sabato 26 novembre 2005

25/11/2005 | Carovane Ya Basta! 2006


AMERICA LATINA - Anche quest'anno il percorso di cooperazione dell'associazione Ya Basta! prende corpo attraverso un programma di viaggi internazionali, "viaggi che partono dalla voglia di agire, conoscere e stringere rapporti sempre più forti con le reti che in tutto il mondo resistono al neoliberismo e alla guerra." Carovane 2005 e 2006 - Associazione Ya Basta! Parlare ed agire per tracciare sentieri di ribellione Argentina - Le strade della ribellione Da Buenos Aires alla Patagonia Per incontrare le realtà urbane che resistono, occupano e si autogestiscono Per sostenere la lotta del Popolo Mapuche contro l'arroganza dei moderni colonizzatori come l'impero Benetton. A partire dal 7 gennaio prossimo l'Associazione Ya Basta! organizza una carovana in Argentina. Il viaggio ha lo scopo di affermare che contro la globalizzazione selvaggia del neoliberismo, esiste una globalizzazione dei desideri, dei sogni, delle lotte di migliaia di uomini e donne per autodeterminare il proprio futuro, da Buenos Aires e dalle realtà urbane fino alle terre della Patagonia. La carovana avrà l'occasione di incontrare il Movimento dei Lavoratori disoccupati di Solano nella provincia del Gran Buenos Aires di cui recentemente abbiamo incontrato nei nostri territori uno dei portavoce, Alberto Spagnolo ex-prete piquetero che da decenni lotta insieme alla gente di questa città attraverso l'occupazione di terreni, l'autorganizzazione, la sperimentazione di forme di democrazia diretta. L'associazione Ya Basta Marche da tempo sta sostenendo la realizzazione di un Centro di Salute autogestito all'interno di questa realtà. Solano è uno degli esempi più importanti della funzionalità degli MTD, il più conosciuto a livello internazionale. Spostandoci a Sud verso la terra dei Mapuche ci sarà l'occasione di incontrare un'altro simbolo dell'Argentina resistente: la realtà delle fabbriche occupate e della Ex Zanon, con i suoi operai che continuano a lottare perché la fabbrica che occuparono quattro anni fa (quando il padrone l'aveva abbandonata) resti viva, nelle loro mani, e produca. La vicenda dello stabilimento di ceramiche argentino, infatti, non s'è conclusa coi titoli di coda del bel documentario di Avi Lewis e Naomi Klein (The Take) che l'anno scorso fu proiettato in tutto il mondo. Al momento 470 operai della fabbrica di Neuquén (provincia della Patagonia) mandano avanti la produzione in attesa di un pronunciamento legale definitivo. E sembra che abbiano tutto il mondo contro: i giudici, l'ex padrone Luigi Zanon (di origini italiane) che rivuole la fabbrica dopo averla abbandonata durante la crisi del 2001, il governo provinciale, quello federale che tace, le forze dell'ordine e anche quelle del disordine, visto che poco tempo fa le mogli di due operai sono state sequestrate e malmenate a scopo intimidatorio. Una battaglia contro poteri forti, insomma, che ha indotto i lavoratori della Zanon - ora ribattezzata Fasinpat (Fábrica sin Patrones) e inserita nel movimento delle imprese recuperate argentine - a chiedere appoggio e solidarietà internazionale alle associazioni sensibili al tema. Da Neuquen alla provincia del Chubut dove incontreremo il popolo Mapuche che lotta contro l'arroganza dell'impero Benetton, che e' oggi il piu' grande proprietario terriero in Argentina con 900.000 ettari (un area equivalente a 900.000 campi da calcio) nella ricca e fertile Patagonia, una lotta contro un modello economico-sociale che vorrebbe affermare la proprietà di risorse, spazi e vite umane semplicemente da sfruttare in ogni latitudine. La carovana vuole contribuire a fermare la presenza di Benetton e appoggiare la nascita di una radio comunitaria del Popolo Mapuche all'interno della campagna "Marimari peñi benvenuto fratello". Mentre nel mondo la politica internazionale dall'alto batte i colpi della guerra globale dal basso possiamo costruire reti di ribellione e resistenza, di comunicazione e azione in comune che facciano sentire la voce di chi si vorrebbe muto. Per informazioni: Associazione Ya Basta! Marche sede regionale - via Colocci, 11 Jesi(An) - tel 0731/5060 cell 333/8235503 yabastamarche@libero.it Associazione Ya Basta "Terra e liberta'" - vicolo Marco Polo, 6, Treviso tel 0422403535 yabastatv@globalproject.info Brigate per la raccolta del caffè Dal 29 dicembre 2005 al 12 gennaio 2006 Zona del Caracol di Oventic a Los Altos L'associazione Ya Basta! organizza la presenza attiva per la raccolta del caffè nelle comunità zapatiste. Intervista a Luis Hernandez Navarro Ascolta la storia del caffè nel mercato mondiale con un intervista, suddivisa in quattro percorsi, a Luis Hernandez Navarro. - Produzione del caffè in Messico: la vita del piccolo coltivatore [audio 01] - Il ruolo dei coyotes e la difficoltà della coltivazione [audio 02] - Mercato locale e mercato internazionale [audio 03] - L’esperienza delle cooperative e del commercio con le reti di solidarietà internazionale [audio 04] Se sei interessato fallo sapere al più presto. Per info: yabastamarche@libero.it - yabasta@sherwood.it www.yabasta.it Per informazioni e prenotazioni Cafe Rebelde Zapatista: tel 329/3813029 - 0731/4656 (Giovanna : referente Marche distribuzione Caffè Rebelde - Si applicano prezzi specifici per la distribuzione) Associazione Ya Basta! Marche sede regionale - Via Colocci 11 Jesi (An) tel 0731/5060 cell 333/8235503 Associazione Ya Basta! Milano email yabasta@tin.it 22/29 ottobre - L'uragano Stan si abbatte sull'America centrale Solidarietà alle comunità zapatiste colpite dall’uragano Le iniziative promosse dall'ass. Ya Basta! - Il comunicato ufficiale dell'Ezln - Report degli attivisti europei dalle zone colpite

martedì 27 settembre 2005

26/09/2005 | Mayaki. Carovana Internazionale in Bolivia


BOLIVIA - (da globalproject.info) Mayaki in lingua Aymara significa "siamo una sola cosa". E' questo lo spirito della carovana internazionale che dall'11 al 20 ottobre condividerà il cammino dei movimenti indigeni e sociali latinoamericani nella lotta per l'autodeterminazione dei popoli e la difesa dei beni comuni dall'aggressione neoliberista, contro la militarizzazione e la sanguinosa repressione degli ultimi anni. La presentazione della Carovana Internazionale Mayaki 11/20 ottobre 2005 Negli ultimi cinque anni i movimenti indigeni e sociali della Bolivia hanno lottato per difendere i loro più elementari diritti. Nell’aprile 2000 a Cochabamba hanno difeso il diritto all’acqua impedendo le privatizzazioni imposte dalla Banca Mondiale e dalla multinazionale statunitense Bechtel. Nel 2003 e nel 2005 hanno impedito l’applicazione delle misure imposte dal FMI e la svendita delle riserve di gas del Paese alle multinazionali. La Nazionalizzazione degli idrocarburi, la difesa dei beni comuni e l’Assemblea Costituente sono le richieste avanzate nel corso di questi anni. In seguito alle mobilitazioni popolari e nonostante una durissima repressione che ha causato decine di morti e centinaia di feriti, due presidenti sono stati costretti alle dimissioni. Negli ultimi mesi il Governo Statunitense ha intensificato le operazioni militari per la costruzione di basi vicino le frontiere con la Bolivia ed ha inserito il Paese Andino tra quelli più pericolosi a causa delle continue mobilitazioni e rivendicazioni della società civile. Le riserve di gas della Bolivia rappresentano per le multinazionali un affare da 1.200 miliardi di dollari. La posizione geografica del Paese, situato nel cuore del continente latinoamericano, fa della Bolivia un territorio strategico per i grandi interessi economici e politici sull’intera regione amazzonica e Andina. In America Latina il fallimento delle politiche economiche neoliberali appare in tutta la sua evidenza. L’azione incessante dei movimenti sociali in tutto il continente disegna uno scenario di speranza e di grandi cambiamenti. In questo contesto le lotte del popolo boliviano hanno conseguenze e ripercussioni sulle lotte e le speranze di tutti i movimenti che in ogni singolo Paese stanno lavorando per difendere i beni comuni e promuovere la democrazia partecipativa. Mayaki in lingua Aymara significa "siamo una sola cosa". La possibilità di un cambiamento è oggi a portata di mano e dipenderà dalla capacità dei movimenti internazionali di lottare insieme. Dall’11 al 20 ottobre cammineremo insieme in Bolivia come un unico movimento globale per difendere i beni comuni, per la democrazia e l’autodeterminazione dei popoli. Promuovono: Coordinadora de defensa del agua y la vida, Coordinadora de defensa del gas, Movimenti popolari e contadini, Movimento dei Regantes, Nazione Indigena Aymara, Radio Lachiwana, A Sud, (Action)!, Carta, Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua, Comitati locali per la difesa dell’acqua, Forum Ambientalista italiano, Global Radio, Il Manifesto, Latinoamerica, Radio Città Aperta, Ya Basta!. - Agenda e incontri della Carovana Presentazione della carovana nell’intervista a Giuseppe De Marzo dell’Ass.ne A SUD [audio] - Vai allo speciale a cura della redazione di Global Project Per informazioni e adesioni alla carovana: tel. 3334843750 / 3476482702 - email: info@asud.net Ass.ne A SUD/Ecologia e cooperazione Onlus

domenica 25 settembre 2005

25/09/2005 | Don Vitaliano e l'ex "prete piquetero"


JESI - In occasione della VI° Assemblea dell'ONU dei Popoli e della Marcia per la Giustizia e la Pace Perugia-Assisi tenutasi dall'8 all'11 settembre 2005, il Comune di Jesi e la Consulta per la Pace, all’interno dell’iniziativa "Adotta un Popolo" si sono impegnati ad ospitare un rappresentante dell'America Latina, particolarmente impegnato all'interno del Movimento dei Lavoratori Disoccupati (MTD) e nella lotta per i diritti umani in Argentina: Alberto Spagnolo. L'invito a questo ex-sacerdote è stato proposto dall'associazione Ya Basta! Marche che da alcuni anni, ha un forte legame con il movimento piquetero e collabora nella promozione di un centro di salute autogestito a Buenos Aires. Tra ottobre e novembre del 2004 la carovana di Ya Basta! ha conosciuto la potenza dei "cortes de ruta" (blocchi stradali), delle assemblee di barrios e il dramma della disoccupazione e della crisi economica, il lavoro delle fabbriche recuperate e la dignità delle moltituidini argentine. Venerdì 16 settembre, al Teatro Studio San Floriano di Jesi si è svolto un incontro pubblico al quale con Alberto Spagnolo ha partecipato anche Don Vitaliano della Sala. I percorsi di Alberto e Don Vitaliano hanno molte similitudini tra loro. Alberto Spagnolo, portavoce del Movimiento Trabajadores Desocupados (MTD) di Solano, movimento che in origine si radicalizza sull’esperienza dell’occupazione della chiesa parrocchiale, ubicata nel quartiere (barrio) San Martin, da parte di famiglie indigenti e sfrattate, col consenso del sacerdote stesso, Alberto Spagnolo. Dopo avere ricevuto l'ordine di sgomberarla, questo sacerdote “rebelde” si rifiuta ed organizza un assemblea con tutta la comunità di Solano dove partecipano più 1.500 persone per chiedere al vescovo di ascoltare la propria comunità. Dopo 2 anni la Chiesa viene sgomberata con la forza dalla polizia e Spagnolo allontanato dai vertici ecclesiastici nazionali, ma il movimento continua a diffondersi. Don Vitaliano della Sala, prete non-global, prete rosso, prete ribelle, prete zapatista, prete barricadiero. I giornali e la televisione parlano di lui molto spesso etichettandolo nei modi più colorati. E' uno dei preti più conosciuti in Italia non solo per il suo impegno di pacifista attivo dentro il movimento no-global, ma anche per la sua battaglia per la ricostruzione dell'Irpinia dopo il terremoto, per la solidarietà portata al movimento gay, per l'azione di dissobedienza civile condotta con grande risonanza mass-medianica durante il G8 a Genova. Nella serata la discussione ha affrontato diversi temi, dalla guerra globale permanente, al precariato, dall’antiproibizionismo alla solidarietà con i popoli che combattono il neoliberismo. Soprattutto ha colpito l’evidente similitudine tra il movimento italiano e quello argentino; in special modo nell’agire politico che esprime la lotta di resistenza alla violenza del capitale globalizzato, che quotidianamente elimina diritti e dignità, regalando miseria, fame e lutti. Gli stessi concetti di autogestione, autorganizzazione sociale e comunità resistenti, di rappresentanza e forme di autogoverno, hanno trovato spazio di confronto nella riflessione comune e immediatamente si è colto il piano strategico delle lotte di resistenza in atto: dalla spontaneità difensiva popolare, alla costruzione di “società altra”, di nuove organizzazioni sociali solidali e comunitarie. L’Argentina come officina dell’autorganizzazione sociale con le sue assemblee popolari di quartiere e le fabbriche occupate e autogestite; l’Italia come laboratorio esperenziale di movimenti sociali che nella Genova del G8 del 2001 ha espresso il massimo livello di conflittualità e antagonismo alla globalizzazione neoliberista, ma contemporaneamente quel movimento dei movimenti disobbediente, quella gioiosa e ribelle moltitudine, ha subito la più efferrata repressione militare degli ultimi decenni, premessa e primo esperimento sul campo della guerra globale permanente nel nostro paese. Oltre alle iniziative in programma nelle Marche, Alberto Spagnolo proseguirà il suo viaggio in altre realtà della penisola, come a Genova, Roma, Bologna, Reggio Emilia, Rimini e nel Nord-Est. - Vai al calendario aggiornato di tutti gli appuntamenti - Il movimento argentino e il "prete piquetero" Vai allo speciale a cura di Ya Basta! Marche e Glomeda Comunicazione

mercoledì 7 settembre 2005

07/09/2005 | Consegna delle ambulanze zapatiste dedicate a Dax e Carlo Giuliani


CHIAPAS - Il lungo cammino della Carovana Ya Basta! si è concluso nel Caracol di Oventic, con la cerimonia che ha salutato la consegna al sistema autonomo sanitario zapatista - Clinica La Guadalupana - delle ambulanze dedicate a Carlo e Dax. Una calorosa accoglienza è stata riservata ad Haidi Gaggio Giuliani e Rosa Piro, ricevute dal Subcomandante Marcos e da una delegazione dell'EZLN. La galleria fotografica PresenzAttiva Ya Basta! in Chiapas, agosto ’005 Vai allo speciale a cura della redazione di Global Project - Le impressioni di Haidi e Rosa dopo la cerimonia [audio] - Il Subcomandante Marcos incontra Haidi Gaggio Giuliani e Rosa Piro Il resoconto dell'incontro con l'EZLN [audio] - "Ambulanze per Carlo e Dax: il sogno diventa realtà" Il comunicato dell'associazione Ya Basta!

mercoledì 31 agosto 2005

31/08/2005 | Il movimento argentino e il "prete piquetero"


