martedì 10 gennaio 2012

Messico – San Cristobal - “…planeta tierra: movimientos antisistémicos…” - Riflessioni


Al CIDECI-Unitierra di San Cristobal de las Casas, in Chiapas, si è tenuto per 4 giorni un seminario-incontro per discutere della attuale crisi globale ed i movimenti antitistema.
Importanti intellettuali del Messico e l'America Latina, insieme a rappresentanti di movimenti indigeni, rurali e urbani del continente hanno raccontato le proprie esperienze e riflessioni ad un pubblico di alcune centinaia di persone, soprattutto giovani, attivisti messicani e di altri paesi. Si sono alternati momenti di narrazione di esperienze di lotta con momenti di analisi e riflessione.
E' stata anche l'occasione per festeggiare i 18 anni dell'insurrezione dell'EZLN; San Cristobal fu una delle città occupate dagli indigeni armati il primo gennaio 1994, che da allora stanno costruendo “l'autonomia”, come loro la chiamano, cioè un processo di costruzione di una nuova società, sulle terre occupate ai latifondisti e con proprie forme di governo assembleari e dal basso. Tutti i partecipanti hanno ricordato di come la lotta zapatista è stata, ed è tuttora, un referente ed uno stimolo agli attuali movimenti sociali.
I racconti e le riflessioni collettive ci hanno parlato di come l'attuale fase del capitalismo neoliberista, nonostante la sua crisi, procura ogni giorno sempre più disuguaglianze e povertà, in un contesto in cui i movimenti si trovano in difficoltà nell'immaginare e proporre alternative. Allo stesso tempo, però, l'indignazione in tanti angoli del mondo si sta diffondendo. Come ci hanno raccontato gli studenti cileni, che in questi mesi hanno lottato contro il sistema educativo neolibersita e privatizzato del loro paese, il loro movimento ha risvegliato una società ancora anestetizzata dopo gli anni della dittatura, riuscendo a coinvolgere grosse fette della società, che hanno visto nella loro lotta una lotta per cambiarte un sistema ingiusto e insostenibile.
Qualcosa di molto simile ci hanno raccontato i rappresentanti di OccupyWallStreet, che fino a pochi giorni fa hanno tenuto una accampada nel cuore del potere finanziario, che il loro movimento ha risvegliato la gente negli Stati Uniti, molti cittadini andavano all'accampata anche solo per portare cibo e soldi per continuare, e in poche settimane si sono moltiplicate le occupy in decine di città.
Inoltre hanno partecipato rappresentanti di comunità indigene del Congresso Nazionale Indigeno, molte delle quali stanno lottando per difendere il proprio territorio dall'interesse di transnazionali e dai gruppi criminali. Un processo importante è quello che è in corso in questi mesi a Cheran, una comunità del centro del Messico che ad aprile si è scontrata, utilizzando bastoni e i fuochi d'artificio usati durante le feste, contro i gruppi criminali che da alcuni anni saccheggiano i loro boschi per il commercio della legna. Da allora la comunità è presidiata da barricate fatte dai cittadini, i quali hanno messo in moto un processo di autodifesa ed autogoverno. Hanno chiuso le sedi dei partiti e a novembre hanno impedito l'istallazione dei seggi elettorali, ed in questi mesi attraverso le assemblee hanno riorganizzato un proprio consiglio con il quale si autogovernano secondo le proprie forme organizzative.
Attivisti ed intellettuali hanno riflettuto sull'attuale difficoltà di costruire alternative al sistema capitalista e alla crisi. Si sono confrontate varie posizioni e proposte, a volte diverse tra loro, ma utili ad alimentare la comprensione e il dibattito su cosa fare. Autori come Jean Robert, o rappresentanti della Via Campesina vedono una via di uscita al capitalismo e alla crisi ambientale ed alimentare attraverso la promozione e la difesa della piccola produzione contadina e la sovranità alimentare, fortemente minacciati dalle grandi monocoltivazioni che producono combustibili o alimenti per l'esportazione.
Alcuni studiosi messicani ci hanno parlato della necessità di “de-colonizzare” le nostre menti e i nostri pensieri politici; con questa curiosa parola ci ricordano come il contributo dei movimenti indigeni e quello zapatista è stato molto utile, innanzitutto a ridare dignità a modi di vita e di pensiero considerati inutili e arretrati dal pensiero dominante del progresso e della modernità. Per noi “occidentali”, questi movimenti ci hanno fatto riflettere sui limiti delle nostre tradizionali teorie. Non solo gli indigeni sono apparsi come uno tra i nuovi soggetti che lottano e resistono, come nei nostri paesi i giovani, le donne, le diverse sessualità etc..; ma dalle esperienze indigene emergono importanti spunti riguardo per esempio all'idea di comunità, alla gestione sostenibile delle risorse e nuove forme di organizzaizone.
Gustavo Esteva ha citato Raul Zibechi che ha scritto recentemente che i tradizionali movimenti sociali “sembrano paralizzati perchè il mondo in cui nacquero e crescerono sta scomparendo rapidamente”.
Inoltre, parlando del contesto messicano in cui ogni giorno cresce il numero dei poveri e quello dei morti della violenza, ha definito la situazione attuale dicendo: “non siamo sull'orlo del baratro, ma siamo già caduti dentro, e non vediamo il fondo”.
Sottolineando come viene proposta solo l'opzione elettorale.
Esteva ci ricorda invece dell'indignazione diffusa che si sta espandendo in tutto il mondo verso i governanti, un “risveglirsi caotico”, lo ha definito; non si riferisce solamente alla dimesnione delle mobilitazioni nei paesi arabi e nell'occidente, ma anche ad una miriade di esperienze che nella pratica di tutti i giorni costruiscono alternative al sistema e cominciano ad “immaginare l'impossibile” in America Latina, ma anche in altre parti del mondo, come ad esempio in Italia... Per fare alcuni esempi, Esteva parla di esperienze nei contesti urbani dove i cittadini si organizzano per comprare cibo direttamente ai piccoli produttori (pensiamo ai g.a.s.) o promuovono direttamente loro degli orti urbani per cui la tradizionale lotta per la terra si trasforma in una lotta per il territorio anche nelle città; le lotte per un educazione alternativa, come le numerose esperienze di educazione autonoma e comunitaria molte le quali le abbiamo conosciute in questi anni in Messico e tante altre nascono in America Latina (ma anche l'esperienze dell'autoformazione degli studenti italiani, o i numerosi seminari promossi nei nostri spazi sociali); la lotta per la casa, attraverso progetti di autocostruzione o le occupazioni (come in tante città italiane). Esteva ci dice che “molte sono reazioni alla necessità di uscire dalla pura sopravvivenza, ma altre sono reazioni eretiche al feticismo della merce e la religione del denaro”.
Torniamo da questo seminario con nuove domande e con la consapevolezza che le soluzioni probabilmente non si trovano in un unica ricetta. Esteva ci ricorda che “la nostra proposta è vaga e disarticolata”, ma ci ha mostrato come l'indignazione verso questo sistema si sta espandendo.
C'è solo da continuare, a lottare, a costruire, non da soli ma con i tanti e diversi che dappertutto vogliono un futuro diverso e di dignità.

A cura di Associazione Ya Basta
Articolo redatto da Daniele Fini e Annalisa Vanni

Articoli correlati:
http://www.globalproject.info/it/mondi/Messico-San-Cristobal-planeta-tierra-movimientos-antisistemicos-Seconda-giornata/10397

http://www.globalproject.info/it/mondi/Messico-San-Cristobal-planeta-tierra-movimientos-antisistemicos-Prima-giornata/10395

Grande partecipazione alla presentazione del Progetto “Radio Senza Muri"

Lo scorso 28 dicembre al Palazzo die Convegni di Jesi (all'interno della Rasegna Malati di niente) si è tenuta la presentazione del progetto Radio Senza Muri. L'incontro ha visto una grande partecipazione, interesse e curiosità da parte della cittadinanza che ha seguito con estrema attenzione il film sui "Colifatos" di Buenos Aires.

