sabato 27 maggio 2006

30 Anni di ronde per non dimenticare

Dopo l'incontro con il popolo Mapuche in lotta contro la repressione delle popolazioni indigene cilene, continua il reportage sul viaggio della delegazione dell'ass. Ya Basta!
in Argentina BUENOS AIRES
Per non dimenticare Trent'anni di lotta in Plaza de Mayo Il regime e la guerra delle Malvinas. Le rivendicazioni dei reduci
Dalla delegazione dell'associazione Ya Basta!

Giovedì 27 aprile ha avuto luogo una "ronda" speciale per tutte le Madres de Plaza de Mayo.
Come ogni giovedì le "Madres" scendono in strada con la storica "ronda", intorno al monumento della piazza, che le caratterizza da 29 anni per questa forma di denuncia pubblica della dittatura argentina che le ha fatte conoscere in tutto il mondo.
Per questo il 27 aprile hanno messo in pratica delle iniziative speciali, perché il 30 dello stesso mese ricorreva l’anniversario dalla prima "ronda" intorno alla piazza.
E' stato allestito un palco dove si è tenuto anche un concerto finale, ma l'evento che ha caratterizzato la giornata di anniversario è stata la partecipazione all'iniziativa dei veterani di guerra, che nel 1982 hanno combattuto nelle Isole Malvinas, in Europa meglio conosciute come Falkland.
Gli ex-combattenti hanno fatto un sit-in, giorno e notte, per 26 giorni.
Hanno raccontano all'associazione Ya Basta! che lo scopo di questo "acampe" era quello di dare visibilità alle rivendicazioni che i veterani di guerra e altre organizzazioni in tutto il paese portano avanti ormai da tempo rifiutando la soluzione di compromesso (la cosiddetta "Carta Verde") proposta dal Ministero dell'Interno in ordine alla questione degli ex-combattenti delle Falkland.
Al fine di ottenere un reale risarcimento morale ed economico si sono organizzati in un coordinamento avviando una forte campagna di mobilitazione.
La dittatura ne ha uccisi 649 - la democrazia 350, recitavano gli striscioni e i volantini, facendo riferimento ai morti in combattimento e ai suicidi dei soldati rientrati a casa.
Un risarcimento economico e morale, dicono, che in qualche modo possa dare un sostegno per i segni lasciati dalla guerra, lo stress post/traumatico e l’abbandono subito da parte dello stato dal 1982 al 1992, periodo dove gli ex-soldati di leva spediti alla guerra, sono stati lasciati al loro destino, senza assistenza sanitaria, assicurazione, pensione, senza lavoro e senza politiche sociali di reinserimento adeguate.
Niente restituirà i sogni perduti e gli anni persi dal 1982, quando sono stati strappati alla loro vita, ad appena diciotto anni, con la scusa di dover compiere il servizio militare obbligatorio.
Sommersi in un incubo di sangue, morte e confusione.
Niente potrà cancellare dalla mente dei sopravvissuti gli orrori della guerra, nè il tempo rubato.
Oggi la rivendicazione è quella della necessità di rimediare, di poter migliorare la qualità della vita degli ex-combattenti.
La giornata di iniziative si è conclusa con la lettura pubblica di una lettera degli ex-combattenti, da parte delle Madres de Plaza de Mayo.

27/05/2006 | Viaggi Ya Basta! - 30 anni di ronde per non dimenticare


Dopo l'incontro con popolo Mapuche in lotta contro la repressione delle popolazioni indigene cilene, continua il reportage sul viaggio della delegazione dell'ass. Ya Basta! in Argentina BUENOS AIRES - Per non dimenticare Trent'anni di lotta in Plaza de Mayo Il regime e la guerra delle Malvinas. Le rivendicazioni dei reduci - Dalla delegazione dell'associazione Ya Basta! Giovedì 27 aprile ha avuto luogo una "ronda" speciale per tutte le Madres de Plaza de Mayo. Come ogni giovedì le "Madres" scendono in strada con la storica "ronda" (girotondo), intorno al monumento della piazza, che le caratterizza da 29 anni per questa forma di denuncia pubblica della dittatura argentina che le ha fatte conoscere in tutto il mondo. Per questo il 27 aprile hanno messo in pratica delle iniziative speciali, perché il 30 dello stesso mese ricorreva l’anniversario dalla prima "ronda" intorno alla piazza. E' stato allestito un palco dove si è tenuto anche un concerto finale, ma l'evento che ha caratterizzato la giornata di anniversario è stata la partecipazione all'iniziativa dei veterani di guerra, che nel 1982 hanno combattuto nelle Isole Malvinas, in Europa meglio conosciute come Falkland. Gli ex-combattenti hanno fatto un sit-in, giorno e notte, per 26 giorni. Hanno raccontano all'associazione Ya Basta! che lo scopo di questo "acampe" era quello di dare visibilità alle rivendicazioni che i veterani di guerra e altre organizzazioni in tutto il paese portano avanti ormai da tempo rifiutando la soluzione di compromesso (la cosiddetta "Carta Verde") proposta dal Ministero dell'Interno in ordine alla questione degli ex-combattenti delle Falkland. Al fine di ottenere un reale risarcimento morale ed economico si sono organizzati in un coordinamento avviando una forte campagna di mobilitazione. La dittatura ne ha uccisi 649 - la democrazia 350, recitavano gli striscioni e i volantini, facendo riferimento ai morti in combattimento e ai suicidi dei soldati rientrati a casa. Un risarcimento economico e morale, dicono, che in qualche modo possa dare un sostegno per i segni lasciati dalla guerra, lo stress post/traumatico e l’abbandono subito da parte dello stato dal 1982 al 1992, periodo dove gli ex-soldati di leva spediti alla guerra, sono stati lasciati al loro destino, senza assistenza sanitaria, assicurazione, pensione, senza lavoro e senza politiche sociali di reinserimento adeguate. Niente restituirà i sogni perduti e gli anni persi dal 1982, quando sono stati strappati alla loro vita, ad appena diciotto anni, con la scusa di dover compiere il servizio militare obbligatorio. Sommersi in un incubo di sangue, morte e confusione. Niente potrà cancellare dalla mente dei sopravvissuti gli orrori della guerra, nè il tempo rubato. Oggi la rivendicazione è quella della necessità di rimediare, di poter migliorare la qualità della vita degli ex-combattenti. La giornata di iniziative si è conclusa con la lettura pubblica di una lettera degli ex-combattenti, da parte delle Madres de Plaza de Mayo. - La lettera dei veterani della guerra delle Malvinas " [...] Conseguenze dei decenni infami degli anni '70 e '80, come lo sono state le vittime dirette, coloro che erano parte della resistenza alla dittatura, i 30.000 desaparecidos, lo sono stati anche i 649 caduti nei combattimenti delle Malvinas che deliberatamente sono stati abbandonati, logisticamente e militarmente, al loro destino, soldati di leva ridotti alla servitù, all'umiliazione e alle torture psichiche che avvenivano nelle isole per mano dei militari di carriera; come lo sono stati anche i 10.000 soldati di leva che sono ritornati, nascondendo loro che avrebbero subito patologie psichiche di stress post-traumatico di guerra, conseguenza tragica, che portò a 350 suicidi di ex combattenti in democrazia. Oggi, dopo 24 anni di pieno vigore dei diritti umani, ancora non si riesce a capire perchè non si materializzi il risarcimento per tutti i danni subiti. Questo periodo democratico sembrerebbe dominato da un doppio discorso, quello presidenziale che parla e ammonisce sulla "memoria e giustizia contro la dittatura militare" ma parallelamente privilegia quegli stessi militari di carriera, sostenendo che per essere stati alle Malvinas gli verrà concesso al momento del ritiro, una pensione "onoraria" per decreto di necessità ed urgenza N° 886/05, che premia disonestamente quei militari, come il General Menendez ed altri repressori Ritirati e Veterani di guerra, senza che sia stato fatto nessun accertamento sulle loro responsabilità, nei confronti degli ex soldati di leva nelle Malvinas che sono stati le loro vittime sulle isole [...]" La dittatura ne ha uccisi 649 - la democrazia più di 350

mercoledì 17 maggio 2006

17/05/2006 | Viaggi Ya Basta! - La lotta del popolo Mapuche contro l'oppressione


Nel mese di aprile una delegazione di Ya Basta! Marche è tornata in Argentina per seguire le iniziative e i progetti condivisi con le realtà sociali argentine. PATAGONIA - La lotta del popolo Mapuche contro la repressione in Cile Proseguono in Argentina le iniziative in solidarietà con il popolo Mapuche colpito dalla dura repressione delle autorità cilene. Gli attivisti di Ya Basta! hanno partecipato al sit-in e all'occupazione del consolato cileno di Bariloche. Tutti gli aggiornamenti e i prossimi appuntamenti di mobilitazione nel resoconto a cura di Ya Basta! Marche. - Vai al report - I comunicati delle comunità Mapuche - L'appello di Ya Basta! alle autorità cilene ed europee Altre news sulle mobilitazioni del popolo Mapuche [esp] (da Clajadep.org e da Indymedia Argentina) 23 maggio - Manifiestan en Panguipulli por presos mapuche 23 maggio - Movilización mapuche contra aeropuerto 18 maggio - Acompañe hoy día minuto a minuto las batallas por los presos políticos mapuche 17 maggio - Acta de compromiso. Huelga de Hambre y Garantias 17 maggio - Marcha por la libertad de los mapuches www.presospoliticosmapuche.org PresenzAttiva 2006 In cammino per condividere i percorsi dei movimenti - Le carovane estive dell'ass. Ya Basta! [Bolivia][Brasile][Chiapas][Palestina]