MARCHE - Un profondo legame unisce le realtà di autorganizzazione sociale in Italia e nelle Marche al movimento piqueteros argentino. Un rapporto nato dal lavoro in comune condiviso in questi anni e culminato con la carovana organizzata dall'ass. Ya Basta! in Argentina nell'ottobre scorso. Questa volta è il movimento ad invitare qui in Italia Alberto Spagnolo, portavoce del Movimiento Trabajadores Desocupados di Solano ed ex-parroco della Chiesa di Nuestra Senora de Las Lagrimas (Solano). La sua presenza sarà occasione di incontro e confronto sulle attuali esperienze di autonomia e resistenza sperimentate in America Latina come in Europa. Laboratorio Sociale AQ16, via F.lli Manfredi, 14 (ex Foro Boario) - Giovedì 22 settembre, ore 21.00 Bologna presso il centro sociale TPO, viale lenin 3 per info: 051-5873066 yabasta.bologna@tin.it - Venerdi 23 settembre, ore 21.15 Rimini - vai all'articolo su GlobalProject presso il Laboratorio Occupato P.A.z. - via montevecchio, 7 info: 339/7688990 - 0541/751653 Come raggiungere il L.O. P.A.z. - Sabato 24 settembre, ore 18.00 Genova presso Palazzo Ducale (Piazza Matteotti 9) Incontro con Alberto Spagnolo e Don Andrea Gallo - Lunedì 26 settembre, ore 20.00 Monfalcone presso l'Officina Sociale - via Natisone, 1 - Martedì 27 settembre, ore 19.30 Trieste - vai all'articolo su GlobalProject presso la Casa delle Culture - via Orlandini, 38 ­ - I giorni 28,29 e 30 settembre Appuntamenti nel Nord-est - Giovedì 29 settembre, ore 21.00 Vicenza presso il Nuovo Capannone Sociale "Dall'argentina al Chiapas,come cambiano le lotte in America Latina. immagini e racconti." con: Alberto Spagnolo, Wilma Mazza e Giovanna Gasparello. - Venerdì 30 Settembre, ore 20.00 Treviso - vai all'articolo su GlobalProject all'interno di Bastion contrario: Festa del precariato sociale Treviso - Bastioni San Marco - Domenica 2 ottobre, ore 18.00 Roma - vai all'articolo su Altremappe presso il csa Corto Circuito - via Filippo Serafini, 57 Incontro con Alberto Spagnolo, Don Vitaliano Della Sala, Nunzio D'Erme con la partecipazione di Ya Basta! Marche Info: tel 06/7217682 Alberto Spagnolo, il «prete piquetero» del Movimento dei Lavoratori Disoccupati di Solano, Gran Buenos Aires Alberto Spagnolo ha 39 anni e nasce a San Fernando, Provincia di Buenos Aires, da una famiglia di lavoratori: la madre operaia tessile, il padre costruttore, nove figli in tutto e molti parenti con esperienze di militanza politica negli anni ’70. Nel 1983 iniziano i primi contatti con il mondo del cristianesimo di base e nel 1984 entra nel seminario di San Isidro, per due anni. Qui fa le sue prime esperienze con i sacerdoti che praticano la Teologia della Liberazione e dell’opzione dei poveri, che continua a Quilmes dove termina gli studi seminariali e nel ’95 si ordina sacerdote. “Tutti questi anni di seminario furono anni di lavoro e militanza, partecipai alle occupazioni delle terre ed al “consiglio degli insediamenti” per promuovere la resistenza contro gli sgomberi” (A. Spagnolo da una intervista di Ya Basta! Ottobre '04) Le prime occupazioni organizzate di terre statali, risalenti al 1981, quindi in piena dittatura, si svolsero a Quilmes ed Almirante Brown. La necessità di attendere ai problemi derivati dalla mancanza di alloggi condusse migliaia di famiglie, solitamente molte emigrate dalle province più povere dell’interno dell’Argentina, ad esercitare questa pratica, appoggiata allora dal clero locale. Questi primi movimenti ecclesiali di base facevano riferimento a Padre Berardo che, formatosi in Brasile, aveva conosciuto alcuni di quei movimenti che poi fonderanno l’MST, Movimento Sin Tierra. Tali pratiche furono presto imitate in altri municipi del Conurbano, soprattutto a La Matanza, e resta ancor oggi una pratica diffusa tra gli MTDs, in special modo quelli di Lanùs, l’MTD 26 di Giugno, l’MTR e naturalmente l’MTD Solano. Le occupazioni erano organizzate in modo da costituire degli insediamenti che rompessero con il degrado ambientale e sociale della “villa” o “favela”, che riproduce in modo caotico l’oppressione ed il disagio urbano: ad ogni famiglia spettava il medesimo lotto di terra e l’intero assembramento veniva progettato e concordato preventivamente in assemblea per evitare proliferazioni incontrollate di costruzioni e baraccopoli; venivano inoltre lasciati degli spazi pubblici, non occupabili, che costituivano gli agorà della comunità. Dalla fine anni ’80 gli elementi più compromessi con la Teologia della Liberazione vengono epurati e Spagnolo, nel ’95 diventa parroco di Solano, nel municipio di Quilmes: “Il panorama era desolante, fame, inondazioni, ospedali smantellati e noi ci mettemmo a lavorare e ci organizzammo.” (A. Spagnolo da una intervista di Ya Basta! Ottobre '04) La popolazione di Solano è di circa 150.000 abitanti in una zona di 18 km quadrati. Impossibile avere dati statistici ufficiali della provincia di Quilmes e ciò è indicativo dell’abbandono da parte dello Stato. Irregolare distribuzione d’acqua potabile e rischio di inondazioni di interi quartieri in periodi di grandi piogge; a questo panorama si somma la desolante presenza di centinaia di fabbriche inattive, abbandonate, conseguenza del processo di deindustrializzazione degli ultimi dieci anni. Le fabbriche che sono in funzione producono una considerevole quantità di residui altamente tossici. Come conseguenza di anni d’inquinamento si verificano gravi alterazioni della salute della popolazione, diventate ormai malattie croniche. Spagnolo partecipa alla nascita dell’MTD, Movimento di Lavoratori Disoccupati di Solano, sorto attorno al tessuto associativo della zona del quartiere San Martin ed ai residui dei conflitti innescati dagli insediamenti degli anni ’80. Alcuni dei barrios dove più forte è la presenza dell’MTD, San Martin Santa Rosa e La Sarita, sono proprio i vecchi insediamenti occupati dai movimenti ecclesiastici di base, di cui resta la tensione verso la sperimentazione di forme di democrazia diretta e di un’organizzazione politica radicalmente assembleare e partecipativa votata alla risoluzione dei problemi pratici ed antideologica. I primi spazi assembleari coinvolgono sia nuclei familiari indigenti e senza casa, sia lavoratori disoccupati, conseguenza della massiccia deindustrializzazione del distretto di Quilmes. “E’ difficile trovarsi d’accordo su ciò che ognuno progetta per il futuro, però è chiaro che non possiamo disperderci altrimenti ci indeboliamo. I compagni vengono da diverse esperienze e con differenti idee. Arrivavano persone influenzate da settori cristiani e compagni che avevano militato, ma la maggior parte non aveva nessuna esperienza con la politica che non fosse l’ andare a votare. Ci fu l’esempio dei piqueteros a Cutral Co e delle loro assemblee, ed abbiamo accolto questo modo di organizzarci all’ insegna dell’ orizzontalità. Molte esperienze rivoluzionarie sono state frustrate dalle direzioni che si ponevano sopra la testa della gente. Non vogliamo personalismi né leaderismi. Per questo sosteniamo l’orizzontalità, la democrazia diretta e l’ autonomia.” (A. Spagnolo da “A las calles” pag. 38) E' il 1997 e scoppiano le contestazioni contro la Presidenza neoliberista di Menem ed il clientelismo del potente Governatore della Provincia di Buenos Aires Duhalde, sull’onda della diffusione della pratica del “corte de ruta” (risignificazione del tradizionale picchetto, forma di lotta del movimento sindacale e operaio, nel blocco organizzato delle grandi arterie stradali nazionali e della circolazione delle merci, specialmente quelle legate al commercio internazionale del MERCOSUR e dell’ALCA, finalizzata a richiamare l’attenzione dei vertici politici nazionali e provinciali verso il dramma della disoccupazione, dell’esclusione e della povertà) nell’ intero Conurbano di Buenos Aires. Il movimento a Solano si concentra sull’esperienza dell’occupazione della chiesa parrocchiale Nuestra Senora de Las Lagrimas, ubicata in San Martin, da parte di famiglie indigenti e sfrattate, col consenso e la partecipazione di Alberto Spagnolo. L’occupazione diventa momento catalizzatore delle assemblee dei disoccupati, delle vertenze e delle lotte di quartiere per condizioni di vita più degne e della crescita di un diffuso rifiuto per le pratiche clientelari e corrotte dei punteros peronisti (rappresentanti e faccendieri locali dell’apparato di potere peronista). Dopo 2 anni la Chiesa viene sgomberata con la forza dalla polizia e Spagnolo allontanato dai vertici ecclesiastici nazionali ma il movimento continua a diffondersi. “Duhalde mi denunciò più volte di essere un istigatore di fronte ai Vescovi di Quilmes Jorge Novak y Gerardo Farrell che mi volevano obbligare a smetterla con i disoccupati e mi chiesero di far sgomberare la Chiesa. La mia risposta fu negativa e realizzammo un’ assemblea con 1500 persone per chiedere al vescovo perché obbediva a Duahlde e non alla propria comunità. Il Vescovo non ci rispose, la parrocchia restò occupata. Alla fine mi sospesero e sgomberarono la Chiesa.” (A. Spagnolo da una intervista di Ya Basta! Ottobre '04) L'MTD si definisce “movimento popolare, rivendicativo, sociale e politico, integrato da donne e uomini lavoratori disoccupati.” "In ogni quartiere che compone il nostro movimento si realizzano assemblee settimanali, essendo quello l’ambito di discussione e decisione per eccellenza. La nostra lotta è per Lavoro, Dignità e Cambiamento sociale. I nostri principi ed accordi organizzativi Autonomia, Democrazia Diretta e Orizzontalità. Per questo diciamo che il movimento non ha dirigenti e che non privilegia nessun compagno rispetto agli altri. LAVORO, perchè è ciò di cui ci privano e lo esigiamo come diritto improcrastinabile, perchè siamo parte della cultura del lavoro che con tanta lotta e sacrificio forgiarono i migliori uomini della nostra terra. DIGNITA', perché senza dignità non c'è futuro. Perché nonostante le difficoltà non perdiamo la nostra dignità, non ci arrendiamo e non ci consegniamo, poiché abbiamo ereditato la dignità dalle lotte storiche dei nostri antenati, e la manteniamo viva come principale bandiera verso il futuro che desideriamo per i nostri figli. CAMBIAMENTO SOCIALE, perché questo futuro degno dovrà essere costruito su una società degna e ugualitaria, e per questo si dovrà trasformare alla radice questo sistema nel quale, chiunque governi e qualsiasi programma si applichi, poco cambierà se non si elimina definitivamente lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. ORIZZONTALITA'. Nel nostro movimento non ci sono posizioni gerarchiche, si delegano ai compagni responsabilità che possono essere revocate dall'Assemblea, che è sovrana. Nessuno sta al di sopra di un altro. AUTONOMIA. E' uno dei pilastri di tutti i movimenti, conserviamo l'indipendenza dai partiti politici, centrali sindacali e chiese, per non rimanere impigliati in interessi estranei alle nostre autentiche necessità. DEMOCRAZIA DIRETTA. Le decisioni sono prese nell'assemblea di quartiere, che con il tempo diventano sempre più partecipative e assicurano il protagonismo della maggioranza." (da http://www.solano.mtd.org.ar/) L’MTD cresce attraverso le lotte per l’autogestione dei sussidi statali e provinciali per disoccupati (arriva a gestire oltre 1400 sussidi sebbene non tutti i partecipanti riescano a possederne uno e nonostante la volatilità e temporaneità dei sussidi stessi) che mandano in crisi l’apparato clientelare peronista, pur essendo uno tra i primi movimenti piqueteros a ravvisare in tale risorsa un limite e un rischio, l’eccessiva dipendenza dall’assistenza statale. Si inizia così ad utilizzare tali risorse per sviluppare un lavoro territoriale nei propri quartieri: l’MTD diventa una sorta di agenzia sindacale informale che si occupa di tutti i problemi inerenti i quartieri in cui opera, e quasi una sorta di municipio parallelo. Attualmente l’MTD detiene propri “galpones” (spazi d’incontro e di sviluppo delle iniziative del movimento) in 6 barrios (quartieri) compresi nella municipalità di Quilmes o nelle sue vicinanze: quello “storico” in San Martin, uno in IAPI, in Monteverde, uno in Berazategui (municipalità confinante), Santa Rosa nella municipalità di Florencio Varela, La Sarita. Altri 2 galpones, un tempo interni all’MTD Solano, Claypole e La Florida, hanno dato vita ad altri MTDs. La maggior parte dei laboratori produttivi del movimento si svolgono in 2 centri polivalenti delle Madres, uno in San Martin e uno in Rocanegra. Tra le attività portate avanti: occupazione di terre pubbliche per uso abitativo, edilizia popolare, gestione di orti e campi collettivi a uso coltivazione, allevamento di bestiame (suino, ittico, pollame…), serigrafia, artigianato di cucito e di lavorazione del cuoio, mensa popolare e assistenza alimentare infantile, panetteria, gestione di un bar e di un punto ristoro all'università di lettere e filosofia della UBA (università di Buenos Aires), strutture sanitarie di quartiere (farmacie, primo medicamento, corsi di formazione primo soccorso, salute mentale e terapia di gruppo…), ambiti di educazione popolare (alfabetizzazione, inglese, storia, filosofia, murga e arti popolari…), officina, manutenzione dei servizi elementari dei quartieri (sistema fognario, elettrico, stradale…). Ogni esperienza produttiva viene autogestita e discussa collettivamente nel tentativo di ricreare una cultura del lavoro non capitalista, scevra da forme di sfruttamento, tensione al profitto, separazione dal contesto locale e dalle necessità della comunità stessa. Il movimento dei lavoratori disoccupati di Solano è quello che più, al di là della grande eterogeneità e complessità dei movimenti di disoccupati argentini, tende a rifiutare barriere ideologiche e strumentalizzazioni politiche, consolidando ambiti reali di autorganizzazione di barrios e quartieri, assemblearismo, autogestione e orizzontalità, pratiche assolutamente democratiche. “Nei picchetti ci sono le nostre origini, anche se stiamo creando qualcosa di più dinamico, e questo è il dato interessante. C’è una nostra identità nel fare picchetti, però non è né definito né chiuso. Credo che sarebbe limitato se ci costringessimo solo nell’ identità piquetera” (A. Spagnolo da "Lettere di un piquetero tra gli zapatisti") L’MTD Solano si contraddistingue per il rifiuto della formalizzazione dei ruoli e delle forzature dei tempi in luogo del rispetto dei differenti gradi di partecipazione dei propri membri e delle diverse temporalità interne a ciascun movimento. L’MTD Solano non prevede "livelli bensì modalità diverse di impegno": “ci sono criteri organizzativi che sono collettivi. Per esempio c’è l’accordo che quanto otteniamo sia per tutti, però per tutti quelli che lottano. Si tratta di non generare assistenzialismo; non vogliamo formare una commissione che distribuisca le merci, e che poi la gente se ne torni a casa. No, qua si genera coscienza della lotta” (A. Spagnolo da “Hipotesis 871, mas alla del corte de ruta” pag. 71). Si approfondiscono le tematiche dell’autonomia e del lavoro territoriale in direzione dell’ “orizzontalità” e della creazione di forme di “sovranità non statale”. “Molti credono che la massa misuri il successo di un’esperienza organizzativa. Per noi è molto relativo: essere molti non significa necessariamente crescere; a Solano si invita ad un progetto. E’ un invito, non un’ imposizione, non prendiamo la gente come ostaggio con un piano “jefes y jefas”, o per un sostegno alimentare. E’ di più. E’ l’invito ad essere parte di un progetto che trascenda il rivendicativo. Una crescita di persone che vogliono ridurre il grado di dominio…in una relazione di dominio con la propria gente, o di condizionamento attraverso le proprie necessità non si può generare nessun cambiamento sociale.” (estratti dell’ intervista ad Alberto Spagnolo dell’ MTD Solano “Quelli che uscirono dalla Veron”, su http://www.lafogata.org/ del 3-11-03) Non si tratta tanto di costruire contropotere o potere popolare ma un antipotere qualitativamente diverso dal primo. La pratica dell’autonomia (verso la stato, i partiti, la Chiesa come verso le avanguardie politiche ed i conflitti egemonici) conduce al rifiuto di ogni inclusione possibile, di ogni velleità dialettica di confrontarsi col potere, di ogni necessità imposta dalla congiuntura e da temporalità esterne. Il quotidiano lavoro territoriale dell’MTD mira a generare una “situazione propria”, un mondo proprio agito dal punto di vista dei partecipanti al processo che, rifiutando ogni strategica determinazione politica proiettata al futuro, iniziano qui ed ora a costruire forme embrionali di una società diversa a partire dalla messa in questione e dalla produzione di nuovi valori sociali e nuove relazioni umane. Il 17 giugno 2001 la Gendarmeria reprime i cortes de ruta di Salta, Provincia del nord argentino, e dà vita ad una sorta di occupazione militare di General Mosconi con l’avallo del Governatore Romero e del Governo nazionale, le cui dichiarazioni (non si tratta di “un problema sociale ma di sicurezza”) sono amplificate dai media nazionali, cui si nega però la possibilità di seguire in diretta lo svolgersi delle operazioni. Un gruppo di piqueteros bonaerensi dell’MTR e degli MTDs tra cui è presente Alberto Spagnolo, il cui esempio sarà poi seguito da Hebe de Bonafini, riesce a raggiungere Mosconi ed a spezzare il piano di disinformazione. A ciò contribuiranno i piqueteros della Gran Buenos Aires con tre immediate giornate di mobilitazione in piena Capital Federal. Il 6 luglio si organizza il primo blocco coordinato degli accessi alla Capitale: vengono picchettati per una intera giornata l’ autostrada che unisce Buenos Aires a La Plata, il Puente Pueyrredòn, il Puente Alsina e Puente Vèlez Sarsfield. Altresì per la prima volta non si chiedevano sussidi di disoccupazione, le richieste erano esclusivamente politiche e cioè il ritiro della Gendarmeria da Salta. Nel febbraio 2003 Spagnolo partecipa ad una serie di incontri alla Università Mc Gill di Montreal in Canada, con altri rappresentanti dei movimenti sociali latinoamericani. Nel maggio dell’anno seguente è alla UNAM, la Università di Città del Messico, con Evo Morales, Raul Zibechi, Ana Esther Cecena ed altri. Subito dopo a Puebla tiene degli incontri con John Holloway e, finalmente, nel luglio del 2004 visita le comunità zapatiste del Caracol de La Realidad. Riguardo agli zapatisti dice: “Tra l’ altro non c’ è nessuna speranza né volontà di prendere il potere, vincere le elezioni o qualsiasi altra cosa. Non ci lasciamo distogliere da questo ed impieghiamo le nostre energie nei luoghi dove è possibile costruire. Il mondo sarebbe molto migliore se invece che a stare a pensare a come prendere il potere, si iniziasse a plasmare pratiche concrete. Se in Brasile un enorme movimento di sinistra come il PT non ha potuto imporre la sua politica, dov’ è in America Latina una organizzazione in grado di farlo? Non possiamo restare nella passività dell’attesa del Messia, di un capo o di un partito che prenda la situazione in pugno. Intanto, molte esperienze stanno dimostrando che molte cose si possono fare, che nulla è impossibile.” (A. Spagnolo da "Lettere di un piquetero tra gli zapatisti") «Oggi il movimento cresce, e non solo a Solano, e io sto lavorando in una fattoria con alcune terre occupate per produrre cibo per i nostri bambini ed i nostri anziani, contento di stare col popolo e non con gli oppressori, praticando l’ allegra ribellione » (A. Spagnolo da un'intervista di Ya Basta! Ottobre 04) - "Zapatisti e piqueteros argentini", di Gloria Munoz Ramirez (da La Jornada, 6 agosto 2005) - "Speciale Argentina - Progetto MTD Solano piquetero" Approfondimenti sul Mtd Solano e il movimento dei piqueteros in Argentina (a cura di Ya Basta!) - "Una proposta autonoma di salute" Il progetto di ambulatorio popolare sostenuto da Ya Basta! Marche. - "Diario Carovana Ya Basta! 2004" - Lo speciale sul viaggio in Argentina dell'ottobre scorso. - Visita il sito della rivista digitale La Fogata - Il sito del Mtd (Movimiento Trabajadores Desocupados) Solano - Il sito dell'Associazione Ya Basta! ____________________________________________________________________________________ Per informazioni e contatti sulle attività dell'Ass. Ya Basta! e la collaborazione con l'MTD Solano (progetto Centro di Salute Autogestito) Associazione Ya Basta! Marche Via Colocci 11, Jesi 60035(An) tel/fax: 0731/5060 e-mail: yabastamarche@libero.it http://www.yabasta.it/

mercoledì 24 agosto 2005

24/08/2005 | Le prime fasi de "L'Altra Campagna"


CHIAPAS - Sono ormai partiti i lavori preparatori e le consultazioni scaturite dalla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell'EZLN: organizzazioni sociali e politiche, ong, collettivi e movimenti indigeni che insieme daranno vita a L'Altra Campagna all'interno dello scenario politico messicano, attraversando l'intero territorio nazionale. - Gli ultimi comunicati dell'EZLN 09.08.05 / Sul prossimo luogo delle riunioni 03.08.05 / Come arrivare alle riunioni 02.08.05 / Sui lavori preparatori de "L’Altra Campagna" - I resoconti dalle prime riunioni Resoconto Assemblea con Organizzazioni Politiche di Sinistra, 6 agosto: - Le parole dell’EZLN nella prima riunione preparatoria de "L’Altra campagna" - Resoconto della prima riunione per voce dell’EZLN Per seguire le prime fasi de "L’Altra Campagna" - Vai allo speciale a cura dell'ass. Ya Basta! e di Global Project.

lunedì 22 agosto 2005

22/08/2005 | PresenzAttiva Ya Basta!