LT 22 Radio la Colifata è il titolo del film documentario di Carlos Larrondo uscito nel 2008 con musiche di Manu Chao, film che narra l'esperienza dalla quale prende spunto il progetto radio jesino.
Nel luglio del 2011 l’ Associazione Ya Basta Marche ha partecipato al bando a scadenza unica del CSV (Centro Servizio per il Volontariato) delle Marche, presentando un progetto che aveva come obiettivo la creazione di una Radio Comunitaria nel territorio jesino.
Il progetto ha ottenuto il finanziamento richiesto ed ora Ya Basta! Marche insieme ad altre associazioni, enti locali e cooperative del territorio ma anche a livello nazionale è pronta per iniziare questa avventura.
Perchè fare una Radio Comunitaria? La Radio Comunitaria è intesa come luogo di incontro, di relazione nel territorio, dove, chi ne senta la necessità, può esprimere le proprie idee, i propri sentimenti e creare un vero confronto con la comunità. La Radio vuole avere una piena funzione sociale, far conoscere e stimolare la riflessione sui diversi temi che ci riguardano tutti e che ci fanno sentire appartenenti alla stessa condizione umana. La Radio vuole essere un punto di incontro per persone che sono normalmente definite "aventi un disagio sociale" e persone che si usa definire "normali".
La radio ha dato così la possibilità di far sentire fuori dalle mura del nosocomio le difficoltà di tante persone che vi erano e vi sono tuttora ricoverate rompendo metaforicamente i muri creati dallo stigma sociale. I "normali", ovvero la comunità ha avuto modo così di conoscere e sperimentare la ricchezza dei contenuti e la profonda sensibilità di chi viene considerato "diverso", "matto", "difficile", e perciò emarginato, sviluppando così, attraverso un dialogo, un rapporto di conoscenza, fiducia e rispetto. La Radio assume quindi una valenza terapeutica sia per chi la fa sia per chi la ascolta. Il nome La Colifata deriva dalla parola “colifato”, che nel dialetto della capitale argentina significa matto, suonato.L’avventura nasce nel 1991 quando Alfredo Olivera, specializzando in psichiatria, decide di disinteressarsi dell’usuale terapia farmacologica per sperimentare una cura totalmente diversa, il coinvolgimento degli ospiti del manicomio nella gestione di una radio. Dal 1992 ogni sabato i “colifatos” si riuniscono nel colorato giardino dell’imponente manicomio e ciascuno di essi si esprime attraverso il proprio spazio radiofonico.
Mentre i farmaci relegavano i pazienti alla reclusione sociale ed affettiva, attraverso i programmi radiofonici gli irresistibili protagonisti riacquistano la libertà ed instaurano un legame diretto con i radioascoltatori, stabilendo un contatto con il mondo esterno dal quale erano esclusi. I numerosi interventi degli ascoltatori rappresentano il materiale riscontro di come l’energia dei “colifatos” abbia abbattuto i muri del manicomio, contagiando la città con la voglia di vivere e di essere felici dei personaggi.
Ya Basta! Marche ha avuto la possibilità di conoscere da vicino Radio la Colifata stringendo amicizia con Alfredo e gli altri colifatos. Sarà proprio Alfredo insieme ad altri componenti della Radio che verrà a marzo a Jesi a tenere un corso di formazione per far partire il progetto anche in questa regione.
Tanti partners provenienti da realtà diverse. Al progetto della Radio parteciperanno: Ambasciata dei diritti Marche, Falkatraz Onlus, Casa delle Culture Jesi, Coop. Soc. Cooss Marche, Associazione Polisposrtiva Asiamente, Libera Jesi, Comune di Jesi, Dipartimento di Salute Mentale di Jesi, C.S.O.A. TnT Jesi, Associazione Arci Comitato Jesi-Fabriano, Associazione Culturale Radio Incredibilie Grottammare, Associazione Antigone Marche, Radio Aut Marche.
Tra i partners fuori regione ci sono : Radio Fragola Trieste, Radio Sherwood Padova, Radio Collega-menti Pisa, Radio Stella 180 L'Aquila, Radio Ondattiva Bari , Psicoradio Bologna, Radio Aut Fermo, Caffè Basaglia di Torino e la Fondazione Franca e Franco Basaglia Venezia-Roma.

Chi fosse interessato a sapere di più riguardo al progetto o a partecipare alla formazione con Alfredo Olivera che si terrà dal 17 al 25 marzo 2012 all'Ostello villa Borgognoni può scrivere a radiocomunitariajesi@gmail.com o contattare Ya Basta! Marche tramite facebook (Ya Basta! Marche).
da Ya Basta! Marche
yabastamarche.blogspot.com

giovedì 29 dicembre 2011

Argentina - Bici carovana in Patagonia con il popolo Mapuche dal 5 al 20 gennaio 2012 a cura dell'Associazione Ya Basta



30 / 8 / 2011


PER LA TERRA LA VITA E LA LIBERTA'


PER CONOSCERE IL PROGETTO DI UNA “CASA COMUNE” REALIZZATA PER LE ATTIVITA’ DI FORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE AMBIENTALE. UNO SPAZIO DI AGGREGAZIONE DELLE COMUNITA’ MAPUCHE DELLE REGIONI DEL CHUBUT E RIO NEGRO NELLA PATAGONIA ARGENTINA

Dal 5 al 20 Gennaio 2012 l’Associazione Ya Basta sarà in Patagonia Argentina per visitare la “Casa Comune” e la Radio Comunitaria a El Maiten.
In Patagonia, come in moltissimi luoghi del nostro pianeta, la gente si oppone ad uno sfruttamento continuo e incontrollato delle risorse naturali.
Le comunità locali si organizzano per la difesa della terra, dell’acqua, dei ghiacciai e delle montagne di questo straordinario angolo del mondo.
Per millenni l’uomo ha vissuto in questo territorio in armonia con l’ecosistema, ma le politiche economiche degli ultimi decenni hanno permes- so e incentivato la svendita e lo sfruttamento di un luogo unico al mondo, caratterizzato da un’incredibile biodiversità.
Il prezioso e fragile ecosi- stema è oggi sempre più minacciato dallo sfruttamento forestale e idroelettrico, dall’estrazione di idrocarburi e minerali e dagli allevamenti intensivi.
C’è chi, come il popolo Mapuche, resiste da anni per non essere sgomberato dalla terra natìa, si autorganizza per promuovere la propria cultura d’origine, la propria lingua e per valorizzare le proprie origini.
La “gente della terra” non ha nessuna intenzione di arrendersi, di vedersi spogliata della terra senza la quale non sa, non può e non vuole vivere.
Dal 2004 l’Associazione Ya Basta sostiene le comunità locali attraverso il progetto di realizzazione di una Radio Comunitaria inaugurata nel 2009 e il successivo ampliamento con la costruzione del S.U.M. (sala polifunzionale): una “Casa Comune” per le attività di formazione, sensibilizzazione ambientale e aggregazione delle comunità Mapuche e non, delle regioni del Chubut e Rio Negro.
Il viaggio di Gennaio 2012 sarà l’occasione per vedere la conclusione di questo progetto e l’inaugurazione della struttura che potrà accogliere i viaggiatori sensibili e attenti alle tematiche ambientali e sociali.

lunedì 19 dicembre 2011

"RADIO SENZA MURI"



