratelli del Csa Sisma
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È indescrivibile il limite che le parole hanno in un momento come questo, dove incredulità, sgomento e dolore hanno il sopravvento. Se però queste hanno un minimo di senso allora lo abbiamo trovato, oggi, inciso nei volti di tutte e tutti noi.
Oggi ci siamo presi la strada per l’ultimo corteo con David, dopo i tanti fatti insieme condividendo urti e abbracci. Noi andiamo avanti, perché desiderio e vita sono più forti di ogni dolore e di ogni ingiustizia.
Da oggi noi andiamo avanti anche per te.
I compagni e le compagne delle Marche

mercoledì 10 febbraio 2010

Sadam: centrali, riconversioni e giocatori di ruba-mazzo


La destra politica ed imprenditoriale ha un programma di governo per il nostro Paese e per le nostre città fatto di centrali nucleari, inceneritori, turbogas, rigassificatori, centrali a carbone, “grandi” opere ad alto impatto ambientale (TAV, Ponte sullo stretto, Quadrilatero), escavazioni selvagge e condoni per gli abusi edilizi. Nelle Marche il PDL si è già dichiarato favorevole alle due nuove mega centrali API (oltre 600 MW di potenza), ha sostenuto la realizzazione della Quadrilatero e preme per stravolgere il PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) che attualmente esclude la realizzazione di grandi impianti di produzione energetica. Nella nostra città le stesse forze politiche ed imprenditoriali vestono l'abito degli ambientalisti e si oppongono alla realizzazione di una centrale di modestissime proporzioni (11MW) e di basso impatto ambientale. Dov'è il trucco?
Salute e posti di lavoro in questo gioco contano meno che niente. La centrale SADAM è solo l'occasione per una vasta operazione politica che ruota tutta intorno ad un'unica questione: il governo della città ed i vantaggi che se ne possono trarre. Il PDL punta alla crisi di giunta e nel frattempo conquista visibilità e spazi politici in un'inedita mascherata movimentista; dentro al PD il conflitto tra diverse componenti ha trovato l'occasione per tentare qualche regolamento di conti; ex politicanti dediti al riciclo (non dei rifiuti ma delle proprie carriere) prefigurano listoni civici dove aspirare a qualche poltrona (come già successo a Monsano); imprenditori locali mirano a tenersi il business dell'energia tutto per sé facendo di una rivendicazione sociale una battaglia di mercato; comitati di varia natura e pseudo centri sociali plaudono alla destra in Consiglio Comunale ed organizzano convegni in sale concesse dall'hotel “Federico II”.
Contro la Turbogas ci siamo battuti fino in fondo, anche quando i riflettori erano spenti ed i militanti dell'ultima ora se ne erano tornati a casa. Eravamo e siamo convinti che una centrale da 125 MW dovesse essere respinta mentre gran parte di coloro che oggi “santificano” su 11 MW l'hanno voluta ed hanno votato una Convenzione che svincolava la centrale dalle sorti dello zuccherificio. Per questa nostra convinzione abbiamo fatto cortei, occupazioni, blocchi stradali, ricorsi. Ma la partita di “ruba-mazzo” che si gioca oggi sulla centrale SADAM è un'altra cosa ed è un tavolo al quale non vogliamo sederci.
Movimenti e ceto politico sono due cose ben diverse. I movimenti producono conflitto e nel conflitto non si chiedono le tessere. Ma quando si fanno conferenze stampa con i capo-gruppo consiliari del PDL, si perseguono alleanze con il ceto politico della destra xenofoba, razzista e nuclearista, si sfrutta l'interessato omaggio di una visibilità tutta e solo mediatica e si usano le piazze per riti sciamanici, non c'è movimento ma populismo all'interno del quale, come sempre, la destra guadagna la propria egemonia.
La crisi globale è un fatto concreto che travolge la vita di migliaia di persone. Dentro una crisi di simili proporzioni la battaglia contro l'attuale modello di sviluppo deve essere calata dentro la realtà materiale, senza doppi fini e falsi ideologismi. La centrale SADAM rappresenta un modello di gestione e produzione energetica che non condividiamo: pensiamo, però, che in un momento così difficile le sue modeste proporzioni non valgano la perdita di 160 posti di lavoro e che siano altre le vere priorità ambientali che dobbiamo affrontare con rigore e senza mediazioni.
Il vero problema non è la centrale ma l'utilizzo di olio alimentare per la produzione di biodiesel. Un problema che deve essere affrontato attraverso una modifica generale della normativa nazionale ed europea in tema di bio-carburanti. L' obbligo di produzione di biodiesel da un lato ed il libero impiego di olii alimentari dall'altro fanno di tale normativa una tenaglia che stritola qualsiasi ipotesi di soluzione sostenibile sia sul piano ambientale che sul piano etico. Confinare il problema alla riconversione Sadam rischia di essere l'ennesima finzione ad uso e consumo delle piccole coscienze. E' necessaria, invece, una battaglia di ampio respiro per rovesciare l'assetto normativo vigente e per imporre, anche attraverso le istituzioni locali ed il Piano Energetico Regionale, “clausole etiche” sull'utilizzo delle materie prime.
La partita di "ruba-mazzo" che si gioca oggi sulla centrale SADAM per quanto ci riguarda è inaccettabile. Siamo sempre stati in prima fila nella difesa dell’ambiente e del territorio, mettendo in gioco volti e corpi: ma lo abbiamo sempre fatto senza doppi fini e non abbiamo mai accettato di essere strumento di operazioni che nascono dal ceto politico del centro-destra e si legano a specifici interessi imprenditoriali. Né burattini né burattinai.
Centro Sociale Autogestito Tnt