CHIAPAS - Proseguirà fino a settembre la permanenza nel sud-est messicano della carovana dell'associazione Ya Basta!. Oltre a seguire i progetti di cooperazione realizzati con le comunità autonome zapatiste, gli attivisti hanno preso parte alle prime riunioni tra organizzazioni indigene, politiche e sociali, preparatorie dell'Altra Campagna lanciata dall'EZLN con la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. PresenzAttiva Ya Basta! in Chiapas, agosto ’005 - Vai allo speciale a cura di Global Project - Voci dalla carovana Leggi i resoconti giorno per giorno (a cura della redazione di Global Project) 22.08.05 / Comunità Dolores Hidalgo - ConLaSexta! - Corrispondenza dalla riunione tra le organizzazioni sociali messicane 20.08.05 / Comunità Javier Hernandez - ConLaSexta! - Riunione tra le organizzazioni indigene messicane [foto] 17.08.05 / La Realidad - Arrivo ed incontro con la giunta 10.08.05 / Oventic, Caracol II - Le cooperative Nueva Luz e Muz Vitz 08-09.08.05 / Oventic, Caracol II - Secondo anniversario della JBG di Oventic 07.08.05 / Oventic, Caracol II - La salute del popolo Mujeres por la dignidad 06.08.05 / Polhò: la resistenza dei desplazados 05.08.05 / Oventic, Caracol II - Incontro con la Giunta del Buon Governo Incontro con la Commissione Informazione 04.08.05 / Caracol Roberto Barrios - L’allegra rebeldia 03.08.05 / Caracol Roberto Barrios - I progetti nel Caracol [audio] Incontro con la Commissione Informazione 03.08.05 / In partenza per La Realidad 31.07.05 / Caracol di Roberto Barrios [audio] 30.07.05 / Comunità La Culebra [foto] - 19/29 luglio - Leggi i resoconti precedenti

venerdì 29 luglio 2005

29/07/2005 | Il maestro di scuola e il gendarme mondiale


ROMA - Alla partenza della carovana dell'ass. Ya Basta! per il Chiapas, Claudio Dionesalvi, attivista cosentino, è stato bloccato all'aereoporto di Fiumicino. Il governo USA considera Claudio "indesiderato" perchè tra gli imputati nel processo di Cosenza e per questo ne impedisce il viaggio con tutte le compagnie aeree che sorvolano lo spazio aereo statunitense. - Ascolta la corrispondenza di Claudio da Fiumicino. A cura di Global Project. [audio] - "Sognando il Chiapas, ultras cosentini bloccati a Fiumicino" Cronaca e reazioni da Monitorebrutio.net"Il gendarme mondiale e il maestro di scuola" Cronaca di un arbitrio internazionale. Comunicato dell'associazione Ya Basta! Veniamo a conoscenza che è stato impedito di raggiungere il Chiapas ad un nostro compagno, Claudio Dionesalvi, insegnante alle scuole medie di Lauropoli (provincia di Cosenza), dove avrebbe partecipato alle iniziative della nostra Associazione: tra le quali la visita al sistema educativo autonomo indigeno zapatista della zona Altos, e il torneo di calcio con le squadre di giovani delle comunità della zona della Selva. Dopo avere acquistato il biglietto e dopo avere fatto il primo tratto di volo fino a Fiumicino, il supervisor della compagnia Klm, di nome Compagnone, gli ha infatti impedito di proseguire il viaggio. La ragione è la richiesta di non far viaggiare "persone da loro giudicate indesiderate" che il governo degli Stati Uniti d'America ha fatto alle compagnie aeree che SORVOLANO il loro spazio aereo (e non solo a quelle che vi fanno scalo anche per transito). Questa decisione e questa prassi è completamente inaccettabile, il torto che viene imputato a Claudio è forse quello di essere finito imputato nell'inchiesta di Cosenza sui fatti di Genova del 2001, e la logica che prescrive il sorvolo aereo in base semplicemente a dei procedimenti penali aperti è la delirante applicazione della dottrina della logica di guerra globale permanente del governo mondiale in uniforme "Made in USA". Siamo vicini a Claudio e alla sua giusta decisione di raggiungere le comunità indigene in resistenza in Chiapas, stringere le loro mani e sostenere i loro progetti di autogoverno e lotta per la dignità, la libertà, la democrazia. Certo appare paradossale che il gendarme del mondo in nome della democrazia, dei diritti e del benessere umano abbia timore di un maestro di scuola, che vuole incontrare e sostenere i ragazzi che hanno scritto il libro di racconti che propone ai suoi studenti. E non esiste principio legittimo di legalità che permetta ad una compagnia aerea privata di obbedire ad un dictat nordamericano senza nessuna mediazione ufficiale, impedendo il volo direttamente e senza un consenso di poteri pubblici. Ma evidentemente un conto è la democrazia e i diritti umani degli slogan USA e un conto sono i progetti reali che intervengono direttamente per trasformare e migliorare la vita delle persone, come stanno sperimentando la comunità zapatiste del Chiapas. Luglio 2005 Italia (formalmente non una provincia USA), Europa, Pianeta Terra Associazione Ya Basta! - Italia

"LA BOTTEGA DI NUOVA GERUSALEM: UN'ALTERNATIVA ALL'ECONOMIA DI PROFITTO"


"LA BOTTEGA DI NUOVA GERUSALEM: UN'ALTERNATIVA ALL'ECONOMIA DI PROFITTO" Da un progetto promosso da YaBasta! Marche.
"... se sei venuto qui per aiutarmi, stai perdendo il tempo, se sei venuto perché la tua liberazione è legata alla mia... allora lavoriamo insieme...”
una donna zapatista

29 luglio 2005 -
Comunità di Nueva Jerusalem
Caracol de Resistencia "Hacia un nuevo amanecer"
JBG "IL Cammino del Futuro"
L’Ass. Ya Basta! Marche è promotrice, a fianco delle ONG Enlace Civil (Messico) e Mani Tese (Italia), del progetto “Bottega Regionale Nuova Jerusalem”, che consiste nella realizzazione di un sistema autonomo di fornitura e commercializzazione nelle regioni indigene del Chiapas.
Il progetto nasce dall’esigenza di creare un sistema di commercializzazione che consenta alle comunità indigene di vendere i propri prodotti ad un prezzo equo e di acquistare ad un prezzo giusto quei prodotti provenienti da altre comunità evitando intermediari, come quelli conosciuti con il nome di "Coyotes" che pagano a prezzi molto bassi le loro mercanzie.
Di fronte a questa situazione, la costituzione di cooperative di fornitura e commercializzazione, basate sui principi di partecipazione democratica, prezzi equi, solidarietà e mutuo aiuto, al fine di ottenere condizioni migliori per il benessere collettivo, diventa fondamentale.
Gli attivisti della Carovana Ya Basta! in Chiapas si sono recati presso la comunità di Nueva Jerusalem, accompagnati da due membri del consiglio municipale, per verificare lo stato del progetto.
Il progetto prevede la costruzione e la messa in opera di un centro di distribuzione alimentare a tutte le tiendas (botteghe) del municipio.
Il presidente accoglie la carovana, mostra i locali ed illustra la tipologia di commercio attuata.
I generi alimentari vengono venduti allo stesso prezzo sia alle tiendas zapatiste che non.
L’importanza di questo progetto consiste però nel vendere anche i prodotti provenienti dalle comunità zapatiste stesse, evitando così di dipendere dalle logiche di mercato, dalle sue inflessioni, dal governo e uscendo di fatto dall’ingranaggio neoliberista.
Oltre ciò, viene favorito il commercio tra i diversi Caracoles, proponendosi come reale alternativa all’economia di profitto.
La Bottega di Nueva Jerusalem è stata sostenuta della Consulta per la Pace del Comune di Jesi, dal Comune di Macerata, dal Gruppo musicale Nic:Neg, dalla costante attività di tutte le sedi di Ya Basta! sostenute dalle Comunità Resistenti delle Marche.