Mercoledì 28 dicembre al Palazzo dei Convegni di Jesi presenteremo il progetto
"Radio senza muri" all'interno della Rassegna “Malati di Niente"


Il progetto verrà avviato nei primi mesi del 2012, la prima fase consisterà nella formazione degli operatori della radio e sarà curata da Radio la Colifata (Buenos Aires), già ospite della Rassegna “Malati di Niente” (2004 e 2009)
ore 17 presentazione del progetto a cura di Ya Basta! Marche
ore 17.30 visione del film "LT 22 Radio La Colifata" di Carlos Larrondo (sottotitolato italiano)

Link di approfondimento: La Colifata- Malati di niente - Ya Basta

29/12/2004 Carovana Ya Basta! Una visita a Radio La Colifata 
http://www.glomeda.altervista.org/documenti.php?id=349

13/04/2004 Ricostruiamo l'Atelier du Non-faire a Jesi
http://www.glomeda.altervista.org/documenti.php?id=168
29/04/2005 Radio La Colifata alla Rassegna “Malati di Niente" 
http://www.glomeda.altervista.org/documenti.php?id=391
04/04/2005 Rassegna "Malati di Niente"
 http://www.glomeda.altervista.org/documenti.php?id=386
06/03/2006 "Malati di Niente" lancia la sesta edizione
http://www.glomeda.altervista.org/documenti.php?id=515
28/02/2008 Ya Basta! e Manu Chao a Radio La Colifata
http://www.glomeda.altervista.org/documenti.php?id=672

VI PRESENTIAMO IL PROGETTO "RADIO SENZA MURI"


"RADIO SENZA MURI"
progetto presentato da Ya Basta! Marche - Jesi










L’ Associazione Ya Basta Marche, ha partecipato al bando del CSV (Centro Servizio Volontariato) Marche, presentando un progetto inerente la creazione di una Radio Comunitaria.
Comunitaria, poichè intesa come luogo di incontro, di relazione, dove chi ne senta la necessità, possa esprimere le proprie idee, i propri sentimenti e creare un vero confronto che dia luogo alla comunità, per conoscere e riflettere sui diversi temi che appartengono alla stessa condizione umana.
Il progetto si rivolge a persone e categorie con disaggio, e non.
Il progetto prende spunto dall’ eccezionale esperienza di Radio la Colifata, che è in onda da 20 anni e trasmette dai giardini dell’ Ospedale Borda di Buenos Aires; la radio, ha dato la possibilità di fare sentire fuori dalle mura le difficoltà di tante persone che da anni sono ricoverate in questo nosocomio.
La radio diventa uno strumento terapeutico, dove i soggetti coinvolti vedono affiorare la consapevolezza di essere in grado di assumere una funzione politica nella propria comunità di riferimento e contestualmente una piazza aperta dove riflettere, discutere, organizzarsi e costruire un rapporto dialogico con la comunità la quale viene posta nella situazione di interagire ed esprimersi.
Inoltre la creazione di una radio nella quale sono coinvolte realtà associative diverse che operano sul territorio contribuisce all’opera di stimolo delle realtà di volontariato esistenti e alla creazione di reti e nuovi rapporti di collaborazione.
Il progetto è stato scelto dalla commissione esaminatrice del CSV Marche, nel mese di ottobre e da quel momento stiamo lavorando per portarlo avanti.
Si inizierà con un corso di formazione gestito dallo Psicologo Alfredo Olivera, fondatore di Radio la Colifata, e proseguirà con la realizzazione della radio, avendo come appoggio la già esistente Radio TLT, del Centro di Aggregazione Giovanile di Jesi, gestito dalla Cooperativa Sociale Costess.
Il progetto ha come capo fila l’associazione Ya Basta, con la partecipazione di 20 partner, che hanno aderito a questa idea, e sono espressione del mondo dell’ associazionismo, delle radio della salute mentale e non. di diverse città italiane, ed enti del territorio jesino: Ass.ne Falcatraz Falconara Marittima, Ambasciata dei Diritti Ancona, csa TNT Jesi, Ass.ne Libera Jesi, Asiamente Jesi, Casa delle Culture e Arci Jesi, Ass.ne Antigona, DSM jesi, Comune di Jesi, Ambito Territoriale Sociale IX, COOSS Marche, Radio Incredibile Grottammare, Radio Fragola Trieste, Radio Sherwood Padova, Radio Collegamenti Pisa, Radio Stella 180 dell'Aquila, Radio Ondattiva Bari , Psicoradio Bologna, Radio Aut Fermo, Caffè Basaglia di Torino e la Fondazione Franca e Franco Basaglia Venezia-Roma.
Con l’intenzione di lavorare in rete, siamo pronti insieme a partecipare alle giornate di incontri, che le radio alternative organizzano durante l'anno.
Esperienze molto importanti per la piena funzionalità della comunicazione di rete, come è stato al convegno della salute mentale svoltosi a Trieste, dove abbiamo avuto la possibilità di partecipare in diretta insieme a tutte le radio presenti, alla trasmissione di Radio Fragola, importante anche far parte dell' Assemblea Nazionale, nonchè aver partecipato a un incontro organizzato da Psicoradio Bologna nel giorno del loro 5° anniversario.
Tutto questo ci ha dato modo di conoscere le esperienze di tante realtà che lavorano in tutta Italia sul disagio; giornate di dibattiti e confronto tra operatori radiali, utenti, e operatori sociali , con la necessità di costruire insieme un modo diverso di comunicare e relazionarsi, e cominciare a lavorare insieme per un mondo nel quale tutti possiamo avere uno spazio vitale nella terra che ci ospita.
Mercoledì 28 dicembre, a Jesi nel Palazzo dei Convegni, presenteremo il progetto "Radio senza muri" all'interno della mostra di pitture organizzata dal Sollievo di Jesi all'interno della "Rassegna Malati di niente".
Il progetto verrà avviato nei primi mesi del 2012, la prima fase consisterà nella formazione degli operatori della radio e sarà curata da Radio la Colifata (Buenos Aires), già ospite della Rassegna Malati di niente (2004 e 2009)
ore 17 presentazione del progetto a cura di Ya Basta! Marche
ore 17.30 visione del film "LT 22 Radio La Colifata" di Carlos Larrondo (sottotitolato in italiano)

YA BASTA MARCHE

martedì 13 dicembre 2011

LA REGIONE MARCHE AUMENTERA' LE TARIFFE DELL'ACQUA


luca.acacia.scarpetti@assemblea.marche.it; francesco.acquaroli@assemblea.marche.it; fabio.badiali@assemblea.marche.it; massimo.binci@assemblea.marche.it; raffaele.bucciarelli@assemblea.marche.it; giacomo.bugaro@assemblea.marche.it; gianluca.busilacchi@assemblea.marche.it; valeriano.camela@assemblea.marche.it; antonio.canzian@regione.marche.it; adriano.cardogna@assemblea.marche.it; mirco.carloni@assemblea.marche.it; graziella.ciriaci@assemblea.marche.it; francesco.comi@assemblea.marche.it; giancarlo.danna@assemblea.marche.it; sandro.donati@regione.marche.it;
paolo.eusebi@assemblea.marche.it; elisabetta.foschi@assemblea.marche.it; enzo.giancarli@assemblea.marche.it; sara.giannini@regione.marche.it; paola.giorgi@assemblea.marche.it; dino.latini@assemblea.marche.it; marco.luchetti@regione.marche.it; maura.malaspina@assemblea.marche.it; enzo.marangoni@assemblea.marche.it; luca.marconi@regione.marche.it; erminio.marinelli@assemblea.marche.it; francesco.massi@regione.marche.it; almerino.mezzolani@regione.marche.it; giulio.natali@assemblea.marche.it; rosalba.ortenzi@assemblea.marche.it; paolo.perazzoli@assemblea.marche.it; paolo.petrini@regione.marche.it; moreno.pieroni@assemblea.marche.it; mirco.ricci@assemblea.marche.it; franca.romagnoli@assemblea.marche.it; angelo.sciapichetti@assemblea.marche.it; daniele.silvetti@assemblea.marche.it; vittoriano.solazzi@assemblea.marche.it; segreteria.presidenza@regione.marche.it; gino.traversini@assemblea.marche.it; umberto.trenta@assemblea.marche.it; roberto.zaffini@regione.marche.it; giovanni.zinni@consiglio.marche.it;

lunedì 12 dicembre 2011

Sabato 17 Dicembre ore 17:00 - Ancona, Piazza Roma *OCCUPY ANCONA


Da OccupyAncona a Firenze


Sabato in piazza ad Ancona Con Samb e Diop nel cuore! #chiuderecasapound!