lunedì 6 marzo 2006

06/03/2006 | "Malati di Niente" lancia la sesta edizione


JESI - Partirà mercoledì 8 marzo la sesta edizione di "Malati di Niente". Maturata negli anni attraverso il confronto con esperienze provenienti da ogni parte del mondo come "L'atelier du non faire" di Parigi, "Radio La Colifata" di Buenos Aires, la rassegna è ormai realtà consolidata di intervento socio-culturale nella lotta al pregiudizio e allo stigma sociale che la scorsa estate si è vista riconoscere il Premio nazionale per l'innovazione nei servizi sociali. Malati di Niente 2006 Valorizziamo le diversità per combattere lo stigma - Vai al programma della rassegna La Rassegna “Malati di niente” lancia la sua VI edizione 2006 “Il progetto promuove una riflessione contro il pregiudizio verso il diverso con un approccio culturale il cui punto centrale è la rassegna, durante la quale tutta la città di Jesi diventa un enorme teatro e luogo di confronto. L’intreccio tra arte, progetto terapeutico, promozione culturale e della tolleranza e convivenza civile ha valorizzato e valutato non solo un percorso socio-assistenziale, ma un’idea di diritto di cittadinanza e di diritto del cittadino alla fiducia e alla serenità” Con queste parole e motivazione “Malati di niente” è stato premiato, nel giugno 2005, come vincitore del Premio nazionale per l’innovazione nei servizi sociali. Parole che fanno bene, parole grandi come il mare, parole che incoraggiano a intraprendere nuovi viaggi e rinnovate responsabilità. “Diamo un’opportunità alla parola” è stato il nostro slogan, e le parole possono essere leggere come una piuma, o pesanti come montagne. In tutti questi anni di "Malati di niente" il confronto con esperienze di altre parti del mondo è stato uno degli arricchimenti della rassegna. Provare a confrontarsi, a inquinarsi ad imparare mutuamente è stato ciò che ha portato a creare anche una rete solidale . Nel 2004 “L’atelier du non faire” di Parigi, nel 2005 “Radio La Colifata” di Buenos Aires hanno lasciato la ricchezza dello scambio di esperienze e conoscenze. "Indietro non si ritorna, e non ci saranno più esseri umani dietro a delle sbarre, sporchi e impauriti, che guardano con i loro occhi “persi”, bellissimi parchi vuoti e ordinati. L’erba cresce per essere calpestata… I muri crescono per separare… Calpestiamo ancora l’erba e buttiamo giù i nuovi muri del pregiudizio, dell’intolleranza e della paura." - Pubblichiamo di seguito l'articolo e l'intervista a firma di Rachele Mancinelli della redazione di Capo Horn al coordinatore della rasegna “Malati di Niente” Gilberto Maiolatesi sull'edizione 2005. Tramite l’intervista che ho fatto recentemente a Gilberto Maiolatesi, vorrei chiedere di non dimenticare quanto Hugo Lopez ed Alfredo Olivera di Radio “La Colifata” ci hanno trasmesso. Le dimenticanze fanno parte di una sorta di lenta agonia per chi crede fermamente in ciò per cui lotta, e per chi per un attimo si trova sotto le luci dei riflettori come protagonista e poi piomba nel buio, il buio del silenzio. Non voglio dilungarmi troppo, quindi mi permetto di sintetizzare brevemente l’intervista che recentemente ho fatto a Gilberto Maiolatesi. Le sue parole dovrebbero veramente essere ricordate, Da chi? Da tutti…dai cittadini, dai mezzi d’informazione, dai politici. Il perché si sintetizza nella frase con la quale Maiolatesi fa capire che la malattia mentale oggettivizza.Penso che questa sia una frase emblematica perché tutti noi abbiamo il diritto di essere sempre considerati uomini. I nostri amici argentini lottano per questo in un contesto austero come quello manicomiale. Lo fanno parlando ad un microfono di una radio, quando per loro non è ammesso parlare in quanto nei manicomi non si hanno diritti. Lì i diritti te li prendono in cambio di una diagnosi. Ma la realtà umana, emotiva è assai più complessa di una istituzionale. Come mi ha ricordato Maiolatesi, l’intervento di Hugo al dibattito della scorsa edizione della rassegna “Malati di Niente” fa capire benissimo quanta ignoranza orbiti attorno alla malattia mentale. E senza dubbio l’ignoranza, che altro non significa che ignorare, non essere a conoscenza di, é un male universale, molto più deleterio della malattia mentale. In questo purtroppo i mezzi di comunicazione non fanno altro che alimentare l’ignoranza generale al riguardo, strumentalizzando il disturbo mentale facendo leva sulla paura che essa scaturisce nel gran marasma di leggende metropolitane che le orbitano attorno…o semplicemente perché come mi disse Maiolatesi nell’intervista: chi ha paura della malattia mentale forse è solo perché ha paura lui stesso di ammalarsi… Ricordiamoci sempre il significato primordiale d’essere umano, ricordiamo che ognuno di noi è un soggetto, non un oggetto, che la libertà da un’identità ma soprattutto che privane qualcuno la toglie. Ricordiamoci che la malattia mentale non è sinonimo di massacri, stragi, violenza …ma che in verità lo è più l’ignoranza nei riguardi di chi soffre di certi disturbi, perché dare giudizi a priori su questo tema ha contribuito all’emarginazione dalla società di persone ridotte ad oggetti…ricordiamoci della rassegna “Malati di Niente” e dei “Colifati” di Buenos Aires, perché se un problema come questo non ci tocca in prima persona non significa che ciò ci dà il diritto di distruggere la dignità di chi invece il problema lo vive…inteso io sono veramente una “Colifata”… Ringrazio Gilberto Maiolatesi, il Comune di Jesi, l’Associazione Ya Basta!, il dipartimento di salute mentale, Radio “La Colifata”, Hugo Lopez, Alfredo Olivera, tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita della rassegna “Malati di Niente”,chi vi è intervenuto e chi è venuto ad ascoltare…ma soprattutto ringrazio chi non dimenticherà che anche il malato mentale è una persona… Rachele Mancinelli Questa intervista con Gilberto Maiolatesi ci ricorda i momenti e i temi centrali dell’intervento dei rappresentanti di “Radio La Colifata” alla scorsa edizione della rassegna “Malati di Niente”. Qualsiasi evento significativo deve essere tenuto ben in mente, soprattutto se esso si batte a favore dei diritti umani… il primo fra tutti quello di essere considerati come persone e non come oggetti… - Su quali principi si basa la collaborazione tra “malati di niente” e Radio “la Colifata”? Essenzialmente è la stessa visione rispetto la lotta allo stigma rispetto il disagio mentale, ossia che la dignità, la libertà, e i diritti sono egualmente terapeutici quanto la psicoterapia o la farmacoterapia. - Cosa ha portato a Jesi l’arrivo dei rappresentanti di Radio “la Colifata”? Ha portato molto. Innanzi tutto ci ha permesso di uscire dai confini della nostra piccola città. Loro arrivano da Buenos Aaires con un’esperienza molto drammatica. Hanno aperto questa radio all’interno del “Borda” che è uno dei manicomi più grandi dell’Argentina, quindi hanno portato molta esperienza facendoci riflettere, dandoci la prova che non siamo soli nel credere in una psichiatria diversa. - Cosa hanno potuto cogliere le persone non operanti nel settore psichiatrico? Penso che chi ha partecipato agli incontri con i nostri amici Hugo ed Alfredo lo psicologo, si siano commossi ed emozionati, Questo sia quando abbiamo visto il video che ci hanno portato sulla radio, ma sopratutto quando Hugo ha parlato. Hugo è una persona estremamente tenera sensibile, intelligente e molto altro, ma è anche un “Colifato” e questo hanno dato molto più valore alle sue parole, aldilà dell’interesse della politica psichiatrica. - Una frase in particolare di ciò che Hugo ha raccontato che ti ha colpito particolarmente? Senza dubbio quando durante il convegno Hugo prende la parola e dice: -mi sento a casa mia perché ho origini italiane e voi mi avete fatto rivivere quelle atmosfere. Poi si commuove e ci chiede scusa. Questo non me lo aspettavo, ha trasmesso gran forza e tanta tenerezza. E’ Senza dubbio una bella persona. - Quale elemento portante ci hanno voluto trasmettere e secondo te perché non dovremmo dimenticarlo? Due elementi meno emotivi rispetto ai precedenti.Motivi concettuali, teorici che ci devono portare immediatamente all’agire pratico nella nostra realtà. Uno è il tema della comunicazione. Tema importante. Anche adesso che rispondo alle tue domande e le mie risposte saranno usate in modo ché l’opinione pubblica possa leggere e quindi conoscere, è alla base della lotta che abbiamo intrapreso, perché purtroppo l’informazione sul disagio psichico è estremamente distorta e strumentalizzata. E’ importante parlare tramite giornali, televisioni, radio, aprirne noi per comunicare con la gente. A tal proposito c’è qui a Jesi il progetto di aprire una radio, ma questo è un progetto da perseguire con tenacia. L’altro invece è un discorso basato sulla soggettività. Argomento che abbiamo discusso a lungo con Alfredo Olivera, arrivando alla conclusione che una persona sta bene se recupera la sua soggettività poiché la malattia oggettivizza.Quando noi non siamo più noi stessi ma, subiamo delle alienazioni, depersolizzazione, siamo alienati non solo dal mondo ma anche da noi stessi, subiamo un processo d’oggettivazione. Credo che ogni essere umano nel momento che diventa oggetto e non più soggetto perde la capacita di critica, di scelta, di avere diritti elementari e la capacità di avere un giudizio su se stesso e sul mondo, Il disagio psichico in alcuni momenti più portare a questa situazione,.E’ anche vero però che questo stato lo amplifichiamo e lo rendiamo cronico noi operatori psichiatrici quando non siamo capaci di arginare quest’andamento. Il manicomio è stato l’apice nel produrre oggettivizzazione dell’essere umano. Molto spesso nei nostri servizi può succedere questo. Per spiegarmi meglio ti faccio un esempio: se io ti parlo di un ragazzo e penso che sia un uomo e lo chiamo per nome è diverso dal fatto se io mi riferisca, parlando di lui con un’etichetta diagnostica. In questo caso noi operatori stiamo attuando un’oggettivizzazione di un essere umano. Tornando all’esperienza di Radio “la Colifata” con le loro votazioni simboliche (in Argentina chi è in manicomio perde ogni diritto come per esempio quello del voto) nelle quali non solo hanno votato ma anche discusso, è stato un passo importante per divenire soggetti. Ti devo dire che mi ha colpito molto questo fatto delle elezioni simboliche, non tanto per il riconoscimento della validità del voto ma per il fatto di poter dire: - anche io esisto in questo contesto, anche se poi la mia opinione a livello politico non è rilevante io faccio sentire la mia voce. - Credo che questo sia molto simile al progetto portato avanti dalla rassegna “Malati di Niente”, tu che ne pensi? Sì ci sono molte similitudini.Con le elezioni simboliche in Argentina è stata aperta una discussione. Noi con la rassegna“Malati di Niente” cerchiamo di comunicare con la cittadinanza, con chi a volte non comprende bene cosa sia il disagio psichico essenzialmente perché ne ha paura, o ha paura lui stesso di ammalarsi. La differenza sta che qui da noi non ci sono più strutture manicomiali e in un certo senso in questo lavoro di comunicazione siamo avvantaggiati rispetto agli operatori psichiatrici Argentini. - Puoi sintetizzare lo scopo di quest’incontro? Vorrei risponderti con il titolo dell’iniziativa dal nome: Prove tecniche di rivoluzione. Credo che sia un’esperienza veramente rivoluzionaria nel contesto dell’Argentina. Per certi versi il modo in cui abbiamo posto la Rassegna Malati Di Niente è ugualmente rivoluzionario. E’ passato diverso tempo dall’ultima edizione della rassegna “Malati di Niente”. Malati di Niente 2006 Valorizziamo le diversità per combattere lo stigma Programma Mercoledì 8 marzo 2006 ore 10.00 - Teatro studio “V. Moriconi” RECINTI Spettacolo Teatrale di e con Dina Mogianesi Monologo a tre voci Scritto e diretto da: Dina Mogianesi Interpretato da: Dina Mogianesi, Elisabetta Santarelli (soprano), Giulia Copparoni. Musiche originali di: “Nirmalam” Prima di essere uno spettacolo, è stata una ricerca appassionata, la voglia di stabilire un contatto oltre il tempo e lo spazio con l'elemento femminile, con esperienze uniche, personali, eppure tutte unite da un solido legame, tutte chiuse in un cerchio senza principio ne fine. Tante donne evocate, tante voci che qui possono parlare: ciascuna narra di sé, il tempo vissuto, la vita vissuta, i recinti accettati o quelli superati, alcuni trasformati, altri subiti, ma tutte accumunate dalle stesse radici di genere. Dire di loro è stato un “tornare a casa”… Martedì 21 marzo 2006 ore 16.30 - Sala AVIS Moie di Maiolati "PREVENZIONE E COMUNITA’: LA FAMIGLIA COME RISORSA" Con Massimo Mari (direttore DSM Jesi) e Gilberto Maiolatesi (resp. Comunità Alloggio Soteria) Sabato 25 marzo 2006 ore 22.30 – Centro sociale TNT Concerto "THE GENTLEMENS" Mostra espositiva Atelier “Sollievo” Ingresso gratuito Lunedì 3 aprile 2006 ore 21.30 – Teatro Pergolesi In collaborazione con la rassegna “teatro giovani” “La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico” Spettacolo Teatrale di e con Ascanio Celestini Ascanio Celestini ha lavorato per 4 anni, come è nel suo stile, attorno ad un argomento che gli premeva raccontare, quello della follia... E' un elogio funebre del manicomio elettrico frutto di un laboratorio di “storie da legare”, una memoria di stagioni passate di psichiatria, terapia, farmaci e contenzione fisica, un riversamento in scena di vicende di ex degenti ed ex addetti …un racconto intimo, delicato e tormentatissimo… BIGLIETTI: Ridotto (fino a 25 anni e Universitari) €.8,00 - Intero €.12,00 i biglietti saranno in vendita dal martedì al sabato 9:30-12:30 / 17:00-19:30. Il lunedì 3 aprile la biglietteria sarà aperta dalle 17:00 fino all’inizio spettacolo. Tel. biglietteria 0731 206888 Per informazioni Teatro Pirata tel.0731 56590. Sabato 8 aprile 2006 ore 17.30 – Palazzo dei Convegni “Siamo fuori dal tunnel?” Dibattito/incontro con il regista e gli attori della “Compagnia della fortezza” sul tema del carcere e dell’inclusione sociale del detenuto Il ribaltamento delle prospettive, la sovversione dei valori, la rimozione delle certezze, la ricerca di un senso più autentico e di un dissenso autenticamente pasoliniano. La negazione di una visione manicheistica come frattura del mondo in ciò che è bene e ciò che è male, sono alcuni punti fermi della poetica di Armando Punzo e della sua compagnia teatrale. Dal 3 al 6 maggio 2006 ore 9.00/18.00 - Teatro studio “V. Moriconi” SALUTE MENTALE E COMPLESSITA’ SOCIALE Percorso formativo intensivo con la partecipazione del prof. Edgar Morin (Filosofo-Sociologo-Saggista) e del prof. Armando Bauleo (Psichiatra-Psicanalista-Didatta) Sabato 6 maggio ore 16:30 Incontro Pubblico. Per informazioni telefonare al: 0731 534882 / 0731 534045 ELOGIO ALLA LIBERTA’ Mostra fotografica a cura di Stefano Vaja (fotografo ufficiale della “Compagnia della Fortezza”) Domenica 14 maggio 2006 ore 21.00 – Teatro Pergolesi “L’ultimo metrò” Spettacolo teatrale in collaborazione con il Teatro Pirata Regia del Teatro Pirata In collaborazione con Centro Socio-riabilitativo “Un mondo a colori” Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri “G. Morea” Lo spettacolo è la conclusione di un laboratorio, durato un anno, tenuto con i ragazzi frequentanti l'Istituto Tecnico “G. Morea” e con gli ospiti del Centro Sociale “Un mondo a colori”. Liberamente ispirato al romanzo “Ambaraba” di G. Culicchia, “L'ultimo metrò” mette in scena la solitudine e la paura che ognuno ha dell'altro e del diverso, nel tempo sospeso dell'attesa in un posto chiuso qual' è la fermata di una metropolitana. Ogni personaggio rappresenta un individuo chiuso in se stesso che non si fida dell'altro. Personaggi come autoritratti della solitudine. E tutto potrebbe continuare cosi, fino all'arrivo del metrò. Ma il metrò non arriva e un fatto inatteso (una bomba , un attentato) costringerà tutti a prendere coscienza che solo la solidarietà, la paura condivisa possono spaccare il muro di silenzio che ci impedisce di vedere in ogni persona un amico, un fratello. Regia: Teatro Pirata. Con: Andrea, Bruno, Caterina, Chiara, Dario, Elisa, Elisabetta, Eloisa, Fabio, Fernando, Francesca, Francesco, Giacomo, Giulia, Irma, Marianna, Martina, Maria Teresa, Paola, Sara, Sergio, Teodora. Durata: 40 minuti. Domenica 21 maggio 2006 ore 15.00 – SRR Asiamente “Sulle tracce dell’inaudito e dell’invisto” Grande festa finale della rassegna con musica, teatro, atelier di pittura... Con la partecipazione straordinaria del “Teatro due mondi” di Faenza Dall' 8 al 16 aprile 2006 Palazzo dei Convegni ELOGIO ALLA LIBERTA’ Mostra fotografica a cura di Stefano Vaja (fotografo ufficiale della “Compagnia della Fortezza”) Dal 22 aprile al 2 maggio 2006 Palazzo dei Convegni MOSTRA di PITTURA a cura dell'Atelier del Centro Aggregazione Sociale “Sollievo” Febbraio/Aprile Csa TNT LABORATORIO ARTETERAPIA Partecipano gli studenti del Liceo S.Sociali, ITAS Galilei, Ist. d’Arte Mannucci e alcuni pazienti DSM di Jesi. Per maggiori informazioni: tel 0731 290003 - Fax 0731 290218 Comunità Alloggio Soteria, Via Tabano, 51 - Jesi (AN) e-mail c.soteria@libero.it Coo.s.s. Marche tel 0731 213660