sabato 23 luglio 2005

23/07/2005 comunicato del Subcomandante Marcos


- 23 luglio. Nuovo comunicato del Subcomandante Marcos UN PINGUINO NELLA SELVA LACANDONA [prima parte] (La zapatista è appena una casetta, forse la più piccola, in una strada chiamata "Messico", in un quartiere chiamato "America Latina", in una città chiamata "Mondo"). Non ci crederete, ma nel quartier generale dell'ezetaellenne c'è un pinguino. Voi direte "accidenti al sup! è fuso per l'allerta rossa", ma è la verità. E per giunta, mentre vi sto scrivendo, lui (il pinguino) è qui di fianco a me, che mangia lo stesso pane duro e rancido (ha tanta muffa che gli manca un niente per essere penicillina) che, col caffè, mi è toccato oggi come razione. Sì, un pinguino. Ma di questo vi racconterò più avanti perché prima bisogna parlare un po' della Sesta Dichiarazione. Abbiamo letto con attenzione parte dei dubbi, critiche, consigli e dibattiti su quello che esponiamo nella Sesta. Non tutte, certo, ma non attribuitelo alla negligenza, bensì alla pioggia e al fango che allungano ancor più le strade nelle montagne del Sudest Messicano. Benché i punti siano molti, in questo testo farò riferimento solo ad alcuni. Alcuni dei perni su cui si basano le critiche si riferiscono all'invito ad un nuovo intercontinentale, al carattere nazionale messicano della Sesta Dichiarazione e, direttamente da questa, alla proposta (è ancora solo questo, una proposta) di unire la lotta indigena a quelle di altri settori sociali, specificatamente a quelle dei lavoratori della campagna e della città. Altri si riferiscono alla definizione di sinistra anticapitalista ed al fatto che la Sesta tocca "temi vecchi" o utilizza concetti "consunti". Altri avvertono pericoli: lo spostamento della questione indigena per altre e, di conseguenza, la messa da parte dei popoli indios come soggetti di trasformazione; l'avanguardismo e centralismo che potrebbe nascere nella politica di alleanze con organizzazioni di sinistra; la sostituzione della leadership sociale da quella politica; che la destra usi lo zapatismo per sconfiggere López Obrador, cioè il centro politico (io so che queste segnalazioni dicono che AMLO è di sinistra, ma lui dice che è di centro, quindi noi qui prendiamo per buono quello che dice lui, non quello che dicono per lui). La maggioranza di queste segnalazioni hanno buone intenzioni e cercano di aiutare, avvertendo di ostacoli sul cammino, oppure fornendo opinioni su come potrebbe crescere il movimento che la Sesta vorrebbe risvegliare. Di tutto questo ringraziamo, lo valutiamo e lo prendiamo in considerazione. Taglia e incolla Lascerò da parte chi lamenta che l'allerta rossa non sia culminata nella ripresa dei combattimenti offensivi da parte dell'EZLN. Spiacenti di non avere soddisfatto le vostre aspettative di sangue, morte e distruzione. E' così, scusateci. Forse in un'altra occasione.... Restano da parte anche le critiche disoneste. Come quelle di chi pubblica il testo della Sesta Dichiarazione perché dica quello che vuole che dica. Questo è quello che fa il signor Víctor M. Toledo nel suo articolo "Lo zapatismo superato. Sostenibilità, resistenze indigene e neoliberismo", pubblicato sul giornale messicano La Jornada (18 luglio 2005). Credo che si possano discutere i propositi e metodi che espone la Sesta Dichiarazione senza bisogno di essere disonesti. Perché applicando il metodo del "taglia e incolla", il signor Toledo pubblica la Sesta per segnalare che gli manca... quello che ha tagliato. Dice Toledo: "Sorprende che (l'EZLN nella Sesta Dichiarazione) decida di unire i suoi sforzi a contadini, lavoratori, operai, studenti, donne, giovani, omosessuali, lesbiche, transessuali, sacerdoti, suore e attivisti sociali, e che non faccia un solo riferimento alle migliaia di comunità indigene convertite alla ricerca della sostenibilità." Beh, le parti della Sesta che il signor Toledo ha pubblicato dicono il contrario. Per esempio, nella parte in cui si riconosce l'esistenza di resistenze ed alternative al neoliberismo in Messico, ed al primo posto nell'enumerazione di queste, si segnala: "E così sappiamo che ci sono indigeni, che vivono in terre lontane dal Chiapas, che costruiscono la loro autonomia e difendono la loro cultura e curano la terra, i boschi, l'acqua." Forse il signor Toledo si aspettava un racconto dettagliato di quelle lotte indigene, ma questo è un cosa, mentre è un'altra cosa molto diversa, e disonesta, dire che non si fa un solo riferimento. Nel racconto che fa il signor Toledo degli sforzi ai quali l'EZLN ha deciso di unirsi, ha tagliato il primo gruppo sociale al quale si riferisce la Sesta, che dice testualmente: "Allora, secondo l'accordo che prenderà la maggioranza di queste persone che ascolteremo, faremo una lotta con tutti, con indigeni, operai, contadini, eccetera". E non solo; il primo punto della Sesta propriamente detta segnala: "1. - Continueremo a lottare per i popoli indios del Messico, ma non più solo per loro né solo con loro, ma per tutti gli sfruttati e diseredati del Messico, con tutti loro ed in tutto il paese". E nella chiusura della Sesta si dice: "Invitiamo indigeni, operai, contadini, eccetera". Alla fine, immagino che ci saranno, tra gli irritati per le nostre critiche a López Obrador ed al PRD, argomenti più seri ed onesti per la discussione. Chissà che un giorno li espongano. Aspettiamo, è la nostra specialità. In questo quartiere non ti vogliamo Ci sono anche critiche, sebbene più sommesse, al fatto che la Sesta Dichiarazione si riferisca ad alcuni temi internazionali ed al modo in cui sono toccati. Così, alcuni criticano che ci riferiamo al blocco che il governo nordamericano mantiene contro il popolo di Cuba. "È un tema vecchio", dicono. Cos'è tanto vecchio? Vecchio come il blocco? O tanto vecchio quanto la resistenza dei popoli indios in Messico? Quali sono i temi "moderni"? Chi, con onestà, può guardare il mondo e lasciar correre, "perché è un argomento vecchio", un'aggressione ad un popolo che fa ciò che devono fare tutti i popoli, cioè, decidere la loro direzione, passo e destino come Nazione ("difendere la sovranità nazionale", gli dicono)? Chi può ignorare i decenni di resistenza di tutto un popolo di fronte alla prepotenza nordamericana? Chi, sapendo che può fare qualcosa, anche se molto poco, per riconoscere quello sforzo, non lo fa? Chi può ignorare che quel popolo deve sollevarsi, dopo una catastrofe naturale, non solo senza gli aiuti ed i crediti di cui godono altri paesi, ma anche in mezzo ad un accerchiamento brutale ed inumano? Chi può ignorare la base nordamericana di Guantánamo in territorio cubano, il laboratorio di torture in cui si è trasformata, la ferita che rappresenta nella sovranità di una nazione e dire: "Andiamo, questo è un argomento vecchio"? D'altra parte, non vi sembra naturale che un movimento maggioritariamente indigeno, come quello zapatista, desti simpatie ed ammirazione, per quello che fanno gli indigeni in Ecuador e Bolivia? Che senta fratellanza con coloro che non hanno terra e lottano in Brasile. Che si identifichi con i "piqueteros" dell'Argentina e che saluti le Madri di Plaza de Mayo. Che percepisca similitudini in esperienze ed organizzazione con i mapuche del Cile e con gli indigeni della Colombia. Che noti in Venezuela quanto evidente, ovvero: che il governo nordamericano sta facendo tutto il possibile per colpire la sovranità di quel paese. Che applauda con entusiasmo alle grandi mobilitazioni in Uruguay per opporsi all'imposizione della "stabilità macroeconomica." La Sesta Dichiarazione non si riferisce ad istituzioni in alto, buone o cattive. La Sesta guarda in basso. E sta vedendo una realtà che è condivisa, almeno dalle conquiste che Spagna e Portogallo fecero nelle terre che oggi condividono il nome di "America Latina". Forse questo sentimento di appartenenza alla "grande patria" che è l'America Latina, è "vecchio" ed è "moderno" rivolgere lo sguardo e le aspirazioni al "nord caotico e brutale". Forse, ma se c'è qualcosa di "vecchio" in questo angolo di Messico, dell'America e del Mondo, è la resistenza dei popoli indios. In questa strada non ti vogliamo Ci sono anche (sottolineo e riassumo alcune di queste) le critiche per il fatto di pretendere di "nazionalizzare e perfino universalizzare" il nostro discorso e la nostra lotta. La Sesta, ci dicono, ricade in questi spropositi. Raccomandano allora che l'EZLN rimanga in Chiapas, che rafforzi le Giunte di Buon Governo, e che si limiti al compartimento stagno che gli è toccato. Giacché questo progetto è ormai consolidato e poiché abbiamo dimostrato che possiamo "mettere in pratica una modernità alternativa al neoliberismo nei propri territori", allora potremmo lanciarci a livello nazionale, internazionale e intergalattico. Di fronte a questi argomenti, noi presentiamo la nostra realtà. Non pretendiamo di competere con nessuno per vedere chi è più antineoliberista è o chi presenta più progressi nella resistenza, ma, modestamente, il nostro livello e apporto sono nelle Giunte di Buon Governo. Si può venire, parlare con le autorità o con le comunità, ignorare le lettere e comunicati dove abbiamo dato conto di questo processo ed indagare, di prima mano, su quello che succede qui, dei problemi che si affrontano, di come si risolvono. Non so a chi dobbiamo dimostrare che tutto questo è "mettere in pratica una modernità alternativa al neoliberismo nei propri territori", e chi ci promuoverà o boccerà e, dunque, ci permetterà di uscire e cercare di unire la nostra lotta ad altri settori. Inoltre, abbiamo il presentimento che queste critiche sarebbero lodi... se la Sesta dichiarasse l'appoggio incondizionato al centro politico rappresentato da López Obrador. E se dicessimo "usciamo per unirci alle reti civiche in appoggio ad AMLO", ci sarebbe entusiasmo, i "sì", "certo che bisogna uscire, non bisogna rimanere rinchiusi, è ora che lo zapatismo abbandoni la sua tana ed unisca le sue esperienze alle masse votate a favore dell'atteso". Mmh.... López Obrador. Ha appena presentato il suo "Progetto Alternativo di Nazione" davanti alle reti civiche. Noi diffidiamo e non vediamo altro che un trucco, una maschera (che cambia a seconda del rispettabile) ed una lista di promesse che si dimenticano. Come sia, forse qualcuno potrebbe dire ad AMLO che non può promettere "il compimento degli Accordi di San Andrés", perché questo significa, tra altre cose, riformare la Costituzione e, se non ricordo male, questo è compito del Congresso. In ogni caso, la promessa dovrebbe farla un partito politico, indicando che i suoi candidati compiranno se saranno eletti. In altro modo, si dovrebbe proporre che l'Esecutivo federale comandasse sugli altri poteri o li ignorasse. Cioè, una dittatura. Ma non si tratta di questo. O sì? Nella politica dell'alto, nei periodi elettorali, i progetti cercano si attirare più consensi possibili. Ma attirando alcuni, sottraggono ad altri. Allora decidono di sommare ai più e sottrarre ai meno. Come struttura parallela al PRD, AMLO ha creato le "reti civiche" ed il suo obiettivo è attirare quelli che non sono perredisti. Per queste "reti civiche" AMLO presenta sei persone che coordinano, a livello nazionale, tutti i lopezobradoristi non perredisti. Vediamo due dei "coordinatori nazionali." Socorro Díaz Palacios, sottosegretaria della Protezione Civile nel governo di Carlos Salinas de Gortari. Il 3 gennaio 1994, mentre i federali perpetravano il massacro nel mercato di Ocosingo, dichiarò (cito il bollettino stampa della Segreteria di Governo): "I gruppi violenti che stanno agendo nello stato del Chiapas presentano un miscuglio di interessi e di persone sia nazionali che straniere. Mostrano affinità con altre fazioni violente che operano in paesi fratelli dell'America Centrale. Alcuni indigeni sono stati reclutati, su pressione dei capi di questi gruppi e, senza dubbio, anche manipolati circa le loro rivendicazioni storiche che ancora continuano ad essere disattese". E più avanti: "L'Esercito Messicano, da parte sua, continuerà ad agire nel pieno rispetto dei diritti individuali e della popolazione, fino a dare una risposta chiara e decisa alla richiesta di ordine e sicurezza... bla, bla, bla". Nei giorni successivi la Forza Aerea bombardava le comunità indigene a sud di San Cristóbal de las Casas e l'Esercito fermava, torturava ed assassinava 3 indigeni nella comunità di Morelia, allora nel municipio di Altamirano, Chiapas, Messico. Ricardo Monreal Ávila. Nel gennaio del 1998, appena alcuni giorni dopo il massacro di Acteal, allora deputato per il PRI e membro della Commissione Permanente del Congresso dell'Unione, commentò "che l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) è un gruppo paramilitare, come quelli che assassinarono i 45 indigeni tzotziles il 22 dicembre 1997 a Chenalhó, Chiapas. Perché paramilitare è tutto ciò che opera come un Esercito senza esserlo e si arma essendo civile. Tutti devono disarmarsi, perché tutti hanno contribuito a questa inutile violenza, ingiusta e turpe che ha messo a lutto tutti i messicani", dichiarò (El Informador, di Guadalajara, Jalisco, 3/I/98). Giorni dopo, prima di passare al PRD, perché nel PRI non lo candidarono per il governo di Zacatecas, dichiarava (cito la nota di Ciro Pérez ed Andrea Becerril, ne La Jornada, 7/I/98) che l'episodio di Chenalhó (si riferisce al massacro di Acteal) era stato pianificato "ma non da assicura il leader bianco degli indigeni dalla pelle scura." Ritiene che la posizione dell'EZLN rispetto al massacro voglia "fornire una giustificazione anticipata a Marcos e agli interessi che protegge", e termina segnalando che l'EZ serve interessi stranieri che cercano di "ottenere il dominio sulla zona dell'Istmo di Tehuantepec, le sue risorse e la sua collocazione strategica, obiettivo al quale adeguatamente servono Marcos e gli eserciti che disputano la bandiera indigena". Mmh... mi suona, mi suona... sì, è il punto 28 del programma di AMLO che dice, testuale: "Vincoleremo il Pacifico con l'Atlantico, nell'Istmo di Tehuantepec, attraverso la costruzione di due porti commerciali: uno a Salina Cruz, Oaxaca, ed un altro a Coatzacoalcos, Veracruz, e con ferrovie per il trasporto merci e l'ampliamento della strada esistente." Con questi personaggi, López Obrador si è qualificato, ha sommato ad alcuni, e con loro ha sottratto, tra gli altri, ai "neozapatisti." Ma, d'altra parte, perché non c'è niente in questo programma sui carcerati e scomparsi politici nella guerra sporca degli anni 70 e 80? Né sulla punizione per gli ex governanti che si arricchirono in maniera illecita. Né su fare giustizia nei casi dei massacri di Acteal, El Bosque, Aguas Blancas, El Charco. Temo che, in fatto di giustizia, López Obrador offra "un colpo di spugna e si comincia di nuovo", ciò che, paradossalmente, non è nuovo. Prima di tornare sulle critiche contro le dichiarazioni contenute nella Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona su Messico, America Latina ed il Mondo, permettetemi di dire qualcosa: Usciamo Usciamo. Usciamo, e tanto vale farsene un'idea. Usciamo e, credo, ci siano solo quattro modi di fermarci. Uno è con un attacco preventivo, tanto di moda in questa tappa neoliberista. I passaggi pronosticabili sono: accuse di legami con il narcotraffico o, in generale, con il crimine organizzato; invocazioni allo stato di diritto e amenità per lo stile; una campagna mediatica intensa; un doppio attacco (contro le comunità e contro il Comando Generale); controllo dei danni (cioè, distribuzione di denaro, concessioni e privilegi tra i "portavoce dell'opinione pubblica"); le autorità invitano a prendere le cose con calma; i politici dichiarano che la cosa più importante è che il processo elettorale si svolga in pace e calma sociale; dopo un breve impasse, i candidati riprendono le loro campagne. Un'altro è arrestarci nel momento di uscire, o durante lo svolgimento de "l'altra campagna". Le fasi? Riunioni clandestine tra le dirigenze del PRI, PAN e PRD per stringere accordi (come nel 2001 con la controriforma indigena); la Cocopa dichiara che il dialogo è rotto; il Congresso vota l'annullamento della Legge per il Dialogo; la PGR attiva gli ordini di cattura; un comando dell'AFI, con l'appoggio dell'Esercito, fa prigionieri i delegati zapatisti; contemporaneamente, l'Esercito circonda le comunità indigeni ribelli "per prevenire il disordine e mantenere la pace e la stabilità nazionale"; controllo dei danni, eccetera. Un'altro è ammazzarci. Tappe: si assume un sicario; si monta una provocazione; si commette il crimine; le autorità si dispiacciono del fatto e promettono di indagare "fino alle ultime conseguenze, chiunque sia il colpevole". Un'altra alternativa: "un deplorevole incidente ha provocato la morte della delegazione zapatista che stava percorrendo il tratto di strada verso bla, bla, bla". In entrambe, controllo dei danni, eccetera. Un'altra è farci sparire. Mi riferisco ad una sparizione forzata, come quella di centinaia di oppositori politici nella tappa di "stabilità" priista. Questa potrebbe svolgersi così: i delegati zapatisti non arrivano; l'ultima volta che sono stati visti è stato quando bla, bla, bla; le autorità promettono di indagare; si azzarda l'ipotesi di una faccenda passionale; le autorità dichiarano che indagano tutte le piste e che non si scarta che la delegazione zapatista abbia approfittato dell'uscita per fuggire, con una certa quantità di pozol aspro, verso un paradiso fiscale; l'Interpol indaga nell'Isole Caiman; controllo dei danni, eccetera. Questi sono i pericoli iniziali contro cui cozza la Sesta. Ci siamo preparati molti anni per affrontare queste possibilità; è per questo motivo che l'allerta rossa delle truppe ribelli non è cessata, ma è cessata solo quella delle comunità, e è per questo che uno dei comunicati segnalava che l'EZLN può perdere, per prigione, morte o sparizione forzata, in parte o totalmente la sua dirigenza conosciuta pubblicamente, e continuare a lottare. (Continua...) Dalle montagne del Sudest Messicano Subcomandante Insurgente Marcos Messico, luglio 2005

domenica 17 luglio 2005

17/07/2005 | Fine dell'allerta rossa. Parte "L'Altra Campagna"