Le interviste a cura dell'Ambasciata dei Diritti e dell'Associazione Shimabara

mercoledì 23 novembre 2011

VERSO UNA CITTA' DEI BENI COMUNI

VERSO UNA CITTA' DEI BENI COMUNI
Lettera aperta del Centro Sociale TNT sulle amministrative


Nonostante la gravità della crisi ed i pesantissimi riflessi sulle comunità territoriali, il dibattito intorno alle prossime elezioni amministrative risulta interamente confinato nel ceto politico ed avvitato intorno al tema delle alleanze e delle candidature. Programmi, contenuti e reali prospettive della città non hanno parola. Il momento che stiamo attraversando è troppo complesso e denso di implicazioni per lasciare che ancora una volta la ritualità elettoralistica prenda il sopravvento sulle idee e sulle reali istanze sociali. La crisi globale non è solo crisi economica: è crisi politica, crisi della democrazia, sottrazione di diritti e di risorse, impoverimento materiale, sociale e culturale. Amministrare una città significa oggi misurarsi con la problematica dei beni comuni, della precarietà, dei diktat imposti dalle istituzioni totali della finanza che penetrano a fondo i nostri territori e strangolano le nostre città. La prossima Amministrazione sarà necessariamente un' “amministrazione straordinaria”: o perchè accetterà, magari con qualche rimbrotto di circostanza, di essere strumento di una delle più grandi operazioni di espropriazione sociale, con privatizzazioni, dismissioni del patrimonio pubblico, demolizione del welfare territoriale, rinuncia a “pezzi” di sovranità; o perchè, al contrario sceglierà di essere parte di una più vasta “alleanza” sociale che vuole resistere alla cannibalizzazione della finanza e nel contempo immaginare un'alternativa possibile. Un'Amministrazione che sceglie di stare dalla parte della città oggi più che mai non può parlare solo il linguaggio del governo, ma deve misurarsi con una progettualità che si relaziona con i movimenti sociali e che contiene un tensione costituente capace di confliggere a difesa dei beni comuni, della democrazia, dei diritti, dell'equità e giustizia sociale. Al di fuori delle sartorie politiche dove si ritagliano i programmi a misura delle alleanze, è necessario costruire un aggregato programmatico sociale che rivendichi anche dentro la tornata delle amministrative la possibilità di un'alternativa che viene dal basso. Una piattaforma sociale che sia un working in progress aperto, multitudinario ma nel contempo concreto e deciso a dare battaglia su obiettivi programmatici già tracciati dai movimenti: tutela ed affermazione dei beni comuni, anche attraverso nuovi percorsi di normazione dal basso e di partecipazione sociale; ripubblicizzazione del servizio idrico integrato ed applicazione reale dei risultati referendari; opposizione ad ogni tentativo di privatizzazione dei servizi pubblici locali; lotta alla precarietà, costruzione di welfare territorializzato e politiche redistributive; lotta alla dismissione del patrimonio pubblico e delle municipalizzate; tutela del lavoro e dei diritti dei lavoratori anche attraverso l'assunzione delle iniziative referendarie volte alla difesa dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori; tutela e promozione degli spazi di produzione autonoma di cultura e di aggregazione sociale e giovanile; salvaguardia e ricostruzione dell'equilibrio eco-ambientale e della qualità dell'aria anche attraverso la definitiva chiusura della Turbogas; valorizzazione delle esperienze autogestionarie nei diversi ambiti del vivere associato; salvaguardia delle risorse destinate alla cultura contro il tentativo di ridurci alla mera riproduzione della vita materiale; salvaguardia e promozione della scuola pubblica; lotta alle discriminazioni e tutela dei diritti dei migranti.
Pensiamo che l'inestricabile intreccio tra crisi globale, governo della finanza e future politiche amministrative renda assolutamente necessario costruire un luogo di espressione unitaria in grado di rovesciare la straordinarietà della crisi e dei suoi esiti politici in una straordinaria presa di parola da parte dei movimenti che anche nel passaggio delle amministrative rivendicano la necessità un nuovo protagonismo sociale. Un protagonismo fuori della retorica populista, anti-politicista o ideologica, deciso a misurarsi con i problemi reali per costruire soluzioni alternative.
Crediamo che sia importante ed urgente avviare una riflessione comune tra le molteplici realtà sociali, politiche e di movimento che agiscono nella nostra città e che possono costruire insieme un nuovo spazio pubblico di proposta e di azione.
Proponiamo a tutti gli interessati di incontrarci per un primo momento di discussione e per valutare insieme i successivi passaggi nell'assemblea che si terrà al Centro Sociale TNT mercoledi 30 novembre alle ore 21.

CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO TNT

venerdì 18 novembre 2011

MARCHE - SAVE SCHOOL NOT BANKS!




Profumo di crisi? #occupythefuture!

Marche - Save school not banks!








Giornata di mobilitazione studentesca diffusa anche nelle Marche quest'oggi.
Questa mattina ha iniziato il Collettivo Studentesco "Corto Circuito", organizzando lo sciopero in tutte le scuole della citta'.
Gli studenti si sono ritrovati in piazza della Repubblica dove ha preso via la manifestazione che ha percorso le vie del centro storico.
Attimi di tensione con le forze dell'ordine davanti all'ingresso del Liceo Classico, quando una delegazione di studenti e' entrata nell'istituto per invitare chi fosse rimasto ad aderire allo sciopero.
All'altezza del Viale della Vittoria il corteo composto da oltre 500 persone, si e' fermato e tutti si sono seduti per terra: assemblea e blocco del traffico per poi concludere la manifestazione nella piazza centrale della citta' rilanciando la mobilitazione per i prossimi giorni.