sabato 4 febbraio 2006

04/02/2006 | Oltre la cooperazione internazionale


MARCHE - L'associazione Ya Basta! e le Comunità Resistenti delle Marche presentano due giornate seminariali di approfondimento sul ruolo della cooperazione internazionale nello scenario della guerra globale. Sabato 4 - Sabato 11 febbraio OLTRE LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE Pratiche orizzontali di solidarietà globale, diplomazia dal basso e presenza attiva come strumenti di scambio e sostegno alle comunità in resistenza - Vai al programma dell'evento Vai allo speciale di approfonsimento “Il linguaggio umanitario e il lamento per l’orrore del presente, se non divengono pratiche concrete di rifiuto della guerra, corrono il serio rischio di fungere da modalità politicamente corretta di abitare lo stato di guerra e di convivere con i suoi disegni di morte. In tal senso l’umanitarismo astratto (e moralista) e’ uno dei discorsi dell’impero.” (Colectivo Situaciones “Quinta dichiarazione del Colectivo Situaciones. Sul golpe in Venezuela”) La cooperazione allo sviluppo, le dottrine dei diritti umani e l’irrompere delle organizzazioni non governative, sono stati elementi propulsivi, critici, destabilizzanti che hanno accelerato la crisi di fine novecento: i processi di decolonizzazione, il crepuscolo della guerra fredda, l’incalzare della globalizzazione... Eppure si dimostrano nel presente delle guerre umanitarie, infinite, permanenti, come armi spuntate, se non integrate e compatibili rispetto ai meccanismi di controllo globale. La cooperazione internazionale rischia ormai di essere sempre più formalizzata in disciplina accademica e impresa economica, o di ripetere i paradigmi neoliberisti di governance di forme di scambio privatistiche e diseguali, assistenziali e caritatevoli, il cui dispiegarsi non solo si dimostra incapace di invertire o moderare, ma sembra anzi accompagnare e sedimentarsi nello strapotere finanziario dei flussi di capitale, nei rapaci meccanismi del debito estero che strangolano i tanti sud del mondo, nei processi di liberalizzazione commerciale unilaterali, nell’estensione delle forme di controllo delle multinazionali, nella “crescita economica senza sviluppo”, nella guerra come strumento tutt’altro che accessorio e opzionale delle relazioni intenazionali, ma elemento costituente del nuovo ordine globale... Intendiamo continuare a interrogarci su come sia possibile sabotare la guerra ed i suoi apparati “embedded”, compresi quelli del business umanitario; soprattutto ora che anche la cooperazione italiana non omologata si trova ostaggio della guerra globale. Oggi che esplodono quelle contraddizioni. Parlare di “dignita’ dei popoli in lotta contro il neoliberismo”, pratica che contraddistingue l’Associazione Ya Basta! sin dalla sua nascita, significa oggi affrontare la guerra globale permanente ed i suoi devastanti effetti globali, parlarne per tracciare sentieri di ribellione che attraversino le trincee della guerra e le frontiere dell’esclusione, immaginare e praticare spazi concreti e orizzontali di resistenza ed alternativa. Per noi cooperazione significa creare complicità tra disertori globali, dare corpo materiale a relazioni di reciproco riconoscimento tra comunita’ politiche consapevoli e ribelli. Il nostro praticare la cooperazione è gia’ un’eccedenza che supera e sovverte se stessa. Oltre la cooperazione internazionale, appunto. yabastamarche@libero.it tel 0731/5060 - 333/8235503 www.yabasta.it

domenica 15 gennaio 2006

15/01/2006 | Da Buenos Aires alla Patagonia. Carovana Ya Basta!