martedì 26 gennaio 2010

Incontro con Sergio Yahni dell'Alternative Information Center di Gerusalemme



La Campagna Palestina Solidarietà vi invita ad un incontro
con SergioYahni (refusnik/obiettore) dell'Alternative Information Center di Gerusalemme. E' un'occasione unica per incontrare il co-direttore di uno dei gruppi più interessanti di Israele/Palestina.

L'Alternative Information Center è costituita sia da militanti palestinesi che israeliani, svolge un ruolo di analisi critica della situazione israelo-palestinese di fondamentale importanza e promuove ivalori di eguaglianza, giustizia sociale, libertà e democrazia.
Fermo Mercoledi 27 ore 21.00 Sala riunione della P.A. croce verde P.le Tupini 6
Jesi Giovedì 28 ore 11.30 Incontro e conferenza stampa della Consulta per la Pace di Jesi Pesaro Giovedì 28 ore 21 Palazzo Comunale - Sala Rossa del Municipio

Organizzano:
Consulta per la Pace Jesi
Campagna Palestina Solidarietà: Ya Basta!Marche- GruppoFuoritempo-cso Oltrefrontiera-Resistenza Solidale- csa TnT
Articolo 3 P.S. Elpidio -Farsi Prossimo Fermo
In collaborazione con il Centro Servizi Volontariato


SOCIETA’ ISRAELIANA E OCCUPAZIONE

Incontro con Sergio Yahni co-direttore dell'Alternative Information Center di Gerusalemme "...Come Giudeo io mi ribello ai crimini che questa milizia commette contro il popolo Palestinese. E' mio dovere, come Ebreo e come essere umano, rifiutarmi nel modo più categorico di avere un ruolo in quest'esercito. Come figlio di persone vittime dell'olocausto e della distruzione, non posso avere un ruolo nella vostra politica insana. Come essere umano è mio dovere rifiutarmi di partecipare a qualsiasi istituzione che commette crimini contro l'umanità..."
Sergio Yahni, tratto dalla lettera al Ministro della Difesa di Israele Ben Eliezer.

Sergio Yahni, co-direttore dell'Alternative Information Center, associazione israelo-palestinese da anni impegnata nell'informazionecritica, nella pressione politica e nell'attivismo di base per una giusta soluzione del conflitto.
Il giornalista e scrittore israeliano analizzerà la società israeliana e l'occupazione e approfondirà le politiche internazionali e interne di Israele dopo l'attacco di Gaza, concentrandosi sui meccanismi di sostegno e complicità della società, della cultura, dell'accademia e della politica israeliana nel perpetrare le politiche di occupazione e colonizzazione ai danni della popolazione palestinese.
Nota biografica: Nato in Argentina, Sergio Yahni, il direttore esecutivo dell'Alternative Information Center, è emigrato in Israele nel 1979 ed è cresciuto in un kibbutz.
Sergio Yahni è un attivista e giornalista israeliano, imprigionato quattro volte per essersi rifiutato di prestare servizio nelle forze armate israeliane.
Si è occupato in particolare della società israeliana e dei meccanismi attraverso i quali si collega all'occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
All'Alternative Information Center Yahni ha lavorato come redattore e fondatore della sua rivista in ebraico, /Metsad Sheni/, ha curato la rivista inglese dell'AIC, /News from Within, /e ha sviluppato il dipartimento multimediale dell'AIC.
Attualmente Yahni sta lavorando ad un film-documentario sul quartiere di Gerusalemme Shekh Jarrah dove oltre 500 persone saranno sfrattate.
Come attivista, Sergio Yahni è stato membro di Matzpen e Yesh Gvul ed èstato tra i fondatori di Taayush.

mercoledì 20 gennaio 2010

Carovana in Argentina - Presenz/attiva gennaio 2010 - Guandacol contra la minerìa