CHIAPAS - Con gli ultimi comunicati diffusi tra il 14 e il 15 luglio, l'EZLN annuncia la cessazione dell'allarme rosso e la riapertura dei Caracoles in tutto il territorio zapatista. Nel testo del Subcomandante Marcos l'annuncio dell'avvio di una serie di riunioni tra quanti, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, intendano portare avanti "L'Altra Campagna" all'interno della situazione politica messicana. - Vai allo speciale L'Ezln apre una "nuova fase" - Gli ultimi articoli dai corrispondenti de "La Jornada" in Chiapas conlasexta@revistarebeldía.org). Indubbiamente può essere che alcune organizzazioni non hanno ancora preso decisioni sulla Sesta o stanno aspettando di vedere se López Obrador offre loro una candidatura, o di vedere se Cárdenas esce dal PRD o si candida per un altro partito; o può essere che alcune persone la stanno ancora leggendo o aspettano che gli arrivi, ed allora non riescano a mandare la loro parola prima del giorno 31 di luglio. Non c'è da preoccuparsi, in qualsiasi momento possono unirsi al lavoro sulla strada verso cui stiamo andando. Bene, ma con chi manderà a dire, al più tardi il 31 luglio, che è assolutamente deciso, in primo luogo noi ci riuniremo con questi per incominciare a definire accordi sul piano di "L'Altra Campagna". Queste riunioni si terranno nel mese di agosto e parte di settembre, perché non ci riuniremo tutti in una volta, ma prima con alcuni, poi con altri, e alla fine con tutti. Questo avverrebbe in Chiapas, in alcune delle comunità zapatiste che accetteranno di accoglierci per questo lavoro. Abbiamo scelto il fine settimana perchè non siate costretti a mancare dal vostro lavoro... o non molto. Dunque, il calendario che proponiamo è il seguente (attenzione: può subire cambiamenti, ma vi avviseremo in tempo): . - Organizzazioni Politiche di Sinistra: arrivo venerdì 5 agosto, riunione sabato 6 agosto e partenza domenica 7 agosto. . - Organizzazioni Indigene e Popoli Indios del Messico: arrivo venerdì 12 agosto, riunione sabato 13 agosto e partenza domenica 14 agosto. . - Organizzazioni sociali di Sinistra: arrivo venerdì 19 agosto, riunione sabato 20 agosto e partenza domenica 21 agosto. . - Organizzazioni Non Governative, artistiche, culturali, gruppi, collettivi, eccetera: arrivo venerdì 26 agosto, riunione sabato 27 agosto e partenza domenica 28 agosto. . - Donne, uomini, anziani, bambini e bambine, a titolo individuale, familiare, di comunità, strada, quartiere, o vicinanza: arrivo venerdì 2 settembre, riunione sabato 3 settembre e partenza domenica 4 settembre. . - Altri (cioè quelli che non hanno potuto partecipare a nessuna degli appuntamenti precedenti): arrivo venerdì 9 settembre, riunione sabato 10 settembre e partenza domenica 11 settembre. Noi calcoliamo che, col vento a favore, potremmo già emettere una dichiarazione pubblica congiunta (cioè non più solo l'EZLN, ma di tutti quelli che si sono messi d'accordo) il 16 settembre. Con questa dichiarazione pubblica e già con una commissione di tutti quelli che entreranno nell'attività, continueremmo a riunirci con gruppi e persone cheaderiranno a questa iniziativa. Bene, vi stiamo avvisando per tempo affinché continuiate a vedere e preparare come nominare delegati o rappresentanti, il costo del viaggio, il soggiorno, la coperta, il telo di nailon (sta piovendo molto e pioverà ancora di più), la torcia, le pile, gli stivali per il fango, i documenti, il quaderno e la penna per prendere appunti e così informare puntualmente i vostri compagni, eccetera. Vi chiediamo il favore di portarvi qualcosa per il la vostra alimentazione che preparete voi stessi, per non essere di peso nelle comunità che, generose come sempre, ci accoglieranno. Ed alle organizzazioni, gruppi e collettivi chiediamo di non venire tutti in una volta, ma di nominare alcuni o alcune per questo lavoro, in modo che si possa discutere e prendere accordi, perché se siamo in troppi diventa un chiasso e ci perdiamo via a discutere, ed i politici la fanno finita con il nostro paese prima che noi ci siamo messi d'accordo per impedirlo. E a tutti e tutte chiediamo di mettercela tutta perché abbiamo qualcosa da perdere: la Patria. Bene. Salute e che il cuore batta dove già si trova, cioè, a sinistra. Dalle montagne del Sudest Messicano Per la Commissione Sesta del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale Subcomandante Insurgente Marcos Messico, Luglio 2005 - Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale 13 luglio 2005 Al popolo del Messico Questa è la nostra parola: Primo. L'EZLN ha designato una commissione della sua direzione affinché s’incarichi di tutto quanto in relazione con le attività per portare avanti la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona ed affinché lavori, in maniera congiunta e rispettosa, con le organizzazioni, i gruppi, i collettivi e gli individui che si uniranno a questa nuova iniziativa civile e pacifica in Messico. Secondo. La Sesta Dichiarazione è chiara nei suoi contenuti e propositi, per cui è stata compresa dai suoi destinatari. Solo i politici e gli impresari messicani hanno dimostrato di non aver capito nulla e non hanno perso l'occasione di cadere nel ridicolo. Terzo. L'EZLN ha letto, con rispetto ed attenzione, le diverse analisi scritte su questa iniziativa. Ringraziamo chi ha avvertito dei rischi e pericoli ed ha dato la sua opinione e consiglio sulla migliore rotta e sui passi da intraprendere per andare avanti. Inoltre, l'EZLN ha preso nota delle molte adesioni che ci sono giunte da diversi canali. Quarto. Per ordinare e sistematizzare tutto questo, in accordo con la rivista messicana di sinistra Rebeldía, l'EZLN avvisa che le adesioni, le disponibilità a lavorare congiuntamente, i commenti positivi e negativi, le critiche costruttive e distruttive, appoggi, rifiuti e ripudi, alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dovranno essere inviati ai seguenti indirizzi di posta elettronica. Per aderire alla Sesta Dichiarazione e per collaborare attivamente, congiuntamente con l'EZLN nel progetto per una Campagna Nazionale con un'Altra Politica, per un Programma Nazionale di Lotta di Sinistra ed una Nuova Costituzione, l’indirizzo di posta elettronica è conlasexta@revistarebeldía.org. Vi chiediamo il favore di inserire qualche vostro riferimento per comunicare con voi, mantenervi informati di tutto e per potervi invitare alle riunioni ed attività che si realizzeranno. Per tutto quanto è contro la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, l’indirizzo di posta elettronica è contralasexta@revistarebeldia.org. Tutte le opinioni contrarie saranno lette ed analizzate con serietà. In generale, per qualunque informazione, consultare la pagina web: www.revistarebeldia.org. Quinto. La commissione dell'EZLN incaricata del lavoro per il compimento della Sesta Dichiarazione stenderà, il primo agosto 2005, un primo elenco delle persone e delle organizzazioni di sinistra che si uniranno a questo lavoro per realizzare con loro una serie di riunioni di discussione e di lavoro, programmate per gruppi e comunicate col dovuto anticipo. Sesto. Chiediamo rispettosamente alle organizzazioni politiche e sociali, indigene, non governative, culturali, artistiche, scientifiche, di genere, omosessuali, lesbiche, transessuali, ognuno-come-gli-pare, gruppi, collettivi e qualunque altro tipo di raggruppamento di nominare i loro delegati o rappresentanti per assistere a dette riunioni di lavoro. Democrazia! Libertà! Giustizia! Dalle montagne del Sudest Messicano Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale Messico, Luglio 2005 "La Jornada" dai suoi inviati in Chiapas - da "La Jornada", 16 luglio 2005 La JBG Camino del futuro riapre le sue strutture CON FESTE E BALLI GLI ZAPATISTI CESSANO L'ALLERTA ROSSA Anche i consigli municipali riprendono le attività HERMANN BELLINGHAUSEN La Garrucha, Chis. 15 luglio. Con feste e balli le comunità della selva tzeltal hanno cessato l'allerta rossa. La giunta di buon governo (JBG) "Camino del futuro", oggi ha riaperto le sue strutture ed i quattro consigli municipali ricevono di nuovo nei loro uffici. La musica è durata tutto il giorno. In realtà, la festa era iniziata già da ieri, giovedì. Effettivamente ha "svegliato" la comunità, capoluogo del municipio ribelle Francisco Gómez, a conclusione di diverse settimane di ritiro della popolazione e chiusura del caracol "Resistencia hacia un nuevo amanecer". All'altezza del villaggio, la strada sterrata è piena di gente e veicoli, come i dintorni del centro di governo autonomo. Un mare di tende di náilon (plastica), rudimentali tende a montagna, circonda la spianata centrale trasformata oggi in pista da ballo. Qui si sistemano i visitatori. Lo spirito è di festa. Le ragazze risplendono cosicché i ragazzi non possono far altro che invitarle a ballare. Era da molto tempo che il sottoscritto non vedeva tanti bambini scatenati in una celebrazione zapatista. Gli uomini salutano e sorridono. Alla festa partecipano almeno un migliaio di indigeni provenienti dalle diverse regioni che compongono questo caracol, i municipi San Manuel, Francisco Villa, Francisco Gómez e Ricardo Flores Magón. Sembra che anche negli altri quattro caracoles si stiano svolgendo feste simili. Per questa notte si aspetta di ricevere un messaggio della giunta zapatista. La "commissione di vigilanza del buon governo" riceve La Jornada nel suo ufficio e concede l'autorizzazione a parlare con la JBG. A pochi metri, un murale occupa la facciata di legno di una seconda sede di questa commissione: un grande occhio presenta ai suoi lati sole e la luna, e da una milpa verde germogliano due mani che lanciano grani gialli di mais. Al centro, sulla porta, si legge: "Per tutti tutto." Realizzato da indigeni e da un collettivo della società civile che si firma solo come Errore! Tabellone non definito, il murale rivela un concetto della "vigilanza" abbastanza originale. Come sua facoltà, la JBG, con la riserva che gli è abituale, dice al sottoscritto che la festa che si sta svolgendo nel caracol, per adesso è "tutto quella che gli zapatisti di qua hanno da dire." Nel pomeriggio, in maniera molto selvaggia e propiziatoria, arriva un forte acquazzone che mette a dura prova l'efficacia dei "tetti" di náilon e per un attimo interrompe le cumbias e le linee elettriche. Si teme che vada via la luce (cosa che succede quasi ogni giorno) ma mi raccontano che nemmeno questo ha fatto interrompere il ballo ieri sera, che poi è durato fino a tardi. La musica ritorna non appena spiove e poco dopo tutti ballano. Una pietra sul cammino. Un bambino piccolo agita una straccio arancione all'inizio di una curva pericolosa della strada che attraversa Huixtán. Molto piccolo, forse di sei anni. Solo. I veicoli diminuiscono la velocità. Metri più avanti, la madre del bambino, con i capelli annodati a coda di cavallo sulla testa, come un alto ciuffo, con la metà sinistra del corpo curava suo figlio e gli faceva segni. Con l'altra metà di sé controllava l'estremo opposto della strada, un rettilineo. Nello stesso tempo, guardando davanti, conversa con suo marito, forse gli dà indicazioni. L'uomo, un contadino tzeltal in apparenza molto povero, brandisce con forza un maglio che picchia contro una roccia abbastanza grande da bloccare tutta una corsia della strada San Cristobal de las Casas-Ocosingo. Lo smottamento è avvenuto ai bordi della sua casa ed egli ha compreso che rappresentava un serio pericolo per gli automobilisti. Il compito di frantumare l'immensa roccia sembra titanico, forse impossibile. I pezzi che stacca il maglio sono piccoli. Questo Sisifo ha deciso di non spostare la pietra. Da solo non ce la farebbe. A differenza del personaggio mitico, il suo progetto è rompere la roccia, rimuoverne poi i pezzi, e così ha fatto. Questo piccolissimo e fragile nucleo familiare ha messo a rischio la pelle per preoccuparsi degli altri. Nessuno ha ordinato loro di farlo. Nessuno li paga. L'incidente illustra molto bene il modo con cui gli indigeni affrontano i problemi che sono loro ma anche degli altri. Quando non importa l'affiliazione religiosa né i contenuti politici del loro pensiero per capire quello che è di tutti ed assumersene la responsabilità che compete. - da "La Jornada", 17 luglio 2005 Annunciano che ora le basi vigileranno sul lavoro delle JBG FESTEGGIATA TUTTA LA NOTTE LA FINE DELL'ALLERTA ROSSA Gli zapatisti anticipano che come parte della nuova fase di lotta porteranno il loro messaggio ad altri gruppi in condizioni vulnerabili HERMANN BELLINGHAUSEN La Garrucha, Chis., 16 luglio. Ieri sera, nel caracol "Resistencia hacia un nuevo amanecer" c'erano solo due modi per interrompere il ballo: un altro acquazzone, o l'energica apparizione della giunta di buon governo (JBG) "Camino del futuro" per rivolgere "alcune semplici e brevi parole" alle basi di appoggio dell'EZLN ed alla società civile. "Il motivo della nostra festa è per la fine dell'allerta rossa, perché avevamo chiuso i nostri uffici per prevenire qualunque tentativo del governo di attaccare i nostri fratelli mentre facevamo la nostra consultazione". Verso mezzanotte, "la compagna Carla" ha preso il microfono dei musicisti per parlare a nome della JBG, facendo riferimento al risultato della consultazione, dove i popoli zapatisti hanno deciso di "formare una coalizione di organizzazioni nazionale ed internazionale." A partire da oggi, ha aggiunto, "nei caracoles le basi di appoggio vigileranno affinché il governo autonomo compia il suo dovere. In 12 anni la nostra organizzazione ha fatto progressi. Siamo maturati. Abbiamo anche dialogato con il governo. E per questo abbiamo ottenuto gli accordi di San Andrés." Davanti ad un migliaio di indigeni, illuminati da luci sparse, la giunta zapatista ha dichiarato che, nonostante gli sforzi dei popoli, "i padroni ed i potenti hanno ucciso il dialogo". Carla, madre di famiglia ed ora governante zapatista, ha segnalato che, come prodotto della consultazione e dei cambiamenti della sua organizzazione, gli zapatisti d'ora in poi porteranno la loro parola in molte parti. "Andremo a parlare con tutti i settori non protetti e sfruttati. Con loro chiederemo il compimento dei 13 punti che hanno dato origine alla nostra lotta." Ha segnalato: "Non importano le conseguenze che potranno avere le nostre nuove azioni. Insieme avremo la forza." Poi ha preso la parola "il compagno Gustavo" che ha ripetuto il messaggio in tzeltal, in termini più coloriti e dettagliati, facendo riferimento al tradimento dei tre poteri dell'Unione e dei partiti politici ed al viaggio che effettueranno prossimamente gli zapatisti nei diversi stati della Repubblica. Un altro membro della JBG, di buon umore, con tutta l'ironia tzeltal, ha detto per concludere il breve evento politico: "Ora che sapete perché c'è la festa, festeggiamo fino a che il corpo ce la farà e credo che sarà fino all'alba." E così è stato. Le cumbias sono durate la notte intera, e così le coppie che ballavano e appena s'è fatto chiaro, quasi senza soluzione di continuità, i motori dei primi camion si sono messi in moto. E dal ballo al camion, senza dormire, centinaia di indigeni hanno preso le strade della selva. Impercettibilmente, come per magia, si sono tolte le tende dell'improvvisato accampamento ed al sorgere del sole rimanevano solo alcuni bastoni nel fango e gli ultimi gruppi di famiglie e giovani, accorsi alla riapertura del loro caracol, in attesa della partenza dei loro veicoli. Nello stesso tempo, iniziavano ad arrivare i gruppi di società civile interessati ai progetti dei municipi autonomi, ed i primi campamentisti. Uno di loro ieri sera, quando la festa durava già da molte ore e non sembrava essere prossima alla fine, così commentava: "Non posso immaginare una festa di questo tipo, con musica ed allegria, ed inoltre dove tutti bevono alcool. Sarebbe completamente diversa." Per incominciare, nessuno sarebbe arrivato vivo all'alba. E questi zapatisti sono tutti arrivati all'alba, pronti a tornare alle loro comunità nelle altre valli da qui ai Montes Azules, alcune a più di sette ore di viaggio. Alcuni in auto, altri a piedi in montagna. Quando Carla nel suo discorso citava la possibilità di essere attaccati e ribadiva quanto detto nei recenti comunicati del CCRI-CG dell'EZLN, circa i rischi che significa questa nuova tappa della lotta zapatista, non diceva parole solo per dirle. Secondo una folto numero di testimonianze raccolte da La Jornada nei giorni scorsi, tutto indica che su diverse regioni indigene del Chiapas ribelle si aggira un nuovo fantasma di contrainsurgencia paramilitare (direttamente legato alla struttura del PRI) che in alcune parti delle valli e della zona nord minaccia già in maniera esplicita le comunità ribelli. E' notevole che festeggino oggi le loro strutture di governo, con evidente allegria, comunità indigene che, dopo molti anni di lotta, vedono che la lotta ancora continua. "E manca un chingo", diceva ieri sera un indigeno che commentava la questione. E per di più, lo diceva ridendo. (Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