Ad Ancona, nelle stesse ore, il Coordinamento studentesco ha promosso un presidio davanti al palazzo della Regione Marche.
Gli studenti hanno circondato l'entrata della sede regionale con cavalli di cartone per chiedere interventi chiari sul terreno del diritto allo studio, su trasporti, edilizia scolastico, misure di nuovo welfare per precari e studenti.
Iniziativa riuscita, una delegazione dei manifestanti e' stata ricevuta dall'assessore competente e ottenuto l'apertura di un tavolo di confronto.
Nel pomeriggio la mobilitazione degli universitari.
Occupazione del palazzo del Rettorato a Macerata: "Profumo di crisi Save the school, not banks! #occupythefuture", questo lo striscione appeso alle finestre della sede universitaria.
Ribadita la contrarieta' all'aumento delle tasse, recentemente approvato, e l'opposizione a un nuovo governo che nasce nel segno degli interessi di quell' 1% che ha prodotto la crisi, nel segno dell'austerita' targata Bce e Fmi.
Sulla scia di un dragone ribelle, studenti e precari hanno invaso le strade della citta' e le facolta' dell'ateneo maceratese, portando avanti la campagna di comunicazione virale "Senza di noi la citta' muore" lanciata insieme agli universitari di Urbino.

domenica 13 novembre 2011

Messico - Prigionieri in Chiapas terminano lo sciopero della fame, ma continua la lotta per la loro liberazione


Indigeni dell’Altra Campagna
trasferiscono la protesta e bloccano le strade


 
 
 
 
 
10 / 11 / 2011

Tratto da La Jornada - Martedi 08 novembre 2011

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 7 novembre.
A quasi 40 giorni di sciopero della fame, e di fronte alla sistematica assenza di risposte da parte del governo del Chiapas, i detenuti hanno deciso di sospendere l’azione per il rischio in cui erano le loro vite, ed il presidio dei familiari degli indigeni ha trasferito la sua protesta alle porte della prigione di questo municipio.
Oggi, a mezzogiorno circa, decine di indigeni hanno bloccato la strasa San Cristóbal-Ocosingo, di fronte al Carcere N. 5.
Su un grande striscione che occupava la carreggiata, dietro una linea di rami di pino, si riassume la domanda chiave: “Libertà immediata per i nostri prigionieri”.
Gli otto reclusi della Voz del Amate, Voces Inocentes e Solidarios de la Voz del Amate, aderenti all’Altra Campagna, hanno fatto sapere i motivi della loro nuova azione. Hanno decio ieri sera e questa mattina l’hanno resa pubblica. Ciò nonostante, il governo statale si è affrettato a diffondere la notizia lasciando intendere l’esistenza di un qualche accordo. Facciamo dire, per esempio, a Juan Collazo Jiménez, che partecipa alla protesta, che questa mattina è stato punito con la cella di isolamento, nudo, dal comandante della prigione di Motozintla, come ha denunciato suo padre, Salvador Collazo. “Adesso non sei più in sciopero”, gli hanno detto.
Il motivo per cui i detenuti hanno sospeso lo sciopero sono altre: “Per le complicazioni delle nostre condizioni di salute fisica dovute ai 39 giorni di sciopero della fame per esigere giustizia, mentre il governo ha ignorato le nostre richieste e le istanze del popolo, comunichiamo che ieri 6 novembre alle ore 20:00, a causa della gravità delle nostre condizioni di salute prima che si arrivasse all’irreparabile, abbiamo sospeso lo sciopero della fame, ma non vuole dire che desisteremo dalla lotta; al contrario, lotteremo con più forza fino a vincere questo sistema”.
E precisano: “Abbiamo desistito perché alcuni compagni stanno molto male ma non abbiamo sospeso lo sciopero della fame in cambio di quello che dice il governo, perché noi continueremo a lottare in vita, perché finché c’è vita ci sarà la possibilità di lottare per la giustizia e il benessere di tutti, ma non lo faremo come vorrebbe il malgoverno, continueremo invece ad esortare il governo ad intervenire al più presto per la nostra liberazione, per ridarci la libertà che ci il governo ci ha rubato”.
I reclusi del Carcere N. 5 insistono anche sulla liberazione di Collazo Jiménez ed Enrique Gómez Hernández, anche loro in sciopero a El Amate.
“Esortiamo inoltre il governo federale di Felipe Calderón Hinojosa ad agire per la liberazione immediata del compagno Alberto Patishtán Gómez, prigioniero politico della Voz del Amate”.
Infine, invitano le organizzazioni nazionali ed internazionali che li hanno appoggiati “a continuare a chiedere giustizia, perché la nostra lotta non è finita”.
Alle ore17 il blocco è stato tolto dagli stessi indigeni, che per tutto il giorno sono stati controllati, ad una certa distanza, dai veicoli della polizia statale e municipale, che non è intervenuta.
Questa notte, al presidio ancora in corso delle famiglie nella piazza della cattedrale, si discuteva sui passi da fare di fronte all’indifferenza del governo ed al “il tentativo di divisione che ha messo in atto annunciando di voler rivedere i casi di solo otto dei detenuti in sciopero, visto che sono 11; non cita Juan Collazo, Enrique Gómez né il professor Alberto Patishtán”.
Oggi è partita dal Chiapas per Guasave, Sinaloa, una commissione di familiari ed avvocati per fare visita al professore nella prigione federale, dove è in isolamento da due settimane fa, ha informato sua figlia Gabriela Patishtán Ruiz.

(Traduzione “Maribel” - Bergamo)
leggi la lettera dei prigionieri politici che annunciano la fine dello sciopero della fame su Enlace Zapatista 

giovedì 10 novembre 2011

Rilanciare l'autunno, costruire l'alternativa


Rilanciare l'autunno, costruire l'alternativa






Mentre scriviamo la scena politica del paese sta mutando radicalmente: si tratta forse di ore, ma ciò che è certo è che il governo Berlusconi è stato sfiduciato. Innanzitutto da due anni di mobilitazioni sociali nelle fabbriche, nelle scuole e nel territorio, da 27 milioni di cittadini nei referendum. Di conseguenza, la presa d'atto della mancata pace sociale in Italia ha determinato lo scaricamento di queste ore da parte dei mercati finanziari e del G20 di Cannes. Questo mentre in Grecia Papandreou si dimette e apre la strada a un governo di unità nazionale, capace di fare le riforme economiche richieste dalla Bce e dal Fmi, per poi portare i greci alle urne. Chi sostituirà Papandreou? Con buona probabilità l'ex vice-presidente della Bce. Chi sostituirà Berlusconi? Monti? Non è escluso, anzi. Un governo tecnico che faccia le «scelte impopolari» richieste a gran voce da Bce e Fmi e ribadite dal presidente Napolitano: annullamento delle pensioni di anzianità e passaggio definitivo alla previdenza contributiva; flessibilità in uscita ovvero libertà di licenziare; privatizzazioni e liberalizzazioni; aumento delle tasse universitarie e accorpamento delle scuole, oltre che delle classi. Come ci spiega Ostellino, le ricette neo-liberali per uscire dalla crisi. Sarà un «governo del presidente» a decretare la fine del ventennio berlusconiano? Probabile. D'altronde - ce lo dice con il solito rigore Ilvo Diamanti - Napolitano è il solo leader politico che, nellla crescente sfiducia degli italiani nei confronti della democrazia rappresentativa, continua a godere di un largo consenso popolare.
In una lunga e appassionata riunione che si è tenuta domenica a Roma, Uniti per l'Alternativa è partita da qui, dalla necessità dei movimenti di respingere ogni ipotesi di governo tecnico o del presidente, le ipotesi, cioè, che pensano, come chiarisce Panebianco sul Corsera, di «mettere tra parentesi la politica». Vogliamo che Berlusconi se ne vada subito a casa e che ci sia modo, con la democrazia, di esprimere il desiderio di alternativa alle sue politiche e a quelle della Bce. È proprio la crisi del capitalismo finanziario che sta esplicitando l'incompatibilità tra quest'ultimo e le procedure democratiche. Sono i mercati finanziari a far fuori Berlusconi, sono la Bce e il Fmi, istituzioni non elettive, a «commissariare» le politiche economiche del nostro fragile paese. Affermare la democrazia contro la dittatura della finanza è oggi compito decisivo dei movimenti sociali, quei movimenti che non solo pensano a resistere, ma, resistendo, già immaginano una nuova società, un nuovo modello di sviluppo.
Per questo, dopo la battuta d'arresto del 15 ottobre romano, Uniti per l'Alternativa guarda avanti, alle nuove scadenze di mobilitazione che già si affollano nel mese di novembre, un mese che sarà finestra temporale di grandi scosse telluriche, nell'economia e nella politica. Guarda avanti, nella consapevolezza che i fatti del 15 non hanno frenato il desiderio di partecipazione delle centinaia di migliaia di persone che hanno affollato quella piazza con la manifestazione più grande del mondo.
L'11 novembre Occupy Wall Street ha lanciato una nuova giornata di mobilitazione transnazionale e dislocata contro la dittatura della finanza, quell'1% della popolazione mondiale che tiene in ostaggio il restante 99%. Uniti per l'Alternativa sosterrà le tante iniziative che si svolgeranno in Italia, in sintonia con quanto accadrà negli Usa e nel resto del mondo, dalle accampate ai flash mob, le tante forme, creative e conflittuali, che vogliono denunciare la violenza delle banche e degli hedge fund. Il 17 novembre, poi, ci saranno le tante piazze della mobilitazione studentesca. Studenti medi e universitari tornano in piazza contro le politiche di austerity, contro l'aumento delle tasse universitarie, per il rifinanziamento pubblico di scuola e università. Il 26 novembre, infine, sarà la volta della manifestazione indetta dal Forum acqua bene comune, in difesa dei risultati referendari del 12-13 giugno, per affermare i beni comuni (mobilità, saperi, servizi) contro le privatizzazioni imposte da Bce e Fmi.Uniti per l'Alternativa è uno spazio politico di movimento che connette reti studentesche e sindacalisti metalmeccanici, centri sociali e associazionismo ambientalista; non è uno spazio o un soggetto politico identitario. Per questo sosterrà le mobilitazioni di novembre a partire dal ruolo che i tanti soggetti che lo compongono esercitano già nei movimenti e nelle reti sociali. Non faremo spezzoni nei cortei ma saremo parte attiva, in tutta Italia l'11 e il 17, a Roma il 26, delle mobilitazioni e della loro preparazione.