15 / 1 / 2010
Dal paese di Chilechito, una delegazione dell’assemblea cittadina El Famatina no se toca ha accompagnato la carovana fino al paese di Guandacol, sempre nella provincia nord occidentale di La Rioja, a 180 km e 4 ore di colectivo da Chilechito.
Qui un gruppo di attivisti locali cerca di promuovere l’assemblea per lottare contro la presenza di una miniera d'oro e uranio che e’ stata aperta in un’altra regione ma a soli 15 km da Guandacol, su cui ricadono le polveri delle esplosioni attuate per i sondaggi e le estrazioni.
A Guandacol ci accoglie Ricardo, un compagno ex-professore molto attento alla sostenibilita' della sua terra, che insieme a Ivana, un’insegnante di storia, e ad alcuni giovani ha organizzato un incontro per sensibilizzare i suoi concittadini (Guandacol e’ un piccolo centro rurale di 4mila abitanti) rispetto ai danni della minería.
La sera del nostro arrivo nella piazza del paese ci si e’ riuniti proprio per avviare le attivita’ della nascente assemblea locale autoconvocata. Oltre alla carovana di Ya Basta e alle delegazioni di Chilecito e Famatina, erano presenti tre esponenti delle Asembleas Riojanas, di cui Cecilia e’ l’energica portavoce: si tratta del coordinamento delle assemblee cittadine in lotta contro le diverse miniere della regione, che deturpano il territorio e distruggono il tessuto culturale, di tradizione rurale.
In piazza, prima della proiezione di un intertessante documentario didattico sulle conseguenze delle attivita' estrattive nel territorio argentino, ci sono stati numerosi interventi, sia degli ospiti che dei cittadini di Guandacol, molto partecipi. Il risultato di tale discussione ha portato alla formazione di un presidio permanente nella piazza e all’avvio di una serie di azioni dimostrative che l’assemblea potra’ autónomamente sviluppare: volantinaggi, sensibilizzazione porta a porta sugli effetti delle estrazioni, possibili azioni di disobbedienza civile come il blocco del passaggio dei camion che vanno alla miniera: queste azioni hanno permesso ad esempio alla popolazione di Famatina di bloccarne i lavori per la realizzazione.
Da segnalare la partecipazione attiva e importante delle mujeres: sia a Guandacol che a Chilecito ci ha molto colpito come le portavoce siano delle determinate ragazze e signore, che non esitano a esporsi in prima persona e con i propri corpi per lottare per i diritti della loro gente.
Monica di Ya Basta ha raccontato all’assemblea l’esperienza del Presidio permanente No dal Molin di Vicenza, proponendo di partire proprio dalla presenza continua in piazza a scopo informativo per poi giungere a coinvolgere la popolazione in prospettiva di eventuali azioni .
Cosi la mattina ci siamo ritrovati nella piazza di Guandacol per iniziare assieme il presidio, la raccolta firme contro la miniera, il dialogo con le persone che si fermavano a discutere e abbiamo partecipato alle trasmissioni delle due radio locali, principale mezzo di comunicazione per gli abitanti del territorio.
L'incontro con gli attivisti di La Rioja e di Chilecito, oltre all'accoglienza di Ricardo e degli altri guandacolini, ci ha arricchito e colpito positivamente per l'entusiasmo, la forza e la vicinanza con le nostre pratiche e obiettivi comuni nella lotta per autodeterminare il proprio mondo, il proprio futuro.
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lunedì 18 gennaio 2010

Giornata della proiezione globale del documentario "To Shoot An Elephant"

PERCHE' IL GRIDO DI GAZA NON RIMANGA INASCOLTATO!
Giornata della proiezione globale del documentario "To Shoot An Elephant"
Il 18 gennaio 2010Giornata della proiezione globale del documentario“To Shoot An Elephant”


Jesi alle ore 17.30 verrà proiettato alla Sala Consigliare del Comune,
organizzato dalle associazioni della Consulta per la Pace in collaborazione con la Campagna Palestina Solidarietà Marche e csa TnT
Pesaro alle ore 21.00 verrà proiettato al Videodrome via Passeri 33
Campagna Palestina Solidarietà Marche
Impressionanti, immagini dagli unici stranieri che hanno deciso e sono riusciti arimanere nella striscia di Gaza, all'interno delle ambulanze, con i civili palestinesi.
Il team che ha prodotto questa incredibile testimonianza invita tutti a proiettare il documentario il 18 gennaio 2010 nel primo anniversario della fine dei bombardamenti da parte di Israele della Striscia di Gaza, un attacco che ha avuto inizio il 27 dicembre 2008, ed è durato fino al 18 gennaio 2009, e in cui 1.412 palestinesi hanno perso la vita.
Il documentario “To Shoot An Elephant” (TSAE) è testimone oculare dall'interno della Striscia di Gaza di quanto è avvenuto in quei giorni. Questo racconto diretto e privilegiato diventa uno strumento con cui possiamo affrontare la situazione su ciò che realmente è successo lì e il silenzio della comunità internazionale.
La proposta di questa proiezione globale è un evento politico che commemorail bombardamento dell'anno scorso, ma è anche un invito ad usare ilmateriale audiovisivo quale strumento per la condivisione delle informazioni.