domenica 3 luglio 2005

03/07/2005 | Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona


CHIAPAS - Pubblichiamo integralmente il testo della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona attraverso cui l'Ezln intende comunicare i contenuti del "nuovo passaggio nella lotta" intrapreso dagli zapatisti con l'ultima consulta generale. - "La nuova sfida zapatista" di Angel Luis Lara, (da "La Jornada", 3 luglio) - Vai allo speciale "L'Ezln decreta l'allarme rosso in Chiapas" - 29/30 giugno SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA [prima parte] Esercito Zapatista si Liberazione Nazionale Messico Questa è la nostra semplice parola che cerca di toccare il cuore della gente umile e semplice come noi e, proprio come noi, degna e ribelle. Questa è la nostra semplice parola per raccontare quale è stato il nostro cammino e dove ci troviamo ora, per spiegare come vediamo il mondo ed il nostro paese, per dire quello che pensiamo di fare e come pensiamo di farlo, e per invitare altre persone ad incamminarsi con noi in qualcosa di molto grande che si chiama Messico e qualcosa di più grande che si chiama mondo. Questa è la nostra semplice parola per far sapere a tutti i cuori onesti e nobili, quello che vogliamo per il Messico e per il mondo. Questa è la nostra semplice parola, perché la nostra idea è chiamare quelli come noi ed unirci a loro, in qualsiasi parte vivano e lottino. I.- QUELLO CHE SIAMO. Noi siamo gli zapatisti dell'EZLN, benché ci chiamino anche "neo zapatisti". Noi, gli zapatisti dell'EZLN, ci siamo sollevati in armi nel gennaio del 1994 perché vedevamo le troppe malvagità che fanno i potenti capaci solo di umiliarci, derubarci, metterci in prigione e ammazzarci, e niente e nessuno che dice né fa nulla. Per questo motivo dicemmo "Ora Basta! ", in pratica, non avremmo più permesso che ci umiliassero e ci trattassero peggio degli animali. Allora, dicemmo anche di volere la democrazia, la libertà e la giustizia per tutti i messicani, anche se ci siamo concentrati più sui popoli indios. Perché noi dell'EZLN siamo quasi tutti puri indigeni di qua del Chiapas, ma non vogliamo lottare solo per il nostro bene o solo per il bene degli indigeni del Chiapas, o solo per i popoli indios del Messico, ma vogliamo lottare insieme a tutte le persone umili e semplici come noi, che hanno grandi bisogni e che subiscono lo sfruttamento e le ruberie dei ricchi e dei loro malgoverni qui nel nostro Messico ed in altri paesi del mondo. Dunque, la nostra piccola storia è che ci stancammo dello sfruttamento dei potenti e quindi ci organizzammo per difenderci e per lottare per la giustizia. All'inizio non eravamo molti, solo qualcuno, e andavamo da un posto all'altro a parlare ed ascoltare altre persone come noi. Per molti anni abbiamo fatto questo e lo abbiamo fatto in segreto, senza chiasso. Abbiamo raccolto le nostre forze in silenzio. Abbiamo trascorso così 10 anni e poi siamo cresciuti e siamo diventati molte migliaia. Allora, ci siamo preparati bene con la politica e con le armi ed improvvisamente, mentre i ricchi stavano festeggiando l'anno nuovo, siamo piombati sulle loro città e le abbiamo occupate ed abbiamo così fatto sapere a tutti che siamo qui, che ci devono prendere in considerazione. Allora i ricchi si presero un bello spavento e ci mandarono contro i loro grandi eserciti per annientarci, come fanno sempre ogni volta che gli sfruttati si ribellano, li mandano per eliminare tutti. Ma non ci eliminarono per niente, perché noi ci eravamo preparati molto bene prima della guerra e ci facemmo forti dentro le nostre montagne. E qui sono arrivati gli eserciti a cercarci e gettarci le loro bombe e pallottole, e ormai pianificavano di ammazzare in una volta tutti gli indigeni perché non sapevano esattamente chi era zapatista e chi no. E noi a correre e combattere, combattere e correre, come hanno fatto i nostri antenati. Senza consegnarci, senza arrenderci, senza sconfiggerci. Allora, la gente delle città uscì per le strade ed incominciò a gridare di fermare la guerra. Così, noi abbiamo fermato la nostra guerra ed abbiamo ascoltato quei fratelli e sorelle della città che ci dicevano di tentare di giungere ad un accordo, cioè un accordo con i malgoverni per risolvere il problema senza carneficine. E noi abbiamo ascoltato la gente, perché quella gente è come si dice "il popolo", cioè il popolo messicano. Cosicché abbiamo messo da parte il fuoco ed abbiamo tirato fuori la parola. Ed i governi dissero di essere ben disposti e che avrebbero dialogato e fatto accordi e che li avrebbero rispettati. E noi dicemmo che sta bene, ma pensammo anche che sarebbe stato bene conoscere quella gente che era uscita per le strade per fermare la guerra. Allora, mentre dialogavamo con i malgoverni, abbiamo parlato anche con queste persone ed abbiamo visto che la maggioranza era gente umile e semplice come noi, ed entrambi sapevamo bene perché lottavamo, cioè loro e noi. Questa gente la chiamammo "società civile" perché la maggioranza non faceva parte di partiti politici, ma era gente comune, come noi, gente semplice ed umile. Ma risulta che i malgoverni non volevano un buon accordo, era solo un loro stratagemma quello di voler parlare e stringere accordi mentre stavano preparando i loro attacchi per eliminarci definitivamente. E diverse volte ci hanno attaccato ma non ci hanno vinto perché noi abbiamo resistito bene e molta gente in tutto il mondo si è mobilitata. Allora i malgoverni hanno pensato che il problema era che molta gente stava vedendo quello che succedeva a proposito dell'EZLN e di proposito hanno iniziato a comportarsi come se non stesse accadendo nulla. Nel frattempo, ci circondarono per bene, cioè ci accerchiarono, sperando che, siccome le nostre montagne sono remote, la gente si dimenticasse perché la terra zapatista è lontana. E di volta in volta i malgoverni hanno provato e tentato di ingannarci o attaccarci, come nel febbraio del 1995 quando ci scatenarono addosso una gran quantità di soldati ma non ci sconfissero. Perché, come poi si disse, non eravamo soli e molta gente ci appoggiò e resistemmo bene. Allora i malgoverni hanno dovuto fare accordi con l'EZLN e questi accordi si chiamano "Accordi di San Andrés" perché "San Andrés" è il nome del municipio dove sono stati firmati questi accordi. Durante quei dialoghi non eravamo soli a parlare con quelli del malgoverno, ma avevamo invitato molta gente ed organizzazioni che lottavano o lottano per i popoli indios del Messico, e tutti dicevano la loro parola e tutti insieme si concordava che cosa dire ai malgoverni. Così si svolse quel dialogo, non c'erano solo gli zapatisti da una parte ed i governi dall'altra, ma con gli zapatisti c'erano i popoli indios del Messico e quelli che li appoggiavano. Ed in quegli accordi i malgoverni dissero che avrebbero riconosciuto i diritti dei popoli indios del Messico e rispettato la loro cultura, e che avrebbero fatto diventare il tutto, legge della Costituzione. Ma, subito dopo aver firmato, i malgoverni si sono comportati come se se ne fossero dimenticati e sono trascorsi molti anni senza che questi accordi fossero rispettati. Invece, il governo attaccò gli indigeni per farli desistere dalla lotta, come quel 22 dicembre del 1997, data in cui Zedillo fece ammazzare 45 uomini, donne, anziani e bambini nel villaggio del Chiapas che si chiama ACTEAL. Questo grave crimine non si dimentica tanto facilmente, ed è la dimostrazione di come i malgoverni non si fanno scrupolo di attaccare ed assassinare coloro che si ribellano contro le ingiustizie. Mentre succede tutto questo, noi zapatisti facciamo di tutto affinché si rispettino gli accordi e resistiamo sulle montagne del sudest messicano. E incominciammo a parlare con altri popoli indios del Messico e le loro organizzazioni e concordammo con loro di lottare insieme per la stessa cosa, cioè per il riconoscimento dei diritti e della cultura indigeni. Ci appoggiò anche molta gente di tutto il mondo e molte persone stimate per la loro parola perché sono importanti intellettuali, artisti e scienziati del Messico e di tutto il mondo. Abbiamo fatto anche incontri internazionali, cioè ci siamo trovati insieme a parlare con persone dell'America e dell'Asia e dell'Europa e dell'Africa e dell'Oceania, ed abbiamo conosciuto le loro lotte ed i loro modi, e li abbiamo chiamati incontri "intergalattici" per fare gli spiritosi e perché avevamo invitato anche quelli di altri pianeti che però non sono arrivati, o forse sono venuti ma non l'hanno fatto sapere. Poiché i malgoverni non rispettavano gli accordi, allora pensammo di parlare con molti messicani affinché ci sostenessero. Così, per prima cosa nel 1997 abbiamo fatto una marcia su Città del Messico chiamata "dei 1,111" perché vi partecipava un compagno o una compagna per ogni comunità zapatista, ma il governo non ci fece caso. Poi, nel 1999, abbiamo realizzato una consultazione in tutto il paese ed abbiamo così verificato che la maggioranza era d'accordo con le richieste dei popoli indios, ma neppure a questa fecero caso i malgoverni. Per ultimo, nel 2001, abbiamo fatto la "marcia per la dignità indigena" che ha trovato il sostegno di milioni di messicani e di altri paesi, ed è arrivata fino a dove siedono i deputati e i senatori, cioè al Congresso dell'Unione, per esigere il riconoscimento degli indigeni messicani. Ma niente, i politici del partito PRI, il partito PAN ed il partito PRD, si misero d'accordo tra loro e non riconobbero i diritti e la cultura indigeni. Questo accadde nell'aprile del 2001, e in quell'occasione i politici hanno dimostrato chiaramente di non avere un minimo di decenza, di essere svergognati e di pensare solo a guadagnare i loro bei soldi come malgovernanti quali sono. Questo bisogna ricordarlo perché vedrete che adesso diranno che riconosceranno i diritti indigeni, ma è una bugia per far sì che si voti per loro, ma hanno già avuto la loro opportunità e non hanno fatto il loro dovere. Ci siamo dunque resi conto di quanto siano stati vani il dialogo e la negoziazione con i malgoverni del Messico. Loro non badano se stiamo stiamo parlando con i politici perché né il loro cuore né la loro parola sono retti, ma distorti e mentono dicendo che rispetteranno gli accordi, ma non è così. Quel giorno, quando i politici del PRI, PAN e PRD hanno approvato una legge inutile, con un colpo solo hanno ucciso il dialogo e detto chiaramente che non ha importanza quello che concordano e firmano perché non mantengono la parola. Quindi, non abbiamo più cercato nessun contatto con i poteri federali perché abbiamo compreso che il dialogo e la negoziazione erano falliti a causa di quei partiti politici. Abbiamo capito che non gli importava il sangue, la morte, la sofferenza, le mobilitazioni, le consultazioni, gli sforzi, i pronunciamenti nazionali ed internazionali, gli incontri, gli accordi, le firme, gli impegni. In questo modo, la classe politica non solo ha chiuso un'altra volta la porta ai popoli indios; ha dato anche un colpo mortale alla soluzione pacifica, dialogata e negoziata della guerra. E non si può più credere che rispetterà gli accordi presi con qualcuno. Guardate bene e fate esperienza di quanto ci è accaduto. Ci siamo resi ben conto di tutto questo e nei nostri cuori abbiamo pensato che cosa avremmo fatto. La prima cosa che abbiamo inteso era che il nostro cuore non era più come prima, quando avevamo iniziato la nostra lotta, ma era più grande perché avevamo toccato il cuore di molta gente buona. Ed abbiamo capito anche che il nostro cuore era ancora più ferito. Ma non per l'inganno subito dai malgoverni, ma perché quando abbiamo toccato i cuori di altri, abbiamo sentito anche i loro dolori. Era come se ci fossimo guardati in uno specchio. II.- DOVE SIAMO ADESSO. Dunque, come zapatisti, abbiamo pensato che non bastava smettere di dialogare con il governo, ma che era necessario continuare la lotta nonostante quei parassiti fannulloni dei politici. L'EZLN decise allora l'applicazione, solo da parte sua (si dice "unilaterale" perché solo da una parte) degli Accordi di San Andrés per la parte dei diritti e cultura indigeni. Per 4 anni, dalla metà del 2001 fino a metà del 2005, ci siamo dedicati a questo e ad altre cose che diremo. Bene, abbiamo allora cominciato ad avviare i municipi autonomi ribelli zapatisti, che è la forma in cui si sono organizzati i popoli per governare e governarsi, per rendersi più forti. Questa forma di governo autonomo non è stata inventata dall'EZLN, ma viene da molti secoli di resistenza indigena e dalla stessa esperienza zapatista, è l'autogoverno delle comunità. Cioè, non è che viene qualcuno da fuori a governare, ma i popoli stessi decidono, tra di loro, chi e come governa, e se non obbedisce lo rimuovono. Cioè, se quello che comanda non obbedisce al popolo, lo rimuovono dall'incarico, non è più autorità e subentra un altro. Ma ci siamo accorti che i municipi autonomi non erano tutti alla pari, ce n'erano alcuni più sviluppati e che avevano maggiori aiuti da parte della società civile, mentre altri erano più abbandonati. C'era quindi bisogno di organizzazione perché ci fosse più parità. Ci siamo anche accorti che l'EZLN, con la sua parte politico-militare si intrometteva nelle decisioni che spettavano alle autorità democratiche, come si dice "civili". Il problema è che la parte politico-militare dell'EZLN non è democratica, perché è un esercito, ed abbiamo visto che non è un bene che la parte militare stia sopra e la parte democratica sotto, perché non deve essere che quello che è democratico si decida militarmente, ma deve essere il contrario: cioè, che sopra la parte politica democratica comanda e sotto la parte militare obbedisce. O forse sarebbe meglio che niente sia sotto ma che tutto sia allo stesso livello, senza parte militare, per questo gli zapatisti sono soldati, affinché non ci siano soldati. Bene, allora, per risolvere questo problema abbiamo cominciato a separare la parte politico-militare dalle forme di organizzazione autonome e democratiche delle comunità zapatiste. Così, azioni e decisioni che prima faceva e prendeva l'EZLN, a poco a poco sono state passate alle autorità democraticamente elette nelle comunità. Sembra facile a dirsi, ma nella pratica è costato molto perché sono molti anni, prima di preparazione alla guerra e poi di guerra, e si fa l'abitudine alla cosa politico-militare. Ma l'abbiamo fatto perché questo è il nostro modo di fare, quello che diciamo poi lo facciamo, perché altrimenti perché lo dovremmo dire se poi non lo facciamo. Così sono nate le Giunte di Buon Governo, nell'agosto del 2003, e con queste si è continuato l'apprendistato e l'esercizio del "comandare obbedendo". Da allora e fino alla metà del 2005, la dirigenza dell'EZLN non ha più dato ordini sulle questioni civili, ma ha accompagnato ed appoggiato le autorità elette democraticamente dalle comunità, inoltre, ha vigilato che le comunità e la società civile nazionale ed internazionale fossero opportunamente informate sugli aiuti ricevuti e sul loro utilizzo. Ed ora stiamo trasferendo il lavoro di vigilanza del buon governo alle basi di appoggio zapatiste, con incarichi temporanei a rotazione, in modo che tutti e tutte imparino e svolgano questo compito. Perché noi pensiamo che un popolo che non vigila sui suoi governanti, è condannato ad essere schiavo, e noi combattiamo per essere liberi, non per cambiare padrone ogni sei anni. L'EZLN, durante questi 4 anni, ha trasferito alle Giunte di Buon Governo ed ai Municipi Autonomi, gli appoggi ed i contatti che, in tutto il Messico e nel mondo, sono stati raccolti in questi anni di guerra e resistenza. Inoltre, in questo periodo, l'EZLN ha costruito un supporto economico e politico che permettesse alle comunità zapatiste di andare avanti con meno difficoltà nella costruzione della loro autonomia e migliorare le loro condizioni di vita. Non è molto, ma è molto di più di quanto si aveva prima dell'inizio della sollevazione, nel gennaio del 1994. Se si legge qualcuno degli studi che fanno i governi, si vede che le uniche comunità indigene che hanno migliorato le proprie condizioni di vita, cioè la loro salute, educazione, alimentazione, abitazione, sono quelle che si trovano in territorio zapatista, come diciamo noi, dove si trovano le nostre comunità. Tutto questo è stato possibile grazie allo sviluppo dei popoli zapatisti ed al sostegno molto grande ricevuto da persone buone e nobili che chiamiamo "società civili", e dalle loro organizzazioni di tutto il mondo. Come se tutte queste persone avessero reso reale quella cosa del "un altro mondo è possibile", ma nei fatti, non nelle chiacchiere. Quindi, le comunità hanno fatto buoni progressi. Adesso ci sono più compagni e compagne che stanno imparando ad essere governo. E, anche se poco a poco, più donne si stanno inserendo in questi lavori, anche se continua ad esserci mancanza di rispetto per le compagne e necessità di una maggiore partecipazione nelle attività di lotta. Inoltre, con le Giunte di Buon Governo è migliorato il coordinamento tra i municipi autonomi e la soluzione dei problemi con altre organizzazioni e con le autorità ufficiali. Si è migliorato molto anche riguardo ai progetti presenti nelle comunità ed è più equa la ripartizione di progetti ed aiuti forniti dalla società civile di tutto il mondo: è migliorata la salute e l'educazione sebbene manchi ancora molto per essere quello che dovrebbe essere, la stessa cosa riguardo alla casa e l'alimentazione, ed in alcune zone è migliorato molto il problema della terra perché si sono suddivise le terre recuperate dai proprietari delle fincas, ma ci sono zone che continuano a soffrire per mancanza di terre da coltivare. Inoltre, è migliorato molto l'appoggio della società civile nazionale ed internazionale, perché prima ognuno andava dove gli garbava ed ora le Giunte di Buon Governo li indirizzano dove è più necessario. Dovunque, ci sono più compagni e compagne che stanno imparando a relazionarsi con le persone di altre parti del Messico e del mondo, stanno imparando a rispettare e a esigere rispetto, stanno imparando che ci sono molti mondi e che tutti hanno il loro posto, il loro tempo ed i loro modi, quindi bisogna rispettarsi reciprocamente. Noi zapatisti dell'EZLN abbiamo dedicato questo tempo alla nostra forza principale, cioè ai popoli che ci sostengono. La situazione in qualche cosa è migliorata e non si può dire che l'organizzazione e la lotta zapatiste sono state vane, ma, anche se ci elimineranno completamente, la nostra lotta é servita a qualcosa. Non sono cresciuti solo i popoli zapatisti, ma è cresciuto anche l'EZLN. Perché in questo tempo è successo che le nuove generazioni hanno rinnovato tutta la nostra organizzazione. Hanno portato nuova forza. I comandanti e le comandanti che raggiungevano la loro maturità all'inizio della sollevazione nel 1994, posseggono ora la saggezza di quanto appreso nella guerra e nel dialogo di 12 anni con migliaia di uomini e donne di tutto il mondo. I membri del CCRI, la direzione politico-organizzativa zapatista, ora consigliano ed orientano i nuovi che continuano ad unirsi alla nostra lotta e che vanno ad occupare incarichi direttivi. Da tempo ormai i "comitati" (come li chiamiamo noi) hanno preparato tutta una nuova generazione di comandanti e comandanti che, dopo un periodo di istruzione e prova, incominciano ad apprendere i compiti di comando organizzativo e a svolgerli. E succede anche che i nostri insurgentes, insurgentas, miliziani, miliziane, responsabili locali e regionali, così