ARGENTINA - Dal 7 gennaio scorso una carovana organizzata dall'ass. Ya Basta! ha attraversato il paese sudamericano da Buenos Aires alla Patagonia. Un viaggio che ha incrociato le realtà di autorganizzazione dei movimenti piqueteri e delle fabbriche occupate fino alle esperienze di resistenza del popolo Mapuche contro l'arroganza dell'impero Benetton. Argentina - Le strade della ribellione Per incontrare le realtà urbane che resistono, occupano e si autogestiscono Per sostenere la lotta del Popolo Mapuche contro l’arroganza dei moderni colonizzatori come l’impero Benetton - Lo speciale a cura di Global Project - Il diario di viaggio della carovana 25 gennaio - Conferenza stampa finale della Carovana Ya Basta! in Argentina 19 gennaio - Aggiornamenti audio dalla Carovana Ya Basta! in Argentina 14/17 gennaio - Continua il viaggio nei territori Mapuche 12 gennaio - Arrivo in Patagonia 11 gennaio - Incontro con i lavoratori del Bauen 9 gennaio - Racconti dalla Carovana Ya Basta! in Argentina: incontro con MTD di Solano [audio] [foto] - Approfondimenti a cura di Global Project e Ya Basta! Nordest Patagonia - La storia del popolo Mapuche "Novembre 2005, dalla primaverile terra Mapuche" Marzo 2005 - Carovana Marimari peñi "Una proposta autonoma di salute" - Il progetto di ambulatorio popolare del Mtd Solano sostenuto da Ya Basta! Marche Il movimento argentino e il "prete piquetero" - Vai allo speciale sulla visita in Italia di Alberto Spagnolo, portavoce del Movimiento Trabajadores Desocupados di Solano "Enero autonomo" 2006 - III° Incontro internazionale dei movimenti sociali sudamericani, dal 12 al 15 gennaio, Buenos Aires Link di approfondimento sul popolo Mapuche e la campagna contro Benetton: - United Colors of Desalojos - www.mapuche-nation.org - argentina.indymedia.org - Per informazioni Associazione Ya Basta! Treviso tel 0422403535 - email yabastatv@globalproject.info Associazione Ya Basta! Marche email yabastamarche@libero.it tel. 0731.5060 - cell. 333/8235503

martedì 20 dicembre 2005

19/12/2005 | "Enero autonomo" 2006


ARGENTINA - Pubblichiamo l'appello di convocazione del terzo appuntamento internazionale "Enero Autonomo", dove delegazioni dei movimenti sociali sudamericani si incontreranno per "costruire uno sguardo dal basso e da sinistra" sulla situazione politico-sociale latinoamericana. - Enero Autonomo 2005 Leggi l'articolo sulla scorsa edizione. - Visita il sito della rivista digitale La Fogata RONDA DE PENSAMIENTO AUTONOMO III° Incontro Internazionale dei movimenti sociali 12/15 gennaio 2006 - Tucuy Paj (La Tablada) Buenos Aires, Argentina Dalla "Ronda de Pesamiento Autonomo" convochiamo ancora una volta l'incontro annuale, l'"Enero Autonomo", durante il quale condivideremo esperienze per la costruzione di nuovi rapporti e per sovvertire quelli imposti dal sistema egemonico. Il luogo dove avrà luogo l'incontro è lo stesso della scorsa edizione, Tucuy Paj (La Tablada). L'incontro è fissato per giovedì 12 gennaio 2006, e terminerà domenica 15. Giovedì pomeriggio verrà effettuata la registrazione dei partecipanti all'incontro; a seguire sistemazione, schitarrata autogestita, cibo e poi.... il giusto riposo; venerdì e sabato saranno dedicati ai tavoli di lavoro; domenica giornata di chiusura con saluti d'addio, canti e ... promesse. Il finanziamento dell'incontro sarà coperto con il contributo di tutti coloro che parteciperanno. Quest'anno avremo ancora più limiti finanziari, perciò sarà molto difficile sostenere spese di rimborso. La pagina www.pensamientoautonomo.org.ar sarà disponibile con tutti i dettagli del caso. Questa volta non intendiamo stimolare la preparazione di laboratori tematici. Pensiamo che la molteplicità dei laboratori produca la frammentazione dello spazio e delle relazioni. Proponiamo invece diversi incontri, in modo da dividerci in sottogruppi, e sottotemi, per poi riunirci un altra volta nel pomeriggio. Chiaccherate estese quanto sarà necessario, spazi di conoscenza, riconoscimento di individualità, di gruppi, di sforzi. Spazi di possibili articolazioni. Pensiamo di proporre per gli incontri i seguenti temi di discussione: - Da Enero a Enero: i cambiamenti nel (del) movimento Con qualcuno/a non ci rivediamo da un Enero Autonomo a un altro. Nonostante ciò intuiamo che continuiamo a costruire, in maniera complice, anche senza saperlo, cammini alternativi all'autostrada centrale del sistema. Anche sapendo che "le strade dell'autonomia non sono quelle che singolarmente speravo" proponiamo in questo tema, di riflettere sullo stato generale dei sentieri che riusciamo a costruire. - Il cambiamento sociale pensando nel (il) movimento L'idea di cambio sociale può influire su molte delle pratiche nelle quale siamo coinvolti. Nonostante ciò questo risuona diversamente all'interno di ogni movimento. Proponiamo con questo tema di fare un resoconto collettivo di tutto ciò che ci unisce e di ciò che ci distingue nelle diverse forme di costruzione del cambio sociale. - Sassi statali sulla strada dell'autonomia In questi tempi nei quali il cammino dell'autonomia diventa faticoso, non mancano coloro che offrono certe scorciatoie per alleggerire la ripida salita. I venti populisti lanciano patrocini, sussidi, borse di studio e risorse, generando divisioni nei movimenti che cercano di costruire la loro propria strada. Proponiamo in questo tema di pensare e riflettere sugli ostacoli che si presentano, quando i dispositivi istituzionali si inseriscono nei movimenti. - Camminiamo domandando per l'America latina La Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona I tempi latinoamericani sono lontani dalla tranquillità. Molto si è parlato in quest'ultimo periodo dell'anno, della nostra regione e delle inquietudini che questa rappresenta per gli Stati Uniti. Le testate dei giornali si riempiono di nomi di presidenti, però molto si tace sui movimenti e sulle loro iniziative autonome. Proponiamo in questo tema di costruire uno sguardo dal basso e da sinistra, come dicono i fratelli zapatisti, sulla situazione latinoamericana. I diversi collettivi e le individualità che vorranno aderire, possono iniziare ad organizzarsi attorno a questi temi e a tutto ciò che essi generano. Senza dubbio ci saranno, oltre a tutte queste tematiche seriose, spazi per la murga, i murales, per il canto e per il teatro, che potranno essere vissuti e condivisi alla sera, quando man mano, saranno proposti. www.pensamientoautonomo.org.ar info: cronicasdelaronda@lafogata.org

mercoledì 30 novembre 2005

29/11/2005 | I movimenti e l'opposizione all'ALCA dopo Mar del Plata


ARGENTINA - Le mobilitazioni che hanno accolto in tutto il paese l'arrivo di Bush e l'inizio dei lavori del Summit delle Americhe di inizio novembre rappresentano l'ennesima espressione del rifiuto radicale della guerra e del neoliberismo da parte dei popoli latinoamericani. Nonostante la resistenza diffusa in tutto il Sud America al progetto dell'area di libero scambio, dietro al fallimento dei negoziati di Mar del Plata, il fronte di opposizione sociale all'ALCA vede parte del movimento sostenere le prospettive di mediazione dei governi "popolari e progressisti" sudamericani. - L'analisi di Sebastian Scolnik, Colectivo Situaciones [audio ita] [audio esp] - Colectivo di investigacion militante Situaciones