lunedì 11 gennaio 2010

Gaza Freedom March




‘FINO ALL’ULTIMO GIORNO – RESPIRO’
TENORE ITALIANO JOE FALLISI AL 12ESIMO GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME
Intervista di Sara Venturini
Cairo, 08/01/2010
Siamo al Cairo, nella stanza del ‘Sun Hotel’ dove Joe Fallisi, tenore italiano e attivista per i diritti umani ha intrapreso uno sciopero della fame oramai da 12 giorni in attesa di un lasciapassare dalle autorità egiziane per recarsi nella Striscia Di Gaza.
Giuseppe, so che sei stato in ospedale questa mattina per dei controlli, come sono le tue condizioni fisiche ?
Mi sento un po’ stanco, però va bene. Mi hanno proposto di trattenermi fino a domani sera in osservazione in ospedale ma ho preferito rientrare in albergo e sentirmi più libero.’
Vuoi raccontarmi come è nata l’iniziativa dello sciopero della fame?
Lo sciopero è iniziato il 28 dicembre quando arrivati con la delegazione della Gaza Freedom March (GFM), ci siamo recati al piazzale dove saremmo dovuti partire per Rafah con i bus affittati dall’organizzazione della marcia e abbiamo trovato il piazzale vuoto perché il governo egiziano aveva impedito loro di venirci a prendere. In quell’ occasione, su richiesta degli organizzatori ho persino cantato sulla strada mettendomi uno smoking che avevo in borsa. Alla proposta dell’ottantacinquenne Edy Stein, ebrea sopravvissuta all’olocausto di iniziare uno sciopero della fame come azione di protesta verso chi finora ci ha negato la possibilità di entrare a Gaza ed è anche responsabile di tre anni di assedio della Striscia, vale a dire Egitto e Israele, ho aderito subito.
Ad oggi sei rimasto l’unico a continuare lo sciopero. Cosa ti spinge ancora a farlo?
Durante uno degli ultimi incontri della GFM ci siamo riuniti con tutte le delegazioni e ho annunciato pubblicamente in piazza la mia volontà di terminare lo sciopero solo nel momento in cui avessi toccato il suolo di Gaza o se questo non fosse mai avvenuto, sull’aereo di ritorno in Italia.’ È una promessa che ho fatto e che manterrò.
Quali sono le motivazioni alla base di questa tua coraggiosa scelta? Scioperi per chi e per cosa?
Protestare per Gaza credo sia particolarmente importante perché la situazione che vive da troppo tempo la Palestina Occupata e in particolare la popolazione lungo la Striscia è il punto focale di tutte le ingiustizie del mondo. Attorno a questa questione ruota il destino dell’umanità. Quel che ha subito Gaza durante i 22 giorni di attacchi unilaterali dell’entità sionista e quel che subirà a causa della decisione egiziana di costruire un muro al confine per impedire il passaggio di merci, beni e persone dai tunnel sono gli ultimi attimi di una tragedia che non ha eguali.
Dietro ciò che accade a Gaza ci sono le menzogne, l’iniquità e l’orrore umani. Menzogna perché il mondo finge che sia una situazione di quasi normalità mentre invece non lo è. C’è da un lato uno dei più potenti eserciti al mondo che con mezzi militari ultramoderni e micidiali opera uno sterminio lento di un intera popolazione e dall’altro una popolazione di un milione e mezzo di abitanti, che inerme cerca solo di sopravvivere e difendersi senza mezzi.
La situazione che subisce Gaza assomiglia sempre più a ciò che i tiranni bolscevico stalinisti e nazisti hanno inflitto alla popolazione Ucraina, quando furono sterminati per fame milioni di contadini o quando vennero assediate Varsavia e Leningrado. In entrambi i casi ci fu uno strangolamento che impedì la libertà di circolazione e fu anche finalizzato ad affamare una popolazione fino alla sua morte. Così come avviene oggi a Gaza, con l’aggravante di attacchi militari bio-ecociti diretti ed aperti come quelli dello scorso anno e come quelli che le elite sioniste stanno forse ancora preparando.
L’assedio di Gaza si fa ogni giorno più terribile. I Gazawi non possono neppure coltivare né pescare perché vengono attaccati quotidianamente. Come possono vivere senza rifornimenti dall’esterno? In ucraina fu la stessa cosa e come conclusione morirono più di 5 milioni di persone. A Gaza gli abitanti sono 1,500,000 in tutto.
A Gaza c’è però qualcosa di molto peggio degli esempi storici prima citati. Qui, con i mezzi moderni, gli eserciti occupanti utilizzano delle armi che vanno ad inquinare e distruggere le fonti della vita (pozzi, reti fognare, coltivazioni etc etc…) in particolare, ma non solo, attraverso l’uso criminale dell’uranio impoverito. Così che iniziano a nascere bambini deformi. Inquinano tutto il ciclo della vita. Questo è il più grande crimine di guerra commesso: inquinare le fonti della vita. Da Hiroshima e Nagasaki, al Vietnam, ai Balcani, al Libano, all’Iraq, all’Afghanistan e al Pakistan sono stati inquinate, se non per sempre, per secoli e secoli le fonti stesse della vita. Mai l’umanità aveva subito degli atti tirannici di questa portata.
Quando arrivarono i mongoli fino all’Europa rasero al suolo tutto il possibile; tabula rasa. Poi quando se ne andarono la vita ritornò. Inquinando le fonti della vita, si uccide la vita stessa e la sua possibilità di tornare a riprodursi in modo normale, sano.
Oltre al bisogno di giustizia per il popolo palestinese, ci sono altre ragioni, personali, che ti legano ai destini del popolo di Gaza?
Sono stato a Gaza due volte negli ultimi 2 anni. Sono l’unico cantante lirico al mondo ad aver avuto la possibilità, il piacere e l’onore di cantare al teatro Shawa di Gaza city. Di questo potete trovare testimonianza nei video su youtube dei miei due concerti. La prima visita risale ad ottobre 2008. Sbarcai a Gaza con la nave ‘dignity’, il secondo viaggio, vittorioso, del Free Gaza. La volta successiva fu lo scorso marzo quando entrai con il convoglio ‘Viva Palestina’ promosso da George Galloway. Sono stato accolto con grande calore come un fratello, un compagno, un membro della famiglia. Gaza è la mia famiglia, i Gazawi sono i miei fratelli. Con le mie limitatissime forze vorrei fare di tutto per poterli aiutare.