come le basi di appoggio che erano giovani all'inizio della sollevazione, sono ora uomini e donne maturi, veterani combattenti e leader naturali nelle proprie unità e comunità. E chi era bambino quel gennaio del '94, ora è un giovane cresciuto nella resistenza e formato nella degna ribellione condotta dai suoi genitori in questi 12 anni di guerra. Questi giovani hanno una formazione politica, tecnica e culturale che non avevano i fondatori del movimento zapatista. Questa gioventù alimenta ora, sempre di più, tanto le nostre truppe quanto i ruoli direttivi nell'organizzazione. Tutti noi abbiamo visto gli inganni della classe politica messicana e la distruzione che le sue azioni provocano nella nostra patria. Ed abbiamo visto le grandi ingiustizie e carneficine che compie la globalizzazione neoliberista in tutto il mondo. Ma di questo parleremo in seguito. Così l'EZLN ha resistito a 12 anni di guerra, di attacchi militari, politici, ideologici ed economici, di accerchiamento, di vessazioni, di persecuzione, ma non ci hanno sconfitto, non ci siamo venduti né arresi, e siamo andati avanti. Molti altri compagni di molte parti sono entrati a far parte della lotta, cosicché, invece di indebolirci dopo tanti anni, siamo diventati più forti. Ci sono indubbiamente problemi che si possono risolvere separando di più la parte politico-militare dalla parte civile-democratica. Ma ci sono cose, le più importanti, come le nostre richieste per cui lottiamo, che non sono ancora state raggiunte completamente. Secondo il nostro pensiero e quello che sentiamo nel nostro cuore, siamo arrivati ad un punto in cui non possiamo più andare oltre, in aggiunta, è possibile che perdiamo tutto quello che abbiamo se restiamo dove siamo arrivati adesso e non facciamo nient'altro per avanzare. Quindi, è arrivata l'ora di rischiare un'altra volta e compiere un passo pericoloso ma che vale la pena. Perché, forse uniti con altri settori sociali che hanno i nostri stessi bisogni sarà possibile ottenere quello di cui necessitiamo e meritiamo. Un nuovo passo avanti nella lotta indigena è possibile solo se l'indigeno si unisce con operai, contadini, studenti, insegnanti, impiegati... cioè i lavoratori della città e della campagna. (Continua...) [seconda parte] III - COME VEDIAMO IL MONDO Ora vi spieghiamo come noi zapatisti vediamo ciò che succede nel mondo. Dato che vediamo che il capitalismo è il più forte adesso. Il capitalismo è un sistema sociale, cioè il modo in cui in una società sono organizzate le cose e le persone, e chi ha e chi non ha, e chi comanda e chi obbedisce. Nel capitalismo ci sono alcuni che hanno denaro cioè capitale e fabbriche e negozi e terre e molte cose, e ci sono altri che non hanno niente ma hanno solo la loro forza e le loro conoscenze per lavorare; e nel capitalismo comandano quelli che hanno il denaro e le cose ed obbediscono quelli che non hanno altro che la loro capacità di lavoro. Dunque, il capitalismo vuol dire che ci sono pochi che hanno grandi ricchezze, ma non è che abbiano vinto un premio, o trovato un tesoro o ereditato da un parente, quelle ricchezze le ottengono sfruttando il lavoro di molti. Cioè questo capitalismo si basa sullo sfruttamento dei lavoratori, il che vuole dire che spremono i lavoratori e tirano fuori da loro tutto quello che possono per guadagnarci. E questo si fa con ingiustizia perché non pagano il giusto al lavoratore per il suo lavoro, ma gli danno un salario appena sufficiente per mangiare un po' e perché possa riposarsi un pochino ed il giorno seguente torni di nuovo a lavorare dove lo sfruttano che sia nelle campagne o in città. Ed anche il capitalismo si arricchisce con la spoliazione, cioè col furto, perché toglie ad altri quello che brama, per esempio terre e ricchezze naturali. Cioè il capitalismo è un sistema dove i ladri sono liberi e sono ammirati e portati ad esempio. Ed oltre a sfruttare e togliere, il capitalismo reprime perché imprigiona ed ammazza coloro che si ribellano contro l'ingiustizia. Al capitalismo quello che più interessa sono le merci, perché quando si comprano e si vendono danno guadagni. Ed allora il capitalismo trasforma tutto in merce, per lui sono merci le persone, la natura, la cultura, la storia, la coscienza. Secondo il capitalismo, tutto deve potersi comprare e vendere. E nasconde tutto dietro le merci affinché non vediamo lo sfruttamento che compie. Ed allora le merci si comprano e si vendono in un mercato. E risulta che il mercato, oltre a servire per comprare e vendere, serve anche per nascondere lo sfruttamento dei lavoratori. Per esempio, nel mercato vediamo il caffè già confezionato, nel suo sacchetto o nel barattolo proprio bello, ma non vediamo il contadino che ha sofferto nella raccolta del caffè e non vediamo il coyote che gli ha pagato pochissimo il suo lavoro e non vediamo i lavoratori nella grande impresa dai e dai ad impacchettare il caffè. Oppure, prendiamo un registratore per ascoltare musica tipo cumbia, ranchera o corrido o come volete, e vediamo che è molto buono perché ha buon suono, ma non vediamo l'operaia della maquiladora che ha tribolato molte ore per collegare i cavi e le parti dell'apparecchio e le hanno pagato una miseria di denaro, e lei che vive lontano dal posto di lavoro e spende molto per il trasporto e che corre inoltre il rischio che la sequestrino, la violentino e l'ammazzino come succede a Ciudad Juárez, in Messico. Sul mercato vediamo merci, ma non vediamo lo sfruttamento attraverso cui sono state fatte. Ed allora il capitalismo ha bisogno di molti mercati... o di un mercato molto grande, un mercato mondiale. Ed allora risulta che il capitalismo di adesso non è come quello di prima quando i ricchi erano contenti di sfruttare i lavoratori nei loro paesi, ora si trova in una fase che si chiama Globalizzazione Neoliberista. Questa globalizzazione vuol dire che oramai i lavoratori si dominano non solo in un paese o in diversi, i capitalisti oramai tentano di dominare tutto in tutto il mondo. E dato che il mondo, cioè il pianeta Terra, è detto anche "globo terracqueo", per questo motivo si dice "globalizzazione" cioè tutto il mondo. E si parla di neoliberismo dato che è l'idea che il capitalismo è libero di dominare tutto il mondo e non c'è nulla da fare, perché bisogna rassegnarsi ed accontentarsi e non fare chiasso, cioè non ribellarsi. Il neoliberismo è la teoria, il progetto della globalizzazione capitalista. Ed il neoliberismo ha i suoi piani economici, politici, militari e culturali. In tutti questi piani quello di cui si tratta è di dominare tutti, e colui che non obbedisce viene represso e messo da parte affinché non passi le sue idee di ribellione ad altri. Allora, nella globalizzazione neoliberista, i grandi capitalisti che vivono nei paesi potenti, come gli Stati Uniti, vogliono che tutto il mondo diventi come una grande impresa dove si producono merci e come un gran mercato. Un mercato mondiale, un mercato per comprare e vendere tutto quello che si produce nel mondo e per nascondere tutto lo sfruttamento di tutto il mondo. Allora i capitalisti globalizzati si inseriscono dappertutto, in tutti i paesi, per fare i loro grandi affari, ovvero, i loro grandi sfruttamenti. E non rispettano niente e si insediano a forza. Praticamente conquistano gli altri paesi. Per questo noi zapatisti diciamo che la globalizzazione neoliberista è una guerra di conquista di tutto il mondo, una guerra mondiale, una guerra che il capitalismo conduce per dominare a livello mondiale. Questa conquista a volte avviene con eserciti che invadono un paese e lo conquistano con la forza. Invece a volte avviene attraverso l'economia, cioè i grandi capitalisti mettono il loro denaro in un altro paese o gli prestano denaro, ma a condizione che obbedisca a quello che loro dicono. E introducono anche le loro idee, cioè la cultura capitalista che è la cultura della merce, del profitto, del mercato. Con la conquista, il capitalismo fa quello che vuole, cioè distrugge e cambia quello che non gli piace ed elimina quello che lo disturba. Per esempio lo disturbano quelli che non producono né comprano né vendono le merci della modernità, o quelli che si ribellano a questo ordine. E quelli che non gli servono, li disprezza. Per questo motivo gli indigeni disturbano la globalizzazione neoliberista e per questo li disprezzano e li vogliono eliminare. Il capitalismo neoliberista cancella anche le leggi che non gli permettono di sfruttare ed avere molti profitti. Per esempio si impone che tutto si possa comprare e vendere e dato che il capitalismo ha il denaro, allora compra tutto. Così il capitalismo distrugge i paesi che conquista con la globalizzazione neoliberista, ma poi vuole pure risistemare tutto o rifarlo di nuovo ma a modo suo, cioè in modo che gli dia benefici e senza nessuno che lo disturbi. Così, la globalizzazione neoliberista, cioè capitalista, distrugge quello che c'è in quei paesi, distrugge la loro cultura, la loro lingua, il loro sistema economico, il loro sistema politico e distrugge anche le forme di relazione in questi paesi. Cioè, distrugge tutto quello che fa sì che un paese sia un paese. Quindi, la globalizzazione neoliberista vuole distruggere le Nazioni del mondo e vuole che rimanga una sola Nazione o paese, cioè il paese del denaro, del capitale. Ed il capitalismo vuole allora che tutto sia come lui vuole, cioè a modo suo, e ciò che è diverso perché non gli piace, lo perseguita e l'attacca o lo mette da parte in un angolo e fa come se non esistesse. Per riassumere, il capitalismo della globalizzazione neoliberista si basa sullo sfruttamento, sulla spoliazione, sul disprezzo e sulla repressione di quelli che non lo accettano. Ovvero, uguale a prima, ma ora globalizzato, mondiale. Ma non è tanto facile per la globalizzazione neoliberista, perché gli sfruttati di ogni paese non si accontentano e non dicono che non c'è più nulla da fare, ma si ribellano; e quelli che protestano e disturbano, resistono e non si lasciano eliminare. Ed allora vediamo che in tutto il mondo quelli che sono fregati fanno resistenze per non arrendersi, cioè si ribellano, e non solo in un paese ma in tutti i posti in cui si trovano numerosi, cioè: dove c'è una globalizzazione neoliberista, c'è anche una globalizzazione della ribellione. Ed in questa globalizzazione della ribellione non ci sono solo i lavoratori delle campagne e delle città, ma ci sono anche altri ed altre che sono perseguitati e disprezzati per lo stesso motivo, perché non si lasciano dominare, come le donne, i giovani, gli indigeni, gli omosessuali, le lesbiche, i transessuali, gli emigranti e molti altri gruppi presenti in tutto il mondo ma che non vediamo finché non gridano ora basta al disprezzo e si sollevano e allora sì li vediamo e li sentiamo e li conosciamo. Ed allora noi vediamo che tutti questi gruppi di persone stanno lottando contro il neoliberismo, cioè contro il piano della globalizzazione capitalista e stanno lottando per l'umanità. Ci stupisce molto vedere la stupidità dei neoliberisti che vogliono distruggere tutta l'umanità con le loro guerre ed i loro sfruttamenti, ma ci suscita anche grande contentezza vedere che dovunque nascono resistenze e ribellioni, come la nostra che è un po' piccola ma siamo qui. E vediamo tutto questo in tutto mondo ed il nostro cuore sa che non siamo soli. IV. - COME VEDIAMO IL NOSTRO PAESE CHE È IL MESSICO Ora vi parliamo di come vediamo quello che sta succedendo nel nostro Messico. Bene, perché quello che vediamo è che il nostro paese è governato dai neoliberisti. Ossia che, come già abbiamo spiegato, i governanti che abbiamo stanno distruggendo la nostra Nazione, la nostra Patria messicana. Il loro lavoro, di questi cattivi governanti, non è agire per il benessere del popolo, ma solo occuparsi del benessere dei capitalisti. Per esempio, fanno leggi come quelle del Trattato di Libero Commercio, che gettano nella miseria molti messicani, tanto i contadini come i piccoli produttori, che vengono "divorati" dalle grandi imprese agroindustriali; così come gli operai ed i piccoli impresari perché non possono competere con le grandi transnazionali che si installano senza che nessuno dica loro niente e con tante grazie, e applicano bassi salari e prezzi alti. Così, come si dice, alcune delle basi economiche del nostro Messico, che erano la campagna e l'industria ed il commercio nazionali, sono distrutte e ne restano solo pochi rottami che di sicuro saranno venduti. E queste sono delle grandi disgrazie per la nostra Patria. Perché nella campagna oramai non si producono alimenti, ma solo quello che vendono i grandi capitalisti e le terre buone sono rubate con la complicità e con l'appoggio dei politici. Nelle campagne sta succedendo lo stesso come ai tempi del Porfirismo, solo che, invece dei latifondisti, ora sono alcune imprese straniere quelle che fregano per bene il contadino. E dove prima c'erano crediti e prezzi protetti, adesso ci sono solo elemosine, .. e a volte neanche queste. Per il lavoratore della città, invece, le fabbriche chiudono e si resta senza lavoro, o si aprono quelle che si chiamano maquiladoras che sono di proprietà degli stranieri e che pagano una miseria per molte ore di lavoro. Quindi, non importa il prezzo dei prodotti di cui ha bisogno il popolo perché, che sia caro o a buon mercato, non c'è stipendio. E se qualcuno lavorava in una piccola o media impresa, adesso non lavora più, perché è chiusa e l'ha comprata una grande transnazionale. E se qualcuno aveva un piccolo commercio, è sparito pure questo oppure si è messo a lavorare clandestinamente per le grandi imprese che sfruttano all'inverosimile e fanno lavorare perfino i bambini e le bambine. E se prima il lavoratore si rivolgeva al suo sindacato per chiedere legalmente i suoi diritti, adesso non più, perché lo stesso sindacato gli dice che deve accettare che gli abbassino il salario o la giornata di lavoro o che gli tolgano i servizi, perché se no l'impresa chiude e se ne va in un altro paese. E poi c'è quella cosa del "microcommercio", quasi il programma economico del governo perché tutti i lavoratori della città si mettano a vendere gomme da masticare o schede telefoniche agli angoli delle strade. E la pura distruzione economica anche nelle città. Quello che accade è che l'economia del paese è compromessa tanto in campagna come in città, perché molti messicani e messicane devono lasciare la loro Patria, la terra messicana, ed andare a cercarsi il lavoro in un altro paese, gli Stati Uniti, e lì non li trattano bene ma li sfruttano, li perseguitano, li disprezzano e perfino li ammazzano. Allora nel neoliberismo che c'impongono i malgoverni non è migliorata l'economia, al contrario, la campagna è piena di necessità e nelle città non c'è lavoro. Il Messico sta diventando un paese dove prima nascono e vivono, e poi muoiono, quelli che lavorano per la ricchezza degli stranieri, in particolare dei gringos ricchi. Per questo diciamo che il Messico è dominato dagli Stati Uniti. Bene, ma non succede solo questo, perché il neoliberismo ha cambiato anche la classe politica del Messico, cioè i politici, perché li ha fatti diventare come dei commessi di bottega che devono fare tutto il possibile per vendere tutto e a buon mercato. Avete visto che hanno già cambiato le leggi per cancellare l'articolo 27 della Costituzione per vendere le terre ejidali e comunali. Quello fu Salinas de Gortari, e lui e le sue bande dissero che era per il bene della campagna e del contadino che così prosperava e viveva meglio. Ma è stato così? La campagna messicana sta peggio che mai ed i contadini sono più a terra che ai tempi di Porfirio Díaz. Ed hanno detto anche che privatizzeranno, cioè che venderanno agli stranieri le imprese dello Stato che servivano al benessere del popolo. Dato che non funzionano bene e si devono modernizzare, è meglio venderle. Ma, invece di migliorare, i diritti sociali conquistati nella rivoluzione del 1910 ora fanno pena... e rabbia. Ed hanno detto pure che bisogna aprire le frontiere per far entrare tutto il capitale straniero, che così si incoraggeranno gli impresari messicani a fare meglio le cose. Ma ora vediamo che non ci sono neanche più imprese nazionali, se le sono mangiate tutte gli stranieri, e quello che vendono è peggio di ciò che si faceva in Messico. I politici messicani adesso vogliono vendere anche la PEMEX, il petrolio dei messicani, e l'unica differenza è che alcuni dicono che si vende tutto ed altri dicono che se ne vende solo una parte. E vogliono anche privatizzare la previdenza sociale e l'elettricità e l'acqua ed i boschi e tutto, fino a che non rimarrà più niente del Messico ed il nostro paese sarà solo un terreno vuoto o un parco divertimenti dei ricchi di tutto il mondo e noi messicani e messicane saremo i loro domestici, attenti a servirli, vivendo male, senza radici, senza cultura, senza Patria insomma. I neoliberisti vogliono uccidere il Messico, la nostra patria messicana. Ed i partiti politici elettorali non solo non difendono, ma sono i primi di tutti a mettersi al servizio degli stranieri, principalmente degli Stati Uniti, e sono incaricati di ingannarci, di farci guardare dall'altra parte mentre loro vendono tutto e si prendono i profitti. Tutti i partiti politici elettorali che ci sono adesso, non solo alcuni. Pensate se hanno fatto qualcosa di buono e vedrete che sono solo furti ed inganni. I politici hanno sempre le loro belle case e le loro belle automobili ed i loro lussi. E poi vogliono anche che li ringraziamo e che votiamo un'altra volta per loro. Veramente, come si dice, non hanno il minimo di decenza. E non l'hanno perché davvero non hanno Patria, hanno solo conti in banca. E vediamo anche crescere il narcotraffico ed i crimini. A volte pensiamo che i criminali sono come quelli rappresentati nelle ballate o nei film, e forse alcuni sono così, ma non lo sono i capi. I capi sono ben vestiti, hanno studiato all'estero, sono eleganti, non si nascondono ma mangiano nei migliori ristoranti ed appaiono sui giornali belli e ben vestiti alle loro feste, cioè, come si dice, sono "gente per bene" ed alcuni sono perfino governanti, deputati, senatori, segretari di stato, prosperi impresari, capi di polizia, generali. Stiamo dicendo che la politica non serve? No, quello che vogliamo dire è che QUELLA politica non serve. E non serve perché non tiene conto del popolo, non lo ascolta, non gli fa caso, gli si avvicina solo quando ci sono le elezioni e non vogliono neanche più i voti, gli bastano ormai le inchieste per stabilire chi vincerà. E promettono che faranno questo e quest'altro, ma poi, non li vedi più salvo che non esca la notizia che si sono rubati il denaro ma non ne subiranno le conseguenze perché la legge, che loro stessi politici hanno fatto, li protegge. Questo è un altro problema, la Costituzione è stata oramai tutta rimaneggiata e cambiata. Non è più quella che conteneva i diritti e le libertà del popolo lavoratore, ora ci sono i diritti e le libertà dei neoliberisti per i loro grandi profitti. Ed i giudici sono lì per servire questi neoliberisti, perché si esprimono sempre a loro favore, mentre a quelli che non sono ricchi toccano le ingiustizie, le prigioni, i cimiteri. Anche in tutto questo disordine che stanno facendo i neoliberisti, ci sono messicani e messicane che si organizzano e fanno lotte di resistenza. E così sappiamo che ci sono indigeni, che vivono in terre lontane dal Chiapas, che costruiscono la loro autonomia e difendono la loro cultura e curano la terra, i boschi, l'acqua. E ci sono