sabato 26 novembre 2005

25/11/2005 | Carovane Ya Basta! 2006


AMERICA LATINA - Anche quest'anno il percorso di cooperazione dell'associazione Ya Basta! prende corpo attraverso un programma di viaggi internazionali, "viaggi che partono dalla voglia di agire, conoscere e stringere rapporti sempre più forti con le reti che in tutto il mondo resistono al neoliberismo e alla guerra." Carovane 2005 e 2006 - Associazione Ya Basta! Parlare ed agire per tracciare sentieri di ribellione Argentina - Le strade della ribellione Da Buenos Aires alla Patagonia Per incontrare le realtà urbane che resistono, occupano e si autogestiscono Per sostenere la lotta del Popolo Mapuche contro l'arroganza dei moderni colonizzatori come l'impero Benetton. A partire dal 7 gennaio prossimo l'Associazione Ya Basta! organizza una carovana in Argentina. Il viaggio ha lo scopo di affermare che contro la globalizzazione selvaggia del neoliberismo, esiste una globalizzazione dei desideri, dei sogni, delle lotte di migliaia di uomini e donne per autodeterminare il proprio futuro, da Buenos Aires e dalle realtà urbane fino alle terre della Patagonia. La carovana avrà l'occasione di incontrare il Movimento dei Lavoratori disoccupati di Solano nella provincia del Gran Buenos Aires di cui recentemente abbiamo incontrato nei nostri territori uno dei portavoce, Alberto Spagnolo ex-prete piquetero che da decenni lotta insieme alla gente di questa città attraverso l'occupazione di terreni, l'autorganizzazione, la sperimentazione di forme di democrazia diretta. L'associazione Ya Basta Marche da tempo sta sostenendo la realizzazione di un Centro di Salute autogestito all'interno di questa realtà. Solano è uno degli esempi più importanti della funzionalità degli MTD, il più conosciuto a livello internazionale. Spostandoci a Sud verso la terra dei Mapuche ci sarà l'occasione di incontrare un'altro simbolo dell'Argentina resistente: la realtà delle fabbriche occupate e della Ex Zanon, con i suoi operai che continuano a lottare perché la fabbrica che occuparono quattro anni fa (quando il padrone l'aveva abbandonata) resti viva, nelle loro mani, e produca. La vicenda dello stabilimento di ceramiche argentino, infatti, non s'è conclusa coi titoli di coda del bel documentario di Avi Lewis e Naomi Klein (The Take) che l'anno scorso fu proiettato in tutto il mondo. Al momento 470 operai della fabbrica di Neuquén (provincia della Patagonia) mandano avanti la produzione in attesa di un pronunciamento legale definitivo. E sembra che abbiano tutto il mondo contro: i giudici, l'ex padrone Luigi Zanon (di origini italiane) che rivuole la fabbrica dopo averla abbandonata durante la crisi del 2001, il governo provinciale, quello federale che tace, le forze dell'ordine e anche quelle del disordine, visto che poco tempo fa le mogli di due operai sono state sequestrate e malmenate a scopo intimidatorio. Una battaglia contro poteri forti, insomma, che ha indotto i lavoratori della Zanon - ora ribattezzata Fasinpat (Fábrica sin Patrones) e inserita nel movimento delle imprese recuperate argentine - a chiedere appoggio e solidarietà internazionale alle associazioni sensibili al tema. Da Neuquen alla provincia del Chubut dove incontreremo il popolo Mapuche che lotta contro l'arroganza dell'impero Benetton, che e' oggi il piu' grande proprietario terriero in Argentina con 900.000 ettari (un area equivalente a 900.000 campi da calcio) nella ricca e fertile Patagonia, una lotta contro un modello economico-sociale che vorrebbe affermare la proprietà di risorse, spazi e vite umane semplicemente da sfruttare in ogni latitudine. La carovana vuole contribuire a fermare la presenza di Benetton e appoggiare la nascita di una radio comunitaria del Popolo Mapuche all'interno della campagna "Marimari peñi benvenuto fratello". Mentre nel mondo la politica internazionale dall'alto batte i colpi della guerra globale dal basso possiamo costruire reti di ribellione e resistenza, di comunicazione e azione in comune che facciano sentire la voce di chi si vorrebbe muto. Per informazioni: Associazione Ya Basta! Marche sede regionale - via Colocci, 11 Jesi(An) - tel 0731/5060 cell 333/8235503 yabastamarche@libero.it Associazione Ya Basta "Terra e liberta'" - vicolo Marco Polo, 6, Treviso tel 0422403535 yabastatv@globalproject.info Brigate per la raccolta del caffè Dal 29 dicembre 2005 al 12 gennaio 2006 Zona del Caracol di Oventic a Los Altos L'associazione Ya Basta! organizza la presenza attiva per la raccolta del caffè nelle comunità zapatiste. Intervista a Luis Hernandez Navarro Ascolta la storia del caffè nel mercato mondiale con un intervista, suddivisa in quattro percorsi, a Luis Hernandez Navarro. - Produzione del caffè in Messico: la vita del piccolo coltivatore [audio 01] - Il ruolo dei coyotes e la difficoltà della coltivazione [audio 02] - Mercato locale e mercato internazionale [audio 03] - L’esperienza delle cooperative e del commercio con le reti di solidarietà internazionale [audio 04] Se sei interessato fallo sapere al più presto. Per info: yabastamarche@libero.it - yabasta@sherwood.it www.yabasta.it Per informazioni e prenotazioni Cafe Rebelde Zapatista: tel 329/3813029 - 0731/4656 (Giovanna : referente Marche distribuzione Caffè Rebelde - Si applicano prezzi specifici per la distribuzione) Associazione Ya Basta! Marche sede regionale - Via Colocci 11 Jesi (An) tel 0731/5060 cell 333/8235503 Associazione Ya Basta! Milano email yabasta@tin.it 22/29 ottobre - L'uragano Stan si abbatte sull'America centrale Solidarietà alle comunità zapatiste colpite dall’uragano Le iniziative promosse dall'ass. Ya Basta! - Il comunicato ufficiale dell'Ezln - Report degli attivisti europei dalle zone colpite

martedì 27 settembre 2005

26/09/2005 | Mayaki. Carovana Internazionale in Bolivia


BOLIVIA - (da globalproject.info) Mayaki in lingua Aymara significa "siamo una sola cosa". E' questo lo spirito della carovana internazionale che dall'11 al 20 ottobre condividerà il cammino dei movimenti indigeni e sociali latinoamericani nella lotta per l'autodeterminazione dei popoli e la difesa dei beni comuni dall'aggressione neoliberista, contro la militarizzazione e la sanguinosa repressione degli ultimi anni. La presentazione della Carovana Internazionale Mayaki 11/20 ottobre 2005 Negli ultimi cinque anni i movimenti indigeni e sociali della Bolivia hanno lottato per difendere i loro più elementari diritti. Nell’aprile 2000 a Cochabamba hanno difeso il diritto all’acqua impedendo le privatizzazioni imposte dalla Banca Mondiale e dalla multinazionale statunitense Bechtel. Nel 2003 e nel 2005 hanno impedito l’applicazione delle misure imposte dal FMI e la svendita delle riserve di gas del Paese alle multinazionali. La Nazionalizzazione degli idrocarburi, la difesa dei beni comuni e l’Assemblea Costituente sono le richieste avanzate nel corso di questi anni. In seguito alle mobilitazioni popolari e nonostante una durissima repressione che ha causato decine di morti e centinaia di feriti, due presidenti sono stati costretti alle dimissioni. Negli ultimi mesi il Governo Statunitense ha intensificato le operazioni militari per la costruzione di basi vicino le frontiere con la Bolivia ed ha inserito il Paese Andino tra quelli più pericolosi a causa delle continue mobilitazioni e rivendicazioni della società civile. Le riserve di gas della Bolivia rappresentano per le multinazionali un affare da 1.200 miliardi di dollari. La posizione geografica del Paese, situato nel cuore del continente latinoamericano, fa della Bolivia un territorio strategico per i grandi interessi economici e politici sull’intera regione amazzonica e Andina. In America Latina il fallimento delle politiche economiche neoliberali appare in tutta la sua evidenza. L’azione incessante dei movimenti sociali in tutto il continente disegna uno scenario di speranza e di grandi cambiamenti. In questo contesto le lotte del popolo boliviano hanno conseguenze e ripercussioni sulle lotte e le speranze di tutti i movimenti che in ogni singolo Paese stanno lavorando per difendere i beni comuni e promuovere la democrazia partecipativa. Mayaki in lingua Aymara significa "siamo una sola cosa". La possibilità di un cambiamento è oggi a portata di mano e dipenderà dalla capacità dei movimenti internazionali di lottare insieme. Dall’11 al 20 ottobre cammineremo insieme in Bolivia come un unico movimento globale per difendere i beni comuni, per la democrazia e l’autodeterminazione dei popoli. Promuovono: Coordinadora de defensa del agua y la vida, Coordinadora de defensa del gas, Movimenti popolari e contadini, Movimento dei Regantes, Nazione Indigena Aymara, Radio Lachiwana, A Sud, (Action)!, Carta, Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua, Comitati locali per la difesa dell’acqua, Forum Ambientalista italiano, Global Radio, Il Manifesto, Latinoamerica, Radio Città Aperta, Ya Basta!. - Agenda e incontri della Carovana Presentazione della carovana nell’intervista a Giuseppe De Marzo dell’Ass.ne A SUD [audio] - Vai allo speciale a cura della redazione di Global Project Per informazioni e adesioni alla carovana: tel. 3334843750 / 3476482702 - email: info@asud.net Ass.ne A SUD/Ecologia e cooperazione Onlus

domenica 25 settembre 2005

25/09/2005 | Don Vitaliano e l'ex "prete piquetero"


JESI - In occasione della VI° Assemblea dell'ONU dei Popoli e della Marcia per la Giustizia e la Pace Perugia-Assisi tenutasi dall'8 all'11 settembre 2005, il Comune di Jesi e la Consulta per la Pace, all’interno dell’iniziativa "Adotta un Popolo" si sono impegnati ad ospitare un rappresentante dell'America Latina, particolarmente impegnato all'interno del Movimento dei Lavoratori Disoccupati (MTD) e nella lotta per i diritti umani in Argentina: Alberto Spagnolo. L'invito a questo ex-sacerdote è stato proposto dall'associazione Ya Basta! Marche che da alcuni anni, ha un forte legame con il movimento piquetero e collabora nella promozione di un centro di salute autogestito a Buenos Aires. Tra ottobre e novembre del 2004 la carovana di Ya Basta! ha conosciuto la potenza dei "cortes de ruta" (blocchi stradali), delle assemblee di barrios e il dramma della disoccupazione e della crisi economica, il lavoro delle fabbriche recuperate e la dignità delle moltituidini argentine. Venerdì 16 settembre, al Teatro Studio San Floriano di Jesi si è svolto un incontro pubblico al quale con Alberto Spagnolo ha partecipato anche Don Vitaliano della Sala. I percorsi di Alberto e Don Vitaliano hanno molte similitudini tra loro. Alberto Spagnolo, portavoce del Movimiento Trabajadores Desocupados (MTD) di Solano, movimento che in origine si radicalizza sull’esperienza dell’occupazione della chiesa parrocchiale, ubicata nel quartiere (barrio) San Martin, da parte di famiglie indigenti e sfrattate, col consenso del sacerdote stesso, Alberto Spagnolo. Dopo avere ricevuto l'ordine di sgomberarla, questo sacerdote “rebelde” si rifiuta ed organizza un assemblea con tutta la comunità di Solano dove partecipano più 1.500 persone per chiedere al vescovo di ascoltare la propria comunità. Dopo 2 anni la Chiesa viene sgomberata con la forza dalla polizia e Spagnolo allontanato dai vertici ecclesiastici nazionali, ma il movimento continua a diffondersi. Don Vitaliano della Sala, prete non-global, prete rosso, prete ribelle, prete zapatista, prete barricadiero. I giornali e la televisione parlano di lui molto spesso etichettandolo nei modi più colorati. E' uno dei preti più conosciuti in Italia non solo per il suo impegno di pacifista attivo dentro il movimento no-global, ma anche per la sua battaglia per la ricostruzione dell'Irpinia dopo il terremoto, per la solidarietà portata al movimento gay, per l'azione di dissobedienza civile condotta con grande risonanza mass-medianica durante il G8 a Genova. Nella serata la discussione ha affrontato diversi temi, dalla guerra globale permanente, al precariato, dall’antiproibizionismo alla solidarietà con i popoli che combattono il neoliberismo. Soprattutto ha colpito l’evidente similitudine tra il movimento italiano e quello argentino; in special modo nell’agire politico che esprime la lotta di resistenza alla violenza del capitale globalizzato, che quotidianamente elimina diritti e dignità, regalando miseria, fame e lutti. Gli stessi concetti di autogestione, autorganizzazione sociale e comunità resistenti, di rappresentanza e forme di autogoverno, hanno trovato spazio di confronto nella riflessione comune e immediatamente si è colto il piano strategico delle lotte di resistenza in atto: dalla spontaneità difensiva popolare, alla costruzione di “società altra”, di nuove organizzazioni sociali solidali e comunitarie. L’Argentina come officina dell’autorganizzazione sociale con le sue assemblee popolari di quartiere e le fabbriche occupate e autogestite; l’Italia come laboratorio esperenziale di movimenti sociali che nella Genova del G8 del 2001 ha espresso il massimo livello di conflittualità e antagonismo alla globalizzazione neoliberista, ma contemporaneamente quel movimento dei movimenti disobbediente, quella gioiosa e ribelle moltitudine, ha subito la più efferrata repressione militare degli ultimi decenni, premessa e primo esperimento sul campo della guerra globale permanente nel nostro paese. Oltre alle iniziative in programma nelle Marche, Alberto Spagnolo proseguirà il suo viaggio in altre realtà della penisola, come a Genova, Roma, Bologna, Reggio Emilia, Rimini e nel Nord-Est. - Vai al calendario aggiornato di tutti gli appuntamenti - Il movimento argentino e il "prete piquetero" Vai allo speciale a cura di Ya Basta! Marche e Glomeda Comunicazione