Alla luce delle durissime repressioni del governo egiziano verso gli attivisti della GFM ai quali non è stato permesso di entrare a Gaza, cosa pensi del governo egiziano?
Io credo che l’asse del potere mondiale ruoti attorno alla triade USA, Inghilterra ed entità e lobby sionista. Sono loro che decidono gli assetti mondiali. Decidono chi e cosa è ‘politically correct’ oppure no, chi può rimanere (al potere) e chi se ne deve andare.
Mubarak è solo un servo di questo potere più ampio. Le sue azioni sono finalizzate ad ottenere la garanzia della propria sopravvivenza. La decisione di costruire un muro di ferro, sopra e sotto terra, al confine di Rafah, distruggendo i tunnel che consentono agli abitanti di Gaza di sopravvivere, è in vista delle prossime elezioni presidenziali.
Con la visita di Netanayahu al Cairo proprio il giorno seguente alla nostra ipotetica partenza, e in contemporanea con una marcia di pacifisti israeliani contro l’occupazione, consentire l’accesso a Gaza ai 1,300 internazionali della marcia avrebbe significato una svolta nel regime egiziano, un atteggiamento diverso da quello che poi ha intrapreso, vale a dire repressione e violenza contro i dimostranti. Nutrivamo false speranze.
Quando hai deciso di partecipare alla marcia credevi che questa iniziativa di solidarietà internazionale avrebbe apportato un qualche cambiamento politico alla terribile situazione a cui sono costretti gli abitanti di Gaza?
Gaza ha bisogno di riaprirsi da tutti i lati al mondo esterno, come è stato per secoli. Noi internazionali possiamo rappresentare uno stimolo affinché questo assedio venga rotto.
Sono partito con la speranza di poter rientrare a Gaza, portare degli aiuti e tenere il mio terzo concerto per i miei fratelli. Più i giorni passavano, più mi sono reso conto che la nostra speranza era in realtà un’illusione.
Faccio appello alle donne e agli uomini di buona volontà. Bisogna insorgere dal basso. La società civile ha un potere enorme di cambiare le cose e la politica. Il Free Gaza Movement è un esempio di una buona iniziativa insorta dal basso. I civili devono attivarsi per la causa universale della giustizia ed unire le proprie forze ed organizzare iniziative di solidarietà non blindate e fatte proprie dai governi e dalle istituzioni. È il buon vecchio metodo anarchico che deve tornare attivo. Non servono ‘leaders’, servono uomini e donne con senso dell’equità e della dignità.
So che hai tentato la via per Al Arish, la città egiziana più vicina al confine con Gaza. Cos’è successo quel giorno?
Ho cercato, assieme ad altri 3 italiani, di raggiungere il confine di Rafah, passando per Al Arish. Siamo stati respinti al primo posto di blocco a 100 km dal Cairo. Lì abbiamo visto quello che definisco la società civile all’opera: vecchiette americane meravigliose che con un grandissimo coraggio sono venute per portare la loro solidarietà attiva alla popolazione di Gaza, e appena fatte scendere dal pullman, hanno sventolato in faccia alla polizia striscioni con su scritto ‘Free Gaza, Free Palestine’. Queste signore hanno deciso di vivere l’ultima parte della loro vita in modo dignitoso. Sono mie compagne.
Qual è la tua posizione in merito alla delegazione dei 100 organizzata dai Codepink con l’autorizzazione del governo egiziano entrata a Gaza per portare gli aiuti umanitari?
Gli organizzatori hanno accettato, poi pentendosene, un compromesso con il regime egiziano mandando un centinaio di attivisti scelti dall’alto con criteri arbitrari per una brevissima visita.
Ritengo che le critiche poste dalla maggior parte dei partecipanti alla marcia a questa iniziativa siano giuste. La delegazione dei 100, che poi erano in realtà 40 perché la maggior parte dei prescelti si è rifiutata di partire, è stata solo un contentino che il regime ha usato per farsi bello nel mondo. Non era l’inizio di un’apertura della frontiera. È stato un nostro errore. Edy Epstain, ebrea 85enne, ha scritto un comunicato puntuale e preciso a questo proposito.
Stai per lasciare il Cairo senza essere entrato a Gaza. Cosa ti porti con te in Italia da questa esperienza?
L’iniziativa in sé è stata un fiasco. L’unica cosa positiva è stata che nel mondo si è parlato dell’oppressivo e repressivo regime egiziano e della tragica situazione in cui versa la Striscia di Gaza. Forse in questi giorni di incontri e di scambi si sono però seminate le basi per un movimento più ampio che sappia agire meglio in futuro.
Tanto di cappello a George Galloway e i suoi valorosi compagni del convoglio di Viva Palestina che hanno lottato fino all’ultimo per riuscire ad entrare, sostenendo scontri, manganellate e repressioni di ogni genere dopo un incredibile viaggio via terra, via mare e via cielo per tutta l’Europa ed il Medio Oriente. E ci sono riusciti.
Ho visto in questi giorni tanti meccanismi tipici gruppo scolari all’opera. Gente che parla allo specchio. Autoreferenziali. Questo mi ha convinto sempre di più che questa vecchia politica non serve alla causa della giustizia. Me ne tornerò in Italia rinforzato nella mia convinzione che bisogna voltare pagina.
Ho scritto 5 canzoni per Gaza e per la Palestina, una è già incisa e si chiama ‘Verrà’. Appena torno registrerò anche le altre (Gaza vivrà, Life Line, O Madre Palestina, Fino all’ultimo giorno - respiro).
Concludo proprio con il ritornello di quest’ultima canzone:
‘Son pochi gli anni da vivere che noi abbiam.
Difenderò i miei fratelli
fino all’ultimo giorno – respiro
che il ciel mi darà’