lavoratori della campagna, contadini, che si organizzano e fanno le loro marce e mobilitazioni per esigere crediti ed appoggi per l'agricoltura. E ci sono lavoratori della città che non permettono che tolgano loro i diritti o che privatizzino il loro lavoro, ma protestano e manifestano affinché non tolgano loro quel poco che hanno ed affinché non tolgano al paese quello che è suo, come l'elettricità, il petrolio, la previdenza sociale, l'educazione. E ci sono studenti che non permettono che si privatizzi l'educazione e lottano perché sia gratuita e popolare e scientifica, cioè che non si debba pagare perché tutte le persone possano imparare, e perché nelle scuole non s'insegnino cavolate. E ci sono donne che non permettono che le trattino come oggetti o che le umilino e disprezzino solo perché sono donne, ma si organizzano e lottano per il rispetto che meritano come donne. E ci sono giovani che non accettano di essere abbrutiti dalle droghe o che sono perseguitati per il loro modo di essere, ma diventano coscienti con la loro musica e la loro cultura, insomma con la loro ribellione. E ci sono omosessuali, lesbiche, transessuali e molti modi, che non accettano che si burlino di loro, che li disprezzino, li maltrattino e perfino li ammazzino perché hanno un altro modo che è diverso e li trattano da anormali o delinquenti, e quindi si organizzano per difendere il loro diritto alla diversità. E ci sono sacerdoti e suore e quelli che si chiamano secolari, che non stanno con i ricchi né con i rassegnati alla preghiera, ma si organizzano per accompagnare le lotte del paese. E ci sono quelli che si chiamano attivisti sociali che sono uomini e donne che hanno passato tutta la loro vita a lottare per il popolo sfruttato e sono gli stessi che hanno partecipato ai grandi scioperi ed alle azioni operaie, alle grandi mobilitazioni cittadine, nei grandi movimenti contadini e che hanno subito le grandi repressioni, e tutti, anche se alcuni hanno già una certa età, proseguono senza arrendersi e vanno da una parte all'altra cercando la lotta, cercando l'organizzazione, cercando la giustizia, e si fanno organizzazioni di sinistra, organizzazioni non governative, organizzazioni dei diritti umani, organizzazioni di difesa dei prigionieri politici e di verità sui desaparecidos, pubblicazioni di sinistra, organizzazioni di insegnanti o di studenti, cioè lotta sociale e perfino organizzazioni politico-militari, e semplicemente non se ne stanno tranquilli e sanno molto perché hanno visto molto e sentito e vissuto e lottato. E così, in generale, noi vediamo che nel nostro paese che si chiama Messico, c'è molta gente che non lascia perdere, che non si arrende, che non si vende. Cioè che è degna. E questo ci dà molta gioia ed allegria perché con tutta questa gente i neoliberisti non vinceranno tanto facilmente e forse si riuscirà a salvare la nostra Patria dai grandi furti e dalle distruzioni che compiono. E pensiamo che forse il nostro "noi" potrebbe includere tutte queste ribellioni... (Continua...) [terza parte] V.- QUELLO CHE VOGLIAMO FARE. Bene, ora vi diremo quello che vogliamo fare nel mondo e in Messico, perché non possiamo guardare tutto quello che succede sul nostro pianeta e restare in silenzio, come se ci fossimo solo noi. Al mondo, a tutti quelli che resistono e lottano con i loro metodi e nei loro paesi, vogliamo dire che non sono soli, che noi zapatisti, benché siamo molto piccoli, li appoggiamo e studieremo il modo di aiutarli nelle loro lotte e di parlare con loro per imparare, perché in effetti, quello che abbiamo imparato è stato ad imparare. E vogliamo dire ai popoli latinoamericani, che è per noi un orgoglio essere una parte di voi, benché piccola. E' bello ricordare quando anche anni fa il continente si illuminava ed una luce si chiamava Che Guevara, come prima si chiamò Bolivar, perché a volte i popoli prendono un nome per dire che prendono una bandiera. E vogliamo dire al popolo di Cuba che da molti anni orami resiste sul suo cammino, che non è solo e che non siamo d'accordo con il blocco imposto loro, e che vedremo il sistema di mandare qualcosa, anche solo mais, per la sua resistenza. E vogliamo dire al popolo nordamericano che noi non ci confondiamo e sappiamo che una cosa sono i malgoverni che si ritrovano e che pregiudicano tutto il mondo, ed un'altra molto diversa sono i nordamericani che lottano nel loro paese e solidarizzano con le lotte di altri popoli. E vogliamo dire ai fratelli e sorelle Mapuche, in Cile, che guardiamo ed impariamo dalle loro lotte. Ed ai venezuelani che osserviamo bene come difendono la loro sovranità ovvero il diritto della loro Nazione a decidere dove andare. Ai fratelli e sorelle indigeni di Ecuador e Bolivia diciamo che stanno dando una buona lezione di storia a tutta l'America Latina perché ora sì che stanno mettendo un freno alla globalizzazione neoliberista. Ed ai"piqueteros" ed ai giovani dell'Argentina vogliamo dire questo, che gli vogliamo bene. E a quelli che in Uruguay vogliono un paese migliore, che li ammiriamo. E a quelli che in Brasile sono senza terra, che li rispettiamo. E a tutti i giovani dell'America Latina che è bene quello che stanno facendo e che ci dà una grande speranza. E vogliamo dire ai fratelli e sorelle dell'Europa Sociale, quella degna e ribelle, che non sono soli. Che ci rallegrano molto i loro grandi movimenti contro le guerre neoliberiste. Che guardiamo con attenzione le loro forme di organizzazione ed i loro metodi di lotta perché forse qualcosa impariamo. Che stiamo studiando la maniera di appoggiarli nelle loro lotte e che non manderemo euro perché poi si svalutino per le baruffe nell'Unione Europea, ma forse potremo mandare artigianato e caffè perché lo commercializzino e serva d'aiuto per le loro attività di lotta. E forse manderemo anche pozol che dà molta forza nella resistenza, ma chissà se lo manderemo, perché il pozol è proprio del nostro modo e potrebbe far male alla pancia e se si indeboliscono le loro lotte i neoliberisti li sconfiggono. E vogliamo dire ai fratelli e sorelle di Africa, Asia ed Oceania, che sappiamo che anche lì si sta lottando e che vogliamo conoscere di più le loro idee e le loro pratiche. E vogliamo dire al mondo che lo vogliamo fare grande, tanto grande da far stare tutti i mondi che resistono perché li vogliono distruggere i neoliberisti e perché non si lascino andare ma lottino per l'umanità. Bene, in Messico quello che vogliamo fare è un accordo con persone e organizzazioni di sinistra, perché pensiamo che sia nella sinistra politica l'idea di resistere contro la globalizzazione neoliberista, e fare un paese dove ci sia, per tutti, giustizia, democrazia e libertà. Non come adesso, dove c'è giustizia solo per i ricchi, c'è libertà solo per i loro grandi affari e c'è democrazia solo per dipingere i muri con la propaganda elettorale. Perché noi pensiamo che solo dalla sinistra può uscire un progetto di lotta affinché la nostra Patria, il Messico, non muoia. Dunque, quello che pensiamo è di fare un progetto, con queste persone ed organizzazioni di sinistra, per andare in tutte le parti del Messico dove c'è gente umile e semplice come noi. Non è che diremo che cosa si deve fare o daremo ordini. Non vi chiederemo neppure di votare per un candidato, tanto sappiamo che quelli che ci sono, sono neoliberisti. Non vi diremo neppure di fare come noi, né che ci si sollevi in armi. Quello che faremo sarà domandare com'è la vostra vita, la vostra lotta, il vostro pensiero su com'è il nostro paese e su cosa fare perché non ci sconfiggano. Quello che faremo sarà conoscere il pensiero delle persone semplici ed umili e forse troveremo in loro lo stesso amore che proviamo noi per la nostra patria. E forse troveremo un accordo tra noi che siamo semplici ed umili e, insieme, ci organizzeremo in tutto il paese e metteremo insieme le nostre lotte che adesso sono sole, separate le une dalle altre, e troveremo qualcosa come un programma che contenga quello che vogliamo tutti, ed un piano su come realizzare questo programma che si chiama "programma nazionale di lotta". Allora, secondo l'accordo della maggioranza di queste persone che ascolteremo, faremo una lotta con tutti, con indigeni, operai, contadini, studenti, maestri, impiegati, donne, bambini, anziani, uomini, e con tutto quanto di buono ci sia nel loro cuore e la voglia di lottare affinché non si permetta di distruggere e vendere la nostra patria che si chiama "Messico" e che giace tra il Río Bravo ed il fiume Suchiate, e ad un lato ha l'oceano pacifico ed all'altro l'oceano atlantico. VI.- COME LO FAREMO. Quindi, questa è la nostra semplice parola rivolta alle persone umili e semplici del Messico e del mondo, e questa nostra attuale parola si chiama: Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. Siamo qui per dire, con la nostra semplice parola, che... L'EZLN mantiene il suo impegno di cessate il fuoco offensivo e non realizzerà alcun attacco contro forze governative né movimenti militari offensivi. L'EZLN mantiene ancora il suo impegno di insistere nella via della lotta politica con questa iniziativa pacifica che stiamo presentando. Pertanto, l'EZLN proseguirà nel suo intendimento di non avere nessun tipo di relazione segreta con organizzazioni politico-militari nazionali o di altri paesi. L'EZLN riconferma il suo impegno di difendere, appoggiare ed obbedire alle comunità indigene zapatiste che lo compongono e che sono il suo comando supremo, e, senza interferire nei loro processi democratici interni e nella misura delle sue possibilità, contribuire al rafforzamento della loro autonomia, buon governo e migliorare le loro condizioni di vita. Ovvero, quello che faremo in Messico e nel mondo, lo faremo senza armi, attraverso un movimento civile e pacifico, e senza trascurare né smettere di appoggiare le nostre comunità. Pertanto... Nel mondo... 1.- Stringeremo rapporti di rispetto e mutuo appoggio con persone ed organizzazioni che resistono e lottano contro il neoliberismo e per l'umanità. 2. - Nella misura delle nostre possibilità manderemo aiuti materiali come alimentari, artigianato, ai fratelli e sorelle che lottano in tutto il mondo. Per cominciare, chiederemo in prestito alla Giunta di Buon Governo di La Realidad, il Camion che si chiama "Chompiras" che porta circa 8 tonnellate, e lo riempiremo di mais e forse di due serbatoi da 200 litri l'uno di benzina o petrolio, come meglio conviene, e li consegneremo all'ambasciata di Cuba in Messico perché lo mandi al popolo cubano come sostegno degli zapatisti alla sua resistenza contro il blocco nordamericano. O forse c'è un posto più vicino per fare la consegna perché fino a Città del Messico è sempre distante e se il "Chompiras" si rompe facciamo brutta figura. E questo fino al raccolto che adesso è ancora verde nella milpa, e se non ci attaccano, perché se lo mandiamo in questi mesi sono solamente pannocchie e con queste non vengono bene neanche i tamales, meglio in novembre o dicembre. E faremo anche accordi con le cooperative di donne artigiane per mandare un bel po' di tessuti ricamati alle Europe che forse non saranno più Unione, e forse manderemo anche caffè organico delle cooperative zapatiste, affinché lo vendiate e ne ricaviate un po' di soldi per la vostra lotta. E se non si vende si può sempre usare per fare un buon caffè mentre si parla della lotta antineoliberista, e se fa un po' freddo ci si copre con i tessuti ricamati zapatisti che resistono bene perfino ai lavaggi a mano sulla pietra e, inoltre, non stingono. Anche ai fratelli e sorelle indigene di Bolivia ed Ecuador manderemo un po' di mais non transgenico ma non sappiamo proprio dove consegnare la roba perché arrivi a destinazione, ma siamo disposti a dare questo piccolo aiuto. 3. - E a tutti e tutte che resistono in tutto il mondo diciamo che bisogna fare altri incontri intercontinentali, anche se sarà solo un altro uno. Forse a dicembre di quest'anno o gennaio prossimo, bisogna pensarci. Non vogliamo dire noi quando, perché si tratta di concordare alla pari su tutto, su dove, quando, come, chi. Ma che non sia dal pulpito, dove pochi parlano e tutti gli altri ascoltano, senza altari, alla pari dove tutti parlano, ma in ordine perché altrimenti è solo chiasso e non si capisce la parola, e con una buona organizzazione tutti ascoltano, e appuntano nei loro quaderni le parole di resistenza di altri affinché poi ognuno ne parli con i suoi compagni e compagne nei suoi mondi. Noi pensiamo che si debba tenere in un luogo dove ci sia una prigione molto grande, nel caso ci reprimano e ci arrestino, e per non stare tutti ammucchiati ma carcerati però, questo sì, ben organizzati, e lì in prigione proseguire l'incontro intercontinentale per l'umanità e contro il neoliberismo. Quindi, poi vi diremo come fare per metterci d'accordo su come ci metteremo d'accordo. Bene, così è come pensiamo di fare quello che vogliamo fare nel mondo. Ora segue... In Messico... 1. - Continueremo a lottare per i popoli indios del Messico, ma non più solo per loro né solo con loro, ma per tutti gli sfruttati e diseredati del Messico, con tutti loro e in tutto il paese. E quando diciamo tutti gli sfruttati del Messico, stiamo parlando anche dei fratelli e delle sorelle che hanno dovuto andare negli Stati Uniti a cercare lavoro per sopravvivere. 2. - Andremo ad ascoltare e parlare direttamente, senza intermediari né mediazioni, con le persone semplici ed umili del popolo messicano e, secondo quanto ascolteremo ed impareremo, costruiremo insieme a queste persone che, come noi, sono umili e semplici, un programma nazionale di lotta, ma un programma che sia chiaramente di sinistra cioè anticapitalista e antineoliberista, cioè per la giustizia, la democrazia e la libertà per il popolo messicano. 3. - Cercheremo di costruire o ricostruire un altro modo di fare politica, che ancora una volta abbia lo spirito di servire gli altri, senza interessi materiali, con sacrificio, con dedizione, con onestà, che rispetti la parola, per cui l'unico compenso sia la soddisfazione del dovere compiuto, cioè come prima facevano i militanti di sinistra che non si fermavano né con le botte, la prigione o la morte, tanto meno con banconote di dollaro. 4. - Inoltre, promuoveremo una lotta per chiedere una nuova Costituzione, cioè nuove leggi che prendano in considerazione le richieste del popolo messicano che sono: casa, terra, lavoro, cibo, salute, educazione, informazione, cultura, indipendenza, democrazia, giustizia, libertà e pace. Una nuova Costituzione che riconosca i diritti e le libertà del popolo, e difenda il debole di fronte al potente. PER QUESTO.... L'EZLN invierà una delegazione della sua dirigenza per svolgere questo lavoro in tutto il territorio nazionale e a tempo indefinito. Questa delegazione zapatista, insieme alle organizzazioni e persone di sinistra che accoglieranno questa Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, si recherà nei luoghi dove sarà espressamente invitata. Inoltre, comunichiamo che l'EZLN stabilirà una politica di alleanze con organizzazioni e movimenti non elettorali che si definiscano, in teoria e in pratica, di sinistra, alle seguenti condizioni: Non fare accordi dall'alto per imporli in basso, ma fare accordi per andare insieme ad ascoltare e organizzare l'indignazione; non creare movimenti che siano poi gestiti alle spalle di chi li fa, ma prendere sempre in considerazione l'opinione di chi vi partecipa; non cercare regali, posizioni, vantaggi, impieghi pubblici, di Potere o di chi aspira al potere, ma andare molto più lontano delle scadenze elettorali; non tentare di risolvere dall'alto i problemi della nostra Nazione, ma costruire DAL BASSO E PER IL BASSO un'alternativa alla distruzione neoliberista, un'alternativa di sinistra per il Messico. Sì al rispetto reciproco dell'autonomia e indipendenza di organizzazione, delle proprie forme di lotta, del proprio metodo di organizzazione, dei propri processi interni di presa delle decisioni, delle proprie rappresentanze legittime, delle proprie aspirazioni e istanze; e sì ad un impegno chiaro di difesa congiunta e coordinata della sovranità nazionale, con l'opposizione intransigente ai tentativi di privatizzazione dell'energia elettrica, del petrolio, dell'acqua e delle risorse naturali. Dunque, come si dice, invitiamo le organizzazioni politiche e sociali di sinistra che non sono registrate, le persone che rivendicano di essere di sinistra che non appartengono ai partiti politici, a riunirci a tempo, luogo e modo che proporremo a vostra opportunità, per organizzare una campagna nazionale, visitare tutti gli angoli possibili della nostra patria, per ascoltare ed organizzare la parola del nostro popolo. Quindi, è come una campagna, ma molto diversa perché non è elettorale. Fratelli e sorelle: Questa è la nostra parola con cui dichiariamo: Nel mondo ci affratelleremo con le lotte di resistenza contro il neoliberismo e per l'umanità. Appoggeremo, anche se poco, queste lotte. Con mutuo rispetto, scambieremo esperienze, storie, idee, sogni. In Messico, percorreremo tutto il paese, le rovine disseminate dalla guerra neoliberista e le resistenze che, trincerate, in lui fioriscono. Cercheremo, e troveremo, qualcuno che ami questi suoli e questi cieli tanto quanto noi. Cercheremo, da La Realidad fino a Tijuana, chi vorrà organizzarsi, lottare, costruire forse l'ultima speranza che questa Nazione, che esiste almeno dal giorno in cui un'aquila si posò su un fico d'india per divorare un serpente, non muoia. Lotteremo per democrazia, libertà e giustizia per coloro a cui sono negate. Lotteremo per un'altra politica, per un programma di sinistra e per una nuova costituzione. Invitiamo indigeni, operai, contadini, maestri, studenti, casalinghe, coloni, piccoli proprietari, piccoli commercianti, micro impresari, pensionati, handicappati, religiosi e religiose, scienziati, artisti, intellettuali, giovani, donne, anziani, omosessuali e lesbiche, bambini e bambine, a partecipare, in maniera individuale o collettiva, direttamente con gli zapatisti a questa CAMPAGNA NAZIONALE per la costruzione di un'altro modo di fare politica, di un programma di lotta nazionale e di sinistra, e per una nuova Costituzione. Questa è la nostra parola su quello che faremo e come lo faremo. E' qui se volete farne parte. Diciamo agli uomini e alle donne che hanno buoni pensieri nel loro cuore, di essere d'accordo con questa parola che abbiamo pronunciato e di non avere paura, o di avere paura ma di controllarla, e che dicano pubblicamente se sono d'accordo con quest'idea che stiamo presentando, così vedremo chi e come e dove e quando si farà questo nuovo passo nella lotta. E mentre ci pensate, vi diciamo che, oggi, nel sesto mese dell'anno 2005, gli uomini, donne, bambini ed anziani dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale hanno già deciso e sottoscritto questa Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, e firmato quelli che sanno scrivere e quelli che non lo sanno hanno messo la loro impronta, ma sono ormai pochi quelli che non sanno scrivere perché l'educazione è ormai sviluppata qui, in questo territorio in ribellione per l'umanità e contro il neoliberismo, cioè in cielo e terra zapatisti. E questa è la nostra semplice parola rivolta ai cuori nobili della gente semplice ed umile che resiste e si ribella contro le ingiustizie in tutto il mondo. DEMOCRAZIA! LIBERTÀ! GIUSTIZIA! Dalle montagne del Sudest Messicano. Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Messico, nel mese sesto, cioè giugno, dell'anno 2005.