mercoledì 7 settembre 2005

07/09/2005 | Consegna delle ambulanze zapatiste dedicate a Dax e Carlo Giuliani


CHIAPAS - Il lungo cammino della Carovana Ya Basta! si è concluso nel Caracol di Oventic, con la cerimonia che ha salutato la consegna al sistema autonomo sanitario zapatista - Clinica La Guadalupana - delle ambulanze dedicate a Carlo e Dax. Una calorosa accoglienza è stata riservata ad Haidi Gaggio Giuliani e Rosa Piro, ricevute dal Subcomandante Marcos e da una delegazione dell'EZLN. La galleria fotografica PresenzAttiva Ya Basta! in Chiapas, agosto ’005 Vai allo speciale a cura della redazione di Global Project - Le impressioni di Haidi e Rosa dopo la cerimonia [audio] - Il Subcomandante Marcos incontra Haidi Gaggio Giuliani e Rosa Piro Il resoconto dell'incontro con l'EZLN [audio] - "Ambulanze per Carlo e Dax: il sogno diventa realtà" Il comunicato dell'associazione Ya Basta!

mercoledì 31 agosto 2005

31/08/2005 | Il movimento argentino e il "prete piquetero"


MARCHE - Un profondo legame unisce le realtà di autorganizzazione sociale in Italia e nelle Marche al movimento piqueteros argentino. Un rapporto nato dal lavoro in comune condiviso in questi anni e culminato con la carovana organizzata dall'ass. Ya Basta! in Argentina nell'ottobre scorso. Questa volta è il movimento ad invitare qui in Italia Alberto Spagnolo, portavoce del Movimiento Trabajadores Desocupados di Solano ed ex-parroco della Chiesa di Nuestra Senora de Las Lagrimas (Solano). La sua presenza sarà occasione di incontro e confronto sulle attuali esperienze di autonomia e resistenza sperimentate in America Latina come in Europa. Laboratorio Sociale AQ16, via F.lli Manfredi, 14 (ex Foro Boario) - Giovedì 22 settembre, ore 21.00 Bologna presso il centro sociale TPO, viale lenin 3 per info: 051-5873066 yabasta.bologna@tin.it - Venerdi 23 settembre, ore 21.15 Rimini - vai all'articolo su GlobalProject presso il Laboratorio Occupato P.A.z. - via montevecchio, 7 info: 339/7688990 - 0541/751653 Come raggiungere il L.O. P.A.z. - Sabato 24 settembre, ore 18.00 Genova presso Palazzo Ducale (Piazza Matteotti 9) Incontro con Alberto Spagnolo e Don Andrea Gallo - Lunedì 26 settembre, ore 20.00 Monfalcone presso l'Officina Sociale - via Natisone, 1 - Martedì 27 settembre, ore 19.30 Trieste - vai all'articolo su GlobalProject presso la Casa delle Culture - via Orlandini, 38 ­ - I giorni 28,29 e 30 settembre Appuntamenti nel Nord-est - Giovedì 29 settembre, ore 21.00 Vicenza presso il Nuovo Capannone Sociale "Dall'argentina al Chiapas,come cambiano le lotte in America Latina. immagini e racconti." con: Alberto Spagnolo, Wilma Mazza e Giovanna Gasparello. - Venerdì 30 Settembre, ore 20.00 Treviso - vai all'articolo su GlobalProject all'interno di Bastion contrario: Festa del precariato sociale Treviso - Bastioni San Marco - Domenica 2 ottobre, ore 18.00 Roma - vai all'articolo su Altremappe presso il csa Corto Circuito - via Filippo Serafini, 57 Incontro con Alberto Spagnolo, Don Vitaliano Della Sala, Nunzio D'Erme con la partecipazione di Ya Basta! Marche Info: tel 06/7217682 Alberto Spagnolo, il «prete piquetero» del Movimento dei Lavoratori Disoccupati di Solano, Gran Buenos Aires Alberto Spagnolo ha 39 anni e nasce a San Fernando, Provincia di Buenos Aires, da una famiglia di lavoratori: la madre operaia tessile, il padre costruttore, nove figli in tutto e molti parenti con esperienze di militanza politica negli anni ’70. Nel 1983 iniziano i primi contatti con il mondo del cristianesimo di base e nel 1984 entra nel seminario di San Isidro, per due anni. Qui fa le sue prime esperienze con i sacerdoti che praticano la Teologia della Liberazione e dell’opzione dei poveri, che continua a Quilmes dove termina gli studi seminariali e nel ’95 si ordina sacerdote. “Tutti questi anni di seminario furono anni di lavoro e militanza, partecipai alle occupazioni delle terre ed al “consiglio degli insediamenti” per promuovere la resistenza contro gli sgomberi” (A. Spagnolo da una intervista di Ya Basta! Ottobre '04) Le prime occupazioni organizzate di terre statali, risalenti al 1981, quindi in piena dittatura, si svolsero a Quilmes ed Almirante Brown. La necessità di attendere ai problemi derivati dalla mancanza di alloggi condusse migliaia di famiglie, solitamente molte emigrate dalle province più povere dell’interno dell’Argentina, ad esercitare questa pratica, appoggiata allora dal clero locale. Questi primi movimenti ecclesiali di base facevano riferimento a Padre Berardo che, formatosi in Brasile, aveva conosciuto alcuni di quei movimenti che poi fonderanno l’MST, Movimento Sin Tierra. Tali pratiche furono presto imitate in altri municipi del Conurbano, soprattutto a La Matanza, e resta ancor oggi una pratica diffusa tra gli MTDs, in special modo quelli di Lanùs, l’MTD 26 di Giugno, l’MTR e naturalmente l’MTD Solano. Le occupazioni erano organizzate in modo da costituire degli insediamenti che rompessero con il degrado ambientale e sociale della “villa” o “favela”, che riproduce in modo caotico l’oppressione ed il disagio urbano: ad ogni famiglia spettava il medesimo lotto di terra e l’intero assembramento veniva progettato e concordato preventivamente in assemblea per evitare proliferazioni incontrollate di costruzioni e baraccopoli; venivano inoltre lasciati degli spazi pubblici, non occupabili, che costituivano gli agorà della comunità. Dalla fine anni ’80 gli elementi più compromessi con la Teologia della Liberazione vengono epurati e Spagnolo, nel ’95 diventa parroco di Solano, nel municipio di Quilmes: “Il panorama era desolante, fame, inondazioni, ospedali smantellati e noi ci mettemmo a lavorare e ci organizzammo.” (A. Spagnolo da una intervista di Ya Basta! Ottobre '04) La popolazione di Solano è di circa 150.000 abitanti in una zona di 18 km quadrati. Impossibile avere dati statistici ufficiali della provincia di Quilmes e ciò è indicativo dell’abbandono da parte dello Stato. Irregolare distribuzione d’acqua potabile e rischio di inondazioni di interi quartieri in periodi di grandi piogge; a questo panorama si somma la desolante presenza di centinaia di fabbriche inattive, abbandonate, conseguenza del processo di deindustrializzazione degli ultimi dieci anni. Le fabbriche che sono in funzione producono una considerevole quantità di residui altamente tossici. Come conseguenza di anni d’inquinamento si verificano gravi alterazioni della salute della popolazione, diventate ormai malattie croniche. Spagnolo partecipa alla nascita dell’MTD, Movimento di Lavoratori Disoccupati di Solano, sorto attorno al tessuto associativo della zona del quartiere San Martin ed ai residui dei conflitti innescati dagli insediamenti degli anni ’80. Alcuni dei barrios dove più forte è la presenza dell’MTD, San Martin Santa Rosa e La Sarita, sono proprio i vecchi insediamenti occupati dai movimenti ecclesiastici di base, di cui resta la tensione verso la sperimentazione di forme di democrazia diretta e di un’organizzazione politica radicalmente assembleare e partecipativa votata alla risoluzione dei problemi pratici ed antideologica. I primi spazi assembleari coinvolgono sia nuclei familiari indigenti e senza casa, sia lavoratori disoccupati, conseguenza della massiccia deindustrializzazione del distretto di Quilmes. “E’ difficile trovarsi d’accordo su ciò che ognuno progetta per il futuro, però è chiaro che non possiamo disperderci altrimenti ci indeboliamo. I compagni vengono da diverse esperienze e con differenti idee. Arrivavano persone influenzate da settori cristiani e compagni che avevano militato, ma la maggior parte non aveva nessuna esperienza con la politica che non fosse l’ andare a votare. Ci fu l’esempio dei piqueteros a Cutral Co e delle loro assemblee, ed abbiamo accolto questo modo di organizzarci all’ insegna dell’ orizzontalità. Molte esperienze rivoluzionarie sono state frustrate dalle direzioni che si ponevano sopra la testa della gente. Non vogliamo personalismi né leaderismi. Per questo sosteniamo l’orizzontalità, la democrazia diretta e l’ autonomia.” (A. Spagnolo da “A las calles” pag. 38) E' il 1997 e scoppiano le contestazioni contro la Presidenza neoliberista di Menem ed il clientelismo del potente Governatore della Provincia di Buenos Aires Duhalde, sull’onda della diffusione della pratica del “corte de ruta” (risignificazione del tradizionale picchetto, forma di lotta del movimento sindacale e operaio, nel blocco organizzato delle grandi arterie stradali nazionali e della circolazione delle merci, specialmente quelle legate al commercio internazionale del MERCOSUR e dell’ALCA, finalizzata a richiamare l’attenzione dei vertici politici nazionali e provinciali verso il dramma della disoccupazione, dell’esclusione e della povertà) nell’ intero Conurbano di Buenos Aires. Il movimento a Solano si concentra sull’esperienza dell’occupazione della chiesa parrocchiale Nuestra Senora de Las Lagrimas, ubicata in San Martin, da parte di famiglie indigenti e sfrattate, col consenso e la partecipazione di Alberto Spagnolo. L’occupazione diventa momento catalizzatore delle assemblee dei disoccupati, delle vertenze e delle lotte di quartiere per condizioni di vita più degne e della crescita di un diffuso rifiuto per le pratiche clientelari e corrotte dei punteros peronisti (rappresentanti e faccendieri locali dell’apparato di potere peronista). Dopo 2 anni la Chiesa viene sgomberata con la forza dalla polizia e Spagnolo allontanato dai vertici ecclesiastici nazionali ma il movimento continua a diffondersi. “Duhalde mi denunciò più volte di essere un istigatore di fronte ai Vescovi di Quilmes Jorge Novak y Gerardo Farrell che mi volevano obbligare a smetterla con i disoccupati e mi chiesero di far sgomberare la Chiesa. La mia risposta fu negativa e realizzammo un’ assemblea con 1500 persone per chiedere al vescovo perché obbediva a Duahlde e non alla propria comunità. Il Vescovo non ci rispose, la parrocchia restò occupata. Alla fine mi sospesero e sgomberarono la Chiesa.” (A. Spagnolo da una intervista di Ya Basta! Ottobre '04) L'MTD si definisce “movimento popolare, rivendicativo, sociale e politico, integrato da donne e uomini lavoratori disoccupati.” "In ogni quartiere che compone il nostro movimento si realizzano assemblee settimanali, essendo quello l’ambito di discussione e decisione per eccellenza. La nostra lotta è per Lavoro, Dignità e Cambiamento sociale. I nostri principi ed accordi organizzativi Autonomia, Democrazia Diretta e Orizzontalità. Per questo diciamo che il movimento non ha dirigenti e che non privilegia nessun compagno rispetto agli altri. LAVORO, perchè è ciò di cui ci privano e lo esigiamo come diritto improcrastinabile, perchè siamo parte della cultura