domenica 10 gennaio 2010

Agua para todos: Continua il viaggio della delegazione dell'Associazione Ya basta! in terra zapatista


Chiapas Carovana 2.0.10 - Resoconto Caracol 1 La Realidad
9 / 1 / 2010

La delegazione dell'associazione Ya Basta! e del Presidio Permanente No Dal Molin ha raggiunto La Realidad per portare avanti i rispettivi progetti legati alla potabilizzazione dell'acqua e della costruzione della casa della Giunta del BuonGoverno e la casa dei quattro Municipi Autonomi.
La delegazione del Presidio Permanente No Dal Molin ha consegnato alla Giunta i fondi raccolti e ha rinforzato il legame di fratellanza con il Caracol de La Realidad. Questo incontro e' stato anche l'occasione per fare il punto sul progetto "Autogoverno Possibile", che vedra' nei prossimi mesi l'inizio della costruzione della Casa della Giunta del BuonGoverno e poi in un secondo momento la costruzione della nuova Casa dei quattro municipi autonomi, a cui sara' possibile partecipare direttamente.La carovana e' proseguita con la visita di alcune comunita' zapatiste, dove l'associazione Ya Basta sta portando avanti progetti legati alla potabilizzazione dell'acqua.La prima tappa e' stata El Chayabes, dove ha sede una radio comunitaria zapatista. Grazie alla costruzione della cisterna per la raccolta e la purificazione dell'acqua piovana ora questo villaggio puo' avere finalmente accesso a questa risorsa fondamentale.
E' stata fatta una sosta a San Jose' del Rio, sede di una clinica zapatista, dove si e' osservato il procedere dei lavori del progetto "Agua para todos" e si e' incontrato i promodores de salud per fare il punto della situazione riguardo i progetti sul sistema sanitario.L'ultimo giorno di permanenza a La Realidad e' stato dedicato alla visita della comunita' di Nueva Guadalupe, dove gli zapatisti hanno organizzato a sorpresa una piccola cerimonia di inaugurazione della cisterna per la raccolta dell'acqua piovana.Gli abitanti del villaggio hanno spiegato come la cisterna permetta loro di avere l'acqua per bere ed e' stata l'occasione per ricordare come il tema dell'acqua e dei beni comuni sia centrale e comune dalla Selva Lacandona all'Italia, visto il tentativo di privatizzazione dell'acqua da parte del governo italiano e l'inquinamento e lo sfruttamento della falda acquifera sotto il cantiere del Dal Molin a Vicenza.

mercoledì 6 gennaio 2010

Marchigiani bloccati a Rafah i sindaci di Pesaro e Jesi, scrivono al ministero degli Esteri