*Uniti per l'Alternativa

Senigallia - La Comune di Piazza Roma


Centinaia di persone- trecento? Quattrocento? - hanno partecipato all’assemblea di Piazza Roma


Cittadini di tutte le età insieme a sindacati – confederali e di base – attivisti dei Centri Sociali delle Marche, del Comitato No Rigassificatore, del Coordinamento Acqua Bene Comune, dell’associazione Gratis, La Stanza e Domomia e partiti politici si sono stretti attorno agli occupanti di Arvultùra.
La piazza ha avuto due vittorie: la prima di fronte al clima di tensione crescente costruito dal Sindaco e dalla stampa locale, ha reso evidente una solidarietà di cittadini che non hanno avuto paura di prendere pubblicamente parola. La seconda la riaffermazione prepotente sull’agenda politica territoriale della difesa dei beni comuni. Soprattutto, di fronte all’accettazione bipartisan delle politiche di austerity.
Un pezzo di città con la propria presenza ha lanciato un messaggio politico preciso all’Amministrazione: dalla crisi non si esce svendendo i beni pubblici, ma valorizzandoli fuori dalle dicotomie del pubblico e del privato.
E’ questa la proposta dello Spazio Occupato Arvultùra, che non chiede aiuti e stampelle economiche ma spazi da poter aprire alla socialità, all’aggregazione, alla produzione culturale e politica.
L’Amministrazione deve prendere in seria considerazione la piazza di oggi e con essa l’idea di ridiscutere il bilancio, aprirlo al confronto e alla partecipazione della città. Possiamo costruire insieme un’alternativa alla svendita del patrimonio pubblico senza tagliare i servizi sociali. Possiamo insieme affermare un rifiuto ai dictat della BCE e dei costrittivi assestamenti di bilancio. A vincere non sarebbero solo gli occupanti, ma anche il Sindaco e la sua maggioranza. Vincerebbe la città!
Ora si plachino i pruriti di sgombero e le pose da sceriffi e si apra un tavolo di confronto sul come i cittadini possano riappropriarsi dei loro beni, a partire dalla garanzia degli occupanti di avere uno spazio e dalla definizione di “bene comune” degli immobili pubblici.
In piazza oggi però c’è stata anche una pessima sorpresa, un nutrito gruppo di “black bloc” in divisa da antisommossa con blindati e cani antidroga ha tentato di intimidire i cittadini riuniti in assemblea, che hanno risposto con una sonora risata e con un corteo che ha bloccato le strade del centro storico fino allo spazio occupato.

Come recitava lo striscione in piazza:
Resisteremo un minuto più di voi!

Spazio Occupato Arvultùra

martedì 8 novembre 2011

ASSEMBLEA DI MOVIMENTO - Venerdì 11 Novembre ore 21.00 - II Circoscrizione di Ancona - Via Scrima 19


Continuiamo, dopo la manifestazione di Roma, sul percorso iniziato il 6 Ottobre
Venerdì 11 novembre assemblea ad Ancona -
II Circoscrizione, Via Scrima 19 (Piano San lazzaro) ore 21.00


Il 6 Ottobre ci siamo ritrovati in tanti alla Casa delle Culture di Ancona.
Si trattava di promuovere nel migliore dei modi la partecipazione alla manifestazione del 15 a Roma e verificare la disponibilità di dare vita ad un percorso territoriale condiviso e partecipato, fuori dalle etichette di organizzazione, sulle questioni che la crisi ci impone di affrontare.
Quasi tre ore di confronto, tanti interventi, tutti nel rispetto reciproco della varie posizioni e delle culture presenti, hanno portato alla individuazione di quattro punti su cui lavorare: la difesa del lavoro a partire dalla vertenza dei lavoratori della Fincantieri; il rilancio della mobilitazione contro il rigassificatore di Falconara come paradigma della questione energetica e della necessità di un nuovo modello sociale ed economico; la ripublicizzazione della gestione del servizio idrico per difendere la vittoria referendaria e rilanciarla, guardando alla scelta virtuosa del Comune di Napoli; la lotta alla precarietà come elemento unificante dei vari segmenti lavorativi sempre più spinti nella marginalità e nella povertà diffusa, per il diritto al reddito.
Il 15 a Roma le Marche hanno partecipato con una presenza massiccia, ricca quanto articolata, ad una giornata che ha visto sfilare centinaia di migliaia di persone rappresentative di una moltitudine che in tutto il mondo si sta opponendo alla macelleria sociale delle elite finanziarie e dei governi.
Il fatto che gruppi assolutamente minoritari abbiano voluto imporre al corteo pratiche non condivise e che l’inaccettabile reazione poliziesca ha di fatto reso impossibile raggiungere Piazza San Giovanni, non può in alcun modo cancellare la grandezza della manifestazione romana.
Lo provano i numeri e la qualità delle numerose assemblee che si sono tenute questi giorni anche nelle Marche, dalle quali è emersa la volontà di riprendere le indicazioni individuate il 6 ottobre, la determinazione a riportare nei nostri territori i contenuti espressi il 15 a Roma.
Per questo coloro che hanno promosso l’assemblea del 6, riconvocano un nuovo incontro venerdì 11 novembre alle ore 21.00 Presso la sala della II Circoscirzione di Ancona, in Via Scrima 19 (zona Piano San Lazzaro) per discutere insieme come proseguire nel percorso iniziato. Sempre nel rispetto reciproco, nello spirito con cui in tutto il mondo, da mesi, sta crescendo un nuovo movimento globale.

lunedì 7 novembre 2011

Senigallia (An) - Nasce lo Spazio Occupato Arvultura


SPAZIO OCCUPATO ARVULTùRA

Difendere il pubblico per costruire il comune





 
 
 
 
“La differenza tra cercare contratti e stringere mani,
oppure spingere compatti per stringere contatti umani”.
(Brokenspeakers - La cosa nostra)


Esiste un’evenienza meteorologica particolarmente pericolosa specie nelle coste marchigiane a nord di Ancona.