del lavoro che con tanta lotta e sacrificio forgiarono i migliori uomini della nostra terra. DIGNITA', perché senza dignità non c'è futuro. Perché nonostante le difficoltà non perdiamo la nostra dignità, non ci arrendiamo e non ci consegniamo, poiché abbiamo ereditato la dignità dalle lotte storiche dei nostri antenati, e la manteniamo viva come principale bandiera verso il futuro che desideriamo per i nostri figli. CAMBIAMENTO SOCIALE, perché questo futuro degno dovrà essere costruito su una società degna e ugualitaria, e per questo si dovrà trasformare alla radice questo sistema nel quale, chiunque governi e qualsiasi programma si applichi, poco cambierà se non si elimina definitivamente lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. ORIZZONTALITA'. Nel nostro movimento non ci sono posizioni gerarchiche, si delegano ai compagni responsabilità che possono essere revocate dall'Assemblea, che è sovrana. Nessuno sta al di sopra di un altro. AUTONOMIA. E' uno dei pilastri di tutti i movimenti, conserviamo l'indipendenza dai partiti politici, centrali sindacali e chiese, per non rimanere impigliati in interessi estranei alle nostre autentiche necessità. DEMOCRAZIA DIRETTA. Le decisioni sono prese nell'assemblea di quartiere, che con il tempo diventano sempre più partecipative e assicurano il protagonismo della maggioranza." (da http://www.solano.mtd.org.ar/) L’MTD cresce attraverso le lotte per l’autogestione dei sussidi statali e provinciali per disoccupati (arriva a gestire oltre 1400 sussidi sebbene non tutti i partecipanti riescano a possederne uno e nonostante la volatilità e temporaneità dei sussidi stessi) che mandano in crisi l’apparato clientelare peronista, pur essendo uno tra i primi movimenti piqueteros a ravvisare in tale risorsa un limite e un rischio, l’eccessiva dipendenza dall’assistenza statale. Si inizia così ad utilizzare tali risorse per sviluppare un lavoro territoriale nei propri quartieri: l’MTD diventa una sorta di agenzia sindacale informale che si occupa di tutti i problemi inerenti i quartieri in cui opera, e quasi una sorta di municipio parallelo. Attualmente l’MTD detiene propri “galpones” (spazi d’incontro e di sviluppo delle iniziative del movimento) in 6 barrios (quartieri) compresi nella municipalità di Quilmes o nelle sue vicinanze: quello “storico” in San Martin, uno in IAPI, in Monteverde, uno in Berazategui (municipalità confinante), Santa Rosa nella municipalità di Florencio Varela, La Sarita. Altri 2 galpones, un tempo interni all’MTD Solano, Claypole e La Florida, hanno dato vita ad altri MTDs. La maggior parte dei laboratori produttivi del movimento si svolgono in 2 centri polivalenti delle Madres, uno in San Martin e uno in Rocanegra. Tra le attività portate avanti: occupazione di terre pubbliche per uso abitativo, edilizia popolare, gestione di orti e campi collettivi a uso coltivazione, allevamento di bestiame (suino, ittico, pollame…), serigrafia, artigianato di cucito e di lavorazione del cuoio, mensa popolare e assistenza alimentare infantile, panetteria, gestione di un bar e di un punto ristoro all'università di lettere e filosofia della UBA (università di Buenos Aires), strutture sanitarie di quartiere (farmacie, primo medicamento, corsi di formazione primo soccorso, salute mentale e terapia di gruppo…), ambiti di educazione popolare (alfabetizzazione, inglese, storia, filosofia, murga e arti popolari…), officina, manutenzione dei servizi elementari dei quartieri (sistema fognario, elettrico, stradale…). Ogni esperienza produttiva viene autogestita e discussa collettivamente nel tentativo di ricreare una cultura del lavoro non capitalista, scevra da forme di sfruttamento, tensione al profitto, separazione dal contesto locale e dalle necessità della comunità stessa. Il movimento dei lavoratori disoccupati di Solano è quello che più, al di là della grande eterogeneità e complessità dei movimenti di disoccupati argentini, tende a rifiutare barriere ideologiche e strumentalizzazioni politiche, consolidando ambiti reali di autorganizzazione di barrios e quartieri, assemblearismo, autogestione e orizzontalità, pratiche assolutamente democratiche. “Nei picchetti ci sono le nostre origini, anche se stiamo creando qualcosa di più dinamico, e questo è il dato interessante. C’è una nostra identità nel fare picchetti, però non è né definito né chiuso. Credo che sarebbe limitato se ci costringessimo solo nell’ identità piquetera” (A. Spagnolo da "Lettere di un piquetero tra gli zapatisti") L’MTD Solano si contraddistingue per il rifiuto della formalizzazione dei ruoli e delle forzature dei tempi in luogo del rispetto dei differenti gradi di partecipazione dei propri membri e delle diverse temporalità interne a ciascun movimento. L’MTD Solano non prevede "livelli bensì modalità diverse di impegno": “ci sono criteri organizzativi che sono collettivi. Per esempio c’è l’accordo che quanto otteniamo sia per tutti, però per tutti quelli che lottano. Si tratta di non generare assistenzialismo; non vogliamo formare una commissione che distribuisca le merci, e che poi la gente se ne torni a casa. No, qua si genera coscienza della lotta” (A. Spagnolo da “Hipotesis 871, mas alla del corte de ruta” pag. 71). Si approfondiscono le tematiche dell’autonomia e del lavoro territoriale in direzione dell’ “orizzontalità” e della creazione di forme di “sovranità non statale”. “Molti credono che la massa misuri il successo di un’esperienza organizzativa. Per noi è molto relativo: essere molti non significa necessariamente crescere; a Solano si invita ad un progetto. E’ un invito, non un’ imposizione, non prendiamo la gente come ostaggio con un piano “jefes y jefas”, o per un sostegno alimentare. E’ di più. E’ l’invito ad essere parte di un progetto che trascenda il rivendicativo. Una crescita di persone che vogliono ridurre il grado di dominio…in una relazione di dominio con la propria gente, o di condizionamento attraverso le proprie necessità non si può generare nessun cambiamento sociale.” (estratti dell’ intervista ad Alberto Spagnolo dell’ MTD Solano “Quelli che uscirono dalla Veron”, su http://www.lafogata.org/ del 3-11-03) Non si tratta tanto di costruire contropotere o potere popolare ma un antipotere qualitativamente diverso dal primo. La pratica dell’autonomia (verso la stato, i partiti, la Chiesa come verso le avanguardie politiche ed i conflitti egemonici) conduce al rifiuto di ogni inclusione possibile, di ogni velleità dialettica di confrontarsi col potere, di ogni necessità imposta dalla congiuntura e da temporalità esterne. Il quotidiano lavoro territoriale dell’MTD mira a generare una “situazione propria”, un mondo proprio agito dal punto di vista dei partecipanti al processo che, rifiutando ogni strategica determinazione politica proiettata al futuro, iniziano qui ed ora a costruire forme embrionali di una società diversa a partire dalla messa in questione e dalla produzione di nuovi valori sociali e nuove relazioni umane. Il 17 giugno 2001 la Gendarmeria reprime i cortes de ruta di Salta, Provincia del nord argentino, e dà vita ad una sorta di occupazione militare di General Mosconi con l’avallo del Governatore Romero e del Governo nazionale, le cui dichiarazioni (non si tratta di “un problema sociale ma di sicurezza”) sono amplificate dai media nazionali, cui si nega però la possibilità di seguire in diretta lo svolgersi delle operazioni. Un gruppo di piqueteros bonaerensi dell’MTR e degli MTDs tra cui è presente Alberto Spagnolo, il cui esempio sarà poi seguito da Hebe de Bonafini, riesce a raggiungere Mosconi ed a spezzare il piano di disinformazione. A ciò contribuiranno i piqueteros della Gran Buenos Aires con tre immediate giornate di mobilitazione in piena Capital Federal. Il 6 luglio si organizza il primo blocco coordinato degli accessi alla Capitale: vengono picchettati per una intera giornata l’ autostrada che unisce Buenos Aires a La Plata, il Puente Pueyrredòn, il Puente Alsina e Puente Vèlez Sarsfield. Altresì per la prima volta non si chiedevano sussidi di disoccupazione, le richieste erano esclusivamente politiche e cioè il ritiro della Gendarmeria da Salta. Nel febbraio 2003 Spagnolo partecipa ad una serie di incontri alla Università Mc Gill di Montreal in Canada, con altri rappresentanti dei movimenti sociali latinoamericani. Nel maggio dell’anno seguente è alla UNAM, la Università di Città del Messico, con Evo Morales, Raul Zibechi, Ana Esther Cecena ed altri. Subito dopo a Puebla tiene degli incontri con John Holloway e, finalmente, nel luglio del 2004 visita le comunità zapatiste del Caracol de La Realidad. Riguardo agli zapatisti dice: “Tra l’ altro non c’ è nessuna speranza né volontà di prendere il potere, vincere le elezioni o qualsiasi altra cosa. Non ci lasciamo distogliere da questo ed impieghiamo le nostre energie nei luoghi dove è possibile costruire. Il mondo sarebbe molto migliore se invece che a stare a pensare a come prendere il potere, si iniziasse a plasmare pratiche concrete. Se in Brasile un enorme movimento di sinistra come il PT non ha potuto imporre la sua politica, dov’ è in America Latina una organizzazione in grado di farlo? Non possiamo restare nella passività dell’attesa del Messia, di un capo o di un partito che prenda la situazione in pugno. Intanto, molte esperienze stanno dimostrando che molte cose si possono fare, che nulla è impossibile.” (A. Spagnolo da "Lettere di un piquetero tra gli zapatisti") «Oggi il movimento cresce, e non solo a Solano, e io sto lavorando in una fattoria con alcune terre occupate per produrre cibo per i nostri bambini ed i nostri anziani, contento di stare col popolo e non con gli oppressori, praticando l’ allegra ribellione » (A. Spagnolo da un'intervista di Ya Basta! Ottobre 04) - "Zapatisti e piqueteros argentini", di Gloria Munoz Ramirez (da La Jornada, 6 agosto 2005) - "Speciale Argentina - Progetto MTD Solano piquetero" Approfondimenti sul Mtd Solano e il movimento dei piqueteros in Argentina (a cura di Ya Basta!) - "Una proposta autonoma di salute" Il progetto di ambulatorio popolare sostenuto da Ya Basta! Marche. - "Diario Carovana Ya Basta! 2004" - Lo speciale sul viaggio in Argentina dell'ottobre scorso. - Visita il sito della rivista digitale La Fogata - Il sito del Mtd (Movimiento Trabajadores Desocupados) Solano - Il sito dell'Associazione Ya Basta! ____________________________________________________________________________________ Per informazioni e contatti sulle attività dell'Ass. Ya Basta! e la collaborazione con l'MTD Solano (progetto Centro di Salute Autogestito) Associazione Ya Basta! Marche Via Colocci 11, Jesi 60035(An) tel/fax: 0731/5060 e-mail: yabastamarche@libero.it http://www.yabasta.it/