Marchigiani bloccati a Rafah:
In risposta all’appello degli attivisti della Campagna Palestina Solidarietà delle Marche, bloccati dalle autorità egiziane al valico di Rafah, oltre il sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli, anche il sindaco del Comune di Jesi, Fabiano Belcecchi, ha immediatamente inviato al Ministero degli Esteri, all’Ambasciata d’Egitto in Italia e a quella italiana al Cairo il seguente telegramma. “Numerosi cittadini delle Marche , assieme ad altri pacifisti per i diritti umani, che intendevano portare pacificamente la solidarietà alla popolazione palestinese, sono stati bloccati al Cairo. Il Comune di Jesi esprime , molta preoccupazione per il trattamento riservato ai pacifisti della *Gaza Freedom March* impossibilitati di entrare a Gaza e per il trattamento a loro riservato delle forze di polizia egiziane"
Gia la Consulta per la Pace di Jesi aveva scritto un comunicato di solidarietà, e preoccupazione, per gli attivisti pacifisti ( anche delle Marche) che sono stati bloccati al Cairo senza dargli la possibilità di raggiungere la striscia di Gaza.
Comunichiamo inoltre che il convoglio con aiuti umanitari VIVA PALESTINA proveniente dall'Inghilterra , imbarcatosi dal porto di Ancona http://yabastamarche.blogspot.com/2009/12/in-partenza-da-ancona-il-convoglio-viva.html l'11 dicembre scorso è bloccato a El Arish, a pochi kilometri dalla striscia di Gaza e questa notte (tra il 5 e 6 gennaio) è stato violentemente attaccato dalle forze di polizia egiziana.
In un comunicato stampa l'organizzazione, della quale fà parte un membro del parlamento inglese, George Galloway, ha dichiarato che circa 50 attivisti sono rimasti feriti e invita tutti a protestare davanti alle sedi diplomatiche egiziane affinche tutto il convoglio possa raggiungere Gaza

Campagna Palestina Solidarietà
(coordinamento di Associazioni delle Marche che lavorano sulla Palestina)

venerdì 18 dicembre 2009

Gaza, bombardamenti hanno lasciato suolo contaminato: popolazione a rischio


COMUNICATO STAMPA

17 dicembre 2009
I bombardamenti israeliani a Gaza del 2006 e del 2009 hanno lasciato sul terreno forti concentrazioni di metalli tossici, che possono provocare nella popolazione leucemie, problemi di fertilità e gravi effetti sui nuovi nati, come malformazioni e patologie di origine genetica. Questi metalli sono in particolare tungsteno, mercurio, molibdeno, cadmio e cobalto.
E' il risultato di uno studio condotto da New Weapons Research Group (Nwrc), una commissione indipendente di scienziati e collaboratori basata in Italia che studia l'impiego delle armi non convenzionali e i loro effetti di medio periodo sui residenti delle aree in cui vengono utilizzate. Il gruppo di lavoro del Nwrc ha esaminato 4 crateri: due provocati dai bombardamenti del luglio 2006, uno nella città di Beit Hanoun e uno nel campo profughi di Jabalia, e due provocati da bombe sganciate nel gennaio 2009 a Tufah, sobborgo di Gaza City. Inoltre ha analizzato la polvere residua all'interno del guscio di una bomba (THS89D112-003 155mm M825E1[1]) al fosforo bianco esplosa vicino all’ospedale di Al Wafa, nel gennaio 2009.
Lo studio ha messo a confronto i livelli di concentrazione dei metalli rilevati nei crateri con quelli indicati in un rapporto sulla presenza di metalli nel suolo di Gaza, realizzato attraverso il campionamento di 170 luoghi, pubblicato nel 2005.
Le analisi hanno rilevato anomale concentrazioni di questi metalli nei crateri, indicando una contaminazione del suolo che, associata alle precarie condizioni di vita, in particolare nei campi profughi, espone la popolazione al rischio di venire in contatto con sostanze velenose per via cutanea, respiratoria e attraverso gli alimenti.
“Il nostro studio – spiega Paola Manduca, che insegna genetica all'università di Genova, portavoce del New Weapons Research Group – indica una presenza anomala di elementi tossici nel terreno. Occorre intervenire subito per limitare le conseguenze della contaminazione su persone, animali, e colture. Occorrono strategie di sostegno per le persone contaminate. Auspichiamo – aggiunge – che le indagini fino ad ora svolte dalla commissione Goldstone, voluta dalle Nazioni unite, vadano oltre l’analisi del rispetto dei diritti umani, e prendano in considerazione e gli effetti sull’ambiente provocati dall'uso di varie tipologie di bombe e le ricadute sulla popolazione nel tempo. Una rapida raccolta di dati può essere realizzata secondo modalità che molti scienziati possono descrivere agevolmente e programmare”.
[1] THS89D è il codice di identificazione del produttore e indica che la bomba è stata realizzata nell'aprile 1989 da Thiokol Aerospace; 112-003 è un numero di serie e indica che molti lotti di queste munizioni sono stati prodotti; 155 millimetri è il calibro; M825E1 è un sigla adottata dalle forze armate statunitensi che indica una vecchia versione dell'attuale standard M825A1 delle munizioni al fosforo bianco.


LO STUDIO

I crateri esaminati
Tutti i crateri esaminati sono di grandi dimensioni e il campionamento è stato condotto lungo uno dei lati del pendio di ciascun cratere. Tutti si trovano nella parte nord della Striscia di Gaza, come si può vedere dalla mappa.