Quando al mattino verso le otto invece che cessare il vento di terra si fa più caldo e secco, significa che sta tirando il “garbino”, il vento da sud, sud - ovest che sul Tirreno corrisponde al Libeccio. Dunque se il garbino soffia a raffiche quasi nessuno dei marinai più accorti esce in mare, anche se il cielo è sereno e il mare fino a mezzo miglio dalla costa è calmo e particolarmente trasparente.
Infatti, prima o poi compare all’orizzonte verso nord una linea scura, la tressa, e poi all’improvviso - quando il mare si fa bianco di schiuma - il vento non aumenta gradatamente ma si scatena all’improvviso. E’ la rivultùra, dai pescatori ancora più dialettizzata in “arvultùra”.
Che il vento stia cambiamo lo abbiamo visto e vissuto nelle piazze italiane di quest’ultimo anno, dal 14 dicembre del 2010 al 15 ottobre del 2011. Piazze aspre, dure e irruente, ma desiderose di riprendersi in mano ciò che è stato tolto: il presente, il futuro, la possibilità di poter autodeterminare con dignità la propria vita. Piazze irrappresentabili dall’attuale compagine politica sia quella seduta in parlamento sia quella che corteggia i movimenti per entrarci.
Il vento sta cambiando anche qui, a Senigallia. Lo vediamo nella crescita delle persone che partecipano alle assemblee, che vengono ai cortei, che si autorganizzano nelle scuole, nel lavoro, nei gruppi di consumo e per la difesa del territorio da rendita e speculazioni.
La crisi morde anche nella benestante provincia rossa. Le piccole aziende chiudono, gli operai si ritrovano disoccupati o in cassa integrazione. Aumentano gli sfratti e le file davanti alla Caritas. Le scuole delle frazioni sono chiuse e gli insegnati tagliati. I precari, beh loro continuano a fare lavori di merda.
La finanziaria del Governo Berlusconi con i suoi tagli agli enti locali non ha fatto altro che togliere le risorse per le politiche sociali. Gli enti pubblici senza più soldi sono diventati ostaggi dei grandi capitali o addirittura pignorati, gli spazi pubblici sono stati svenduti a ditte “amiche”, e a colpi di varianti e piani particolareggiati l’urbanistica è stata completamente deregolamentata. La conseguenza è l’accentuazione della dispersione urbana e cioè – per dirla nuda e cruda - la cacciata dei senigalliesi – soprattutto i giovani e precari – dal centro città.
L’arvultura comincia da qui, dal porre un freno alla svendita della nostra città. Ciò che è pubblico è amministrato dallo Stato ma appartiene a tutti: è comune, e in quanto tale deve essere sottratto alle logiche del profitto privato. Oggi più che mai.
Oggi, nasce lo “Spazio Occupato Arvultùra” come unione di due realtà sociali e politiche cittadine.
Un’occupazione che non vuole essere un centro sociale, ma uno spazio comune che possa fungere da luogo di aggregazione e di ritrovo, da laboratorio culturale e soprattutto da organizzazione politica autonoma. Uno spazio comune nella città, per la città e della città.
Oggi, il Collettivo Studentesco e il Mezza Canaja hanno occupato uno degli ultimi spazi comunali rimasti in città. Uno spazio in pieno centro, abbandonato da più di tre anni e che lunedì 7 novembre sarà messo all’asta e svenduto. Non è un’occupazione simbolica, siamo entrati per restare.
Alla Giunta chiediamo un contratto in comodato ad uso gratuito. Non chiediamo nessun finanziamento in quanto riteniamo che i soldi pubblici debbano essere investiti per i servizi sociali. Saremo noi a ristrutturarlo, a sistemarlo, a farlo vivere, ad aprirlo alla città e tramite l’autofinanziamento pagheremo le normali utenze (luce, acqua, gas).
All’Amministrazione Comunale diciamo che è il momento di valorizzare ciò che è pubblico e che vuole diventare comune e non il privato e i suoi profitti.
Al Sindaco Mangialardi, al PD, all’IdV, a SeL, ai Verdi e al PdCI resta la responsabilità politica di assumere una posizione chiara e trasparente di fronte alla cittadinanza tutta.

Spazio Occupato Arvultùra
(Mezza Canaja – Collettivo Studentesco)

venerdì 4 novembre 2011

SOLIDARIETA' "ASSATA SHAKUR" - CENTRI SOCIALI MARCHE










COMUNICATO STAMPA


Condanniamo con fermezza le iniziative di natura repressiva che in questi giorni hanno colpito l'esperienza di promozione sociale e aggregazione sportiva rappresentata dalla Polisportiva Assata Shakur di Ancona.
Le perquisizioni condotte dalla polizia giudiziaria all'indomani della manifestazione romana del 15 ottobre che, tra i 7 attivisti dei centri sociali marchigiani, hanno colpito anche alcuni animatori dell'associazione.
L'arresto e il processo per direttissima per violazione di Daspo a carico del Presidente della Polisportiva, responsabile di aver assistito, in qualità di dirigente regolarmente autorizzato, ad un evento sportivo del campionato di Terza categoria.
Infine la decisione del Comitato Regionale Marche della Lega nazionale Dilettanti, a seguito dell'informativa della Questura alla Figc regionale, di sospendere la formazione della Polisportiva finchè non procederà al cambiamento della sua denominazione in quanto “Assata Shakur”, a detta dell'Fbi statunitense, è considerata una terrorista.
E' inaccettabile il clima di pesante intimidazione che si spinge fino a violentare un diritto fondante della vita civile come quello alla libertà di espressione.
Esprimiamo la nostra massima solidarietà, respingeremo con determinazione questi e qualsiasi altro tentativo di restringere gli spazi di libertà e agibilità democratica in questo paese, al fianco di chi quotidianamente si batte per difendere diritti e dignità, per costruire un mondo più giusto.

CENTRI SOCIALI MARCHE

Libertà d'espressione e sport indipendente

In difesa della Polisportiva Antirazzista Assata Shakur
http://www.globalproject.info/

Marche - L'Assata Shakur non si ferma
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Marche-LAssata-Shakur-non-si-ferma/9893

I comunicati di solidarietà
http://www.globalproject.info/it/tags/assata-shakur/community