mercoledì 24 agosto 2005

24/08/2005 | Le prime fasi de "L'Altra Campagna"


CHIAPAS - Sono ormai partiti i lavori preparatori e le consultazioni scaturite dalla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell'EZLN: organizzazioni sociali e politiche, ong, collettivi e movimenti indigeni che insieme daranno vita a L'Altra Campagna all'interno dello scenario politico messicano, attraversando l'intero territorio nazionale. - Gli ultimi comunicati dell'EZLN 09.08.05 / Sul prossimo luogo delle riunioni 03.08.05 / Come arrivare alle riunioni 02.08.05 / Sui lavori preparatori de "L’Altra Campagna" - I resoconti dalle prime riunioni Resoconto Assemblea con Organizzazioni Politiche di Sinistra, 6 agosto: - Le parole dell’EZLN nella prima riunione preparatoria de "L’Altra campagna" - Resoconto della prima riunione per voce dell’EZLN Per seguire le prime fasi de "L’Altra Campagna" - Vai allo speciale a cura dell'ass. Ya Basta! e di Global Project.

lunedì 22 agosto 2005

22/08/2005 | PresenzAttiva Ya Basta!


CHIAPAS - Proseguirà fino a settembre la permanenza nel sud-est messicano della carovana dell'associazione Ya Basta!. Oltre a seguire i progetti di cooperazione realizzati con le comunità autonome zapatiste, gli attivisti hanno preso parte alle prime riunioni tra organizzazioni indigene, politiche e sociali, preparatorie dell'Altra Campagna lanciata dall'EZLN con la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. PresenzAttiva Ya Basta! in Chiapas, agosto ’005 - Vai allo speciale a cura di Global Project - Voci dalla carovana Leggi i resoconti giorno per giorno (a cura della redazione di Global Project) 22.08.05 / Comunità Dolores Hidalgo - ConLaSexta! - Corrispondenza dalla riunione tra le organizzazioni sociali messicane 20.08.05 / Comunità Javier Hernandez - ConLaSexta! - Riunione tra le organizzazioni indigene messicane [foto] 17.08.05 / La Realidad - Arrivo ed incontro con la giunta 10.08.05 / Oventic, Caracol II - Le cooperative Nueva Luz e Muz Vitz 08-09.08.05 / Oventic, Caracol II - Secondo anniversario della JBG di Oventic 07.08.05 / Oventic, Caracol II - La salute del popolo Mujeres por la dignidad 06.08.05 / Polhò: la resistenza dei desplazados 05.08.05 / Oventic, Caracol II - Incontro con la Giunta del Buon Governo Incontro con la Commissione Informazione 04.08.05 / Caracol Roberto Barrios - L’allegra rebeldia 03.08.05 / Caracol Roberto Barrios - I progetti nel Caracol [audio] Incontro con la Commissione Informazione 03.08.05 / In partenza per La Realidad 31.07.05 / Caracol di Roberto Barrios [audio] 30.07.05 / Comunità La Culebra [foto] - 19/29 luglio - Leggi i resoconti precedenti

venerdì 29 luglio 2005

29/07/2005 | Il maestro di scuola e il gendarme mondiale


ROMA - Alla partenza della carovana dell'ass. Ya Basta! per il Chiapas, Claudio Dionesalvi, attivista cosentino, è stato bloccato all'aereoporto di Fiumicino. Il governo USA considera Claudio "indesiderato" perchè tra gli imputati nel processo di Cosenza e per questo ne impedisce il viaggio con tutte le compagnie aeree che sorvolano lo spazio aereo statunitense. - Ascolta la corrispondenza di Claudio da Fiumicino. A cura di Global Project. [audio] - "Sognando il Chiapas, ultras cosentini bloccati a Fiumicino" Cronaca e reazioni da Monitorebrutio.net"Il gendarme mondiale e il maestro di scuola" Cronaca di un arbitrio internazionale. Comunicato dell'associazione Ya Basta! Veniamo a conoscenza che è stato impedito di raggiungere il Chiapas ad un nostro compagno, Claudio Dionesalvi, insegnante alle scuole medie di Lauropoli (provincia di Cosenza), dove avrebbe partecipato alle iniziative della nostra Associazione: tra le quali la visita al sistema educativo autonomo indigeno zapatista della zona Altos, e il torneo di calcio con le squadre di giovani delle comunità della zona della Selva. Dopo avere acquistato il biglietto e dopo avere fatto il primo tratto di volo fino a Fiumicino, il supervisor della compagnia Klm, di nome Compagnone, gli ha infatti impedito di proseguire il viaggio. La ragione è la richiesta di non far viaggiare "persone da loro giudicate indesiderate" che il governo degli Stati Uniti d'America ha fatto alle compagnie aeree che SORVOLANO il loro spazio aereo (e non solo a quelle che vi fanno scalo anche per transito). Questa decisione e questa prassi è completamente inaccettabile, il torto che viene imputato a Claudio è forse quello di essere finito imputato nell'inchiesta di Cosenza sui fatti di Genova del 2001, e la logica che prescrive il sorvolo aereo in base semplicemente a dei procedimenti penali aperti è la delirante applicazione della dottrina della logica di guerra globale permanente del governo mondiale in uniforme "Made in USA". Siamo vicini a Claudio e alla sua giusta decisione di raggiungere le comunità indigene in resistenza in Chiapas, stringere le loro mani e sostenere i loro progetti di autogoverno e lotta per la dignità, la libertà, la democrazia. Certo appare paradossale che il gendarme del mondo in nome della democrazia, dei diritti e del benessere umano abbia timore di un maestro di scuola, che vuole incontrare e sostenere i ragazzi che hanno scritto il libro di racconti che propone ai suoi studenti. E non esiste principio legittimo di legalità che permetta ad una compagnia aerea privata di obbedire ad un dictat nordamericano senza nessuna mediazione ufficiale, impedendo il volo direttamente e senza un consenso di poteri pubblici. Ma evidentemente un conto è la democrazia e i diritti umani degli slogan USA e un conto sono i progetti reali che intervengono direttamente per trasformare e migliorare la vita delle persone, come stanno sperimentando la comunità zapatiste del Chiapas. Luglio 2005 Italia (formalmente non una provincia USA), Europa, Pianeta Terra Associazione Ya Basta! - Italia