I campioni dei crateri di Beit Hanoun e Jabalia sono stati raccolti nell'agosto 2006, due settimane dopo la fine degli attacchi del mese di luglio. Quelli di Tufah sono stati raccolti il 28 gennaio 2009, e fanno riferimento ai bombardamenti del 14 gennaio.

I dati raccolti nei crateri
I risultati delle analisi con Icp/Ms (una tipologia di spettrometria di massa altamente sensibile e in grado di determinare diverse sostanze inorganiche) mostrano presenza in quantità superiori alla media attesa di:

1. Tungsteno e mercurio
Nel cratere di Beit Hanoun sono state rilevate quantità significative di tungsteno (tra 20 e 42 volte il livello medio atteso nel suolo) e quantità elevate di Mercurio (tra 8 e 16 volte il livello massimo rilevato nello studio del 2003). Gli altri 3 crateri esaminati presentavano livelli simili a quelli medi del suolo. Entrambi gli elementi, mercurio e tungsteno, sono rari in natura e il loro ritrovamento in uno dei crateri indica che a disperderli nel terreno è stata la deflagrazione della bomba, che ha diffuso i metalli in un raggio di dimensione sconosciuta che potrebbe avere prodotto la contaminazione delle acque, del suolo e delle colture.
Entrambi tungsteno e mercurio sono metalli che hanno gravi effetti tossici e cancerogeni sull'uomo a medio-alte concentrazioni. Il mercurio è un agente classificato come cancerogeno; si assume anche per via cutanea, e in gravidanza si trasferisce dalla pelle al feto e provoca fetotossicità negli animali. Il tungsteno e le leghe di tungsteno sono genotossici e sospetti fetotossici. A concentrazioni meno elevate, il tungsteno è causa di patologie respiratorie e neurologiche.

2. Molibdeno
Il molibdeno è un elemento raro nel terreno ed è stato trovato in alte concentrazioni in tutti i crateri esaminati, con livelli compresi tra 0,1 a 12 parti per milione (ppm), vale a dire tra 25 e 3.000 volte il livello medio del suolo (0,004 ppm). Il molibdeno viene usato in leghe con vari metalli (singoli e multipli), alcuni dei quali vengono utilizzati come componenti di armi.
Il molibdeno è tossico per gli spermatozoi, a livelli elevati produce effetti sulla spermatogenesi.

3. Cadmio
Il cadmio è un elemento presente normalmente in basse concentrazioni nel suolo di Gaza (0,093 ppm secondo lo studio del 2003). Lo studio ha rilevato una elevata quantità di cadmio (fino a 7,3 volte il livello medio) in uno dei crateri di Tufah.
Il cadmio è un noto cancerogeno.

4. Cobalto
Il cobalto è stato trovato in entrambi i crateri di Tufah, in quantità fino a 26,2 ppm, circa 5 volte superiore a quella normalmente contenuta nel suolo (5,1 ppm).
Il cobalto può inibire la riparazione del dna e causarne la rottura, con effetti mutageni.

5. Nichel, manganese, rame e zinco
Nichel, manganese, rame e zinco sono stati trovati in uno dei crateri di Tufah, in quantità due volte più elevate rispetto a quello medio.
Alcuni componenti di nichel e manganese sono cancerogeni.

6. Stronzio
Lo stronzio è presente in quantità superiore alla media in tutti i crateri esaminati, ma la sua concentrazione varia in luoghi diversi e non ci sono dati disponibili di misurazione per il territorio di Gaza, per cui non è possibile stabilire con certezza se si tratti di una presenza è anomala.
I risultati dell'analisi della bomba al fosforo bianco THS89D112-003 155mm M825E1
Queste bombe sono costituite principalmente da settori alternati di fosforo bianco e alluminio, un metallo potenzialmente nocivo e fetotossico, ma impiegano anche diversi altri metalli.
Gli effetti dei bombardamenti di Gaza, perciò, non dipendono soltanto dal fosforo bianco, ma anche dagli altri metalli nocivi che rimangono sul terreno, contaminandolo. Il gruppo di lavoro di Nwrc ha raccolto e testato, per il contenuto di metalli, il deposito di polvere aderente alla parte interna di una bomba (vedi foto) esplosa il 6 gennaio 2009 nei pressi dell'ospedale di Al Wafa, e i cui resti sono stati raccolti il 28 gennaio sul posto dell'esplosione. La polvere è stata raschiata con un cucchiaio di plastica, dai lati e dalla parte inferiore della bomba.

Le analisi hanno rilevato nella polvere della bomba alluminio in alta quantità, come previsto; ma sono state rilevate anche grandi concentrazioni di molibdeno (125-200 volte superiori a quelle del contenuto del suolo), tungsteno (più di 41 volte) e mercurio (più di 160 volte). Questo indica che tali bombe, oltre al fosforo incendiario, possono disperdere anche metalli tossici e che il loro largo uso nel corso della guerra a Gaza, combinato con l'esplosione in altitudine, a una certa distanza dal suolo, può aver causato la diffusione di questi metalli sul territorio.

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