giovedì 3 novembre 2011

Sulla 'Res-publica' dei movimenti di Paolo Cognini



Sulla 'Res-publica' dei movimenti

di Paolo Cognini





Ogni giorno ci costringe, oramai, ad un'esclamazione. Non facciamo in tempo a digerire l'ultima macinatura di diritti che già il tritatutto della crisi, con il suo lessico così furbescamente tecnico, scalda i motori ed inghiotte pezzi sempre più grandi dei nostri spazi vitali, fatti di beni, risorse, lavoro, diritti, garanzie. In un turbinio così violento e veloce è sempre difficile individuare le coordinate di un ragionamento “applicato”, e cioè di una riflessione costantemente finalizzata all'agire ed alla costruzione di percorsi che facciano i conti con la materialità del conflitto, sempre ricca di variabili, contraddizioni e previsioni precarie. La necessità di un ragionamento più che mai “applicato” non deve, però, farci perdere la capacità dell'azzardo, della riflessione su prospettive di più ampio respiro, e questo non per un piacere accademico ma perchè il nostro presente è un azzardo continuo, una costante curvatura del tempo e dello spazio che fa precipitare nel presente pezzi di futuro e pezzi di passato remoto.
Per queste ragioni trovo interessante riprendere alcune coordinate di ragionamento che qualche giorno fa Francesco Raparelli, Francesco Brancaccio ed Alberto di Nicola hanno proposto con un loro contributo pubblicato su GlobalProject (“La Terza Repubblica dei Movimenti”). Tra i molteplici spunti di discussione contenuti nell'articolo, vorrei soffermarmi in particolare sulla parte che attiene al tema della “costituzione”, partendo dalle ipotesi di modifica della costituzione formale che oggi troviamo sul campo e che si sostanziano da un lato nel progetto di costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e dall'altro nella proposta di de-costituzionalizzare il principio di utilità sociale dell'iniziativa economica privata sancito dall'art.41 Cost.
A tale riguardo credo che prima di ogni altra cosa vada ribadito che la nostra opposizione all'inserimento della regola aurea nel corpo normativo della Carta Costituzionale non nasce da un fattore di conservazione, dal tabù ideologico dell'intoccabilità della Costituzione del 1948. La nostra opposizione nasce da un dato assolutamente attuale, politico e contemporaneo, che vede nella costituzionalizzazione del principio di pareggio del bilancio non tanto un “oltraggio” alla “repubblica fondata su lavoro”, ma piuttosto la prima parziale codificazione di un nuovo dispositivo della sovranità nell'ambito del quale gli interessi della finanza e le sue esigenze “contabili” assurgono a fonte normativa primaria. Diversamente dai cultori dell'inamovibilità dell'attuale assetto costituzionale la difesa delle garanzie costituzionali per quanto ci riguarda è sempre un mezzo e non un fine così come il contrasto alle modifiche costituzionali prospettate dalla Bce e dai vertici di governo europei è un contrasto che attiene al merito del cambiamento e non al cambiamento in quanto tale.

martedì 25 ottobre 2011

LA TERZA REPUBBLICA DEI MOVIMENTI

La Terza Repubblica dei movimenti
Considerazioni sull'alternativa e il conflitto costituente



Dopo la giornata del 15 Ottobre il movimento in Italia ha come compito prioritario quello di non farsi comprimere nella morsa delle semplificazioni o nelle secche dicotomie e, allo stesso tempo, di preservare il suo carattere aperto e molteplice. Questo rischio ci sembra sia stato delineato, meglio che da chiunque altro, dall'editoriale di Piero Ostellino apparso sulle pagine del Corriere della Sera. Ostellino, infatti, utilizza gli scontri avvenuti nel corso della manifestazione per ammonire che non esistono possibilità di trasformazione dell'esistente che non siano chiuse nella scelta tra la guerra civile e il riformismo rispettoso della democrazia rappresentativa e delle regole del mercato capitalistico. Tertium non datur. Il conflitto anche radicale quando si presenta sulla scena, è presto o tardi destinato ad imboccare una delle due strade, lasciando dietro di sé qualsiasi velleità di modificazione dei rapporti sociali.
Muovendo da queste premesse riteniamo che sia decisivo oggi, ancor più di prima, approfondire la riflessione sulla categoria politica che va sotto il nome di 'alternativa' in quanto questa dovrebbe precisamente occupare quel posto che, la riflessione di Ostellino, tenta di escludere dal gioco. La necessità è facilmente comprensibile: siamo in una fase storica segnata da una crisi strutturale del capitalismo neoliberale che riguarda insieme i fondamenti del sistema economico-sociale e di quello istituzionale che si è andato costruendo negli ultimi trent’anni. Questa crisi porta con sé la diffusa consapevolezza che non è più possibile, per nessuno, tornare indietro. Per chi vuole cogliere sul serio la radicalità del tempo storico che stiamo vivendo, quella sull’alternativa è dunque una discussione obbligata. Obbligata ma, è bene precisarlo, anche assai ambigua: la categoria politica dell’alternativa infatti riassume in sé un insieme di significati ed opzioni differenti e potenzialmente divergenti. È bene dunque cominciare a districare i fili di questa densa matassa.

csoa TNT su Tgr Marche

Giovedì 20 ottobre al csoa TNT di Jesi si è tenuto un incontro, una discussione pubblica per tentare di analizzare la complessità che ci ha consegnato la grande manifestazione del 15 ottobre a Roma. Una giornata che ha visto svolgersi cortei, in numerose capitali del mondo, contro le misure di austerità che un po’ dovunque vengono prese per cercare di frenare la crisi attualmente in atto finendo in realtà col colpire i cittadini e far loro pagare ciò che deriva invece dall’azione scriteriata e senza controllo dell’economia globale capitalistica. A Roma un corteo numerosissimo che ha saputo portare in piazza mezzo milione di persone ha subito un doppia violazione: da una parte quella determinata da gruppetti che hanno messo in campo azioni pensate fuori e contro il movimento, dall’altra la violazione della polizia che ha caricato pericolosamente il corteo con l’unico intento di disperderlo.


Ecco il servizio che il tgr Marche gli ha dedicato il giorno seguente (dal minuto 13.35):

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1c4ecde9-d6bb-4103-bc4e-52228f9874b8-tgr.html#p=0

lunedì 24 ottobre 2011

MESSICO – STATO SOTTO PROCESSO

Messico – Stato sotto processo

E' iniziata oggi l'attività del tribunale permanente dei popoli in Messico
In una sala gremita da alcune centinaia di persone, nell'Università Autonoma di Città del Messico, è stato presentato oggi l'inizio delle attività del Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) in Messico. Per i prossimi tre anni raccoglierà in tutto il paese testimonianze a riguardo delle violazioni dei diritti fondamentali degli individui e dei popoli.
Il TPP è stato costituito a fine anni '70, dopo l'esperienza del tribunale Russel che indagò i crimini nordamericani commessi in Vietnam e delle dittature latinoamericane, ed in questi anni ha indagato numerosi casi di violazioni da parte di stati e multinazionali. Si dichiara un organo indipendente a livello intellettuale e politico, composto da numerose personalità di riconosciuta autorità morale provenienti da molti paesi, ed il suo scopo è di denunciare all'opinione pubblica mondiale gli autori di gravi violazioni dei diritti fondamentali. Il suo modo di funzionare è come quello di un normale tribunale; interviene dopo che è stata richiesta la sua presenza, raccoglie informazioni e prove, e infine emana un verdetto. E' giunto oggi in Messico, dopo che nel 2010 decine di organizzazioni sociali del paese ne hanno chiesto l'intervento.

martedì 18 ottobre 2011

DOPO IL 15 OTTOBRE: PER GUARDARE AVANTI

comunicato redazione di globalproject
Mentre scriviamo è in corso una maxi-operazione delle forze dell'ordine, con perquisizioni e arresti. Quando tutto sarà finito, il piano della discussione sarà un altro: con buona probabilità si restringeranno gli spazi di libertà per tutti, lotte sociali comprese; ci si avviterà attorno al tema repressivo; le questioni che contano – costruire un'alternativa alla dittatura della finanza-........ http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Per-guardare-avanti/9704


Il senso della realtà

comunicato Centri Sociali Marche
Se c'è una cosa positiva che la crisi ci ha servito senza il bon ton dell'etichetta è proprio la realtà, dura, cruda, violenta, chiara nell'affermare senza mezzi termini a chi spetta dominare ed a chi spetta essere dominato. La crisi ha strappato il sipario: la realtà che ha mostrato è terribile eppure dobbiamo tenerla stretta per non perdere mai di vista ciò con cui dobbiamo fare i conti...... http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Il-senso-della-realta/9705

appuntamenti
°°giovedì 20, ore 18.30, al csa TnT - Jesi, incontro "dopo il 15 ottobre, per guardare avanti"
°°domenica 23, ore 17.30, nella sede di Ya Basta Marche, il film "Comprare, buttare, comprare" (sott italiano) + spazio aperitivo resistente http://www.globalproject.info/it/community/JESI-Proiezione-del-film-documentario-Comprare-buttare-comprare-Realizzato-da-Cosima-Dannoritzer/9646